Ferdinando Albertazzi e Sebastiano Ruiz Mignone, “Neve rossa”, Chiaredizioni

Un giallo mozzafiato dove l’amicizia non ha differenze di età

Illustrazioni di Valeria Troncarelli

Età 10+ YOUNG MISTERY NARRATIVA 

pagine 160, prezzo 14,90 €

Un giallo per ragazzi (10+) scritto a quattro mani da due grandi autori, Ferdinando Albertazzi, scrittore, saggista, giornalista, firma di riferimento per bambini e ragazzi e Sebastiano Ruiz Mignone, uno dei più brillanti autori della letteratura per ragazzi italiana e sceneggiatore di cinema.

Albertazzi e Ruiz Mignone danno vita a un thriller mozzafiato in cui in primo piano c’è la grande amicizia tra un ragazzino (amante della letteratura e dei film d’azione) e un adulto. Una stima reciproca, un sostegno incondizionato, che lega il commissario Lafortezza, che indaga sui casi di omicidio, e il figlio della sua compagna: insieme si attiveranno per risolvere gli efferati omicidi che inquietano  Torino.

La trama: Vlady, 13 anni, appassionato di cinema e di romanzi di avventura, ha occhi e mente da detective. Del resto, con la madre poliziotta e lo “zio” Lafortezza commissario… Curioso e scanzonato, gironzola spesso per le vie del centro della sua Torino, dove un giorno si imbatte nell’ombra che imporrà una svolta del tutto imprevista e mozzafiato alle sue giornate. Sotto Natale, le strade sfolgoranti di luci e le vetrine dei negozi come piccoli luna-park, una figura nebbiosa difatti si aggira seminando paura e morte. Due ragazzi dell’età di Vlady sono le prime vittime, e altre ne seguono a raffica. Il commissario Lafortezza e il suo braccio destro Vlady si rimboccano subito le maniche per dare un volto al serial killer, schivando silenzi complici, agguati, depistaggi e bastoni tra le ruote. Età di lettura: da 10 anni.

Dal Prologo:

«Nella neve, su una slitta trainata da otto renne più l’immancabile Rudolph, la renna illuminante, c’è lui, faccione rubicondo seminascosto dalla barba bianca e sacco extralarge di regali. Ma dev’essere per forza così, Babbo Natale? «Buon Natale e Felice Anno Nuovo», lesse, infastidito. Tra “buono” e “felice” non avrebbe saputo dire quale l’indispettisse di più. Non poteva nemmeno immaginare che cosa avrebbe provocato, quella cartolina azzurra che se ne stava là sulla scrivania e lo sfidava. Ironia della sorte, quel luccicante biglietto d’auguri non era per lui: il fastidio stava montando in odio. Come poteva, quel semplice cartoncino, provocarne così tanto? Aveva fatto “una vita da mediano, a recuperar palloni per chi finalizza il gioco”, proprio come canta il “bestrocchettaro” Luciano Ligabue. “Fin che ne hai stai lì”, recita poi la canzone. Lui ne aveva, ma fin sopra i capelli, di starsene lì. Era venuto il momento di schiodarsi, di prendersi non le vendette, ma le sacrosante soddisfazioni che gli spettavano. Con una mossa fulminea, da rapace, afferrò quel pezzetto di cielo, se lo cacciò in una tasca del cappotto, uscì sbattendo la porta. E si spalancò l’inferno

FERDINANDO ALBERTAZZI Torinese di Bologna, firma per i bambini la fortunata serie di Camilla, sul proscenio da più di vent’anni e tradotta in diversi Paesi. Il suo primo giallo – noir per i ragazzi è stato Nomincodice: Nessuno, del 1993. Ne sono seguiti diversi altri, tra cui Il correttore di Destini (2005), Scomparso (2015) e Il costo dei sogni (2019). Nei romanzi per ragazzi affronta sentimenti di forte spessore, decisivi nel percorso di formazione. Collaboratore di Tuttolibri, settimanale culturale di La Stampa, dalla fondazione, con articoli sulle letture per bambini, adolescenti e ragazzi. Collabora inoltre a Pepeverde, periodico specializzato in Letture e Letterature Giovanili, con articoli e interviste ad ampio spettro.

