e’Giungla Gialla: La Giungla di Mursia diventa più fitta e Amazonica

 Nasce e’GIUNGLA GIALLA solo per Kindle

Dichiara l’editore Fiorenza Mursia: «La collana Giungla Gialla è un successo di vendite e di appassionati che ci seguono ogni mese. Abbiamo fidelizzato il pubblico così tanto che ci arrivano molte proposte, e di buon livello. Per questo abbiamo deciso di dare un segnale ulteriore, un segnale forte al nostro pubblico: abbiamo creato e’Giungla Gialla, una costola di Giungla Gialla solo in formato Kindle per offrire i nostri libri a un maggior numero di lettori grazie al prezzo vantaggioso, e per riuscire ad arrivare in modo sempre più capillare a tutti gli appassionati di Giallo che con i nuovi eBook potranno viaggiare in giro per l’Italia, alla scoperta del crimine e della bellezza del nostro Paese».

I primi due titoli della collana

GIORGIO MAIMONE, SOLE SU BRERA: La prima rovente indagine milanese di Filippo Marro

Primo titolo di una trilogia

Pagg. 182, prezzo 2.69.

Luglio 2023. Milano, Brera, il quartiere degli artisti. Il solleone brucia, la voglia di lavorare evapora come il sudore ed evapora anche Francesca Mauri, 20 anni. I genitori si rivolgono a Filippo Marro, detective spiantato che di malavoglia accetta l’incarico. Tariffa? La solita: 200 euro al giorno più le spese. Fuga?

Rapimento? Delitto? Che fine ha fatto la ragazza? I contorni sono confusi, e poi, soprattutto, se fugge, da cosa fugge? Tra una sosta in enoteca, un aperitivo in un wine bar e il ricordo struggente di un amore sbagliato, l’investigatore ricostruirà con pazienza (e una buona dose di fortuna) la trama del caso. Filippo Marro è un nome che vi suona familiare? Avete ragione, perché a casa ha la collezione completa delle avventure di Philip Marlowe, il detective nato dalla penna brillante di Raymond Chandler. Non è un clone, a Filippo Marro manca tanta ambizione, è solo un garbato, divertito omaggio. Marro, come Marlowe, è un personaggio che rimane fedele a sé stesso, non cambia, non si evolve, non cede mai all’amarezza del tempo, ma si farebbe uccidere per la battuta giusta. Disincantato e crepuscolare, eppure a suo modo idealista, Filippo Marro conosce l’amore di cui conserva le cicatrici, viene tradito e deluso dagli amici e dalle donne, ma non si arrende. Neanche quando per le strade di Brera la temperatura sfiora i 40 gradi e una mano assassina lo aspetta al varco.

Giorgio Maimone (Vedano Olona 1953) milanese, è stato caporedattore del “Sole 24 ore” per venti anni e ha partecipato come autore a programmi Mediaset. Con Mursia, nella collana Giungla Gialla, ha pubblicato MacerieGreta e Marlon e la strage delle lucciole scritto con Erica Arosio.

GABRIELE CANTELLA, IL SANGUE DI GIUDATutti abbiamo una scelta? In una Gela osservante e dissacrante, Giovanni Alma cerca una risposta

Pagg.178, prezzo 2.69.

Sotto una pioggia fitta e ostinata, che in aprile a Gela non s’era mai vista, un serial killer invisibile e spietato semina la sua scia di morte e terrore. I delitti del misterioso assassino appaiono ancor più inquietanti perché compiuti in chiesa, durante la Santa Messa, nella Settimana di Pasqua. Accanto ai corpi senza vita delle vittime, trenta pezzi d’argento e un santino raffigurante una delle stazioni della Via Crucis. Mentre la Polizia insegue un fantasma al quale non riesce a dare un nome e un volto, l’investigatore privato Giovanni Alma indaga parallelamente alla ricerca del colpevole e delle ragioni che hanno armato la sua mano. L’indagine sui delitti del serial killer della Via Crucis, così lo ha ribattezzato la stampa, diverrà per Giovanni Alma un’indagine su sé stesso, un’occasione per ritrovare quel senso che nella sua vita sembra ormai perduto da quando lei se n’è andata. La morte ha spezzato la vita di Marella e interrotto quella di Giovanni Alma, che si è condannato all’esilio dal mondo dei vivi, vagando senza titolo in quello dei morti, alla ricerca di un’ombra muta e invisibile.

