Giuliano Zanchi “Il bene che vince. L’Apocalisse, libro di speranza”, presentazione

Copertina del saggio di Giuliano Zanchi "Il bene che vince. L'Apocalisse libro di speranza" Vita e Pensiero Editore

Vita e Pensiero Editore

Dal Risvolto

L’apocalisse oggi è sulla bocca di tutti e anche negli occhi di molti. Ma non si tratta di quell’Apocalisse evangelica e cristiana che ha trovato posto nel canone della Scrittura: è piuttosto l’ombra dei fraintendimenti che nei secoli hanno trasformato questa parola in un termine quasi tecnico per indicare la fine catastrofica del mondo. In questo suo nuovo libro, Giuliano Zanchi accompagna il lettore a riscoprire il significato autentico del libro dell’Apocalisse, intendendolo per quello che è, un libro di speranza. È un percorso chiaro e accessibile, quasi un’introduzione per principianti, pensato per avvicinare chiunque a uno dei testi più affascinanti e misteriosi della Bibbia, capace di unire attrazione e oscurità, seduzione ed enigma. 

Enzo Bianchi, nella sua recensione (tuttolibri La Stampa 23 maggio 2026) sottolinea
“La riflessione di Zanchi traccia un confine netto tra l’apocalisse culturale, intesa come catastrofe e dominio tecnologico, e l’Apocalisse evangelica, intesa come svelamento e speranza.
Il messaggio che emerge con forza, è un invito alla resistenza spirituale e intellettuale. Se il potere moderno – il “nuovo Impero” tecno-politico utilizza il linguaggio della fine per paralizzare l’uomo nel timore e nel conformismo, l’Apocalisse di Giovanni agisce al contrario come un antidoto alla paura”.

E aggiunge con un messaggio alle nuove generazioni:

“Essa non annuncia il naufragio della storia, ma ne rivela il baricentro: l’evento pasquale che sottrae il tempo al caos e lo consegna a un fine di salvezza. Per le nuove generazioni, questa eredità si traduce in un dovere di lucidità critica nei confronti del potere”.

Nell’intervista di Giulio Brotti all’autore sull’Eco di Bergamo 9 aprile ’26

La domanda conclusiva è su ciò che i cristiani possono imparare, oggi, da una lettura accorta del testo del l’Apocalisse. Intanto, devono resistere alla tentazione di identificarsi con un «partito di Dio», chiamato a contrapporsi a un mondo giudicato irrimediabilmente corrotto?
“Le immagini dell’Apocalisse sono state messe al servizio dell’attuale paura del futuro, che si traduce in una specie di “culto della fine”. I cristiani non sono cultori della fine, ma del compimento. Non sono nemmeno tifosi di un Dio che dovrebbe operare una vendetta “per conto loro”: questo Dio non esiste, è solo lo sponsor con cui qualcuno giustifica la pericolosa pulsione a rifare il mondo a propria immagine e somiglianza. Per noi cristiani la creazione, la storia, il mondo non sono da rifare: sono da amare nella giustizia, e da trasfigurare nella grazia”

Lo stesso Brotti su l’Eco di Bergamo: cronaca della presentazione del volume, scrive

“In apertura dell’incontro, rivolgendosi al folto pubblico presente nella Sala Galmozzi di via Tasso, Pizzolato ( Filippo Pizzolato, docente di Istituzioni di diritto pubblico all’Università di Padova) ha detto che l’aspra critica condotta nel l’«Apocalisse» contro il potere politico del tempo (gli esegeti spiegano che l’immagine di una bestia mostruosa proveniente dal mare rappresenta l’Impero romano) ha un valore anche per l’oggi: «La via della salvezza, in questo scritto tradizionalmente attribuito all’apostolo Giovanni, non è quella del potere, ma quella che passa per il rico noscimento della nostra comune fragilità e si traduce nella pratica della fraternità”.

In un panorama mondiale pesante di situazioni non volute e non richieste ma soprattutto non accreditate, il messaggio che si evince dal testo di Zanchi può leggersi anche come una visione chiarificatrice per superare le paure annichilenti:  il messaggio cristiano è attuale e potente per superare gli angoli bui in cui il potere spesso relega e riaprirli allo slancio vitale.

