Daniela Alibrandi “Delitti postdatati”, vincitore del Premio Poliziesco Gold 2020, recensione di Salvina Pizzuoli

in libreria da oggi 24 giugno

Ed ecco ancora il commissario Rosco e la sua squadra in azione in queste nuove pagine di Daniela Alibrandi che si leggono bene, scorrono fluide con la sua scrittura piana che rende spedito l’andare avanti facilitando la bramosia del lettore che vuol capire e sapere perché, come in ogni buon giallo che solo giallo non è ma godibile in tutti i suoi risvolti, segreti e misteri si svelano lentamente: personaggi e protagonisti escono dalle pagine animati da una descrizione che li tratteggia vivificandoli, come gli ambienti in cui si muovono di una Roma datata, quella dei quartieri alti e delle sue spettacolari bellezze ed opere d’arte.

E c’è Mariuccia così schiva ma il cui passato ingombrante pesa e continua a pesare nel suo presente; e la signora Luisa così affettuosa e gentile che nasconde un terribile segreto; e l’avvocato così tronfio ma con tanti scheletri nell’armadio; ed Eugenio il manager ombra e Raimondo… ma non solo nuovi protagonisti.

E poi c’è il commissario Rosco alle prese con la sua nuova vita affettiva, spaventato dalle possibili tragedie che potrebbero sconvolgerla tanto che la squadra è così attenta e legata al capo da coadiuvarlo volontariamente pur di vederlo sereno ma, da ottimo segugio qual è, riuscirà ancora ad aver ragione su un caso intricato. E c’è anche la storia infatti, quella con la S maiuscola, quella che recentemente ha mostrato aspetti spietati dell’animo umano, che riaffiora e tinge di nero cose, persone e tutto ciò con cui è venuta a contatto. E c’è una voce fuori campo che si connota per una grafia diversa al termine di alcuni capitoli, non nuova tra le strategie narrative dell’autrice, ma che ha un suo spazio efficace e sa tingersi di un profondo giallo.

Un quadro variegato e ben dosato, tra pause e sospensioni che accendono la curiosità di chi legge così compenetrato nella vicenda da viverla quasi come davanti ai propri occhi.

E poi c’è il finale, in cui l’Alibrandi non delude mai, che conforta il lettore e svela l’autore di quei trafiletti in corsivo, la voce fuori campo che ha accompagnato silenziosa e segreta la sua lettura.

Su tuttatoscanalibri della stessa autrice:

Daniela Alibrandi, “Quelle strane ragazze”

Daniela Alibrandi, “Nessun segno sulla neve”

Daniela Alibrandi “Una morte sola non basta”

Daniela Alibrandi “Un’ombra sul fiume Merrimack”

Daniela Alibrandi “Il bimbo di Rachele”

Daniela Alibrandi “I misteri del vaso etrusco”

Daniela Alibrandi “Delitti fuori orario”

Daniela Alibrandi in Racconti racconti racconti: corti, con brivido, fantastici

Roberto Alajmo “Io non ci volevo venire”, presentazione

Una bella ragazza scomparsa, un investigatore improvvisato, una schiera di donne che lo affianca nella sua indagine e non per ultima la Sicilia, sono i protagonisti di un giallo sui generis il cui autore è Roberto Alajmo non nuovo a ritrarre la sua terra in aspetti caratteristici ancora non del tutto smaltiti dentro un sugo di contraddizioni che condiscono mentalità e costumanze.

Così Giovanni di Dio, detto Giovà, sarà l’investigatore che non ha la stoffa per esserlo ma è stato incaricato da Zzu, eminenza grigia e uomo di punta del rione Partanna di Palermo a cui non si può dire di no, perché stavolta stranamente Zzu ignora i fatti e pertanto è costretto a rivolgersi a Giovà che fa la guardia giurata.

Quale sarà il ruolo allora delle donne coinvolte?

Saranno Antonietta, la madre, Mariella, la sorella, Mariola, la zia, Mariangela, la parrucchiera a svolgere il compito di far luce sulla vicenda e indirizzare lo sguardo di Giovà impegnato in una indagine parallela a quella dei carabinieri.

