Daniela Alibrandi “Il vaso di Bemberly”

Il vaso di Bemberly di Daniela Alibrandi, L’erudita Edizioni, 150 pagine

Su Amazon 16,00 euro

Vai alla recensione di Salvina Pizzuoli

 

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Da La Repubblica: Elogio del libro contro tutti i muri di Massimo Recalcati

dalla:  Terza Pagina

La civiltà dell’ immagine e della digitalizzazione sospinta ha messo all’angolo il libro e con esso l’esperienza stessa della lettura. Lo si constata in ogni luogo: nelle sale di attesa di ogni genere, nei vagoni della metropolitana o del treno, nei parchi o nelle spiagge, dentro le nostre case. La testa china del lettore sulle pagine del libro sembra aver lasciato il posto al movimento veloce della mano che scorre sugli smartphone e che consente il passaggio rapido da una informazione all’altra da un’immagine all’altra. L’iperattivismo della nuova tecnologia touch sembra aver stracciato l’amuleto del libro e il suo fascino segreto. La lenta pratica della lettura ha lasciato irreversibilmente il posto al consumo compulsivo delle immagini che come un’aspirapolvere perennemente in moto risucchia ogni genere di contenuto sparso nell’orizzonte caotico del Web. In un convegno di qualche anno fa assistevo strabiliato all’orazione appassionata di uno psicologo nordamericano che sentenziava che in un futuro recente i libri sarebbero stati, rispetto alla digitalizzazione tecnologica della comunicazione, come i velieri per la nautica contemporanea come i velieri per la nautica contemporanea: antichi relitti di una storia gloriosa ma definitivamente alle nostre spalle. In una straordinaria installazione dell’artista messicano Jorge Mendez Blake titolata L ’impatto del libro (2003) viene messa in scena con grande incisività la forza del libro. Alla base di un lungo muro fatto di mattoni rossi è stato inserito un libro. La sua presenza introduce un dislivello che, seppur minimo, si ripercuote sulla presenza immobile del muro. Non è questa la forza che abita il libro?

Generare una incrinatura nel muro, minare la sua apparente solidità, introdurre nella sua sua compattezza una discrepanza, una fessura. Mentre, infatti, il muro chiude, definisce confini e identità rigide, il libro apre, spalanca mondi nuovi, contamina la nostra vita con quella di infiniti altri libri. Mentre il muro vorrebbe riparare la vita dalla sua esposizione all’alterità, il libro impone al lettore l’incontro rinnovato con una alterità sempre nuova e sempre in movimento. La lezione del libro è la lezione dell’aperto contro il chiuso. Se il muro si impegna a difendere la vita dallo straniero, il libro ci invita invece a fare amicizia. Se il muro innalza il confine, il libro lo dilata. La lezione del libro consiste, infatti, sullo scompaginare ogni muro, nel rompere l’illusione tetra del muro perché nella lettura del muro l’identità deve perdersi in nuovo mondo prima di ricostituirsi. In ogni libro impariamo l’esistenza di mondi e di lingue differenti. Se il muro vive nella nostalgia dello Stesso ( incarna il bastione, la difesa, la fortezza, la cortina), il libro si offre sempre come nudo, fragile, aperto. La sua esistenza cartacea non lo può riparare dal fuoco e dall’offesa. I fascisti di ogni tempo hanno sempre bruciato i libri. Hanno innalzato muri e bruciato libri. La mano di Goebbels di fronte all’evocazione del libro non poteva non impugnare la pistola. Ma il libro é nemico dell’odio salvo quando non diventa esso stesso muro. Allora una metamorfosi orrenda lo investe. Ogni libro che diviene “sacro” rischia di trasformarsi in un muro. La sua sacralizzazione impone la sua solidificazione. Il Corano o il “Libro rosso” di Mao Tze Tung, la Bibbia o gli “Scritti” di Lacan, allo stesso modo, se diventano Il Libro – se cioè escludono altri libri possibili, tutti i libri che oltrepassano necessariamente Il Libro – trasfigurano fatalmente il libro in muro. E il destino cupo di ogni dogmatismo. Quando un libro diventa un oggetto di culto perde il respiro del libro per solidificarsi in muro. Noi abbiamo invece bisogno di libri come dell’aria che respiriamo.

Abbiamo bisogno di libri capaci di incrinare i muri. Mentre il Libro che diventa muro grazie al potere ipnotico del dogma è un libro che esclude con arroganza tutti gli altri libri, dovremmo sempre ricordare che ogni libro può contenere una infinità di libri. La lezione del libro è che esistono sempre altri libri al di la di ogni libro. Sicché nessun libro può mai essere la fine del Libro. Ogni libro sopravvive alla sua fine attraverso l’esistenza di altri libri. Per questa ragione i sogni di biblioteche straordinarie in grado di raccogliere tutti i libri del mondo si svelano sempre come deliranti. Non esiste possibilità di una simile biblioteca perché anche se essa esistesse non potrebbe mai raccogliere tutto il sapere; in nessun libro, può, infatti, essere scritto esaustivamente il libro del mondo. Il libro non si lascia mai ridurre alla semplice presenza della cosa. Ogni vero libro è un libro vivo. Per questo tutte le dittature devono riscrivere i libri, devono cioè rendere il libro morto, privo di vita. Devono cancellare i libri con altri libri nell’illusione di fare del libro un muro. Ma la grande lezione del libro è la lezione della bellezza dell’apertura. Ogni libro non è un muro ma un mare e come il mare ogni libro è sempre aperto. Mentre apre a mondi impensati, inauditi, non ancora visti, non ancora conosciuti, apre anche la testa del lettore, ovvero lo aiuta a rinunciare alla tentazione folle del muro.

 

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Sommario: recensioni e articoli sui “classici”della letteratura del Novecento

Ai nostri lettori:

abbiamo iniziato nel lontano mese di febbraio 2018 questa nuova avventura dei libri da non perdere e oggi la redazione di tuttatoscanalibri assomma 150 articoli e recensioni.

Ve ne siete perso qualcuno?

Allora ecco per voi:

di seguito elencati e collegati alle pagine corrispondenti vari articoli e recensioni, partendo dai primi pubblicati,  per favorire una buona informazione libraria a tutti, ovviamente dal nostro punto di vista.

Tempo d’estate, tempo di letture, con tuttatoscanalibri.com sai cosa scegli!

E buona lettura a tutti.

Le recensioni relative alla narrativa del Novecento, i “classici” da non perdere:

Albert Camus “Lo straniero”

Edmondo De Amicis “Amore e ginnastica”

Grazia Deledda “Canne al vento”

Lee Harper “Il buio oltre la siepe”

James Hilton “Addio, mister Chips!”

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Elsa Morante “La Storia”

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Fred Uhlman “L’amico ritrovato”