Ivan Villa “Notti collassate… Grugniti a colazione”, NeP Edizioni

Copertina della raccolta di racconti di Ivan Villa “Notti collassate… Grugniti a colazione”, NeP Edizioni

“Notti collassate… Grugniti a colazione” di Ivan Villa è un libro che, già dal titolo, lascia intuire il tono leggero e ironico che lo caratterizza.
Attraverso una sequenza di brevi racconti, l’autore osserva con uno sguardo affettuoso, divertente e profondamente umano la quotidianità di una famiglia alle prese con la crescita di tre figlie adolescenti e con la continua negoziazione che accompagna ogni fase della genitorialità.
Tra interminabili tragitti per accompagnare le figlie a scuola o agli allenamenti, strategie per far quadrare il bilancio familiare e mattine scandite da sveglie, bagni occupati e comunicazioni ridotte a semplici grugniti, prende forma un viaggio fatto di chilometri, imprevisti e di un lessico in costante evoluzione, popolato da termini come flexare e ghostare.
Intanto, i centimetri guadagnati in altezza dalle figlie sembrano trasformarsi, per i genitori, in tonnellate di fatica, ma anche di felicità.
Con uno stile personale e immediatamente riconoscibile, l’autore costruisce una narrazione vivace, fatta di dialoghi serrati, parentesi, elenchi, citazioni e continui cambi di ritmo. La sua scrittura alterna con naturalezza comicità e malinconia, leggerezza e profondità, dando vita a
pagine capaci di far sorridere e, allo stesso tempo, di emozionare.
Le tre figlie diventano il filo conduttore di un racconto che esplora il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, con i suoi inevitabili imbarazzi, le piccole ribellioni, i silenzi e quella distanza che cresce insieme all’amore.
Arricchito da riferimenti letterari e culturali che spaziano da Bukowski a Borges, il libromantiene sempre al centro l’umanità dei personaggi e il disordine meraviglioso della vita quotidiana.
Villa intreccia momenti di irresistibile umorismo ad altri di autentica tenerezza, costruendo una narrazione in cui genitori, insegnanti ed educatori potranno facilmente riconoscersi.
Un’opera che celebra le imperfezioni, gli equilibri precari e la straordinaria normalità delle famiglie di oggi, ricordandoci che crescere significa, prima di tutto, cambiare insieme.

Ivan Villa lavora con bambini e ragazzi, in ogni ordine e disordine di scuole.
Ha pubblicato Brr… Che storie! (Emme Edizioni, 2019), Prima media, mi conviene andare
bene!
(Lapis edizioni, 2021), Le vertigini dello stambecco (Lapis edizioni, 2025), romanzi per l’infanzia e l’adolescenza.
Collabora, come autore di rebus, cornici concentriche e crittografie, a La SettimanaEnigmistica, ottenendo premi e riconoscimenti importanti.
Vive circondato dalla moglie, le tre figlie, due gatti e un cane a Concorezzo (MB).

Arturo Geoffroy “Che cos’è la psichiatria”, Armando Editore

Copertina del saggio di Arturo Geoffroy "Che cos'è la psichiatria", Armando Editore

Armando Editore

VARIA / PSICOLOGIA

In libreria

Lontano da ogni elitismo culturale e accessibile anche ai lettori meno esperti , il volume si propone come una guida lucida, scientifica ma soprattutto umana, per rispondere a una domanda fondamentale: come si ridefinisce oggi il confine, talvolta così labile, tra la cosiddetta normalità e la patologia mentale?

A rendere unico questo lavoro è la complessa macerazione interiore dell’autore. Arturo Geoffroy unisce infatti le competenze accumulate in oltre quindici anni di attività ospedaliera e accademica all’esperienza vissuta in prima persona come “paziente riluttante”.
In seguito a gravissime aggressioni subite sul posto di lavoro, Geoffroy ha infatti sviluppato un disturbo post-traumatico da stress poi evoluto in disturbo delirante. Questo doloroso calvario, che lo ha trasformato temporaneamente da medico a degente, conferisce alle pagine un valore di autenticità raro, offrendo lo sguardo complementare del “sanitario accorato” e del “paziente qualificato”.

