Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di maggio 2020

Le pagine più visitate a maggio

Marija Stepanova “Memoria della memoria”
E. Lee Masters “Antologia di Spoon River”
Lamberto Salucco “Manabile semiserio di Excel. Prima parte per principianti”
Hans Tuzzi “Nessuno rivede Itaca”
Primo Levi “Se questo è un uomo”
Niccolò Ammaniti “Branchie”
Gialli e thriller: tuttatoscanalibri, per cominciare, consiglia
Vanessa Montfort “Il sogno della crisalide”
Su Consigli.it: i migliori 10 romanzi con il commissario Maigret
Daniela Alibrandi, i romanzi su tuttatoscanalibri
Daniele Grespan “Una rivolta silenziosa”
Invito a rileggere Shakespeare
Jorge Luis Borges “L’Aleph”

Woody Allen “A proposito di niente” presentazione di Fulvia Caprara da Il Tirreno 29 marzo

Woody Allen senza tabù
I film, i premi, gli amori, gli scandali

da Fulvia Caprara

Come nei suoi film ci sono l’amore e la guerra, i crimini e i misfatti, i sogni e i delitti, gli scoop e i match point definitivi. Come nel suo carattere, prevalgono, su tutto, il gusto imprescindibile dell’osservazione ironica, il disincanto programmatico, il divertimento del descrivere l’assurdo quotidiano. Ma ci sono anche gli squarci di tenerezza svelati da un uomo nato nel 1935, divenuto uno dei più grandi registi del globo, ma anche travolto dal ciclone di una delle accuse più abbiette che una persona possa ricevere. Ripensando a Dylan che, secondo le dichiarazioni della madre adottiva Mia Farrow, avrebbe subito le molestie del regista, Woody Allen, dopo aver ricostruito la vicenda nei minimi dettagli, con cura minuziosa, confessa il dispiacere di non aver potuto «mostrarle le bellezze di Manhattan». Il polverone, i processi, le sentenze dei tribunali e dei media si sfaldano nelle dichiarazioni dell’autore, mentre il senso del legame, da tanti messo all’indice, con la moglie Soon Yi, nata nel 1970 e sposata nel 1992, emerge dalla dedica: «A Soon Yi, la migliore. Pendeva dalle mie labbra e poi mi ha avuto in pugno». […]Un libro discusso, perfino bandito prima che vedesse la luce (Hachette, che doveva pubblicarlo, si è tirata indietro), e che invece si legge tutto d’un fiato, fitto com’è di memorie, rivelazioni, curiosità sulla genesi di film celeberrimi e, soprattutto, spaccati di vita vissuta di un genio della macchina da presa che rifiuta fin dalla prima pagina toni aulici e celebrazioni: «Come il giovane Holden – è l’incipit dell’opera – non mi va di dilungarmi in tutte quelle stronzate alla David Copperfield». Eppure, nella descrizione dei genitori, la madre Nettie che «somigliava a Groucho Marx» e il padre reduce della prima guerra mondiale, con «camicie sgargianti e capelli imbrillantinati», nell’«infanzia in fuga dalla realtà», nel «passato da piccolo farabutto», nell’amore per la sorella minore Letty, nella passione per l’illusionismo e in quel quoziente intellettivo tanto alto da far inorgoglire la mamma, risuonano l’ispirazione dell’autore, brillano le chiavi per capirlo, scorrono le inquadrature dei suoi film.Le ragazze, verso cui provava spiccata attrazione, i fumetti preferiti, i musical amatissimi, Cole Porter, la cugina Rita, le abitudini della famiglia ebrea, la scoperta di «Hollywood con i suoi finali miracolosi», sono il preludio di un’esplosione di talento che Allen minimizza: «Alcuni miei film sono divertenti, ma nessuna delle mie idee sarà mai la base di una nuova religione». E ancora: «Posso sfoggiare giacche di tweed come un professore di Oxford, ma dentro sono un barbaro». Le donne, anche in età avanzata, restano un pianeta nebuloso sui cui è piacevole atterrare, senza conoscerne i segreti. […]L’attrazione per Soon -Yi che, secondo la rievocazione di Allen, aveva avuto con la madre adottiva un rapporto pessimo, a base di violenze e sopraffazioni, fu il colpo finale, uno scandalo planetario. […]

“Il nome della rosa” torna in libreria con gli appunti e i disegni di Eco, articolo da Il Tirreno 21 maggio