SEBASTIANO RUIZ MIGNONE nasce a Santo Stefano Belbo, un paese delle Langhe, il 7-12-47, ma è torinese di adozione. Insegnante di Lettere, pittore e sceneggiatore di cinema, diviene scrittore per ragazzi con il libro Guidone mangiaterra e gli sporcaccioni col quale vince il Premio Andersen. Altri Premi tra cui il Premio Cento e un secondo Andersen. Ha pubblicato più di 90 libri con i maggiori editori italiani ed esteri. I suoi libri sono pubblicati in una quindicina di paesi stranieri (Francia, Germania, Brasile, Corea, Spagna, Turchia, Grecia…). Preferisce il genere umoristico, avventuroso e surreale ma, a volte, scrive storie di maggiore impegno con temi come la malattia, la vecchiaia e la morte. 

L’editore: Chiaredizioni è una casa editrice abruzzese nata nel 2017, che negli ultimi anni si è specializzata in editoria illustrata per bambini e ragazzi. Fondata e diretta da Arturo Bernava, fa parte del Gruppo Editoriale Il Viandante-Chiaredizioni. Pubblica libri per tutti i tipi di lettrici e lettori, dagli albi, libri illustrati, graphic novel e romanzi storici con le collane Chiara Kids (5+), Chiara Young (10+), Chiara Young Adult (13+). La distribuzione è affidata a Messaggerie. Leggere un libro Chiaredizioni significa immaginare un gruppo di lavoro che crede nel fattore umano attraverso il confronto e l’ascolto reciproco.

Gino Carlomagno “Il segno della vendetta”, NeP Edizioni

NeP Edizioni

Un ritorno tanto atteso, quello dell’ispettore Gregòri, protagonista di una fortunata serie di romanzi gialli edita da NeP edizioni, particolarmente apprezzata da lettori e critica.

La presentazione ufficiale della novità editoriale è prevista domenica 21 maggio alle ore 15:00 presso il Salone Internazionale del Libro di Torino, allo stand P22 di NeP edizioni.

Questa volta, durante una vacanza in Basilicata con la sua famiglia, l’ispettore si troverà coinvolto in un’indagine e, solo grazie alla sua abilità di analizzare ogni minimo dettaglio, riuscirà a giungere alla esatta dinamica di quanto accaduto e a individuare i responsabili, assicurandoli alla giustizia.

Forte della sua ricca produzione letteraria e della sua familiarità con il romanzo poliziesco, la scrittura di Gino Carlomagno tratteggia con abilità personaggi e situazioni, oltre a rendere con arguzia sfumature e paesaggi.

Scenari unici, come le Piccole Dolomiti Lucane o alcuni fra i borghi più belli d’Italia, come Pietrapertosa e Castelmezzano, baluardo saraceno il primo, presidio normanno il secondo, dove è possibile vivere l’esperienza adrenalinica del Volo dell’Angelo, sospesi nel vuoto con un cavo d’acciaio.

Pagina dopo pagina, il lettore tratterrà il fiato fino all’ultimo, quando intuito, costanza e perspicacia finiranno per portare ai risultati tanto sperati.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Misteriosa morte nella Tuscia

Walter Veltroni “Buonvino tra amore e morte”, presentazione

Quarto della serie con il commissario Buonvino, dopo Assassinio a Villa Borghese, Buonvino e il caso del bambino scomparso e C’è un cadavere al Bioparco, ritroviamo il protagonista alle prese con un attentato che lo riguarda direttamente: nel momento di convolare a giuste nozze, nel momento del sorriso e della piena realizzazione di una decisione attesa, le note felici vengono spezzate da colpi cupi e stonati, come si legge nell’incipit