Gabriele Cantella, siciliano, ma da anni a Milano per studio, lavoro e scelta di vita, si occupa di comunicazione. Ha studiato Legge, ma poi cede a quella che era sempre stata la sua prima e più genuina passione: la scrittura. Così diventa giornalista a tempo pieno e scrittore nel tempo che rimane. In un’altra vita, forse, avrebbe fatto il detective e, chissà, magari anche da questo desiderio mai realizzato nascono i suoi personaggi e le loro storie nella cornice di un giallo forse un po’ atipico, dalle atmosfere Hard Boiled, rivisitate in una chiave più intima e personale, e trasferite nella Sicilia di oggi.

Fabio Delle Donne “Cannoli e delitti. La Sicilia del commissario Lo Tufo”

Dopo l’anno trascorso a Napoli, raccontato nel primo volume della serie “Sfogliatelle e delitti”, il commissario Vincenzo Lo Tufo si trasferisce in Sicilia.

In questa edizione illustrata l’autore ci accompagna per le strade della Sicilia, fra le quali Lo Tufo si imbatte in crimini ma anche in gustose pietanze della cucina siciliana. 

Il commissario, di origini calabresi, è un’ottima forchetta, anzi si potrebbe dire che è un gran mangione, e sull’isola troverà pane per i suoi denti. Durante l’anno si imbatterà in diversi casi da risolvere, tra assassini da scovare e boss da arrestare. Tra un caso e l’altro il libro propone disegni dei luoghi raccontati e ricette dei piatti gustati dal protagonista nelle sue avventure, scelte e scritte dall’altra autrice: Eleonora Baluci.

Al termine di Cannoli e delitti si scoprirà già la prossima meta: nel terzo volume della serie Lo Tufo tornerà a casa in Calabria, nella terra in cui è nato.

Visto il successo del primo volume, il viaggio di Lo Tufo non poteva che proseguire, in questo originale connubio tra il mondo del giallo e quello dell’enogastronomia.

L’Indice

La Quarta di copertina

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Sfogliatelle e delitti. La Napoli del commissario Lo Tufo

Fruttero e Lucentini “Enigma in luogo di mare”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Un giallo del 1991, datato, prezioso perché come tutte le cose preziose è esemplare e unico. Per oggi forse troppo lento, ma con tanti aspetti positivi che controbilanciano: orchestrato e studiato  anche nei particolari, impeccabile e creativo nell’uso della lingua.

Una carrellata, spesso ironica e sferzante, di tipi umani, tutti protagonisti, raffigurati all’ “interno” di un luogo particolare, quella pineta nel testo denominata della Gualdana, nei pressi di Castiglione della Pescaia, con i suoi 18300 pini piantati nel lontano Settecento per volontà delle studioso Ximenes a protezione del litorale dal vento e dalla salsedine: a Roccamare , alla vigilia di Natale.

Pennellati nella loro quotidianità di vizi e di virtù. Si apre con una situazione che potrebbe diventare essa stessa “gialla” ma che al contrario si risolve per dilatarsi nel tempo e nei luoghi all’interno e nei dintorni, lentamente, ma in modo gustoso, dove il periodare e la lingua, precisa, di piacevole scorrevolezza, immaginifica ed evocativa sa catturare l’attenzione del lettore che ad un certo punto si muove come uno di loro, tra amici e conoscenti, simpatici e antipatici.

Una riscoperta, grazie al volume di Alberto Riva “Ultima estate a Roccamare” un saggio che mi ha trasportato nel tempo alla ricerca di quelle lontane letture e convinto a ripresentarle e tra queste anche Palomar di Calvino di prossima pubblicazione

La copertina della prima edizione

Giancarlo De Cataldo “Colpo di ritorno”, presentazione

Mentre stappava il terzo Franciacorta, Manrico annunciò a Deborah, Orru, Vitale e Brunella che il merito della risoluzione del caso era di Čajkovskij.

