Enrico Caneva “La flora preistorica III.I giardini del Cretaceo”, Töpffer/Oltre edizioni

Esce per Töpffer edizioni il terzo capitolo della monumentale trilogia dedicata alla flora preistorica. Un viaggio scientifico e divulgativo nel momento più cruciale dell’evoluzione vegetale, tra l’enigma botanico delle prime piante a fiore e i grandi sconvolgimenti geologici della Terra.

Copertina del saggio di Enrico Caneva "La flora preistorica III. I giardini del Cretaceo", Töpffer/Oltre edizioni

 Come ha fatto il nostro pianeta a trasformarsi da una distesa verde scuro di conifere e felci nel paradiso di colori e profumi che conosciamo oggi? La risposta si nasconde tra le pagine di “I giardini del Cretaceo” (Töpffer edizioni) il nuovo saggio dello studioso Enrico Caneva.

Töpffer/Oltre edizioni

Dal 22 giugno

Il volume rappresenta il terzo tassello di un’opera organica e ambiziosa dedicata alla flora preistorica, che ha già esplorato i segreti botanici del Giurassico e del Carbonifero. Sebbene ogni libro sia del tutto autonomo, quest’ultimo capitolo chiude il cerchio conducendo il lettore nel cuore del Cretaceo inferiore (tra i 150 e i 140 milioni di anni fa), l’epoca d’oro in cui la frammentazione del supercontinente Pangea e i picchi di anidride carbonica hanno dato vita a un clima caldo e umido, ideale per la diffusione globale delle Angiosperme: le piante con il fiore.  Caneva affronta con rigore scientifico e un linguaggio straordinariamente accessibile quello che Charles Darwin definì un “abominevole mistero”: la nascita e la rapidissima diversificazione delle prime piante da fiore. Attraverso l’analisi dei record fossili più antichi – come la Montsechia, datata a circa 130 milioni di anni fa – e lo studio dei complessi orologi molecolari, il saggio ricostruisce le tappe di una rivoluzione genetica ed ecologica. Dalle bizzarre Medullosae (le primissime “felci con seme”) fino alle Bennettitales, piante ermafrodite estinte che anticiparono la struttura del fiore moderno, il testo svela come la fragilità di una venatura fogliare o la pressione degli insetti erbivori abbiano plasmato il destino delle foreste globali.

Il volume non si limita alla teoria, ma offre una panoramica sulle specie basali ancora oggi esistenti – il cosiddetto “clado ANITA” o l’enigmatica Amborella trichopoda – e si chiude con un’accurata sezione dedicata alla storia della classificazione botanica, dal sistema tradizionale alle più moderne frontiere del sistema APG.

«Questo terzo volume rappresenta la sintesi di un percorso durato anni», spiega l’editore. «Caneva riesce nell’impresa di trasformare la paleobotanica in un racconto vivo, un’indagine investigativa sulle nostre radici ecologiche. Un libro fondamentale non solo per gli specialisti, ma per chiunque desideri guardare la natura che ci circonda con occhi nuovi e più consapevoli».

Questo è il terzo dei tre volumi che Caneva ha dedicato alla flora preistorica

Piano dell’opera:

1° Vol.: I Giardini del Giurassico (con il link alla presentazione su tuttatoscanalibri )

2° Vol.: I Giardini del Carbonifero ( con il link alla presentazione su tuttatoscanalibri)

3° Vol.: I Giardini del Cretaceo


Enrico Caneva
 è nato e cresciuto in Veneto, dove ha compiuto i suoi studi tecnici. Appena maggiorenne è partito a lavorare all’estero ed in particolare in California, Hong Kong, Germania e Inghilterra. Si è poi trasferito stabilmente a Parigi dal 1998 dove, dopo aver conseguito nel 2010 un diploma in strategie di comunicazione internazionale alla Henley Business school, nel 2011 ha fondato la sua prima azienda dedicata alla formazione e alla sicurezza delle persone sui luoghi di lavoro e dove ha preso dimestichezza nelle formazioni presso le sue sedi internazionali a Shanghai, Singapore, Jakarta, Virginia (USA) e Sao Paolo in Brasile. Durante i suoi viaggi è nata l’opportunità di visitare innumerevoli parchi botanici e la sua passione per le piante è sfociata agli inizi del 2000 in un’attività di paesaggismo e progettazione del verde a Parigi. Dal 2018 si è trasferito in Liguria, a Sarzana (SP), e ha fondato un nuovo giardino botanico dedicato alle piante di tutto il mondo e alla formazione botanica. Attualmente sono state piantumate 15.000 piante, 2.200 specie da tutto il mondo. Un’attenzione particolare è rivolta alla didattica.