“La prosa, dialettale solo per le spezie dei dialoghi, è divertente e ironica, in grado di restituire l’allusività e il senso multiforme delle conversazioni in Sicilia. L’autore ne rappresenta tutti i codici di comunicazione, compresa la prossemica di chi parla. È una specie di danza: avvicinarsi, allontanarsi, farsi sotto, restare in disparte.
Roberto Alajmo ha scritto un mystery comico e grottesco, al centro del quale emergono due tematiche molto siciliane: il millenario contrasto che qui regna tra verità e giustizia, e la piaga del vecchio che sempre si aggrappa al nuovo per imprigionarlo e modellarlo. Quasi un tributo a quella che Sciascia chiamava «verità letteraria»”(dal Catalogo Sellerio Editore)

e anche

Brevi note biografiche

Roberto Alajmo (1959) vive a Palermo. Tra i suoi libri: Notizia del disastro (2001), Cuore di madre (2003), È stato il figlio (2005), da cui è stato tratto nel 2012 l’omonimo film diretto da Daniele Ciprì, Palermo è una cipolla (2005), L’arte di annacarsi (2010). Con questa casa editrice ha pubblicato Carne mia (2016), L’estate del ’78 (2018), Repertorio dei pazzi della città di Palermo (2018) e Io non ci volevo venire (2021)

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

L’arte di annacarsi

Giancarlo De Cataldo “Il suo freddo pianto. Un caso per Manrico Spinori” presentazione

Manrico Leopoldo Costante Severo Fruttuoso Spinori della Rocca dei conti Albis e santa Gioconda, in breve “il contino”, Pm romano, torna nelle pagine di De Cataldo. Si apre con una seduta fiume in cui il difensore, l’avvocato Raffuciello, intrattiene con la sua arringa presidente e giudici, tra l’attesa snervante che la requisitoria si concluda e le telefonate preoccupanti di Camillo, il fedele maggiordomo della madre non sempre tenuta a bada nel suo essere ludopatica e dilapidatrice di un consistente patrimonio.

Ma subito dopo poche pagine il lettore intuisce la svolta: una lettera riservata che contiene in fieri la riapertura di un vecchio caso, l’assassinio di Veronica, escort transessuale.

“A Manrico era rimasta una ferita nella coscienza. Quel suicidio lo aveva segnato. Non aveva mai più dimenticato che davanti a lui non c’erano soltanto sospetti, indagati, testimoni reticenti, potenziali delinquenti, in qualche caso veri assassini. C’erano innanzi tutto esseri umani. E ora spuntava er Farina”.(dal Catalogo Einaudi)

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri;

Un cuore sleale

Io sono il castigo

Quasi per caso

Tre passi per un delitto

“Cose. Spiegate bene”, la rivista cartacea del “Post” con la collaborazione di Iperborea

Cose, sottotitolo Spiegate bene è la nuova rivista cartacea del giornale online Il Post e realizzata in collaborazione con Iperborea.

Il primo titolo è dedicato ai libri: A proposito di libri.

Il Progetto prevede un numero dedicato ad un argomento da sviscerare senza lasciare nulla per scontato.

Questo primo numero, si legge nella pagina in cui si indicano le caratteristiche del Progetto, “è destinato a tutti i lettori e appassionati di libri che ne amano i contenuti e vogliono sapere di più come sono diventati quell’oggetto di carta e come funzionano i percorsi che lo hanno portato nelle loro mani: le case editrici, le librerie, le scelte degli autori, e persino i font che usano”.