In Colpo di ritorno ritroviamo l’aristocratico e melomane  pm romano, Manrico Leopoldo Costante Severo Fruttuoso Spinori della Rocca dei conti di Albis e Santa Gioconda, impegnato in un nuovo caso dopo quelli della trilogia Io sono il castigo, Un cuore sleale, Il suo freddo pianto.

Capomagli Giuseppe, in arte Mago Narouz, è stato assassinato nella sua casa di Trastevere con un oggetto contundente che gli ha sfondato la testa. Il caso è delicato, proprio perché il mago aveva strettissimi legami con la Roma che conta, a cui distribuiva a richiesta soluzioni in amore, vincite e carriera con filtri e numeri al lotto vincenti:. È proprio per questo motivo che il procuratore Gaspare Melchiorre affiderà il caso a Manrico Spinori ritenendolo il più idoneo a trattare con le dovute precauzioni una materia difficile evitando le strumentalizzazioni. Così Manrico erediterà il caso insieme alla sua squadra tutta al femminile: sarà poi in parte merito dell’ispettrice Deborah Cianchetti ma anche della di lui eccentrica madre e della lirica, anche se in un primo momento non era riuscito a inquadrare l’opera di riferimento, se il puzzle troverà la composizione definitiva.

“[…]Manrico Spinori ha come l’impressione di girare a vuoto, e talvolta perfino di essere manipolato. Poi, proprio quando la situazione pare sul punto di sfuggirgli di mano, un suggerimento inaspettato gli permette di tirare i fili dell’ingarbugliata matassa. A rimanere un groviglio, in compenso, sono le vite private di Manrico e dei membri della sua squadra, interamente composta da donne. Soprattutto quella dell’ispettora Deborah Cianchetti, elemento dal pessimo carattere eppure utilissimo se invece del fascino e del savoir-faire occorrono metodi piú spicci”.( dal Catalogo Einaudi)

Dello stesso autore su tuttatoscanlibri

Io sono il castigo

Un cuore sleale

Il suo freddo pianto

Cristina Cassar Scalia “La banda dei carusi”, presentazione

Gradito ritorno di Vanina, la vicequestore palermitana nata dalla bella penna della Scalia, perché ci era proprio mancata: un personaggio ben riuscito e non solo come poliziotta.

In questo settimo romanzo, la vicequestore Guarrasi detta Vanina, è alle prese con un caso che l’accora per più aspetti: il tornare a indagare su possibili legami con la mafia e la conoscenza diretta della vittima, uno dei “carusi” di don Rosario Limoli con il quale ha stretto amicizia per il lavoro encomiabile che svolge e di cui l’ucciso, Thomas Ruscica, era uno dei più convinti collaboratori: recuperare i ragazzi tossicodipendenti e del difficile quartiere di San Cristoforo. Un caso intricato i cui maggiori indizi paiono convergere verso la  medesima persona.

E il lettore rientra nel mondo di Vanina: il divano grigio, le notti insonni, gli amici e i collaboratori, le leccornie che Bettina, la sua padrona di casa nonché confinante, sa preparare e che le lascia abbondanti a tutte le ore nella disordinata giornata della poliziotta quando è alle prese con un caso. Catania sullo sfondo, luoghi e paesaggi che stanno diventando familiari come le figure con cui la vicequestore collabora e lavora: Patané, ormai insostituibile, Spanò, ma anche Lo Faro e i nuovi aggiunti, come i modi di dire e le “catanesate”, e gli immancabili  viaggi continui a Palermo e quei legami con il passato che non riesce a sciogliere sebbene nella distanza.  

“In una mattina di aprile, alla Playa, l’unica spiaggia sabbiosa di Catania, viene scoperto il cadavere di Thomas Ruscica, qualcuno lo ha ucciso con un colpo di rastrello alla testa. Thomas era uno dei «carusi» di don Rosario Limoli, parroco di frontiera che opera nel difficile quartiere di San Cristoforo. Vanina lo conosceva: un ragazzo con una famiglia e un passato pesanti alle spalle, però determinato a rifarsi una vita e ad aiutare altri come lui. Criminalità organizzata o delitto passionale?”(dal Catalogo Einaudi)

