Clemente Palma “Racconti malvagi”, Bibliotheka

PRIMA TRADUZIONE ITALIANA PER I “RACCONTI MALVAGI” DEL PERUVIANO CLEMENTE PALMA

Copertina della raccolta di racconti di Clemente Palma "Racconti malvagi", Bibliotheka, prima traduzione italiana .

Prefazione epistolare di Miguel de Unamuno

Traduzione di Carlo Alberto Montaldo

Bibliotheka

Dal 5 giugno

Anche le più appassionate storie d’amore, quando vengono portate al limite, possono raggiungere gli estremi della crudeltà e dell’orrore. Ne sembra convinto lo scrittore peruviano Clemente Palma, che con Racconti malvagi, fissa il racconto peruviano moderno come genere propriamente definito. E non solo ne diventa il capostipite, ma ne stabilisce anche la componente fantastica all’interno della tradizione letteraria del suo paese.

Scritti con “lessico sano e immagini suggestive”, i racconti ruotano attorno alla morte, mezzo di liberazione, fuga dalla noia e dal disincanto. I protagonisti cercano sempre la restituzione dell’ideale estetico della bellezza, nonostante ciò conduca nella direzione del fantastico, del grottesco o delle peggiori manifestazioni del male. “Gli occhi di Lina” e “La fattoria bianca” sono, a questo proposito, i titoli più noti della raccolta.

Clemente Palma propone testi mitologici (L’ultimo fauno), storie con risonanze bibliche (Il figliol prodigo e Il quinto Vangelo) e insolite vicende legate alle allucinazioni (Fantasie da hashish). Un ingegnoso e umoristico esperimento (L’ultima bionda) trasporta il lettore nel fantascientifico e distopico anno 3025, animato dalla speranza di ricreare l’oro scomparso dalla terra attraverso gli ormai rarissimi capelli gialli delle donne.
I temi del patto con il diavolo, il fantasma e il doppio (La fattoria bianca) e dell’eterna tensione tra il bene e il male (Le ceste) si alternano con il terribile diario di un uomo che ama la fidanzata, ma ne desidera la morte (Idealismi) o con la storia macabra e geniale, per molti aspetti sconcertante, di un innamorato che non riesce a sostenere il diabolico sguardo della donna amata (Gli occhi di Lina).
Un caleidoscopio narrativo che ammalia e stordisce dimostrando tutta la versatilità, la capacità affabulatoria e la maestria narrativa di uno dei più  innovativi scrittori del panorama latino-americano.

Clemente Palma Ramírez (Lima, 1872-1946), scrittore, giornalista e uomo politico, fu tra i più raffinati esponenti della narrativa modernista latinoamericana e, in Perù, tra i fautori dell’affermazione del racconto moderno come genere propriamente definito. Influenzato da Edgar Allan Poe, ma anche dagli scrittori russi dell’Ottocento e dal decadentismo francese, introdusse nella letteratura del suo Paese temi fantastici, psicologici, horror e di fantascienza, distanziandosi dalla tradizione del realismo regionalistico, di cui il padre, direttore della Biblioteca Nacional del Perù, era stato eccellente esponente. Console in Francia, fu in seguito deputato e direttore di riviste (Prisma e Variedades) e del quotidiano La Crónica.

Miguel de Unamuno y Jugo (Bilbao, 29 settembre 1864 – Salamanca, 31 dicembre 1936) è stato un poeta, filosofo, scrittore, drammaturgo e politico spagnolo di origini basche che, rinnovandoli, ha portato sul piano filosofico i motivi più tipici del hispanismo, seppure in opere non sistematiche e quasi sempre di carattere letterario. Canonicamente, viene fatto rientrare nel movimento letterario chiamato Generazione del ’98, espressione del modernismo letterario spagnolo.

Chiara Misceo “Ritagli di me”, NeP Edizioni

Copertina del testo di Chiara Misceo "Ritagli di me", NeP Edizioni

“Ritagli di me” di Chiara Misceo è un volume intimo e originale, lontano dal concetto tradizionale di libro. Più che un testo da leggere, è infatti pensato come un journal da vivere e completare: uno spazio personale tutto al femminile in cui parole, immagini, colori e ricordi diventano strumenti per raccontarsi e riscoprirsi.