A questo link, dalla pagina Cultura Il Post, per saperne di più: “Il Post ha fatto una rivista, e un libro. Ma in una volta sola, “due in uno”: esce il 3 giugno nelle librerie, si chiama Cose, e non è niente male”

A questo link trovate la presentazione e il Sommario del primo numero “A proposito di libri”

Qui il Progetto

Antonio Manzini “Vecchie conoscenze” presentazione

Rocco Schiavone ancora protagonista nel decimo romanzo che Manzini gli dedica e non sarà l’ultimo: l’autore infatti sottolinea che sta già lavorando all’undicesimo perché scrive, “ come dicono quelli bravi” è arrivata un’illuminazione, un’idea da non tralasciare e non perdere. Ma Schiavone è un personaggio particolare, sa farsi amare sulla carta e nelle fiction che ne seguono le vicende tra presente e passato, quello che riaffiora e coinvolge il vicequestore e i suoi amici di sempre, pronto e pronti ad intervenire a qualsiasi richiamo. Un personaggio ruvido, ma se stesso comunque anche nelle situazioni e nelle decisioni più scabrose. In questo decimo affronta un caso nuovo e uno che rispunta dal passato e riguarda Sebastiano, l’amico fraterno. L’altro, quello nuovo, è relativo all’omicidio di un’insegnate di storia dell’arte in pensione, ma conosciuta per alcune importanti scoperte su Leonardo da Vinci. Un cranio fracassato, un gioiello sparito, una relazione finita, un figlio poco presente. E l’indagine del vicequestore e della squadra si sposterà a scandagliare il mondo universitario e ancora una volta non mancherà di coinvolgere incatenando il lettore fino all’ultima pagina.

Dal Catalogo Sellerio


[…]L’inchiesta portata avanti da Rocco Schiavone, con il suo stile inconfondibile di lavoro e di vita, ha due snodi. Il primo riguarda la condotta del figlio della vittima; il secondo è una scoperta che questa aveva fatto scavando nelle opere scientifiche del genio del Rinascimento. «Una svolta nel mondo degli studi leonardeschi».
Improvvisamente, […]rispunta Sebastiano, l’amico di infanzia, e di imprese al limite della legalità, che era scomparso da un bel po’ di tempo […]E non è l’unico, sconvolgente ritorno proveniente dal passato, per trasformare in spettri le vecchie care conoscenze. Un Rocco Schiavone forse più solo, ma a momenti autocritico, che si sorprende quasi quasi a pentirsi della propria scorza di durezza: forse perché aleggia dappertutto un’invitante allusione alla forza emancipatrice dell’amore. Amore di qualunque tipo.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Gli ultimi giorni di quiete

“Rien ne va plus”

“L’Antonia. Poesie, lettere e fotografie di Antonia Pozzi scelte e raccontate da Paolo Cognetti” presentazione

Antonia Pozzi è stata una poetessa, una fotografa e un’alpinista. La sua raccolta di poesie venne pubblicata postuma con il titolo Parole, era il 1939, Antonia si era tolta la vita con una dose di barbiturici l’anno precedente, aveva ventisei anni, ma nonostante la fresca età ha lasciato una ricca produzione di liriche, molte presenti in poesiedautore, e di foto, un’altra delle sue passioni insieme a quella per la montagna: la presenta e la racconta Paolo Cognetti che ha in comune con lei la scrittura e l’amore per la montagna, in questo bel volume che, come dice la presentazione “scorre sotto i nostri occhi come un docufilm” dove i versi si alternano alle immagini fotografiche e al racconto del curatore.

Nella sua breve vita la giovane Antonia ebbe un amore osteggiato, cui si ispirarono molte delle poesie, per il suo insegnante di latino Antonio Maria Cervi ma la montagna e i soggiorni a Pasturo, piccolo paese della Valsassina, presenti nella sua poesia, diventano luoghi d’ispirazione e rifugi per ritrovarsi. È nel 1929 che nasce in lei la nuova passione per la fotografia che l’accompagnerà per tutto il breve percorso della sua esistenza. La natura compare come tema delle sue composizioni, quella dei paesaggi montani e anche la morte è un tema presente ed è sentita come raggiungimento di pace.