Giuliano Zanchi (1967), prete di Bergamo, licenziato in Teologia fondamentale presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, è direttore della «Rivista del Clero Italiano» e si occupa di temi ai confini tra estetica e teologia. È direttore scientifico della Fondazione Adriano Bernareggi di Bergamo e direttore della Collezione Paolo VI di Concesio (Brescia). Tra i suoi libri pubblicati da Vita e Pensiero: Rimessi in viaggio. Immagini da una Chiesa che verrà (2018); La bellezza complice. Cosmesi come forma del mondo (2020); Icone dell’esilio. Immagini vive nell’epoca dell’Arte e della Ragione (2022); Di questi tempi. Sette pezzi utili con due divagazioni sportive (2023); La vita sotto il cielo. Figure e temi della sapienza biblica (2024); Dare luogo alla grazia. Sugli spazi della liturgia (2025).

Camillo Boito “Senso”, Bibliotheka

Storia di una relazione, di un tradimento, di un inganno, di una vendetta. Un libro che ha ispirato il cinema di Visconti e di Brass

Il testo, a cura di Enrico De Luca, ripropone fedelmente il testo della seconda edizione Treves del 1883.

Copertina del racconto di camillo Boito "Senso" Bibliotheka

A cura di Enrico De Luca

Bibliotheka

Dal 10 luglio 2026

Nel quadro delle guerre d’indipendenza, una donna travolta da una vulcanica passione amorosa non tarderà a mostrare il suo carattere spietato. È il filo conduttore di Senso, il racconto di Camillo Boito che Bibliotheka manda in libreria il 10 luglio a cura di Enrico De Luca riproponendo fedelmente il testo della seconda edizione Treves del 1883 (72 pagine, 14 euro).


Con la sua audace storia melodrammatica d’amore e di vendetta, Senso attrasse da subito l’attenzione del cinema, ma solo nel 1953 Luchino Visconti, con l’aiuto di Suso Cecchi d’Amico e di altri collaboratori, fra cui Giorgio Bassani, ne trasse una sceneggiatura per una pellicola che uscì l’anno seguente.  Interpretato da Alida Valli, Farley Granger e Massimo Girotti, il film fu curato minuziosamente, l’azione e le situazioni psicologiche originarie vennero dilatate e amplificate, ma alla sua uscita dovette subire una serie di interventi censori che costrinsero il regista a modificarne persino il finale. 
Nel 2002 apparve un altro adattamento per il grande schermo, assai più libero: il film erotico scritto e diretto da Tinto Brass, con Anna Galiena e Gabriel Garko, dal titolo Senso ’45, ambientato a Venezia negli ultimi mesi del regime fascista.
Camillo Boito fu un importante architetto che si occupò, fra le altre cose, anche del restauro cosiddetto filologico e che assai sporadicamente si cimentò, pur con la consapevolezza di non possedere le medesime doti del fratello minore Arrigo, nella scrittura letteraria con poche e altalenanti prove nel genere del racconto. Dopo i primi esperimenti giovanili, ben strutturati ma dalle trame piuttosto esili, alcuni dei quali confluiti nelle Storielle vane (Treves 1876), Camillo scrisse Senso, che diede il titolo alla sua seconda raccolta di novelle, Senso. Nuove storielle vane (Treves 1883). (Enrico De Luca)

Camillo Boito (1836-1914), architetto e scrittore, fratello di Arrigo, insegnò per quasi mezzo secolo all’Accademia di Brera. Restaurò vari monumenti (tra cui la basilica di Sant’Antonio di Padova) e tra le sue opere originali si ricordano il grandioso scalone di palazzo Franchetti a Venezia, Il Palazzo delle debite a Padova e la Casa di riposo per i musicisti a Milano. Fu autore di alcuni racconti in cui si rivela raffinato narratore, capace di cogliere finezze psicologiche e venature paesaggistiche di particolare pregio.