Un percorso di introspezione che invita a rallentare, a prendersi cura di sé e a dare voce a emozioni spesso lasciate in silenzio. Ogni pagina offre la possibilità di trasformare pensieri invisibili in qualcosa di concreto, creando un dialogo autentico con la propria interiorità. Non serve saper scrivere o disegnare: basta lasciarsi guidare dall’istinto e dalla sensibilità personale.
Attraverso riflessioni e frammenti di memoria, il libro accompagna la lettrice in un viaggio delicato ma profondo. Si parte dalle proprie radici e dalla storia personale, passando per il presente, i sogni realizzati e quelli ancora custoditi nel cuore. Si esplorano le sfumature che meglio rappresentano la propria identità, le persone che hanno lasciato un segno, gli affetti scelti e quelli familiari, fino ai piccoli dettagli quotidiani capaci di donare serenità.
Ogni pagina compilata diventa uno specchio, un rifugio in cui sentirsi accolte e al sicuro. I fogli si trasformano così in uno spazio in cui custodire ricordi felici, profumi dell’infanzia, tradizioni tramandate, luoghi del cuore e oggetti simbolici che racchiudono parti profonde di sé.
Un invito a guardarsi dentro, con la consapevolezza del proprio cammino, della propria femminilità, di ciò che si dona agli altri e di quei gesti semplici che aiutano a sentirsi bene e in armonia con se stesse. Un viaggio creativo fatto di carta, colore e memoria, che accompagna la lettrice verso una riconnessione sincera con la propria essenza.

L’autrice, che da oltre vent’anni insegna decorazione, offre uno spazio da abitare lentamente, dove ogni frammento raccolto contribuisce a ricomporre, con cura e amore, le parti più autentiche di sé. Per raccontare chi siamo stati, chi siamo oggi e chi stiamo diventando, ma anche per riconoscere la propria forza, accogliere le fragilità e riscoprire la bellezza nascosta nelle tracce della propria esperienza.

Gino Carlomagno “Il delitto K”, NeP Edizioni

Copertina del giallo di Gino Carlomagno "Il delitto K" , NeP Edizioni

Casi risolti dall’Ispettore Gregòri

Un nuovo avvincente enigma attende Giorgio Gregòri, l’ispettore nato dalla penna creativa di Gino Carlomagno e protagonista di una fortunata serie di gialli pubblicata da NeP edizioni, da tempo apprezzata tanto dal pubblico quanto dalla critica.

Con Il delitto “K”, Gregòri, già noto ai lettori per il suo infallibile fiuto investigativo e per un intuito fuori dal comune, si troverà a confrontarsi con un’indagine particolarmente complessa. Ancora una volta, saranno la sua tenacia, la lucidità e la capacità di osservazione a condurlo verso la soluzione.
Tutto ha inizio quando l’ispettore ascolta il racconto dell’amico, il maresciallo Nocera: una vicenda che, almeno in apparenza, non sembra avere nulla di straordinario. Una storia come tante, fatta di rivalità e gelosie nate nel semplice mondo di contadini e allevatori. Ma ciò che sembra un banale scambio di confidenze si trasforma ben presto nell’innesco di un intricato intreccio di responsabilità e colpe.
Seguendo il suo rigoroso metodo investigativo, Gregòri comincia a districare una matassa sempre più fitta. Tra tensione crescente e rivelazioni inattese, riuscirà infine a portare alla luce la verità.

L’autore affronta nuovamente una sfida narrativa ambiziosa, confermando uno stile personale, disinvolto e riconoscibile. Il ritmo serrato e coinvolgente, unito all’originalità della trama, cattura il lettore pagina dopo pagina, accompagnandolo in un percorso ricco di suspense e scoperte.

La scrittura di Carlomagno, autentica ed elegante, riflette la solidità di una produzione letteraria collaudata e una profonda familiarità con il genere poliziesco. L’autore riesce a bilanciare con efficacia descrizione e introspezione, alternando momenti di azione a passaggi più riflessivi dedicati ai personaggi.

