Anne Catherine Bomann “La stagione dell’Acquario”

L’amicizia speciale di Vigga con Rosa, un polipo che accende curiosità e interesse nel mondo deprivato della protagonista

Copertina del romanzo di Anne Catherine Bomann "La stagione dell'Acquario"Iperborea

Traduzione di Eva Valvo

Nella Stagione dell’acquario, Anne Cathrine Bomann azzera la distanza cognitiva ed emozionale che può separarci dagli altri animali e, in un romanzo intenso e tutto al femminile, ci racconta di un’amicizia come dovrebbe essere: un cambiamento di prospettiva, capace di suscitare nuovi interrogativi, etici, filosofici ed esistenziali.(da Iperborea)

La protagonista, Vigga, è una trentenne che ha cambiato vari lavori tutti abbandonati allo scadere del mese di prova e tutti proposti a lei dal centro per l’impiego.
Le sta accadendo ancora in questa ennesima attività presso l’acquario futuristico di Copenaghen, la sua città, “Mondo Oceano”.
La sua vita è costellata di abbandoni o da situazioni vissute come tali che la fanno sentire incapace di costruire relazioni con altri esseri umani: un amore finito male, un’amicizia, l’unica, con Maiken, l’amica che però ha scelto di avere un figlio, scelta che accende un rischio di abbandono e con esso la possibilità di disequilibrare quel minimo a cui Vigga si aggrappa.
La salvezza inaspettata arriva da una presenza che comunicherà con lei con un linguaggio diverso ma che la farà sentire “scelta”. È Rosa, un polipo dell’acquario ad accendere un certo interesse e una sana curiosità nel suo mondo deprivato: un’amicizia speciale, dissimile, ma un’amicizia che cura e guarisce.

“C’è proprio  questo disagio sociale, tra l’altro così attuale, al centro del romanzo della scrittrice e psicologa danese Anne Cathrine Bomann, che dà alla sua protagonista una voce ruvida con cui raccontarsi senza retorica”

scrive così Angelo Molica Franco nella sua presentazione su Il Venerdì di Repubblica del 21 agosto 2026. 

Anne Catherine Bomann Nata nel 1983, è una scrittrice, poeta e psicologa danese, oltre che dodici volte campionessa nazionale di ping-pong. Il suo romanzo d’esordio L’ora di Agathe, pubblicato da Iperborea nel 2019, è stato un caso letterario tradotto in diciotto paesi.(da Iperborea Autore)

Matteo Bussola “Il sole nelle pozzanghere”, presentazione

Copertina del romanzo di Matteo Bussola "Il sole nelle pozzanghere", Einaudi

Ogni oggetto custodisce una storia. Ci ha visti amare, piangire, stringerci a qualcuno, restare soli. Gli oggetti che ci sono appartenuti sanno chi siamo stati o chi siamo, e se potessero parlare racconterebbero la verità su di noi. Forse per questo, a volte, ce ne sbarazziamo. Ma c’è un signore capace di ascoltarli. Di sentire, nella loro voce, il concerto del mondo. È lui il protagonista di questo romanzo.(dal Catalogo Einaudi)

Ma chi è il protagonista di questo romanzo?

Un signore capace proprio di ascoltarli é il signor Pi, un anziano rigattiere che non ripara, ma svolge una funzione più importante, gli oggetti “che approdano da lui “stanchi, disarmati,  feriti”  sono i “testimoni silenziosi di umori, desideri, lacrime trattenute, promesse dimenticate. Sono oggetti che nessuno vuole più, ma che hanno ancora tanto da dire. Del resto lo chiamano  «il vecchio delle cose rotte». Anche se in realtà lui non aggiusta quasi nulla: al massimo pulisce, spolvera, accomoda, riporta alla luce, «come si fa con i ricordi quando smettono di far male». Perché il suo lavoro […] consiste piuttosto nel riparare persone. Così intorno alla sua bottega pagina dopo pagina una girandola di voci e personaggi che in qualche modo aspetta un nuovo inizio”. (da Ilaria Zaffino La Repubblica 14 agosto 2026).

Nelle prime pagine il lettore inconta il protagonista

“Poi estrae dalla tasca un mazzo di chiavi, si abbassa al livello del marciapiede, infila la chiave in una serratura, la gira, toglie il lucchetto e tira su la saracinesca per poco piú della metà.
Riprende il mazzo e lo infila in una porta a vetri.
Prima di aprire la porta solleva la bambola, le stringe la piccola mano di plastica che scompare nella sua.
– Comunque piacere, – le sussurra. – lo sono il signor Pi”.

