Le “traduzioni” dei risvolti di copertina di Piergiorgio Paterlini: Fabio Bacà “Benevolenza cosmica” da Robinson La Repubblica

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Premio Pilitzer a Richard Power per la narrativa, a Tugnoli per le foto, articoli dal Corriere e da La Repubblica

Pulitzer a Richard Powers e alle foto di Tugnoli

Il romanzo «The Overstory» uscirà in maggio per La nave di Teseo. Riconoscimenti ad Aretha Franklin (memoria) e agli scatti dell’italiano dallo Yemen

 

  • Di Giulia Ziino dal Corriere

Dal 1917

Istituito per volontà e in memoria del giornalista Joseph Pulitzer (1847–1911), il premio che porta il suo nome è stato assegnato per la prima volta nel 1917

È il più importante riconoscimento nel campo del giornalismo

Richard Powers con il romanzo The Overstory è il vincitore del premio Pulitzer 2019 per la narrativa. L’annuncio è arrivato ieri dalla Columbia University di New York: il libro — attualmente finalista al Pen Award e già nel 2018 vincitore del Grand Prix de Littérature Américaine e finalista al Man Booker Prize — uscirà in italiano il 16 maggio per La nave di Teseo con il titolo Il sussurro del mondo.

Powers — classe 1957, al suo dodicesimo romanzo, all’attivo un National Book Award vinto nel 2006 per Il fabbricante di eco — nel libro immagina che un botanico, Pat Westerford, dopo anni passati da solo a studiare gli alberi nella foresta, arrivi a fare una scoperta dalle implicazioni imprevedibili, ossia che gli alberi comunicano tra di loro. Il romanzo è attualmente in corso di pubblicazione in quindici Paesi e ieri è arrivata la consacrazione del Pulitzer, che ne premia l’impianto «innovativo» basato su nove personaggi che intrecciano i loro destini con quello di Westerford e della sua scoperta in una riflessione che coinvolge scienza, natura e umanità. Per la sezione storica, il premio del 2019 va a David W. Blight e alle novecento pagine del suo Frederick Douglass: Prophet of Freedom. Tra i poeti vince Forrest Gander con Be With.

Sul fronte del giornalismo, tradizionale campo di forza del Pulitzer, le inchieste dell’anno sono quelle su Donald Trump condotte da «Wall Street Journal» e «New York Times». Il «Nyt» si aggiudica il riconoscimento per le indagini sulla ricchezza dei Trump mentre il «Wsj» per la copertura della vicenda dei soldi pagati da Trump nel 2016, durante le presidenziali, a due donne che sostengono di aver avuto relazioni con lui.

Una squadra di giornalisti della Associated Press ha vinto per la copertura della guerra civile nello Yemen. E per gli scatti pubblicati dal «Washington Post» che documentano la fame nello Yemen vince invece l’italiano Lorenzo Tugnoli, ravennate di Lugo ma di base a Beirut, rappresentato da Contrasto.

Premiati per la copertura sulla persecuzione della minoranza musulmana dei Rohingya in Birmania i giornalisti della Reuters Wa Lone e Kyaw Soe Oo, arrestati e condannati a 7 anni di prigione dal governo birmano.

Quest’anno viene assegnato anche un Pulitzer onorario: va — postumo — ad Aretha Franklin. La cantante, scomparsa nell’agosto 2018, è la prima donna cui va questo tipo di omaggio del Pulitzer, assegnato per la prima volta nel 1930 e dato in passato tra gli altri a Bob Dylan e John Coltrane. La giuria ha reso omaggio ad Aretha per il suo contributo di oltre 50 anni alla musica e alla cultura americane.

Il Pulitzer alle foto di Lorenzo Tugnoli

da La Repubblica

Assegnati i riconoscimenti. Altri premi allo scrittore Richard Powers e alle inchieste su Trump

Gli scandali sessuali e familiari dominano anche quest’anno il Pulitzer, il più importante premio giornalistico statunitense. Ma la notizia è che stavolta è stato premiato un italiano: il fotografo Lorenzo Tugnoli autore di un reportage sulla fame in Yemen sul Washington Post. Per il resto le inchieste su Trump la fanno da padrone. Quella del Wall Street Journal che ha svelato come Trump avesse comprato il silenzio della pornostar Stormy Daniels e di altre donne. E quella del New York Times sulle ricchezze del presidente.

Lo Yemen torna invece grazie al lavoro dell’Associated Press sugli orrori della guerra civile. Alla Reuters il premio per aver raccontato il massacro dei rohingya in Myanmar. Mentre il Sun Sentinel vince per l’inchiesta sulla carneficina di Parkland, in Florida. La fiction è verde. Sul podio l’innovativo romanzo di Richard Powers, The overstory, che racconta il mondo dalla prospettiva degli alberi. Per la categoria “storia” si affermano la biografia di David W. Blight dedicata a Frederick Douglass e il libro The New Negro in cui Jeffrey C. Stewart ripercorre la vita di Alain Locke. Pulitzer postumo per Aretha Franklin, la cantante scomparsa lo scorso agosto.

Il fotografo italiano Lorenzo Tugnoli è fra i vincitori del premio Pulitzer. Il prestigioso riconoscimento è andato a un suo reportage sulla fame in Yemen pubblicato dal Washington Post

Giancarlo De Cataldo “Perry Mason” da La Repubblica Cultura

Perry Mason sfida all’America giustizialista

di GIANCARLO DE CATALDO

Il difensore spregiudicato creato negli Anni 30, protagonista dei gialli di Erle Stanley Gardner, negli Usa puritani fu una rivoluzione. Perché stabilì il principio garantista che tutti, compresi gli emarginati, hanno diritto a un processo equo

Raymond Burr (1917-1993) in tv interpretò Perry Mason dal 1957 al 1966 e poi dal 1985 all’anno della morte

… continua a leggere l’articolo di De Cataldo

e anche:

Articolo da La Repubblica Cultura: La Serie di “Detective selvaggi”di Giancarlo De Cataldo

Giancarlo De Cataldo “Agatha Cristie”per La Serie “Detective selvaggi”

Giancarlo De Cataldo “Maigret” per La Serie “Detective selvaggi”

Giancarlo De Cataldo “Padre Brown”

Giancarlo De Cataldo: Wolf di Rex Stout

Fabrizio Silei “Trappola per volpi” recensione di Sergio Pent da tuttolibri La Stampa

Per capire chi ha ucciso la moglie del senatore
serve un detective con il fiuto contadino

di Sergio Pent

L’etichetta di «giallo» si addice solo parzialmente al romanzo di Fabrizio Silei, Trappola per volpi. Una commedia umana ruspante e a tratti civettuola, diremmo, più in linea con le pagine lacustri di un Andrea Vitali che non con le atmosfere trucide di un Donato Carrisi. Mondi opposti, opposte realtà, in effetti. E Silei – cinquantaduenne sociologo fiorentino pluripremiato nell’ambito della narrativa per ragazzi – gioca infatti le sue carte su un versante sociale e salottiero più che sui sospetti serrati che in genere conducono il lettore a trascurare l’habitat e a dedicarsi alla soluzione. 

… continua a leggere la recensione di Sergio Pent

Vedi anche la recensione di Jeane Perego da Il Tirreno