Alessandro Barbero “Inventare i libri”, recensione di Salvina Pizzuoli

Alessandro Barbero in questo nutrito saggio “racconta” una pagina, documentatissima e scrupolosa nell’indagine, che definiamo di microstoria dentro cui fanno eco scorci della grande storia.

Quella raccontata in “Inventare i libri” ha come tema portante la nascita a Firenze e a Venezia di due tra le prime e più innovative imprese editoriali. Due i protagonisti, i capostipiti, Filippo e Lucantonio che, da appartenenti ad una modesta famiglia che viveva fuori le mura nell’allora “popolo di Santa Maria d’Ognissanti”, diverranno imprenditori: i Giunti, dei quali l’autore ricostruisce il percorso dal 1427 al 1551.

Oggi il cognome è appannaggio di tutti, ma in quel primo scorcio di secolo XV il cognome apparteneva a chi tramandava beni per eredità, gli altri usavano il semplice patronimico. E la storia del cognome Giunti scopriamo nascere da un nome proprio, Bonagiunta, che i toscani avevano accorciato in Giunta. Un nome ben augurale di una “buona aggiunta” che per quel Giunta e la sua discendenza lo è stata davvero. E nello scorrere la storia di Giunta incontriamo cognomi presenti nella grande storia quando l’atto di acquisto della casa è firmato dal notaio che si chiama Amerigo Vespucci, nonno del più famoso navigatore, e solo per citarne qualcuno: incontreremo ser Bernardo Machiavelli che annota di aver comprato da Filippo di Giunta, due volumi, uno di diritto e uno di storia sul quale possiamo tuttora leggere le annotazioni di suo figlio Niccolò; ma anche un altro grande editore, Aldo Manuzio, autore delle aldine, e non mancheranno incontri con scrittori e papi e sovrani del tempo e scontri armati e guerre che segneranno il cammino dei nostri due protagonisti e della loro attività.

E seguendo i capostipiti scopriamo che Francesco fonderà il ramo fiorentino delle edizioni che poi saranno dette giuntine nel 1456 mentre Lucantonio nel 1457 quello veneziano.

È il catasto fiscale prima e il libro della Decima dopo a fornire particolari importanti allo storico: la crescita e i progressi nell’attività, le scelte editoriali dei componenti originari della famiglia che nel tempo si fregerà di un cognome e la cui attività si espanderà non solo in Italia ma diverrà internazionale. E si potrebbe continuare ancora ma sarebbe un vero peccato togliere ai lettori il piacere della scoperta.

“[…] Inventare i libri è al tempo stesso la minuziosa narrazione della vicenda di due “ragazzi di periferia” divenuti imprenditori di successo e l’affresco di un’epoca straordinaria, in cui guerre e pestilenze decidono le sorti degli uomini, eppure i più grandi artisti del Rinascimento – come il Pollaiuolo, alla cui bottega Filippo Giunti apprende la tecnica della fusione dei caratteri mobili – danno vita alle loro opere immortali, e i libri stampati salvano dall’oblio i classici greci e latini e consentono alle nuove idee di porre le fondamenta del mondo che conosciamo”.(dal Catalogo Giunti)

e anche

Alessandro Barbero, nato a Torino nel 1959, è professore ordinario presso l’Università del Piemonte Orientale a Vercelli. Studioso di storia medievale e di storia militare, ha pubblicato fra l’altro per l’editore Laterza libri su Carlo Magno, sulle invasioni barbariche, sulla battaglia di Waterloo, fino a LepantoLa battaglia dei tre imperi (2010). È autore di diversi romanzi storici, tra cui: Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo (Premio Strega 1996), Gli occhi di Venezia (2011) e Le ateniesi (2015), editi da Mondadori. Per Sellerio ha pubblicato Federico il Grande (2007, 2017), Il divano di Istanbul (2011, 2015) e Alabama (2021).( da Giunti Autori)

Dello stesso autore su tuttatoiscanalibri:

La battaglia di Campaldino

Lamberto Salucco “Manabile semiserio di Excel”