Segue il primo capitolo dal titolo emblematico “Riparare persone”
È una favola bella, una favola di oggi, per riflettere, come è il compito di tutte le favole

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Virginia Woolf “Vita di Violet. Tre storie giovanili”, a cura di Nadia Fusini

Copertina dei tre racconti inediti di Virginia Woolf "Vita di Violet. Tre storie giovanili",  a cura di Nadia Fusini, Feltrinelli

Una scoperta letteraria inattesa, che oltre a restituirci uno spaccato importante della vita di Virginia Woolf si rivela, soprattutto, un vero piacere da leggere (da Feltrinelli)

È il 1907, Virginia Woolf dedica tre storie all’amica e confidente Mary Violet Dickinson, insolitamente alta per l’epoca, superava il metro e ottanta, che nella fantasia di Virginia, diventa una gigantessa protagonista di tre favole nelle quali la sua altezza è un vero e proprio superpotere con cui combatte mostri marini e convenzioni sociali.
Il testo rappresenta il primissimo esperimento narrativo compiuto dalla Woolf, rivelandone una sorprendente vena comica e fiabesca
Violet Dickinson ha svolto un ruolo fondamentale nella vita dell’Autrice, sia a livello emotivo nei momenti di grave crisi psichica legata alla morte di Stella e poi del padre, sia come vera e propria mentore editoriale, come riemerge nella recente pubblicazione di una breve serie di racconti giovanili e inediti intitolata The life of Violet (Vita di Violet) .

Dalla prefazione di Nadia Fusini “Una storia nella storia”

[…]a Virginia, ripeto, piace ridere, e soprattutto le piace far ridere noi, i suoi lettori e le sue lettrici. E di certo vuol far sorridere la donna a cui manda questi reperti, per la quale li scrive! In questi reperti miracolosamente ritrovati, che qui vi presentiamo, in effetti Virginia ci riesce, eccome! Nel suo intento dichiarato, le scritture che vi offriamo sono una comunicazione intima, privata, rivolta a un’amica che ama con quella speciale predilezione fervida e incantata che Virginia riserva alle donne, per lei la manifestazione più alta della meraviglia della creatura umana. Le donne sono esseri superiori, Virginia non ne ha dubbio: mettono al mondo il mondo. E lo proteggono, lo custodiscono. Questo gesto vitale lei riconosce a Violet Dickinson, che non è e non sarà mai biologicamente madre, ma da lei Virginia si sente “messa al mondo”. Riconosciuta, amata da lei; e vedremo come e perché addentrandoci in questo specialissimo tributo amoroso, che vuole essere a tutti gli effetti un omaggio, un piccolo dono geniale di scrittura amorosa, una specie di serenata, che Virginia le dedica nel 1907. In segno di gratitudine. Il titolo che dà al suo dono è Una vita. Una biografia fantastica”

E aggiunge nell’interessante introduzione

“Virginia è davvero giovane quando compone queste “scene di vita” per Violet. Epperò gioca con estrema bravura con il tono fiabesco, fantastico, addirittura farsesco, dimostrando una nonchalance straordinaria, un estro naturale per la slapstick comedy, per la farsa, per la pagliacciata”.

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Su e giù per le strade di Londra

Virginia Woolf (su Consigli)

Robert Louis Stevenson “Il Master di Ballantrae”, presentazione

sottotitolo: Un racconto d’inverno
Copertina del romanzo di Robert Louis Stevenson "Il Master di Ballantrae. Un racconto d'inverno" Adelphi

[…]Non meno che il dottor Jekyll e il signor Hyde, James e Henry Durie, discendenti della nobile casata scozzese di Durrisdeer, incarnano princìpi inconciliabili: se James, Master di Ballantrae, è un «diabolico dissimulatore», irresistibile e scellerato, […], il cadetto Henry ha il volto opaco della rettitudine, della prudenza, dell’ostinata mediocrità morale. L’insurrezione giacobita del 1745, che li vede – per mero opportunismo – appoggiare fronti opposti, e la presunta morte in battaglia del primogenito, che consegna a Henry titolo e promessa sposa del fratello, pongono le fondamenta di un conflitto insanabile.[…]
(da Adelphi)