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Valeria Ancione “L’amore brucia”, Vallecchi

Valeria Ancione racconta l’eterno equilibrismo tra caduta e salvezza. Un romanzo feroce sull’illusione del “per sempre” e sul coraggio di scegliere

Copertina del romanzo di Valeria Ancione "L'amore brucia", Vallecchi

Vallecchi

In libreria dal 29 maggio 2026

Non è una storia d’amore: è un incendio che non riesce a spegnersi.
Milo ha due vite, una che resta e una che brucia.
Flora è il suo eccesso, la crepa da cui entra luce e da cui esce tutto.
Dieci anni a sfidare il vuoto senza cadere, a rimandare la scelta che chiede un nome, una forma, un futuro. Ma il tempo non è neutrale: prende posizione, pretende. E quando l’amore diventa domanda “dove stiamo andando?” ogni risposta è una ferita.
Tra corpi che si cercano e promesse che si sottraggono, tra la sicurezza che consola e il desiderio che divora, Milo e Flora camminano sul bordo di un addio lungo una vita. Il loro è un amore fondato sull’addio 
Un romanzo feroce, carnale e intimo sull’illusione del “per sempre” e sul coraggio o la paura di scegliere. Perché certi amori bruciano ma non si consumano. Resta solo da capire se fa più male lasciarsi bruciare o allontanarsi da quel fuoco.

L’Autrice sceglie di far parlare Milo direttamente, permettendo al lettore di entrare nei suoi pensieri più intimi, nelle sue paure e nelle sue contraddizioni. È un uomo che si mette a nudo, mostrando non solo la sua forza (o il suo egoismo) nello sdoppiamento della sua esistenza, ma soprattutto estreme vulnerabilità e fragilità emotive. 
La Ancione riesce a creare un protagonista maschile credibile proprio perché gli attribuisce una complessità emotiva che spesso viene negata agli uomini nella narrativa tradizionale. 

Dichiara Valeria Ancione: “Dopo quattro romanzi al femminile ho scelto una voce maschile, e volutamente in prima persona, per esaltare forse il lato femminile che spesso si trova in un uomo. Il romanzo è una storia d’amore, ma anche di tradimenti, di vita doppia. Milo ha una moglie, due figli e una fidanzata. Questa è la sua non convenzionale decisione, che a Flora non sta bene perché vuole la propria famiglia tradizionale. Se avessi messo una donna che sceglie i figli, sceglie di non andarsene per loro sarebbe stato tutto regolare, corretto, mentre un uomo è uno stronzo egoista. Volevo ribaltare questo luogo comune, questo pregiudizio. E forse sperimentare emozioni diverse nei panni di un uomo”

Incipit: 

Scendo dallo sgabello, calpesto il parquet, cerco un rumore che rompa questo silenzio opaco. Faccio un giro su me stesso e sposto l’aria. Fuori piove, dentro pure. C’è la musica ma non la sento. Siamo scacchi fermi che aspettano la mossa: mia, sua, non importa di chi purché arrivi e sblocchi questo gioco infernale e liberi l’amore, incagliato com’è nell’amore stesso. Mi allontano dalla tavola scompigliata, dal suo naso che tira muco di lacrime, dai suoi occhi che sbirciano e si nascondono. Vorrei che la smettesse di piangere, provo una tenerezza dimenticata, quella che da dieci anni mi inchioda a lei, alla bambina di cui mi sono innamorato. «Se piangi ancora annega tutto in questo torrente di lacrime», le direi. «Mi abbracci», mi direbbe. E ricominceremmo. Dopo l’ennesimo equilibrismo sul vuoto che da sempre ci fa tentennare e tremare tra caduta e salvezza. Ci siamo creduti salvezza; e, potenti, quel vuoto abbiamo sfidato senza caderci dentro.

 Valeria Ancione (Palermo, 1966) cresciuta a Messina, con radici anche a Ragusa, si sente visceralmente e irrimediabilmente siciliana, nonostante viva a Roma dal 1989, dove è arrivata per completare gli studi di giornalismo e dove è rimasta per lavoro e poi per famiglia. Giornalista del Corriere dello Sport dal 1991, ha operato in tutti i settori del giornale, ma ha scritto prevalentemente di donne. Il calcio femminile è diventato dal 2013 la sua battaglia contro la discriminazione di genere. I ritratti di donne del calcio sono un appuntamento fisso sul mensile Il Guerin Sportivo. Parla di libri, soprattutto sportivi, sul sito del suo giornale. Ha esordito nella narrativa nel 2015 con La dittatura dell’inverno (Mondadori, 2015; ripubblicato dal Narratore 2024). Tra gli altri libri si ricordano Volevo essere Maradona (Mondadori, 2019), Il resto di Sara (Arkadia, 2022), E adesso dormi (Arkadia, 2023). Tutti i suoi titoli si possono ascoltare in audiolibro (Il Narratore e Piemme). In concomitanza con Vallecchi, il Narratore pubblica l’audiolibro de L’amore brucia. Ha curato un’antologia di racconti Effetti collaterali di bellezza (Il Narratore, 2025) il cui ricavato è per parte sua e degli autori devoluto all’Associazione Arcobaleno della Speranza ODV.