«Ho deciso di scrivere questo testo dandogli una veste divulgativa» – spiega l’autore nella nota introduttiva – «con lo scopo di demolire quelle che ormai sono false credenze diffuse tra i non addetti alla materia»

Dopo un’ampia introduzione polemica circa l’incerto, tuttora vago senso che può avere il concetto di «sanità mentale», l’Autore dà dei cenni preliminari della fisiologia della nostra psiche, per poi passare a esaminare le alterazioni del suo funzionamento e i disturbi psichici più frequenti, sempre affrontando le complesse tematiche con una terminologia chiara e comprensibile, per l’obiettivo dichiarato di divulgare concetti e conoscenze che sono alle fondamenta del funzionamento dell’organo più complesso che la Natura abbia concepito.
Gli ultimi due capitoli sono dedicati a illustrare succintamente sia le moderne terapie farmacologiche dei disturbi mentali, sia le più comuni teorie e tecniche di psicoterapia. Il libro è destinato a tutti coloro che siano curiosi di approcciarsi a questa affascinante materia, che fondamentalmente si interessa del comportamento umano, con tutte le sue sfaccettature. Sia per motivi personali che per l’ambito lavorativo, questo testo può soddisfare costruttivamente molte curiosità. Solo la conoscenza può renderci liberi, al contrario delle false credenze che, implicitamente, ci rendono schiavi dell’ignoranza e della superstizione, condannandoci a vivere in modo opaco, indietreggiando di fronte a ciò che ci è sconosciuto.

ARTURO GEOFFROY, nasce a Pescara, si laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università «Gabriele D’Annunzio» di Chieti e successivamente si specializza in Psichiatria, presso la II Università di Roma «Tor Vergata». Ha prestato servizio presso il Nucleo operativo per le Tossicodipendenze e il Centro psico-sociale di una Asl milanese e poi, come assistente medico presso il servizio psichiatrico Diagnosi e Cura dell’ospedale San Paolo; quindi, presso l’ospedale Santa Corona di Garbagnate Milanese. Ha avuto la qualifica di dirigente medico psichiatra, presso una Asl milanese e poi presso l’ospedale Fatebenefratelli e oftalmico di Milano. Ha pubblicato il romanzo autobiografico Se segui l’ombra (2019); 600 aforismi (2021) e Mia madre ed io (2022)

“Artico: Il vicino Nord. Un laboratorio dei nuovi equilibri internazionali”, AA.VV. A cura di Giacomo Di Capua e Alessandra Caruso

Copertina del saggio a cura di Giacomo Di Capua e Alessandra Caruso ""Artico: Il vicino Nord.Un laboratorio dei nuovi equilibri internazionali"

Armando editore

Nota introduttiva di Riccardo Sessa

Collana: SIOI

Dal 14 luglio

L’interesse per l’Artico si è riacceso di recente nell’opinione pubblica, non solo per le vicende geopolitiche (come le dichiarazioni di Donald Trump sulla Groenlandia o l’attenzione di grandi potenze come Russia e Cina), ma anche per i profondi mutamenti climatici che stanno aprendo nuove rotte commerciali a Nord del Circolo Polare.
Il volume si propone di offrire una chiave di lettura basata sulla realtà concreta vista dai protagonisti della regione, superando il tropos della politica polare come distante dalle dinamiche geopolitiche globali. 
L’opera raccoglie contributi multi-autoriali strutturati in “otto storie”, focalizzate singolarmente su ciascuno degli Stati artici (Stati Uniti, Canada, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda e Russia).
Sottolineando l’impegno costante della SIOI (iniziato nel 2013 con l’ingresso dell’Italia come osservatore nel Consiglio Artico), il volume si propone di promuovere la ricerca di cooperazioni e risposte comuni alle crisi multilaterali, vedendo nell’asse geopolitico tra l’Artico e il Mediterraneo un importante e innovativo strumento di politica estera.