Roberto Pinotti “Il giorno della rivelazione. La vera storia degli UFO tra scienza, politica e mistero” Vallecchi

LA VERITÀ DIETRO DISCLOSURE DAY DI SPIELBERG

Copertina del saggio di Roberto Pinotti "Il giorno della rivelazione. La vera storia degli UFO tra scienza, politica e mistero" Vallecchi

Vallecchi

In libreria dal 10 luglio 2026

E se la verità fosse già qui… e noi non fossimo pronti a vederla? Dopo oltre sessant’anni di ricerche sul campo, documenti riservati e contatti diretti con protagonisti della scena internazionale, Roberto Pinotti – il più autorevole ufologo italiano – torna con un saggio destinato a cambiare per sempre il nostro sguardo sul fenomeno UFO.
Non più ipotesi marginali o racconti ai confini della realtà, ma un quadro lucido, aggiornato e sorprendentemente concreto delle più recenti scoperte sugli UFO, le intelligenze non umane e il loro possibile rapporto con il nostro pianeta. Tra rivelazioni clamorose, scenari geopolitici inediti e interrogativi che toccano scienza, fede e futuro dell’umanità, questo libro conduce il lettore dentro il cuore di un mistero che non può più essere ignorato. Governi che aprono gli archivi, istituzioni che cambiano posizione, scienziati che ammettono ciò che per decenni è stato negato: siamo davvero sull’orlo di una svolta epocale?
Con uno stile avvincente e rigoroso, Pinotti intreccia dati, testimonianze e riflessioni personali per offrire una visione potente e destabilizzante. Perché la domanda non è più se siamo soli nell’universo… ma cosa accadrà quando lo sapremo con certezza. La rivelazione è iniziata. E questa volta, riguarda tutti noi.

Dal testo: 
Da dove vengono questi misteriosi ordigni, segnalati nello spazio extra-atmosferico anche dagli astronauti americani e russi? Da altri mondi? Tale prospettiva, resa oggi più attuale dalla scoperta di pianeti extrasolari, viene valutata con crescente attenzione da numerosi studiosi consapevoli che la vita, quale si è sviluppata sulla Terra, non può costituire per la scienza l’unica pietra di paragone. La constatazione del manifestarsi della fenomenologia UFO nel passato, infine, getta sul tappeto tutta una serie di considerazioni storico-filosofiche e culturali che finiscono col riferirsi a questioni di ordine religioso ed esistenziale, relative alle stesse possibili origini extraterrestri della vita sulla Terra e della stessa umanità. Certi dèi dell’antichità erano astronauti alieni? A parte tali legittime ipotesi resta la realtà e la persistenza del fenomeno e l’evidenza della sua natura intelligente. Al di là del cover up (l’insabbiamento della verità imposto dall’intelligence delle grandi potenze), ritenendosi in diritto di saperne di più di quanto non possano e vogliano dire le autorità e più che mai decise ad affrontare il problema con serietà, centinaia di migliaia di persone si sono costituite, in tutto il mondo, in centri di studio che, in chiave scientifica, si rivolgono oggi allo studio del fenomeno sfrondandolo da ogni frangia mitica e sensazionalistica.

Roberto Pinotti (Venezia, 1944) è un sociologo, politologo, studioso di esoterismo e giornalista aerospaziale. Ha fondato nel 1967 il Centro Ufologico Nazionale e nel 2021 la ONG International Coalition for Extraterrestrial Research. Riconosciuto come uno studioso di fama mondiale sul tema, dal 1993 coordina l’annuale Simposio Mondiale sugli UFO a San Marino. Ha al suo attivo settanta titoli in sette lingue. Già consulente del Programma Search for Extra Terrestrial Intelligence, membro dell’Accademia delle Scienze di San Marino e in Italia dell’Accademia Costantiniana di Scienze Mediche, Giuridiche e Sociali, ha collaborato con la Federazione Astronautica Internazionale, l’Agenzia Spaziale Italiana, l’Agenzia Spaziale Europea, l’International Space University di Strasburgo e l’Università di Firenze. Gli è stato intestato l’asteroide 12470 Pinotti nel 1997. Per Vallecchi ha pubblicato UFO. La verità negata (2021), UFO. I carri degli Dei (2022), UFO Italia. Da Mussolini al Pentagono (2024) e La via delle stelle (2025).