Seconda Parte per utenti bravini

La seconda parte di un manuale che si definisce semiserio, ovvero, scrive Lamberto Salucco, “posso parlare di argomenti seri anche con un tono non serioso”. Fa seguito alla prima Parte per principianti (presentata su tuttatoscanalibri e su Edida)

Dall’ Introduzione

“Eccoci qua. È passato solo qualche mese da quando ero in Francia a scrivere il primo “Manabile Semiserio di Excel” e il mondo è cambiato. Aprile 2020: inizio a scrivere questo secondo volume in una situazione completamente diversa. Sono in giardino a Firenze, il sole inizia a scaldare davvero ma per strada non c’è nessuno. Pare che la quarantena sia più forte della primavera. Ma la vita va avanti e, cercando di guardare il lato positivo delle cose, in fondo è un buon periodo per scrivere: si continua per quanto è possibile a seguire alcuni clienti, le docenze si sono spostate su piattaforme online e ci si può concentrare su progetti che normalmente verrebbero accantonati per mancanza di tempo. Spero quindi che gli argomenti che ho scelto per questo libro, nati come sempre da domande e richieste che mi sono arrivate durante le lezioni, possano essere d’aiuto per gli utenti “un po’ meno principianti”. Generalizzando, potremmo definirlo un livello intermedio in cui si trovano elementi molto eterogenei ma che ritengo fondamentali per utilizzare bene un foglio elettronico”[…].

Il Sommario

Introduzione 01 – Filtro Avanzato 02 – Struttura: Raggruppa, Separa 03 – Subtotali, SUBTOTALE 04 – NonsoloIncollaSpeciale 05 – Funzioni statistiche e matematiche 06 – Formato Celle e Formattazione condizionale 07 – Funzioni di testo 08 – Funzioni di data 09 – Cercare dati 10 – Funzioni database 11 – Tabelle Dati 12 – Funzioni logiche 13 – Tabelle Pivot – Conclusione

Brevi note biografiche

Lamberto Salucco (Firenze, 1972) – consulente informatico (ma laureato in Lettere Moderne), si occupa di marketing (ma solo digitale), social media (ma non tutti), editoria (ma non cartacea), musica (ma detesta il reggae), formazione (ma non scolastica), fake news (ma non è un giornalista), siti web (ma solo con CMS), sviluppo app (ma solo iOS e Android), intelligence informatica (ma solo OSINT), grafica 3D (ma niente CAD), grafica 2D (ma niente Illustrator), Office Automation (ma non gli piace Access).

Carlo Lapucci “Magia e poesia”, Graphe.it Edizioni

Mistero di maghi poeti e di grandi poeti maghi

Pag 204 con illustrazioni in bianco e nero, 15,90 euro.

 Graphe.it

Il poeta

ha in sé la natura del mago

perché è il maestro della parola e delle parole.

Carlo Lapucci, con l’attenzione antropologica che lo contraddistingue, ci conduce nel mondo dei maghi poeti (da Medea alle Sibille, da san Cipriano Nicholas Flamel, senza dimenticare Nostradamus Cagliostro e dei grandi poeti maghi Virgilio Dante in primis) e si sofferma anche su quelle formule che spesso ripetiamo a memoria (come, per esempio, Ambarabà ciccì coccò) per farci scoprire la bellezza insita nei grovigli di parole, suoni e versi.

Il saggio di Lapucci introduce nel mondo della poesia e della magia e, inevitabilmente, nel potere evocativo e creativo del linguaggio, partendo dai primi maghi, filosofi e sapienti, fino agli alchimisti e alle summe creative di Dante Alighieri. Un libro che è anche un magico panegirico sulla bellezza del linguaggio e della parola.

I poeti più antichi partecipavano alla magia perché tra le due cose non c’era poi molta distanza: secondo la visione del tempo il potere della parola si dispiegava nell’espressione poetica che agiva sull’animo dei viventi, come nell’ordine delle cose inanimate che ne sentivano l’influsso che agiva perfino sulla vita minerale. Il verso modulato con la musica comandava il mondo se il vate era veramente signore del canto e della poesia: Orfeo e Merlino, come Dioniso ammansivano le fiere, muovevano le rupi, trascinavano nella danza gli animali e le piante al suono della cetra.

