Junio Rinaldi “Un padre, un figlio” recensione di Salvina Pizzuoli

Poche pagine, intense.

La morte vissuta attraverso la sofferenza di un figlio per il dolore che il male infligge sulla carne e sulla mente del padre nella lenta agonia. Parole silenti e pacate attraversano la trasformazione anche fisica della persona che gli è trascorsa accanto e che forse non riconosce più. L’affannarsi insensato per lenirne le pene, insieme al sentimento disarmate del sentirsi impotenti, i ricordi che si alternano con il loro ritmo lento alle realtà degli ultimi giorni, mentre il male incurabile con il suo logorio incessante cancella la vita e crea smarrimento nella mente del malato. Ma quell’uomo sofferente era stato un padre, un uomo, un marito, un combattente in una causa in cui aveva creduto, uno stimato lavoratore e un gentleman d’altri tempi.

Il racconto si apre con il ricordo di una frase dura, definitiva.

In quella frase letta da bambino su un portone di legno di una casa abbandonata, ricomparsa a distanza di cinquantasette anni, quasi un presagio “Vita sei bella, morte fai schifo”.

Si può raccontare un’agonia? Si legge nella pagina di apertura che precede il frontespizio.

Descrivere lo spegnersi di una vita […] Entrare nei dettagli della sofferenza […] Parlare dello sconforto che attanaglia […] Scacciare il tremendo pensiero di non potere fare nulla […] Tutto questo è lecito o è un’oscenità? Sì, si può raccontare un’agonia. Di osceno c’è solo la morte.

E Junio Rinaldi lo ha fatto e lo ha saputo fare con delicatezza, con la tristezza che l’accompagna, con l’amore e la dolcezza nel ricordare momenti di vita nel passato, nel confronto e nella piena consapevolezza del presente, del percorso crudele per accompagnare chi si ama verso la fine della vita.

La sinossi dal Catalogo Manni Editori

Dello stesso autore:

Quella lunga notte

Gustavo Vitali “Il Signore di notte. Un giallo nella Venezia del 1605”

Dalla Prefazione di Irene Lodrini

“Mi piace assai riandare con la mente a Venezia, a quella grande realtà sorta dal grembo del mare come Pallade dal cervello di Giove. (Johann Wolfgang von Goethe)

Come si può conoscere una città? Bisogna viverla.

È Venezia la vera protagonista del romanzo Il Signore di Notte, e il lettore vive e impara a conoscere luci e ombre di questa città attraverso l’abile narrazione che lo trasporta nell’esistenza frenetica della Serenissima.

Un giallo storico, Il Signore di Notte, che fa dell’ambientazione il suo punto di forza e il perno attorno al quale si svolge la vicenda.

Siamo nei primi anni del Seicento, la città dei Dogi è una tavolozza di colori e sfumature che l’autore mostra al lettore accompagnandolo tra canali e vicoli, tra palazzi e isole, tra ricchi ricevimenti e feste sontuose, tra bische e locande malfamate. Colui che ci porta all’interno di questo mondo è Francesco Barbarigo, Signore di Notte al Criminal. Figura realmente esistita, nella quale l’autore si è imbattuto nel corso delle sue appassionate ricerche storiche, il Barbarigo è un personaggio dalla personalità controversa e di difficile interpretazione.

Nonostante i suoi umori altalenanti e il suo fare indeciso, c’è una costante nella sua esistenza: l’amore per la sua città.
Il Signore di Notte non è solo la storia di un’investigazione e la ricerca di un assassino, ma anche un viaggio. Un viaggio introspettivo all’interno della psiche del protagonista e un viaggio tra calli e canali, in una città che sta attraversando un periodo storico particolare, sulla soglia della decadenza.

Un plauso all’autore per la passione e l’amore che trasuda dalle pagine del libro, mostrando agli occhi di chi legge la vera essenza di una città gloriosa, Venezia.

