
C’è un tempo, poco prima che il sipario si alzi, in cui tutto resta sospeso. È la mezza: un momento fragile di attesa e vertigine, in cui si resta soli davanti a se stessi prima di entrare in scena. Elena ne scopre il significato il giorno in cui il nonno Giovanni, unico approdo sicuro della sua vita, poco prima di morire le consegna un’eredità singolare: un dattiloscritto rimasto nascosto per anni.(da La nave di Teseo)
Elena, la protagonista, ha avuto una vita travagliata, da giovane per motivi di salute è stata quasi in bilico tra la vita e la morte, e da una sorte avversa che l’ha resa orfana della madre che ha memorizzato come una donna bella, simpatica, dedita al lavoro e alla famiglia: ai tempi aveva solo otto anni, ora trentatreenne e giovane docente universitaria, ad opera del diario del nonno Giovanni ne scoprirà l’esistenza segreta.
Nonno Giovanni in punto di morte ha infatti deciso di svelare quanto da lui ricercato e scritto nel diario, compilato proprio per Elena:
Da “Primavera 1991”
“La nonna spesso non si alza nemmeno dal letto, si rifiuta di mangiare e di bere. Accende la televisione ma non la guarda, non la ascolta neanche. Le immagini si riflettono nei suoi occhi lucidi come specchi immobili. Vorrei aiutarla, ma tutte le volte che cerco di parlarle mi attacca.
“Finché non mi dirai perché sei scappato, noi due non avremo nulla da dirci.”
Lo dice senza alzare la voce, lapidaria, senza sentimento.
Il punto è, bambina mia, che io non posso dirglielo.
Per questa ragione ho deciso di scrivere, perché forse un giorno tu, e soltanto tu, potrai sapere dove sono andato e perché”
Un viaggio, nato dal ritrovamento di un misterioso biglietto e dalla ricerca della verità, che da Catania lo ha condotto a Trieste quindi in giro per la penisola alla scoperta di un duplice segreto occultato dalla figlia Agata, che alla moglie non ha mai rivelato nei suoi veri motivi.
“Con La mezza Costanza DiQuattro scrive un romanzo pirandelliano sulle maschere imposte dalla società e dalle convenzioni giacché, come avverte la citazione in esergo da Il berretto a sonagli, la cui messa in scena riveste un ruolo centrale nel dattiloscritto” scrive Marzia Fontana nella sua presentazione del romanzo su La Lettura (27 settembre 2026)
e conclude
“Con il ritmo lento della lettura ma in un crescendo di tensione si dipana così un’indagine intima che esplora temi universali: i condizionamenti familiari e il rapporto fra genitori e figli, i segreti custoditi gelosamente non per ipocrisia ma come forma di protezione estrema, gli slanci e le molteplici forme d’amore, i cortocircuiti dell’esistenza, gli incontri casuali destinati a lasciare il segno, la comprensione e l’accoglimento delle scelte altrui in una affinità elettiva che esula dai legami di sangue”.
Costanza DiQuattro (Ragusa, 1986), scrittrice e drammaturga. Dirige il teatro Donnafugata dal 2008. Dal 2019 scrive per il teatro. Con Baldini e Castoldi ha pubblicato La mia casa di Montalbano (2019), Donnafugata (2020, premio Porta d’Oriente 2021), Giuditta e il monsù (2021), Arrocco siciliano (2022, premio Comisso 2023) e L’ira di Dio (2024).
Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

