Si pensa che musica e parola siano nate unite e così siano vissute a lungo legate in un nodo magico piegando il cuore umano, lo spirito animale e perfino le forze tremende dell’Oltretomba (C.L.)

CARLO LAPUCCI Vive a Firenze, dove ha insegnato per molti anni. I suoi interessi si muovono nel campo della letteratura, della linguistica e delle tradizioni popolari, incentrati sull’individuazione delle radici profonde della cultura italiana. Con Graphe.it edizioni ha pubblicato: La Vecchia dei camini. Vita pubblica e segreta della Befana (2018), L’arte di fare il cattivo. Ovvero origine, epifanie e metamorfosi dell’Orco (2019) e Gesù bambino nasce. Poesia popolare del Natale (2019).

Due presentazioni in breve:

Katie Kitamura Tra le nostre parole

Audur Ava Ólafsdóttir La vita degli animali

Finalista al National Book Award (2021), indicato dal New York Times tra i cinque migliori romanzi del 2021 arriva in Italia con la traduzione di Costanza Prinetti per Bollati Boringhieri. Un senso di inquietudine e di tensione attraversa il romanzo che ha per protagonista una giovane donna interprete alla Corte Penale Internazionale all’Aia una città in cui prova ad allacciare relazioni che la portino a sentirsi non estranea, lei che nata a Singapore, cresciuta in Francia e poi trasferitasi negli Stati Uniti, è una senza radici. Si trova invece coinvolta dentro i drammi individuali dei nuovi conosciuti.

“Come in un thriller, una forte suspense caratterizza una vicenda dove le motivazioni personali spesso si scontrano contro una realtà molto diversa da come era stata immaginata, e Katie Kitamura è bravissima nello scandagliare i sentimenti e il disorientamento dei suoi protagonisti”(da Bollati Boringhieri)

traduzione di Stefano Rosatti

Un romanzo il cui tema si articola sulla nascita e sull’essere umano in relazione con la complessa dimensione naturale di cui è parte.

Voce narrante è Dýja, ostetrica, come da tradizione familiare, ma soprattutto della zia Fifa che ha accudito negli ultimi giorni di vita e dalla quale ha ereditato l’appartamento in cui vive dove rinviene una serie di scritti con riflessioni sul senso della vita, dell’uomo in rapporto con l’universo e agli altri esseri. Entra così in relazione con il mondo interiore della zia che nei suoi articoli su riviste anticipava molte tematiche relative al rispetto dell’ambiente e delle specie animali e vegetali, dove la luce ha un posto decisivo: la parola più bella nel 2013 in Islanda è stata ostetrica perché il vocabolo nella lingua islandese unisce due termini, madre e luce.

[…]”Dýja occupa l’appartamento che ha ricevuto in eredità da Fífa. Nonostante l’arredamento antiquato e l’impianto elettrico capriccioso, Dýja esita a rinnovare la casa, come se non volesse alterare la patina dei ricordi. Un giorno, in fondo a un vecchio armadio, ha ritrovato uno scatolone pieno di fogli dattiloscritti. La vita degli animaliLa verità sulla luceLa casualità: sono le tre sezioni dell’opera, in apparenza incompiuta, che Fífa ha redatto con il suo tipico stile stravagante, scrivendo di nascita e morte, luce e tenebre, rapporti tra tutte le specie viventi”[…]( dal Catalogo Einaudi)

David Safier “Miss Merkel e l’omicidio nel castello”, presentazione

David Safier, scrittore e sceneggiatore tedesco, in una recente intervista di Raffaele Oriani su il Venerdì di Repubblica (14 gennaio 2022) presenta il suo ultimo giallo che da mesi guida le classifiche delle vendite in Germania, in Italia è stato tradotto e pubblicato da SEM, in libreria dal 13 gennaio: personaggio principale nell’impensabile ruolo di detective c’è proprio la cancelliera Angela Merkel che dopo ben sedici anni da statista viene immaginata dall’autore alle prese con un delitto nella campagna brandeburghese.