GIACOMO DI CAPUA, analista di ricerca nell’Unità Analisi & Ricerca della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI). Già Environment Fellow presso la Columbia University e Giovane Delegato della Repubblica Italiana alle Nazioni Unite (UNGA78), è autore di report e articoli sulla geopolitica dell’Artico, sulla diplomazia multilaterale dei cambiamenti climatici e sulla prevenzione di crisi per riviste quali Lancet Planetary Health, Frontiers in Political Science e Diplomatic Courier.

ALESSANDRA CARUSO, già Direttore dell’Unità Analisi e Ricerca della SIOI. Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università La Sapienza di Roma, con specializzazione in studi artici. In SIOI dal 2015, è il responsabile scientifico del tradizionale evento annuale “Arctic Connections” organizzato dalla SIOI. Ha conseguito il Master di II livello in “Geopolitica e Sicurezza Globale” presso l’Università La Sapienza di Roma e il Master in Geopolitica delle Risorse, Sviluppo Sostenibile e Studi Artici presso la SIOI.


Antonio Manzini “I tramezzini di Rocco Schiavone”, presentazione

Copertina dela serie di racconti sul passato di Rocco Schiavone  di Antonio Manzini "I tramezzini di Rocco Schiavone", Sellerio

[…] Ma il colpo finale lo ricevette al binario 4 mentre attendeva un treno per Torino. Nei distributori automatici, insieme ai Tuc, alla Coca-Cola e ai Bounty, c’erano dei tramezzini. Tonno e pomodoro. Non ebbe neanche il coraggio di prendere la bottiglietta di acqua, si allontanò come da una casa in fiamme. E capi che anche i tramezzini erano entrati a far parte dei suoi ricordi. Altro non erano che pezzi perduti e ormai irrecuperabili.

Si apre nella Nota di lettura con una citazione:

“Sono scintille, ricordi, lacerti della vita di Rocco, e la catalogazione è solo un omaggio. Una citazione chiara, quindi, direi quasi ovvia per chi ha amato e ama Camilleri. A lui è dedicato questo libro, perché chi ha gli arancini chi i tramezzini, chi caro Andrea “…teme strutture chiasmiche che lo ributtans, chi cammina con un valzer triste chi cresce un teatro dove stava una cantina… Chi sa… che ci sarà la luna, meraviglioso cucchiaio d’argento di Dio che rimesta la zuppa di pesce delle stelle” e infine c’è chi come noi ha creduto e crede ancora nell’amicizia più profonda e la rispetta nel segreto del ricordo”.

Vi si riconoscono i versi di Guccini e quel riferimento al ricordo che è il fil rouge della raccolta di racconti

Mentre per il commissario Montalbano  ci sono gli Arancini di Adelina, per Rocco Schiavone i tramezzini, per Proust la madeleine della Recherche, a riattivare i ricordi proprio perché questo ultimo lavoro di Manzini raccoglie brandelli della vita di Rocco. Una serie di racconti che di fatto tratteggiano del protagonista e personaggio un ritratto inedito in questa ricostruzione del suo passato  tra infanzia e maturità, tra Roma e Aosta; l’amicizia con i compagni di Trastevere, prima da bambini e poi da adolescenti e l’incontro con la moglie Marina, in una Panarea settembrina,  perduta ma sempre presente e vicina;  sogni dell’infanzia, segreti di famiglia, affetto e sprezzo per i colleghi; alcune storie poliziesche a testimonianza della sua formazione, il suo intuito, tra umorismo e dramma, nella ricerca della  verità  stigmatizzando la stupidità.

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Felix Timmermans “Le ore liete della beghina Sinforosa”, Bibliotheka

Torna in libreria dopo 65 anni con una nuova traduzione il racconto ormai introvabile di Felix Timmermans De zeer schone uren van juffrouw Symforosa, begijntje, del 1918. 

