ll 22 maggio sarà in libreria “è scritto” (così: tutto minuscolo), l’ultimo libro di Hans Tuzzi edito da Bollati Boringhieri. Ne parliamo con l’autore.

Copertina della raccolta di racconti di Hans Tuzzi dal titolo "È scritto", edito da Bollati Boringhieri

Storie vere nelle quali si avverte l’ala del destino, dice lei di questo suo ultimo libro. In che senso vere e in che senso destino?

Vere nel senso che sono accadute, e nel narrarle ho solamente aggiunto – o meglio: tolto – quel tanto che serve per rendere epifania un fatto della vita. Perché, ovviamente, nel momento in cui si scrive si scelgono un taglio, una prospettiva: un quadro non è una finestra. E destino perché… be’, quanti di noi non hanno avuto amici che per una improvvisa ragione non han preso quell’aereo, precipitato, quella nave, naufragata? Non sono tuttavia questi gli episodi che attraggono la mia attenzione. Il destino può essere benevolo o tragico, talvolta annunciato per bocca dei profeti e più spesso da segni quasi inavvertiti o misteriosi, e in genere ci viene incontro senza proclami. Quella che ci sembrò allora una disgrazia si rivela, oggi, salvifica, e le trombe del trionfo risuonano, a distanza, funeree. Avrei potuto scrivere, in merito, almeno una decina di altre storie vere di questo tipo. Da scrittore preferisco di gran lunga quei fatti che solamente dopo un certo tempo rivelano in modo drammatico la potenza di una sorte già scritta. Come nel caso di Edipo, per capirci.

Nel suo libro vi sono molte anonime persone comuni e pochi personaggi noti – dei quali in genere non fa il nome: penso a Diana Arbus o a Edison Marshall. Compare, nominato soltanto alla fine, anche Napoleone. Può raccontare ai nostri lettori un solo destino famoso che non ha scritto?

Quando il 4 gennaio 1960 la Facel Vega di Michel Gallimard si schiantò contro un platano sulla statale 5 presso Villeblevin, il premio Nobel Albert Camus – che spesso sosteneva come “la morte più stupida” fosse un incidente automobilistico – morì sul colpo, stampata sul volto un’espressione di orrore. Gallimard morì pochi giorni dopo mentre, sedute dietro, Janine e Anne Gallimard sopravvissero. Stavano tornando a Parigi dalle vacanze in Provenza, e Camus aveva già acquistato il biglietto del treno, trovato nella tasca del cappotto, accettando solo all’ultimo istante l’offerta di un passaggio in auto del suo editore. Nella valigia di Camus venne trovato il manoscritto inedito del romanzo Il primo uomo. Mesi prima, una cartomante consultata per gioco di società gli aveva rivelato che quello sarebbe stato il suo ultimo libro. Profezia accolta da Camus con divertita incredulità, visto che lo scrittore aveva appena quarantasei anni. Nel suo giovanile diario di un viaggio in Toscana si può leggere: “Quando sarò vecchio, vorrei che mi fosse concesso di tornare in questa strada di Siena che non ha eguali nel mondo e di morirvi in un fossato, circondato solo dalla bontà di quegli italiani sconosciuti che amo”.

Ma lei crede che tutto, come nel titolo del suo libro, già è scritto?

Il Fato il Caso la Necessità… e poi: l’arbitrio umano è libero o servo? Ma qui siamo già nella miseria del pensiero monoteista… Sono domande disperatamente senza risposta.
Il fascino del pensiero greco arcaico è nella sua compresenza di possibili. Caos non è il principio di tutte le cose ma, ingenerato esserci, è l’origine di cose che prima non erano, entità eterna che non esiste dall’eternità, e tutte le cose esistenti: il sole, la luna, i pianeti, le stelle, e la nostra terra con il mare, e i suoi monti, e i suoi fiumi, e alberi e erbe e ogni creatura vivente derivano dalla Notte del Caos primigenio. Poi, con l’esigenza di ordine, ecco che dal Caos si genera il Cosmo per atto di un potere eterno e ingenerato, divino – la Mente di Anassagora, il Demiurgo platonico, il Dio biblico il cui spirito aleggia sull’abisso prima di separare tenebra e luce. Troppo facile. Tuttavia la moderna scienza non se la cava meglio: porre l’origine dell’Universo nel momento in cui un punto, quasi un buco nero al contrario, iniziò a espandersi 13,8 miliardi di anni fa lascia comunque un minuscolo spazio di tempo – là, quando il Tempo non c’era – ed è quello che gli scienziati chiamano “il tempo di Plank”, 10-43 secondi, quando le forze dello spazio-tempo sono ancora un tutt’uno indistinto. Il tempo di Plank è il tempo del Caos, il tempo in cui il serpente Ofione si arrotola sette volte intorno all’uovo cosmico deposto da Eurinome. Poi da quell’uovo usciranno tutte le cose esistenti: il sole la luna le stelle i pianeti e, fra questi, fragile, periferica, minuscola, questa nostra meravigliosa Terra.