“Il nome della rosa”
torna in libreria
con gli appunti
e i disegni di Eco

ROMA A 40 anni dalla prima edizione, nel 1980, “Il nome della rosa” di Umberto Eco viene pubblicato da “La nave di Teseo” in una preziosa edizione, per la prima volta con i disegni e gli appunti preparatori realizzati dallo scrittore mentre lavorava al suo bestseller mondiale. Premio Strega nel 1981, tradotto in 60 paesi, il romanzo, che nella nuova edizione arriva oggi in libreria, […] Nell’appendice inedita scopriamo oggetti, ambienti, abiti e personaggi, quel «mondo il più possibile ammobiliato sino agli ultimi particolari» che «per raccontare bisogna anzitutto costruirsi» come diceva Eco e come ricorda Mario Andreose, presidente de “La nave di Teseo” e autore della nota critica. Progettata «con Andreose, che ha seguito la complessa trattativa che ha portato “Il nome della rosa” alla Nave di Teseo, con Stefano e Carlotta e Renate Eco», la nuova edizione «dà conto del pensiero e dello studio che sta dietro la costruzione di un grande romanzo», dice Elisabetta Sgarbi che con Eco ha fondato La nave di Teseo di cui è direttore editoriale.[…]«Prima di scrivere il libro Umberto Eco aveva buttato giù degli schizzi – spiega Andreose – Si immaginava i personaggi, come sarebbe stata l’Abbazia, la biblioteca. Lui lo chiamava l’arredo prima della scrittura. È una documentazione visiva del suo modo di lavorare. Questi disegni rimasti nel suo cassetto sono stati fatti presumibilmente tra il 1976-77. […]

Shirley Jackson “Pomeriggio d’estate” (MicrogrammiAdelphi)

Due racconti di Shirley Jackson “Invito a cena” e Pomeriggio d’estate” che dà il titolo al volumetto in formato digitale. Un breve assaggio e una piacevole scoperta. I due testi sono tratti da La luna di miele della signora Smith che raccoglierà, prossimamente sempre per Adelphi, i vari racconti inediti della scrittrice americana.

Il primo potremmo definirlo una favola lieta che, come tutte le favole, ha anche una morale in questo caso sintetizzabile con: giusta punizione per un maschio petulante e indelicato.

Gradevole nella struttura semplice e scorrevole, contiene quel pizzico di magico che dà un’impronta a tutta la composizione: ma Mallie chi è, cosa rappresenta? Un alter ego, forse, con la sua sicurezza ed efficienza e convinzioni, tutto quanto manca alla protagonista oppure la condizione della donna americana del periodo, sempre ai margini, e alla quale per farsi valere occorre una “presenza speciale”come è quella di Mallie?

Meno lieve il secondo con due bimbe alle prese con i loro giochi estivi, bambole fiori e biscotti, ma anche capaci di far rivivere chi non c’è nell’immaginario sapendo poi restare consapevoli del presente e del domani.

S.P.

Shirley Jackson (1916-1965), casalinga e scrittrice, ha esordito nel mondo delle lettere pubblicando nel 1948 sulle pagine del “The New Yorker” il racconto “La lotteria” che destò notevole scalpore per il suo contenuto dal finale raccapricciante e interpretato come una storia avvenuta realmente; divenne conosciuta per “L’incubo di Hill Hause”del 1959; apprezzata da Stephen King e ritenuta da Harol Bloom l’erede di Edgar Allan Poe rimase pur sempre nell’ombra.

Altri Microgrammi su tuttatoscanalibri:

Giovanni Mariotti “Piccoli addii”

Georges Simenon “Un delitto in Gabon”

Robert Louis Stevenson “Will del mulino”

J.Andersson “Storia meravigliosa dei viaggi in treno”

Sui binari del mondo dall’Orient Express all’Interrail, dalla conquista del West al futuro

“Per due secoli la ferrovia ha contribuito a modellare la lingua:essere sul binario giusto. Filare come un treno. Non perdere il treno. Prendere l’ultimo treno.[…] cerchiamo di non uscire dai binari, di andare avanti a tutto vapore e vedere la luce in fondo al tunnel, purché non si finisca su un binario morto […](dalla Prefazione dell’Autore)

Dalla Quarta di copertina: da Libri UTET

[…] è sia una storia delle ferrovie dalle origini ai giorni nostri, sia un invito a mettersi in viaggio alla riscoperta dello slow travel. Il reporter svedese guida il nostro sguardo fuori dal finestrino e racconta i segreti nascosti sotto la ruggine: dai sanguinosi delitti letterari tra gli scompartimenti dell’Orient Express alla vera e tragica fine del primo finanziatore dell’impresa ferroviaria, travolto sui binari dalla locomotiva Rocket all’arrivo inaugurale in stazione; dalle grandi rapine ai vagoni in corsa sulle praterie nel West più selvaggio al cuore della giungla indiana, dove un treno azzurro arrampicandosi sulle cime del Nilgiri all’incontrario va… E a ritroso sembriamo andare anche noi, trasportati magicamente da un paese all’altro oltre i confini di quella che crederemmo essere solo immaginazione e invece è la Storia che, secondo Andersson, possiamo continuare a scrivere: la Storia meravigliosa dei viaggi in treno.