Copertina dei racconti di Felix Timmermans "Le ore liete della beghina Sinforosa", Bibliotheka

A cura di Francesca Barresi

Illustrazioni di Jules Joseph Fonteyne,  testo fiammingo a fronte

Bibliotheka

Dal 17 luglio

La storia di un amore che fugge e trascina il lettore in un teatro dove va in scena una sognante rappresentazione. La beghina Sinforosa attende invano che Martino, il giardiniere di cui è innamorata, corrisponda i suoi sentimenti. L’incontro tra i due avviene in un roseto: qui l’incantesimo tocca il suo culmine e trova il suo epilogo, l’infatuazione si realizza e svanisce d’un colpo, i due amori si divaricano. La trama si gioca attorno al raggiungimento di un punto di incontro che sfugge continuamente, per poi restare irrealizzato. Lo scrittore ne racconta i movimenti lasciandoli sospesi nel loro inappagato desiderio, cesellando sulla dinamica di questa tensione la psicologia dei personaggi.

Timmermans nutriva un profondo amore per il beghinaggio cittadino, uno dei più antichi del Belgio, risalente alla prima metà del XIII secolo: qui l’autore sceglie di far risuonare ‘le ore liete’ della giovane Sinforosa, descrivendo il beghinaggio con la maestria di un acquerellista che utilizza trasparenze, velature, coloriture deli­cate e tocchi leggeri. L’opera può essere classificata come un poemetto in prosa che si colloca nella più ampia narrativa fiamminga, dove fa breccia una psicologia del pro­fondo e affiora la sostanza spirituale e identitaria di una precisa enclave linguistica e culturale, attin­gendo i propri temi nel vissuto e nel linguaggio di mistici, poeti e artisti locali. La scena in cui si muovono i protagonisti, più che riflettere un ideale arcaico e anti-capitalistico sembra riecheggiare uno stato di grazia pre-moderno in cui si avvera l’incantesimo dell’amore nostalgico tra Sinforosa e Martino. (Francesca Barresi)

Felix Timmermans (Lier 1886-1947), scrittore belga di lingua nederlandese, è stato candidato tre volte al Premio Nobel per la letteratura. Noto per il romanzo Pallieter e per il quadro di vita fiamminga Salmo contadino, ha scritto vari racconti e le biografie dedicate a San Francesco e ai pittori Bruegel e Adriaen Brouwer.

Jules Joseph Fonteyne (Bruges 1878-1964), artista fiammingo, è stato pittore, incisore e illustratore di libri. Nel 1927 fu nominato direttore dell’Accademia di Bruges, incarico che affiancò all’insegnamento.

Francesca Cheyenne Roveda “Torneremo ad avere capelli lunghi”, Mursia

Copertina del romanzo di Francesca Cheyenne Roveda "Torneremo ad avere capelli lunghi", Mursia

Mursia

Dal 13 luglio

«La somiglianza diventava un modo per interrogarsi sul senso delle scelte passate, sul valore di quelle ancora da percorrere e sulla possibilità di costruire un futuro secondo regole proprie, non imposte dalla società. In quel legame ritrovato, Rebecca si sentiva compresa e accettata.»

Rebecca sa che la sua vita non è andata come avrebbe dovuto: non si è sposata, non ha avuto figli e si è ritrovata a combattere una malattia orribile. Beatrice ha perso le speranze di vivere felicemente con il marito, e Irene lotta ogni giorno per continuare la propria carriera di scrittrice. Tre donne unite da un legame lungo una vita, sempre pronte a sostenersi attraverso ogni tempesta che bussa alla loro porta.

Dopo Avevamo capelli lunghi, un nuovo romanzo che, tra ironia, incomprensioni e qualche dramma, ci ricorda che in fondo non è mai troppo tardi per ricominciare.