Paola Capriolo – Teresa Maresca ” Il canto della luna”, Bibliotheka

Un libro a quattro mani che intreccia in modo personalissimo e originale letteratura, pittura e musica

Copertina del testo illustrato di Paola Capriolo - Teresa Maresca " Il canto della luna", Bibliotheka L’ombra fascinosa e potente di uno dei capolavori della musica del ‘900 ha suggerito alla scrittrice Paola Capriolo e all’artista Teresa Maresca un libro a quattro mani che intreccia in modo personalissimo e originale letteratura, pittura e musica. 

Con la traduzione  dal tedesco del Canto della Terra dI GUSTAV MAHLER

Traduzione e testi di Paola Capriolo, disegni di Teresa Maresca

Bibliotheka

Dal 29 maggio

L’ombra fascinosa e potente di uno dei capolavori della musica del ‘900 ha suggerito alla scrittrice Paola Capriolo e all’artista Teresa Maresca un libro a quattro mani che intreccia in modo personalissimo e originale letteratura, pittura e musica. 
È Il Canto della Luna, evocazione del ciclo di lieder Il Canto della Terra che il compositore austriaco Gustav Mahler (1860-1911) compose nel 1908 sulle Dolomiti, dove trascorse le ultime estati della sua vita. Nell’autunno dell’anno prima era stata pubblicata in Germania l’antologia Il flauto cinese, un centinaio di liriche di autori compresi tra il XII secolo a. C. e l’epoca contemporanea. Mahler ne venne a conoscenza e l’incontro con quelle poesie ebbe un immediato riflesso sulla sua opera. 
Il Canto della Terra è infatti basato su sette poesie della raccolta, con una predilezione per le liriche di Li Po (702 – 763).  Il testo delle parti vocali della Sinfonia viene proposto, con testo tedesco a fronte, nella versione di Paola Capriolo, traduttrice di molti autori classici come Goethe, Kafka, Von Kleist, Mann e a sua volta autrice di opere tradotte in molte lingue. 
Con una pittura figurativa e visionaria che prende forma nelle immagini a colori del libro, l’artista Teresa Maresca lavora sui temi del paesaggio, spesso rivisto attraverso la memoria cinematografica o la poesia.

[…] Ciò che avevo in mente era appunto di sviluppare questo parallelismo, di creare una piccola opera in cui parola e immagine si stimolassero, si ispirassero a vicenda in uno scambio sperabilmente fecondo.L’idea era questa, e fu un’idea condivisa. Si trattava però di trovare il “soggetto” adatto, e per trovarlo alla fine ci rivolgemmo non alla letteratura, non alla pittura, ma a una terza arte: la musica. Fu a questo punto delle nostre riflessioni che ci venne in soccorso l’ombra fascinosa e potente di Gustav Mahler. Il Canto della terra, uno dei capolavori assoluti della musica del Novecento… cosa cercare di meglio? Una serie di Lieder per orchestra su testi di antichi poeti cinesi tra i quali Li Po, prediletto da Teresa, ma immersi in quell’atmosfera tardo-romantica che a me è sempre stata particolarmente congeniale. Un “divano occidentale-orientale” in cui ciascuna di noi due, con le sue esperienze culturali e le sue predilezioni, avrebbe potuto sentirsi perfettamente a suo agio. (Dall’intruduzione di Paola Capriolo) 

Incipit 
Due barche: una di legno, affusolata, che solca guidata dai remi le acque del lago, e l’altra d’ar­gento, librata nel cielo. Nella prima c’è un uomo, e forse quell’uomo sono io. Qualcuno che, dopo aver visto il mondo, alle soglie della vecchiaia compie con malinconica lentezza il suo viaggio verso casa. I colpi dei remi sono cadenzati come rintocchi e l’acqua, sciabor­dando, ne amplifica il suono in un echeggiante river­bero; ma il viaggio è appena all’inizio e l’uomo non ha alcuna fretta di arrivare alla meta. Vorrebbe che questo lago fosse infinito come il mare, tanto lo seduce il gioco di riflessi che la luna accende nel buio profondo delle sue acque.  La luna, la barca d’argento… Dopo tutto, chi ha detto che io debba essere per forza l’uomo che rema e non invece la gemella celeste che lassù, senza il minimo sforzo, segue a palmo a palmo la mia navigazione? E chissà come appare la mia barca osservata da quella prospettiva… Forse non sembra neppure una barca, ma un piccolo astro che per­corre lieve la sua orbita fendendo il nero della notte.

