Erodoto108- Rivista trimestrale, Casa editrice Bottega Errante: il consiglio di dicembre di Martina Castagnoli


Quando nasce una rivista di carta il fiocco rosa è d’obbligo; perché il senso di marcia è ostinato e contrario, perché se ne infischia delle logiche del mercato, perché manifesta con coraggio di non omologarsi. Se poi è una rivista di “storie di mondo” il valore cresce, perché in questi tempi bui, di conoscere e creare ponti, di scambiare punti di vista e aprirsi a culture e mondi diversi ce n’è davvero bisogno. Erodoto108, così si chiama la rivista, non pubblica diari di viaggio, non recensisce le bellezze dei paesi, semplicemente raccoglie alcune delle penne migliori in circolazione, alcuni dei fotografi più talentuosi, dei viaggiatori più acuti e li fa incontrare in un trimestrale stampato con grande generosità e coraggio da una Casa Editrice con la “E” maiuscola, Bottega Errante, di cui avevo già parlato nella recensione del meraviglioso “Radio Wilimowski”. Erodoto108 prende il nome dal grande storico greco antico, considerato a ragione da molti (tra cui il grande giornalista Ryszard Japuscinski) come il “primo
vero reporter della storia” per il suo bisogno di viaggiare, raccogliere dati, raccontare storie…questo si propone Erodoto108 e l’augurio è che viaggi in lungo e largo nelle vostre case e vi fornisca la materia prima per i vostri viaggi: l’immaginazione e la curiosità.

La Rivista è disponibile in libreria

Libreria On the road, via Vittorio Emanuele II,32A rosso, Firenze, come i libri di viaggio consigliati da Martina Castagnoli:

Alberto Bile “Una Colombia. Canzone del viaggio profondo”

Jennifer Clement “Gun love”

Patrick Leigh Fermor “Mani. Viaggi nel Peloponneso”

Mjlienko Jergovic “Radio Wilimowski”

Vito Paticchia “Via della lana e della seta”

Lorenzo Pini “Lisbona”

Catherine Poulain “Il grande marinaio”

Juan Pablo Villarino e Laura Lazzarino “Vie invisibili”

Lorenzo Barbiè “Pacific crest trail”

 

Salvina Pizzuoli “Nell’altro giardino” recensione di Federica Zani

Una delle immagini più belle e famose della Recherche di Proust è quella dei giardini di Combray, la città dove il Narratore ha trascorso l’infanzia, che scaturiscono dalla sua tazza di tè: quel tè bevuto per caso il cui sapore ha miracolosamente riattivato tutti i ricordi di un periodo della sua vita che credeva perduto. La memoria come un giardino da esplorare: una metafora che, sebbene in modo diverso, è alla base anche di Nell’altro giardino, che si apre infatti con una citazione della sterminata opera proustiana.

Di giardini in questo romanzo ce ne sono due, ma il più importante è il terzo: l’altro, quello che non si vede. È il giardino del tempo perso per sempre, trascurato, impossibile da recuperare. Il Narratore proustiano trova la chiave per entrare nel giardino della memoria; nel nostro romanzo, invece, la chiave non c’è. Non si può raccontare quello che non si ricorda; si può solo segnare lo spazio occupato dalla sua assenza. Per questo il lettore sulla sua strada troverà molti vuoti, molti spazi bianchi di cui i personaggi per primi non sanno dare spiegazione. È una situazione in cui anche noi ci troviamo: la storia della nostra vita è scritta sopra la massa informe delle cose che abbiamo dimenticato. Quante sono, di tutte quelle che abbiamo vissuto, le ore che si sono davvero impresse nella nostra memoria? La percentuale, se ben ci si pensa, è desolante.