[…] Da quando si era ammalata, le risultava difficile concentrarsi, ma cercava di impegnarsi nel progetto messo in piedi con Beatrice e Irene: l’agenzia di comunicazione e di organizzazione di eventi; lavorava a distanza, essendo la sede a Verona e, proprio per questo, Beatrice continuava a insistere affinché lasciasse definitivamente Milano. In effetti non c’era più nulla che la trattenesse dal trasferirsi nella città natale, nonostante non riuscisse ancora ad ammetterlo. Era arrivata nel capoluogo lombardo da ragazza, piena di sogni e di desideri, in parte realizzati. La metropoli esercitava su di lei un potere irretente, suscitandole contrastanti sensazioni di attrazione e repulsione al contempo. La prima volta che vi aveva messo piede aveva respirato un’atmosfera di frenesia. Era una ragazzina di sedici anni, che si sentiva già donna.

Francesca Roveda (Verona, 1971), detta Cheyenne dai tempi in cui lavorava a Match Music come vee jay, si è laureata in Storia del teatro e dello spettacolo presso la Facoltà di Lettere di Padova. È stata conduttrice televisiva ed è attualmente speaker radiofonica di RTL 102.5. Con Mursia ha pubblicato Avevamo capelli lunghi (2024)

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Avevamo i capelli lunghi.

Elisabeth Sanxay Holding “Il capro espiatorio”, Le Assassine

“Qualcuno, in Inghilterra, pubblica Elisabeth Sanxay Holding? A mio parere è la più grande scrittrice di suspense.” — Raymond Chandler

 Un romanzo teso, elegante e psicologico, costruito con quella “calma interiore” che Chandler trovava irresistibile. Holding non punta sull’azione, ma su un crescendo di inquietudine domestica che cattura chi ama Patricia Highsmith, Celia Fremlin, Shirley Jackson.

Copertina del noir diElisabeth Sanxay Holding "Il capro espiatorio", Le Assassine Edizioni

(Titolo originale: The Innocent Mrs. Duff)

Traduzione Paola De Camillis Thomas

Collana Vintage

In libreria dal 15 luglio

Le Assassine

Esce nella collana Vintage di Edizioni le Assassine il romanzo “Il capro espiatorio” (titolo originale The Innocent Mrs. Duff) di Elisabeth Sanxay Holding, celebre autrice statunitense acclamata da maestri del calibro di Raymond Chandler come «la migliore scrittrice di suspense» del suo tempo.

Jacob Duff sembrerebbe un uomo specchiato, solido e di indiscutibile successo: quarantadue anni, una posizione di rilievo nella buona società di New York, l’eredità designata di una ricca zia e una splendida moglie di ventuno anni, Reggie, ex modella che lo ama sinceramente ed è devota alla famiglia. Eppure, dietro questa impeccabile facciata borghese, si nasconde un animo debole, roso da un risentimento viscerale, dall’insicurezza e da un grave alcolismo che l’uomo si ostina sistematicamente a negare a se stesso.

L’insoddisfazione cronica e la vanità ferita di Jacob si trasformano presto in un’ossessione tossica contro la giovane moglie. Ogni gesto innocente di Reggie viene vissuto come un insulto alla propria rispettabilità; ogni silenzio diventa una prova di colpa. In un crescendo paranoico amplificato dai fumi dell’alcol, Jacob comincia a distorcere la realtà e a ordire un complotto per liberarsi di lei e distruggerne la reputazione. Ma il tentativo di manipolare gli eventi si trasformerà in una trappola mortale in cui Jacob finirà per diventare vittima dei suoi stessi inganni e dei ricatti spietati del suo ex autista, Gerald Nolan.

Più che sui tradizionali meccanismi dell’indagine poliziesca o sulla ricerca del colpevole, Holding costruisce un noir claustrofobico tutto incentrato sulla psicologia dei personaggi, dove la trama si sviluppa in modo organico direttamente dalle nevrosi e dalle debolezze del protagonista. Il lettore assiste impotente e ipnotizzato al progressivo degrado morale e mentale di un uomo che, pur avendo tutto — soldi, prestigio e affetto —, decide di scivolare verso l’autodistruzione.