Dalla Prefazione dell’Autore:

“[…] Per il bene della terra fa’ in modo di muoverti in maniera più sostenibile!

Scrivere di viaggi per lavoro mi dà sia la responsabilità sia il potere di convincere altri viaggiatori a cambiare il proprio modo di viaggiare. Voglio usare questo potere per spingervi a sognare vagoni ristorante, treni notturni, vedute magnifiche […] A prendere il treno più spesso e riservare i viaggi in aereo alle volte in cui non c’è quasi alternativa. A fare meno viaggi, ma più grandiosi”.

J. Andersson, scrittore e giornalista, cofondatore della rivista  “Vagabond”, autore di numerose guide e reportage, in questo suo viaggio letterario racconta a chi legge percorsi lungo tratte classiche, da oriente ad occidente, e tra storia e storie si sofferma sul valore dei viaggi in treno di ieri, di oggi e soprattutto nel futuro: “Per il bene della terra fa’ in modo di muoverti in maniera più sostenibile!” È autore del romanzo L’incredibile storia dell’uomo che dall’India arrivò in Svezia in bicicletta per amore

e anche:

Il treno nell’immaginario tra storia letteratura e arte: Il treno
marchingegno sconvolgente del diciannovesimo secolo
di Salvina Pizzuoli

La macchina come minaccia, la macchina come aspettativa di un futuro migliore: il treno non si è sottratto a questa doppia prospettiva. Oggi sfreccia e sparisce dentro una galleria con la sua sagoma slanciata e affusolata: due strisce, una rossa e una bianca, si stemperano nel paesaggio; è molto diverso dal bello e orribile mostro che sferragliava tra bagliori di fuoco e nuvole nere di fumo, ma è ancora carico del suo retaggio e preannuncia un futuro prossimo denso di effetti. Oggi si fregia del prefisso iper e la sua tecnologia lo avvicina a quello, allora avveniristico, uscito dalle pagine di Salgari che procedeva con la velocità di trecento, azionato e spinto dentro un tubo di acciaio da pompe mosse da macchine poderose, che iniettano nel tubo correnti d’aria […]

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L’ultimo Montalbano, “Riccardino” il romanzo postumo, articolo di Laura Crinò Robinson La Repubblica e da Il Tirreno

 

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Da Il Tirreno:

Il finale di Montalbano
Esce il 16 luglio l’atteso
libro postumo di Camilleri

ROMA Arriverà in libreria il 16 luglio l’attesissimo “Riccardino”, il romanzo finale della lunga e amatissima serie del commissario Montalbano che per volontà di Andrea Camilleri esce postumo. A un anno dalla morte, avvenuta il 17 luglio 2019, la casa editrice Sellerio ne onora così la memoria. Il primo capitolo – ora disponibile sul sito della casa editrice – è stato letto in anteprima, al Salone del Libro di Torino Extra, da Antonio Manzini, amico, allievo e in qualche modo erede di Camilleri. Tra le sorprese del romanzo, il “confronto-scontro” tra il commissario Montalbano e il suo alter ego letterario e televisivo: quando arriva sul luogo dell’omicidio, trova tutti affacciati, «pariva la festa di San Calò». Nel «dialogo aereo tra i balconi» qualcuno lo indica, lo riconosce. «C’è il commissario Montalbano». «Ma quello della tv?» chiede qualcuno. «No, quello vero», risponde qualcun altro. E a Montalbano iniziano a “firriare i cabasisi”: tutto era cominciato quando aveva raccontato una delle sue indagini «a uno scrittore locale, tale Camilleri», una «gran camurria d’uomo» che ne aveva fatto un romanzo, «ma siccome in Italia leggono quattro gatti», quel primo libro non aveva fatto rumore. Aveva poi tratto dai suoi racconti altre storie gialle, in una “lingua bastarda”, che avevano avuto un successo enorme, anche all’estero, ed erano state trasposte in tv. «Ora tutti lo acconoscevano e lo scambiavano per quell’altro», il suo doppio pirandelliano, l’attore «che non gli assomigliava ed era di 15 anni più giovane». L’ironia, marchio di fabbrica del successo di Camilleri, spunta di nuovo quando Montalbano torna in commissariato e Catarella gli dice che ha chiamato «il professore Cavilleri». «Camilleri», lo corregge il commissario. «Digli che non ci sono».