Banu Mushtaq “Interno indiano”, presentazione

Copertina della raccolta di 12 racconti di Banu Mushtaq, Frassinelli Editore

“Interno indiano è un mosaico di sentimenti, paure e resistenze, un viaggio nella parte più segreta della casa, dove le donne vivono, si nascondono, brillano. Ogni storia è una piccola luce accesa dall’interno”.(da Sperling&Kupfer)

Heart Lamp, è il titolo nella traduzione inglese della raccolta di 12 racconti vincitrice dell’ultima edizione dell’International Booker Prize 2025. Originariamente pubblicati in lingua kannada tra il 1990 e il 2023, i dodici racconti sono stati scritti da Banu Mushtaq, scrittrice, attivista e avvocatessa indiana

In Italia il volume è edito da Frassinelli (Piemme), per la traduzione di Tiziana Lo Porto con  il titolo Interno indiano. Banu Mushtaq mette in scena la quotidianità prendendo ispirazione dalle storie di chi si rivolgeva a lei come avvocato per chiederle aiuto: bambine, adulte e anziane all’interno delle comunità musulmane patriarcali dell’India meridionale, donne musulmane che la scrittrice in oltre trent’anni di attività legale, ha assistito e difeso, vittime  di discriminazioni e abusi come per la protagonista di uno dei racconti che è stata rinnegata dal marito per non avergli dato un figlio maschio o un’altra che, malata di tumore e gettata fuori di casa, nella sua preghiera ad Allah Sii donna almeno una volta, oh Signore!, gli chiede di sperimentare, almeno una volta, cosa significhi essere donna. 

Il  filo conduttore  è quello delle antiche strategie con cui le donne vi si oppongono per non essere completamente annullate e silenziate. Ne è nato un documento su una realtà femminile non sempre conosciuta e indagata.

Banu Mushtaq è una scrittrice, giornalista, attivista e avvocata indiana. Autrice di racconti, saggi, poesie e un romanzo in lingua kannada, ha iniziato a scrivere negli anni Settanta all’interno di ambienti letterari progressisti, nati come forma di protesta contro le disuguaglianze sociali e culturali. In quel contesto, dominato da voci maschili, Mushtaq è stata una delle pochissime donne a imporsi. Ha ricevuto i principali premi letterari del suo Paese. Interno indiano è la sua prima opera tradotta all’estero: ha vinto l’International Booker Prize ed è in via di pubblicazione in oltre 25 Paesi.

Cristina Cassar Scalia “Le terme dell’Indirizzo”, nei commenti a caldo di Mar

Copertina del romanzo di Cristina Cassar Scalia "Le terme dell'Indirizzo", Einaudi

Ed eccoci all’ ultimo e sempre atteso romanzo di Cristina Cassar Scalia: Le terme dell’ Indirizzo.

Tutta la prima parte del romanzo ci offre una Vanina Guarrasi, la sua storica protagonista vicequestore della squadra Mobile di Catania, approdata ad una dimensione di serenità inconsueta, ma che ha una precisa spiegazione: il ritrovato rapporto con il pm Paolo Malfitano.
Ed ecco allora che la Scalia ci regala una dimensione rilassata della sua protagonista che a sua volta determina un procedere positivamente lento e sereno delle vicende narrate, in una cornice che coinvolge gli affetti forti e autentici che è riuscita a creare con tutta una serie di persone che la circondano sia nell’ambito della vita privata, come la mitica padrona di casa Bettina fonte inesauribile di attenzioni, sia nell’ambito strettamente lavorativo dove la stima di cui gode si è gradualmente arricchita di un sincero e tenace affetto nei suoi riguardi.
Il ritmo narrativo, sempre estremamente fluido e piacevole, diventa poi gradualmente più incalzante e concitato man mano che l’indagine a cui sta lavorando e che riguarda l’omicidio di un senzatetto, diventa più stringente e si avvia alla risoluzione grazie ancora una volta al suo particolare intuito di “sbirra”, a quello del suo ufficioso e insostituibile commissario in pensione Biagio Patanè e ad un eccellente lavoro di squadra.
Insomma ancora un romanzo della Scalia ben scritto e ben costruito nel suo intreccio e che sul finale saluta il lettore con una notizia che non può non dare la certezza che ci sarà un prosieguo…e noi, suoi affezionati lettori, attendiamo fiduciosi.