“Me la sono immaginata un po’ spaesata – dice rispondendo ad alcune delle domande – ma determinata a iniziare una nuova vita […] Il contesto cambia, ma l’ex cancelliera deve cavarsela con le stesse qualità di arguzia, buon senso e umanità che milioni di tedeschi le riconoscono da decenni”

Anche nel nuovo contesto la protagonista resta una tedesca dell’est, ambientazione che, come dice l’autore, gli ha permesso “qualche incursione nella storia tedesca, a partire dal maniero prussiano del delitto”.

E la storia della detective Merkel non si ferma qui: un secondo romanzo è previsto in uscita a marzo dal titolo “Omicidio al cimitero”.

Dobbiamo stupirci per questa figura di detective che ricorda una nuova “signora in giallo”?

Intanto la sinossi da SEM e alcune note biografiche:

La cancelliera tedesca Angela Merkel è andata in pensione da poche settimane e si è trasferita con il marito e il cane, un carlino di nome Putin, in una regione della Germania settentrionale. Certo, dopo la vita turbolenta e frenetica trascorsa a Berlino e in giro per il mondo, non è facile adattarsi all’esistenza tranquilla di una località di campagna. Per una donna che ha ricoperto un ruolo di grande potere e ha partecipato ai vertici delle élite mondiali, cucinare e fare escursioni non è il massimo. Non solo, ma con il passare dei giorni le tocca anche scoprire che in quell’idilliaco paesino rurale le persone sono spiacevoli come nel grande mondo della politica. E quando il barone Philipp von Baugenwitz viene trovato avvelenato in un sotterraneo del suo castello, in Angela si risveglia una nuova energia. Finalmente le si presenta un problema da risolvere. Supportata dal suo amorevole marito e dalla guardia del corpo, si mette sulle tracce dell’assassino, affrontando molteplici pericoli. Un giallo sorprendente, appassionante e divertente, una lettura accattivante e piena di ironia.

David Safier, nato nel 1966, è uno degli scrittori tedeschi di maggiore successo. I suoi romanzi sono stati bestseller internazionali. In particolare Miss Merkel e l’omicidio nel castello ha occupato le posizioni di testa delle classifiche per molti mesi. David Safier è anche autore televisivo: la sua serie Lolle è stata premiata negli Stati Uniti con l’Emmy Award. Safier vive a Brema, è sposato, ha due figli e un cane.(da SEM Autori)

Maria Dek “Camminando nel bosco”, AnimaMundi Edizioni

Prezzo: 18 euro

Tradotto da Franca Mancinelli

Età di lettura dai 4 anni

Alcune delle illustrazioni del libro


«Nella foresta ci sono pietre rotonde e pigne da raccogliere. Fiori per fare un bouquet. Un giorno ho persino trovato un nido e una piuma di uccello, ma il mio tesoro migliore è una coda di lucertola. Guarda! Un piccolo cervo che scompare dietro un faggio.»

Maria Dek

Camminando nel bosco è uno straordinario invito a scoprire la natura come luogo sia per il gioco immaginativo che per la contemplazione. La foresta prende vita in tutta la sua misteriosa bellezza nelle affascinanti immagini ad acquerello e nel testo poetico di Maria Dek. Un libro come una passeggiata per risvegliare i sensi. Un piccolo pezzo di foresta da avere con te.

Maria Dek (1989) vive e lavora nel parco nazionale di Białowieża (Polonia), nella più antica foresta d’Europa. Si è formata all’Accademia di Belle Arti di Varsavia e all’Università delle Arti di Londra. I suoi libri illustrati sono stati tradotti in cinque lingue e hanno ricevuto importanti riconoscimenti. Conduce laboratori di illustrazione per bambini in tutta Europa. Tra i suoi libri: En Forêt (2016), Quand Je Serai Grand (2016), La Souris Qui Voulait Faire une Omelette di Davide Calì (2017), Mais où a filé Malo la Musaraigne? (2018), Voilà la Pluie (2018).