Un’opera magistrale che unisce il ritmo serrato della suspense a una spietata critica sociale dell’ipocrisia borghese dell’epoca, arricchita da un finale drammatico che scuote le fondamenta della giustizia.

Elisabeth Sanxay Holding (1889–1955), newyorkese, visse tra Sud America e Bermuda al seguito del marito diplomatico. Dopo sei romanzi romantici negli anni Venti, trovò la sua vera voce nel giallo psicologico: tra il 1929 e il 1954 pubblicò diciotto romanzi e numerosi racconti su riviste come Alfred Hitchcock’s Mystery Magazine. Chandler la considerava “la migliore scrittrice di suspense in assoluto”.

“Inventari e registri alla corte di Mantova. Da Luigi a Francesco I Gonzaga”, Il Rio Edizioni

Un’opera monumentale in quattro volumi svela la vita quotidiana, l’arte e i segreti della corte mantovana nel Medioevo maturo.

Copertina dell'opera in 4 volumi a cura di: Ugo Bazzotti e Anna Maria Lorenzoni "Inventari e registri alla corte di Mantova. Da Luigi a Francesco I Gonzaga", Il Rio Edizioni

A cura di: Ugo Bazzotti e Anna Maria Lorenzoni

Pagine: 1928 complessive (4 volumi)

Il Rio Edizioni

In libreria un’opera editoriale di straordinario valore scientifico e documentario: “Inventari e registri alla corte di Mantova. Da Luigi a Francesco I Gonzaga”. Il progetto, edito da IL RIO, offre per la prima volta una panoramica inedita e dettagliata sulla prima fase di affermazione politica e culturale della dinastia gonzaghesca. Curata da Ugo Bazzotti e Anna Maria Lorenzoni, l’opera è stata realizzata dalla Fondazione Banca Agricola Mantovana in prestigiosa collaborazione con le principali istituzioni culturali del territorio: l’Accademia Nazionale Virgiliana, l’Archivio di Stato di Mantova, l’Archivio Storico Diocesano di Mantova, la Biblioteca Comunale Teresiana e il Palazzo Ducale di Mantova. Il volume si apre con le presentazioni istituzionali di Alberto Arrigo Gianolio, Mattia Palazzi e Roberto Navarrini.

La struttura dell’opera (4 volumi, 1928 pagine complessive)

L’imponente lavoro si articola in quattro tomi che integrano trascrizioni d’archivio, saggi critici e apparati di ricerca:

  • Vol. I – I documenti. Trascrizione integrale 1320-1404: Accoglie la trascrizione completa delle fonti gonzaghesche dalla prima metà del Trecento.
  • Vol. II – I documenti. Trascrizione integrale 1406-1407: Completa il corpus documentario d’archivio di inizio Quattrocento.
  • Vol. III – Nuove riflessioni sulla corte e sui documenti: Una mirabile antologia che raccoglie trenta contributi scientifici firmati da specialisti e accademici di varie discipline (dalla storia dell’arte al costume, dalla tecnologia alla musica).
  • Vol. IV – Apparati: Uno strumento di consultazione fondamentale che racchiude un glossario specialistico, schede su genealogie e araldica, un’indagine filigranologica sui fogli antichi, indici onomastici e toponomastici e un’estesa bibliografia.

Il valore storico

Oltre mille pagine di dati archivistici, in gran parte totalmente inediti, permettono di ricostruire con precisione millimetrica la vita di una corte italiana del Medioevo: dagli abiti ai gioielli, dalle opere d’arte alle innovazioni tecnologiche, fino alle pratiche religiose e alle relazioni diplomatiche. Si tratta della più ampia e coerente testimonianza sinora pubblicata sulla Mantova medievale.

