Giorgia Giuliano “Gioventù bruciata. ll burnout di una generazione”, Arcadia Edizioni

Un disagio sempre più diffuso provocato da un mix di precarietà e iperconnessione, stress e costante timore di non stare al passo

Copertina del saggio di Giorgia Giuliano "Gioventù bruciata. l burnout di una generazione", Arcadia Edizioni

Arcadia Edizioni

Dal 17 aprile

Il disagio sempre più diffuso, provocato da un mix di precarietà e iperconnessione, stress e costante timore di non stare al passo, è al centro di Gioventù bruciata.  È un viaggio nel mondo del lavoro, dominato da instabilità, competizione e mancanza di certezze, nel quale i giovani interpretano la ricerca di equilibrio e l’autenticità come forme di resistenza.
Il disagio riguarda anche il mondo della ricerca, delle professioni scientifiche e tecniche e persino l’ecosistema delle startup che, dietro la retorica dell’innovazione, nasconde spesso burnout e disillusione.
Dati, testimonianze e interviste offrono, in sintesi, il ritratto di una generazione sospesa.
“A differenza del passato – spiega Giorgia Giuliano – oggi i giovani hanno smesso di credere alla promessa della ricompensa dopo il sacrificio e al mito tossico del lavoro dei sogni. In questo scenario, i social media, da LinkedIn a TikTok, agiscono in due direzioni uguali e contrarie: spazi di denuncia e verità, ma anche generatori di nuovi diktat performativi che alimentano l’ansia da prestazione e il perfezionismo forzato”.
Il saggio indaga la salute mentale come questione collettiva e culturale: dal mobbing ai disturbi del comportamento alimentare, esponendo pubblicamente tutte le cicatrici che la precarietà continua a lasciare.
Il superamento degli stereotipi e l’ascolto intergenerazionale si rivelano presupposti necessari per riscrivere il contratto sociale tra giovani, lavoro, e vecchie generazioni. “In un sistema che ci vuole altamente performanti – scrive l’autrice – riappropriarsi della propria fragilità è l’unico modo per riconoscersi e ritrovarsi”. 

 Sette ragazzi su dieci della generazione Z(3) indossano capi vintage: una scelta coerente con i loro ideali(4), ma non una metafora di come intendono il lavoro. La gavetta second hand dei genitori è usurante per la loro identità, una riproduzione in serie del solo e rassicurante posto fisso. Per quanto il tessuto possa essere resistente, rimane il residuo consunto di un’era: i ragazzi sanno che non basterà a proteggerli da un’altra ora di straordinario non retribuita, da tutto ciò che le generazioni precedenti hanno sempre incassato, credendo alla ricom­pensa dopo il sacrificio. È un po’ come credere alla vita dopo la morte, ma i giovani di oggi non vogliono credere alla morte se l’assassino è il lavoro. In Italia la generazione Z rappresenta solo il 10% della popolazione lavorativa totale, subentrata con un livello di preparazione senza eguali: nel 2024 il 47% dei nuovi assunti era laureato, nel 2000 lo era solo il 20%. La per­centuale di frustrazione è direttamente proporzionale alle loro competenze: più ne hanno, più non le utilizzano. Secondo il rapporto Censis e Philip Morris Italia, Engagement e produt­tività. Più produttività attraverso la leva della motivazione e del coinvolgimento sul posto di lavoro(5), Gen Z e millennial(6) sono i più demotivati, colpa di un forte disallineamento tra quello che hanno studiato e le loro mansioni. I più entusiasti sono i fedelissimi over 50 che continuano a identificarsi nel loro lavoro.

