Amal Bouchareb “I boccioli del mandorlo. Rifiorire in Palestina”, Vallecchi

L’identità sefardita, le ferite della guerra e la cucina come atto di resistenza e memoria nel romanzo sociale ‘I boccioli del mandorlo. Rifiorire in Palestina’ di Amal Bouchareb

Copertina del romanzo "I boccioli del mandorlo". Rifiorire in Palestina" di Amal Bouchareb, Vallecchi Editore

Genere: romanzo sociale, Palestina, thriller, cucina

Vallecchi

Dal 10 aprile

Ambientato tra Israele e la memoria del MaghrebI boccioli del mandorlo intreccia la storia di una famiglia segnata dalla guerra con una riflessione profonda sull’identità, la perdita e la possibilità di riconciliazione.
Azriel Boniche, ebreo algerino sefardita e chef militare in una base vicino a Haifa, vive nel fragile equilibrio tra il suo passato diasporico e il presente israeliano. La moglie, Livia, ricercatrice e attivista, e il figlio Daniel, giovane artista rientrato da Gaza, rappresentano due generazioni in cerca di senso dopo un conflitto che ha lasciato cicatrici invisibili. Quando la tragedia entra nella loro casa, la vita di Azriel si frantuma. Inizia così un viaggio interiore che si svolge attraverso la cucina, la memoria e la colpa: ogni ricetta diventa un atto di resistenza, un tentativo di trasformare il dolore in significato.

Con una scrittura sensuale e precisa, Amal Bouchareb unisce la materialità del cibo alla densità emotiva del trauma. Il profumo dei dolci di mandorle, le spezie, la musica andalusa e i versi di antiche canzoni arabe formano la trama sensoriale del romanzo, in cui la cucina non è solo rifugio ma linguaggio universale di sopravvivenza. L’autrice costruisce una narrazione stratificata, che oscilla tra il presente in Israele e i ricordi di una Algeria perduta, tra la memoria sefardita e il desiderio di un’identità riconciliata.
Attorno ad Azriel si muovono figure ambigue e potenti: colleghi militari sospettosi, una moglie divisa tra ideali e fedeltà, un figlio la cui sensibilità artistica collide con la brutalità del servizio militare. In questa tensione si insinua il sospetto, la paranoia, la domanda su cosa significhi davvero tradire: la patria, la famiglia o se stessi?
La prosa di Bouchareb alterna il lirismo poetico alla tensione del romanzo d’indagine. I capitoli si muovono tra il realismo psicologico e il simbolismo delle immagini ricorrenti — il mandorlo, il canto Qum Tara, la cucina della nonna — che diventano emblemi di continuità e di speranza. L’autrice restituisce con finezza le contraddizioni dell’identità ebraico-orientale, sospesa fra Oriente e Occidente, memoria e modernità, e scava nel rapporto fra cultura, trauma e appartenenza.
Questo è un romanzo di sradicamento e riconciliazione, dove la storia intima di una famiglia diventa specchio di una frattura collettiva. Nel dolore privato di un padre si riflette l’eco di popoli interi, separati ma legati da una memoria condivisa. E come i boccioli del mandorlo che tornano a fiorire ogni primavera, la scrittura di Amal Bouchareb si apre alla speranza, restituendo al lettore la possibilità di immaginare una pace che non è mai soltanto politica, ma anche interiore, umana e necessaria.

L’ aria era pervasa dal profumo di fiori d’arancio e da un dolore invisibile. Azriel si trovava nella cucina fiocamente illuminata. L’ atmosfera densa sembrava quasi strangolarlo, le sue mani tremavano leggermente mentre cercava un vecchio libro rilegato in pelle. Le pagine, ingiallite dal tempo e macchiate di olio, custodivano i segreti della sua famiglia. Un’ eredità che si perdeva in una lunga tradizione di arte culinaria, coltivata e raffinata attraverso innumerevoli generazioni, come un albero secolare che si ergeva fiero nel tempo. Eppure, le pagine sembravano sfumare davanti ai suoi occhi, le ricette, si dissolvevano in un’intricata trama di sofferenze. Azriel si muoveva nella cucina, avvolto in un inebriante mix di spezie dolci e un dolore persistente che si trascinava dietro di lui a ogni passo.