E, in questa vertigine cosmica, la scrittura…

Già. Citerò il mio coetaneo Jesús Ferrero, scrittore ancora inedito in Italia: “Quando due astri si frappongono, la loro luce apparente si estingue, ma nella loro breve convergenza acquistano una nuova luminosità nera e ardente”. Se ai due astri sostituiamo il tema e lo stile, funziona lo stesso. Personalmente, resto convinto che se la poesia è decifrabile nel modo più elementare, non è più poesia. E resto convinto che le realtà più vere, nella nostra vita, non buttano ombra. Cosa c’è di più reale del destino, per un essere vivente? E cosa di più prezioso, per diventare uomini, della forza generatrice della sconfitta?

Una scelta di scrittura, la sua, forse per pochi, certo poco premiante presso il grande pubblico dei lettori sebbene stimata da noti critici.

Che il sistema, ogni sistema, e oggi in Italia più che in passato, abbia i suoi meccanismi di censura e emarginazione, questo è ovvio. Purtroppo nelle arti la censura peggiore è il mercato, che privilegia ciò che è modesto, prevedibile, innocuo nella propria apparente diversità in realtà perfettamente allineata al sentire del gregge. Personalmente tuttavia preferisco ancora l’opaca UE con la sua censura di mercato alla Russia di Putin o agli USA di Trump – per citare due nazioni nelle quali comunque non vorrei vivere, a prescindere dai loro governi.

Che cosa intende esattamente con censura di mercato?

Intendo dire che le Case editrici industriali, dominate dai marketing men, escludono a prescindere tutto ciò che non garantisce buoni margini di guadagno. E questo, nel Paese col più basso numero di lettori in Europa, significa privilegiare nel migliore dei casi la base necessaria a ogni panorama letterario, cioè il buon livello medio ben confezionato che altrove è collina e da noi viene spacciato per vetta, nel peggiore quel che risponde ai più banali desideri delle Casalinghe di Voghera con alla loro testa la comare Pipa di Ionesco. Poi, ovvio, ci sono argomenti tabù in questi anni di pesante ma colorata Controriforma. Chiarisco meglio: in anni meno stolti ipocriti e moralisti, Djuna Barnes ebbe il coraggio di scrivere ciò che tutti in fondo al cuore conosciamo per esperienza diretta: “I bambini sanno quello che non possono dire: a loro piace vedere Cappuccetto Rosso e il lupo insieme a letto!” Della verità dell’inconscio parallelo chiunque da piccolo sia stato latore di una realtà percepita come segreta, sa: non occorrono altre parole o analisi. Nell’ambiguità umana è già, pertanto, tutta l’ambiguità dell’arte. Ma oggi non si può dire, tutto qua. È un po’ come affermare i diritti dei palestinesi…
Che poi ogni scrittore possa dire dei propri simili quel che Truman Capote scrisse di Tennessee Williams e che in realtà avrebbe potuto riferire a sé stesso (“C’è qui un ometto tarchiato con un temperamento drammatico che, come una delle sue eroine alla deriva, cerca attenzione e solidarietà sciorinando bugie, cui crede per metà, a perfetti estranei. Estranei perché non ha amici, e non ha amici perché le sole creature di cui ha compassione sono i suoi personaggi e sé stesso – tutti gli altri sono soltanto pubblico”) vale per la più parte dei letterati d’ambo i sessi, che in genere, quand’anche bravi e non tarchiati, umanamente non sempre valgono quello che scrivono.

Lei non frequenta social. Una scelta, presumo.

Ignoro serenamente i social perché non sono masochista – non a quel punto, almeno: capisco di più un Angelo Poliziano che amava farsi frustare con corregge imbevute d’aceto per raggiungere l’estrema eccitazione che non quanti seguono le serie televisive, le chat di rancorosi semianalfabeti o podcast di ebete autosoddisfacimento. Insomma, e mi pare impossibile, concordo quasi con Silvio Berlusconi: l’uomo medio, oggi, ha lo sviluppo cerebrale di un undicenne non particolarmente sveglio. Ma da questa premessa comune seguono comportamenti di fatto opposti. Lui condivise il programma di Licio Gelli, io credo che l’umanità presa nell’insieme possa progredire e sono convinto che se il mondo fosse stato sempre governato dai vari Silvio oggi saremmo ancora come Roma prima dei Gracchi. Per nostra fortuna il mondo talvolta fu governato e guidato da figure diverse. Nostra fortuna, sì, nostra: anche del volgare popolano ignorante che oggi bercia su X e prima del luglio 1789 sarebbe stato mandato di notte a batter gli stagni così che le rane non turbassero il sonno del signor marchese.

La scuola ha delle responsabilità?