Jokha Alharthi “Corpi celesti” presentazione

Il romanzo dell’autrice omanita Jokha Alharthi ha vinto il Man Booker International Prize nel 2019 ed è ora in Italia, pubblicato da Bompiani con la traduzione di Giacomo Longhi.

Certi filosofi sostengono che Dio ha creato ogni anima a forma di sfera. Egli ha dunque diviso il due queste sfere e assegnato a un corpo ciascuna metà. I corpi che costituiscono le metà appartenenti alla stessa sfera sono destinati a incontrarsi e ad amarsi in virtù dell’antico legame

Ambientato in un villaggio dell’Oman si muove seguendo tre generazioni di donne e le loro famiglie, d’origine o acquisite, arrivando alla contemporaneità, tra passato e presente, fra tradizione, riti tribali, patriarcato, schiavitù, superstizioni, pratiche magiche, cambiamento ed emancipazione, ma soprattutto racconta le donne nel piccolo villaggio di ‘Awafi, a partire dalle tre sorelle Mayya Asma’ e Khawla, i loro familiari, madri, suocere, figlie, serve, amanti, alcune legate al padrone quasi fossero ancora schiave, altre figlie del deserto e libere, come Qamar la Luna, la bellissima beduina.

E poi c’è ‘Abdallah che in viaggio in aereo verso Francoforte rivede e soppesa gli avvenimenti della propria vita cercando di dare un senso a quanto sta avvenendo ed è avvenuto nella sua famiglia, da bambino con il padre dispotico e poi da uomo, innamorato di Mayya, non riamato, dei figli e della loro primogenita London il cui nome aveva sconcertato le donne del villaggio, ma unico riscatto per Mayya.

Tre sorelle tre scelte diverse di matrimoni infelici, scoprendo che non è il matrimonio a conferire loro uno status o a trasformare le loro vite. Donne in un mondo di uomini anch’essi tra passato e modernità.

“Intrecciando le vicende di ‘Abdallah, il cuore del romanzo, che riflette sulla sua vita mentre si trova in volo verso Francoforte, a quelle delle tre sorelle e dei loro figli, Jokha Alharthi tratteggia un vivido affresco dell’Oman di oggi, con le luci e le ombre che lo contraddistinguono. Grazie alla sapiente alternanza tra passato e presente, la narrazione scorre come un fiume in piena, animata dal desiderio di confrontarsi con antiche regole e infine sovvertirle”(dal Catalogo Bompiani) .

e anche

Brevi note biografiche

Jokha Alharthi è nata nel 1978 e ha studiato nell’Oman e a Edimburgo. Autrice di romanzi, storie per ragazzi e saggi, insegna letteratura araba alla Sultan Qaboos University, non lontano dalla capitale omanita, Mascate. Nel 2019 Corpi celesti ha vinto il Man Booker International Prize.

Arthur Rimbaud “Una stagione all’inferno”, presentazione

Torna in libreria “Una stagione all’inferno” con l’introduzione di Patti Smith, la traduzione e la postfazione di Edgardo Franzosini per il Saggiatore. L’unica opera completa che il poeta decise di dare alle stampe, rifiutando per gli altri scritti una loro pubblicazione.

Era il 1873 quando con questo scritto in prosa, l’ultimo lavoro letterario, costruisce un resoconto retrospettivo denunciando il fallimento della sua esperienza umana e poetica, di quella poesia cui aveva affidato negli anni adolescenziali la sua ribellione che decide pertanto di abbandonare avendo esaurito quanto credeva possibile attraverso l’opera letteraria.

Personalità travagliata, giovanissimo, dopo un corso di studi brillante, iniziò una vita errabonda soggiornando a Parigi e poi in Inghilterra legandosi a Verlaine con il quale convisse tra liti e riappacificazioni per circa un anno, riprendendo presto la sua vita vagabonda in Svezia, Germania e Italia ma anche in Africa, dimentico della sua attività letteraria che di fatto aveva abbandonato a vent’anni. Una stagione breve quella della sua poesia seguita però dal lavoro critico degli scrittori del Novecento con diverse e anche opposte interpretazioni che ha però hanno lasciato un segno profondo nel rinnovamento dei canoni poetici.