Amal Bouchareb (Damasco, 1984) scrittrice, traduttrice e docente algerino-italiana, è editorialista per Alaraby Aljadeed e Aljazeera (pagina culturale). Ha curato il programma di scrittura creativa del Ministero della Cultura saudita e dirige la rivista Arabesque. Trame di letteratura e cultura araba (Puntoacapo). Autrice di romanzi, racconti e traduzioni dall’italiano all’arabo, ha ricevuto il Gran Premio della Letteratura Algerina Mohammed Dib (2022). È membro della Consulta Lingua-Mondo della Società Dante Alighieri.

Andrea Pamparana “La tragica notte di Sebastopoli”, Bibliotheka

Ispirato ad una storia vera, il romanzo fonde rigore storico e narrazione per ricostruire il disastro della corazzata sovietica Novorossiysk (1955), trasformando un oscuro episodio censurato della Guerra Fredda in una profonda riflessione sulla ricerca della verità.

Copertina del romanzo "La tragica notte di Sebastopoli" di Andrea Pamparana, Bibliotheka Editore

Bibliotheka

Dal 10 aprile

Il nuovo romanzo di Andrea Pamparana fonde una rigorosa ricostruzione storica alla libertà della narrazione letteraria per raccontare uno dei misteri più drammatici della Marina sovietica: l’improvviso affondamento della corazzata Novorossiysk, avvenuto nel 1955.
La vicenda prende le mosse dalla Seconda Guerra Mondiale, seguendo le vite di Nino, Carlo e Luca, giovani marinai italiani che a bordo del Giulio Cesare vivono i momenti convulsi dell’armistizio dell’8 settembre. La nave sarà poi ceduta all’Unione Sovietica come riparazione di guerra, diventando l’ammiraglia della flotta del Mar Nero.
Il volume esplora l’inquietante ipotesi di un sabotaggio segreto ordito da ex incursori della Xª Flottiglia MAS che, mossi da un senso di onore quasi sacrale, avrebbero deciso di distruggere l’unità piuttosto che vederla servire sotto una bandiera nemica durante la Guerra Fredda.
Il racconto si distingue per la sensibilità con cui affronta l’etica del mare, mettendo in luce una solidarietà fatta di gesti semplici e di un rispetto che superava divise e ideologie. La vera nobiltà del marinaio emerge qui nella capacità di mantenere vivi legami umani — come la condivisione di un pezzo di pane tra prigionieri — e nel dare priorità assoluta al salvataggio dei naufraghi, anche nel cuore del combattimento. Il libro si chiude con un’amara riflessione sul silenzio delle istituzioni, offrendo una meditazione universale sulla dignità dell’uomo di fronte agli oscuri ingranaggi della Storia.

Incipit:

Yurek si accese una Belmoralcanal, una papirosa con molto cartone e poco tabacco, con il disegno sul pacchetto che riproduceva la costruzione del Canale Mar Bianco-Mar Baltico. Aspirò con voluttà perché era l’ ultima sigaretta del suo giorno di libertà. A breve sarebbe risalito sulla nave dopo alcuni giorni di riposo nel porto di Sebastopoli, affacciato sul Mar Nero che bagna l’Ucraina. Yurek era un marinaio semplice, nato in Georgia e chiamato dalla Marina Militare Sovietica, dopo tre mesi di addestramento teorico e pratico, ad imbarcarsi sulla corazzata Novorossiysk. Yurek era un nome polacco; suo padre faceva l’autista per un pezzo grosso del Partito comunista a Varsavia, un importante funzionario della Marina che a tempo debito aveva aiutato il giovane ad arruolarsi. Era nato in Georgia al confine con l’Armenia, dopo i trasferimenti imposti da Stalin a molte famiglie ucraine e polacche per ripopolare quelle zone a bassa natalità ai confini orientali, come la Georgia, patria dello stesso Stalin, e l’Armenia, terra rocciosa senza sbocchi sul mare, ma ricca di miniere di ferro e bachelite.