Certo che sì, per quanto vittima di una politica che ha scientemente demolito l’insegnamento pubblico perché gli ignoranti si opprimono meglio: outlet e stadio. Ma, vede, e torno al Poliziano, forse se ai giovani virgulti in classe si offrisse un approccio più sgarzolino alla letteratura – che so, la lettera in cui Machiavelli narra della vecchia puttana veronese, la lettera di Pascoli sulla cacata che impelle mentre il cesso sul ballatoio è occupato (il che, tra parentesi, offre un bello squarcio di meditazione sulle condizioni di vita di un celebre poeta professore universitario ospite a cena da un senatore del Regno nell’Italia di centovent’anni fa) o, per Gozzano, poemi sottilmente erotici come Invernale – se insomma si facesse loro capire che quei nomi sulle pagine dell’antologia erano fatti di carne e sangue, oltre che di cervello, forse (dico forse) non avremmo i laureati zombie di oggi. Incollati a vedere ben altre cacate – ma in piattaforma, che spesso è anche forma piatta. Col che, sia chiaro, non sono favorevole agli Squittini e alle loro lezioni social, non sociali.


La recensione di Alberto Genovese su Dialoghi Mediterranei

dalla Quarta di copertina

Su tuttatoscanalibri una pagina dedicata all’Autore:

Tutto Tuzzi: i gialli, i saggi, i romanzi, le interviste

Francesca Bardi “Ametista”, Lorenzo de’ Medici Press

“Ametista”: il potere rivoluzionario della lettura nel romanzo distopico di Francesca Bardi.

 “La lettura e la rilettura sono il vero atto rivoluzionario”: Roland Barthes.

Copertyina del romanzo distopico di Francesca Bardi "Ametista", Lorenzo de’ Medici Press

Lorenzo de’ Medici Press

Dal 20 maggio

In una società che non legge più e brucia i libri, un gruppo di persone cerca di salvare ciò che resta dell’antico gesto della lettura. Ma salvare i libri non è ammesso e la tutela diventa una battaglia. Ametista, al fianco dei ribelli, che hanno approfondito le incredibili capacità della mente umana, rinasce in una seconda vita. Finirà per scoprire sconvolgenti risvolti della propria esistenza in una lotta con il tempo come arma. Un romanzo che sfida le stanche abitudini del contemporaneo e riporta il libro e la lettura al centro dello scenario attuale divorato dai social media. Una protagonista che conquista il lettore trascinandolo in una trama ricca di colpi di scena e con un finale mozzafiato. “La lettura e la rilettura sono il vero atto rivoluzionario”: Roland Barthes.

Sinossi: 2038. In un futuro distopico dominato dal controllo tecnologico e dal conformismo dell’”Uffizio della Pace Sociale”, Alessandra Cantori vive una vita dorata ma vuota accanto a un marito potente. La sua realtà si incrina quando scopre la resistenza di OsaRe, un gruppo ecologista e culturale che opera nell’ombra per salvare il pianeta e la memoria storica. Il destino di Alessandra cambia radicalmente al Rebis, un’antica biblioteca clandestina dove i libri proibiti pulsano ancora di vita. Qui, ribattezzata Ametista, scopre di possedere un dono straordinario: la capacità di viaggiare fisicamente attraverso le immagini. Costretta a fuggire dalle ossessioni del marito, Ametista si rifugia negli anni Settanta. In questo passato vibrante incontra l’editore Sandro Accursi, con cui vive un amore profondo che sfida le leggi del tempo. Ma il dovere la richiama nel suo presente: convinta dal ribelle Scarlatto, torna nel 2038 per combattere dall’interno, conducendo una pericolosa doppia vita come spia e moglie perfetta. Quando il marito scopre il tradimento e distrugge il Rebis, Ametista finisce in un carcere di massima sicurezza. Sola e incinta di un uomo che nel presente è ormai anziano, la sua unica speranza resta una fotografia: un portale segreto verso un luogo sicuro dove poter finalmente reclamare la propria libertà e identità.

Ho poco tempo, devo scrivere prima di dimenticare. Non so ancora dove mi trovo né… “quando” mi trovo. So solo che devo scrivere tutto quello che ancora ricordo. Tra poco dimenticherò. Domani dovrò poter almeno sapere chi sono, o sono stata fino a oggi, e… che non potrò più essere… ma non devo lasciarmi andare, non posso, non adesso. Non devo dimenticare me stessa… ed è bene anche ricordare ciò che so che accadrà. Fin d’ora, così si potranno prendere provvedimenti; è necessario che qualcuno racconti come le cose sono andate davvero. Basta con le menzogne, ci mentono, ci mentono da troppo tempo. La storia dunque, sì, la mia almeno. Dall’inizio, devo partire dall’inizio ma… non è facile cominciare, trovare il bandolo per sbrogliare la matassa di tutto ciò che è successo. L’ordine cronologico non basta. È difficile fare ordine in tutto questo caos. Raccontare, forse, mi aiuterà nel compito, mi aiuterà a selezionare i fatti significativi, a riordinare per ricostruire la storia, o… costruirla? i fatti sono fatti e non storie; quelle, le costruiamo noi. Quindi questa non è una storia. Oh, non devo perdermi: devo raccontare la serie di eventi per una storia reale o almeno fedele anche se già la immagino poco credibile… stento a crederci io, e penso quando la rileggerò domani, dopo che avrò dimenticato. Non sarà facile.

Francesca Bardi, è nata a Firenze dove svolge il suo lavoro di architetto. Si occupa inoltre di grafica, di scrittura creativa e di arte per riviste specializzate. Si interessa alla fotografia sperimentale e agli studi sull’arte visiva e sul colore.