Paola Capriolo vive e lavora a Milano. Ha esordito nel 1988 con i racconti de La Grande Eulalia (Premio Berto), in seguito Il Nocchiero (Premio Rapallo, Premio Selezione Campiello), Il Doppio Regno (Premio Grinzane Cavour), e, tra gli altri, Una Luce NerissimaIl Pianista MutoMi ricordoMarie e il signor MahlerIrina Nikolaevna. Tutti i suoi romanzi sono stati tradotti in molte lingue. Ha tradotto classici della letteratura tedesca, tra cui Goethe, Kafka, Kleist, Thomas Mann.

Teresa Maresca vive a Milano dagli anni ’80. Con una pittura figurativa e visionaria lavora sui temi del paesaggio, spesso rivisto attraverso la memoria cinematografica o la poesia. Hanno scritto di lei Carlo Sini, Sergio Givone, Lalla Romano, Roberto Sanesi, Paolo Biscottini. Ha pubblicato il libro Il Primitivo del Sogno su arte, natura e pensiero primitivo e ha in preparazione la mostra-installazione Stars&Bones per la Fabbrica del Vapore di Milano.

Su tuttatoscanalibri

Capriolo “La grande Eulalia e Il nocchiero” recensione di Salvina Pizzuoli

Le pagine di tuttatoscanalibri più lette nel mese di maggio 2026

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Hans Tuzzi “è scritto” (così tutto minuscolo) il suo ultimo libro, ne parliamo con l’Autore

Stefano Terra “Alessandra”

1maggio festa dei lavoratori

Oliviero Arzuffi “Indagine sul sacro”

Alberto Moravia “La noia”

Giuseppe Varriale “Il mondo di là”

Sara Rattaro “Il vestito di mia madre. Storia di Teresa Mattei, antifascista”

Antonio Pavone “La vita delle attese”

Marta Palazzesi “L’occhio di Gaudì”

Mary Shelley “Racconti italiani”

La Società dei Lettori – Amici di Francesca Duranti- organizza una giornata di studi in onore del filosofo

Aldo Giorgio Gargani tra scienza e arte

Oggi sabato 30 Maggio ore 15,30 Libreria Daris, via del Gallo 9 Lucca
Locandina giornata di studi in onore di Aldo Giorgio Gargani Lucca

Aldo Giorgio Gargani tra scienza e arte. La Società dei Lettori – Amici di Francesca Duranti e la Libreria Antiquaria Daris presentano una giornata di studi in onore del grande filosofo italiano tra i più acuti studiosi di Galilei, Newton, Hobbes, Virgina Woolf e soprattutto Wittgenstein e il rapporto tra scienza e letteratura nel Novecento europeo.

Sabato 30 maggio 2026 a partire dalle 15,30 a Daris Libri (Via del Gallo, 9 – Lucca) interverranno Marco G. Ciaurro, filosofo e scrittore, presidente dell’associazione, Manlio Iofrida, filosofo e storico della filosofia, già docente di Storia della filosofia francese contemporanea all’Università di Bologna e direttore del gruppo di ricerca Officine Filosofiche, Alfonso M. Iacono, filosofo, ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Pisa, già preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa, Nicola Perullo, filosofo, rettore e ordinario di Estetica all’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

Professore ordinario di Metodologie della ricerca filosofica all’Università di Pisa, scomparso nel 2009, Gargani ha svolto ricerche su un vasto orizzonte di temi, argomenti e tendenze della cultura filosofica, scientifica e letteraria moderna e contemporanea. Dal concetto di verità nel sapere e in particolare nel sapere scientifico, la cui analisi dette luogo a “Il sapere senza fondamenti. La condotta intellettuale come strutturazione dell’esperienza umana” (Einaudi, Torino, 1975), con contributi di Bodei, Veca, Badaloni, Viano tra gli altri, alle nuove interpretazioni del pensiero di Ludwig Wittgenstein, del quale è stato il massimo studioso italiano, Gargani ha insegnato molto e per molti anni, lasciando numerosi scritti, fino al suo ultimo “Wittgenstein. Musica, parola, gesto” (Cortina, Milano, 2008).