Per saperne di più:

sito ufficiale

Vince Beiser e Laura Calosso: un saggio e un romanzo sulla sabbia, materiale prezioso

La sabbia, questo materiale naturale che tutti conosciamo, ha un utilizzo da sempre importante in vari settori ed è, con le moderne tecnologie, ancora più necessaria, ma di certo con questi ritmi di estrazione non inesauribile: viene utilizzata per farne prodotti da costruzione, calcestruzzo e asfalto, ma anche vetro e più precisamente bottiglie, lenti, vetrate per le nostre finestre, e ancora chip per computer, schermi e reti e non per ultimo la costruzione di isole artificiali (Dubai, Singapore, Honk Kong).

“Tutto in un granello” è il titolo del saggio del giornalista americano Vince Beiser che sottolinea come la necessità di questo ingrediente importante e non ancora sostituibile supera la disponibilità in natura tanto che c’è anche un mercato senza scrupoli che affianca quello del commercio normale, gestito dalle mafie internazionali e dal mercato nero delle sabbie proprio perché governato da una legislazione labile e dalla mancanza di controlli rigorosi. Ma perché questo allarme?

Per le gravi conseguenze all’ambiente e ai diversi ecosistemi: la sabbia infatti viene estratta dai letti dei fiumi, dei laghi, dai fondali marini, dalle cave sulla terraferma, quella dei deserti infatti non ha le caratteristiche necessarie agli usi, ma estrarla causa spesso danni impressionanti. Alcuni esempi dirompenti: in Giappone ogni anno se ne ricavano 40 milioni di metri cubi direttamente dal fondo dell’oceano e, a causa di un’estrazione selvaggia, in Indonesia ventiquattro isole sabbiose sono scomparse. La Cina guida la classifica mondiale dal momento che ne usa circa il 60 per cento di quella estratta in tutto il mondo: per anni la sabbia è stata prelevata dal letto del fiume Yangtze, causando crolli di argini e ponti; si sono cercati così altri siti, come il lago di Poyang, oggi la più grande miniera di sabbia del pianeta. Ma non illudiamoci che questo accada solo molto lontano. Tutto il mondo è coinvolto, quelli citati sono solo i casi più eclatanti. La sabbia è una materia prima che ha il fascino dell’immaginario, se la pensiamo nelle distese dei deserti e nella lingue di terra che corrono lungo i litorali, ma non è solo questo, come indirettamente vuole dirci la copertina del romanzo ad essa dedicato: Laura Calosso, che ha tradotto il saggio di Beiser, ci avvicina al problema attraverso le pagine del suo romanzo-inchesta “Ma la sabbia non ritorna”( la presentazione su tuttatoscanalibri)

Da Aboca Edizioni

[…]Tutto in un granello è l’avvincente storia vera di una risorsa naturale e delle persone che la estraggono, la vendono, la usano per costruire il mondo così come lo conosciamo. E che arrivano perfino a uccidere per averla. Ma è anche un’indagine, scomoda quanto documentata, sui costi umani e ambientali che derivano dal fatto che siamo a tutti gli effetti dipendenti dalla sabbia e pur di estrarla danneggiamo in maniera disastrosa l’ecosistema in cui viviamo.
Vince Beiser, celebre e acclamato giornalista, accompagna i lettori in un vero e proprio viaggio che dagli Stati Uniti arriva fino agli angoli più remoti della Cina, passando da Dubai e dall’India, e ci spiega perché la sabbia è diventata così cruciale nella nostra vita.
Lungo il cammino incontreremo imprenditori, innovatori, costruttori di isole, guerriglieri del deserto, pirati. Tutto in un granello è una lettura sorprendente, illuminante, piena di curiosità e ricca di personaggi incredibili di cui ora non ignoreremo più l’esistenza.[…]

Vince Beiser è un giornalista pluripremiato. Tutto in un granello è stato finalista al prestigioso premio PEN/E. O. Wilson per la divulgazione scientifica. Suoi lavori sono apparsi sul “New York Times”, su “Wired” e su molte altre testate. Si è laureato all’Università di Berkeley, in California. Vive a Los Angeles.