Da Ponte alle Grazie Editore

[…]La montagna è sempre statala sua maestra e il suo rifugio. Si chiama Antonia Pozzi ed è morta suicida nel 1938, ma qui rivive per noi attraverso foto, diari, lettere e poesie, frammenti di un’esistenza che palpita ancora grazie al racconto di Cognetti che, mescolando le proprie parole alle sue, ce la restituisce in un ritratto nitido e delicato: un omaggio a un’artista che, senza saperlo e senza volerlo, ha scritto un capitolo della storia del secolo scorso.

Paolo Cognetti ha esordito a ventisei anni con la prima raccolta di racconti, con “Le otto montagne”(2016) ha vinto il Premio Strega; il suo ultimo libro è “Senza mai arrivare in cima” del 2018.

Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani nell’edizione Armando Editore

“Morte a Via Veneto. Storie di assassini, tradimenti e Dolce Vita” Armando Editore

Via Veneto, la Dolce Vita. E tutto il loro corredo di immaginario collettivo. Ma quel ruggente periodo è stato anche altro. È stato, ad esempio, anche cronaca nera. In quegli stessi anni in cui un Sogno Italiano prendeva forma e diventava leggenda, proprio in quella strada avvenivano due delitti destinati ad entrare nella Storia Nera del Novecento Italiano. Uno è il caso Wanninger, l’altro il caso Bebawi. Curioso: in entrambi, le vittime sono straniere. Come a voler provare, dimostrare quasi, lo spessore internazionale che via Veneto aveva assunto in quegli anni. Wanninger è un delitto che sembra uscito dalla penna di uno scrittore. 1963. Un grido scuote un palazzo di via Emilia. La portinaia che sale a vedere incontra per le scale l’assassino e ci parla. Sul pianerottolo trova una giovane tedesca, Christa Wanninger, venuta a Roma a cercare una fortuna non ancora trovata e finita in un lago di sangue. Bebawi è un delitto che fa epoca. 1964. Un facoltoso industriale egiziano, giovane e affascinante, Farouk Chourbagi, viene trovato assassinato e sfigurato nel suo ufficio di via Lazio. La polizia sospetta l’amante della vittima e suo marito. Due delitti successi a trenta metri l’uno dall’altro, entrambi casi limite della Giustizia italiana: Wanninger risolto venticinque anni dopo, Bebawi protagonista di un clamoroso verdetto con annessa fuga degli imputati all’estero… Un libro e un’indagine basati sull’esame dei fascicoli originali delle due inchieste e dei processi che ne seguirono, che nessun altro aveva potuto consultare prima di oggi.

e anche

Omicidio a Piazza Bologna Una storia di sicari, mandanti e servizi segreti Armando Editore

11 settembre 1958. Una donna, Maria Martirano, viene trovata strangolata nel suo elegante appartamento di via Monaci, a Roma, dietro piazza Bologna. Sembra un omicidio per rapina: è solo l’inizio del più straordinario giallo del dopoguerra. Giorno dopo giorno entrano in scena, sempre tallonati da cronisti in cerca di notizie, polizze milionarie, un marito imprenditore in difficoltà economiche, un sicario con la faccia da bravo ragazzo, un commissario che è un mastino. E poi un medico che ha rifiutato di uccidere, un viaggiatore dalla memoria di ferro, una domestica che ha visto tutto, un operaio che non ha impronte digitali, un ragioniere che sapeva da mesi, due uomini che camminano al contrario. La morte della Martirano sembra il risultato di un piano incredibile, giocato sul filo dei minuti di una combinazione di aerei e treni che corrono nella notte; un piano mosso dal desiderio di arricchirsi e da quello di sbarazzarsi di una donna non amata. Spuntano fuori strane prove dopo un anno e mezzo e testimoni che, più che chiarire, confondono la vicenda. Per la polizia i responsabili possono essere incastrati, è tutto chiaro. Ma sarà vero? Ci saranno processi e sentenze, c’è un enorme errore giudiziario, c’è l’ipotesi del coinvolgimento dei servizi segreti. Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani, dopo aver investigato sul caso Girolimoni, su quello Bebawi, sul caso Wanninger, tornano con una nuova indagine, la più completa mai tentata sul più straordinario delitto del Novecento italiano: il caso Fenaroli.

