Le pagine di tuttatoscanalibri più lette nel mese di maggio 2026

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Hans Tuzzi “è scritto” (così tutto minuscolo) il suo ultimo libro, ne parliamo con l’Autore

Stefano Terra “Alessandra”

1maggio festa dei lavoratori

Oliviero Arzuffi “Indagine sul sacro”

Alberto Moravia “La noia”

Giuseppe Varriale “Il mondo di là”

Sara Rattaro “Il vestito di mia madre. Storia di Teresa Mattei, antifascista”

Antonio Pavone “La vita delle attese”

Marta Palazzesi “L’occhio di Gaudì”

Mary Shelley “Racconti italiani”

La Società dei Lettori – Amici di Francesca Duranti- organizza una giornata di studi in onore del filosofo

Aldo Giorgio Gargani tra scienza e arte

Oggi sabato 30 Maggio ore 15,30 Libreria Daris, via del Gallo 9 Lucca
Locandina giornata di studi in onore di Aldo Giorgio Gargani Lucca

Aldo Giorgio Gargani tra scienza e arte. La Società dei Lettori – Amici di Francesca Duranti e la Libreria Antiquaria Daris presentano una giornata di studi in onore del grande filosofo italiano tra i più acuti studiosi di Galilei, Newton, Hobbes, Virgina Woolf e soprattutto Wittgenstein e il rapporto tra scienza e letteratura nel Novecento europeo.

Sabato 30 maggio 2026 a partire dalle 15,30 a Daris Libri (Via del Gallo, 9 – Lucca) interverranno Marco G. Ciaurro, filosofo e scrittore, presidente dell’associazione, Manlio Iofrida, filosofo e storico della filosofia, già docente di Storia della filosofia francese contemporanea all’Università di Bologna e direttore del gruppo di ricerca Officine Filosofiche, Alfonso M. Iacono, filosofo, ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Pisa, già preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa, Nicola Perullo, filosofo, rettore e ordinario di Estetica all’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

Professore ordinario di Metodologie della ricerca filosofica all’Università di Pisa, scomparso nel 2009, Gargani ha svolto ricerche su un vasto orizzonte di temi, argomenti e tendenze della cultura filosofica, scientifica e letteraria moderna e contemporanea. Dal concetto di verità nel sapere e in particolare nel sapere scientifico, la cui analisi dette luogo a “Il sapere senza fondamenti. La condotta intellettuale come strutturazione dell’esperienza umana” (Einaudi, Torino, 1975), con contributi di Bodei, Veca, Badaloni, Viano tra gli altri, alle nuove interpretazioni del pensiero di Ludwig Wittgenstein, del quale è stato il massimo studioso italiano, Gargani ha insegnato molto e per molti anni, lasciando numerosi scritti, fino al suo ultimo “Wittgenstein. Musica, parola, gesto” (Cortina, Milano, 2008).

Perché celebrare Gargani, oggi?
“Uno dei motivi più importanti – spiega Ciaurro – consiste nel riconoscere una possibilità nel presente di affermare la forza del pensiero per il pensiero. In quella ragione della crisi che è, ed è mantenersi indipendente dal ruolo giocato nella politica attiva. Aldo Giorgio Gargani propone un modo di guardare alla scienza e alle attività intellettuali ‘dal basso’, riconducendo le strategie del sapere scientifico-filosofico alle matrici costruttive operanti nelle forme di vita umana, da estendere alle società come possibilità di costante ripensamento e adattamento.”

Ecco il programma degli interventi: dopo l’introduzione di Marco CiaurroAlfonso M. Iacono interviene su Gargani, Marx e la scienza; Nicola Perullo su Gargani e l’Estetica, Manlio Iofrida sul rapporto tra Gargani e la filosofia di Merleau-Ponty. 

Per informazioni: marcociaurro@gmail.cominfo@darislibri.it

Paolo Parrini “Imparare a dirsi addio”, recensione di Rita Bompadre

Copertina della raccolta di poesie di Paolo Parrini, Samuele Editore.