Raffaella Cargnelutti “La moglie del Cramar. Il ritratto di Maria”, Mursia

Copertina del romanzo storico di Raffaella Cargnelutti "La moglie del Cramar. Il ritratto di Maria", Mursia

Mursia

 Dal 13 luglio

A vent’anni dalla sua prima stesura torna in libreria il romanzo d’esordio di Raffaella Cargnelutti: un viaggio intimo e documentato nel cuore del Friuli del Settecento, dove le donne custodivano le case e gli uomini sfidavano le Alpi. Ispirato a un quadro di famiglia – il ritratto dell’antenata Maria Mussinano, dipinto a Cercivento nel Settecento – il libro è una vera e propria “chiamata alla scrittura”. Da quella tela, lo sguardo minuto e tenace di Maria parla di partenze e di ritorni, l’essenza stessa della vita tra le montagne della Carnia.

Il romanzo intreccia la rigorosa ricerca d’archivio (basata su antichi documenti e polverosi registri parrocchiali) con la potenza della saga familiare. Al centro della trama si staglia la figura rivoluzionaria di Maria: una donna forte, madre di otto figli, che rimasta vedova decide di sfidare le convenzioni del suo tempo. Non si fa ritrarre con il rosario o le chiavi di casa tra le mani, come imponeva la tradizione per le donne, ma esige che accanto a lei compaiano la penna d’oca, il calamaio e il registro dei conti. Maria sa leggere, scrivere e far di conto; ha gestito gli affari di famiglia durante i lunghi viaggi del marito Cristoforo oltre confine e rivendica il suo ruolo di “governatrice” con l’orgoglio tipico della borghesia istruita. Sullo sfondo, l’affascinante e duro mondo dei cramars, i venditori ambulanti della Carnia che attraversavano i passi alpini per commerciare spezie, stoffe e mercerie nei territori tedeschi ed europei, creando un ponte invisibile ma solidissimo tra Venezia e l’Oltralpe.

Il racconto si muove tra la vivacità dei mercati veneziani e bavaresi e il microcosmo di Cercivento, arricchito dalle figure storiche del parroco don Nicolò Grassi, fine collezionista e storico del luogo, e di pittori itineranti come il maestro Silvestro di Raveo o il maestro Antonio di Tolmezzo. Le atmosfere del Settecento carnico rivivono non solo attraverso i fatti storici, ma anche grazie al recupero delle antiche leggende della tradizione orale friulana.

Dichiara l’autrice: 

“A Il ritratto di Maria sono particolarmente legata in quanto ha segnato il mio passaggio, per quanto riguarda la scrittura, dalla storia dell’arte alla narrativa; da allora sono seguiti quasi una decina di romanzi. Oggi, rileggendo, ho ritrovato alcuni temi e molti personaggi che, con nomi diversi, sono tornati a trovarmi nei lavori successivi. Me ne sono resa conto solo ora, rimettendo mano a questo testo di quasi vent’anni fa. E, sorridendo, mi sono detta che forse era tutto scritto, come faceva pensare il ritratto della mia antenata Maria Mussinano, con penna e calamaio, che si è rivelato una vera e propria chiamata alla scrittura.”

Raffaella Cargnelutti (Tolmezzo, 1957) è critica e storica dell’arte. Ha pubblicato le biografie romanzate dei pittori Gianfrancesco da Tolmezzo e Giovanni Antonio de’ Sacchis, La valle dei Ros (2020), e con Mursia Le spiritate di Verzegnis (2021) e L’altra guerra (2025).