Mar

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

Cristina Cassar Scalia “Delitto di benvenuto”, nei commenti di Mar

Delitto di benvenuto

Sabbia nera

La logica della Lampara

Il talento del cappellano

L’uomo del porto

La salita dei saponari

La carrozza della santa

Il Re del gelato

La banda dei carusi

Il castagno dei cento cavalli

Scalia, De Cataldo, De Giovanni, Tre passi per un delitto

Le stanze dello scirocco

Benedetta Maffezzoli “Il paese di Laggiù”, CN/OLIGO

DODICI RACCONTI DI PROVINCIA CHE FORMANO UN ROMANZO CORALE ATTORNO ALLA FIGURA DI DON MALVINO, MODERNO DON CAMILLO

Copertina della raccolta di 12 racconti di Benedetta Maffezzoli "Il paese di Laggiù", CN/OLIGO

Collana: Tascabili

CN/OLIGO

In un piccolo paese di provincia, il “paese di Laggiù”, apparentemente lontano dal mondo frenetico e chiassoso della città, si muove una comunità di persone dalle molte storie, ma in ognuna di esse si affaccia il parroco, Don Malvino: una persona schietta, curiosa, ma anche a tratti rude e facile al nervosismo, seppur piena di bontà. È lui il deus ex machina che si cela dietro ogni vicenda, trasformando quella che apparentemente è una raccolta di dodici racconti in un romanzo corale dedicato a temi universali come l’amore, la morte, la solitudine, l’amicizia e la complicità.

Giù nella Bassa, adagiato sonnacchioso vicino al Grande Fiume e al suo affiliato, si erge dalla campagna un piccolo paese, fiero baluardo di gente semplice, rubiconda e chiassosa. Qui c’è il profumo di concime, di terra, di nebbia e il canto di cicale d’estate. I colori predominanti sono il caldo del sole e il verde smeraldo della campagna, con pezze di grano dorato e botoloni di fieno in estate; il grigio con punte di arancio in autunno e l’accecante bianco della neve d’inverno. Qui il vociare giornaliero lascia posto ad ampi silenzi all’imbrunire e a nottate che paiono voler far da coperta a chi vi si trova sotto. Il tempo si è spogliato della frenesia della città per rilassarsi in ogni anfratto, sentiero, casa e piazza. Qui le persone si danno ancora del voi. Roba d’altri tempi. Eppure, guai a toccarlo, il voi. Qualcuno venuto dalla città ci ha provato, ma è stato guardato come un sovversivo

Benedetta Maffezzoli, originaria di un piccolo paese del Mantovano, dopo un avvio di carriera da avvocato, lascia la toga e dà vita a www.nuvoleegomitoli.wordpress.com, la sua isola felice. Ha pubblicato: Scrivimi! (Sartori 2003), La musica di Emma (Sartori 2004), Alex Fangio (Robin 2007), Correva l’anno ed io divenni il caso (Statale 2011), Un caso potenzialmente problematico (Il Rio 2016) e Un piano perfetto (Il Rio 2018).

Valentina Maini “Alaska”, il romanzo selezionato per l’ultimo incontro di quest’anno del Premio dei Lettori Lucca-Roma

L’autrice incontrerà il pubblico, per parlare dell’opera, giovedì 18 giugno 2026 alle 18 a Villa Rossi (Gattaiola-Lucca).
Copertina del  romanzo di  Valentina Maini "Alaska",Bollati Boringhieri,,  selezionato per l'ultimoincontro di quest'anno del Premio dei Lettori Lucca-Roma

Un amore tra felicità e naufragio. “Alaska” (Bollati Boringhieri, febbraio 2026) è il romanzo di Valentina Maini selezionato dalla Società Lucchese dei Lettori – Amici di Francesca Duranti per l’ultimo incontro di questo anno della 39sima edizione del Premio dei Lettori Lucca-Roma, realizzato grazie al sostegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Banca del Monte di Lucca.