Samuele Editore

“Imparare a dirsi addio” di Paolo Parrini (Samuele Editore, 2025 pp. 126 € 15.00) affronta il tema sensibile della perdita come una scelta consapevole che trasforma il dolore nella tenerezza dei ricordi, un metodo per esprimere una vicinanza coraggiosa laddove l’assenza si riassesta nella percezione del mondo e nella sua eredità. Paolo Parrini concentra l’elaborazione del proprio vissuto nella necessità ineluttabile della separazione attraverso lo svolgimento di una energia poetica,
nell’omaggio alla continuità, supporta il legame interiore, dilata l’esperienza delle reazioni affettive.


Quando si spegne la luce
e i morti vengono a trovarmi
nella nebbia fine che entra
nel respiro, allora non occorre
alcuna voce, bastano i brividi

l’odore della pelle di chi si è amato.



La poesia di Paolo Parrini è come un rovo trafitto nel corpo e nell’anima, maturato nel varco simbolico di una protezione e manutenzione emotiva, a difesa di una capacità evocativa di resilienza, in grado di custodire e intonare la natura penetrante e tenace dei sentieri introspettivi.
Si insinua come il profumo di un soffio vitale, unisce passato e presente, estrae il solco della sofferenza nelle pieghe desolate dell’assenza, l’incisione della nostalgia nelle impronte familiari del distacco.
Il libro raccoglie la vulnerabilità umana e l’identità indelebile di una sincera testimonianza trascorsa nella fugacità e nella transitorietà delle occasioni, con la preziosa dignità dello spazio e del tempo dell’esistenza, la condivisione di ogni tagliente intreccio della vita. Integra la linea di confine della malinconia nella fiduciosa conversione di ogni congiuntura con la rinascita istintiva del modo in cui abitiamo il mondo. Include la frattura sradicata degli eventi come sospensione sentimentale, lesione tangibile delle relazioni, aggiunge, nella crescita personale e nella prospettiva quotidiana della cura, il rituale di conclusione, la liturgia prolungata alla dedizione d’amore, il vuoto della mancanza incarnato pienamente e saggiamente nelle parole.
Paolo Parrini consegna ai lettori un’immersione lenta e inesorabile nella disperazione, ma anche una cognizione di un orizzonte che rende visibile la soglia di una lontananza, avvicina l’equilibrio delicato dell’uomo alla fedeltà delle abitudini, alle incrinature nel tempo, nel mestiere di vivere, esorta a indagare l’abisso per riuscire ad accogliere i fantasmi dei conflitti inconsci, l’invocazione immaginaria di una presenza che ci prende per mano e ci accompagna verso la conoscenza anche drammatica di noi stessi, in bilico tra debolezza e resistenza. Descrive l’espressiva commozione di un’entità arcana, sovrannaturale, nascosta nell’invisibile segretezza della memoria, affonda il respiro ancestrale dei luoghi nella rivelazione di una traccia palpabile, mai sepolta del tutto, ripercorre le immagini rarefatte, consente all’eternità di riaffiorare in tutta la sua forza lirica, travolge il passaggio struggente del congedo come un avvenimento toccante che inghiotte la superficie oscillante degli oggetti, si nasconde negli angoli bui delle stanze, nelle stagioni del cuore, nel silenzio instaurato fra smarrimenti sgombri di parole, nel nome, nel corpo, nella voce. Riempie il calore originario, sussurra nella nudità essenziale dei versi l’elegia del disincanto, abbandona l’ombra esitante della separazione, ancorata al pertugio disabitato e privato di un canto delle vertigini. Difende le pareti che hanno assorbito i giorni e restituito all’appartenenza il ritorno della dolcezza, il momento di pronunciare il suono per tornare alla luce e riconciliarsi con le proprie ferite.
Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”
https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

Franco Pezzini “L’Abbazia degli Incubi. Fantasmagorie gotico romantiche (1750-1850)”, Alcatraz

Dalla penna del massimo esperto italiano di letteratura fantastica-horror vittoriana, una raccolta di ventisette approfondimenti che esplorano un secolo febbrile, visionario, immaginifico.