Fra le ore che quasi tutti ricordiamo ci sono probabilmente quelle in qualche modo legate all’amore. La ricerca di un modo giusto di dare e ricevere amore è infatti ciò che accomuna tutte le protagoniste. Sono donne che coprono lo spazio di tre generazioni, mostrando l’ampiezza e la varietà dello spettro emotivo nell’adolescenza, nella maturità e nella vecchiaia. La loro ricerca non si appiattisce sul cosiddetto “amore romantico” di troppi romanzi rosa; anzi, se c’è una lezione in questo libro, è forse proprio che non sempre le forme canoniche dell’affetto, così come la società le propone, sono di una taglia adatta a tutti. Bisogna avere la forza di guardare attraverso gli stereotipi per trovare la propria forma d’amore fatta su misura, l’unica in grado di riempire di senso la propria vita. È un percorso difficile e non tutti riescono a concluderlo con successo: qualcuno si smarrisce per strada. Nell’altro giardino, con la sua particolare struttura narrativa corale, che non si focalizza su un solo personaggio, riesce a raccontare con partecipazione la vicenda di ognuna di queste donne, comprendendo senza giudicare.

Federica Zani

dello stesso autore su tuttatoscanalibri e sul sito di EDIDA.net:

in ebook 

Salvina Pizzuoli, Corti e… fantastici, Edida 2016

Salvina Pizzuoli – Quattro donne e una cucina, Edida 2014

in cartaceo e in ebook:

Salvina Pizzuoli “La valle dell’Arno tra storia e geografia”

Alessandro Ferrini e Salvina Pizzuoli, Odessa: l’ora della fuga, Edida 2015

Alessandro Ferrini  e Salvina Pizzuoli ODESSA Caccia in Argentina 2018

Alessandro Ferrini  e Salvina Pizzuoli “La val di Merse. Luoghi e paesaggi”

A. Ferrini S.Pizzuoli “Fatti e Fattacci al tempo di Firenze capitale”

Francesca Sgorbati Bosi” “Non mi attirano i piaceri innocenti. Costumi scandalosi nella Parigi del Settecento” da Il Tirreno Culture

 

Nella scandalosa Parigi con Sgorbati Bosi

di Flavia Piccinni

Libertà dei costumi, delle ambizioni e delle speranze. Consumismo sessuale. Dipendenza dal gioco. Intraprendenza negli inetti, e nessun desiderio di faticare. Cortigiane, preti, re, lesbiche, commissari e mantenute. È questa la scandalosa Parigi di cui scrive nello spassoso e sorprendente “Non mi attirano i piaceri innocenti” (Sellerio, pp. 330) Francesca Sgorbati Bosi, che spesso si è occupata di temi affini.«Nei salotti – nota l’autrice – si faceva sfoggio di eleganza, umorismo e belle maniere, e i francesi erano certi di essere la nazione in cui la socialità era assurta a un livello di perfezione irraggiungibile», eppure gli osservatori stranieri non perdevano occasione di notare come “fosse raro incontrare competenza, studio e applicazione, senso del dovere, dedizione al bene pubblico, concretezza». Qualcuno direbbe: corsi e ricorsi di una storia ciclica. Al clima di perdizione si allinearono anche la pittura, che «trascurò i soggetti sacri e mitologici, e si dedicò sempre di più all’erotismo», e la cucina: «i cuochi si adeguarono al dilagante edonismo, con abbondanza di ingredienti afrodisiaci, ricette sempre nuove e complicate». In questo mondo alla rovescia – nel quale l’autrice guida il lettore in modo molto appassionante, accompagnandolo in una narrazione densa di perdizione e di curiosità – il bon ton smette di essere un modo per stare al mondo, e viene sostituito dal libertinaggio più sfrenato, dal conto del «numero di amanti ridotti sul lastrico o di dame compromesse per le spese folli e le perdite del gioco». E, naturalmente, dal cinismo. —

Javier Marías “Vite scritte” recensione di Salvina Pizzuoli

Chissà quante volte ci saremo chiesti chi è, com’è effettivamente la sua vita, com’è arrivato a costruire le pagine che ci hanno attanagliato o affascinato o completamente compreso in esse?

È successo anche a Javier Marías che nel 1992 pubblicava la prima edizione di “Vite scritte” , ripubblicato sette anni e sette mesi dopo, come ci tiene a precisare, senza troppe variazioni: note biografiche di venti autori, tre nordamericani, tre irlandesi, due scozzesi, due russi, due francesi, un polacco, una danese, un italiano, un tedesco, un ceco, un giapponese, un inglese dell’India e un inglese dell’Inghilterra […]

Biografie “leggere” perché trattano i letterati come personaggi di un romanzo, maniera in cui tutti gli scrittori desiderano vedersi trattati, aggiunge nella presentazione.