Brevi note biografiche

Armando Palmegiani è nato nel 1965 a Roma. Esperto della Scena del Crimine. Si è laureato in Psicologia Clinica ed ha studiato criminologia con Vincenzo Maria Mastronardi. Nel corso della sua carriera si è occupato di molti casi di cronaca, tra i quali, la bomba di via dei Georgofili, nel 1993 a Firenze, l’omicidio di Marta Russo, l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Ha pubblicato in collaborazione con F. Sanvitale Un mostro chiamato Girolimoni.

Fabio Sanvitale è nato nel 1966 a Pescara. È giornalista investigativo, esperto di casi storici della cronaca nera italiana ed internazionale. Ha studiato criminologia con Franco Ferracuti e Francesco Bruno. Ha scritto per “Il Tempo”, “Il Messaggero”, “Detective”. È consulente del Cepic. Ha scritto, con Vincenzo Mastronardi, Leonarda Cianciulli. La Saponificatrice. Nelle nostre edizioni ha pubblicato in collaborazione con A. Palmegiani Un mostro chiamato Girolimoni.

Adriana Casalegno “Arte e passione. Anna e Lello” presentazione

Lello Scorzelli (Napoli 7 Novembre 1921 – Roma 19 Settembre 1997) è stato un artista poco frequentato, ma che ha lasciato un ampio patrimonio di opere, un artista prima naturalista poi visionario (suo il pastorale del Papa), creatore di sculture grandiose e minute oreficerie, visibili in parte in questo lavoro che vuole rendergli omaggio e ricordarlo nel centenario della nascita. Insieme a lui la donna che amò e che ispirò molte delle sue produzioni. Un incontro tra spiriti affini, fatto di passione e d’intesa artistica. Oltre al racconto dell’incontro tra i due protagonisti, il testo è corredato da foto che illustrano le opere dell’artista che raccontano una storia d’amore.

Brevi cenni sui protagonisti tratti dalle biografie:

“La famiglia voleva farne un medico. Iscrittosi alla Facoltà di medicina, attraverso lo studio dell’anatomia giunge all’interesse per il disegno e per la figura umana. Lascia l’università e si iscrive all’ Accademia di Belle Arti”.

Annamaria (Milano 13 gennaio1920 – Napoli 19 settembre 1969)

“Fin da piccola copia quadri, opere nei Musei, figure dalle riviste, scrive racconti, suona il pianoforte della madre. Cacciata dall’Università Cattolica di Milano per essersi rifiutata di indossare i manicotti neri, si iscrive e si laurea in Lettere all’Università di Torino. Lavora come indossatrice e scrive racconti per il settimanale Grazia”.

In ebook su Amazon in offerta lancio a 0,99 centesimi e in cartaceo 9,00 euro.

La cinquina dello Strega e le recensioni su tuttatoscanalibri

Emanuele Trevi Due vite (Neri Pozza) ha ottenuto il maggior numero dei voti,256, subito dopo con 221 Edith Bruck Il pane perduto (La nave di Teseo) romanzo che ha ottenuto il riconoscimento assegnato dai giovani, con un minimo distacco, 220 voti, Donatella di Pietrantonio con Borgo Sud (Einaudi) seguita dai 215 di Giulia Caminito L’acqua del lago non è mai dolce (Bompiani), chiude la cinquina Andrea Bajani Il libro delle case (Feltrinelli) con 203 voti.

Bajani e Caminito sono anche finalisti al Campiello.

Di Emanuele Trevi Due vite, la recensione su tuttatoscanalibri così come per Donatella di Pietrantonio con Borgo Sud.