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Sabbia nera

La logica della Lampara

Il talento del cappellano

L’uomo del porto

La salita dei saponari

La carrozza della santa

Il Re del gelato

Scalia, De Cataldo, De Giovanni, Tre passi per un delitto

Le stanze dello scirocco

La seconda estate

Daniela Alibrandi “Delitti sommersi”, recensione di Salvina Pizzuoli

Un giallo ambientato nelle acque sotterranee di Roma nella primavera del 1985. La caccia a un serial killer è l’occasione per scoprire una Roma sconosciuta e affascinante (da Morellini Editore)

Il Commissario Rosco ritorna nelle pagine di Daniela Alibrandi nel nuovo  poliziesco ambientato in una Roma inusitata e sconosciuta, una Roma sommersa, con laghi sotterranei di acque limpide e cangianti, che pochi conoscono “sotto al traffico della Gianicolense […] la grotta grande misura circa 700 metri quadri e il lago è alimentato da una fonte naturale, […]  Il bacino gigantesco, sormontato da un soffitto altissimo e a volta che non incupiva affatto il colore dell’acqua cristallina, di un azzurro che tendeva al verde. Quasi un topazio incastrato nelle viscere della terra”, ma teatro di violenza e di morte.

Una città sconosciuta ai più, tutta da scoprire tra le pagine che la descrivono anche nei diversi luoghi inimmaginabili sotto la superficie di un  intrigo di strade e di traffico, e di monumenti e chiese.

Non manca nessuno della squadra, tutti pronti a seguire le indagini con il loro amato commissario ora felicemente sposato e padre innamorato del piccolo Roberto.

Ingredienti già interessanti cui si aggiungono vicende personali dei membri della squadra di Rosco, il mondo sordido dell’usura, delle sue vittime e dei suoi carnefici, delitti, morti violente, non sempre imputabili alla stessa matrice, che interverranno a complicare le indagini; un omicida seriale, un maniaco che ha fatto dell’assassinio il proprio personale piacere dentro un perseguito disegno di vendetta, il tutto sottolineato dalle scritte in corsivo che concludono alcuni capitoli e che nel corso della lettura accendono la suspense.

C’è una giustizia che conosco solo io, ed è quella dell’acqua. L’acqua lava, purifica, scioglie e soffoca, ama e odia, in lei tutto si compie, dall’inizio e senza una fine. Fresca, profonda, insospettabile, in lei il giusto rinasce, il colpevole perisce

Ancora una volta l’Alibrandi ha saputo dosare il racconto degli avvenimenti intercalandolo con le vicende umane legate ai diversi personaggi, con l’ambientazione in una città luminosa nella primavera incipiente, una Roma amata e conosciuta anche nei suoi anfratti sotterranei, con la presentazione di protagonisti ben cesellati e nel sembiante e nel carattere. Un mix ben riuscito e accattivante.

Un poliziesco che, come tutti quelli che meritano l’etichetta, vedrà alla fine la soluzione del caso, intricato e sotterraneo come l’ambientazione che lo ospita. E ancora una volta il Commissario Rosco e la vice ispettrice rivivranno lo scontro, in alcuni momenti plateale, tra logica presunzione e intuito. Un nuovo caso che come l’autrice ci ha ormai abituato si conclude in modo inatteso e con un supplemento di verità.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

“Quelle strane ragazze”

“Nessun segno sulla neve”

“Una morte sola non basta”

“Un’ombra sul fiume Merrimack”

“Il bimbo di Rachele”

Daniela Alibrandi la trilogia ambientata a Roma

“I misteri del vaso etrusco”

Daniela Alibrandi in Racconti racconti racconti: corti, con brivido, fantastici

Antonio Manzini “ELP”, presentazione

ELP, la nuova e molto ricca trama di Antonio Manzini, è particolarmente narrativa e mette sotto un unico segno due casi e due inchieste. Le riunisce lo sfondo di calda attualità sociale. Anche il brusco vicequestore è più ombroso e stanco, sente più acutamente quanto importante sia l’amicizia, e deve investire nell’indagine tutta la sua irruente e sincera passionalità, e tutta la tenerezza della sua invincibile malinconia.(dal Catalogo Sellerio)

L’attualità sociale, come si legge nella presentazione sul Catalogo Sellerio, si lega a entrambe i casi: quello di violenza domestica del valligiano Bobo Novailloz nei confronti della moglie Monica, che Rocco sistemerà in modo non troppo ortodosso, come spesso gli capita, ma quando poi l’uomo viene ritrovato ucciso in una piazzola ai confini con la Svizzera, la faccenda assumerà altre prospettive che si aprono a ricerche dai più prossimi contatti dell’ucciso fino a molto altro delineando aspetti e ramificazioni di interessi.