Peter Cameron “Quella sera dorata” recensione di Salvina Pizzuoli

Quella sera dorata, titolo originale The city of your final destination più calzante della traduzione in italiano, è stato editato nel 2002.

Perché ci eccita tanto viaggiare, andare lontano? Per quello che ci lasciamo alle spalle o per quello che troviamo?

Pochi i personaggi che Cameron mette in scena sul palcoscenico della vita, possibili, ciascuno con le proprie manchevolezze e ossessioni. La storia che li porterà, per alterne vicende a condividere momenti salienti e conseguenze liberatorie, è una borsa di studio che potrebbe attivarsi per un giovane studioso, Omar Razaghi che vive in Kansas, attraverso la scrittura di una biografia dello scrittore Jules Gund che però abbisogna dell’autorizzazione degli eredi: Caroline Gund, Arden Langdon e Adam Gund. Lo scrittore in vero ha pubblicato solo un libro ma sufficiente per farlo inserire nella costellazione letteraria ed è morto suicida È così che Adam, il fratello, la moglie e l’amante vengono richiamati, dal futuro ed eventuale biografo, prima attraverso una missiva e successivamente visto il diniego in presenza, a fare i conti con quanto di fatto hanno lasciato in sospeso dei loro trascorsi, che ciascuno dissimula anche a se stesso ma che il fragile Omar, con le sue insicurezze e necessità di trovare una sua strada, riaccende e scatena.

Prevalentemente è ambientato in Uruguay dove anche il paesaggio è chiamato a recitare la sua parte, come tutta l’ambientazione e i ritmi di vita dei protagonisti che vivono a stretto contatto a Ochos Rios, una sperduta località nella pampa uruguaiana.

Perfettamente caratterizzati i protagonisti dalla sensibile mano di Cameron. Il romanzo è stato trasposto in un film da James Ivory.

Dello stesso autore:

Cose che succedono la notte

Alicia Giménez-Bartlett “Autobiografia di Petra Delicado” Presentazione

Si può scrivere la biografia di un personaggio da romanzo?

La risposta è sì, lo ha fatto Alicia Giménez-Bartlett, nota scrittrice spagnola di gialli la cui protagonista è l’ispettrice di polizia Petra Delicado, dal titolo “Autobiografia di Petra Delicado” una delle novità librarie di questo primo scorcio del 2021.

Può sembrare un’operazione semplice, ma quanto un autore conosce del proprio personaggio? E non è una pagina autobiografica della scrittrice perché deve essere coerente con quanto già scritto sulla protagonista, presente in ben undici romanzi e vari racconti.

E così, con un magistrale espediente narrativo, le affida il compito di ripensare se stessa, in un convento in Galizia, dentro una pagina di storia più ampia che parte dal periodo franchista; Petra si mette a nudo e ci racconta tutto di sé. in modo sincero e magari liberatorio, ripercorrendo i rapporti fondamentali attraverso i quali passa la crescita di ciascuno di noi, quelli che sono poi alla base della nostra formazione: il rapporto con la madre, l’infanzia, gli studi, l’amore, la sessualità. Un saggio di Petra lo abbiamo avuto nella miniserie prodotta da Sky che ha per interprete protagonista Paola Cortellesi diretta da Maria Sole Tognazzi: l’ispettrice è un personaggio schivo, diretto, disarmante, decisa sempre ad arrivare in fondo pur di arrivare alla verità. Non ci resta che leggere le sue pagine per scoprirla non solo come ispettrice.

Dal Catalogo Sellerio

Traduzione dallo spagnolo di Maria Nicola. Titolo originale: Sin muertos

Alicia Giménez-Bartlett firma un romanzo sorprendente che sposta il centro del racconto dal delitto al personaggio. Petra Delicado, la dura, femminista e idealista, poliziotta di strada per le vie di Barcellona, si racconta in una confessione ininterrotta, calda e autentica, e si interroga sul senso della vita e la complessità dei rapporti umani.