Franco Pezzini offre una guida colta e dettagliata attraverso castelli, abbazie in rovina e laboratori segreti, spiegando come il genere gotico non sia solo un insieme di “spaventi”,  ma uno strumento critico per raccontare le inquietudini e le falde inquinate della realtà.

Copertina del saggio di Franco Pezzini "L’Abbazia degli Incubi. Fantasmagorie gotico romantiche (1750-1850)", Alcatraz.

Collana Outsider 6

Alcatraz

Dal 22 maggio

Nel periodo tra metà Settecento e metà Ottocento il mondo – e l’Occidente in particolare – cambia faccia. Tra grandi rivoluzioni, guerre napoleoniche e l’avvicendarsi delle età neoclassica, preromantica e romantica, l’immaginario viene totalmente ridefinito: nascono il gotico letterario e il fantastico moderno, laico e incentrato sulle crisi dell’identità personale e collettiva. Tra castelli teatrali e improbabili follies, il gotico proclama le ragioni del crepuscolare e del notturno, del Terrore in sintonia con gli eventi del giacobinismo in Francia, di fremiti conturbati o allucinatori come nel grande innominabile Sade. Mentre tra illuministi e illuminati le ragioni della scienza e del tardo occultismo si confrontano tentando nuovi paradigmi, legioni di spettri si preparano idealmente all’ultima rivoluzione del 1848, quella dello spiritismo.
Nelle notti di Villa Diodati si arriva a sognare di costruire un nuovo Adamo grazie al galvanismo e si porta in scena in chiave più presentabile una creatura orripilante e arcaicissima, il vampiro, futuro mattatore del fantastico postmoderno. I confini tra la vita e la morte sembrano farsi più vaghi, elusivi, e mentre Mefistofeli disincantati compilano patti da far firmare ai novelli Faust, gli immortali in carrozza (Cagliostro e Saint-Germain, Mesmer ma anche Casanova) corrono per l’Europa tra logge, alcove e corti che cominciano ad avvertire l’aria tagliente di una nuova stagione.
Pur senza pretese esaustive, L’Abbazia degli Incubi si propone come un moderno almanacco in ventisette fabulazioni dedicate ad approfondire diversi aspetti – letterari, artistici e cinematografici – del gotico e del fantastico, chiamando in causa un notevole parterre di nomi e opere illustri. È una fantasmagoria, come le lanterne magiche a contenuto visionario o macabro al tempo tanto apprezzate: uno spettacolo dell’immaginario, a provocare con un tocco d’ironia su temi che ci incalzano ancora, e fornire macchine per pensare. E pensarci.

Franco Pezzini (Torino, 1962) è considerato uno dei massimi esperti italiani di letteratura fantastica-horror vittoriana. In prevalenza articolista e saggista, scrive e ha scritto per un gran numero di pubblicazioni di ogni tipo – dalle riviste accademiche a quelle di genere, passando per la stampa mainstream – ed è attualmente membro del Comitato editoriale de L’Indice dei Libri del Mese e della Redazione di Carmillaonline. Ha curato edizioni delle opere di Edgar Allan Poe, Joseph Sheridan Le Fanu, Bram Stoker e Ambrose Bierce ed è autore di numerosi saggi tra cui Cercando Carmilla. La leggenda della donna vampira (2000); The Dark Screen. Il mito di Dracula sul grande e piccolo schermo (2008); Victoriana. Maschere e miti, demoni e dèi del mondo vittoriano (2016); Fuoco e carne di Prometeo. Incubi, galvanisti e Paradisi perduti nel Frankenstein di Mary Shelley (2017); Le nozze chimiche di Aleister Crowley. Itinerari letterari con la Grande Bestia (2020). Ha tenuto lezioni presso Rai Teche e la scuola Holden e alcuni dei suoi testi sono stati adottati in corsi universitari. È animatore della Libera Università dell’Immaginario, con cui tiene da anni corsi monografici (attualmente insieme a Chiara Meistro), è Vicepresidente del Comitato Scientifico di Autunnonero – Festival Internazionale di Folklore e Cultura Horror, ed è membro del Comitato scientifico del MUFANT – MuseoLab del Fantastico e della Fantascienza di Torino. Nel 2025 è uscito il suo primo romanzo, Morte astrale. La profezia della lapsit per i tipi di Polidoro.