Adelphi ripropone Il Master di Ballantrae nella nuova traduzione di Masolino d’Amico e una postfazione di Jean Echeno.
Il Master di Ballantrae, scritto 1888, racconta di  due fratelli, il primogenito, James, e il cadetto, Henry, della nobile casata dei Durie di Durrisdeer.
Nella Scozia della prima metà del Settecento durante l’ insurrezione giacobita, il tentativo di riportare uno Stuart sul trono del Regno Unito, così come in altre famiglie nobiliari, il capostipite, Lord Durrisdeer, decide di muoversi opportunamente: un figlio con gli insorti, l’altro con la dinastia regnante.
Chi per l’una e chi per l’altra?
Il primogenito propone di affidarsi al fato con il lancio della moneta.
Sarà così James ad andare con gli insorti e la loro sconfitta, insieme alla notizia della sua morte in battaglia, faranno del cadetto il nuovo e legittimo Master. Solo che James non è morto, prima alla macchia e poi in esilio,  vuole riprendersi il titolo…

Scrive Stenio Solinas (03 agosto 2026 Il Giornale online)

“Stando a Stevenson, Il Master di Ballantrae nacque dalla lettura di un romanzo di Frederik Marryat, La nave fantasma. A questa suggestione marina si aggiunse il ricordo di una storia da lui concepita anni prima una storia di famiglia, i Durie. Era un racconto d’inverno, promettente nel suo mettere in scena «un luogo desolato e solitario», ma non sufficiente: «Su, dissi alla mia macchina, scriviamo una storia di molte terre e paesi, di mare e di terra, di ferocia selvaggia e di civilizzazione”.
Tre anni prima, Stevenson aveva scritto Lo strano caso del dottor Jeckill e del signor Hyde, sei anni prima L’isola del tesoro. Il Master lo scrisse che aveva quarant’anni, gliene restavano altri quattro prima di morire… […] Sulla sua tomba sulla cima del monte Vanea, a Upolu, la maggiore delle isole Samoa, ci sono incisi i suoi versi: «Qui giace nel luogo desiderato,/ Tornato è il marinaio, tornato dal mare,/ E tornato dal colle il cacciatore». Tusitala, «narratore di storie», era il nome che gli avevano dato gli indigeni”.

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L’isola delle voci (con testo a fronte)

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Will del Mulino

Roberto Mussapi “Tusitàla. Vita di Robert Louis Stevenson”

Robert Louis Stevenson – James Matthew Barrie “Mio carissimo amico”

Tutto in una pagina, resoconto settimanale di tuttatoscanalibri

Cari lettori di tuttatoscanalibri, da oggi il nostro appuntamento settimanale si rinnova. Per aiutarvi a non perdere nessuna delle nostre proposte di lettura, ogni settimana vi sottoporremo un resoconto completo dei libri presentati neila settimana precedente. Sarà una bussola letteraria per orientarvi tra le nostre segnalazioni, divisa per generi e con rimandi alla pagina completa.
Nella settimana trascorsa (10/14 agosto 2026) abbiamo viaggiato nel tempo con Ilaria Tuti, sfidato le regole con Thoreau e indagato i segreti con Shari Lapena, scoperto un omaggio alla memoria e le esperienze di giovani donne nella Londra all’indomani del secondo dopoguerra.


Romanzo Storico e Biografie

Ed è un poco la notte e un poco l’alba – Ilaria Tuti

Un viaggio nella storia in una narrazione densa di emozioni. La scrittura evocativa dell’autrice ridona voce a una pagina dimenticata dal tempo.

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Gli ultimi giorni di Andrea Giovene di Girasole – Giancristiano Desiderio

Una biografia e un omaggio alla memoria di una figura della nostra cultura. Un ritratto che utilizza il valore della testimonianza e del ricordo storico.

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Narrativa del Novecento

Ragazze squattrinate – Muriel Spark

Le avventure, i sogni e le fatiche di un gruppo di giovani donne alla ricerca del proprio posto nel mondo all’indomani del secondo conflitto mondiale. Lo stile tagliente e l’arguzia della Spark in uno spaccato sociale indimenticabile.

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Noir e Thriller

Non se l’aspettava – Shari Lapena

Una verità domestica che va in pezzi all’improvviso, travolge ogni certezza e svela segreti inconfessabili. Un thriller dal ritmo serrato, dove nessuno è davvero chi dice di essere.

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Saggistica e Grandi Classici

Disobbedienza civile – Henry David Thoreau (Arcadia Edizioni)

Il testo fondamentale che ha ispirato i grandi movimenti di resistenza pacifica della storia moderna. Un manifesto senza tempo sulla forza delle idee e sulla coscienza individuale contro le ingiustizie del potere.