Nell’altro, la sigla ELP che dà il titolo al romanzo, identifica un’associazione ambientalista, l’ Esercito di Liberazione del Pianeta, che si muove con forme di protesta curiose nei confronti di quanto causato dall’uomo, dalle multinazionali, dai loschi affari che angustiano il nostro mondo. Manifestazioni che ad un certo punto evidenzieranno un comportamento anomalo e violento da parte degli ambientalisti che travalica i buoni propositi, fino allo scoppio di una bomba che uccide il titolare di una ditta di pellami della valle. Da questo episodio eclatante nascono le domande di riflessione di Rocco su quanto accaduto: tanti i personaggi intorno ai due delitti di Bobo Novailloz e del titolare della CDC Simone Ferrazzi. fino a convincersi a richiamare da Roma Brizio e Furio suoi fidati amici che, come lui, non si mostrano titubanti ad intervenire con modi non sempre dentro la legalità ma capaci di risolvere. Oltre i due casi la ridda di situazioni personali e degli uomini della squadra: dai problemi di cuore al processo che vedrà imputato Italo. Come sempre una trama densa e “particolarmente narrativa”

Antonio Manzini, scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato Sangue marcio, La giostra dei criceti (del 2007, riedito da Sellerio nel 2017), Gli ultimi giorni di quiete (2020) e La mala erba (2022). La serie con Rocco Schiavone è iniziata con il romanzo Pista nera (Sellerio, 2013) cui sono seguiti La costola di Adamo (2014), Non è stagione (2015), Era di maggio (2015), Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (2016), Pulvis et umbra (2017), L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone (2018), Fate il vostro gioco (2018), Rien ne va plus (2019), Ah l’amore l’amore (2020), Vecchie conoscenze (2021), Le ossa parlano (2022) e ELP (2023). In altra collana di questa casa editrice ha pubblicato Sull’orlo del precipizio (2015) e Ogni riferimento è puramente casuale (2019).

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Le ossa parlano

Vecchie conoscenze

Gli ultimi giorni di quiete

Rien ne va plus

Ferdinando Albertazzi e Sebastiano Ruiz Mignone, “Neve rossa”, Chiaredizioni

Un giallo mozzafiato dove l’amicizia non ha differenze di età

Illustrazioni di Valeria Troncarelli

Età 10+ YOUNG MISTERY NARRATIVA 

pagine 160, prezzo 14,90 €

Un giallo per ragazzi (10+) scritto a quattro mani da due grandi autori, Ferdinando Albertazzi, scrittore, saggista, giornalista, firma di riferimento per bambini e ragazzi e Sebastiano Ruiz Mignone, uno dei più brillanti autori della letteratura per ragazzi italiana e sceneggiatore di cinema.

Albertazzi e Ruiz Mignone danno vita a un thriller mozzafiato in cui in primo piano c’è la grande amicizia tra un ragazzino (amante della letteratura e dei film d’azione) e un adulto. Una stima reciproca, un sostegno incondizionato, che lega il commissario Lafortezza, che indaga sui casi di omicidio, e il figlio della sua compagna: insieme si attiveranno per risolvere gli efferati omicidi che inquietano  Torino.

La trama: Vlady, 13 anni, appassionato di cinema e di romanzi di avventura, ha occhi e mente da detective. Del resto, con la madre poliziotta e lo “zio” Lafortezza commissario… Curioso e scanzonato, gironzola spesso per le vie del centro della sua Torino, dove un giorno si imbatte nell’ombra che imporrà una svolta del tutto imprevista e mozzafiato alle sue giornate. Sotto Natale, le strade sfolgoranti di luci e le vetrine dei negozi come piccoli luna-park, una figura nebbiosa difatti si aggira seminando paura e morte. Due ragazzi dell’età di Vlady sono le prime vittime, e altre ne seguono a raffica. Il commissario Lafortezza e il suo braccio destro Vlady si rimboccano subito le maniche per dare un volto al serial killer, schivando silenzi complici, agguati, depistaggi e bastoni tra le ruote. Età di lettura: da 10 anni.