Naïri Nahapétian “Chi ha ucciso l’ayatollah Kanuni?”, Edizioni Le Assassine

Un noir politico che illumina le ombre del potere iraniano proprio mentre il Medio Oriente torna al centro del mondo.

Naïri Nahapétian ha lasciato l’Iran dopo la rivoluzione islamica all’età di nove anni… È ritornata regolarmente nel suo Paese d’origine come giornalista per realizzare numerosi reportage.

Copertina del noir poliziesco di Naïri Nahapétian "Chi ha ucciso l’ayatollah Kanuni?", Edizioni Le Assassine

Collana Oltreconfine

Traduzione di Manuela Vidale

In libreria dal 20 maggio

Edizioni le Assassine

Teheran, giugno 2005. Alla vigilia di un’elezione destinata a irrigidire il potere religioso con la vittoria di Mahmoud Ahmadinejad, l’ayatollah Kanuni — giudice potentissimo e volto della repressione — viene trovato assassinato nel suo ufficio al Palazzo di Giustizia. La sua morte apre una crepa nel regime: la lista dei possibili colpevoli è lunga quanto la memoria del Paese: dai mujaheddin del popolo agli ex fedayin, fino ai vari nemici interni del sistema stesso, tuttavia basta trovarsi non lontano dal luogo del delitto per essere sospettati. È quello che succede a Narek Djamshid, un giovane reporter venuto dalla Francia per scrivere un articolo sul Paese in cui era nato, e a Leila Tabihi femminista islamica, apparentemente intoccabile, perché il padre era un’eminente personalità della Rivoluzione. I due vengono così arrestati, e partendo dalla loro detenzione emerge un Iran attraversato da tensioni sociali, ambizioni soffocate, giochi di potere che si consumano dietro porte chiuse.
L’indagine non sembra fatta per far luce sull’omicidio, rivela invece un meccanismo che si alimenta di opacità, dove la verità è un territorio instabile e spesso inaccessibile.

Un romanzo noir che usa le convenzioni del poliziesco come pretesto per guardare dentro un sistema che teme la luce, e restituisce il ritratto di un Paese in bilico tra modernità e repressione.

Dall’Incipit: 

L’estate a Teheran si annunciava siccitosa, vibrante per gli ingorghi che bloccavano gli autobus stracarichi di gente in mezzo alla mischia delle automobili. La calura era calata su Leila nel silenzio del suo appartamento, un silenzio interrotto dalle telefonate impreviste giunte dopo l’ora della preghiera serale. Di notte, rimuginava ancora sulle chiamate: Kanuni in persona, che le dava appuntamento; poi Massoud, dopo tutti quegli anni… La sua mente correva senza freni, scacciando il sonno. Avrebbe fatto meglio a pensare a qualcos’altro, al test di ingresso all’università di suo nipote, per esempio. Amir-Ali era un ragazzo serio e lavoratore, diceva di non crederci, ma faceva di tutto per riuscirci, da mesi. Dio sarebbe stato al suo fianco.

L’autrice ha lasciato l’Iran dopo la rivoluzione islamica all’età di nove anni. I suoi genitori sono armeni iraniani. Collabora con Alternative économiques, occupandosi di cambiamenti sociali, economici e politici.

Virginia Woolf “Su e giù per le strade di Londra”, Graphe.it

Virginia Woolf flâneuse a Londra: il celebre saggio Street Haunting in una nuova traduzione con prefazione di Nadia Fusini e una nota di Marco Bosio che attualizza il tema delle librerie di un tempo nel contesto odierno.