Giorgia Giuliano, pugliese, classe 1994, vive a Milano. Laureata in Comunicazione, ha un Master in Comunicazione enogastronomica e uno in Giornalismo della Rcs Academy presso il Corriere della Sera. Collabora da freelance con alcune testate, tra cui Wired Italia. Scrive di cibo e di salute mentale. I suoi racconti sono pubblicati su alcune riviste letterarie, tra cui Nazione Indiana

Jason R. Forbus “Sul sentiero degli dèi: liriche e racconti della Riviera di Ulisse”, Ali Ribelli Edizioni

Sul sentiero degli dèi: liriche e racconti della Riviera di Ulisse
La senda de los dioses: líricas y cuentos de la Ribera de Ulises
doppia edizione italiano-spagnolo

Copertina della raccolta di racconri e liriche di Jason R. Forbus "Sul sentiero degli dèi: liriche e racconti della Riviera di Ulisse", Ali Ribelli Edizioni
Doppia edizione italiano-spagnolo

AliRibelli

Sul sentiero degli dèi: liriche e racconti della Riviera di Ulisse accompagna il lettore in uno dei tratti più suggestivi della costa tirrenica, compreso tra il Circeo e Scauri di Minturno passando da Terracina, Sperlonga, Gaeta e Formia. Un mare di storia, mito e profonda bellezza che l’autore ha raccolto in liriche e racconti carichi di suggestioni.

La senda de los dioses: líricas y cuentos de la Ribera de Ulises acompaña el lector en unos de los tramos más sugestivo de la costa del mar Tirreno, comprendido entre el Circeo y Scauri de Minturno, pasando por Terracina, Sperlonga, Gaeta y Formia. Un mar de historia, mito e infinita belleza que el autor ha recopilado en líricas y cuentos cargados de sugestión.

Qui per ascoltare Ascolta l’anteprima

Jason R. Forbus è autore di romanzi, fiabe, poesia e saggi. Laureato in Sociologia presso l’Università di Aberdeen, divide il suo lavoro tra consulenze per le Nazioni Unite e una passione per la letteratura in tutte le sue forme. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 12 lingue.

E.F.Benson “Il volto e altri racconti scelti da H.P. Lovecraft”, Alcatraz

Copertina dei racconti di E.F.Benson "Il volto e altri racconti scelti da H.P. Lovecraft", Alcatraz
Illustrazioni di Domenico D. Venezia
In appendice illustrazioni originali incluse nelle prime edizioni dei racconti

Alcatraz

Nota introduttiva di Gianluca Venditti, prefazione di Lucio Besana

Traduzioni di Lucio Besana e Diego Bertelli

Illustrazioni di Domenico D. Venezia

In appendice illustrazioni originali incluse nelle prime edizioni dei racconti

Collana Biblioteca di Lovecraft 10

Dal 10 aprile

Fantasmi, apparizioni, cimiteri, case maledette, esseri misteriosi, antiche leggende… i grandi temi dell’horror classico in quattro racconti scelti da H.P. Lovecraft.
Così il maestro di Providence ci presenta E.F. Benson nel suo saggio Supernatural Horror in Literature: «Ultimamente la narrativa del soprannaturale sta conoscendo un periodo felice, ed un suo insigne esponente è il versatile E.F. Benson il cui The Man Who Went Too Far narra tenebrosamente di una casa al limitare di un cupo bosco e dell’impronta dello zoccolo di Pan sul petto di un uomo morto.
Il volume di Benson, Visible and Invisible, contiene numerose storie di rara efficacia; ‘Negotium Perambulans’, la cui trama riguarda un mostro abominevole proveniente da un antico pannello ecclesiastico che compie una vendetta soprannaturale in un solitario villaggio sulla costa della Cornovaglia; e ‘The Horror-Horn’, nel quale si muove a lunghi balzi uno spaventoso essere subumano che dimora in inaccessibili vette alpine. ‘The Face’ è di una potenza letale con la sua inesorabile aura di morte».

Un nuovo volume per tutti gli amanti della letteratura weird, horror e soprannaturale.