Andrea Pamparana, giornalista, scrittore, sceneggiatore, conduttore radiofonico e televisivo, ha iniziato la carriera il 16 marzo 1978, giorno del rapimento di Aldo Moro e della strage di via Fani. Da allora si è occupato di cronaca giudiziaria, politica estera e politica interna. Inviato per il Tg5, già capo della redazione milanese del Tg, ha seguito dal Palazzo di Giustizia di Milano tutte le fasi salienti della vicenda di Tangentopoli. Vicedirettore del Tg5 dal 2000 al 2016. Ha scritto oltre trenta libri su temi di attualità nazionale e internazionale e diversi romanzi tra cui, con Bibliotheka, Un condominio (2023).

Antonella Salottolo “Bebo l’amico immaginario”, Gruppo WritersEditor

Copertina del romanzo "Bebo. L'amico immaginario" di Antonella Salottolo del Gruppo WritersEditor

Bebo proviene da Fantastika, un luogo dove l’immaginazione è reale e i sogni hanno voce.
Quando incontra Luca, un bambino sensibile e curioso, tra i due nasce un’amicizia capace di superare paure, difficoltà e momenti di solitudine.
Attraverso viaggi straordinari, incontri inattesi e sfide che richiederanno coraggio e fiducia reciproca, Luca scoprirà quanto sia preziosa la forza dell’immaginazione e quanto anche il più piccolo sogno possa aiutare a trovare la luce nei momenti più difficili.
Tra realtà e fantasia, Bebo è una storia delicata e intensa che parla di amicizia, crescita e resilienza, ricordando a grandi e piccoli che immaginare non significa fuggire dal mondo, ma imparare a comprenderlo e trasformarlo.
Una fiaba moderna capace di emozionare e di accompagnare il lettore in un viaggio dove la gentilezza, il coraggio e la fantasia diventano strumenti per affrontare la vita.

La storia comincia con la presentazione di Bebo, un essere che vive in un mondo immaginario: ll piccolo, come i suoi simili, ha il potere di andare sulla Terra per aiutare i bambini in difficoltà. Comincia ad osservare due piccoli terrestri e le loro avventure da uno specchio magico e poi, quando si rende conto che Luca è vittima di bullismo, va sulla Terra sfidando i suoi timori.
Nasce così una bellissima amicizia che fa scoprire a Bebo la musica, il mare e le emozioni.Il legame tra i due permette loro di crescere e di sconfiggere i bulli.
Bebo l’amico immaginario è una storia che vuole far riflettere i più piccoli sul potere dell’immaginazione e sul problema del bullismo.

Antonella Salottolo, napoletana innamorata della sua città, insegna Storia e Filosofia e Lettere nelle scuole. Specializzata in marketing e web marketing per aziende, oggi si occupa, però, principalmente dei suoi due bambini.
Amante del mare, dei viaggi, della buona tavola e della cultura orientale, in particolare del reiki, adora scrivere.
Bebo l’amico immaginario non è il suo primo romanzo, nel 2018 ha pubblicato, Il fuoco, il vento e l’immaginazione, nel 2023 Evanthia e altre storie, nel 2025 Il giorno zero – Disavventure e riscatti, che ha ricevuto il premio Paesi in Lettere – Zungoli, Premio Nazionale – L’inedito sulle tracce del De Sanctis – XVI edizione e Gli elfi in vacanza tra storie e leggende.

della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

Evanthia e altre storie

Il giorno zero. Disavventure e riscatti

Vincenzo Pardini “I figli di Wanda e altri racconti”, OLIGO Editore

Copertina della raccolta di racconti di Vincenzo Pardini, Oligo Editore

Oligo

Dal 3 aprile

Con questa raccolta di racconti, Vincenzo Pardini ritorna in libreria con tutta la forza di una natura impegnata in un’incessante lotta di riappropriazione, anche etica e spirituale, di luoghi, sia fisici che mentali.
L’essere umano a volte ne è testimone, altre comprimario, altre ancora è solo una comparsa. Perché i veri protagonisti sono lupi, cinghiali, linci, ma anche asini e capre, che si muovono tra le fattorie e i boschi di una Toscana poco conosciuta ai più, a tratti selvaggia, ancestrale, crudele ma sempre brulicante di vita.
Il cuore pulsante del libro risiede nell’intreccio tra le vite degli uomini con quelle degli animali, creando un’osmosi dove il destino umano e quello naturale si fondono. I personaggi, spesso solitari, feriti o ai margini (come i protagonisti di “I figli di Wanda” o “Il contagio del lupo”), non sono solo abitanti del territorio, ma emanazioni della terra stessa.

