
Quanto splende questo nero è l’affresco di un secolo e di una città. Un romanzo libero ed entusiasmante, che è anche un atto d’amore verso la letteratura: quella che riporta a galla chi è naufragato e trasforma i luoghi più bui in un’esplosione di splendore.(da Bollati Boringhieri)
Il vecchio Enrico, un toscano puro sangue che si scopre subito dalla loquela e dai modi di dire e di intercalare, un quasi ottantenne, racconta di Lorenzo Viani, un pittore o comunque uno nato per dipingere in tutte le situazioni: è l’ultimo Enrico che può con i suoi ricordi e la sua memoria portentosa rinverdire la conoscenza e forse dare a quel pittore una memoria che non ha mai avuto.
E la storia si apre al mercato di Viareggio, con Tappo, il cane e la nipotina Giulina, e prosegue con l’incontro con il professore di italianistica che lo sprona e lo esorta a concludere
Marcello è stato docente di italianistica all’Università di Pisa, ha dedicato la sua vita a Dante, ma il suo vero amore è da sempre l’arte moderna.
«Passavo di qua» dice. Sorride. Si vede lontano un chilometro che non sta nella pelle, e infatti l’attimo dopo sputa il rospo. «Hanno inaugurato una mostra di Viani a Gardone Riviera, sul lago di Garda».
So perché me l’ha detto. Vuole che la pianti di vivere rintanato come un monaco a spaccarmi la testa su questo mio lavoro eternamente annunciato ed eternamente fallito, che mi prenda i miei meriti, che goda di quello che mi resta.
Io faccio finta di nulla. […] Ti sembra una scusa valida? dice mio nonno dalle foto alle mie spalle, mentre allunga la sua unica mano da pollo verso di me. Si può sapere cosa aspetti? L’hai sentito, Morto te, morto lui.
Ha ragione, e anche Marcello ha ragione, io sono il suo ultimo testimone, e la colpa è mia perché da custode mi sono tramutato in carceriere, da curatore a beccamorto.
E la storia della vita di Lorenzo si apre e si racconta in prima persona alla data 1893.
Scrive Giulio Silvano nella sua presentazione al romanzo (Il Foglio del 2 settembrte 2026) : “Forse solo gli esperti d’arte o i versiliesi sanno a pelle se Viani è esistito davvero, o se sia solo un personaggio inventato qui dall’autore (è bello in questi casi mantenere il dubbio) ma sicuramente tra queste pagine esiste un Viani che diventa verissimo, nelle sue emozioni e nei suoi viaggi e patimenti, raccontato da Amerighi”.
Marco Amerighi vive a Milano, dove lavora come curatore editoriale, traduttore, ghostwriter ed editor. I suoi romanzi sono: Le nostre ore contate (Mondadori, 2018) con cui ha vinto il Premio Bagutta opera prima e Randagi (Bollati Boringhieri, 2021), tradotto in vari paesi, con cui è stato finalista al Premio Strega 2022.