Copertina del saggio di Virginia Wolf "Su e giù per le strade di Londra", Graphe.it

Prefazione di Nadia Fusini

Con una nota di Marco Bosio

Traduzione di Giorgio Podestà

Il libro contiene un ritratto inedito della Woolf realizzato da Roberto Pasqua.

Graphe.it

Dal 26 maggio

Virginia Woolf esce di casa un pomeriggio d’inverno del 1927 con un pretesto banale: le serve una matita. Ma quella passeggiata diventa un’avventura letteraria straordinaria tra le strade di Londra, dove la scrittrice si fa fantasma invisibile che osserva, immagina, racconta. Street Haunting – “infestare le strade”, come fanno gli spettri – è uno dei saggi più amati di Virginia Woolf, un manifesto sulla libertà del camminare e sull’arte dell’osservazione urbana. La scrittrice vaga tra librerie e vie londinesi, stringendo “inaspettate, capricciose amicizie” con libri e persone sconosciute.
Con la prefazione di Nadia Fusini e la traduzione di Giorgio Podestà, questo classico della saggistica moderna torna in Italia in un’edizione curata e preziosa.
Marco Bosio approfondisce il rapporto della Woolf con le librerie, luoghi dell’anima per ogni lettore.

[…] scrive questo saggio straordinario, che qualifica appunto come un’avventura, che ha in sé qualcosa di “fantasmatico”. Street Haunting è in effetti una invenzione linguistica complessa e difficile da tradurre. Per intendere appieno la figura di movimento che descrive, eccola, è questa: la flâneuse passeggia su e giù, avanti e indietro per le strade della città, guarda, le vetrine, compra con gli occhi quello che esse espongono, o guarda gli altri che passano – sì, i passanti, le passanti, che le aprono gli occhi e la mente su altre vite, su altri destini… Guarda come è vestito quell’uomo, che eleganza! E quella donna, con che grazia si muove nel teatro all’aperto che è la strada! E chi sarà quel tipo lì, con il cappello? E chi sarà quella donna curiosa, che scompare dietro quell’angolo? Che cosa fanno, si chiede Virginia la flâneuse, tutti questi passanti, che entrano nel suo orizzonte, e ne escono? E nel mentre vanno e vengono, la riguardano? Perché sì, fuori c’è il mondo, fuori c’è un teatro meraviglioso! (Ricordate quanto abbiamo patito, quando non potevamo uscire per via del Covid?) E il “fuori” è abitato dall’alea, dal caso. Il “fuori” è un’avventura. Ci vuole coraggio, a inoltrarci nel “fuori”. E insieme, Virginia Woolf ci insegna in queste pagine di straordinaria felicità espressiva, nel “fuori” ci esponiamo non solo all’incontro con l’inatteso, ma con qualcosa di ancora più straniante, e cioè coi fantasmi che abitano la nostra testa. Ecco perché, per dire quel suo modo dello stare in strada, la nostra geniale scrittrice conia quel particolare verbo – street haunting – che introduce nell’atto del movimento all’esterno una specie di possesso spettrale (Nadia Fusini)

Oggi di librerie dell’usato, come quelle che nomina Virginia Woolf, caotiche e oltremodo straordinarie nella loro confusione, se ne contano sulle dita di una mano (penso alla Libreria dell’Acqua Alta a Venezia), eppure, ancora oggi, provare per credere, entrando in una libreria dell’usato, il tempo sembra rallentare. Perché quello dell’usato è il tempo del racconto e della scoperta, dove chi entra sa che si può smarrire tra gli scaffali di libri, a volte un po’ in disordine, di chi sa che aprendo un volume potrebbe incappare in una lettera di un innamorato scritta alla fidanzata in tempo di guerra, e allora perché non leggerla e
vivere, per quel breve istante, un’altra vita? È il tempo sospeso di chi comprende che quelle pagine un po’ ingiallite hanno fatto giri lunghissimi e, quasi con sacralità, si apprestano a compierne un altro, forse, nelle mani del prossimo lettore. Il libro usato si carica di significato ogni volta che viene letto, sfogliato, raccontato. Crea connessioni e crea possibilità
 (Marco Bosio)

VIRGINIA WOOLF (1882-1941), icona della letteratura, è autrice di capolavori come Mrs DallowayGita al faro, Orlando. Una delle scrittrici più studiate e amate del Novecento, con un pubblico trasversale che va dall’accademia ai lettori generalisti. Nadia Fusini è tra le massime esperte italiane di letteratura inglese e prefatrice di prestigio.