Intanto, lui e la lupa erano passati a un’intesa di mente e di sguardi; Beriade ne percepiva i desideri, tra cui quello che voleva rivolgesse attenzione ai cuccioli. I quali, traballanti e indecisi, si muovevano nella stanza. Infatti, sapeva Beriade, i piccoli di lupo aprono gli occhi assai tardi. Spesso, trovava la madre accosciata, e loro attaccati alle poppe, a suggere il latte. Se defecavano, lei gli lambiva l’ano, ingerendone gli escrementi. Intanto s’era accorto che, sebbene le portasse il cibo due volte al giorno, in sua presenza non l’aveva mai mangiato. Ma, preso a chiamarla Wanda, una mattina gli si accostò, lasciandosi carezzare.

VINCENZO PARDINI è nato a Fabbriche di Vallico (Lucca) nel 1950. Collabora con il “Quotidiano Nazionale” e le riviste “Nuovi Argomenti” e “Paragone”. Ha pubblicato con Mondadori, Laterza, Bompiani, Giunti, peQuod, Fandango e Vallecchi, con cui è uscito il suo ultimo libro, Vita di Cristo e del suo cane randagio (2024).

Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di marzo 2026

Stefano Terra “Alessandra”

F. Albertazzi – R. Mignone “Neve rossa”

Rosa Simonelli Macchi “Io sono all’antica”

Laura Pavia “Perdonare la morte”

Giuseppe Bresciani L’uomo che pesò l’eternità”

Elena Pagani “Criminosa pigmenta. Bottega d’arte forense”

Linda Di Martino “La donna d’oro”

Stefano Terra “Le porte di ferro”

Maria Attanasio “La rosa inversa”

Simone Cislaghi “Partire. Il viaggio come metafora dell’esistenza”

Luigi Cherubini “Cento casali sconosciuti intorno a Roma”, NeP Edizioni

Una guida alla scoperta di tesori nascosti

Copertina della guida alla scoperta di Cento casali sconosciuti intorno a Roma di Luigi Cherubini, NeP Edizioni

“Cento casali sconosciuti intorno a Roma” è una guida firmata da Luigi Cherubini, dedicata alla scoperta di un patrimonio poco noto ma di straordinario fascino: i casali della campagna romana.

Ricco di informazioni, immagini e mappe dettagliate, il volume accompagna il lettore alla scoperta di cento edifici, ciascuno con una propria identità, storie e curiosità che ne raccontano il passato. Queste architetture, spesso caratterizzate da forme irregolari e suggestive, rimandano al Medioevo, epoca in cui la funzione difensiva era fondamentale. Accanto al ruolo agricolo, tuttavia, i casali hanno sempre rappresentato anche luoghi di svago e quiete, come testimoniano altane panoramiche, corti con fontane, giardini e soluzioni architettoniche raffinate.

La guida offre un itinerario variegato: dai casali legati alla cultura, veri e propri scrigni d’arte, a quelli dedicati alla tradizione enogastronomica, dove è possibile gustare prodotti locali in agriturismi, locande e strutture ricettive immerse nel verde. Molti di questi luoghi sono inoltre punto di partenza per percorsi naturalistici, ideali per escursioni a piedi o in bicicletta.

Pensato come un invito alla scoperta, il libro conduce il lettore tra storie dimenticate e paesaggi silenziosi, lontani dal ritmo frenetico della città, offrendo l’occasione di riscoprire il valore del tempo lento e del contatto con la natura.

Il percorso proposto si snoda lungo un raggio di circa trenta chilometri dalla Capitale, a partire dall’Via Appia Antica, attraversando territori come la Valle della Caffarella, i Castelli Romani, la Tuscia, la Sabina e il litorale tirrenico.

Il volume colma una lacuna editoriale offrendo per la prima volta una mappatura accurata di questi “illustri sconosciuti”: per ogni casale sono fornite indicazioni precise, schede storico-artistiche e informazioni sulla destinazione d’uso.