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Vittorio Orsenigo “103 storie di seduzione ( e una postilla)”, Bibliotheka

VITTORIO ORSENIGO TORNA IN LIBRERIA CON “103 STORIE DI SEDUZIONE”

 Una piccola opera ormai introvabile dello scrittore e regista milanese morto nel 2025 all’età di 99 anni

 Una serie di racconti capaci di evocare morbosità eccitanti, delicati prudori e tormenti metafisici, in cui dilaga una quieta sensualità che ammalia e stordisce

Copertina della raccolta di racconti di Vittorio Orsenigo "103 storie di seduzione ( e una postilla)", Bibliotheka

Prefazione di Lucio Klobas

Bibliotheka

Dal 21 agosto

“Due o tre amori nel giro di un mese. Uno dei tre lo chiamava grottesco. Per gli altri, entrambi in via di rapida estinzione, cercava ancora le parole adatte”.

Vittorio Orsenigo possiede l’arte candida e raffinata dell’incompiutezza, come dimostrano le 103 storie di seduzione (e una postilla), un libro divenuto ormai introvabile.

“Se la scrittura avesse un sesso, quella di Orsenigo sarebbe sicuramente una scrittura femminile nell’accezione più accattivante e perversa del termine”, scrive Lucio Koblas nella prefazione. “I suoi racconti sfiorano una morbosità eccitante, accendono delicati prudori, tormenti metafisici, ma nel momento esatto in cui dilaga una quieta sensualità si sciolgono all’improvviso consapevoli del carattere sopraffattorio e arbitrario che impongono al lettore”.

Vittorio Orsenigo (1926 – 2025), regista e scrittore, si avvicina al panorama artistico milanese dell’immediato dopoguerra.Seguendo l’invito di Elio Vittorini, cura un ciclo di letture alla Casa della cultura di Milano presentando una selezione di testi teatrali di Christopher Isherwood, Bertold Brecht e Wystan Hugh Auden, allora poco noti in Italia. Nel 1950 esordisce come regista al Piccolo Teatro di Milano, grazie al direttore Paolo Grassi, con Ubu Roi di Jarry e Le Mammelle di Tiresia di Apollinaire. Giuseppe Pontiggia lo ha definito “uno straordinario raccontatore orale”, dotato di un’energia prorompente di fronte alla quale si resta stupefatti. “C’è un’impavidità dell’assurdo, c’è il coraggio di inoltrarsi per sentieri apparentemente senza sbocco, in vicoli ciechi da rapine”.

Omaggio a Grazia Deledda nel centenario del Nobel: 1926 – 2026

Copertina della raccolta di sei racconti di Grazia Deledda

Nel 2026, a cento anni dal Premio Nobel per la Letteratura, ricordare Grazia Deledda significa soprattutto riscoprirla. Fu insignita del premio Nobel, unica scrittrice italiana, autodidatta, cresciuta nella sua Sardegna.

La sua opera contiene e mantiene una straordinaria attualità psicologica e sociale.
Fondamentale il ruolo giocato dal paesaggio che non assiste passivo, ma è partecipe al travaglio e alla sensibilità del personaggio, ne è lo specchio nei momenti di maggiore intensità emotiva, legata ai temi più presenti nella prosa deleddiana quali il peccato e la sua espiazione nonché l’amore, ruolo che si affina via via nelle opere della maturità.
La natura è personaggio: nei capolavori come Canne al vento, non è un semplice sfondo pittoresco, dialoga  con gli stati d’animo dei protagonisti;  profonda è l’interconnessione tra l’essere umano, gli animali e l’ambiente circostante. E non solo,  personaggi deleddiani vivono conflitti intimi laceranti, dominati dal senso di colpa, dal rimorso e dal peso del destino;  l’interiorità e l’angoscia esistenziale sono tematiche già presenti.

Grazia Deledda racconta un mondo segnato da tradizioni, regole sociali, appartenenza e senso del destino. Ma dentro questo mondo mette in scena soprattutto l’umanità dei personaggi, con le loro inquietudini, i desideri, le fragilità e il bisogno di scegliere.

Un altro elemento centrale della riscoperta deleddiana riguarda la rappresentazione della condizione femminile. Le donne della Deledda vivono spesso dentro una società che impone loro ruoli, silenzi e limiti. Eppure sono personaggi complessi, attraversati da desideri, conflitti e aspirazioni. Non sono figure immobili: resistono, scelgono, sbagliano, soffrono e talvolta cercano una via d’uscita dalle regole che le circondano.