Santina Cosetta “Soltanto il giorno”, presentazione

Copertina del romanzo di Santina Cosetta "Soltanto il giorno", Giunti Editore

Ispirandosi alla vera storia della sua bisnonna, Santina Cosetta firma un romanzo bruciante: una donna nata dal niente che impara a salvarsi salvando gli altri, un amore per la vita che travolge a ogni pagina.(da Giunti)

È la storia esemplare di una donna nata non voluta e non amata, affidata ad altre mani e cure e che da sola troverà la spinta ad affermarsi come persona che lotta per un proprio posto “Oltre la notte, oltre la miseria, scansando povertà e desiderio di riscatto, oltre tutto ciò che sembra già scritto per rivendicare la libertà di essere, di scegliere e di continuare il proprio cammino nella luce tagliente del giorno” come scrive Ursula Beretta nella presentazione del romanzo (da La Lettura 7 giugno 2026).

La vicenda si ambienta in Sicilia, ad Avola, nel 1885: nasce Marianna, che tutti chiameranno Cosuzza, con il ruolo che il nome accoglie nel suo significato, e affidata a Lisetta la “stria” del paese che le insegna non solo i segreti delle erbe e della cucina, ma la istruisce sull’esistenza di chi nasce e resta solo e deve andare avanti lo stesso.
Quando Lisetta parte per l’America per raggiungere il marito, Marianna viene mandata a servizio all’Irminio, una grande masseria nelle campagne ragusane: lì sperimenterà se stessa e le proprie capacità tra gerarchie  e regole che non si discutono, ma anche un’amicizia e un amore, imparando a non sentirsi sola e fuori luogo, soprattutto nella grande cucina, e sperimentando cosa significhi volere qualcosa e lottare ad ogni costo per raggiungere l’obiettivo.

Stralci dal primo capitolo La figlia dei miserabili

Lisetta rimase sola con la bambina, la cullò piano. Il canto scivolò fuori dalla sua bocca come un sussurro: «Ohi voh voh, questa figghia a chi la do? Ohi voh voh, dormi dormi e lautri no…». Le sfiorò il naso con un dito, sentì il respiro lieve. «Comu si nicuzza, figghia bedda. Una cosa piccola piccola.» Pensò al figlio che aveva perso e a quella creatura che non era voluta da nessuno.
«Compare Tonio, porto via io la bambina. Vostra moglie non è capace di badarci.» […]
«Con i dodici tarì di sussidio le manterrò il latte. Domani la porterò al registro, dirò che l’ho trovata fuori dalla porta. E donna Nunzia ne dichiarerà la morte.[…]
Il giorno dopo, la stria, con la bambina stretta al petto, si avviò all’Ufficio di Consegna. L’ uomo dell’anagrafe scriveva la relazione con aria annoiata.
«E con quale cognome la registriamo ’sta picciridda?» Lisetta lo fissò dritto negli occhi.
«Non vi venga in mente di metterle Cucuzza, Faciola o Timpesta. Che qui si fa a gara a im porre ai bastardelli nomi che a definirli fantasiosi sarebbe un complimento.»
 L’ uomo sollevò un sopracciglio. «E a voi che vi viene in mente?» La stria abbassò gli occhi sulla bambina, che dormiva ignara della sua nuova vita e sorrise.
«Cosetta. Il nome delle donne che restano sole e tirano avanti lo stesso. Marianna Cosetta. Scrivete così.»
L’ ufficiale alzò lo sguardo, sorpreso e divertito. «Cosetta, eh?
Per una figlia della Miseria… Va bene. E Cosetta sia.»
Tre giorni dopo, alla Matrice, la bambina ricevette il battesimo. Il prete chiese con quale nome venisse presentata a Dio e anche in quel momento la balia non ebbe dubbi.
«Davanti a Dio, sarà Marianna, come mia madre. Ma per tutti noi, resterà Cosuzza.

Santina Cosetta È nata a Messina nel 1979 e vive a La Spezia, dove insegna Lettere. Il suo percorso attraversa mondi diversi: la ricerca archeologica sul campo, il restauro di materiali cartacei antichi, la progettazione grafica, la pittura. Tutti modi diversi di conservare tracce, storie e memorie destinate a sparire. La scrittura è il filo che li tiene insieme, e Soltanto il giorno è il suo romanzo d’esordio.