Avventura, fantastico, noir, mistero… tuttatoscanalibri consiglia:

Antonella Boralevi “Chiedi alla notte”

Paola Capriolo “La grande Eulalia”

Donato Carrisi “La casa delle voci”

Cazzullo/ Roncone “Delitti immortali”

Raymond Chandler e il noir:10 romanzi a cura di Maurizio Amore

Stephen Chbosky “L’amico immaginario”

Clive Cussler La vendetta dell’imperatore,

Giancarlo De Cataldo “Quasi per caso”

Fabrizio Gatti “Educazione americana”

Maurizio Gramolini “La Grande casa bianca”

L.S.Larson “Igist” 

Bulwer Lytton. Zanoni, Tea 2016

E.Bulwer Lytton “La razza ventura”

Patrick McGuinness “Gettami ai lupi”  

Ferdinand. A. Ossendowski “Bestie, Uomini, Dei. Il mistero del Re del Mondo”

Sandor Weltmann, Città di mare con nebbia

E.A. Poe “Tutti i racconti del mistero, dell’incubo e del terrore”

Jan Potocki  “Manoscritto trovato a Saragozza”

Francesco Recami “Il diario segreto del cuore”

Kazuchi Sakuraba “Red girls”

Fabrizio Silei “Trappola per volpi”

Wilbur Smith “Il re dei re”

SØren Sveistrup “L’uomo delle castagne”

Ilaria Tuti “Ninfa dormiente”

Biografie, i consigli di tuttatoscanalibri

Alberto Angela “Cleopatra, La regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità” 

Franco Cardini “Lawrence d’Arabia”

 

Giorgio de Chirico “Lettere” a cura di Elena Pontiggia

Daniel Halévy “Degas parla” Degas raccontato da chi sedeva a tavola con lui

Autobiografia: Joan Didion “Da dove vengo” un’anticipazione

Javier Marias “Vite scritte”

 Anna Folli “MoranteMoravia. Una storia d’amore”

 Rosetta Loy “Cesare”

Alessandra Necci “Caterina de’ Medici, un’italiana alla conquista della Francia”

Pierre Pachet “Autobiografia di mio padre”

Matthew Sturgis “Oscar. La vita di Oscar Wilde”

Tuzzi “Morte di un magnate americano”

Sebastiano Vassalli “La notte della cometa”

Sebastiano Vassalli “Amore lontano”

 

 

Sandro Veronesi “Il colibrì” recensione di Salvina Pizzuoli

Chi è Marco Carrera, un eroe?

Vi sono esseri che per tutta la loro vita si dannano allo scopo di avanzare, conoscere, conquistare, scoprire, migliorare, per poi accorgersi d’esser sempre andati alla ricerca solo della vibrazione che li ha scaraventati al mondo: per costoro il punto di partenza e il punto di arrivo coincidono. Poi ce ne sono altri che pur stando fermi percorrono una strada lunga e avventurosa perché è il mondo a scivolare sotto i loro piedi, e finiscono molto lontano da dove erano partiti: Marco Carrera era uno di questi.

Una vita travagliata quella del protagonista, costellata di numerose tragedie: il desiderio di un amore mai realizzato, l’allontanamento dal fratello, il tradimento e il divorzio dalla donna che aveva sposato, la perdita crudele degli affetti più profondi. Pare non esserci felicità su questa terra per lui che però vive la propria esistenza mettendo in campo l’abilità che è propria del colibrì, il nomignolo con cui viene soprannominato da ragazzo quasi ne avesse incorporato oltre alla struttura anche le abilità: il piccolo uccello che batte forte le ali per superare questa sua complessione fisica e stare fermo, saldo. Marco sa resistere con generosità agli oltraggi della vita.

Il fatto è che dietro al movimento è facile capire che c’è un motivo, mentre è più difficile capire che ce n’è uno anche dietro l’immobilità. Ma questo è perché il nostro tempo ha conferito via via sempre più valore al cambiamento […] chi si muove è coraggioso e chi resta fermo è pavido, chi cambia è illuminato e chi non cambia è un ottuso. […] ci vogliono coraggio ed energia anche per restare fermi.

Si prodiga Marco nonostante navighi dentro un  fiume in piena in cui l’esistenza lo ha scaraventato.

Come in tutti i romanzi in cui l’autore fa entrare chi legge nella vita privata dei propri personaggi, al termine della lettura restano, oltre al piacere intrinseco, tante domande proprio sulla figura chiave.

La prima in questo caso può essere riferita al finale: Marco  per la prima volta vuole diventare soggetto dell’azione, per la prima volta vuole prendere per mano la propria vita e condurla verso un finale da lui stesso deciso? In fondo il compito affidatogli di allevare Miraijin, la nipote, il cui nome in giapponese ha il significato profetico di uomo del futuro, era terminato: ora il futuro poteva avere inizio.

