Daniela Tagliafico ” Chi resta mentre il mondo scappa. Storie di confini e sopravvivenza” Vallecchi

Un romanzo tratto da storie realmente accadute. 

Copertina del romanzo di Daniela Tagliafico " Chi resta mentre il mondo scappa. Storie di confini e sopravvivenza" Vallecchi

 

Vallecchi

dal 29 maggio

Il nuovo romanzo di Daniela Tagliafico è ispirato a due storie realmente accadute ad una barista di Lampedusa e a un poliziotto romano. Entrambi, da prospettive diverse, affrontano il tema dell’immigrazione in cui si intrecciano solidarietà e paure, accoglienza e rifiuto.

Mara, la ragazza di Lampedusa, da anni vede consumarsi la tragedia degli sbarchi, col loro carico di morte e dolore. Vuole scappare da quel meraviglioso scoglio gettato nel Mediterraneo e diventare un vigile del fuoco. Ma la trattengono sull’isola radici e sicurezze. La vita di Sandro, il poliziotto romano abituato ad affrontare gli ultras del calcio, cambia quando conosce un vu cumprà senegalese. Nasce un’amicizia, un rapporto fatto di aiuti, fiducia e momenti di dubbio. 
Nel romanzo di Daniela Tagliafico corre sottotraccia il tema dell’accoglienza, accompagnato dalle diffidenze e dalle paure di chi si rapporta col “diverso”.

L’autrice ha scelto di puntare l’attenzione su storie di italiani: i poliziotti della scientifica che lavorano all’hotspot di Lampedusa, la proprietaria dell’agenzia di pompe funebri che deve preparare una bara bianca per un neonato morto in mare, nudo, e corre a casa a prendere la tutina di sua figlia per poterlo rivestire, il parroco di Ventimiglia che soccorre i clandestini che cercano di attraversare il Passo della Morte che porta in Francia.

Daniela Tagliafico ha trascorso un periodo in due luoghi simbolo dove il fenomeno immigrazione è drammatico: Ventimiglia col suo Passo della Morte dove si sfracellano molte vite di disperati e Lampedusa. L’autrice, a proposito della scelta di ambientare il romanzo nell’isola siciliana dichiara: “Lampedusa è il simbolo assoluto. Sul molo Favarolo, che ormai vediamo in tutte le immagini, si sono consumate polemiche politiche, retorica della solidarietà, speculazioni, ma anche tanta umanità. Purtroppo, però, come diceva Papa Francesco e come ripete Papa Leone che a luglio andrà a Lampedusa, siamo di fronte alla globalizzazione dell’indifferenza. Sandro, il poliziotto romano del mio romanzo, cita sempre le parole del grande poeta senegalese Senghor: ‘La vera cultura è mettere radici e sradicarsi’ Vale per chi scappa, ma anche per chi resta.” Non è una storia sull’immigrazione. È una storia sull’attraversare i confini e le coscienze.

Daniela Tagliafico evita ogni retorica e racconta ciò che resta: i gesti minimi, le scelte che pesano, le vite che si sfiorano senza salvarsi davvero. Perché ci sono luoghi dove tutto arriva e niente se ne va intatto.

Il romanzo sarà presentato lunedì 15 giugno alle ore 18.00 presso il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo (Sala Carlo Scarpa) con la partecipazione di: Card. Baldassare Reina, Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, Roberto Massucci, Questore di Roma e Roberto Zaccaria, Costituzionalista e Presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati, intervistati dal Vaticanista Fabio Zavattaro.

Daniela Tagliafico laureata a Torino in Scienze Politiche, allieva di Norberto Bobbio e Luigi Firpo, è giornalista dal 1982. Ha lavorato molti anni con Enzo Biagi, collaborando con lui alle trasmissioni su Raiuno dove si è occupata di politica estera e interna. Del Tg1 è stata per molti anni vicedirettrice. Nel maggio 2006 ha assunto l’incarico di Direttrice di Rai Quirinale. Il presidente della Repubblica le ha conferito l’onorificenza prima di “Cavaliere” poi di “Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana”. Ha pubblicato il romanzo Le coniugazioni del Potere (Mazzanti Libri, 2020) e il saggio Re Giorgio. Dietro le quinte di una presidenza (Rai Libri, 2023). Partecipa come opinionista a trasmissioni televisive.

