Sarà come morire racconta Sanremo quando le luci dell’Ariston si spengono:
una città di provincia attraversata da potere, classismo e silenzi.

Mursia
Dal 23 febbraio
Sanremo non è “Sanremo”. Solo quando le luci del Festival si spengono, la città mostra il suo vero volto. Sarà come morire racconta una Sanremo lontana dalla cartolina: una città famosa, schiacciata dalla propria immagine scintillante,che nasconde altro. Sotto la superficie emerge un paese di provincia – con i vizi e le virtù della provincia italiana – attraversato da troppo denaro, spietati rapporti di potere e verità custodite con cura.
Ambientato nell’estate del 1994, Sarà come morire ruota attorno alla morte violenta di tre ragazzi legati alla “Sanremo bene”. Cercare la verità significa esporsi, rompere silenzi, guardare ciò che la città ha imparato a non mostrare. Sanremo è una città di provincia che gioca a fare la capitale. Festival, casinò, turismo, grandi eventi convivono con relazioni da paese, dove tutti si conoscono, tutti sanno e quasi nessuno parla.
È in questo scenario che si muove il protagonista, Arturo Ferretti, giornalista disilluso tornato nella sua città per una vacanza che si trasforma presto in un’indagine rischiosa. Una ricerca che coinvolge l’élite cittadina: un mondo in cui anche la verità è una forma di privilegio. Perché Sanremo è una città nata per i ricchi. Da paese di pescatori a capitale della Belle Époque, costruita per intrattenere aristocratici e miliardari in villeggiatura, e rendere il lusso una
consuetudine. Il titolo Sarà come morire riprende un verso della canzone E poi di Giorgia, presentata al Festival di Sanremo del 1994. Un richiamo all’immaginario pop di quegli anni, che diventa parte integrante del romanzo e accompagna la storia d’amore del protagonista e le vicende del suo passato. La scelta del 1994 non è casuale. È un momento di passaggio per il Paese, carico di promesse e di immagini televisive, in cui il cambiamento sembra imminente. Nel romanzo, però, saranno sempre i soliti decani a detenere il potere sulla città: hanno solo imparato a cambiare facce e linguaggi per rimanere al loro posto.
Sarà come morire è un noir di sguardo. Il crimine non è solo il centro del racconto, ma il segnale che un sistema ha iniziato a scricchiolare. Nella tradizione del crime di osservazione, da Georges Simenon a Jean-Claude Izzo e Massimo Carlotto, il delitto diventa uno strumento per leggere un sistema.
Con alle spalle vent’anni di lavoro come sceneggiatore televisivo, Adriano Morosetti,nato e cresciuto a Sanremo, racconta la città dall’interno, rifiutando la cartolina e il cliché festivaliero, usando il noir come strumento di osservazione della provincia: del denaro, delle ambizioni e delle dinamiche di potere che la attraversano.
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