Per cominciare riproponiamo alcuni articoli presenti sulla nostra rivista:

Canne al vento

La raccolta di racconti al femminile, tra i quali quelli della Deledda, in Le scrittrici della notte a cura di Lipperini

La raccolta di sei racconti in “La regina delle tenebre” con il discorso dell’autrice nel giorno della consegna del Premio.

Il discorso della Deledda per il Nobel da Teche

Teodoro Lorenzo “Ondeggia, Oceano”, Besa Muci Editore

L’oceano come non l’avete mai visto: Teodoro Lorenzo attraversa tremila anni di storia, paura e meraviglia nel saggio: “Ondeggia, Oceano”

Copertina derl saggio di Teodoro Lorenzo "Ondeggia, Oceano", Besa Muci Editore

Besa Muci Editore

Dal terrore biblico al sublime romantico: un viaggio intellettuale attraverso il rapporto millenario tra l’uomo e l’oceano.

Nemico, risorsa, specchio dell’anima: l’oceano ha cambiato volto infinite volte nella storia dell’umanità, e “Ondeggia, Oceano” di Teodoro Lorenzo è il saggio che finalmente ne racconta la straordinaria trasformazione.
Dalla visione medievale del mare come anticamera dell’Inferno — popolato di mostri, gorghi e presenze diaboliche — fino alla nascita di un intero genere letterario capace di catturare l’immaginazione di milioni di lettori, Lorenzo traccia un percorso affascinante e rigoroso che attraversa teologia, storia, filosofia ed estetica.
Il saggio prende le mosse da una constatazione sorprendente: il mare è assente dal Giardino dell’Eden. Questo dettaglio, apparentemente marginale, apre la porta a una riflessione profonda sulla paura ancestrale che l’oceano ha ispirato per secoli. Lorenzo esplora come popoli coraggiosi come i Vichinghi e i Baschi abbiano sfidato questo terrore — i primi per la gloria delle razzie, i secondi per il silenzioso profitto della caccia alle balene e
della pesca del merluzzo — mantenendo i propri segreti gelosamente custoditi.
Con l’Età delle Scoperte e la successiva ascesa dell’Inghilterra a potenza marittima globale, l’oceano smette di essere un abisso da temere e diventa il teatro della storia. Lorenzo dedica pagine illuminanti alla trasformazione dell’identità inglese: da nazione di pastori a “Figli del Mare”, grazie alla pirateria legalizzata della Corona, alla sconfitta dell’Invincibile Armada e a una geografia che rendeva il mare inevitabile.
Ma il cuore pulsante del libro è la domanda che ogni appassionato di letteratura dovrebbe porsi: come nasce la letteratura di mare? La risposta passa attraverso Edmund Burke e il concetto filosofico di “Sublime”, attraverso la rivoluzione romantica che trasforma la Natura in specchio dell’anima, e attraverso capolavori come “La Ballata del vecchio marinaio di Coleridge”, Il racconto di Arthur Gordon Pym di Edgar Allan Poe e l’influenza di quest’ultimo
su Jules Verne e Arthur Rimbaud. “Ondeggia, Oceano” è un saggio raro: accessibile senza essere superficiale, erudito senza essere pedante. Si rivolge ai lettori curiosi, agli appassionati di storia della letteratura e a chiunque abbia mai guardato l’orizzonte marino chiedendosi cosa si nascondesse oltre.

Teodoro Lorenzo, Torino, 4 marzo 1962. Avvocato. Con la casa editrice Voglino ha pubblicato Rimpalli (Torino 2024).

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Rimpalli

Daniele Bolognesi “Storia della frutta. Un viaggio tra gusto, salute e mercati dal Rinascimento ad oggi”, presentazione

Copertina del saggio di Dante Bolognesi  "storia della frutta. Un viaggio tra gusto, salute e mercati dal Rinascimento ad oggi", Laterza

Laterza

Come molti prodotti, alimentari e non, hanno conosciuto alterne vicende di gradevolezza o di rifiuto, così è accaduto anche per la frutta.
Non ci stupisce. Ancora oggi non occupa un posto preminente sulle nostre tavole, c’è chi la ama, chi la rifiuta, chi sceglie solo alcuni frutti, chi nessuno.
Anticamente è stato alterno il percorso di questo alimento che oggi subisce decisamente influenze e scelte legate ad un mercato molto allargato e generalizzato che vede molta frutta esotica diventare regina di molte tavole.