Il romanzo
Maia ha vent’anni quando si innamora di Sergio, un uomo che – come si dice – potrebbe essere suo padre. Sergio è un pescatore, è sposato, ha due figli: la loro storia non potrà mai funzionare. Eppure quella ragazza che si mantiene dipingendo per strada e fantastica di diventare un’artista esercita su di lui una fascinazione a cui decide di abbandonarsi. Sulla loro relazione – strana, turbolenta, intensa – incomberanno la felicità e il naufragio. Niente potrà impedire alla barca di salpare, niente le permetterà di raggiungere la terraferma.

L’autrice
Valentina Maini è nata a Bologna nel 1987 e lavora come traduttrice. Ha pubblicato due raccolte di poesie, Quaderno cicatrice (Prufrock spa, 2025) e Casa rotta (Arcipelago Itaca, 2016, premio letterario Anna Osti) e la novella La regola dei terzi (Tic edizioni, 2021). Suoi racconti e articoli sono apparsi su riviste come «Sotto il vulcano», «Snaporaz», «CTRL», «Les Classiques Garnier». Bollati Boringhieri ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, La mischia (2020), salutato dalla critica come uno dei testi letterari più innovativi della sua generazione.

Il libro è in vendita alla libreria Feltrinelli e alla libreria Fuori Porta di Lucca.

Il Premio dei Lettori è un premio letterario istituito a Lucca nel 1988 dalla Società Lucchese dei Lettori, fondato da Francesca Duranti e Antonio Dini, e destinato alla migliore opera di narrativa presentata nel corso dell’anno sociale nell’ambito delle iniziative dell’associazione. Le attività dell’associazione sono aperti a tutti e l’ingresso è libero.

Ippolita Avalli “Il figlio del papa. Cesare Borgia”, Mursia

«Un libro che mi ha affascinato. Si vede che l’autrice ha lavorato su questi personaggi e ne ha ricavato una galleria di figure originali.» Dacia Maraini

Copertina del romanzo  storico  di Ippolita Avalli Il figlio del Papa,Mursia

Mursia

In libreria il 15 giugno

Costretto alla tonaca quando avrebbe voluto impugnare una spada, Cesare Borgia non è nato per obbedire, ma per conquistare. Dalle stanze dorate del Vaticano ai campi insanguinati della Romagna, la sua ascesa è fulminea, con l’ambizione di unire l’Italia sotto un’unica corona. Ma il potere ha un prezzo. Mentre la madre Vannozza lo vede consumarsi nella smania e Lucrezia, la sorella adorata, ne condivide splendori e ombre, il sogno di dominio si trasforma in una corsa contro il destino. Un grande romanzo in cui tradimenti, alleanze, passioni brucianti e rovinose cadute scandiscono la vita di un uomo deciso a essere sovrano di se stesso, anche a costo di perdere tutto. Cesare Borgia emerge come una figura tragica e magnetica: un principe che ha usato il crimine come strumento politico, un legislatore illuminato che ha cercato di portare ordine nel caos dei piccoli tiranni italiani, ma che alla fine è rimasto vittima della sua stessa ambizione e del rapido volgere della sorte. È il ritratto di un uomo che, in soli trentun anni di vita, è riuscito a terrorizzare e affascinare un’intera epoca.

Dichiara l’Autrice:

Ho incontrato Cesare Borgia a Palazzo Venezia in Roma nella mostra ‘Armi e potere nell’Europa del Rinascimento’. Le incisioni sulla sua preziosissima spada da parata decise a ventitre anni, davano al mondo l’immagine di chi sarebbe stato: un genio dell’azione, dell’astuzia e dell’inganno con la capacità di sapersi mutare nell’esatto contrario. Come accade con le star contemporanee, impossibile non subirne il fascino.” 

Incipit:
Nel suo trattato politico Il Principe un ammirato Niccolò Machiavelli ha preso Cesare Borgia come modello per la conquista di un nuovo principato grazie alle armi e alle fortune altrui. Il testo di Machiavelli non ebbe successo e il Valentino, secondogenito di papa Alessandro VI, cardinale e in seguito duca di Romagna, fu bollato come despota e assassino incestuoso già dal suo primo biografo, lo storico Tomaso Tomasi nel suo Vita del duca Valentino pubblicato nel 1655. E tanto forte è la seduzione esercitata sugli esseri umani dal male e dai “cattivi” da fissarsi così nell’immaginario collettivo. Si diceva che a venticinque anni Cesare fosse “tale che la sua sola persona bastava a destar rumore in tutta Italia” e “che teneva tra le mani la pace e la guerra” ma a trentun anni e mezzo cadde (o volle cadere?) in un’imboscata durante l’assedio di Viana, una cittadella sconosciuta nell’allora irrilevante regno di Navarra. Cesare fu dunque un’anima nera che usò il crimine e la sopraffazione in nome del diritto del più forte come fa sempre chi esercita il potere? O fu il Giusto, il Generoso, l’illuminato Legislatore, l’Eliminatore dei tiranni come amava definirsi?