Giosuè Calaciura “L’ammiraglio”, Sellerio

Il romanzo di Giosuè Calaciura sulla figura di Colombo, selezionato per l’assegnazione del Premio dei Lettori Lucca-Roma 2026, XXIX edizione


Appuntamento con l’autore martedì 26 maggio 2026 alla Libreria Feltrinelli di Lucca

Copertina del romanzo di Giosuè Calaciura “L’ammiraglio”, Sellerio Editore

Storia di un viaggio, di una visione, di un sogno, di un incubo che proietta la sua ombra fino a oggi. Il romanzo di Giosuè Calaciura, “L’ammiraglio”,racconta Cristoforo Colombo, il marinaio che ha cambiato il mondo. È stato selezionato dalla Società Lucchese dei Lettori – Amici di Francesca Duranti per la 39sima edizione del Premio dei Lettori Lucca-Roma, realizzato grazie al sostegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Banca del Monte di Lucca.

L’autore incontrerà il pubblico, per parlare dell’opera, martedì 26 maggio 2026 alle 18 alla libreria Feltrinelli di Lucca, introdotto da Marco G. Ciaurro.

Il nuovo romanzo di Giosuè Calaciura ha al centro Cristoforo Colombo, l’Ammiraglio, una figura storica colossale e discussa, un eroe dell’esplorazione e l’iniziatore dell’oppressione coloniale, il portatore della civiltà occidentale nelle Americhe e al tempo stesso colui che avvia un genocidio, sancendo l’imperialismo, il razzismo e la soppressione culturale.

L’autore. Giosuè Calaciura (Palermo, 1960), giornalista, collabora con Rai Radio 3, scrive per quotidiani e riviste. Tradotti all’estero, ha pubblicato i romanzi: Sgobbo, Premio Selezione Campiello (2002), La figlia perduta. La favola dello slum (2005), Urbi et Orbi (2006), La penitenza (2016), e il saggio Pantelleria, l’ultima isola (2016). Con questa casa editrice Bambini e altri animali (2013), Borgo Vecchio (2017), Il tram di Natale (2018), Io sono Gesù (2021), Malacarne (2022) e Una notte (2022).

Il libro è in vendita alla libreria Feltrinelli e alla libreria Fuori Porta di Lucca.

Il Premio dei Lettori è un premio letterario istituito a Lucca nel 1988 dalla Società Lucchese dei Lettori, fondato da Francesca Duranti e Antonio Dini, e destinato alla migliore opera di narrativa presentata nel corso dell’anno sociale nell’ambito delle iniziative dell’associazione. Le attività dell’associazione sono aperti a tutti e l’ingresso è libero.

Cecil Beaton “Molto dipendeva dal futuro. Diari 1922 – 1974”, presentazione

Copertina della raccolta dei Diari a cura di Laura Grandi del fotografo e costumista Sir Cecil Beaton

Neri Pozza

a cura di Laura Grandi

[…] debuttò da Vogue nel 1927 ad appena 23 anni, diventando il principale collaboratore della rivista con splendidi scatti ma anche disegni e caricature, osservazioni sulla vita dell’alta società e sui costumi contemporanei. (da Virginia Ricci io Donna, Il Corriere)