Su una sedia, appoggiato quasi fosse un quadro della Contemporanea, c’era l’abito bianco di Veronica. Era disteso, come se chi lo aveva posato lì si fosse proposto, con rara gentilezza d’animo, di rispettare la geografia delle pieghe, onorando la funzione che quei metri di stoffa si erano assunti: accompagnare un giorno importante con la leggerezza dei movimenti della seta. Tutto doveva essere lieve, in quel mattino d’estate, così carico di attese e promesse di bellezza. Al termine di un rosario di dolori e sconfitte, il caso aveva voluto che Giovanni e Veronica, anime maciullate dalla vita, si fossero ritrovati davanti all’agente di polizia Portanova, ufficiale di stato civile per un giorno, impegnato a farfugliare formule che la sua miopia, nel viaggio dal foglio tremante che teneva tra le mani alla sua bocca, trasformava in parole senza senso alcuno. Ma i due sposi non se ne curavano. Si tenevano la mano e si sorridevano.[…] Poi erano arrivati quei colpi, come dei mortaretti, ma meno gioiosi, più secchi, più cupi. Un suono che Buonvino conosceva bene ma che lì, in quel momento e in quel clima festoso, era del tutto fuori contesto, insopportabilmente volgare. Quando si era voltato verso Veronica l’aveva vista a terra. Che diavolo ci faceva lì? E poi

Lei in fin di vita e tante domande senza risposta per il commissario: chi aveva voluto attentare alla vita di Veronica? Forse si voleva indirettamente colpire lui stesso?

Ma i colpi di scena non mancano. Mentre il nostro commissario straziato dal dolore cerca risposte, un attentato efferato a piazza di Siena: un uomo crivellato da colpi di proiettile, come davanti ad un plotone d’esecuzione.

Indagando sul passato dell’uomo Buonvino lo ricostruisce  fino ad un evento del 1944 a Roma:

“Mentre la moglie, ancora in coma, lotta tra la vita e la morte, nel commissario nasce presto il sospetto che quelle due vicende possano essere legate da un filo invisibile.” (da Marsilio Editori)

Gli altri della serie su tuttatoscanalibri

Assassinio a Villa Borghese,

Buonvino e il caso del bambino scomparso

C’è un cadavere al Bioparco

Gino Carlomagno “Misteriosa morte nella Tuscia”, NeP Edizioni

Un nuovo intrigante caso da risolvere per Giorgio Gregòri, l’ispettore nato dalla fervida penna di Gino Carlomagno. In arrivo il cofanetto in edizione limitata.

“L’ispettore lasciò trascorrere alcuni secondi prima di rispondere,con lo sguardo passò in rassegna il volto di ognuno dei presenti,abituato come era a intuire dalle espressioni dei volti durante gliinterrogatori quando in questi ci fosse menzogna”.

Un ritorno tanto atteso, quello dell’ispettore Gregòri, protagonista di una fortunata serie di romanzi gialli edita da NeP edizioni, particolarmente apprezzata da lettori e critica.
Il prossimo maggio la casa editrice pubblicherà un cofanetto che li raccoglie tutti, in edizione limitata.
In Misteriosa morte nella Tuscia, quello che a prima vista sembra essere un suicidio, altro non è che un maldestro tentativo di depistaggio.
L’ispettore Gregòri, che in altri episodi ha abituato i lettori al suo inconfondibile fiuto poliziesco, riesce a smascherare la messa in scena dietro cui si nasconde un delitto.
Il crimine finirà per catapultare l’ispettore e la sua squadra in un mondo del tutto nuovo, fatto di rimandi storici e reperti archeologici, portando ad esplorare località del viterbese dall’antico fascino etrusco.
Forte della sua ricca produzione letteraria e della sua familiarità con il romanzo poliziesco, la scrittura di Gino Carlomagno tratteggia con abilità personaggi e situazioni, oltre a rendere con arguzia sfumature e paesaggi.
Come sempre intuito, costanza e perspicacia finiranno per portare ai risultati tanto sperati.