La trama si snoda dentro una scrittura che scorre scorre benissimo, e coinvolge nella struttura varia che la compone: email, telefonate, missive, una narrazione tra passato e presente, senza tempo, senza una cronologia conseguente, solo spaccati di esistenze, momenti, figure tratteggiate a tinte forti, come Duccio Chilleri ovvero l’Innominabile o il dottor Carradori, per entrare meglio nei casi della vita dei personaggi, nei rapporti relazionali che costruiscono e che tra loro intercorrono.

I consigli di tuttatoscanalibri: a chi predilige il romanzo storico

Viola Ardone “Il treno dei bambini”

Stefania Auci “I leoni di Sicilia”

Alessandro Cosi “L’oro di Tolosa”

 Maria Attanasio “La ragazza di Marsiglia”

Brevi note di Salvina Pizzuoli a “La ragazza di Marsiglia”

 

Enrico Deaglio “La zia Irene e l’anarchico Tresca”

Claudio Fava “Il giuramento”

Ken Follett “I pilastri della terra”

E.B. Lytton “Gli ultimi giorni di Pompei”

Giovanni Grasso “Il caso Kaufmann”

Alessandro Manzoni “I promessi sposi”

Melania Mazzucco “L’architettatrice”

Elsa Morante “La Storia”

 

Morante La Storia

Boris Pasternak “Il dottor Zivago”

 

 

Edward Wilson-Lee in “Il catalogo dei libri naufragati” presentazione di Janne Perego da Il Tirreno Culture 21 marzo

Fernando, nato da una relazione extraconiugale, raccolse migliaia di volumi in tutto il mondo.
Ne parla Edward Wilson-Lee in “Il catalogo dei libri naufragati”
Il figlio di Colombo e il sapere,
primo “Google” della storia
di Jeanne Perego
La straordinaria biblioteca del figlio di Cristoforo Colombo, precursore di Google nel Rinascimento: fu un visionario con immense ambizioni di cui sono rimaste tracce tangibili. Ad esempio la prima biografia di suo padre: “Historia del almirante don Cristóbal Colón”, tradotto in italiano con “Historie della vita e dei fatti di Cristoforo Colombo”, cui si deve quasi tutto quello che sappiamo sullo scopritore dell’America.Fernando Colombo (1488 – 1539), figlio di una relazione extraconiugale del grande navigatore con la cordovese Beatriz Enríquez de Arana, ebbe intuizioni potenti come quelle del genitore, ma è finito in un angolo dimenticato della storia. A riscattarlo è arrivato Edward Wilson-Lee, professore all’Università di Cambridge, specialista in storia dei libri nell’età moderna, con il suo “Il catalogo dei libri naufragati” pubblicato da Bollati Boringhieri, libro insolito che fa luce su quello che può essere considerato un precursore di Google nel Rinascimento. Fernando, geniale, “uno dei primi e più grandi visionari dell’era della stampa” immaginò e si dedicò a creare “una biblioteca che contenesse tutto, una biblioteca universale in un senso mai immaginato prima”, dice il professor Wilson-Lee, una biblioteca destinata ad accogliere “tutti i libri, in tutte le lingue e su tutti gli argomenti, che si potevano trovare dentro e fuori il mondo cristiano”. Ci riuscì, grazie anche agli acquisti fatti nel corso del suo viaggiare come ammiraglio e cosmografo che lo portò ovunque, dalla Spagna a Santo Domingo, in Giamaica, a Londra, Basilea, Strasburgo, Magonza, Roma, Milano, Venezia. Intorno al 1530 Fernando Colombo fece costruire una casa per sé ma soprattutto per i suoi 15.000 volumi a Siviglia, vicino alla Porta di Ercole, il luogo ideale e immaginifico per albergare i volumi ma anche i bauli e bauli di stampe -la più grande collezione mai messa insieme -, spartiti, ballate di una sola pagina, pamphlet, oltre che i cataloghi e le liste su cui lavorò senza sosta, in maniera maniacale, ossessiva, per rendere fruibile la sua “creatura”. “Cristoforo Colombo non voleva arrivare alle Indie, ma trovare la via per fare il giro della Terra – dice Wilson-Lee – e Fernando fece lo stesso, nel suo progetto trovò il modo di avere tra le mani il mondo attraverso il dominio delle informazioni. In entrambi i casi si è trattato di progetti a vocazione universale”. Fernando ebbe l’intuizione che “per arrivare dappertutto non era necessario andare ovunque: bastava mettersi nei giusti crocevia e lasciare che fosse il mondo a venirgli incontro”, ovviamente su fogli stampati, e, possibilmente stampati bene, con i caratteri più chiari e leggibili e sulla carta migliore. Di quella straordinaria biblioteca senza confini, la più grande del suo tempo, che Fernando Colombo costituì acquistando volumi o stampati di vario genere che poi contrassegnò meticolosamente per quanto riguardava il luogo e prezzo di acquisto, dei suoi elenchi e sintesi per ridurre ogni argomento a un riassunto che col tempo e col crescere della biblioteca diventava più denso anziché più grande, purtroppo è sopravvissuto molto poco: “Degli originali quindicimila-ventimila volumi ne restano meno di quattromila”. —