Carmelo Sardo “L’ultima estate di un uomo perbene”, recensione di Adriana Sardo(solamente omonima dell’autore)

“In quel clima così incandescente, il direttore di banca Pino Tragna aveva scoperto qualcosa che non doveva scoprire. 
Se avesse denunciato, avrebbe messo in serio pericolo la sua stessa esistenza. Ma non aveva altra scelta”
(dalla Quarta di copertina)

Copertina del romamzo di Carmelo Sardo"L'ultima estate di un uomo perbene", recensione di Adriana Sardo(solamente omonima dell’autore) Zolfo Editore

Zolfo Editore

L’ultima estate di un uomo perbene è un’opera di straordinaria intensità, una testimonianza necessaria e struggente.
Con una scrittura limpida e profondamente partecipe, Carmelo Sardo strappa all’oblio la vicenda di Giuseppe Tragna, integerrimo direttore di banca agrigentino, padre amorevole e marito esemplare. Nel suo vissuto si rivela la forza del dovere morale kantiano:
quell’imperativo categorico di fare la cosa giusta semplicemente perché è giusta, senza calcoli o paure.
Dinanzi alle ombre sinistre e agli assegni trafugati scoperti nei registri contabili, Tragna non esita: segnala e denuncia. Ma quella sua onestà quotidiana, in un contesto dominato dall’opacità
mafiosa, diventa una sfida intollerabile per un potere invisibile e feroce. Paga, così, con la vita lacolpa più rivoluzionaria: l’essere, semplicemente, una persona perbene.
Attraverso strazianti fotogrammi, l’autore restituisce i drammatici istanti del 18 luglio 1990, il giorno in cui l’uomo viene barbaramente ucciso sotto casa, a un soffio dal calore dei suoi cari. Il grido della moglie Mariella che “squarcia l’estate” segna uno strappo irreversibile nel tessuto del tempo, dividendo per sempre l’esistenza della famiglia tra un “prima”, fatto di momenti sereni, sogni e di normalità, e un “dopo”, dominato da un vuoto incolmabile e gelido.
Oltre al calvario dell’atroce perdita, la famiglia deve subire il veleno della maldicenza, poichè un’infame accusa di pedofilia viene orchestrata per deviare le indagini e proteggere i colpevoli,
uccidendo una seconda volta un uomo onesto.
Con una fermezza stoica, la moglie e i figli, lottano per decenni contro quella strategia diffamatoria, fino al giorno in cui il Ministero dell’Interno riconosce ufficialmente Giuseppe Tragna come vittima dei reati di tipo mafioso, ponendo fine ad ogni calunnia. Una riparazione tardiva, che restituisce la purezza di quel nome alla memoria collettiva.
Leggere questo libro diventa un atto di civiltà irrinunciabile, un percorso condiviso che cura la ferita dell’indifferenza attraverso la potenza della memoria. È un’opera che unisce il rigore di documenti inoppugnabili, capaci di svelare la verità dei fatti e il valore autentico di quest’uomo perbene, a una narrazione di travolgente umanità, che scuote la coscienza e tocca le corde più profonde dell’anima del lettore. Questa magistrale narrazione offre un esempio prezioso da consegnare alle nuove generazioni, affinché resti impresso che la legalità e il riscatto di un territorio non camminano sulle spalle di eroi mitologici e irraggiungibili. Poggiano, invece, sui passi quotidiani e silenziosi delle persone comuni, capaci di scegliere la rettitudine come sola, irrinunciabile bussola della propria esistenza.

Adriana Sardo (solamente omonima dell’autore)

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Le notti senza memoria con la recensione di Adriana Sardo

Le notti senza memoria Bibliotheka Edizioni

L’arte della salvezza. Storia favolosa di Marck Art

Dove non batte il sole

Alfonso Fanella “Il fuoco che abbiamo sepolto”, Graphofeel

Copertina del romanzo di Alfonso Fanella "Il fuoco che abbiamo sepolto" Graphofeel

COLLANA Intuizioni

GENERE Narrativa

dal 26/06/2026 in libreria

Graphofeel

Descrizione

Dopo quindici anni di assenza, Alberto Gastaldi torna a Rambàgo, il suo paese natale sulle colline pisane. Lì, da ventenne, l’incontro, in una strana estate, con due personaggi inquietanti avrebbe segnato per sempre la sua vita.
Milan Juric è un ex combattente jugoslavo in fuga dai fantasmi della guerra in Bosnia Erzegovina, giunto in paese con il suo oscuro passato. Nella stessa estate arriva anche Elisa, che torna dall’Inghilterra dopo la perdita del figlio. Entrambi trovano in Alberto una forma fragile di riscatto: Elisa attraverso una corrispondenza che si trasforma in un legame intimo e ambiguo, Juric, mostrando al ragazzo il fascino contorto della forza e della violenza. Alcuni eventi drammatici di quell’estate stravolgeranno la vita di Rambàgo e dei suoi abitanti, mentre Elisa scompare nel nulla.
Cosa è accaduto?
Alberto lo scoprirà solo quando si sarà misurato con la linea sottile che separa il fuoco che illumina da quello che distrugge e che abita ogni essere umano.