Carlo Collodi “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino”, Töpffer edizioni

Il testo qui proposto è quello dell’Edizione Critica della Fondazione Nazionale Carlo Collodi pubblicato in occasione del Centenario di Pinocchio (1983), a cura di Ornella Castellani Pollidori.

Quest’opera è realizzata in occasione delle celebrazioni del bicentenario dalla nascita di Carlo Collodi (pseudonimo di Carlo Lorenzini), avvenuta il 24 novembre 1826.

Copertina del testo dell’Edizione Critica della Fondazione Nazionale Carlo Collodi pubblicato in occasione del Centenario di Pinocchio (1983), a cura di Ornella Castellani Pollidori.

Quest'opera è realizzata in occasione delle celebrazioni del bicentenario dalla nascita di Carlo Collodi (pseudonimo di Carlo Lorenzini), avvenuta il 24 novembre 1826. Illustrazioni di Beppe mecconi

Illustrazioni di  Beppe Mecconi

Saggi a corredo del testo:

Francesco De Nicola: Una favola in sogno per raccontare la realtà

 Elvio Guagnini: Fascino di un “piccolo grande libro”

Marzia Ratti: Il lungo viaggio di Pinocchio

Töpffer edizioni

Dal 19 maggio

Il volume si apre con un’approfondita riflessione di Marzia Ratti sul “lungo viaggio” di Pinocchio, un’opera che da oltre un secolo rappresenta un pilastro insostituibile nella storia del libro illustrato. La fortuna di questo personaggio è testimoniata dalle centinaia di versioni prodotte in oltre duecento lingue, un successo che poggia sulla straordinaria capacità degli illustratori di dare corpo e sostanza al testo di Collodi. Attraverso le loro matite, elementi come il naso allungabile, il cappello di mollica di pane e le membra legnose sono stati potenziati visivamente fino a diventare icone universali del nostro immaginario collettivo, capaci di resistere nel tempo anche di fronte alle interpretazioni più distanti dall’originale. In questo solco si inserisce l’originale approccio artistico di Beppe Mecconi, che sceglie di confrontarsi con il mito attraverso una precisa sfida stilistica: l’uso esclusivo della china virata in marrone. Rinunciando al colore, Mecconi rende omaggio alla grande tradizione delle prime incisioni storiche e ai bozzetti dei maestri del passato, mantenendo al contempo un’altissima fedeltà filologica verso il racconto. La sua è una ricerca meticolosa che si esprime nel rigore dei dettagli: dalla corretta distinzione tra il pescecane e la balena, alla raffigurazione di un autentico grillo campestre, fino al disegno tecnico del martello da intagliatore.

Il risultato è un corpus di 50 disegni, organizzati in 36 tavole, dove la sensibilità dell’autore e un leggero tocco “fumettistico” si fondono armoniosamente. Ne emerge un Pinocchio asciutto e snodato, protagonista di un racconto visivo che restituisce perfettamente il ritmo incalzante e l’atmosfera fantastica della favola popolare.

Il libro è stato realizzato e pubblicato con il Patrocinio Culturale della Fondazione Nazionale Carlo Collodi

Carlo Collodi è lo pseudonimo di Carlo Lorenzini, giornalista e scrittore (Firenze, 1826-1890), figlio di Domenico Lorenzini, cuoco dei conti Ginori, e di Angiolina (Maria Angela) Orzali, figlia maggiore del fattore dei Conti Garzoni. Carlo nacque a Firenze e trascorse poi vari anni d’infanzia a Collodi, presso la famiglia materna. Più tardi, frequentò scuole religiose: a Colle Val d’Elsa dove fu in Seminario dai 12 ai 16 anni, e successivamente a Firenze presso gli Scolopi. La sua carriera come professionista della scrittura inizia a circa 20 anni d’età, quando redigeva i cataloghi commentati di una prestigiosa libreria fiorentina, per poi iniziare a pubblicare (1847) su “L’Italia Musicale”, uno dei periodici specializzati più importanti dell’epoca. Il suo capolavoro conosciuto nel mondo, Le avventure di Pinocchio, è un’opera della sua maturità (1881-1883), quando era ormai famoso come giornalista e scrittore. Da giornalista, fondò e diresse numerosi giornali, tra cui “Il Lampione”, che fu chiuso dalla censura dopo i moti del 1848, e che Lorenzini riaprì nel 1859, dopo il plebiscito per l’annessione della Toscana al Piemonte e la fine del Granducato. Su queste pagine, accanto agli articoli finemente umoristici, si trovano straordinarie vignette di satira politica.  Collodi è un vero intellettuale risorgimentale…(Le note biografiche complete sono leggibili sul sito web della Fondazione Nazionale Carlo Collodi)