Omaggio alla poesia: poeti e poesia su tuttatoscanalibri

21 marzo Giornata mondiale della Poesia


Alda Merini “Vuoto d’amore”

AAVV “Poesia”

Dino Campana “Canti Orfici”

Flaminia Colella “Sul crinale”

Maurizio Cucchi “Sindrome del distacco e tregua”

Marina Cvetaeva “Sette poemi”

Thomas Eliot “Il libro dei gatti”

Epitaffi greci. La Spoon River ellenica di W.Peek”

Ottavio Fatica “Vicino alla dimora del serpente”

Edgar Lee Masters “Antologia di Spoon River”

Nella Nobili “Ho camminato nel mondo con l’anima aperta”

Cees Nooteboom “L’occhio del monaco”

Tiziano Scarpa “Una libellula di città”

Sebastiano Vassalli “Amore lontano”

Marino Amodio, Vincenzo Del Vecchio “Gli abitanti delle nuvole” da Robinson La Repubblica

 

Tra le nubi, secondo la fantasia di due architetti italiani, c’è una metropoli di guglie e ponti sospesi, di finestre, scalinate monumentali e vascelli volanti. La avvolge il proverbiale candore del cielo, opprimente, tranne quando la pioggia cade, portando con sé la meraviglia del colore.

 

 

continua a leggere la presentazione

di Gabriele Di Donfrancesco

Otello Marcacci “Tempi supplementari”, la quarta di copertina e alcuni stralci

In libreria dal 25 marzo
Alcuni stralci
I giorni seguenti furono frenetici ed estenuanti. Ci demmo sotto con gli allenamenti perché mancavano solo due settimane alla partita, ma c’era anche da seguire la classica routine della colonia e le attività sulla spiaggia, così che, quando arrivavamo a sera, eravamo distrutti fisicamente. Fu un periodo di grande impegno e autodisciplina. Tutti evitavamo di mangiare dolci, persino Ramon e Cristiano, che erano i due che facevano più fatica a starci lontano. Ci svegliavamo presto e andavamo a correre intorno al grande edificio fino a sentire i polmoni che bruciavano e i nostri corpi che pulsavano energia. C’erano una tale sicurezza e bellezza particolari in quella follia, che come per magia ci sembrava possibile davvero ogni cosa. Sentivamo la smania di spingerci fino al limite delle nostre possibilità e anche oltre, perché, anche se nessuno lo avrebbe mai ammesso, in fondo speravamo in una vittoria. Ci pareva di galleggiare come se una zattera invisibile ci tenesse sollevati da terra. Il nostro entusiasmo ben presto contagiò anche gli altri bambini della colonia. Non c’era angolo dentro la pineta dove non si parlasse della sfida che avevamo lanciato. Forse eravamo del tutto incoscienti o forse seguivamo un istinto tratto da libri di scienze naturali che ancora non avevamo mai aperto. Tranne Marco e forse un po’ Paolo, eravamo tutti senza tecnica di base; ma che cos’è la tecnica se non assenza di passione? E noi di quella ne avevamo da vendere. 
 
L’ultima sera che trascorremmo in colonia, con il rientro in città ormai alle porte e la partita dietro l’angolo, dopo un’altra giornata di allenamenti convulsi nei quali avevamo provato schemi avveniristici, cominciarono ad affiorare i primi dubbi e le prime crepe. «Ma se perdiamo, anche Ilenia e Rosy saranno costrette a correre nude?» chiese Bernardino. Che non fosse dell’umore giusto l’avevo capito vedendolo mangiare la verdura poco prima senza lamentarsi. Se l’era inghiottita lento come un ruminante e mi ero quasi ipnotizzato nell’osservarlo. Eravamo nel tavolo in fondo al refettorio, quello che dà sul lato ovest della colonia. «Non perderemo» disse Marco Cappelli sorridendo. Il viso di Bernardino si afflosciò, appoggiò le mani sul tavolo per alzarsi, lentamente i suoi lineamenti si ricomposero, drizzò la testa. «Sì, ma metti che succeda?» Il mondo fuori era un pubblico in attesa di uno spettacolo. Per quanto avesse chiaro che in panchina c’eravamo noi a tenergli la mano, l’idea della sconfitta gli incuteva timore. E non era l’unico. «Non lo farò» disse ancora, «perché non hanno alcun diritto di umiliarci». Paolo si aggrappò al mio braccio e cercò di scuotermi. «Se perdiamo ti piglio a calci in culo per l’eternità». 
Otello Marcacci