Uno strumento prezioso per chi desidera esplorare un volto inedito del territorio romano, tra architettura, natura e memoria storica.

Allievo di Corrado Barberis, padre della sociologia rurale, Cherubini è da anni impegnato nello studio della campagna romana e della cartografia storica. Con questa pubblicazione porta alla luce un patrimonio spesso trascurato, dimostrando come, oltre al celebre centro storico di Roma, esista un territorio altrettanto ricco di storia, arte e bellezza.

Fabio Montella “Donne invisibili.La Resistenza femminile nella Bassa modenese”, Bibliotheka

LE DONNE INVISIBILI DELLA RESISTENZA IN UN’INDAGINE CHE INTRECCIA DOCUMENTI D’ARCHIVIO E TESTIMONIANZE IN PRESA DIRETTA

Copertina di Donne invisibili di Fabio Montella, Bibliotheka Edizioni, con un ricco apparato iconografico

Con un ricco apparato iconografico

Bibliotheka

Dal 3 aprile

Dopo la caduta di Mussolini, decine di donne della Bassa modenese aderiscono alla Resistenza e si mobilitano per aiutare disertori della Repubblica Sociale, renitenti alla leva, ebrei, soldati alleati in fuga dai campi di concentramento del regime.
Hanno età e istruzione diverse: sono braccianti e mondine, ma anche lavoratrici a mezzadria, maestre, studentesse, suore. Molte conoscono l’arresto, il carcere, le percosse, le torture. Sette perdono la vita, fucilate o uccise per rappresaglia. Anche se non mancano donne che prendono parte ad azioni armate, la partecipazione femminile alla Resistenza, pagina finora poco considerata dagli studi storici, consiste in gran parte nel procurare cibo, vestiti, scarpe, coperte, medicine. E, soprattutto, nel tenere i collegamenti tra i gruppi e con i comandi portando ordini, messaggi, armi, munizioni, esplosivi. L’attività di “staffetta” evoca compiti ancillari, ma è in realtà estremamente rischiosa. In genere le partigiane percorrono chilometri a piedi o in biciletta su strade accidentate, sentieri di campagna o lungo gli argini. Viaggiano con il freddo, il fango e la neve, a volte anche di notte, sempre con il rischio di essere fermate da repubblichini o tedeschi. Nascondono biglietti, stampe e volantini in mutandoni sotto la gonna, in pancere che simulano la gravidanza, nei reggiseni, nelle trecce dei capelli. 
Una Resistenza disarmata, ma efficace, rimasta per troppo tempo ai margini del discorso pubblico e delle ricostruzioni storiche che qui viene portata alla luce grazie a documenti d’archivio inediti e testimonianze in presa diretta. Fabio Montella non si è limitato a consultare documenti e materiali d’archivio, ma ha raccolto le storie dalla viva voce delle protagoniste o dei discendenti, incontrandoli nel corso di numerose occasioni

Fabio Montella, ricercatore indipendente e giornalista professionista, collabora con l’Istituto Storico di Modena ed è assegnista di ricerca (Research Grant Klaus Voigt) all’Istituto Storico Germanico di Roma. Fa parte del Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Fossoli. Studioso della storia politica e sociale delle due guerre mondiali e del fascismo, da qualche anno gira l’Italia frequentando archivi, alla ricerca di nuove storie da narrare. Per le sue ricerche ha ottenuto il Premio “Cesare Mozzarelli” a Mantova, il premio “Ricerca di storia locale” dal Comune di Olgiate Molgora (Lecco), il Premio Premio Gen. De Cia e, per due volte, il premio letterario “Tralerighe Storia” a Lucca.