Ippolita Avalli (Milano, 1949) vive a Roma. Ha scritto su testate come «Vanity Fair», «Il Manifesto», «TuStyle» e per teatro e cinema, collaborando, tra l’altro, alla sceneggiatura dellaCittà delle donnedi Federico Fellini. Ha pubblicato i romanzi: Aspettando Ketty (Feltrinelli, 1982),L’infedele(Rizzoli, 1988),Non voglio farti male(Garzanti, 1991),Amami(Baldini & Castoldi, 1999),La dea dei baci(Baldini e Castoldi, 1997, finalista al Premio Strega),Nascere non basta(Feltrinelli, 2003),Mi manchi (Feltrinelli, 2008), Il nascondiglio della farfalla (Mondadori, 2014), La neve cade sui vostri peccati (Piemme, 2019).

Lello Voce “(MUSA!)”, Marco Saya Edizioni

Copertina della nuova edizione di Lello Voce "(MUSA!)", Marco Saya Edizioni

Prefazione di Romano Luperini, postfazione di Franco Fortini

Collana Conseguito silenzio

Marco Saya Edizioni

Dall’11 giugno 2026

L’edizione originale di (MUSA!) comprendeva un’audiocassetta con la lettura dell’autore dei due testi che compongono il libro. Il tempo è passato e – in luogo dell’audiocassetta – per ascoltare l’audio che è parte integrante e fondamentale di questo libro è stato inserito un QR code

 Libro tra i più sorprendenti di un pioniere dello spoken word

A distanza di ben trentacinque anni dalla sua uscita, viene qui riproposto uno tra i libri più significativi di Lello Voce, opera capitale per almeno un paio di generazioni e ingiustamente da tempo fuori commercio.
Ispirato da una lingua in continua tensione tra più registri e variazioni su tema, questo libro cattura il lettore in un vortice magmatico dove lo spirito che serpeggia tra le pagine diviene un contenitore polifonico che plasma una propria caustica, istrionica Babele del pensiero che assurge quasi a monito dal sapore infernale per confermare, già da allora, l’unicità della poesia di Voce, vicina alla corrente del Gruppo 93 ma al tempo stesso autonoma e poco catalogabile.
Questa nuova edizione, oltre a riportare fedelmente l’introduzione alla prima edizione a cura di Romano Luperini, è impreziosita da una lettera inedita scritta per l’allora giovanissimo autore campano da Franco Fortini che, qualora ce ne fosse bisogno, attesta ulteriormente l’importanza di un’opera ancora oggi attualissima e ispiratrice.

Lello Voce, pioniere europeo dello spoken word, ha introdotto in Italia il Poetry slam. Ha pubblicato svariati libri con artisti come P. Fresu, F. Nemola, A. Salis, tra cui Farfalle da combattimento (Bompiani, 1999), Fast Blood (2003 – Premio Delfini) L’esercizio della lingua (Le Lettere, 2010) Piccola cucina cannibale (Squi[libri], 2011) per il quale è stato insignito del Premio Napoli.Il suo ultimo libro-CD, sempre con Frank Nemola e con la partecipazione di Paolo Fresu, è Il fiore inverso (Squilibri editore, 2016), a cui è stato conferito il Premio Nazionale Elio Pagliarani.Nel 2022 pubblica Razos (La nave di Teseo), vincitore dei premi Bologna in Lettere e Paolo Prestigiacomo.

Francesca Giannone “Gli anni in bianco e nero”, presentazione

Copertina del romanzo di Francesca Giannone "Gli anni in bianco e nero", Editrice Nord

“[…]mentre tutt’intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì filma tutto.[…]. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha chiesto di girare. Perché raccontare è resistere. Perché raccontando si può cambiare la vita, la propria ma anche quella degli altri. Perché tutti noi abbiamo vissuto anni in bianco e nero con la speranza di farli diventare un film a colori”(da Editrice Nord)

È la terza opera dell’autrice, dopo il grande successo dell’esordio con La portalettere e la seconda opera Domani Domani, pubblicata come le precedenti con la casa editrice Nord.