Perché celebrare Gargani, oggi?
“Uno dei motivi più importanti – spiega Ciaurro – consiste nel riconoscere una possibilità nel presente di affermare la forza del pensiero per il pensiero. In quella ragione della crisi che è, ed è mantenersi indipendente dal ruolo giocato nella politica attiva. Aldo Giorgio Gargani propone un modo di guardare alla scienza e alle attività intellettuali ‘dal basso’, riconducendo le strategie del sapere scientifico-filosofico alle matrici costruttive operanti nelle forme di vita umana, da estendere alle società come possibilità di costante ripensamento e adattamento.”

Ecco il programma degli interventi: dopo l’introduzione di Marco CiaurroAlfonso M. Iacono interviene su Gargani, Marx e la scienza; Nicola Perullo su Gargani e l’Estetica, Manlio Iofrida sul rapporto tra Gargani e la filosofia di Merleau-Ponty. 

Per informazioni: marcociaurro@gmail.cominfo@darislibri.it

Paolo Parrini “Imparare a dirsi addio”, recensione di Rita Bompadre

Copertina della raccolta di poesie di Paolo Parrini, Samuele Editore.

Samuele Editore

“Imparare a dirsi addio” di Paolo Parrini (Samuele Editore, 2025 pp. 126 € 15.00) affronta il tema sensibile della perdita come una scelta consapevole che trasforma il dolore nella tenerezza dei ricordi, un metodo per esprimere una vicinanza coraggiosa laddove l’assenza si riassesta nella percezione del mondo e nella sua eredità. Paolo Parrini concentra l’elaborazione del proprio vissuto nella necessità ineluttabile della separazione attraverso lo svolgimento di una energia poetica,
nell’omaggio alla continuità, supporta il legame interiore, dilata l’esperienza delle reazioni affettive.


Quando si spegne la luce
e i morti vengono a trovarmi
nella nebbia fine che entra
nel respiro, allora non occorre
alcuna voce, bastano i brividi

l’odore della pelle di chi si è amato.



La poesia di Paolo Parrini è come un rovo trafitto nel corpo e nell’anima, maturato nel varco simbolico di una protezione e manutenzione emotiva, a difesa di una capacità evocativa di resilienza, in grado di custodire e intonare la natura penetrante e tenace dei sentieri introspettivi.
Si insinua come il profumo di un soffio vitale, unisce passato e presente, estrae il solco della sofferenza nelle pieghe desolate dell’assenza, l’incisione della nostalgia nelle impronte familiari del distacco.
Il libro raccoglie la vulnerabilità umana e l’identità indelebile di una sincera testimonianza trascorsa nella fugacità e nella transitorietà delle occasioni, con la preziosa dignità dello spazio e del tempo dell’esistenza, la condivisione di ogni tagliente intreccio della vita. Integra la linea di confine della malinconia nella fiduciosa conversione di ogni congiuntura con la rinascita istintiva del modo in cui abitiamo il mondo. Include la frattura sradicata degli eventi come sospensione sentimentale, lesione tangibile delle relazioni, aggiunge, nella crescita personale e nella prospettiva quotidiana della cura, il rituale di conclusione, la liturgia prolungata alla dedizione d’amore, il vuoto della mancanza incarnato pienamente e saggiamente nelle parole.
Paolo Parrini consegna ai lettori un’immersione lenta e inesorabile nella disperazione, ma anche una cognizione di un orizzonte che rende visibile la soglia di una lontananza, avvicina l’equilibrio delicato dell’uomo alla fedeltà delle abitudini, alle incrinature nel tempo, nel mestiere di vivere, esorta a indagare l’abisso per riuscire ad accogliere i fantasmi dei conflitti inconsci, l’invocazione immaginaria di una presenza che ci prende per mano e ci accompagna verso la conoscenza anche drammatica di noi stessi, in bilico tra debolezza e resistenza. Descrive l’espressiva commozione di un’entità arcana, sovrannaturale, nascosta nell’invisibile segretezza della memoria, affonda il respiro ancestrale dei luoghi nella rivelazione di una traccia palpabile, mai sepolta del tutto, ripercorre le immagini rarefatte, consente all’eternità di riaffiorare in tutta la sua forza lirica, travolge il passaggio struggente del congedo come un avvenimento toccante che inghiotte la superficie oscillante degli oggetti, si nasconde negli angoli bui delle stanze, nelle stagioni del cuore, nel silenzio instaurato fra smarrimenti sgombri di parole, nel nome, nel corpo, nella voce. Riempie il calore originario, sussurra nella nudità essenziale dei versi l’elegia del disincanto, abbandona l’ombra esitante della separazione, ancorata al pertugio disabitato e privato di un canto delle vertigini. Difende le pareti che hanno assorbito i giorni e restituito all’appartenenza il ritorno della dolcezza, il momento di pronunciare il suono per tornare alla luce e riconciliarsi con le proprie ferite.
Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”
https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