Jordan Foresi e Oliviero Sorbini “John Falco. Nel profondo della rete” Paesi Edizioni

John Falco. Nel profondo della rete è l’avvincente cyber thriller scritto a quattro mani da Jordan Foresi, giornalista di Sky TG24 già corrispondente dagli USA e autore di saggi, e Oliviero Sorbini, autore televisivo, scrittore e sceneggiatore. 

John Falco offre uno spaccato del mondo del cyber spionaggio, costruito sugli spunti dell’ex analista della CIA Jack Caravelli, a cui il libro è dedicato.

Chi è John Falco? 

Un esperto critico di vini. Il suo lavoro consiste nell’assaggiarli, redigere articoli su blog o riviste, scrivere libri, condurre degustazioni e perfino tenere conferenze. Così sembra. È la faccia pubblica che mostra. Dietro alla sua professionalità inappuntabile, nasconde però numerose ferite e un lato profondamente oscuro: forte dell’esperienza acquisita presso un’agenzia governativa, John Falco è alla guida di un misterioso gruppo di hacker internazionali.  
Cyber security, spie, organizzazioni pirata, nuove minacce del web tra ricatti, brillanti operazioni e dichiarate vendette. 
Attraverso un susseguirsi di casi enigmatici, ai quali è chiamato a cercare soluzioni sempre più rischiose e cariche di imprevisti, il protagonista dovrà cercare di superare anche lo scoglio più duro: rimettere insieme i pezzi della propria vita per trovare finalmente la pace con sé stesso.

Jordan Foresi è autore con Jack Caravelli de: Il califfato nero e La minaccia nucleare (Nutrimenti) e I segreti del cybermondo (De Agostini). Oliviero Sorbini, esperto di comunicazione socio-istituzionale, ha firmato il romanzo Il racconto di Jadib (Liberi)

Sophie van Llewyn “Bottigliette” presentazione e con la recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

La recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

Sophie van Llewyn recentemente intervistata (Il Venerdì La Repubblica, 1 gennaio 2021), racconta dove e da cosa sia partita l’idea del suo romanzo e più precisamente, quando le viene chiesto come mai abbia avuto voglia di parlare degli anni Settanta nel proprio paese d’origine, la Romania, in un periodo storico travagliato dalla dittatura di Ceausescu, risponde che tutto ha avuto inizio dall’immagine di una giovane donna in attesa di essere interrogata nella stanza dei servizi segreti che nasconde nella propria borsa un piccolo oggetto prezioso per le autorità. Forse per questo il suo romanzo ha ad un certo punto una svolta magica…

Cresciuta nella Romania del post Ceausescu, siamo nel 1989, non le sono mancate né le storie né gli aneddoti legati al periodo della dittatura né le conoscenze ravvicinate del folclore locale ricco di riti e superstizioni.

Da Keller Editore

Nella Romania degli anni Settanta, oppressa dal regime comunista di Nicolae Ceaușescu, i giovani sposi Alina e Liviu, entrambi insegnanti, si ingegnano a incanalare come meglio possono la propria vita nelle strettoie della dittatura. Ma un giorno il fratello di Liviu fugge all’Ovest e, poco dopo, Alina si rifiuta di denunciare una sua piccola allieva per il possesso di una rivista proibita. La coppia entra così nel mirino delle forze governative, e le loro rispettive carriere, insieme al matrimonio, cominciano a sgretolarsi. Non resta che scappare dunque, anche per provare a salvare quel che resta della loro felicità.
Con una madre che non la appoggia e la Securitate determinata a distruggere le loro vite, Alina decide di rivolgersi a zia Theresa, moglie di un importante esponente del partito e depositaria di antichi e magici rituali popolari… [—]

L’AUTRICE

Sophie van Llewyn è nata e cresciuta a Tulcea, nel sud-est della Romania, vicino al delta del Danubio. Al termine degli studi si è trasferita in Germania dove vive e lavora in ambito medico. Scrive in lingua inglese. Bottigliette, il suo romanzo d’esordio, è costruito come una flash fiction ed è stato candidato al Women’s Prize, al Republic of Consciousness Prize e al People’s Book Prize.