Edward Frederic Benson (24 luglio 1867 – 29 febbraio 1940) fu un romanziere, biografo e autore di racconti inglese, noto per le sue storie di fantasmi e di soprannaturale. Nato al Wellington College nel Berkshire, era il quinto figlio di Edward White Benson, futuro Arcivescovo di Canterbury, e di Mary Sidgwick. Cresciuto in una famiglia intellettuale e religiosa, Benson sviluppò fin da giovane un talento letterario precoce, pubblicando il suo primo libro, Sketches from Marlborough, ancora studente. Studiò a Marlborough College e al King’s College di Cambridge, dove coltivò amicizie e amori omosessuali che influenzarono la sensibilità dei suoi racconti. Benson fu un autore versatile, ma rimane celebre soprattutto per i suoi racconti di fantasmi, caratterizzati da atmosfere inquietanti e sottili ironie, come The FaceThe Man Who Went Too FarThe Horror-Horn Negotium Perambulans. Accanto al soprannaturale, scrisse romanzi satirici e umoristici, tra cui la celebre serie Mapp e Lucia, e opere giovanili come Dodo David Blaize. Le sue opere mostrano spesso una sensibilità omoerotica, unita a un’arguzia sottile e a un senso del grottesco. Nel corso della vita, visse anche a Londra e sull’isola di Capri, frequentata da un circolo di intellettuali omosessuali. Morì il 29 febbraio 1940, lasciando un’eredità letteraria che combina brillantezza sociale, humor e un inquietante talento per l’orrore soprannaturale.

Mark W.McDowell ‘L’introspettore’, Ali Ribelli Edizioni

Copertina dei racconti di Mark W. McDowell "L'introspettore", AliRibelli Edizioni

Ali Ribelli Edizioni

Ci sono momenti in cui una scelta minima può cambiare tutto. Un pensiero che ritorna, una parola non detta, un desiderio che chiede spazio. L’introspettore attraversa queste soglie invisibili, raccontando uomini e donne colti nell’istante in cui qualcosa si incrina o si rivela. Le storie si muovono tra relazioni, ossessioni, slanci improvvisi e silenzi carichi di significato, seguendo percorsi interiori tanto intimi quanto universali. Pagina dopo pagina, il lettore è invitato a entrare in situazioni riconoscibili, dove le emozioni non vengono spiegate ma vissute, e ogni finale lascia una traccia, una domanda, un’eco. Un libro che accompagna dentro le storie e resta con chi legge, anche dopo.

Mark W. McDowell nasce nel 1960 a Bethesda, nel Maryland, da padre americano e madre italiana. Dopo una formazione classica, si laurea in Economia e lavora per anni nel campo dell’imprenditoria, occupandosi della gestione di aziende attive in settori diversi, dall’industria farmaceutica all’import-export. Parallelamente sviluppa un forte interesse per l’arte e lo spettacolo, collaborando all’organizzazione di eventi culturali e alla produzione di videoclip musicali. Si avvicina quindi alla scrittura, prima attraverso testi musicali e successivamente alla narrativa breve. L’introspettore segna il suo esordio letterario e riflette una prospettiva culturale sospesa tra Europa e Stati Uniti, attenta alle dinamiche interiori e alle contraddizioni dell’esperienza umana.

Barbara Mastroviti “L’esame dell’inverno”, presentazione

Copertina della raccolta di poesie di Barbara Mastroviti "L'esame dell'inverno", Interno Libri Edizioni

L’esame dell’inverno è un libro che attraversa la stagione più spoglia come metafora esistenziale: non tempo di chiusura, ma spazio di verifica, di misura, di ritorno alle domande essenziali.(da Interno Libri Edizioni)

Dalla Prefazione di Alessandro Moscè

[…]Le sezioni della raccolta poetica segnalano il tentativo di stratificare i ricordi  e di sedimentarli in un invernale sismografo interiore: In coda, la prima parte, rappresenta la fine della stagione e la ripartenza primaverile; Procreazioni incide nella metamorfosi dell’uomo come rinascesse ogni volta a sé stesso; Encòmio raccoglie la riconoscenza e il tributo di affetto per le persone amate; Custodie di moniti e monili addita uno spirito che muove tutto, rammentando l’ultimo verso del Paradiso di Dante: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, infine  Ossigeno terzo elemento allude al respiro della poesia e al contempo al ruolo indispensabile che l’elemento chimico svolge per ogni organismo vivente e per sostenere l’ecosistema. […]
Barbara Mastroviti fa sue prospettive insolite, audaci, con combinazioni cromatiche tanto di tipo espressionista che impressionista, con pennellate che conferiscono ai testi un dinamismo virtuoso. Oltre la cronaca c’è l’antropologia, come dicevamo, che evoca l’unità di corpo e anima, quasi che natura e storia, seguendo l’esempio di Pier Paolo Pasolini, procedano esplorando una volta di più la radice ontologica. Chi siamo e da dove veniamo: sarebbe questo, crediamo, il sottotitolo non scritto di L’esame dell’inverno. Un’antropologia fisica non conosce l’origine del tutto ma ne coglie il clamore in un “teatro di premure”. Non mancano scorci drammatici e conflittuali che rinviano in parte, al canto recitativo della tragedia lirica rintracciabile per analogia nell’opera musicale (del resto la poesia è di per sé un canto musicale). Mastroviti esplicita un verso che prescinde dall’esaltazione estetica per concentrarsi sulla profondità del vissuto. La poesia non può che essere custodia e conquista per attraversare la strada, ogni strada con il “carro dell’anima”, per dirla con Emily Dickinson. E il cammino prosegue