Alessandro Deho’- Davide Brullo “Imboscati”, OLIGO

Collana RONZINANTE: Tra narrazione e disegno, un modo nuovo per raccontare luoghi e territori nel cuore di grandi autori contemporanei

Copertina di Imboscati scritto e illustrato da Alessandro Deho’- Davide Brullo, OLIGO Editore

Con illustrazioni degli autori

Prefazione di Aurelio Picca

Collana Ronzinante diretta da Marino Magliano

OLIGO

Dal 3 aprile

Due uomini si scrivono da un isolamento che possiamo chiamare sepolcro. I loro paesi – infestati dall’abbandono, costellati da flebili braci dette abbraccio – sorgono ai margini del bosco: Mondaino, al confine tra Romagna e Marche, e Crocetta, in Lunigiana. Luoghi di sconfinamento, di cuori in contrabbando; luoghi della vita avara, in secca. Nelle lettere, i due parlano di famiglie dissotterrate all’urlo, di un Dio a caccia, sigillato nell’ambiguità, della solitudine come via marziale per l’abbandono di sé. 
È vero: Imboscati racconta la rovina dell’uomo, ma non è un’elegia della fuga. Piuttosto, è un libro che riconduce alla vita ferina, addestra l’anima secondo la rotta delle volpi, delle faine, dei falchi. Che tutto resti sospeso – una fede comprovata dal dubbio saprà contenersi?; un padre martellato dalla malattia della figlia riuscirà a non svanire? – è ovvio: Imboscati è un libro-fuoco, un libro-acciarino, che impone la strada del coraggio.

Questo dispaccio, messaggio in bottiglia, carica esplosiva deglutita a mo’ di eroina, è intitolato Imboscati ed è a firma di Davide Brullo e di Alessandro Deho’; un furtivo e svettante epistolario, sigillato da una D, appunto, e da una A. E tra i firmatari, con una sola lettera, non si ha il minimo dubbio che siano entrambi preti e viandanti, in una osmosi che sa del vegetale, del dubbio, della confessione. E impone il dire: «Non si viene tra i boschi per cercare di sopravvivere, questa può essere la motivazione iniziale, si viene per imparare una fedeltà alla morte». (Aurelio Picca)

DAVIDE BRULLO ha pubblicato, tra l’altro, i libri Annali (Mimesis, 2006), Nabokov (Compagnia Editoriale Aliberti, 2021) Lince (Crocetti 2022). Ha tradotto i Salmi (Aragno 2021) e Qoelet (De Piante Editore, 2025). Scrive per “Il Giornale”, “Il Venerdì di Repubblica” e dirige la rivista “Pangea”.

ALESSANDRO DEHO’ nasce nel 1975 a Romano di Lombardia. Infermiere professionale in psichiatria ed ematologia, è prete dal 2006. Vive in Lunigiana, vicino a un eremo, in una casa tra i boschi nella quale prega, accoglie, ascolta e celebra. Vive, e scrive. Collabora con “Avvenire” e “Credere”; tra i suoi libri più recenti ricordiamo Umanissime storie (Paoline 2025), A te (San Paolo 2024) e, insieme a Davide Brullo, Mistiche (Magog 2024) e Nuovo alfabeto del sacro (Aliberti 2023). www.alessandrodeho.com 

Della stessa Collana su tuttatoscanalibri

Dario Voltolini “Acqua chiusa”, Oligo Editore

Nella collana Ronzinante, i nuovi titoli di Giorgio Vasta(Sicilia)Pasquale Vitagliano (Puglia)Giorgia Tribuiani (Abruzzo). OLIGO, dall’11 aprile in libreria

Filippo Tuena “Valzer con mia madre da ragazza”

Marco D‘Aponte – Pit Formento “Tazio Nuvolari. Compagno del vento”, Töpffer /Oltre

Copertina della biografia a fumetti di Tazio Nuvolari, Töpffer /Oltre EDitore

Presentazione di Beppe Mecconi  

Prefazione di Giulio Cesare Cuccolini  

Töpffer /Oltre

Dal 31 marzo

Una biografia a fumetti su Nuvolari

Questo romanzo a fumetti dedicato alla vita di Tazio Nuvolari si distingue per la coesione dei suoi elementi narrativi e grafici offrendo al lettore un’esperienza coinvolgente che ben si adatta alle vicende di una vita vissuta all’insegna della velocità. I testi e la sceneggiatura presentano un ritmo serrato e dinamico, perfetto per raccontare episodi caratterizzati dall’adrenalina della velocità, scelta stilistica che contribuisce a trasmettere la rapidità e la tensione tipiche delle corse automobilistiche.