Michele Ghiotti “Acutezza”, Alcatraz

Un romanzo di autodeterminazione femminile, che accanto al tema dell’identità celebra l’arte in tutte le sue forme

Copertina del romanzo di Michele Ghiotti "Acutezza", Alcatraz

«Cos’è per te l’arte?».
«Per me l’arte è un’infestazione reciproca».
«Cosa intendi dire?».
«Che l’arte prende vita quando l’artista e lo spettatore si incontrano»

Collana Labirinti 8

Alcatraz

Dal 22 maggio

Acutezza esplora il percorso femminile verso l’autodeterminazione, raccontando la fatica di emanciparsi dal giudizio e dalle aspettative esterne. È un romanzo che mette al centro l’arte in ogni sua forma, ricorrendo a suggestioni surreali per indagare temi complessi, come il legame profondo e spesso ambiguo che unisce lo spettatore all’opera d’arte.

Cosa cercano l’artista e lo spettatore nell’opera d’arte? A che prezzo, soprattutto personale, l’artista crea? Sono queste alcune delle domande che Ghiotti esplora nel suo romanzo d’esordio, Acutezza. In una ex colonia marina ristrutturata si svolge la prima edizione della residenza artistica Acumen, intitolata alla memoria di Amalia Simonetti, immaginaria intellettuale nota per il suo lavoro di valorizzazione delle donne nell’arte. Ospiti della residenza sono quindi cinque artiste: una pittrice e body artist, una fotografa, una musicista, una scrittrice e una critica letteraria. All’arrivo di Giulia, la fotografa, il crollo di una parte del soffitto del salone d’ingresso rivela un elemento architettonico nascosto, un oculo, chiuso da vetrate annerite. Attraverso di esso nella colonia si manifesta un’entità, un «osservatore inosservabile» che è contemporaneamente occhio, orecchio, narice, mano e bocca. È una presenza che torchia i personaggi, obbligandoli a sopportare una crescente acutizzazione di uno dei cinque sensi, quello maggiormente associato con la loro arte. In breve tempo, l’eccessiva sensibilità crea condizioni drammatiche ed estreme. Le residenti dovranno affrontare paure e traumi profondi, un percorso in crescendo che le condurrà alla scelta decisiva: accettare l’oculo o tradire la propria arte – e se stesse?

INCIPIT

Era appena entrata nell’atrio quando udì, sopra di lei, schiocchi di ferro spezzato, seguiti da uno schianto secco.
«Cosa cazzo…».
Il boato arrivò improvviso, assordandola. Il pavimento tremò. La ragazza si ritrasse, coprendosi il viso con l’avambraccio destro. Un polverone bianco saliva dai calcinacci al centro del salone.
Rimase immobile, in ascolto. Una pioggia di fiocchi di gesso ticchettava sul pavimento scheggiato. Quando i rumori si spensero, decise che il pericolo era passato e i suoi passi risuonarono contro le pareti, il sinistro un po’ strascicato. C’erano ovunque scaglie di gesso, frammenti di rete metallica e brandelli di lana di vetro.
Una voce si levò dalla coltre che si stava diradando.
«C’è qualcuno?».
Un ragazzo alto e smilzo avanzava verso di lei con una mano sopra la testa, agitando l’altra davanti a sé per disperdere il polverone.
«Tutto bene?».
Lei annuì e lui allungò l’altra mano. Era conciata da calli e graffi, le unghie macchiate di vernice. Aveva una faccia da ragazzino e piccoli occhi azzurri.
«Piacere, Teo. Sono il custode».
«Piacere, Giulia».
Dopo essersi presentata si tolse gli occhiali e li spolverò con il bordo della felpa.

Michele Ghiotti (1989) è nato a San Marino, dove insegna Lettere nella scuola secondaria di primo grado. Nel 2021 ha pubblicato la raccolta poetica Preistoria primavera (Italic Pequod). Suoi racconti sono apparsi sulle riviste BlamCarieCrackMalgrado le moscheRetabloid. Il suo racconto fantascientifico Carne della mia carne, occhi dei miei occhi è stato finalista al Premio Calvino 2024 (Call Trame Interspecie). Acutezza è il suo primo romanzo.

