“Quello che gli antichi sapevano di noi”

Nel sottotitolo “Quello che gli antichi sapevano di noi”, una chiave di lettura:
Perché se a prima vista questi miti parlano di dèi, eroi ed eroine, in realtà raccontano quello che gli antichi sapevano di noi: le passioni che ci animano, le trasformazioni che siamo chiamati a compiere, e come le ferite possano diventare il luogo stesso della cura.(da Mondadori)
Si apre con una citazione che precede l’Introduzione a cura dell’Autrice, scelta perfettamente calzante e da condividere in pieno: “Chi è ciascuno di noi se non una combinatoria di esperienze, di informazioni, di letture, di immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili. ITALO CALVINO, Lezioni americane
L’Introduzione al saggio a cura dell’Autrice è interessante e nello stesso tempo originalmente propositiva, per quel che vorrebbe diventasse il suo libro: un livre de chevet, così come annuncia al termine dell’Introduzione medesima “E ora, care lettrici e cari lettori, nel lasciarvi alla lettura vi saluto con un mio desiderio: che queste pagine possano essere un vostro livre de chevet – bisogna sempre averne più d’uno […]”
Ma cosa è di preciso un livre de chevet?
La traduzione letterale lo definisce “libro da capezzale” o “libro da comodino” ovvero a portata di mano per consultarlo spesso, un libro amico quindi, un libro a cui chiedere aiuto.
E come?
Attraverso nove miti, nove doni perché il mito sottolinea l’Autrice nell’Introduzione“ è un dono. “Un dono antico che attraversa i secoli senza consumarsi, passa di voce in voce, di anima in anima, e arriva sino a noi ogni volta che l’esperienza umana si fa troppo grande per le parole quotidiane. Un dono in forma di racconto, che accoglie ciò che ferisce e lo trasforma in possibilità di comprensione: un racconto che cura. Non avete dunque tra le mani un manuale di mitologia greca, ma un libro che è un viaggio attraverso nove racconti, che hanno come protagonisti divinità ed eroi e che parlano dei nostri conflitti più profondi, delle ferite che ci segnano e delle trasformazioni che siamo chiamati a compiere.
Questo libro, di doni, ne contiene nove”.
Sono nove infatti le figure mitologiche di cui racconta
Ce le sintetizza Franco Manzoni nella sua presentazione (Il Corriere 23 agosto 2026)
In uno stile chiaro, accattivante, accessibile ma rigoroso, l’autrice assume la funzione guida di narratore terapeutico. Perciò sceglie nove figure emblematiche della mitologia greca: la fragile Elettra imprigionata in una rabbia patologica, l’arte genitoriale del centauro Chirone, l’essenza del sacrificio e del perdono in Andromeda, l’ira furente e la magnanimità di Achille, la fine dell’amore che si eterna in Andromaca, il selvaggio Pan e il suo grido terrorizzante, il pastore Endimione e l’inconveniente della eccessiva bellezza, il trasgressivo Dioniso, dio dell’orgia e della metamorfosi, per concludere con Atena, dea della sapienza e portatrice di pace.
Cristina Dell’Acqua, laureata in Lettere Classiche all’Università degli Studi di Milano, insegna greco e latino al Collegio San Carlo di Milano e Attualità della cultura classica all’Università IULM di Milano. Appassionata di sperimentazione didattica, si è specializzata in Arts Integration negli USA (Annapolis, Maryland). Cura la nuova collana di Classici Roi Edizioni e scrive articoli culturali per il «Corriere della Sera». Va in scena al Teatro degli Angeli di Milano con «Che mito sei?», una serie di incontri dedicati all’attualità del mito. Ha pubblicato con Mondadori Una Spa per l’anima (2019), Il nodo magico (2021) e La formula di Socrate (2023), con Solferino Il desiderio di volare (2022).(da Mondadori)