In Gli anni in bianco e nero  l’autrice ci porta negli anni Sessanta in una località del Salento, in prossimità di Lecce: le sorelle Elia, quattro ragazze che per il loro futuro sono costrette a lottare all’interno della loro famiglia  contro la mentalità e familiare  e paesana limitante per i pregiudizi e le superstizioni che la caratterizzano.
Maria, Giovanna, Ada e Mimì saranno le vere autrici del loro cammino, affrontando gli ostacoli dentro e fuori il nucleo familiare: i particolari del mondo di quel periodo emergono con precisi riferimenti alla politica, alla musica alla moda e al cinema fornendo un quadro organico e completo di quegli anni. Due delle sorelle lavorano come sarte, mentre la minore Mimì, che ne è la voce narrante, appassionata di cinema, sogna di diventare regista.

In una recente intervista l’autrice racconta come è nata l’ispirazione al personaggio di Mimì: una sera, all’uscita dalla sala di proiezione del film Diamanti di Ferzan Ozpetek, ha avuto l’immagine chiarissima di una ragazzina piena di sogni che già il giorno dopo è diventata la voce narrante del romanzo.
“Il film,  aggiunge,  “mi è piaciuto molto e il mio romanzo è un omaggio  e anche a  Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, da cui ho mutuato l’idea di far sgattaiolare Mimì nel bugigattolo sopra la sala di proiezione, a fianco dell’operatore del cinema parrocchiale e rimanere folgorata dalla magia del cinema”.(da Patrizia Violi, Il Corriere della Sera, 24 maggio 2026)

Francesca Giannone, salentina, si è laureata in Scienze della Comunicazione e ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. A Bologna, ha curato la catalogazione dei trentamila volumi dell’Associazione Luigi Bernardi e ha frequentato il corso biennale di scrittura della Bottega di Narrazione «Finzioni». Il suo romanzo d’esordio, La portalettere, ha avuto un incredibile successo: tradotto in 44 Paesi, è stato il romanzo più venduto del 2023, ha vinto il Premio Bancarella e il Premio Amo Questo Libro. Il suo secondo romanzo, Domani, domani, è stato tra i più letti in Italia nel 2024.

Daniela Tagliafico ” Chi resta mentre il mondo scappa. Storie di confini e sopravvivenza” Vallecchi

Un romanzo tratto da storie realmente accadute. 

Copertina del romanzo di Daniela Tagliafico " Chi resta mentre il mondo scappa. Storie di confini e sopravvivenza" Vallecchi

 

Vallecchi

dal 29 maggio

Il nuovo romanzo di Daniela Tagliafico è ispirato a due storie realmente accadute ad una barista di Lampedusa e a un poliziotto romano. Entrambi, da prospettive diverse, affrontano il tema dell’immigrazione in cui si intrecciano solidarietà e paure, accoglienza e rifiuto.

Mara, la ragazza di Lampedusa, da anni vede consumarsi la tragedia degli sbarchi, col loro carico di morte e dolore. Vuole scappare da quel meraviglioso scoglio gettato nel Mediterraneo e diventare un vigile del fuoco. Ma la trattengono sull’isola radici e sicurezze. La vita di Sandro, il poliziotto romano abituato ad affrontare gli ultras del calcio, cambia quando conosce un vu cumprà senegalese. Nasce un’amicizia, un rapporto fatto di aiuti, fiducia e momenti di dubbio. 
Nel romanzo di Daniela Tagliafico corre sottotraccia il tema dell’accoglienza, accompagnato dalle diffidenze e dalle paure di chi si rapporta col “diverso”.

L’autrice ha scelto di puntare l’attenzione su storie di italiani: i poliziotti della scientifica che lavorano all’hotspot di Lampedusa, la proprietaria dell’agenzia di pompe funebri che deve preparare una bara bianca per un neonato morto in mare, nudo, e corre a casa a prendere la tutina di sua figlia per poterlo rivestire, il parroco di Ventimiglia che soccorre i clandestini che cercano di attraversare il Passo della Morte che porta in Francia.