Il fuoco che abbiamo sepolto diventa un romanzo emblematico sulle difficoltà che ciascuno deve affrontare per definire la propria identità, in equilibrio tra contrasti, ferite e desideri mai del tutto sopiti.

La storia dell’umanità, per citare Elsa Morante, è un susseguirsi di conflitti, ma non vanno per forza letti in chiave negativa. Già Freud si interrogava sulle pulsioni umane e sulla spinta distruttiva che alberga in ciascun individuo. Se è vero che è impossibile estirparlo, possiamo quanto meno “canalizzarlo” al meglio. D’altronde la vita è trasformazione continua, ovvero un’alternanza di distruzione e ricostruzione. Ogni giorno ci svegliamo diversi da come ci siamo addormentati, ma dove sta il punto di rottura?

Il ricordo è lo scalpello con cui ciascuno plasma la propria personalità. Ma bisogna fare attenzione: uno scalpello si può trasformare velocemente in un’arma: basta un colpo più forte e l’anima va in frantumi. Il romanzo credo che chiarisca bene questo aspetto: rancore, depressione, immobilismo… sono diverse reazioni alla dittatura dei ricordi. Ciascuno deve fare i conti con il proprio dolore e non tutti riescono con facilità.

Ho voluto in qualche modo interrogarmi su quale sia la giusta misura che dovrebbe muovere gli individui, in perenne conflitto interiore tra pulsioni spesso laceranti, soprattutto oggi, in un’epoca segnata da conflitti e prese di posizioni nette. (Alfonso Fanella)

Alfonso Fanella, nato in Sicilia nel 1989, si trasferisce a Genova all’età di quindici anni, dove tuttora vive. Si è laureato in Storia nel 2013, con una tesi sul conflitto serbo-croato degli anni Novanta e sul racconto che ne ha fatto il giornalismo italiano dell’epoca. Il suo primo romanzo, Storia di un fiume in piena, è stato pubblicato da De Ferrari Editore (Genova, 2024).

Jan Brokken “La malinconia del viaggiatore”, presentazione

Copertina della raccolta di racconti di Jan Brokken, "La malinconia del viaggiatore", Iperborea

Tra l’Europa e l’America, il grande viaggiatore Jan Brokken firma quattordici racconti di speranza e nostalgia sulla grande cultura occidentale.
[…]Nei quattordici racconti che compongono La malinconia del viaggiatore, Jan Brokken si muove nel tempo come nello spazio, raccogliendo storie di mondi al tramonto, a volte dimenticati, a volte da proteggere.[…] ( da Iperborea)

TRADUZIONE dI: Claudia Cozzi

ILLUSTRAZIONI dI: Sara Cimarosti

Cristina Taglietti nella sua presentazione al testo (La lettura 7 giugno 2026) inquadra precisamente il contenuto del volume quando scrive:

“I quattordici testi che compongono il libro non raccontano soltanto luoghi: raccontano le tracce lasciate dagli artisti, dagli scrittori, dai musicisti che li hanno attraversati, trasformandoli in paesaggi della memoria.[…] Più vicino a Cees Nooteboom e a Claudio Magris che ai tradizionali autori di viaggio come Bruce Chatwin o Paul Theroux, Brokken pratica il pellegrinaggio culturale come forma narrativa. Non cerca l’orizzonte aperto, l’ebbrezza dello spostamento, ma le sedimentazioni; viaggia per verificare che le opere, le voci e le vite che hanno costruito l’Europa continuino a parlarci”.

E aggiunge un altro importante elemento alla sua analisi del contenuto:

“La musica non è semplicemente uno dei temi del libro: è il suo principio organizzatore. Bartók, Dvorák, Olivier Messiaen, il violoncellista Anner Bijlsma, il misterioso Servais, Monteverdi e molti altri trasformano l’Europa di Brokken in una sorta di partitura culturale. E anche quando parla di letteratura, Brokken continua a ragionare in termini musicali. Nell’incontro finale con Ismail Kadare, ormai anziano, lo scrittore albanese dice di invidiare ai musicisti la capacità di creare una lingua sempre nuova. «Noi — dice — abbiamo a disposizione soltanto parole spesso abusate, consumate, appesantite, cariche di significati perché qualche ideologia se n’è impadronita”.