Beppe Mecconi è nato e vive nel Golfo dei Poeti.  Pittore, sceneggiatore, regista di teatro e recital musicali, autore e direttore di  film-documentari, scrittore, illustratore di libri per l’infanzia. Sue fiabe illustrate sono pubblicate in Brasile, Francia, Messico, Polonia. Premio Montale 2014 per la Narrativa per l’infanzia.  Nel 2019 il suo progetto sui Minori migranti non accompagnati è stato esposto al Parlamento Europeo di Bruxelles. Ha ricevuto il Diploma UNICEF per l’impegno a favore dei bambini.  Nel 2022 viene nominato Cavaliere della Repubblica per meriti artistici e culturali. Per i marchi “Oltre” ha pubblicato: per Gammarò edizioni: Trabastìa – Cent’anni di gente comune, 2017; Il manoscritto di Laneghè, 2020. Per Töpffer edizioni: Il polpo campanaro, (2018); La notte che mio nonno pescò Babbo Natale, (2018); I proverbi della signorina Celide (2023); Cinquantadue (racconti illustrati), 2025.

Emilio Manzotti, Luciano Zampese “Il testo poetico. Metodi, strumenti esempi d’analisi linguistica”, Vallecchi

Copertina del saggio sul testo poetico di Emilio Manzotti, Luciano Zampese "Il testo poetico. Metodi, strumenti esempi d'analisi linguistica", Vallecchi

Collana: Italianistica diretta da Gualberto Alvino

Genere: saggio sulla poesia

Vallecchi

Dal 15 maggio

Il manuale si rivolge al pubblico degli specialisti in divenire (gli studenti universitari di lettere e di lingue) e a quello degli specialisti in atto: i docenti di italiano della scuola superiore. Ma nelle intenzioni il manuale si rivolge a tutti i lettori di poesia sensibili agli aspetti formali, espressivi del testo poetico, e interessati a una sua comprensione analitica e approfondita, la sola che assicuri e moltiplichi il piacere della lettura. L’ambito teorico e gli strumenti metodologici e concettuali saranno quelli della linguistica testuale contemporanea, che riconosce nelle proprietà di coerenza articolate ai vari livelli (referenziale, tematico, logico-argomentativo e illocutivo) e nelle manifestazioni puntuali della coesione il proprium della testualità. Non un panorama di tutti gli strumenti, ma selezioni, assaggi e approfondimenti puntuali che il lettore potrà poi estendere analogicamente.

Emilio Manzotti, ordinario e emerito di linguistica italiana all’Università di Ginevra. I suoi principali ambiti di ricerca sono la semantica lessicale e frasale, la linguistica del testo, l’analisi linguistico-stilistica del testo poetico con applicazioni soprattutto otto-novecentesche a Pascoli, Saba, Caproni, Rebora, Sinigaglia.

Luciano Zampese, incaricato di linguistica italiana nella stessa università, si interessa di linguistica testuale e di analisi stilistica del testo letterario: studi su Montale e su Meneghello (La forma dei pensieri, Cesati, 2014; «S’incomincia con un temporale», Carocci, 2021).

Thomas Mann “Mario e il mago”, presentazione

Copertina del racconto breve di Thomas mann "Mario e il mago", Quodlibet Editore

In libreria il racconto di Thomas Mann nella traduzione di Giorgio Zampa e con uno scritto di Adriano Sofri per Quodlibet Editore

Pubblicato nel 1930, il racconto breve racconta l’esperienza familiare vissuta nell’agosto del 1926 in una località balneare toscana, in Versilia, nel racconto identificata in Torre di Venere, in realtà Forte dei Marmi.
La storia racconta la vacanza realmente vissuta dalla famiglia Mann in quel periodo particolare che segnò l’affermazione del regima fascista in Italia.
Alloggiati in un primo momento al Grand Hotel, si vedono costretti a preferire una tranquilla pensioncina per l’atteggiamento intransigente di alcuni ospiti italiani nei confronti dei piccoli di famiglia: la loro tosse, disturbante e forse contagiosa, e l’inopinata idea di  sciacquarsi in mare non indossando nulla da parte della più piccola.
Ma il vero nucleo è lo spettacolo cui la famiglia assiste in uno dei locali: un prestigiatore, illusionista, il mago Cipolla.  
Il mago, dall’aspetto sgradevole tanto quanto i suoi modi, riesce a soggiogare il pubblico al punto da manipolare in maniera umiliante gli spettatori.
Un racconto che unisce elementi autobiografici e un episodio durante la villeggiatura a una lettura sui meccanismi di potere e sulla suggestione che stava per pervadere intere popolazioni.

«Al tempo in cui lo scrissi», confessò Mann anni dopo, «non credevo alla possibilità di un Cipolla tedesco. Era una sopravvalutazione patriottica del mio paese.»

Thomas Mann, nato nel 1875 a Lubecca esordì giovanissimo con il romanzo I Buddenbrook (1901) ispirato alla sua storia famigliare. Lasciò la Germania nazista nel 1933 e dal 1938 visse negli Stati Uniti. Tornato in Europa nel 1952 morì in Svizzera nel 1955. Premio Nobel per la letteratura nel 1929, tra i suoi romanzi e racconti ricordiamo anche Tonio Kröger (1903), Morte a Venezia (1913), La montagna incantata (1924), la tetralogia Giuseppe e i suoi fratelli (1933-1943) e Doktor Faustus (1947).