Franco Pezzini “L’Abbazia degli Incubi. Fantasmagorie gotico romantiche (1750-1850)”, Alcatraz

Dalla penna del massimo esperto italiano di letteratura fantastica-horror vittoriana, una raccolta di ventisette approfondimenti che esplorano un secolo febbrile, visionario, immaginifico.

Franco Pezzini offre una guida colta e dettagliata attraverso castelli, abbazie in rovina e laboratori segreti, spiegando come il genere gotico non sia solo un insieme di “spaventi”,  ma uno strumento critico per raccontare le inquietudini e le falde inquinate della realtà.

Copertina del saggio di Franco Pezzini "L’Abbazia degli Incubi. Fantasmagorie gotico romantiche (1750-1850)", Alcatraz.

Collana Outsider 6

Alcatraz

Dal 22 maggio

Nel periodo tra metà Settecento e metà Ottocento il mondo – e l’Occidente in particolare – cambia faccia. Tra grandi rivoluzioni, guerre napoleoniche e l’avvicendarsi delle età neoclassica, preromantica e romantica, l’immaginario viene totalmente ridefinito: nascono il gotico letterario e il fantastico moderno, laico e incentrato sulle crisi dell’identità personale e collettiva. Tra castelli teatrali e improbabili follies, il gotico proclama le ragioni del crepuscolare e del notturno, del Terrore in sintonia con gli eventi del giacobinismo in Francia, di fremiti conturbati o allucinatori come nel grande innominabile Sade. Mentre tra illuministi e illuminati le ragioni della scienza e del tardo occultismo si confrontano tentando nuovi paradigmi, legioni di spettri si preparano idealmente all’ultima rivoluzione del 1848, quella dello spiritismo.
Nelle notti di Villa Diodati si arriva a sognare di costruire un nuovo Adamo grazie al galvanismo e si porta in scena in chiave più presentabile una creatura orripilante e arcaicissima, il vampiro, futuro mattatore del fantastico postmoderno. I confini tra la vita e la morte sembrano farsi più vaghi, elusivi, e mentre Mefistofeli disincantati compilano patti da far firmare ai novelli Faust, gli immortali in carrozza (Cagliostro e Saint-Germain, Mesmer ma anche Casanova) corrono per l’Europa tra logge, alcove e corti che cominciano ad avvertire l’aria tagliente di una nuova stagione.
Pur senza pretese esaustive, L’Abbazia degli Incubi si propone come un moderno almanacco in ventisette fabulazioni dedicate ad approfondire diversi aspetti – letterari, artistici e cinematografici – del gotico e del fantastico, chiamando in causa un notevole parterre di nomi e opere illustri. È una fantasmagoria, come le lanterne magiche a contenuto visionario o macabro al tempo tanto apprezzate: uno spettacolo dell’immaginario, a provocare con un tocco d’ironia su temi che ci incalzano ancora, e fornire macchine per pensare. E pensarci.