L’incipit:

La cassetta delle lettere nel cimitero

A Collioure, nel cimitero, ho visto una cassetta delle lettere. Non un’imitazione, no, era una vera cassetta delle poste francesi, fissata a una lapide, o meglio, incassata per metà nel la pietra. Ci si poteva imbucare una lettera, e dalla facilità con cui si apriva lo sportellino si capiva che nel corso degli anni l’avevano fatto in molti. Doveva essere lì da parecchio tempo: il giallo originario era sbiadito, il metallo ossi dato. Era diventata una cassetta delle lettere in lutto, ma il logo delle poste francesi restava ben riconoscibile. Degli orari di ritiro non c’erano indica zioni. Del resto è comprensibile: al cospetto dell’eternità, la fretta si arresta al cancello del cimitero. Bisognava abbassarsi parecchio per imbucare una lettera, e inginocchiarsi mi sembrava il modo migliore.

Jan Brokken Scrittore e viaggiatore olandese, noto per la capacità di raccontare le vite di personaggi fuori dall’ordinario e i grandi protagonisti del mondo letterario e musicale, è autore di numerosi libri che la stampa ha avvicinato a Graham Greene e Bruce Chatwin. Oltre al bestseller Anime baltiche, Iperborea ha pubblicato: Nella casa del pianistaJungle RudyIl giardino dei cosacchiBagliori a San PietroburgoI GiustiL’anima delle cittàLa suite di Giava e La scoperta dell’Olanda, finalista al premio Strega europeo 2025.(da Iperborea)

Valeria Luiselli “Principio metà fine”, presentazione

Copertina del romanzo di Valeria Luiselli "Principio metà fine", Einaudi


Traduzione di Tommaso Pincio

“[…]un racconto affascinante che attraversa continenti e lingue, che riannoda i fili del tempo fino a un passato antico e geologico”.
Dall’autrice di Archivio dei bambini perduti. Un viaggio alle origini attraverso quattro generazioni di donne.(dal Catalogo Einaudi)

Dall’Incipit:

Contenuto

In principio erano una madre e una figlia. In seguito, piú o meno a metà, arrivarono altre madri e figlie, e anche uomini, altre persone in generale. Ma per ora, ci siamo soltanto io e lei, e un raggio di sole che entra in camera da una fessura tra le tende fende l’aria densa di fumo e tocca il letto, disegna una linea incerta lungo le pieghe del lenzuolo dalle dita dei suoi piedi, per poi risalire le gambe, lo stomaco, il petto e il collo e disperdersi sul suo volto, con lei che dorme e io che le poggio la mano sulla fronte e la sveglio dolcemente.

Scritto in prima persona, si apre indicando precisamente le due protagoniste principali o almeno i due personaggi a cui si affiancheranno altri, migranti, bottegai, anziani del luogo dove le due donne, madre e figlia, sono andate a cercare non solo le lontane origini ma soprattutto un nuovo inizio.
La madre, una scrittrice, dopo il recente matrimonio naufragato parte assieme alla figlia in cerca di tracce della propria nonna italiana, per ritrovare una nuova motivazione nella scrittura ma anche una  personale “rinascita”.
La madre e la figlia adolescente arrivano in Sicilia: per superare  il dolore del matrimonio fallito e della separazione da un fratello cercano in quel soggiorno sull’isola una nuova apertura  verso il futuro oltre all’occasione di riscoprire parte della storia familiare e trascorre fianco a fianco intere giornate tra letture ad alta voce, cucinando, incontrandosi.

Dall’Incipit:

Il mondo

Ero in cerca di un qualcosa simile a un inizio. Una cosa strana, forse, da aspettarsi dal tempo o dalla vita: la possibilità di cominciare, o di ricominciare. Non dovevo far altro, o almeno cosí pensavo, che rispondere a una domanda semplice: come le reinvento, la storia, le nostre vite? Ci saremmo state soltanto io e lei, per il momento.