Degli altri una breve presentazione:

Il romanzo della Bruck è un memoir che racconta sul filo del ricordo la sua esperienza di Auschwitz, quindi la salvezza e il tentativo di una nuova vita in Israele; poi le tournée in giro per l’Europa al seguito di un corpo di ballo, fino in Italia e l’amore con l’incontro con il poeta e regista Nelo Risi. L’oggi è una serie di riflessioni sull’attuale ondata xenofoba e la conclusione è una lettera a Dio in cui manifesta tutti i suoi dubbi e le sue speranze e il desiderio di tramandare ancora alle generazioni future capitoli della storia del Novecento

Di Caminito L’acqua del lago non è mai dolce si ambienta sul lago di Bracciano: la protagonista, l’adolescente Gaia, racconta se stessa e la propria famiglia; la madre Antonia che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli, fiera e indomita crede nel bene comune ma vuole comunque insegnare alla sua unica figlia femmina a contare su se stessa e sulla propria capacità di tenere alta la testa. E Gaia impara e risponde non sempre con mezzi adeguati in cerca di un riscatto.

Bajani racconta il protagonista, un uomo chiamato Io, attraverso le case in cui ha vissuto le varie fasi della sua vita, circa quaranta abitazioni, come ad esempio Casa del sottosuolo, Casa sotto la montagna, Casa di Famiglia, Casa di Parenti; non sempre e non propriamente “case” in senso stretto, luoghi in cui accade qualcosa, un modo originale di raccontare la propria storia attraverso i luoghi in cui si è svolta, gli oggetti, i mobili, la metratura…

Per il vincitore l’appuntamento è all’8 luglio.

Alessandro Barbero “La battaglia di Campaldino” Editori Laterza

in ebook a 0,99 centesimi


11 giugno 1289 ben settecentotrentadue anni fa i fiorentini inauguravano con la vittoria sul campo una nuova epoca: l’egemonia guelfa in Toscana e a Firenze. Una battaglia raccontata da insigni “giornalisti” dell’epoca come Compagni e Villani alla cui Cronica, ricca di dettagli, il testo di Barbero aggiunge un valore in più a questa famosa pagina di storia: risponde a molti quesiti che potremmo porci leggendo le antiche croniche. La Storia quando diventa micro-storia apre un mondo perché ci fa vivere la realtà del tempo descrivendo tutte quelle che erano le effettive difficoltà, esigenze, necessità di quel preciso periodo storico. Scopriamo così che il costo di un cavallo per andare in guerra era davvero esorbitante, ma scopriamo anche le armi, le armature, come si svolgeva un assedio e tanti piccoli particolari che sanno però farci rivivere tempi così lontani.
Le pagine di Storia ci informano e documentano, la micro-storia ci avvicina agli uomini del tempo.
La Storia ci tramanda che nella piana di Poppi, come ancora oggi è segnalato da cartelli che compaiono lungo la strada che conduce al castello, in località Campaldino si affrontarono l’armata aretina ghibellina e quella fiorentina guelfa. Tra i vai cavalieri Dante Alighieri, il “ghibellin fuggisco” combatté tra le file dei guelfi.

I capi ghibellini, tra i quali il vescovo Guglielmo degli Ubertini, Guido Novello dei conti Guidi, Buonconte da Montefeltro, decisero di attendere il nemico allo sbocco della vallata davanti a Bibbiena invece di intercettarlo in luoghi più angusti del percorso, forse per trarre vantaggio dalla geografia del luogo. Così quella mattina dell’ 11 giugno i due eserciti si schierarono sulla piana di Campaldino, nei pressi della chiesa di Certomondo; come scrive Alessandro Barbero, a differenza di quanto accade in epoca moderna, prima di iniziare una battaglia nel medioevo “i comandanti stabilivano una posizione difensiva, di solito appoggiata all’accampamento e ai carriaggi, e suddividevano le loro squadre di cavalieri in un certo numero di reparti o ‘battaglie’, decidendo quali impegnare subito e quali tenere di riserva, perché nello scontro le energie di uomini e cavalli si logoravano in fretta. I comandanti fiorentini selezionarono innanzitutto una forza di 150 ‘feditori’ destinati ad aprire lo scontro, fra i quali secondo la tradizione venne compreso anche Dante; i capitani di ogni sestiere scelsero i cavalieri migliori per questo compito, che era il più pericoloso …” (Alessandro Barbero, 1289. La battaglia di Campaldino, Laterza 2013).