Gerardo Passannante “Incontro col passato”, NeP Edizioni

Copertina del romanzo storico di Gerardo Passannante "Incontro col passato", NeP Edizioni

Incontro col passato di Gerardo Passannante è un’opera che intreccia con equilibrio narrazione romanzata e ricostruzione storica, offrendo ai lettori un’esperienza coinvolgente e intensa.

Il volume si inserisce nel monumentale ciclo Il declino degli dèi, progetto narrativo articolato in sedici libri che mira a delineare un ampio affresco dell’epoca compresa tra il III e il IV secolo, nel momento in cui il Cristianesimo si avvia a diventare la religione predominante dell’Impero Romano.
Con questo sesto volume, ambientato nell’estate del 306, si assiste al consolidarsi della figura di Costantino.
Il titolo stesso, Incontro col passato, evidenzia immediatamente come il nucleo centrale dell’opera sia il confronto con lo scorrere del tempo. Le questioni affrontate risultano infatti profondamente attuali, poiché il senso stesso della storia consiste nell’indagare il presente attraverso il passato. Non vengono raccontati soltanto eventi legati alla grande storia, ma anche le vicende intime dei personaggi, nelle quali la memoria opera su molteplici livelli.
I protagonisti sono delineati con notevole sensibilità introspettiva, tanto nei loro aspetti più oscuri e tormentati quanto in quelli più evidenti e immediati. L’attenzione dell’autore alle sfumature interiori riesce a cogliere con precisione e finezza le complessità più profonde e controverse dell’animo umano.
All’interno della narrazione trovano spazio anche soste riflessive, che arricchiscono e ampliano il racconto. Significativi, in questo senso, i capitoli 7 e 8, nei quali l’autore interviene in prima persona soffermandosi sul rapporto tra sorte, diritto e giustizia.

Attraverso uno stile accurato e rigoroso, Gerardo Passannante restituisce così un ritratto convincente di quel periodo storico e invita il lettore a interrogarsi in chiave esistenziale, storica, sociale e filosofica su valori e disvalori che, ieri come oggi, rappresentano le fondamenta della vita.
Un invito al senso critico e all’indipendenza di giudizio, strumenti indispensabili per una visione più consapevole e analitica della realtà contemporanea

Gerardo Passannante, nato nel 1951 a Sicignano degli Alburni (SA), vive a Zurigo. È autore di vaste raccolte poetiche (Canzoniere primo, Appunti di un colloquio interrotto, Ex Glebula Lux, Grumi), di romanzi, racconti, saggi, diari, aforismi, traduzioni dal francese e dal tedesco, e dell’opera teatrale Sha Nagba Imuru, tratta dall’epopea di Gilgameš. Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo la silloge poetica Quasi un canzoniere (Città del Sole Edizioni, 2017), i racconti L’ora della mezzanotte (Edizioni Minerva, 2018), i romanzi Atto terzo (Editrice Italia letteraria, 1981), Atto gratuito (Montedit, 2013), e i primi cinque libri del ciclo storico in sedici volumi Il declino degli dèi, comprendente: Avvisaglie d’uragano (2014), Amore e disamore (2015) e Elogio della menzogna (2017) pubblicati con Città del Sole Edizioni; Costantino, l’infante di Naissus (Il Seme Bianco, 2020), e All’ombra della croce (Armando editore, 2022).Con NeP ha pubblicato il romanzo Appunti di un colloquio interrotto, 2025.

Daniela Alibrandi “Trilogia Crimini del Labirinto”, presentazione

In volume unico: Delitti fuori orario, Delitti negati, Delitti postdatati

Copertina della trilogia Crimini del Labirinto di Daniela Alibrandi che comprende: Delitti fuori orario, delitti negati, Delitti postdatati.
Su Amazon in ebook e in cartaceo

La Trilogia Crimini del Labirinto racchiude, in un’unica pubblicazione, i primi tre romanzi, dalle trame autonome, che hanno dato vita al filone stilistico del MultiDimensionCrime, uno stile che porta nella mente dell’assassino, così come nella disperazione delle vittime, mentre si indaga insieme alla squadra.
I tre romanzi hanno in comune l’ambientazione negli anni Ottanta e nelle zone segrete di Roma proprio perché spesso sconosciute agli stessi romani: quelle dei triangoli segreti o dei dedali sotterranei che attraversano la città, dove si aprono scenari impensabili, come laghi dalle acque cristalline, fiumi e stalattiti. Labirinti tramite i quali si può giungere facilmente da un quartiere all’altro della Città Eterna senza troppa difficoltà.