Baltasar Gracián “Oracolo manuale ovvero l’arte della prudenza” presentazione

Torna in libreria per Adelphi, corredato da un saggio di Marc Fumaroli, Baltasar Gracián “Oracolo manuale ovvero l’arte della prudenza” che si presenta da solo nella premessa “Al Lettore”: Né leggi per il giusto, né consigli per il sapiente; eppure nessuno ha mai saputo abbastanza per sé stesso. Mi dovrai di una cosa perdonare e di un’altra ringraziare: l’aver chiamato “oracolo” quest’epitome di consigli per vivere felicemente, poiché lo è, sia nella sentenziosità che nella concisione[…]

Pubblicato per la prima volta nel 1647 a Huesca, una delle  tre province in cui è suddivisa l’Aragona, è opera di Baltasar Gracián, teologo gesuita e scrittore: trecento aforismi che conobbero un consenso diffuso, scritti “per affrontare i pericoli e le insidie di un mondo degradato. Non una regola, ma uno stile, sorretto – come si legge nella presentazione del volume nel catalogo Adelphi – dalla conoscenza di sé e degli uomini, dall’eleganza delle maniere e dal gusto raffinato, dal sapere enciclopedico e dalla sobrietà del giudizio, dalla più complicata e calibrata riservatezza”.

Un esempio nella citazione dell’aforisma numero 4:

Il sapere e il coraggio conferiscono pari grandezza

“Rendono immortali, dal momento che lo sono; più si sa, più si è, e tutto può il saggio. Uomo senza conoscenze, mondo al buio. Senno e forza, occhi e mani; senza coraggio è sterile la sapienza”.

e dell’aforisma 33:

Sapersi sottrarre

“Perché se saper dire di no è una grande lezione del vivere, ancora maggiore sarà quella di saper dire di no a sé stessi, agli affari, alle persone importanti. Esistono occupazioni devianti, tarli del tempo prezioso, ed è peggio occupare sé stessi in stupidaggini che non far niente. Non basta per chi è accorto non essere messo in mezzo; occorre fare in modo che non lo mettano in mezzo. Non si deve essere di tutti al punto da non essere più di sé stessi. Neppure degli amici occorre abusare, né volere da loro più di quanto possano concedere. Il troppo è sempre dannoso, e soprattutto nei rapporti con gli altri. Con quest’accorto equilibrio meglio si conserva la stima e il gradimento di tutti, perché non s’intacca la preziosissima decenza. Esser dunque caratteri liberi, amanti delle buone scelte e mai peccare contro la fedeltà al nostro buon gusto.

[…]Nessuno poteva prevedere che quei trecento aforismi avrebbero esercitato in Europa – grazie soprattutto alla traduzione-travisamento di Amelot de la Houssaie, dedicata a Luigi XIV nel 1684 – un’influenza immensa, sino a diventare un classico dell’educazione del gentiluomo, amato da Schopenhauer (che volle tradurlo) e apprezzato da Nietzsche. Ma che cos’era in realtà l’Oracolo manuale (cioè ‘maneggevole, di facile consultazione’)? Per capirlo, non abbiamo che da affidarci a Marc Fumaroli, il quale, in un illuminante saggio, ci rivela come l’Oracolo, trasformato da Amelot in una collezione di tattiche mondane, fosse qualcosa di infinitamente più audace e innovativo. Fondandosi sulla lezione della saggezza antica e sull’umanesimo teologico della Compagnia – sulla fiducia, dunque, nella cooperazione della natura e della grazia –, in opposizione al rigorismo giansenista, con quel libretto dallo stile conciso e concentratissimo Gracián intendeva infatti offrire alle grandi anime libere un viatico per affrontare vittoriosamente i pericoli e le insidie di un mondo degradato – e per imprimere il loro marchio nella vita politica e civile.[…] ( dal Catalogo Adelphi)