Dal Prologo:

«Nella neve, su una slitta trainata da otto renne più l’immancabile Rudolph, la renna illuminante, c’è lui, faccione rubicondo seminascosto dalla barba bianca e sacco extralarge di regali. Ma dev’essere per forza così, Babbo Natale? «Buon Natale e Felice Anno Nuovo», lesse, infastidito. Tra “buono” e “felice” non avrebbe saputo dire quale l’indispettisse di più. Non poteva nemmeno immaginare che cosa avrebbe provocato, quella cartolina azzurra che se ne stava là sulla scrivania e lo sfidava. Ironia della sorte, quel luccicante biglietto d’auguri non era per lui: il fastidio stava montando in odio. Come poteva, quel semplice cartoncino, provocarne così tanto? Aveva fatto “una vita da mediano, a recuperar palloni per chi finalizza il gioco”, proprio come canta il “bestrocchettaro” Luciano Ligabue. “Fin che ne hai stai lì”, recita poi la canzone. Lui ne aveva, ma fin sopra i capelli, di starsene lì. Era venuto il momento di schiodarsi, di prendersi non le vendette, ma le sacrosante soddisfazioni che gli spettavano. Con una mossa fulminea, da rapace, afferrò quel pezzetto di cielo, se lo cacciò in una tasca del cappotto, uscì sbattendo la porta. E si spalancò l’inferno

FERDINANDO ALBERTAZZI Torinese di Bologna, firma per i bambini la fortunata serie di Camilla, sul proscenio da più di vent’anni e tradotta in diversi Paesi. Il suo primo giallo – noir per i ragazzi è stato Nomincodice: Nessuno, del 1993. Ne sono seguiti diversi altri, tra cui Il correttore di Destini (2005), Scomparso (2015) e Il costo dei sogni (2019). Nei romanzi per ragazzi affronta sentimenti di forte spessore, decisivi nel percorso di formazione. Collaboratore di Tuttolibri, settimanale culturale di La Stampa, dalla fondazione, con articoli sulle letture per bambini, adolescenti e ragazzi. Collabora inoltre a Pepeverde, periodico specializzato in Letture e Letterature Giovanili, con articoli e interviste ad ampio spettro.

SEBASTIANO RUIZ MIGNONE nasce a Santo Stefano Belbo, un paese delle Langhe, il 7-12-47, ma è torinese di adozione. Insegnante di Lettere, pittore e sceneggiatore di cinema, diviene scrittore per ragazzi con il libro Guidone mangiaterra e gli sporcaccioni col quale vince il Premio Andersen. Altri Premi tra cui il Premio Cento e un secondo Andersen. Ha pubblicato più di 90 libri con i maggiori editori italiani ed esteri. I suoi libri sono pubblicati in una quindicina di paesi stranieri (Francia, Germania, Brasile, Corea, Spagna, Turchia, Grecia…). Preferisce il genere umoristico, avventuroso e surreale ma, a volte, scrive storie di maggiore impegno con temi come la malattia, la vecchiaia e la morte. 

L’editore: Chiaredizioni è una casa editrice abruzzese nata nel 2017, che negli ultimi anni si è specializzata in editoria illustrata per bambini e ragazzi. Fondata e diretta da Arturo Bernava, fa parte del Gruppo Editoriale Il Viandante-Chiaredizioni. Pubblica libri per tutti i tipi di lettrici e lettori, dagli albi, libri illustrati, graphic novel e romanzi storici con le collane Chiara Kids (5+), Chiara Young (10+), Chiara Young Adult (13+). La distribuzione è affidata a Messaggerie. Leggere un libro Chiaredizioni significa immaginare un gruppo di lavoro che crede nel fattore umano attraverso il confronto e l’ascolto reciproco.

Gino Carlomagno “Il segno della vendetta”, NeP Edizioni

NeP Edizioni

Un ritorno tanto atteso, quello dell’ispettore Gregòri, protagonista di una fortunata serie di romanzi gialli edita da NeP edizioni, particolarmente apprezzata da lettori e critica.