Barbara Mastroviti – nata a Chiusi (Si) nel 1970, vive e lavora a Città della Pieve (Pg). Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesie: Tempo reale (2012), La costanza del colore (2020), Dominio della Terra Società Editrice Fiorentina (2024), Appunti sulla Poesia (verso libero) Il Convivio Editore (2024), Ti darei gli occhi (Ți-aș da ochii) silloge di poesie tradotta in romeno coedita da Eikon-Cosmopoli (2025), L’esame dell’inverno Interno Libri (2026).
Sue poesie compaiono in riviste online e cartacee nazionali e internazionali.

Valeria Manzi “L’indifferente scorrere”, Ali Ribelli Edizioni

Copertina dei racconti di Valeria Manzi "L'indifferente scorrere", edito da Ali Ribelli

Ali Ribelli

Un operaio che perde il lavoro, un affermato professionista sospeso tra presente e passato, una ragazza fragile e violenta.
Le loro vite si intrecciano in maniera inattesa tracciando la trama di un racconto profondo e scorrevole in cui generazioni diverse si confrontano facendo i conti con i fantasmi del passato e le utopie della gioventù.
Sullo sfondo una città dai tanti volti che accompagna lo svolgersi anche della seconda storia in cui le vicende dei protagonisti si compiono tra il dolore della perdita e la profondità dell’amore.

Valeria Manzi è nata a Roma nel 1970. Ex giornalista, ha deciso di dedicarsi all’insegnamento che esercita in una scuola primaria a metodo Montessori. Vive nella Capitale con il marito e i suoi tre figli. L’indifferente scorrere è la sua opera d’esordio.

Amal Bouchareb “I boccioli del mandorlo. Rifiorire in Palestina”, Vallecchi

L’identità sefardita, le ferite della guerra e la cucina come atto di resistenza e memoria nel romanzo sociale ‘I boccioli del mandorlo. Rifiorire in Palestina’ di Amal Bouchareb

Copertina del romanzo "I boccioli del mandorlo". Rifiorire in Palestina" di Amal Bouchareb, Vallecchi Editore

Genere: romanzo sociale, Palestina, thriller, cucina

Vallecchi

Dal 10 aprile

Ambientato tra Israele e la memoria del MaghrebI boccioli del mandorlo intreccia la storia di una famiglia segnata dalla guerra con una riflessione profonda sull’identità, la perdita e la possibilità di riconciliazione.
Azriel Boniche, ebreo algerino sefardita e chef militare in una base vicino a Haifa, vive nel fragile equilibrio tra il suo passato diasporico e il presente israeliano. La moglie, Livia, ricercatrice e attivista, e il figlio Daniel, giovane artista rientrato da Gaza, rappresentano due generazioni in cerca di senso dopo un conflitto che ha lasciato cicatrici invisibili. Quando la tragedia entra nella loro casa, la vita di Azriel si frantuma. Inizia così un viaggio interiore che si svolge attraverso la cucina, la memoria e la colpa: ogni ricetta diventa un atto di resistenza, un tentativo di trasformare il dolore in significato.