I disegni di D’Aponte hanno il tratto essenziale e rapido capace di cogliere l’essenza delle scene. La scelta delle inquadrature richiamano il linguaggio cinematografico, le scene si susseguono come sequenze di un film, immergendo il lettore nell’atmosfera delle gare e restituendo il senso di velocità che ha caratterizzato la vita di Nuvolari. La varietà e la cura nella selezione dei tanti episodi contribuiscono a restituire una panoramica esaustiva della vita e delle imprese di Nuvolari.

Questa biografia ci restituisce un campione che, durante tutta la sua esistenza, ha saputo unire un coraggio fuori dal comune e una straordinaria abilità sportiva a una semplicità autentica e a una profonda umanità.  (Beppe Mecconi)

MARCO D’APONTE, Docente di Discipline pittoriche, illustratore per editori nazionali e internazionali negli anni ottanta e novanta, dal 2000 dirada questa attività per dedicarsi in modo più continuativo al fumetto, collaborando con sceneggiatori, scrittori, storici, tra cui Guido Ceronetti, Dario Lanzardo, Pit Formento, Gianna Baltaro, Rossana Repetto, Marino Magliani. Ha pubblicato graphic novel con Tunué, Transeuropa, Miraggi Ink, Edizioni del Capricorno, Angolo Manzoni, Daniela Piazza Editore, La Stampa. Parallelamente ha sempre svolto l’attività di pittore in numerose mostre personali e collettive, esponendo i suoi lavori in gallerie e musei.

Paola Di Giuseppe “L’erba è verde”. Viaggi e approdi di Goffredo Parise. , CN (OLIGO)

Una nuova monografia per i quarant’anni dalla scomparsa

Copertina del saggio di Paola Di Giuseppe su Goffredo Parise a quarant'anni dalla morte. CN (OLIGO Editore

Prefazione di Gabriele Civello

CN  (OLIGO)

Dal 27 marzo

In occasione dei quarant’anni dalla morte di Goffredo Parise, questo libro ne ripercorre non solo la vita, ma soprattutto i numerosi viaggi per il mondo. Inoltre scopriremo Parise sceneggiatore per il cinema e ne rivivremo il ricordo tramite alcune testimonianze di amici con cui visse negli ultimi anni prima della fine.

«Girarono nella campagna e lungo un fiume tra la boscaglia, per due ore. Parlarono, soprattutto lei, con molta intelligenza e candore, come nelle favole, e con un linguaggio elementare e purissimo. Quando si addentrarono nella boscaglia dove lei volle provare l’abito tirolese, così vestita disse: “Oh, che bosco nero”, e lo prese per mano; quando uscirono indicò il frumento basso nei campi e disse: “L’erba è gia verde”. Anche il suo volto rotondo e roseo, con i grandi occhi celesti spalancati e la bocca rotonda e rosa erano elementari e purissimi e l’uomo la baciò: come allora lei stette immobile con gli occhi aperti a guardarlo». Troviamo queste parole nel capitolo Cuore di Sillabari, l’opera considerata come la più celebre e rappresentativa del genio di Goffredo Parise, sebbene la sua produzione sia così vasta e variegata da contemplare molti altri capolavori. Il libro di Paola Di Giuseppe non a caso prende a nome la minuscola frase L’erba e verde, simbolo dello stupore quasi tautologico e un po’ naif che accompagna molti personaggi – in gran parte autobiografici – di Parise. Se l’opera narrativa dell’autore vicentino rappresenta il terreno di elezione della più diffusa critica letteraria, il testo “L’erba è verde” si concentra sul volto meno noto e meno decantato della sua produzione: i racconti di viaggio. (dalla Prefazione)

PAOLA DI GIUSEPPE, docente di Greco e Latino, si occupa di critica cinematografica per testate online e cura un sito web personale in cui raccoglie recensioni di film in uscita e repertori integrali di cinema internazionale. Ha collaborato alla rubrica femminile Lilith e le altre della rivista “Finnegans” e ha coordinato la sezione letteraria di due edizioni, 1997 e 1998, di Finestre sul Novecento, rassegna di letteratura, musica, filosofia e arte di Treviso. Nel 2024 la casa editrice Besa Muci ha pubblicato il suo saggio, scritto con Gabriele Civello, L’ultimo custode della metamorfosi. Elias Canetti a Vienna.