e anche

I 10 libri più belli di Andrea Camilleri su Panorama Libri

Carole Fives “Fino all’alba” presentazione in breve

 

Una giovane madre si occupa da sola del figlio di due anni: il suo compagno l’ha abbandonata, non ha familiari vicini né amici, è senza risorse economiche e con un lavoro precario a cui non può dedicarsi per il tempo necessario, non può permettersi l’asilo o di pagare una baby-sitter; è ferita da avvilenti giudizi espressi su un forum di madri single, è combattuta tra i sensi di colpa, per le fughe notturne sempre più azzardate in cerca di evasione da una routine massacrante che l’annulla, e la necessità di accudire il figlioletto che soffre la mancanza del padre. È così che giorno dopo giorno le evasioni clandestine di pochi minuti si trasformeranno: si spingerà sempre più lontano, con una meta sempre più distante, allungando i tempi in cui il bimbo resterà da solo in casa. Per quanto ancora?

 

Carole Fives con Tenir jusqu’à l’aube titolo originale, è stata finalista nel 2018 al Prix Médicis e al Prix Wepler, è il suo quarto romanzo. In “Fino all’alba” l’autrice ritrae l’ aspetto monoparentale della famiglia contemporanea, sempre più in aumento, e una donna fuori dagli stereotipi e più vicina alla realtà attuale né un’eroina, né un’ esclusa.
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Francesco Forlani “Penultimi” recensione di Maria Anna Patti CasaLettori su Robinson La Repubblica

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Presentazione da MIraggi Edizioni

Francesco Forlani salta l’attrazione del male e ne parla bene. La letteratura viene così costretta a fare il suo mestiere: dire la bellezza proprio nel momento in cui dice una scomoda verità. Anche se questa verità fa propriamente male.

Francesco Forlani è poeta, cabarettista, traduttore dal francese, conduttore radiofonico, scrittore-calciatore…fondatore di una rivista qua, redattore di un’altra là. Un esempio raro di agitatore culturale.(dalla recensione su Magazzino Jazz)

La Descrizione su IBS

 

Jorge Luis Borges “L’Aleph” recensione di Salvina Pizzuoli

 

Essere immortale è cosa da poco: tranne l’uomo, tutte le creature lo sono, giacché ignorano la morte […] (da L’immortale)

Alla raccolta di diciassette racconti dà il titolo l’ultimo, L’Aleph, la prima lettera dell’alfabeto ebraico, ma anche qualcosa di più, “il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli”, tempo e relatività.

Pubblicati nel 1949, come lo stesso autore indica nell’Epilogo, vengono da lui definiti “fantastici” al di fuori di Emma Zunz e Storia del guerriero e della prigioniera.

Difficile etichettare dentro un genere narrativo l’opera letteraria, soprattutto quando si tratta di racconti, ma trovo interessante quanto lo stesso Borges abbia voluto dire dei propri in cui ravviso una capacità istrionica di scrittura perché se i generi vi albergano, sfuggono ai limiti in cui la definizione vorrebbe stringerli.

De La casa di Asterione, tra i miei preferiti oltre L’immortale che apre la raccolta e che l’autore definisce “il più lavorato” per l’effetto che l’immortalità farebbe agli umani, scrive di essere stato ispirato dalla tela di Watts, il Minotauro; vi compare il tema del labirinto che ricorrerà in molti altri scritti come in I Due re e i due labirinti, brevissimo ma denso. Di Deutsches Requiem l’intento è esplicito quando precisa che “durante l’ultima guerra, nessuno poteva desiderare più di me che la Germania fosse sconfitta; nessuno poteva sentire più di me la tragedia del destino della Germania; Deutsches Requiem vuole capire quel destino” […].

La caratteristica che cattura il lettore è sicuramente, nella varietà dei temi fondamentali e universali, il percorso che li unifica, come in un viaggio le cui disparate esperienze conducano ad un unico obiettivo di “crescita”. Una lettura non semplice ma di atmosfera, metafisica e di sogno, in cui si viene trascinati: il fascino del mondo antico e orientale, le riflessioni sulla vita sulla morte sul dolore, il mistero, sono alcune delle tematiche che trovano splendida cornice nella lingua di Borges “ricca, diversa, sapiente, che si serve di parole e quasi di segni convenzionali; di simboli, di metafore, anche solo d’immagini o aggettivi” come sottolinea Francesco Tentori Montalto nella postfazione.