Con una scrittura sensuale e precisa, Amal Bouchareb unisce la materialità del cibo alla densità emotiva del trauma. Il profumo dei dolci di mandorle, le spezie, la musica andalusa e i versi di antiche canzoni arabe formano la trama sensoriale del romanzo, in cui la cucina non è solo rifugio ma linguaggio universale di sopravvivenza. L’autrice costruisce una narrazione stratificata, che oscilla tra il presente in Israele e i ricordi di una Algeria perduta, tra la memoria sefardita e il desiderio di un’identità riconciliata.
Attorno ad Azriel si muovono figure ambigue e potenti: colleghi militari sospettosi, una moglie divisa tra ideali e fedeltà, un figlio la cui sensibilità artistica collide con la brutalità del servizio militare. In questa tensione si insinua il sospetto, la paranoia, la domanda su cosa significhi davvero tradire: la patria, la famiglia o se stessi?
La prosa di Bouchareb alterna il lirismo poetico alla tensione del romanzo d’indagine. I capitoli si muovono tra il realismo psicologico e il simbolismo delle immagini ricorrenti — il mandorlo, il canto Qum Tara, la cucina della nonna — che diventano emblemi di continuità e di speranza. L’autrice restituisce con finezza le contraddizioni dell’identità ebraico-orientale, sospesa fra Oriente e Occidente, memoria e modernità, e scava nel rapporto fra cultura, trauma e appartenenza.
Questo è un romanzo di sradicamento e riconciliazione, dove la storia intima di una famiglia diventa specchio di una frattura collettiva. Nel dolore privato di un padre si riflette l’eco di popoli interi, separati ma legati da una memoria condivisa. E come i boccioli del mandorlo che tornano a fiorire ogni primavera, la scrittura di Amal Bouchareb si apre alla speranza, restituendo al lettore la possibilità di immaginare una pace che non è mai soltanto politica, ma anche interiore, umana e necessaria.

L’ aria era pervasa dal profumo di fiori d’arancio e da un dolore invisibile. Azriel si trovava nella cucina fiocamente illuminata. L’ atmosfera densa sembrava quasi strangolarlo, le sue mani tremavano leggermente mentre cercava un vecchio libro rilegato in pelle. Le pagine, ingiallite dal tempo e macchiate di olio, custodivano i segreti della sua famiglia. Un’ eredità che si perdeva in una lunga tradizione di arte culinaria, coltivata e raffinata attraverso innumerevoli generazioni, come un albero secolare che si ergeva fiero nel tempo. Eppure, le pagine sembravano sfumare davanti ai suoi occhi, le ricette, si dissolvevano in un’intricata trama di sofferenze. Azriel si muoveva nella cucina, avvolto in un inebriante mix di spezie dolci e un dolore persistente che si trascinava dietro di lui a ogni passo.

Amal Bouchareb (Damasco, 1984) scrittrice, traduttrice e docente algerino-italiana, è editorialista per Alaraby Aljadeed e Aljazeera (pagina culturale). Ha curato il programma di scrittura creativa del Ministero della Cultura saudita e dirige la rivista Arabesque. Trame di letteratura e cultura araba (Puntoacapo). Autrice di romanzi, racconti e traduzioni dall’italiano all’arabo, ha ricevuto il Gran Premio della Letteratura Algerina Mohammed Dib (2022). È membro della Consulta Lingua-Mondo della Società Dante Alighieri.

Andrea Pamparana “La tragica notte di Sebastopoli”, Bibliotheka

Ispirato ad una storia vera, il romanzo fonde rigore storico e narrazione per ricostruire il disastro della corazzata sovietica Novorossiysk (1955), trasformando un oscuro episodio censurato della Guerra Fredda in una profonda riflessione sulla ricerca della verità.