La trilogia dei Crimini del Labirinto nella nuova edizione MultiDimensionCrime

L’intervista a Daniela Alibrandi

e

I romanzi di Daniela Alibrandi su tuttatoscanalibri

Ethel Mannin “Sabishisa. La solitudine”, Alcatraz

Dall’autrice di Lucifero e la bambina La strada per Be’er Sheva, una storia d’amore toccante e tormentata ambientata nel Giappone del dopoguerra

Copertina del romanzo di Ethel Mannin "Sabishisa. La solitudine", Alcatraz

Postfazione di Francesca Scotti

Traduzione di Stefania Renzetti

Collana Etheliana 2

Alcatraz

Dal 5 giugno

«I fiori di ciliegio sbocciano, cadono e sono dispersi dal vento – e al vento non importa nulla. Ma nessun vento può toccare i fiori del cuore». Yoshida Kenko

Negli anni Cinquanta del Giappone post-occupazione alleata, il giovane studente universitario Matsutaru Okita si invaghisce dell’affascinante pittrice inglese Vanessa Cleft, di una decina di anni più anziana di lui. È l’inizio di una tormentata storia di passione e silenzi, formalità e trasgressioni, che porterà prima Vanessa e poi il di lei marito, Jonathan Cleft, a incrociare i propri destini e le proprie vite, anche in modo tragico e inaspettato, a quelle della famiglia Okita. In questo romanzo toccante e indimenticabile, scritto nel 1961 dopo una lunga permanenza in Giappone, Ethel Mannin affronta con la sua usuale eleganza i temi dell’estraneità, dell’emancipazione, dell’incomunicabilità e dei modi differenti di vivere l’amore e la morte, e la desolazione che spesso portano con sé.

«La solitudine che questa storia racconta è una condizione relazionale, che nasce dall’incontro e dalla sua impossibilità di compiersi fino in fondo. È una solitudine attraversata da memorie, legami e presenze che non si dissolvono con la morte, ma continuano a esercitare una forza invisibile». (Francesca Scotti)

Incipit: 

Vanessa Cleft, assorta nel tentativo di catturare su tela la consistenza della luce sulla baia di Matsushima, con le sue innumerevoli isolette coperte di pini – così belle, così giapponesi – non si accorse dei due giovani che si avvicinavano lungo il sentiero stretto sopra la scogliera, finché non le furono proprio alle spalle. Allora si staccò dal cavalletto, si voltò e li vide – “Sembrano studenti”, pensò – uno piuttosto alto per essere giapponese, e di bell’aspetto, l’altro insignificante. Indossavano maglioni e jeans e portavano dei fagotti avvolti in fazzoletti colorati.

«Ohayo», li salutò sorridendo.

«Ohayo gozaimasu», risposero loro, più educatamente, chinando il capo. I suoi occhi erano azzurri come la baia, notò Matsutaro Okita, il più alto.

Autrice estremamente prolifica, Ethel Mannin nasce a Londra nel 1900 e nel corso della propria vita scrive più di cento libri – oltre cinquanta romanzi, innumerevoli racconti, autobiografie, diari di viaggio e saggi – senza mai preoccuparsi di seguire un determinato filone letterario, ma anzi muovendosi con notevole mestiere ed eleganza attraverso i generi. Esordisce nel 1923 e pressoché da subito si fa notare per il proprio impegno politico: è infatti sin da giovanissima un’attivista vicina a idee anarchiche e socialiste, fortemente anti-monarchica, femminista e antifascista, e queste inclinazioni non mancano di emergere, in maniera più o meno esplicita, in quasi tutto ciò che scrive. Viene a mancare nel dicembre del 1984, tenendo vivo sino all’ultimo istante lo spirito combattivo e anticonformista che l’ha sempre caratterizzata. Nella collana Bizarre, Agenzia Alcatraz ha pubblicato il suo capolavoro gotico del 1944, Lucifero e la bambina e il suo romanzo denuncia della nakba palestinese, La strada per Be’er Sheva.