Roberto Masi “Tutto è dire una parola”. Marco Saya Edizioni

Copertina della raccolta di poesie di Roberto Masi "Tutto è dire una parola". Marco Saya Edizioni.

Collana : Svolta del respiro

Marco Saya Edizioni

Dal 13 maggio 2026

In Tutto è dire una parola di Roberto Masi un nitore soggiacente alla scrittura muove in sordina i fili di una trama d’amore che del tragico fa ammenda riannodando nei cocci della storia un ponte, apparentemente incrollabile, tra due sentimenti.
È la storia di una casa fantasma dunque il pretesto che muove le intenzioni dell’intero poemetto, svolto in versi liberi ma consapevoli della propria metrica interna, che si accende e detona a seconda del movimento imposto di volta in volta dalle istanze interiori del poeta. Masi chiama a raccolta infatti molti degli echi delle fratture quotidiane non cercando però sanazione, piuttosto una specie di mimesi con tale senescenza. Ed è così che l’opera viaggia parallela con quella sensazione di abbandono che per tutto lo scorrere dei testi ricorda al lettore che la forza della poesia risiede proprio nella sua virtù più precipua, ovvero saper dire molto con poco o, meglio detto, avverando quel poco che in realtà è tutto ciò che veramente conta.

Roberto Masi (Firenze, 1975) si muove tra filosofia e poesia. Suoi testi sono apparsi su riviste di settore e collettanee legate all’Istituto Italiano Studi Filosofici di Napoli. Un estratto della sua raccolta, Si dissolva l’opaco (Ensemble) è stato tradotto in lingua serba e pubblicato nell’annuario della Matika srpska. Ha pubblicato inoltre: Eccitare l’abisso – Viaggio sentimentale nella logica del dubbio (Homo Scrivens; Premio Città del Galateo); Fuga dalla ragione – Il pensiero del gorilla (Homo Scrivens; Premio Nazionale di Filosofia le figure del pensiero). Nel 2024 è uscita la sua seconda raccolta poetica Specie domestica (Terra d’ulivi Edizioni).

Oliviero Arzuffi “Indagine sul sacro”, Oltre Edizioni

Un “prontuario” per contrastare l’approssimazione e i pregiudizi con cui i media e i social affrontano il tema delle religioni.

Copertina del saggio di Oliviero Arzuffi "Indagine sul sacro", Oltre Edizioni

Questo libro è dedicato

a tutti coloro che sono in ricerca,

per non perdere il dono della ragione

e la ragione del vivere

Oltre

Dal 12 maggio

Questo libro è un’introduzione al mondo del sacro nelle sue molteplici manifestazioni e un’indagine sulle origini delle grandi religioni universali, fatte attraverso la lettura dei rispettivi testi sacri e con un occhio attento allo stato attuale della ricerca storica, delle evidenze archeologiche e dei più recenti reperti paleografici che possono rendere credibili o problematici alcuni aspetti del Buddismo, dell’Ebraismo, del Cristianesimo e dell’Islam.
Scoperte decisive in proposito sono state fatte in questi ultimi anni, ma confinate impropriamente nella ristretta cerchia degli addetti ai lavori, perché hanno avuto pochissima risonanza negli organi di informazione di massa, come fossero trascurabili notizie di cronaca, quando invece riguardano le scelte di vita di miliardi di persone. Senza il concetto di sacralità della vita, prevale il diritto della forza, aprendo la strada a nuovi stermini e alla perdita delle libertà personali. Il libro non è solo un saggio storico, ma un appello al rigore scientifico e alla riflessione critica. L’autore invita a non cedere alle “cialtronate” del web e a riscoprire il sacro come argine contro la deriva etica e intellettuale del mondo moderno.

Questa indagine presenta una serie di scoperte documentarie e archeologiche di eccezionale rilievo, analizzate secondo i più rigorosi criteri della ricerca storica. L’obiettivo non è imporre una verità, ma fornire al lettore il materiale necessario per trarre le proprie conclusioni in autonomia.

Tra i reperti più affascinanti emerge un frammento di papiro attribuito a Porfirio, filosofo noto per le sue posizioni anti cristiane. Il documento attesterebbe l’esistenza di un senatoconsulto risalente al 35 d.C. che, appena cinque anni dopo la crocifissione, vietava sotto pena di morte l’inserimento di Gesù di Nazareth nel Pantheon romano.
Spostandoci verso l’Islam, il ritrovamento del Corano di Birmingham solleva interrogativi cruciali: la sua datazione, coincidente con la vita di Maometto, potrebbe infatti metterne in discussione la natura di “rivelazione” qualora si accertasse una stesura antecedente al 610 d.C.
Anche la storia dell’Ebraismo è scossa da nuovi ritrovamenti. Sul monte Ebal, in Samaria, è riaffiorato un amuleto di piombo che riporta le maledizioni di Giosuè contro chi tradisce l’Alleanza; una scoperta che suggerirebbe una redazione di alcune parti della Torah risalente all’epoca di Mosè. Parallelamente, i reperti archeologici del monte Har Karkom nel Negev stanno letteralmente costringendo gli studiosi a riscrivere la cronologia biblica.
Infine, l’indagine getta un ponte tra Oriente e Occidente, evidenziando come alcuni detti originali del Buddha contenuti nel Tripitaka abbiano anticipato di diversi secoli intuizioni che avremmo poi ritrovato nei Vangeli.
Insieme a molte altre testimonianze di diversa natura, questo materiale compone un quadro complesso e stimolante che sfida le nostre conoscenze consolidate sulle radici della fede.