Fotografo di regine e dive, ha immortalato l’incoronazione di Elisabetta e l’ha ritratta, mentre Greta Garbo, come lui stesso ammette nei suoi scritti, era un’ossessione; solo per citare alcuni personaggi e protagonisti di un’epoca, proprio perché ha conosciuto tutti e li ha fotografati, costruendo con i suoi scritti e i suoi scatti la propria storia e il secolo in cui è vissuto: dagli Anni Venti, attraversando  le guerre e, dal 1939 al 1945, come fotografo ufficiale del ministero dell’Informazione britannico,  fino alla vecchiaia attraverso le varie manifestazioni della sua creatività come disegnatore di costumi e scenografie per il teatro e per il cinema.
Tutto documentato nella raccolta dei suoi diari dal 1922 al 1974, allestiti e tradotti da Laura Grandi per Neri Pozza.
Molto dipendeva dal futuro ne è la selezione dall’edizione originale dei Diari apparsa fra il 1961 e il 1978. Da quegli scritti Laura Grandi ha ricostruito l’autobiografia di Sir Cecil Beaton: le amicizie, i viaggi, gli incontri, le avventure e con esse lo spirito di un periodo travagliato e ricco di personaggi impareggiabili come Picasso da lui fotografato e Gide e Truman Capote etanti tanti altri

Sir Cecil Beaton nasce nel quartiere londinese di Hampstead nel 1904 da una famiglia di classe media. Fin da bambino riceve i primi rudimenti di fotografia dalla sua nanny e si appassiona all’arte. Dopo gli studi di architettura a Cambridge, si dedica professionalmente alla fotografia e a soli 23 anni viene assunto da Vogue: è l’inizio della longeva collaborazione con Condé Nast. Dal 1939 al 1945 è il fotografo ufficiale del ministero dell’Informazione britannico e copre i fronti di guerra. Inizia poi a disegnare costumi e scenografie per il teatro e per il cinema. Vince l’Oscar per il film Gigi (1958, costumi) e per My Fair Lady (1964, costumi e scenografia). Chiamato a Buckingham Palace dalla regina madre, inaugura la sua carriera di fotografo dei reali: i suoi scatti cambieranno per sempre il volto della Corona inglese. Muore nel 1980, a 76 anni, nella sua casa a Broadchalke, nel Wiltshire. Alla sua figura sono stati dedicati documentari e compare come personaggio in film famosi e serie tv, tra cui Su e giù per le scale e The Crown.

Antonio Quintino Chieffo “Diario di un investitore. La Mossa del Turco”, Armando Editore

Copertina del thriller finanziario di  Antonio Quintino Chieffo "Diario di un investitore.La Mossa del Turco", Armando Editore

Armando Editore

Dal 22 maggio

Diario di un investitore è un thriller finanziario narrato dall’in­terno del potere economico. Un grande investitore, tra Milano, Londra e Montecarlo, conduce partite miliardarie fatte di bluff, strategie spietate e colpi di scena, incrociando startup geniali, fondi internazionali e interessi geopolitici oscuri. Ogni decisione è una scommessa, ogni relazione un’arma. Un viaggio magnetico dove denaro, controllo e istinto decidono chi vince… e chi sparisce.

Diario di un investitore. “La Mossa del Turco” è un racconto che esplora i risvolti psicologici e strategici delle alte negoziazioni finanziarie.
La trama segue Chieffo nell’acquisizione di una startup di cybersecurity e nella contestuale vendita della sua società, la T4A. L’affare assume contorni geopolitici quando entra in scena “il Turco”, un ex colonnello legato ai servizi segreti americani, interessato a una tecnologia capace di neutralizzare la contraerea russa. Il culmine della vicenda è un tesissimo incontro a Londra, dove l’autore, attraverso un audace bluff finanziario (un “all-in” psicologico), riesce a spuntare un’offerta di 300 milioni di euro. L’opera dimostra come negli affari l’intuito e la gestione dell’incertezza contino più della teoria. Paragonando l’investitore a un pilota di Formula Uno, il libro sostiene che il vero successo non è solo economico, ma risiede nella capacità di mantenere lucidità e raggiungere obiettivi condivisi in contesti ad alto rischio.