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La strada per Be’er Sheva

Walter Veltroni “Il bar di Cinecittà”, presentazione

Copertina del romanzo storico di Walter Veltroni "Il bar ci cinecittà", Harper Collins

Harper Collins

“[…]Mastroianni è anche una specie di Beatrice in questo singolare racconto di Veltroni:
accompagna e fa conoscere tutti i misteri di Cinecittà a Diotallevi. Il famoso interprete, candidato
per tre volte all’Oscar, è la bussola di Giovanni e lo accompagna alla scoperta della città dei sogni: un vero paradiso in terra per Veltroni, che la settima arte l’ha amata fin da quando aveva lasciato i banchi del liceo classico per l’istituto statale di Cine-Tv Rossellini” (da Mirella Serri, La Stampa 3 maggio 2026)


Il romanzo racconta Cinecittà dal 1937, anno dell’ inaugurazione sino ai primi anni Ottanta, sul set di Ballando ballando, il film di Ettore Scola.
Accanto ai personaggi del mondo del cinema, da Marcello Mastroianni a Alberto Sordi, Alida Valli, Vittorio De Sica, Federico Fellini, Amedeo Nazzari, e ai molti altri, indimenticabili protagonisti di quel mondo di celluloide, coesistono e interagiscono quelli della storia raccontata e nati dalla fantasia dell’autore: in primis Giovanni Diotallevi classe 1921, assunto sin dal primo giorno di apertura come barista in una mattina di febbraio del 1937, quando sale sulla sua bici, attraversa una Roma ancora addormentata e varca le grandi colonne della città del cinema.
Dietro a quel bancone Giovanni diventerà amico di Marcello Mastroianni e di Fellini, si farà una famiglia, vivrà la guerra, gli sfollati, la ricostruzione e il nuovo benessere, incontrerà le grandi stelle italiane e internazionali: Giovanni e il suo mondo, quello desunto dalla vita reale, con Cesare, Rosa, Mariuccia, Franco e il piccolo Umberto perché concepito tra le scenografie di Umberto D. film del 1952 diretto da Vittorio De Sica, che si incrocia e interagisce con l’altro, quello mitizzato, quello che si favoleggia.
Protagonisti tutti, anche i locali degli Studi e il loro utilizzo attraverso la storia, senza dimenticare Roma da sempre presente nei romanzi di Veltroni: dai tedeschi che fuggono depredando il comparto centrale della cinematografia, ai teatri trasformati in dormitori e baracche per accogliere gli sfollati alla fine della guerra, poi le crisi ricorrenti che s’alternano con gli eventi felici o luttuosi della famiglia Diotallevi, fino agli anni Settanta e Ottanta che vedranno il protagonista declassato al ruolo di portiere per poi costringerlo a un prepensionamento.
Un romanzo storico quello di Veltroni che racconta una pagina della nostra cinematografia e non solo.

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Clemente Palma “Racconti malvagi”, Bibliotheka

PRIMA TRADUZIONE ITALIANA PER I “RACCONTI MALVAGI” DEL PERUVIANO CLEMENTE PALMA

Copertina della raccolta di racconti di Clemente Palma "Racconti malvagi", Bibliotheka, prima traduzione italiana .

Prefazione epistolare di Miguel de Unamuno

Traduzione di Carlo Alberto Montaldo

Bibliotheka

Dal 5 giugno

Anche le più appassionate storie d’amore, quando vengono portate al limite, possono raggiungere gli estremi della crudeltà e dell’orrore. Ne sembra convinto lo scrittore peruviano Clemente Palma, che con Racconti malvagi, fissa il racconto peruviano moderno come genere propriamente definito. E non solo ne diventa il capostipite, ma ne stabilisce anche la componente fantastica all’interno della tradizione letteraria del suo paese.