“Edgardo Franzosini traduce ex novo il testo, scrivendo una versione conclusiva che ci invita a cercare Rimbaud non in cielo con gli occhi puntati verso l’alto, ma giù, nel fango, dove scavando con le unghie possiamo rinvenire la gemma ardente della sua poesia”.(da Il Saggiatore)

Un romanzo ispira un cammino

di Luisa Gianassi

Mentre salgo la mulattiera che conduce alla stazione fantasma di Fornello penso ai montanari che fino agli anni ’60 hanno percorso questi sentieri chiamandoli via dei romei, perché li percorrevano i pellegrini cristiani che nel medioevo andavano a Roma. Per questo “Il bambino del treno”, che doveva chiamarsi Anselmo, ebbe nome Romeo. Proprio la lettura del romanzo “Il bambino del treno” di Paolo Casadio ha ispirato la mia visita alla ex stazione ferroviaria di Fornello alle pendici di poggio degli Allocchi, sull’Appennino Toscano, ai confini con la Romagna. Troppo forte è stato il desiderio di visitare i luoghi dove i protagonisti del romanzo hanno vissuto tra il 1935 e il 1944 e dove è nato il piccolo Romeo. È un romanzo che parla d’infanzia, di amore, di amicizia, di solidarietà. La vita del capostazione Tini e della sua famiglia si intreccia con quella dei montanari e pastori della valle del Muccione, che nella loro vita semplice racchiudono tanta umanità e dignità. La grande storia, quella della seconda guerra mondiale, del fascismo e dell’antisemitismo, incrocia le storie di vita quotidiana degli abitanti di Fornello, di questo piccolo mondo di case disseminate tra montagne e mulattiere, che sembra protetto e immune da tutto quello che sta capitando, nello stesso periodo, nel resto d’Italia e del mondo. I personaggi del romanzo sono di fantasia, ma realistici nelle loro tipicità, sia fisiche che caratteriali e capaci di creare un grande legame empatico nel lettore che ha vissuto o conosciuto, attraverso racconti di genitori e nonni, il mondo agricolo fino agli anni 1960, scandito dal ritmo delle stagioni fatto di semine e raccolti.

Il cammino e la dismessa Stazione di Fornello

Reale è l’ambientazione del romanzo. Ne ho avuto consapevolezza quando, dopo aver salito con fatica le scoscese pietraie a strapiombo sulle profonde valli scavate dal torrente Muccione, ho avvistato oltre i ponti della ferrovia il rosa perlino, ormai stinto, della stazione ferroviaria di Fornello inaugurata nel 1893 e soppressa nel 1968. I fabbricati della stazione sono abbandonati, non hanno più porte e, con le dovute cautele, si può entrare. I muri sanno, conservano memorie, ma non possono parlare. A me invece questi muri parlano attraverso i personaggi del romanzo. Nella piccola stanza al primo piano dell’edifico un maestro insegna a 5 piccoli montanari, che fanno contemporaneamente ciascuno una classe diversa, mentre il piccolo Romeo, bambino di poche parole ma curioso e attento impara a stare “dalla parte giusta”, dalla parte dei perdenti e dei perseguitati. Nella sala d’aspetto della stazione mi sembra di vedere  persone ammassate per la sosta di una notte, prima di essere ricondotte, come bestiame, nei vagoni del convoglio diretto in Germania. Giovannino, il capostazione al quale “Quel cuore di gambero gli suggerisce giusti pensieri ma azioni prudenti “ non impedirà la partenza del treno ignaro che il figlio ha fatto la scelta giusta… I binari ci sono ancora e un treno passa, fischia e mi riporta alla realtà.