Catherine Dunne “La metà di niente” recensione di Salvina Pizzuoli

LA METÀ DI NIENTE

Romanzo d’esordio di Catherine Dunne, irlandese, pubblicato per la prima volta nel 1997. “La metà di niente”, titolo originale In the beginning, ambientato a Dublino, tra le pareti domestiche della famiglia Holden, padre, madre e tre figli. È lì che si apre la pagina amara quanto inattesa, datata “Lunedì 3 aprile 1995; ore 8.00” che darà inizio al romanzo: Ben, il marito, confessa a Rose, indaffarata come sempre in cucina, di non amarla più. Ha la valigia pronta, sta partendo, sta per lasciarla per sempre. Articolato in quattro parti, nelle prime si due alternano i fatti del momento con flashback dei vent’anni trascorsi insieme; è così che il lettore viene introdotto nelle vite dei personaggi principali, prevalentemente in quella di Rose che li vive dimentica di se stessa e dei suoi bisogni, annullata a perseguire un preciso intento più come madre, moglie, perfetta donna di casa, accudente la nidiata e il compagno impegnato nel lavoro. Il mondo di Rose crolla, il pilastro attorno al quale ruotava e si appoggiava la sua esistenza non c’è più, anche a livello economico. Dolore, disillusione, perdita dei contorni e dei confini dentro i quali si era fino ad allora definita, ma anche rabbia.

Rose sentiva che non aveva diritti. Non era più la metà di una rispettabile, solida coppia borghese. Era la metà di niente

Ma ci sono le realtà con cui fare i conti, i tre figli e i loro bisogni, materiali e affettivi. E così giorno dopo giorno, tutta l’azione si concluderà nel 1996, a un anno di distanza, Rose scoprirà se stessa, imparerà a rivalutarsi, superando anche traversie economiche e insieme quella di non aver mai conosciuto appieno la persona con la quale aveva condiviso tanti anni della propria vita e la nascita dei figli. Un romanzo datato e ambientato nella cattolicissima Irlanda dove il divorzio è divenuto legge solo nel 1997, una storia triste, occorsa a molte coppie, una storia al femminile dove si coglie l’invito, sottolineato nel finale, a guardare positivamente al domani, anche partendo da situazioni traumatiche, e a non inaridirsi in un ideale borghese e cattolico stereotipato, abbandonandosi ad una routine che di fatto mina loro stesse e le relazioni di coppia.

La coscienza di aver fatto degli sbagli, di aver avuto torto, di aver contribuito inconsapevolmente alla fine del loro matrimonio le diede una forza improvvisa. Poteva far fronte alla situazione […] Il fatto di sapere dove dirigere la sua rabbia le diede uno straordinario senso di forza. Una forza riassunta nell’espressione preferita della madre Ogni giorno ha la sua pena, quanto basta per arrivare a sera

Kawaguchi Toshikazu “Basta un caffè per essere felici” presentazione

Kawaguchi Toshikazu, nato a Osaka nel 1971, è un regista teatrale e a 44 anni si è cimentato per la prima volta nella narrativa riscuotendo un notevole successo con “Finché il caffè è caldo” di cui propone un sequel, il secondo capitolo della quadrilogia dove ovviamente non manca un nuovo caffè, ma speciale, perché “Basta un caffè per essere felici”. I personaggi sono ancora una volta alle prese con una fase o un episodio della loro vita di cui portano profondo il rammarico e pensano di porvi pertanto rimedio tornando indietro nel tempo, anche se conoscono la regola, il passato non si cambia, ma si può rivivere il momento in cui si sono prese decisioni giudicate in seguito sbagliate e alle quali ricondurre la propria infelicità: Gotaro, Yuchio, Kaausuki e Kiyoshi devono farsi perdonare e perdonare a se stessi di non aver fatto come in seguito sarebbe sembrato loro più giusto. Un sequel in cui si sciolgono i molti misteri lasciati in sospeso nel primo. Una nuova favola magica che vuole aiutarci a guardare avanti senza rimpianti.

Dello stesso autore:

Finché il caffè è caldo