Scrive Vanni Santoni nella sua presentazione (La Lettura 7 giugno 2026) “Pur avendo l’opera una trama chiara e definita […] è anche una raccolta di frammenti, zibaldone di digressioni e labirinto dai molti ingressi e dalle molte uscite, a dispetto del titolo — o meglio, a conferma del fatto che il titolo ha in sé una nota ironica”.

Valeria Luiselli è nata a Città del Messico e vive a New York. Autrice di romanzi e saggi, è tradotta in oltre trenta lingue. Con le sue opere ha vinto il Premio Letterario Internazionale Mondello 2025, l’American Book Award, il Folio Prize, l’International Dublin Literary Award e per due volte il Los Angeles Times Book Prize. Per Einaudi ha pubblicato Principio metà fine (2026).

Carlo Lapucci “Cielo a pecorelle. I segni del tempo nella meteorologia popolare”, Graphe.it

L’unica enciclopedia completa dei detti meteorologici italiani: dalla Grecia classica ai satelliti, un prontuario indispensabile per capire come sapienza contadina e scienza si intrecciano ancora oggi

Copertina dell'Enciclopedia alfabetica sulla meteorologia popolare di carlo Lapucci, Graphe.it editore

Graphe.it

Perché continuiamo a guardare il cielo anche nell’era delle app meteo? Perché la meteorologia popolare è l’ultimo filo culturale che lega l’uomo moderno alla natura.
Non coltiviamo più, non lavoriamo il legno, eppure scrutiamo le nuvole e ripetiamo detti tramandati da secoli.
Carlo Lapucci costruisce una vera enciclopedia alfabetica che attraversa millenni di tradizioni: dai proverbi greci ai giorni nostri, mostrando come sapienza contadina, scienza e religione si siano contaminate nell’interpretazionedel tempo atmosferico. Un’opera che documenta il passaggio epocale dall’imprevedibilità totale dei fenomeni celesti all’era dei satelliti.
Scritto con rigore filologico ma in stile accessibile e gradevole, questo libro è un prontuario essenziale per giornalisti che cercano riferimenti culturali, studiosi di tradizioni popolari e curiosi che vogliono scoprire le radici delle frasi quotidiane. Un titolo che risponde a una domanda universale: perché non smettiamo mai di cercare segni nel cielo?

L’uomo del terzo millennio che si alza la mattina certamente da come prima cosa un’occhiata alla televisione, ma poi, alla finestra guarda anche il cielo, cosa fanno gli uccelli, che dicono le piante, che vento tira, e altre spie della meteorologia casalinga d’una volta. Credo che comunque l’interesse che suscita questa materia non sia poi la previsione per cui uno prende o meno l’ombrello o la macchina:abbiamo qualcosa di piu sicuro, ma non c’è da esagerare perché questa rimane materia infida. Il vero stimolo che spinge verso la meteorologia e l’acquisizione di un’idea sintetica di un mondo di risonanze, dove tutto è collegato dai movimenti dell’aria e i loro influssi. Insieme a questo agisce la percezione di trovarsi in una realtà naturale coerente e comunicante in cui le cose si muovono insieme alle cose, l’una annuncia l’avvento o il comportamento dell’altra, un evento celeste influisce su un’infinità di fatti: dall’umore delle persone, ai comportamenti degli animali e delle piante, alle fermentazioni, alle semine, alla presenza degli insetti, e a tutto quello che di naturale s’insinua ancora nella vita umana, ormai sempre piu chiusa nel cemento. Il volume chiama il lettore a prendere atto di tutte quelle presenze lontane, vicine, ma nascoste ormai dai settori recintati che non e possibile oltrepassare, in modo da avere una conoscenza di quanto mondo e stato creato anche per lui, quante creature sconosciute lavorano a sua insaputa per la sua vita, come le api, che secondo regole meteorologiche indistruttibili, svolgono il lavoro di impollinazione dei fiori, caposaldo di tutta la produzione agricola. Come questo molti altri fenomeni, non meno importanti, seguono i mutamenti capricciosi dei venti, del sole, delle piogge e della luna e delle altre realtà naturali (Carlo Lapucci)

CARLO LAPUCCI è tra i massimi esperti italiani di tradizioni popolari e linguistica. Autore del monumentale Dizionario dei proverbi italiani (25.000 proverbi, Mondadori) e delle celebri Fiabe toscane (Mondadori), ha dedicato oltre 60 anni allo studio della memoria culturale italiana. Premio Fiorino d’Oro alla carriera (2018).