Il romanzo

La sinossi:

Il casellante Giovanni Tini è tra i vincitori del concorso da capostazione, dopo essersi finalmente iscritto al pnf. Un’adesione tardiva, provocata più dal desiderio di migliorare lo stipendio che di condividere ideali. Ma l’avanzamento ottenuto ha il sapore della beffa, come l’uomo comprende nell’istante in cui giunge alla stazione di Fornello, nel giugno 1935, insieme alla moglie incinta e a un cane d’incerta razza; perché attorno ai binari e all’edificio che sarà biglietteria e casa non c’è nulla. Mulattiere, montagne, torrenti, castagneti e rari edifici di arenaria sperduti in quella valle appenninica: questo è ciò che il destino ha in serbo per lui. Tre mesi più tardi, in quella stessa stazione, nasce Romeo, l’unico figlio di Giovanni e Lucia, e quel luogo che ai coniugi Tini pareva così sperduto e solitario si riempie di vita. Romeo cresce così, gli orari scanditi dai radi passaggi dei convogli, i ritmi immutabili delle stagioni, i giochi con il cane Pipito, l’antica lentezza di un paese che il mondo e le nuove leggi che lo governano sembrano aver dimenticato.
Una sera del dicembre 1943, però, tutto cambia, e la vita che Giovanni, Lucia e Romeo hanno conosciuto e amato viene spazzata via. Quando un convoglio diverso dagli altri cancella l’isolamento. Trasporta uomini, donne, bambini, ed è diretto in Germania. Per Giovanni è lo scontro con le scelte che ha fatto, forse con troppa leggerezza, le cui conseguenze non ha mai voluto guardare da vicino. Per Romeo è l’incontro con una realtà di cui non è in grado di concepire l’esistenza. Per entrambi, quell’unico treno tra i molti che hanno visto passare segnerà un punto di non ritorno (da Piemme Edizioni)

e anche

Brevi note biografiche dell’Autore

Paolo Casadio Nato a Ravenna nel 1955, figlio di una generazione cui i genitori non insegnavano il dialetto, s’interessa da anni alla lingua e ai racconti della sua terra. Esordisce come coautore con il romanzo Alan Sagrot (Il Maestrale, 2012). La quarta estate, ambientato a Marina di Ravenna nel 1943, è il suo primo romanzo come autore singolo.(da Piemme Edizioni, Autori)

Antonio Manzini “Le ossa parlano”, presentazione

Un nuovo caso per l’ombroso e imprevedibile vicequestore Schiavone. Tornato ad Aosta dopo la fuga romana, Rocco insieme ai suoi collaboratori e sottoposti sarà alle prese con un macabro ritrovamento, le ossa del cadavere di un bambino rinvenute in un bosco, che presto si ricollegherà alla scomparsa sei anni prima di un bambino rapito davanti alla sua scuola di Ivrea, nel 2008 e di cui si erano perse le tracce.

Il ritrovamento apre a indagini nel mondo del web, anche con l’aiuto del giovane Carlo ingegnoso informatico, ad appostamenti, a inseguire intuizioni e a decodificare messaggi con una più stretta collaborazione con i colleghi dei quali viene a conoscere aspetti della vita privata, mentre gli amici romani Brizio e Furio cercano affannosamente tracce del Cecchetti e Lupa, la sua cagnetta, sta per partorire.

Un nuovo capitolo della solitudine di Rocco, dei suoi successi e delle sue cadute, dei suoi vizi e delle sue virtù.

“Un cold case per il vicequestore Schiavone, che lo prende non come la solita rottura di decimo livello, ma con dolente compassione, e con il disgusto di dover avere a che fare con i codici segreti di un mondo disumano. Un’indagine che lo costringe alla logica, a un procedere sistematico, a decifrare messaggi e indizi provenienti da ambienti sotterranei. E a collaborare strettamente con i colleghi e i sottoposti, dei quali conosce sempre più da vicino le vite private: gli amori spericolati di Antonio, il naufragio di Italo, le recenti sistemazioni sentimentali di Casella e di Deruta, persino l’inattesa sensibilità di D’Intino, le fissazioni in fondo comiche dei due del laboratorio”.(da Sellerio Editore)

dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Vecchie conoscenze

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Rien ne va plus