OLIVIERO ARZUFFI è nato e vive in provincia di Bergamo. Ex docente di letteratura italiana, storia e pedagogia speciale, è consulente editoriale presso importanti realtà istituzionali ed editoriali.È autore di libri riguardanti tematiche sociali e storiche quali: Emarginazione A-Z, Piemme, 1991; Don Carlo Gnocchi, Dio è tutto qui, Mondadori, 2005; Poesia della vita, ed. San Paolo, Milano, 2006; Caro Papa Francesco. Lettera di un divorziato, Oltre Edizioni, 2013; Orval, Bolis Edizioni, 2017. È autore anche delle seguenti opere letterarie: Armaghèdon (trilogia drammatica) Milano, 1992; Escaton (Premio speciale della giuria allo Stresa del 1998) Ancora, Milano,1998; Aninu, Oltre Edizioni, 2012; La salvezza del papiro (2024); Le cose ultime (2025, riedizione di Escaton).

La Collana i “Classici italiani” si arricchisce di un nuovo volume dedicato a Guido Gozzano

Copertina del volume dedicato a Guido Gozzano "Poesie, fiabe e novelle scelte" . Il volume fa parte della Collana Classici italiani, ParvaLicetEdizioni

Dalla Quarta di copertina

Poeta dell’ironia e della malinconia, Guido Gozzano (1883–1916) è una delle voci più originali del primo Novecento italiano. Lontano dall’enfasi del poeta-vate, sceglie una scrittura dimessa e consapevole, capace di dare valore alle “buone cose di pessimo gusto”, agli oggetti quotidiani, alle vite mancate e ai sentimenti trattenuti.

Questa raccolta riunisce alcune delle sue liriche più rappresentative accanto a una scelta di fiabe e prose narrative. Nei versi come nei racconti, Gozzano intreccia eleganza formale e linguaggio semplice, nostalgia e ironia, incanto e disincanto. La poesia diventa dialogo interiore, mentre la fiaba conserva il fascino della tradizione, rinnovandola attraverso un sottile distacco critico

Poesie, fiabe e novelle scelte come recita il titolo presenta una raccolta scelta e commentata con note e prefazioni a cura di Salvina Pizzuoli.

Il volume va ad arricchire la serie di classici italiani dedicati a

Arrigo Boito L’alfier nero
Arrigo Boito Il pugno chiuso
Luigi Capuana Novelle
Grazia Deledda La regina delle tenebre
Igino Ugo Tarchetti Tre racconti gotici
Federico De Roberto La Paura
Giovanni Verga Le storie del castello di Trezza

Tutta la Collana è corredata da prefazioni e note.

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Alice Russo e Francesco Russo “Un mondo parallelo”, NeP Edizioni

Copertina del libro illustrato per bambini "Mondo parallelo" NeP Edizioni

“Un mondo parallelo” è un nuovo libro illustrato per bambini, pubblicato da NeP edizioni.
Il volume nasce dalla voce autentica dei giovanissimi autori Alice e Francesco Russo, due gemelli di dieci anni uniti da un legame profondo.
Al centro della narrazione troviamo una coniglietta di dodici anni, di nome Sky, a cui piace tantissimo leggere, al punto da ritrovarsi catapultata all’interno di una storia, imbattendosi in
un luogo sconosciuto e meraviglioso: l’Adventure World.
Attraverso le allegre e incantate illustrazioni di Miriam Palumbo, il racconto prende vita e scorre in modo spontaneo, tra nuovi incontri e appassionanti sfide.

Il “mondo parallelo” vissuto da Sky è uno spazio simbolico della fantasia dove le emozioni prendono forma, le paure si trasformano e i cambiamenti possono essere affrontati con
serenità. Un luogo prezioso, in cui il pensiero è libero e l’immaginazione diventa una risorsa che aiuta a dare senso a ciò che accade senza esserne travolti.
Vengono affrontati temi importanti, come l’amicizia, intesa come riconoscimento reciproco, la
collaborazione come occasione per creare insieme e la separazione come passaggio naturale e significativo, soprattutto nei delicati momenti del percorso di crescita.
Il legame gemellare degli autori riflette una dinamica universale, sospesa tra vicinanza e bisogno di autonomia, tra appartenenza e costruzione della propria identità.
“Un mondo parallelo” nasce dall’incontro tra una famiglia attenta e una realtà educativa capace di accogliere e valorizzare la creatività dei bambini. È proprio grazie a questo equilibrio che i più piccoli possono esprimersi liberamente e sviluppare il loro potenziale.
Il libro dimostra quanto sia importante offrire ai bambini spazi in cui sentirsi ascoltati e valorizzati. Pur parlando di infanzia, si rivolge anche agli adulti: racconta di legami che cambiano, di distacchi necessari e di parti di sé che mutano per rinascere altrove.
E soprattutto, ci ricorda qualcosa di fondamentale: crescere non significa smettere di dare
libero sfogo alla propria immaginazione.
Perché, da qualche parte dentro ognuno di noi, esiste ancora un mondo parallelo.