Di origine lucana, Gino Carlomagno si trasferisce in giovane età a Biella. La passione per la scrittura lo accompagna sin dall’infanzia e le sue opere, rimaste a lungo nel cassetto, vedono la luce solo a seguito di un felice incontro con NeP edizioni. Nella scrittura predilige il romanzo poliziesco, complice un breve trascorso nella Polizia di Stato. Oltre a “Misteriosa morte nella Tuscia”, con NeP edizioni ha pubblicato: “Caro Amico”; “Dal Girino Al Mouse”; “Dieci Racconti Fantastici” (2016); “Tre milioni di passi sotto il cielo. Camminare per vedere”; “La pagliuzza nell’occhio”; “Il Killer invisibile” (2017); “La pietra che non affonda”; “Il Dito Mancante”; “Nel Sonno Urlavo… Gargatun” (2018); “Il Decimo Indizio”; “1 – DICXON, non tradisce” (2019); “Queen Mary Donna Coraggiosa”; “Hotel Repubblica 55-Camera con Balcone”; “Il Segreto dell’Acqua” (2020); “All’Ombra dei Pini”; “Consuelo” (2021) e “Tarli Ossessivi” (2022).

Roberta Bobbi “Trappola morale”, presentazione

Copertina di Fabio Lupo

Francesca Ausili, sessantenne ridotta a lavorare come cartomante. Elena Venanzi, ex-carabiniera estromessa dall’Arma. Monica Selloni, giovane masochista mai sazia di maltrattamenti. Tre donne irretite dai propri fallimenti. In un susseguirsi di ore in cui gli eventi si accaniscono su di loro e le conducono a intersecare i loro destini, incappano in un tranello che le inchioda a una corresponsabilità che, nonostante lo zelo con cui il Commissario De Sanctis cerca di fiaccarle, negano con tutte le loro forze.( da La Torre dei Venti Libri)

L‘Incipit

Ci siamo quasi. Il segnale di fonia sta per convertirsi in impulso elettrico, è in procinto di mettersi in cammino. Per ora è ancora lì, all’imbocco della rete di accesso, immobile e pulsante come uno sciatore che in cima alla piattaforma aspetta di saltare sulla pista di lancio, ma a breve sarà commutato e poi instradato dentro i fasci dei cavi delle telecomunicazioni, nel caso provenga da un apparecchio fisso o agganciato dalle onde e caricato su un ponte radio, nel caso scaturisca invece da un apparecchio mobile. La lancetta dell’amperometro schizzerà dunque verso l’alto e in un lampo la vibrazione acustica agiterà il portatile poggiato sul tavolo facendolo squillare. Allora sarò costretta a portarmelo all’orecchio, a stendere forzatamente le labbra in un sorriso fasullo e rispondere: «Pronto, sono Loredana, in cosa posso esserti utile?»
Ridotta a un utensile, a donna di pubblica utilità, ma non di servizio. Questo sono diventata. Ho a che fare con l’ottusità del genere umano, soprattutto con quella femminile.
Io lavoro per chi si vuole comprare un vaticinio favorevole, per chi non sa oltrepassare le proprie misere passioni. Vendo chiacchiere, le vendo al minuto, per pochi centesimi e pure in nero.

La Quarta di copertina: note biografiche e un breve stralcio

Cristina Cassar Scalia “Il Re del gelato”, presentazione

[…]

– Ispettore, me lo dice che successe, per cortesia? – Spanò sembrava un buon elemento, ma aveva il vizio di parlare assai.

– Ragione ha, dottoressa, mi scusi, – s’imbarazzò il poliziotto. – La volevo avvertire che mi chiamarono poco fa dalla gelateria di Agostino Lomonaco -. Si fermò un attimo. – Le conosce le gelaterie di Lomonaco, no? Il Re del gelato.