ANTONIO QUINTINO CHIEFFO è imprenditore e investitore nel corporate fi­nance, attivo da oltre vent’anni in operazioni di acquisizione, ristrutturazione e cre­scita aziendale. Fondatore di AC Finance, ha lavorato con startup, fondi e gruppi industriali in Italia e all’estero. Il suo approccio unisce strategia finanziaria, psico­logia della negoziazione e visione geopolitica. Diario di un investitore è il suo esor­dio narrativo, ispirato a esperienze reali vissute sul campo.

Colette “La stanza illuminata”, OLIGO

 Per la prima volta in Italiano i racconti di una delle più importanti donne di cultura della prima metà del Novecento

 

Copertina della raccolta di racconti, per la prima volta in italiano, di Colette "la stanza illuminata", Oligo Editore

Traduzione e cura di Silvia Carraro

OLIGO

Dal 22 maggio

Colette, pseudonimo di Sidonie-Gabrielle Colette (1873-1954), scrittrice e attrice teatrale francese, nonché tra le principali figure della cultura europea della prima metà del Novecento, in questa raccolta di racconti – per la prima volta presentata in italiano in forma integrale – mostra la capacità umana di adattarsi e di prosperare nonostante circostanze avverse e privazioni materiali, riuscendo a trovare segni di bellezza e spiragli di luce quando tutto sembra essere avvolto dalle tenebre. Troveremo scene di quotidianità ai tempi della Grande Guerra, narrate con un imprevedibile umorismo: un mondo segnato, che il potere della letteratura trascende in un luogo di bellezza e di meraviglia; e, ancora, temi come la maternità, la natura e il mondo animale, per Colette simbolo di resilienza e della continuità della vita nonostante le avversità.

Dalla introduzione di Silvia Carraro: 

Colette è stata una scrittrice, attrice, giornalista e critica francese, ed è considerata una delle figure di spicco della cultura europea della prima metà del XX secolo. In Francia viene letteralmente venerata, elevata a mito nazionale, in quanto simbolo di una donna e di una letteratura libera, anticonformista ed emancipata. Ha sfidato le convezioni sociali e morali e ha contribuito a rompere alcuni dei tabù femminili più radicati nella società. Fuori dalla Francia, in passato è stata ingiustamente ridotta a una mera scrittrice erotica; il tempo, però, ha saputo riconoscerle il suo immenso contributo per una letteratura profonda, introspettiva, femminista e rivoluzionaria […] In un mondo sempre più dominato dall’oscurità, la ricerca della luce, interiore ed esteriore, deve essere attività cruciale nella vita di tutti i giorni, per non soccombere ai momenti di buio. La resilienza, parola riscoperta negli ultimi anni, in quest’opera ritrova il suo significato più profondo. A distanza di oltre cento anni dalla Grande Guerra narrata da Colette, ritroviamo oggi la stessa urgenza di affrontare sfide e difficoltà risultanti da crisi globali, guerre e cambiamenti sociali. La stanza illuminata resta dunque un’opera estremamente attuale, simbolo di una letteratura impegnata e profonda, una letteratura che lenisce l’anima e può aiutare ad aprire gli occhi su ciò che, in ultima analisi, conta davvero.

Colette, pseudonimo di Sidonie-Gabrielle Colette (1873-1954), è una delle figure più emblematiche della letteratura francese del XX secolo. Nota per il suo stile vivace e sensuale, le sue opere esplorano la libertà, il desiderio e l’identità femminile in tutte le sue sfumature. Autrice di romanzi, giornalista e attrice teatrale è un simbolo di emancipazione culturale e artistica capace di sfidare le convenzioni del tempo. L’autrice nacque a Saint-Sauveur-en-Puisaye, in Borgogna, nel 1873, crebbe in una famiglia modesta ma intellettualmente vivace, influenzata soprattutto dalla madre, Sidonie Landoy, chiamata Sido, che trasmise alla giovane l’amore per la natura e per la scrittura.

Silvia Carraro, dopo la laurea in Mediazione Linguistica e Culturale e un master in Traduzione Settoriale da inglese e francese, nel 2023 approda al mondo della traduzione editoriale, grazie alla collaborazione con Quelle Histoire, casa editrice francese tra le più importanti nel mondo dei contenuti storici per bambini.