Alice e Francesco (detto Toto) Russo, gemelli di dieci anni e compagni di immaginazione, abitano naturalmente quel territorio dove il gioco diventa racconto e la fantasia apre varchi inattesi.
Fin da piccoli sono lettori appassionati, curiosi esploratori di storie e di mondi nascosti tra le pagine dei libri.
Toto è uno spirito libero, onesto e battagliero, maestro di precisione e mente brillante. In lui convivono rigore e visione: ama la batteria, che suona con l’intensità di chi sembra voler scuotere il mondo e il basket, che gioca come se stesse tracciando traiettorie invisibili nello spazio.
Alice, invece, è la dolcezza incarnata, una piccola poetessa del quotidiano.
Nel pianoforte intreccia le note con le sfumature del cuore, mentre nella danza aerea disegna nell’aria movimenti leggeri, come se ogni gesto fosse un frammento di poesia. Il suo mondo è fatto di bellezza, sensibilità e immaginazione.
Dopo aver vissuto a Pesaro, si sono trasferiti a Monopoli, in provincia di Bari, città d’origine
della mamma.

Franco Faggiani “La luce del primo mattino”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Dai primi librai ambulanti della Lunigiana alle prime librerie e al Premio Bancarella

Copertina del romanzo di Franco Faggiani "La luce del primo mattino",Fazi Editore

L’autore, facendo suoi testimonianze e ricordi raccolti negli anni, ha costruito una storia commovente di resistenza e di amicizia sull’arte di vendere i libri e sul sapersi adattare ai cambiamenti.(da Fazi Editore)

Il romanzo percorre oltre cinquant’anni della storia italiana, dalla fine dell’Ottocento fino al 1953 anno della nascita del Premio Bancarella a Pontremoli.
I protagonisti sono Andina e i suoi due figli Lando ed Ermelina, la figliastra nata da una relazione ubriaca di suo marito e che vive e lavora a servizio lontano da casa.
Andina detta Dina è rimasta improvvisamente vedova: storie di vita, ricordi, personaggi, paesaggi, mestieri emergono dalla sua voce narrante. Il lettore così fa conoscenza con il defunto marito, Oliviero, l’amico e maestro di lui, il carrettiere Adelmo, il truffaldino Ferrante Andreoli che ha indebitamente incamerato i risparmi di famiglia in nome dei debiti non saldati di Oliviero.
Dopo un primo momento di perdita di volontà, Dina ritrova il suo coraggio e la voglia di reagire:

«Per forza. Con tutte le cose impensabili che capitano se non ci si sa aggiustare non si sopravvive»

Sarà dall’incontro casuale con Rosa e Domenico che scoprirà il mestiere di molti valligiani che riempiono le gerle di libri usati e li vendono come ambulanti.
Entrata in possesso di alcuni libri grazie alla collaborazione di Adelmo e del figlio, seconda voce narrante, intraprende l’attività imparando a leggere, lei analfabeta, e creando un sodalizio con Stella madre di sei figli e anch’essa ambulante per necessità familiari. Da ambulante alla bancarella sotto i portici a Genova e ancora, con Stella e il nuovo socio, una libreria. Sarà la voce narrante di Lando a condurre il lettore lungo gli ultimi avvenimenti.
Sfondo alla vicenda la storia travagliata dell’Italia: l’assassinio del re Umberto I, la grande Guerra, la terribile epidemia di Spagnola, il fascismo e la seconda guerra mondiale.
Un’avventura faticosa ma a lieto fine; due mondi, i paesi di montagna e la città; la voglia di riscatto e la volontà ferrea a resistere e a continuare a intravedere un futuro diverso pur nelle avversità e nella fatica. L’amicizia, la gentilezza, l’affetto e, non per ultima, la lettura e i libri con il loro bagaglio di esperienze e di vite raccontate, come in questo.

Franco Faggiani Vive a Milano e fa il giornalista. Con Fazi Editore ha pubblicato diversi romanzi, tra cui La manutenzione dei sensi (2018), vincitore di svariati premi, Il guardiano della collina dei ciliegi (2019), Premio Biblioteche di Roma 2019 e Premio Selezione Bancarella 2020, L’inventario delle nuvole (2023), Premio della Montagna Cortina d’Ampezzo 2023, Premio Gambrinus Mazzotti 2023 e Premio Selezione Bancarella 2024 e Basta un filo di vento (2024), finalista al Premio Campiello Natura 2025. I suoi libri sono stati tradotti in sette paesi. In Francia, con L’inventaire des nuages, ha vinto il Grand Prix du Salon International du Livre de Montagne de Passy 2024.