Vanina si sforzò di ricordare, ma no: Catania per lei era ancora un’incognita. – No, non le conosco.

– Non può essere! Manco una? – si stupì l’ispettore. La Guarrasi perse la pazienza.

– Spanò, la vogliamo finire? Mi dice che successe in questa gelateria? (Dal Catalogo Einaudi)

E la Scalia ritorna a raccontare di Vanina e sceglie di farlo a ritroso: è la vice questore Guarrasi prima di “Sabbia nera”, già a Catania da Milano da qualche mese, con gli scatoloni ancora ingombri e da sistemare, l’appartamento a Santo Stefano e la signora Bettina già dedita a riempire con deliziosi manicaretti i vuoti dei fornelli, con amicizie da consolidare e una squadra al lavoro ma ancora in rodaggio e le “catanesate” alla prima stesura.

Fine agosto, un caso, all’apparenza solo una “fesseria”: nel gelato di Agostino Lomonaco, non uno qualsiasi ma “il re del gelato”, il rinvenimento di alcune pasticche provoca la denuncia dei clienti per “avvelenamento”; quando la fesseria si trasformerà in omicidio ecco che per la vice questore aggiunto si aprono le indagini  rese più difficili dalle titubanze e dai tremori del pm dottor Vassalli.

Tra notti insonni, pasti saltati, piste non sempre chiare o addirittura fuorvianti, l’istinto, il buon lavoro di squadra e il metodo investigativo che scava nel passato delle vittime, porteranno la vice questore ad avere ragione di un caso delicato e ingarbugliato da vecchi rancori, rapporti filiali, traffico di droghe e debiti di gioco.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

Sabbia nera

La logica della Lampara

Il talento del cappellano

L’uomo del porto

La salita dei saponari

La carrozza della santa

Scalia, De Cataldo, De Giovanni, Tre passi per un delitto

Le stanze dello scirocco

La seconda estate

Hans Tuzzi “Curiosissimi fatti di cronaca criminale”, recensione di Salvina Pizzuoli

I miti ci parlano, e le fiabe, le loro semplici figlie andate fra gli umani per un mondo già vecchio, ma tanto più giovane del nostro, sono vivide gemme di un tesoro nascosto, stelle fiorite di un giardino incantato comune a tutta l’umanità, poesia potente che infonde vita alla parola facendone la radice originaria del mondo in cui ogni cosa trasuda storie e il nome è sortilegio. Le fiabe parlano al cuore, e il cuore è bambino.

Mi è sembrato di trovare in queste parole la chiave di  lettura di questo conte che si sa da subito, scorrendo semplicemente l’ elenco dei personaggi, tanti, che lo popoleranno, che non è solo un racconto “giallo” : quattro le morti efferate, in cui le date giocano un ruolo importante, giochi di corrispondenze che riportano ad altri avvenimenti, personaggi e luci e scale luminose, bambini, animali parlanti, ingredienti di una magnifica fiaba dentro la quale solo un cuore bambino può trovare la soluzione e salvare il mondo dall’ingiustizia di coloro che il cuore bambino lo hanno perduto.

Una fiaba, sì, un conte philosophique, compagine narrativa spesso utilizzata, che mi ha richiamato altre opere magistrali, in cui ho visto molte consonanze, soprattutto nella denuncia di un declino della società.

Una storia il cui contenuto non è da sintetizzare, ma gustare sì: citazioni, caratterizzazioni linguistiche, tra usi e costruzioni, richiami storici, ma soprattutto la forza della parola che narra, che sa ammaliare e coinvolgere, l’atmosfera che sa creare, come solo una pagina di letteratura può fare.

Eclettico Tuzzi, è riuscito ancora una volta a sorprendere!