In questi scampoli di vite emergono particolari curiosi,  imprevedibili, abitudini che portano al sorriso e a qualche esclamazione stupefatta; non solo parole e racconti ma anche immagini che li ritraggono, tratte dalle cartoline che di essi Marías ha fatto collezione, che per lo più provengono dalla National Portrait Gallery di Londra. Una serie di ritratti di parole che Marías si è divertito a scrivere; afferma infatti che con il passare del tempo mi sono reso conto che, se mi è piaciuto scrivere tutti i miei libri, è stato con questo che mi sono divertito di più. Forse perché, oltre che “scritte”, queste vite sono state “lette”.

Un omaggio quindi alla scrittura e alla lettura!

E scopriamo allora  che le battute di Wilde furono innumerevoli anche quelle che non gli passarono per la mente ma che gli sono state attribuite, ma fu sicuramente sua la descrizione di una giornata molto indaffarata di uno scrittore: stamattina ho tolto una virgola e questo pomeriggio l’ho messa di nuovo.

E di Lampedusa viene svelato che la spinta a scrivere il suo unico e immortale romanzo fosse legata al fatto che un suo cugino aveva ottenuto un premio e il plauso di Montale per una sua raccolta di poesie fatto da cui aveva derivato la certezza matematica di non essere più stupido e pertanto di potersi mettere seduto alla scrivania… Ma anche che Faulkner scriveva per poter acquistare cavalli o che Conrad e James erano legati da una cordiale antipatia o che Rimbaud aveva un cattivo rapporto con l’igiene personale.

Non mancano ritratti al femminile in una sezione dedicata dal titolo “Donne fuggitive” come lady Hester Stanhope, incoronata la Regina del deserto o Adah Isaacs Menken famosa non tanto come scrittrice ma per la cavalcata nel finale di Mazeppa, un adattamento del testo di Byron.

S.P.

dello stesso autore:

Berta Isla

Ilaria Bonuccelli “Per ammazzarti meglio” da Il Tirreno Culture 22 novembre

presentazione del libro “per ammazzarti meglio”

Se lo Stato è complice
della violenza sulle donne
Viareggio. «Sciolgo te e i tuoi figli nell’acido». Non è una minaccia. È una promessa. Pochi mesi dopo, l’uomo prende un coltello e tenta di assassinare la moglie. Ci riesce quasi. Con il figlio di un anno ci riesce. Sette coltellate. Nessun giudice, nessun medico lo aveva ritenuto pericoloso abbastanza da allontanarlo dalla famiglia. Un giudice, invece, c’è che pensa di dover tenere lontano uno stalker dalla sua ex compagna. Forse perché ha già tentato di ammazzarla un paio di volte. Si è anche fatto la galera e non ha mutato d’avviso. Appena uscito ci ha riprovato subito. Allora gli impone un divieto di avvicinamento alla donna. Distanza minima: 3 metri. Di questo parla “Per ammazzarti meglio” (Pozzo di Micene editore), libro inchiesta in 12 storie sulla violenza di genere: di come lo Stato sia complice in tutte le sue declinazioni, dei femminicidi, dei maltrattamenti, degli stupri. L’autrice è Ilaria Bonuccelli, caposervizio de Il Tirreno, ideatrice per la sua testata della campagna che ha portato alla revisione della norma sui braccialetti elettronici anti-stalker. La presentazione del libro è oggi alle 18 a Viareggio, alla libreria la Vela, in via Garibaldi 19. —

Le pagine più visitate nel mese di novembre

Le pagine più visitate

 

Gulia Corsalini “La lettrice di Čechov”
Concita De Gregorio “In tempo di guerra”
Walter Veltroni “Assassinio a Villa Borghese”
Massimo Gramellini “Prima che tu venga al mondo”
Aldo Cazzullo e Fabrizio Roncone “Peccati immortali”
tuttolibri i 10 più venduti, la classifica dal 9 al 15 settembre 2019
Lia Levi “L’anima ciliegia”
André Aciman “Cercami”
Olga Tokarczuk “I vagabondi”
André Aciman “Chiamami col tuo nome” e “Cercami”
Lara Prescott “Non siamo mai stati qui”
Fruttero e Lucentini, il testo della lettera a Mondadori e l’articolo “L’arte di parlare ai lettori”