Dello steso autore su tuttatoscanalibri

Magia e poesia

L’Arca di Noè. bestiario popolare

Uniamoci amiamoci. Blasoni e complimenti verbali tra popoli italici

Carneval non te ne andare

Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di giugno 2026

Chiara Misceo “Ritagli di me” NeP Edizioni

Curiosità bibliofile: i caratteri tipografici

Stefano Terra “Alessandra” Oltre Edizioni

Leonardo Sciascia “Breve storia del romanzo poliziesco” Graphe.it


Daniela Tagliafico “Chi resta mentre il mondo scappa. Storie di confini e sopravvivenza” Vallecchi

Francesca Bardi “Ametista” Lorenzo de’ Medici Press

Ippolita Avalli “Il figlio del papa. Cesare Borgia” Mursia

Valeria Ancione “L’amore brucia” Vallecchi


Benedetta Maffezzoli “Il paese di Laggiù” CN Oligo

Daniela Alibrandi “Trilogia. Crimini del labirinto” presentazione

Hans Tuzzi “Colui che è nell’ombra” recensione di Alberto Genovese

Patrizia Gucci “La vera storia di una dinastia di successo raccontata da una Gucci doc”, Ali Ribelli Edizioni

Copertina della biografia memoir di Patrizia Gucci ""La vera storia di una dinastia di successo raccontata da una Gucci doc"Ali Ribelli Edizioni

Ali Ribelli Edizioni

 Patrizia Gucci, discendente diretta della celebre dinastia che ha rivoluzionato il mondo del lusso, attraverso queste pagine offre uno sguardo autentico e personale su una delle famiglie italiane più iconiche, intrecciando memorie familiari, retroscena inediti e incontri con personalità di fama internazionale. Non si tratta solo della storia di un brand, ma di un vero racconto umano fatto di ambizione, creatività e passaggi cruciali che hanno segnato un’epoca.

Dalla fondazione dell’azienda da parte del bisnonno Guccio alla storia d’amore dei genitori Paolo e Yvonne, ai lunghi anni di lavoro a Firenze e all’estero, Patrizia Gucci ripercorre le tappe del successo di una delle maggiori dinastie dell’imprenditoria italiana.
Ricordi personali si affiancano al racconto della creazione dei modelli divenuti poi oggetti di culto in tutto il mondo. Non mancano i momenti dolorosi, come la tragica scomparsa del cugino Maurizio, e infine i contrasti che porteranno alla vendita dell’azienda.
Per la prima volta una Gucci rievoca in prima persona la vera storia della famiglia che ha dato vita a uno dei marchi italiani internazionalmente più noti, sinonimo di intramontabile eleganza. E, raccontando, si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa…

Patrizia Gucci Pronipote di Aldo Gucci e figlia di Paolo Gucci, rappresenta la quarta generazione della celebre famiglia fiorentina. Ha iniziato la sua carriera come responsabile delle pubbliche relazioni internazionali per l’azienda di famiglia Gucci e in seguito ha lavorato anche come designer per la stessa azienda. Durante questo periodo, ha dimostrato di possedere molteplici competenze. Ha aperto con successo 13 negozi Gucci in tutto il mondo per rappresentare la famiglia e ha organizzato conferenze per promuovere l’immagine del marchio Gucci a livello globale. Nel 1969 ha intrapreso la carriera di designer indipendente, progettando una collezione di mobili in pelle. Il suo libro “Gucci: Una dinastia di successo raccontata da una vera Gucci” è la vera storia dell’iconico marchio italiano.

Patrizia Gucci, great-granddaughter of Aldo Gucci and daughter of Paolo Gucci, represents the fourth generation of the well-known Florentine family. She began her career working as the International Public Relations representative for the Gucci family business and later also worked as a designer for the company. During this period, she revealed herself to be skilled in many disciplines. She successfully opened 13 Gucci shops worldwide to present the family and organized conferences to promote the image of the Gucci name in the word. In 1969 she started to work as an independent designer, designing a collection of leather furniture. Her book Gucci: A successful dynasty as recounted by a real Gucci is the real story of the iconic Italian brand.