Copertina del romanzo "La tragica notte di Sebastopoli" di Andrea Pamparana, Bibliotheka Editore

Bibliotheka

Dal 10 aprile

Il nuovo romanzo di Andrea Pamparana fonde una rigorosa ricostruzione storica alla libertà della narrazione letteraria per raccontare uno dei misteri più drammatici della Marina sovietica: l’improvviso affondamento della corazzata Novorossiysk, avvenuto nel 1955.
La vicenda prende le mosse dalla Seconda Guerra Mondiale, seguendo le vite di Nino, Carlo e Luca, giovani marinai italiani che a bordo del Giulio Cesare vivono i momenti convulsi dell’armistizio dell’8 settembre. La nave sarà poi ceduta all’Unione Sovietica come riparazione di guerra, diventando l’ammiraglia della flotta del Mar Nero.
Il volume esplora l’inquietante ipotesi di un sabotaggio segreto ordito da ex incursori della Xª Flottiglia MAS che, mossi da un senso di onore quasi sacrale, avrebbero deciso di distruggere l’unità piuttosto che vederla servire sotto una bandiera nemica durante la Guerra Fredda.
Il racconto si distingue per la sensibilità con cui affronta l’etica del mare, mettendo in luce una solidarietà fatta di gesti semplici e di un rispetto che superava divise e ideologie. La vera nobiltà del marinaio emerge qui nella capacità di mantenere vivi legami umani — come la condivisione di un pezzo di pane tra prigionieri — e nel dare priorità assoluta al salvataggio dei naufraghi, anche nel cuore del combattimento. Il libro si chiude con un’amara riflessione sul silenzio delle istituzioni, offrendo una meditazione universale sulla dignità dell’uomo di fronte agli oscuri ingranaggi della Storia.

Incipit:

Yurek si accese una Belmoralcanal, una papirosa con molto cartone e poco tabacco, con il disegno sul pacchetto che riproduceva la costruzione del Canale Mar Bianco-Mar Baltico. Aspirò con voluttà perché era l’ ultima sigaretta del suo giorno di libertà. A breve sarebbe risalito sulla nave dopo alcuni giorni di riposo nel porto di Sebastopoli, affacciato sul Mar Nero che bagna l’Ucraina. Yurek era un marinaio semplice, nato in Georgia e chiamato dalla Marina Militare Sovietica, dopo tre mesi di addestramento teorico e pratico, ad imbarcarsi sulla corazzata Novorossiysk. Yurek era un nome polacco; suo padre faceva l’autista per un pezzo grosso del Partito comunista a Varsavia, un importante funzionario della Marina che a tempo debito aveva aiutato il giovane ad arruolarsi. Era nato in Georgia al confine con l’Armenia, dopo i trasferimenti imposti da Stalin a molte famiglie ucraine e polacche per ripopolare quelle zone a bassa natalità ai confini orientali, come la Georgia, patria dello stesso Stalin, e l’Armenia, terra rocciosa senza sbocchi sul mare, ma ricca di miniere di ferro e bachelite.

Andrea Pamparana, giornalista, scrittore, sceneggiatore, conduttore radiofonico e televisivo, ha iniziato la carriera il 16 marzo 1978, giorno del rapimento di Aldo Moro e della strage di via Fani. Da allora si è occupato di cronaca giudiziaria, politica estera e politica interna. Inviato per il Tg5, già capo della redazione milanese del Tg, ha seguito dal Palazzo di Giustizia di Milano tutte le fasi salienti della vicenda di Tangentopoli. Vicedirettore del Tg5 dal 2000 al 2016. Ha scritto oltre trenta libri su temi di attualità nazionale e internazionale e diversi romanzi tra cui, con Bibliotheka, Un condominio (2023).

Antonella Salottolo “Bebo l’amico immaginario”, Gruppo WritersEditor

Copertina del romanzo "Bebo. L'amico immaginario" di Antonella Salottolo del Gruppo WritersEditor

Bebo proviene da Fantastika, un luogo dove l’immaginazione è reale e i sogni hanno voce.
Quando incontra Luca, un bambino sensibile e curioso, tra i due nasce un’amicizia capace di superare paure, difficoltà e momenti di solitudine.
Attraverso viaggi straordinari, incontri inattesi e sfide che richiederanno coraggio e fiducia reciproca, Luca scoprirà quanto sia preziosa la forza dell’immaginazione e quanto anche il più piccolo sogno possa aiutare a trovare la luce nei momenti più difficili.
Tra realtà e fantasia, Bebo è una storia delicata e intensa che parla di amicizia, crescita e resilienza, ricordando a grandi e piccoli che immaginare non significa fuggire dal mondo, ma imparare a comprenderlo e trasformarlo.
Una fiaba moderna capace di emozionare e di accompagnare il lettore in un viaggio dove la gentilezza, il coraggio e la fantasia diventano strumenti per affrontare la vita.