Franco Pezzini (Torino, 1962) è considerato uno dei massimi esperti italiani di letteratura fantastica-horror vittoriana. In prevalenza articolista e saggista, scrive e ha scritto per un gran numero di pubblicazioni di ogni tipo – dalle riviste accademiche a quelle di genere, passando per la stampa mainstream – ed è attualmente membro del Comitato editoriale de L’Indice dei Libri del Mese e della Redazione di Carmillaonline. Ha curato edizioni delle opere di Edgar Allan Poe, Joseph Sheridan Le Fanu, Bram Stoker e Ambrose Bierce ed è autore di numerosi saggi tra cui Cercando Carmilla. La leggenda della donna vampira (2000); The Dark Screen. Il mito di Dracula sul grande e piccolo schermo (2008); Victoriana. Maschere e miti, demoni e dèi del mondo vittoriano (2016); Fuoco e carne di Prometeo. Incubi, galvanisti e Paradisi perduti nel Frankenstein di Mary Shelley (2017); Le nozze chimiche di Aleister Crowley. Itinerari letterari con la Grande Bestia (2020). Ha tenuto lezioni presso Rai Teche e la scuola Holden e alcuni dei suoi testi sono stati adottati in corsi universitari. È animatore della Libera Università dell’Immaginario, con cui tiene da anni corsi monografici (attualmente insieme a Chiara Meistro), è Vicepresidente del Comitato Scientifico di Autunnonero – Festival Internazionale di Folklore e Cultura Horror, ed è membro del Comitato scientifico del MUFANT – MuseoLab del Fantastico e della Fantascienza di Torino. Nel 2025 è uscito il suo primo romanzo, Morte astrale. La profezia della lapsit per i tipi di Polidoro.

Naïri Nahapétian “Chi ha ucciso l’ayatollah Kanuni?”, Edizioni Le Assassine

Un noir politico che illumina le ombre del potere iraniano proprio mentre il Medio Oriente torna al centro del mondo.

Naïri Nahapétian ha lasciato l’Iran dopo la rivoluzione islamica all’età di nove anni… È ritornata regolarmente nel suo Paese d’origine come giornalista per realizzare numerosi reportage.

Copertina del noir poliziesco di Naïri Nahapétian "Chi ha ucciso l’ayatollah Kanuni?", Edizioni Le Assassine

Collana Oltreconfine

Traduzione di Manuela Vidale

In libreria dal 20 maggio

Edizioni le Assassine

Teheran, giugno 2005. Alla vigilia di un’elezione destinata a irrigidire il potere religioso con la vittoria di Mahmoud Ahmadinejad, l’ayatollah Kanuni — giudice potentissimo e volto della repressione — viene trovato assassinato nel suo ufficio al Palazzo di Giustizia. La sua morte apre una crepa nel regime: la lista dei possibili colpevoli è lunga quanto la memoria del Paese: dai mujaheddin del popolo agli ex fedayin, fino ai vari nemici interni del sistema stesso, tuttavia basta trovarsi non lontano dal luogo del delitto per essere sospettati. È quello che succede a Narek Djamshid, un giovane reporter venuto dalla Francia per scrivere un articolo sul Paese in cui era nato, e a Leila Tabihi femminista islamica, apparentemente intoccabile, perché il padre era un’eminente personalità della Rivoluzione. I due vengono così arrestati, e partendo dalla loro detenzione emerge un Iran attraversato da tensioni sociali, ambizioni soffocate, giochi di potere che si consumano dietro porte chiuse.
L’indagine non sembra fatta per far luce sull’omicidio, rivela invece un meccanismo che si alimenta di opacità, dove la verità è un territorio instabile e spesso inaccessibile.

Un romanzo noir che usa le convenzioni del poliziesco come pretesto per guardare dentro un sistema che teme la luce, e restituisce il ritratto di un Paese in bilico tra modernità e repressione.

Dall’Incipit: 

L’estate a Teheran si annunciava siccitosa, vibrante per gli ingorghi che bloccavano gli autobus stracarichi di gente in mezzo alla mischia delle automobili. La calura era calata su Leila nel silenzio del suo appartamento, un silenzio interrotto dalle telefonate impreviste giunte dopo l’ora della preghiera serale. Di notte, rimuginava ancora sulle chiamate: Kanuni in persona, che le dava appuntamento; poi Massoud, dopo tutti quegli anni… La sua mente correva senza freni, scacciando il sonno. Avrebbe fatto meglio a pensare a qualcos’altro, al test di ingresso all’università di suo nipote, per esempio. Amir-Ali era un ragazzo serio e lavoratore, diceva di non crederci, ma faceva di tutto per riuscirci, da mesi. Dio sarebbe stato al suo fianco.

L’autrice ha lasciato l’Iran dopo la rivoluzione islamica all’età di nove anni. I suoi genitori sono armeni iraniani. Collabora con Alternative économiques, occupandosi di cambiamenti sociali, economici e politici.