La presentazione ufficiale della novità editoriale è prevista domenica 21 maggio alle ore 15:00 presso il Salone Internazionale del Libro di Torino, allo stand P22 di NeP edizioni.

Questa volta, durante una vacanza in Basilicata con la sua famiglia, l’ispettore si troverà coinvolto in un’indagine e, solo grazie alla sua abilità di analizzare ogni minimo dettaglio, riuscirà a giungere alla esatta dinamica di quanto accaduto e a individuare i responsabili, assicurandoli alla giustizia.

Forte della sua ricca produzione letteraria e della sua familiarità con il romanzo poliziesco, la scrittura di Gino Carlomagno tratteggia con abilità personaggi e situazioni, oltre a rendere con arguzia sfumature e paesaggi.

Scenari unici, come le Piccole Dolomiti Lucane o alcuni fra i borghi più belli d’Italia, come Pietrapertosa e Castelmezzano, baluardo saraceno il primo, presidio normanno il secondo, dove è possibile vivere l’esperienza adrenalinica del Volo dell’Angelo, sospesi nel vuoto con un cavo d’acciaio.

Pagina dopo pagina, il lettore tratterrà il fiato fino all’ultimo, quando intuito, costanza e perspicacia finiranno per portare ai risultati tanto sperati.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Misteriosa morte nella Tuscia

Walter Veltroni “Buonvino tra amore e morte”, presentazione

Quarto della serie con il commissario Buonvino, dopo Assassinio a Villa Borghese, Buonvino e il caso del bambino scomparso e C’è un cadavere al Bioparco, ritroviamo il protagonista alle prese con un attentato che lo riguarda direttamente: nel momento di convolare a giuste nozze, nel momento del sorriso e della piena realizzazione di una decisione attesa, le note felici vengono spezzate da colpi cupi e stonati, come si legge nell’incipit

Su una sedia, appoggiato quasi fosse un quadro della Contemporanea, c’era l’abito bianco di Veronica. Era disteso, come se chi lo aveva posato lì si fosse proposto, con rara gentilezza d’animo, di rispettare la geografia delle pieghe, onorando la funzione che quei metri di stoffa si erano assunti: accompagnare un giorno importante con la leggerezza dei movimenti della seta. Tutto doveva essere lieve, in quel mattino d’estate, così carico di attese e promesse di bellezza. Al termine di un rosario di dolori e sconfitte, il caso aveva voluto che Giovanni e Veronica, anime maciullate dalla vita, si fossero ritrovati davanti all’agente di polizia Portanova, ufficiale di stato civile per un giorno, impegnato a farfugliare formule che la sua miopia, nel viaggio dal foglio tremante che teneva tra le mani alla sua bocca, trasformava in parole senza senso alcuno. Ma i due sposi non se ne curavano. Si tenevano la mano e si sorridevano.[…] Poi erano arrivati quei colpi, come dei mortaretti, ma meno gioiosi, più secchi, più cupi. Un suono che Buonvino conosceva bene ma che lì, in quel momento e in quel clima festoso, era del tutto fuori contesto, insopportabilmente volgare. Quando si era voltato verso Veronica l’aveva vista a terra. Che diavolo ci faceva lì? E poi

Lei in fin di vita e tante domande senza risposta per il commissario: chi aveva voluto attentare alla vita di Veronica? Forse si voleva indirettamente colpire lui stesso?

Ma i colpi di scena non mancano. Mentre il nostro commissario straziato dal dolore cerca risposte, un attentato efferato a piazza di Siena: un uomo crivellato da colpi di proiettile, come davanti ad un plotone d’esecuzione.

Indagando sul passato dell’uomo Buonvino lo ricostruisce  fino ad un evento del 1944 a Roma:

“Mentre la moglie, ancora in coma, lotta tra la vita e la morte, nel commissario nasce presto il sospetto che quelle due vicende possano essere legate da un filo invisibile.” (da Marsilio Editori)

Gli altri della serie su tuttatoscanalibri

Assassinio a Villa Borghese,

Buonvino e il caso del bambino scomparso

C’è un cadavere al Bioparco