Giusta quindi l’idea di Bolognesi di dedicare pagine a questo alimento e alla sua storia.

Nel Rinascimento ad esempio “Mangiare frutta in quantità era pericolosissimo per la salute. Le mele potevano causare «ventosità» e cattiva digestione; i fichi portare sangue cattivo e pidocchi; l’uva, dolori a tutto il corpo; le pere, vermi e coliche gravissi-me; le ciliegie, danni allo stomaco; i melograni, forti emicranie; i datteri, problemi a fegato e reni; per non parlare dei mefitici meloni e delle more, adatte solo ai vermi. L’elenco di papi e imperatori deceduti proprio per tali consumi (soprattutto di meloni) ne era una conferma”.
Così Emanuela Scarpellini scrive nella sua presentazione al libro (La lettura 9 agosto 2026). Ma aggiunge più avanti che dimentichi dei consigli medici gli aristocratici la consumavano ugualmente e, tra alterne vicende, tra Cinque e Seicento ha inizio la ‘rivincita’ della frutta: il gusto prende il sopravvento sulle prescrizioni mediche e le scoperte scientifiche sulla nutrizione smantellano antiche paure.

Fino ad arrivare a coniare l’antico adagio che recita ‘una mela al giorno leva il medico di torno’.

Brevi note biografiche

Dante Bolognesi è autore di studi di storia economica e sociale, con particolare attenzione alla Romagna in età moderna, e ha coordinato opere collettanee di storia romagnola e del pensiero politico. Tra i suoi testi:
1512. La battaglia di Ravenna, l’Italia, l’Europa (a cura di, Longo Editore, 2014)

Antje Ràvik Strubel “L’influsso dei fagiani”, Voland

“Prima o poi saremo così bravi a camuffare le nostre parole che nessuno saprà più di cosa si sta parlando.”

Copertina del romanzo di Antje Ràvik Strubel "L'influsso dei fagiani", Voland

Un mattino di buon’ora Hella Karl legge la notizia che non si aspettava: Kai Hochwerth, astro della scena teatrale berlinese, si è tolto la vita.
Si è lasciato vincere dalla propria fragilità o è stata lei con le sue parole a spingerlo al suicidio?
La giornalista, caporedattrice delle pagine culturali di un importante quotidiano, non si scompone facilmente e crede di avere tutto sotto controllo, ma sa comunque di aver scritto un articolo dalle conseguenze devastanti su quell’uomo acclamato, e ora viene ritenuta responsabile della sua morte. 
L’influsso dei fagiani racconta in modo avvincente e con appuntita ironia la storia di una donna che perde ogni certezza, dissezionando con straordinaria lucidità quel gusto del potere da cui nessuno è immune.
Un romanzo sulle strutture patriarcali che ingabbiano la nostra volontà e deformano fatalmente le nostre percezioni, e sulla distanza necessaria per guardare in faccia una verità che brucia.

L’autrice Nata a Potsdam nel 1974, ANTJE RÁVIK STRUBEL è scrittrice e traduttrice dall’inglese (Virginia Woolf, Joan Didion, Lucia Berlin) e dallo svedese (Monika Fagerholm). La sua ricca produzione letteraria le è valsa numerosi premi oltre a residenze di scrittura e docenze presso molte università. Con il romanzo Donna blu (Voland 2023), tradotto in svariate lingue tra cui inglese, francese e spagnolo, si è aggiudicata nel 2021 il prestigioso Deutscher Buchpreis.

La traduttrice  CRISTINA VEZZARO ha studiato Traduzione all’Università di Ginevra. Ha iniziato a occuparsi di traduzione editoriale nel 1997, collaborando con la rivista “Internazionale”. Dal 2005 si dedica alla traduzione di narrativa, poesia e saggistica per diverse case editrici italiane. Tra gli autori tradotti vi sono Fouad Laroui (Prix Goncourt de la Nouvelle), Tijan Sila (Bachmannpreis), Ulrike Draesner, Iris Wolff, Sophie Daull, Ulrich Peltzer e Kathrin Röggla. Per la traduzione di Autoritratto con pianoforte russo di Wolf Wondratschek (Voland) si è aggiudicata il Premio Internazionale del Casinò di Sanremo Antonio Semeria, sezione “Narrativa internazionale”