Scritti con “lessico sano e immagini suggestive”, i racconti ruotano attorno alla morte, mezzo di liberazione, fuga dalla noia e dal disincanto. I protagonisti cercano sempre la restituzione dell’ideale estetico della bellezza, nonostante ciò conduca nella direzione del fantastico, del grottesco o delle peggiori manifestazioni del male. “Gli occhi di Lina” e “La fattoria bianca” sono, a questo proposito, i titoli più noti della raccolta.

Clemente Palma propone testi mitologici (L’ultimo fauno), storie con risonanze bibliche (Il figliol prodigo e Il quinto Vangelo) e insolite vicende legate alle allucinazioni (Fantasie da hashish). Un ingegnoso e umoristico esperimento (L’ultima bionda) trasporta il lettore nel fantascientifico e distopico anno 3025, animato dalla speranza di ricreare l’oro scomparso dalla terra attraverso gli ormai rarissimi capelli gialli delle donne.
I temi del patto con il diavolo, il fantasma e il doppio (La fattoria bianca) e dell’eterna tensione tra il bene e il male (Le ceste) si alternano con il terribile diario di un uomo che ama la fidanzata, ma ne desidera la morte (Idealismi) o con la storia macabra e geniale, per molti aspetti sconcertante, di un innamorato che non riesce a sostenere il diabolico sguardo della donna amata (Gli occhi di Lina).
Un caleidoscopio narrativo che ammalia e stordisce dimostrando tutta la versatilità, la capacità affabulatoria e la maestria narrativa di uno dei più  innovativi scrittori del panorama latino-americano.

Clemente Palma Ramírez (Lima, 1872-1946), scrittore, giornalista e uomo politico, fu tra i più raffinati esponenti della narrativa modernista latinoamericana e, in Perù, tra i fautori dell’affermazione del racconto moderno come genere propriamente definito. Influenzato da Edgar Allan Poe, ma anche dagli scrittori russi dell’Ottocento e dal decadentismo francese, introdusse nella letteratura del suo Paese temi fantastici, psicologici, horror e di fantascienza, distanziandosi dalla tradizione del realismo regionalistico, di cui il padre, direttore della Biblioteca Nacional del Perù, era stato eccellente esponente. Console in Francia, fu in seguito deputato e direttore di riviste (Prisma e Variedades) e del quotidiano La Crónica.

Miguel de Unamuno y Jugo (Bilbao, 29 settembre 1864 – Salamanca, 31 dicembre 1936) è stato un poeta, filosofo, scrittore, drammaturgo e politico spagnolo di origini basche che, rinnovandoli, ha portato sul piano filosofico i motivi più tipici del hispanismo, seppure in opere non sistematiche e quasi sempre di carattere letterario. Canonicamente, viene fatto rientrare nel movimento letterario chiamato Generazione del ’98, espressione del modernismo letterario spagnolo.

Chiara Misceo “Ritagli di me”, NeP Edizioni

Copertina del testo di Chiara Misceo "Ritagli di me", NeP Edizioni

“Ritagli di me” di Chiara Misceo è un volume intimo e originale, lontano dal concetto tradizionale di libro. Più che un testo da leggere, è infatti pensato come un journal da vivere e completare: uno spazio personale tutto al femminile in cui parole, immagini, colori e ricordi diventano strumenti per raccontarsi e riscoprirsi.

Un percorso di introspezione che invita a rallentare, a prendersi cura di sé e a dare voce a emozioni spesso lasciate in silenzio. Ogni pagina offre la possibilità di trasformare pensieri invisibili in qualcosa di concreto, creando un dialogo autentico con la propria interiorità. Non serve saper scrivere o disegnare: basta lasciarsi guidare dall’istinto e dalla sensibilità personale.
Attraverso riflessioni e frammenti di memoria, il libro accompagna la lettrice in un viaggio delicato ma profondo. Si parte dalle proprie radici e dalla storia personale, passando per il presente, i sogni realizzati e quelli ancora custoditi nel cuore. Si esplorano le sfumature che meglio rappresentano la propria identità, le persone che hanno lasciato un segno, gli affetti scelti e quelli familiari, fino ai piccoli dettagli quotidiani capaci di donare serenità.
Ogni pagina compilata diventa uno specchio, un rifugio in cui sentirsi accolte e al sicuro. I fogli si trasformano così in uno spazio in cui custodire ricordi felici, profumi dell’infanzia, tradizioni tramandate, luoghi del cuore e oggetti simbolici che racchiudono parti profonde di sé.
Un invito a guardarsi dentro, con la consapevolezza del proprio cammino, della propria femminilità, di ciò che si dona agli altri e di quei gesti semplici che aiutano a sentirsi bene e in armonia con se stesse. Un viaggio creativo fatto di carta, colore e memoria, che accompagna la lettrice verso una riconnessione sincera con la propria essenza.