Si apre in una fredda mattina del 21 gennaio del 1960 con la prima delle morti, incredibili e impressionanti proprio perché inspiegabili nella loro esecuzione e nei confronti del personaggio “Perché quel morto, oltre che assurdo, era stato importante, da vivo. E rischiava d’esserlo ancora di più ora che era morto”. E un simbolo siglato nel sangue “Sul battente di una porta erano raffigurate due serpentine parallele, separate da una fitta serie di tratti orizzontali, uno sopra l’altro, come tanti pioli”.

E ancora: una testa troncata di netto e niente sangue; e ancora, in una stanza chiusa dall’interno: il delitto, quello che ha tutte le caratteristiche del mistero, quello che mente umana non può concepire e risolvere

«La casa, chiusa dall’interno con la serratura di sicurezza, tant’è che si dovette entrare da una portafinestra dell’attico…»

«Aperta o chiusa?» abbaiò il Questore.

«Chiusa, i pompieri dovettero forzarla. La casa, dicevo, chiusa dall’interno, non presentava tracce di lotta o di sangue, il che, per  uno morto a quel modo…»

«Appunto, certo. Non c’era nemmeno sangue sui vestiti».

L’ambientazione storica è ricca della cronaca italiana di quegli anni, così come le asserzioni e le notazioni, spesso amare e presenti nel tessuto narrativo, che concludono le vicende.

L’unica era sperare nel lento bovino opaco oblio italico. Ma, per il momento…[…] e nessuno seppe interpretare in modo convincente quel simbolo misterioso: due serpentine parallele separate da una fitta serie di tratti orizzontali, uno sopra l’altro, come tanti pioli. Così misterioso che a oggi nessuno è riuscito a forzarlo.

Un messaggio ampio e articolato raggiunge il lettore: come in tutte le fiabe che si rispettino, non è mai unico o univoco ma si presta a più chiavi di lettura.

Dal Risvolto di copertina

“E forse alle galassie, nell’Italia di fine gennaio 1960, gli inquirenti dovrebbero guardare per risolvere un delitto inspiegabile, anzi:  impossibile. Al quale ne segue un altro, simile. Per entrambi, testimoni affermano di avere  visto in cielo strane luci. Mentre i giornali si buttano sul possibile avvistamento di «marziani», gli inquirenti devono attenersi alla realtà fattuale delle cose. E l’unica sgradevole ipotesi logica è il coinvolgimento di apparati dello Stato. Nel primo delitto, i Carabinieri. Nel secondo, la Polizia. Chiamati però alla massima collaborazione dai competenti Ministeri. Intanto il gatto Miao e l’uccellin Belverde rivelano al bimbo Agostino che, negli antichi giorni del mondo…”

“Tuzzi ci regala una storia vorticosa e onirica, esilarante e fiabesca, enciclopedica e grottesca, un avvincente insieme di toni e di stile ordito con l’autorevole maestria che lo ha reso uno tra gli scrittori, e i giallisti, più amati del nostro Paese”.(da Bollati Boringhieri)

La Quarta di copertina

su tuttatoscanalibri: Tutto Tuzzi

Piergiorgio Pulixi “La libreria dei gatti neri”, presentazione di Salvina Pizzuoli

“Pulixi firma un giallo pieno di suspense e ironia che parla di libri e omaggia i classici del mystery, rendendo i lettori i veri protagonisti di questa storia.” (da Marsilio Libri)

Il protagonista Marzio Montecristo, dopo una disavventura come maestro, decide di aprire una libreria specializzata nel genere giallo: Les Chats Noirs, nome in omaggio ai due gatti neri, Miss Marple e Poirot, che un giorno si erano presentati e non se ne erano più andati.

Di fatto poco frequentata, anche per le risposte burbere e il carattere poco accattivante del proprietario, vede un rilancio con la nascita di un gruppo di affezionati lettori, “gli investigatori del martedì” organizzati e guidati da Nunzia, un’anziana frequentatrice della libreria, che ne diventa la Presidente: questi esperti di gialli si riuniscono dopo la chiusura per confrontarsi e discutere sul romanzo proposto per la settimana in corso.