La storia comincia con la presentazione di Bebo, un essere che vive in un mondo immaginario: ll piccolo, come i suoi simili, ha il potere di andare sulla Terra per aiutare i bambini in difficoltà. Comincia ad osservare due piccoli terrestri e le loro avventure da uno specchio magico e poi, quando si rende conto che Luca è vittima di bullismo, va sulla Terra sfidando i suoi timori.
Nasce così una bellissima amicizia che fa scoprire a Bebo la musica, il mare e le emozioni.Il legame tra i due permette loro di crescere e di sconfiggere i bulli.
Bebo l’amico immaginario è una storia che vuole far riflettere i più piccoli sul potere dell’immaginazione e sul problema del bullismo.

Antonella Salottolo, napoletana innamorata della sua città, insegna Storia e Filosofia e Lettere nelle scuole. Specializzata in marketing e web marketing per aziende, oggi si occupa, però, principalmente dei suoi due bambini.
Amante del mare, dei viaggi, della buona tavola e della cultura orientale, in particolare del reiki, adora scrivere.
Bebo l’amico immaginario non è il suo primo romanzo, nel 2018 ha pubblicato, Il fuoco, il vento e l’immaginazione, nel 2023 Evanthia e altre storie, nel 2025 Il giorno zero – Disavventure e riscatti, che ha ricevuto il premio Paesi in Lettere – Zungoli, Premio Nazionale – L’inedito sulle tracce del De Sanctis – XVI edizione e Gli elfi in vacanza tra storie e leggende.

della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

Evanthia e altre storie

Il giorno zero. Disavventure e riscatti

Vincenzo Pardini “I figli di Wanda e altri racconti”, OLIGO Editore

Copertina della raccolta di racconti di Vincenzo Pardini, Oligo Editore

Oligo

Dal 3 aprile

Con questa raccolta di racconti, Vincenzo Pardini ritorna in libreria con tutta la forza di una natura impegnata in un’incessante lotta di riappropriazione, anche etica e spirituale, di luoghi, sia fisici che mentali.
L’essere umano a volte ne è testimone, altre comprimario, altre ancora è solo una comparsa. Perché i veri protagonisti sono lupi, cinghiali, linci, ma anche asini e capre, che si muovono tra le fattorie e i boschi di una Toscana poco conosciuta ai più, a tratti selvaggia, ancestrale, crudele ma sempre brulicante di vita.
Il cuore pulsante del libro risiede nell’intreccio tra le vite degli uomini con quelle degli animali, creando un’osmosi dove il destino umano e quello naturale si fondono. I personaggi, spesso solitari, feriti o ai margini (come i protagonisti di “I figli di Wanda” o “Il contagio del lupo”), non sono solo abitanti del territorio, ma emanazioni della terra stessa.

Intanto, lui e la lupa erano passati a un’intesa di mente e di sguardi; Beriade ne percepiva i desideri, tra cui quello che voleva rivolgesse attenzione ai cuccioli. I quali, traballanti e indecisi, si muovevano nella stanza. Infatti, sapeva Beriade, i piccoli di lupo aprono gli occhi assai tardi. Spesso, trovava la madre accosciata, e loro attaccati alle poppe, a suggere il latte. Se defecavano, lei gli lambiva l’ano, ingerendone gli escrementi. Intanto s’era accorto che, sebbene le portasse il cibo due volte al giorno, in sua presenza non l’aveva mai mangiato. Ma, preso a chiamarla Wanda, una mattina gli si accostò, lasciandosi carezzare.

VINCENZO PARDINI è nato a Fabbriche di Vallico (Lucca) nel 1950. Collabora con il “Quotidiano Nazionale” e le riviste “Nuovi Argomenti” e “Paragone”. Ha pubblicato con Mondadori, Laterza, Bompiani, Giunti, peQuod, Fandango e Vallecchi, con cui è uscito il suo ultimo libro, Vita di Cristo e del suo cane randagio (2024).