L’autrice, che da oltre vent’anni insegna decorazione, offre uno spazio da abitare lentamente, dove ogni frammento raccolto contribuisce a ricomporre, con cura e amore, le parti più autentiche di sé. Per raccontare chi siamo stati, chi siamo oggi e chi stiamo diventando, ma anche per riconoscere la propria forza, accogliere le fragilità e riscoprire la bellezza nascosta nelle tracce della propria esperienza.

Gino Carlomagno “Il delitto K”, NeP Edizioni

Copertina del giallo di Gino Carlomagno "Il delitto K" , NeP Edizioni

Casi risolti dall’Ispettore Gregòri

Un nuovo avvincente enigma attende Giorgio Gregòri, l’ispettore nato dalla penna creativa di Gino Carlomagno e protagonista di una fortunata serie di gialli pubblicata da NeP edizioni, da tempo apprezzata tanto dal pubblico quanto dalla critica.

Con Il delitto “K”, Gregòri, già noto ai lettori per il suo infallibile fiuto investigativo e per un intuito fuori dal comune, si troverà a confrontarsi con un’indagine particolarmente complessa. Ancora una volta, saranno la sua tenacia, la lucidità e la capacità di osservazione a condurlo verso la soluzione.
Tutto ha inizio quando l’ispettore ascolta il racconto dell’amico, il maresciallo Nocera: una vicenda che, almeno in apparenza, non sembra avere nulla di straordinario. Una storia come tante, fatta di rivalità e gelosie nate nel semplice mondo di contadini e allevatori. Ma ciò che sembra un banale scambio di confidenze si trasforma ben presto nell’innesco di un intricato intreccio di responsabilità e colpe.
Seguendo il suo rigoroso metodo investigativo, Gregòri comincia a districare una matassa sempre più fitta. Tra tensione crescente e rivelazioni inattese, riuscirà infine a portare alla luce la verità.

L’autore affronta nuovamente una sfida narrativa ambiziosa, confermando uno stile personale, disinvolto e riconoscibile. Il ritmo serrato e coinvolgente, unito all’originalità della trama, cattura il lettore pagina dopo pagina, accompagnandolo in un percorso ricco di suspense e scoperte.

La scrittura di Carlomagno, autentica ed elegante, riflette la solidità di una produzione letteraria collaudata e una profonda familiarità con il genere poliziesco. L’autore riesce a bilanciare con efficacia descrizione e introspezione, alternando momenti di azione a passaggi più riflessivi dedicati ai personaggi.

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Valeria Ancione “L’amore brucia”, Vallecchi

Valeria Ancione racconta l’eterno equilibrismo tra caduta e salvezza. Un romanzo feroce sull’illusione del “per sempre” e sul coraggio di scegliere

Copertina del romanzo di Valeria Ancione "L'amore brucia", Vallecchi

Vallecchi

In libreria dal 29 maggio 2026

Non è una storia d’amore: è un incendio che non riesce a spegnersi.
Milo ha due vite, una che resta e una che brucia.
Flora è il suo eccesso, la crepa da cui entra luce e da cui esce tutto.
Dieci anni a sfidare il vuoto senza cadere, a rimandare la scelta che chiede un nome, una forma, un futuro. Ma il tempo non è neutrale: prende posizione, pretende. E quando l’amore diventa domanda “dove stiamo andando?” ogni risposta è una ferita.
Tra corpi che si cercano e promesse che si sottraggono, tra la sicurezza che consola e il desiderio che divora, Milo e Flora camminano sul bordo di un addio lungo una vita. Il loro è un amore fondato sull’addio 
Un romanzo feroce, carnale e intimo sull’illusione del “per sempre” e sul coraggio o la paura di scegliere. Perché certi amori bruciano ma non si consumano. Resta solo da capire se fa più male lasciarsi bruciare o allontanarsi da quel fuoco.