La loro pratica come lettori di polizieschi li aveva visti capaci di collaborare, l’anno prima, con la sovrintendente, una vecchia amica di Montecristo, a risolvere un caso vero.

Ora l’animatore del gruppo è lo stesso Montecristo da quando l’anziana Presidente è stata colpita dall’ Alzheimer e un nuovo caso, veramente agghiacciante, chiede ancora una volta il loro coinvolgimento: “un pensionato “pedante”, un religioso assai poco «ortodosso», un’ottuagenaria monomaniacale, e una ragazzina dark” come li definisce Marcello Fois in una recensione (su tuttolibri del 21 gennaio 2023) che aggiunge “È un giallo classico”[…]“tentativo, riuscito, di riprodurre un giallo rivoluzionariamente tradizionale”; conclude poi l’articolo scrivendo “Tutta la trama si regge su questo intreccio di caratteri, forse un po’ troppo pronti per la sceneggiatura, e grandi classici della letteratura gialla Agatha Christie su tutti, ma anche Artur Conan Doyle, George Simenon, in una specie di viaggio organizzato, come quelli che si fanno sul torpedone scoperto, nella grande Giallilandia, con un guidatore estremamente motivato che ci tiene a farci godere ogni singolo angolo di questo mondo parallelo”. Lettura che condivido e a cui aggiungerei: un amore non corrisposto che si svela con tragica ironia insieme ad un’agnizione finale strappa lacrime, chiudono il giallo con un’imprevedibile quanto voluta pennellata da feuilleton.

Piergiorgio Pulixi è nato a Cagliari nel 1982 e vive a Milano. Ha pubblicato diversi romanzi polizieschi con cui ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui il premio Scerbanenco 2019 per il miglior noir dell’anno. È considerato uno dei maggiori esponenti della nuova generazione di scrittori noir e thriller. I suoi romanzi sono tradotti in Francia, Spagna, Germania, Austria, Svizzera, Polonia e Russia.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Un colpo al cuore

Grazia Verasani “Senza ragione apparente”, presentazione

[…] Emilio, studente diciassettenne in un liceo della città, si è suicidato senza ragione apparente, lasciando solo un laconico messaggio: «Sono stanco.» A otto mesi dal fatto, la madre di Emilio è decisa a trovare i responsabili morali della sua morte. (dalla scheda del libro, Marsilio Editori)

Narrato in prima persona è il quinto romanzo che ha come protagonista l’investigatrice bolognese Giorgia Cantini, protagonista del primo successo in Quo vadis, baby da cui fu tratto un film ed una serie. Senza ragione apparente ha ottenuto una particolare menzione al premio Scerbanenco 2015.

Il tema affrontato è un tema sociale o comunque il noir è di tipo esistenziale, tratta infatti delle inquietudini adolescenziali in relazione con il mondo degli adulti, quest’ultimi spesso confusi e incapaci di offrire loro una visione serena del futuro che li attende, in una società in cui predominanti sono la superficialità, l’apparenza e la ricerca della felicità quasi fosse possibile eliminare il dolore, la morte, il rifiuto, l’allontanamento. L’idea nasce da un articolo di cronaca e indaga due suicidi di giovanissimi. Capace di scrutare dentro i suoi interlocutori, la protagonista sa guardare dentro di sé, esercizio che le permette di sperimentare percorsi che colgono le emozioni, i problemi che travagliano il difficile periodo adolescenziale, dentro e fuori la scuola e in famiglia in un’apparente distanza che nasconde la loro affettiva fragilità.

Un’indagine nei sentimenti, analizzati a freddo con acume e comunque con umana partecipazione seppure nel distacco dell’inchiesta. Una diversa versione del noir, senza morti ammazzati, cui fa da sfondo una Bologna nebbiosa e grigia, dove non si tralasciano aspetti della quotidianità: una recente convivenza e le sue incognite con Luca Bruni il capo della omicidi e l’incontro con il figlio di lui, il sedicenne Mattia.

Grazia Verasani (Bologna, 1964) ha esordito giovanissima con alcuni racconti apparsi su il manifesto. Oltre alla fortunata serie con protagonista Giorgia Cantini, ha scritto vari romanzi tra cui From Medea (Sironi 2004), dal quale nel 2012 è stato realizzato il film Maternity Blues di Fabrizio Cattani, Tutto il freddo che ho preso (Feltrinelli 2008), Mare d’inverno (Giunti 2014), Lettera a Dina (Giunti 2016), La vita com’è (La nave di Teseo 2017). Nel 2021, sempre per Marsilio, è uscito Non ho molto tempo, in cui racconta della propria amicizia con Ezio Bosso. I suoi libri sono tradotti in molti paesi tra cui Francia, Germania, Portogallo, Stati Uniti e Russia. (da Marsilio Autori)

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

Come la pioggia sul cellofan

Maurizio de Giovanni “Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi”, presentazione

Stradina che il tempo ha cancellato/ che un giorno ci hai visti passare assieme/ sono venuto per l’ultima volta/ sono venuto a raccontarti la mia pena (Caminito. Testo di Gabino Coria Peñaloza e musica di Juan de Dios Filiberto,1926)

Napoli, 1939, aprile: i corpi di due giovani trucidati nella loro intimità consumata tra le fronde di un cespuglio in un boschetto tra le case del quartiere.

Napoli mozzafiato, con i suoi scorci, il mare e il fil di fumo che si connatura con il suo vulcano in una primavera incipiente. L’anno racconta un’Italia alle prese con guerre oltre confine e una prossima che si giocherà anche in casa. Il regime si muove tra sospetti e sospettati, persecuzioni e confino di chi è poco “gradito”, siano omosessuali, ebrei oppure oppositori, in un clima di paura, omertà, pregiudizio e denunce, più o meno rispondenti, tra vicini e conoscenti. In questo scenario ricompare Ricciardi: trentanovenne, vedovo di Enrica e padre di Marta, poliziotto fedele ai valori legati al suo ruolo, agli amici, anche a chi si spende in prima persona per contrastare il regime, vittima del “potere” di saper vedere e ascoltare le voci dei morti di morti violente.

E non solo. In apertura un canto triste, dall’altro capo del mondo, un tango da cantare, la musica e i versi di un amore perduto. Un canto difficile da interpretare, soprattutto da parte di una donna, così come spiega a Laura il suo accompagnatore al piano, raccontandole la storia “che le stradine, i caminitos, sono due. Una ha ispirato la musica, nel 1923, una le parole, nel 1926. È chiaro? – E io quale dovrei cantare? Perché a me sembrano la stessa cosa. – Ma sono la stessa cosa, infatti. È questa la magia, la corrispondenza perfetta dei due sentimenti, quello del musicista e quello del poeta. A distanza di tre anni, in due città diverse, due uomini provano cose uguali”.

Un canto quello di Laura che avrà successo anche se il suo è un dolore diverso, c’è la possibilità del ritorno… Un giallo nel giallo che lascia intendere un nuovo seguito: la donna che in realtà si chiama Livia ha un legame con il commissario; la figlia di quest’ultimo parrebbe non essere afflitta dallo stesso potere del padre ma le appartiene un’acuta sensibilità, un altro dono, tutto da scoprire, in una nuova storia…

“Con l’aiuto del fidato Maione – in ansia per una questione di famiglia – Ricciardi dovrà a un tempo risolvere il caso e proteggere un caro amico che per amore della libertà rischia grosso. Intanto la figlia Marta cresce: ormai, per il commissario, è giunto il momento di scoprire se ha ereditato la sua dannazione, quella di vedere e sentire i morti” (dal Catalogo Einaudi)

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Un volo per Sara

Gli occhi di Sara

Scalia, De Cataldo, De Giovanni “Tre passi per un delitto”

Il metodo del coccodrillo