L’Autrice sceglie di far parlare Milo direttamente, permettendo al lettore di entrare nei suoi pensieri più intimi, nelle sue paure e nelle sue contraddizioni. È un uomo che si mette a nudo, mostrando non solo la sua forza (o il suo egoismo) nello sdoppiamento della sua esistenza, ma soprattutto estreme vulnerabilità e fragilità emotive. 
La Ancione riesce a creare un protagonista maschile credibile proprio perché gli attribuisce una complessità emotiva che spesso viene negata agli uomini nella narrativa tradizionale. 

Dichiara Valeria Ancione: “Dopo quattro romanzi al femminile ho scelto una voce maschile, e volutamente in prima persona, per esaltare forse il lato femminile che spesso si trova in un uomo. Il romanzo è una storia d’amore, ma anche di tradimenti, di vita doppia. Milo ha una moglie, due figli e una fidanzata. Questa è la sua non convenzionale decisione, che a Flora non sta bene perché vuole la propria famiglia tradizionale. Se avessi messo una donna che sceglie i figli, sceglie di non andarsene per loro sarebbe stato tutto regolare, corretto, mentre un uomo è uno stronzo egoista. Volevo ribaltare questo luogo comune, questo pregiudizio. E forse sperimentare emozioni diverse nei panni di un uomo”

Incipit: 

Scendo dallo sgabello, calpesto il parquet, cerco un rumore che rompa questo silenzio opaco. Faccio un giro su me stesso e sposto l’aria. Fuori piove, dentro pure. C’è la musica ma non la sento. Siamo scacchi fermi che aspettano la mossa: mia, sua, non importa di chi purché arrivi e sblocchi questo gioco infernale e liberi l’amore, incagliato com’è nell’amore stesso. Mi allontano dalla tavola scompigliata, dal suo naso che tira muco di lacrime, dai suoi occhi che sbirciano e si nascondono. Vorrei che la smettesse di piangere, provo una tenerezza dimenticata, quella che da dieci anni mi inchioda a lei, alla bambina di cui mi sono innamorato. «Se piangi ancora annega tutto in questo torrente di lacrime», le direi. «Mi abbracci», mi direbbe. E ricominceremmo. Dopo l’ennesimo equilibrismo sul vuoto che da sempre ci fa tentennare e tremare tra caduta e salvezza. Ci siamo creduti salvezza; e, potenti, quel vuoto abbiamo sfidato senza caderci dentro.

 Valeria Ancione (Palermo, 1966) cresciuta a Messina, con radici anche a Ragusa, si sente visceralmente e irrimediabilmente siciliana, nonostante viva a Roma dal 1989, dove è arrivata per completare gli studi di giornalismo e dove è rimasta per lavoro e poi per famiglia. Giornalista del Corriere dello Sport dal 1991, ha operato in tutti i settori del giornale, ma ha scritto prevalentemente di donne. Il calcio femminile è diventato dal 2013 la sua battaglia contro la discriminazione di genere. I ritratti di donne del calcio sono un appuntamento fisso sul mensile Il Guerin Sportivo. Parla di libri, soprattutto sportivi, sul sito del suo giornale. Ha esordito nella narrativa nel 2015 con La dittatura dell’inverno (Mondadori, 2015; ripubblicato dal Narratore 2024). Tra gli altri libri si ricordano Volevo essere Maradona (Mondadori, 2019), Il resto di Sara (Arkadia, 2022), E adesso dormi (Arkadia, 2023). Tutti i suoi titoli si possono ascoltare in audiolibro (Il Narratore e Piemme). In concomitanza con Vallecchi, il Narratore pubblica l’audiolibro de L’amore brucia. Ha curato un’antologia di racconti Effetti collaterali di bellezza (Il Narratore, 2025) il cui ricavato è per parte sua e degli autori devoluto all’Associazione Arcobaleno della Speranza ODV.