Daniela Tagliafico ha trascorso un periodo in due luoghi simbolo dove il fenomeno immigrazione è drammatico: Ventimiglia col suo Passo della Morte dove si sfracellano molte vite di disperati e Lampedusa. L’autrice, a proposito della scelta di ambientare il romanzo nell’isola siciliana dichiara: “Lampedusa è il simbolo assoluto. Sul molo Favarolo, che ormai vediamo in tutte le immagini, si sono consumate polemiche politiche, retorica della solidarietà, speculazioni, ma anche tanta umanità. Purtroppo, però, come diceva Papa Francesco e come ripete Papa Leone che a luglio andrà a Lampedusa, siamo di fronte alla globalizzazione dell’indifferenza. Sandro, il poliziotto romano del mio romanzo, cita sempre le parole del grande poeta senegalese Senghor: ‘La vera cultura è mettere radici e sradicarsi’ Vale per chi scappa, ma anche per chi resta.” Non è una storia sull’immigrazione. È una storia sull’attraversare i confini e le coscienze.

Daniela Tagliafico evita ogni retorica e racconta ciò che resta: i gesti minimi, le scelte che pesano, le vite che si sfiorano senza salvarsi davvero. Perché ci sono luoghi dove tutto arriva e niente se ne va intatto.

Il romanzo sarà presentato lunedì 15 giugno alle ore 18.00 presso il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo (Sala Carlo Scarpa) con la partecipazione di: Card. Baldassare Reina, Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, Roberto Massucci, Questore di Roma e Roberto Zaccaria, Costituzionalista e Presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati, intervistati dal Vaticanista Fabio Zavattaro.

Daniela Tagliafico laureata a Torino in Scienze Politiche, allieva di Norberto Bobbio e Luigi Firpo, è giornalista dal 1982. Ha lavorato molti anni con Enzo Biagi, collaborando con lui alle trasmissioni su Raiuno dove si è occupata di politica estera e interna. Del Tg1 è stata per molti anni vicedirettrice. Nel maggio 2006 ha assunto l’incarico di Direttrice di Rai Quirinale. Il presidente della Repubblica le ha conferito l’onorificenza prima di “Cavaliere” poi di “Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana”. Ha pubblicato il romanzo Le coniugazioni del Potere (Mazzanti Libri, 2020) e il saggio Re Giorgio. Dietro le quinte di una presidenza (Rai Libri, 2023). Partecipa come opinionista a trasmissioni televisive.

Michele Ghiotti “Acutezza”, Alcatraz

Un romanzo di autodeterminazione femminile, che accanto al tema dell’identità celebra l’arte in tutte le sue forme

Copertina del romanzo di Michele Ghiotti "Acutezza", Alcatraz

«Cos’è per te l’arte?».
«Per me l’arte è un’infestazione reciproca».
«Cosa intendi dire?».
«Che l’arte prende vita quando l’artista e lo spettatore si incontrano»

Collana Labirinti 8

Alcatraz

Dal 22 maggio

Acutezza esplora il percorso femminile verso l’autodeterminazione, raccontando la fatica di emanciparsi dal giudizio e dalle aspettative esterne. È un romanzo che mette al centro l’arte in ogni sua forma, ricorrendo a suggestioni surreali per indagare temi complessi, come il legame profondo e spesso ambiguo che unisce lo spettatore all’opera d’arte.

Cosa cercano l’artista e lo spettatore nell’opera d’arte? A che prezzo, soprattutto personale, l’artista crea? Sono queste alcune delle domande che Ghiotti esplora nel suo romanzo d’esordio, Acutezza. In una ex colonia marina ristrutturata si svolge la prima edizione della residenza artistica Acumen, intitolata alla memoria di Amalia Simonetti, immaginaria intellettuale nota per il suo lavoro di valorizzazione delle donne nell’arte. Ospiti della residenza sono quindi cinque artiste: una pittrice e body artist, una fotografa, una musicista, una scrittrice e una critica letteraria. All’arrivo di Giulia, la fotografa, il crollo di una parte del soffitto del salone d’ingresso rivela un elemento architettonico nascosto, un oculo, chiuso da vetrate annerite. Attraverso di esso nella colonia si manifesta un’entità, un «osservatore inosservabile» che è contemporaneamente occhio, orecchio, narice, mano e bocca. È una presenza che torchia i personaggi, obbligandoli a sopportare una crescente acutizzazione di uno dei cinque sensi, quello maggiormente associato con la loro arte. In breve tempo, l’eccessiva sensibilità crea condizioni drammatiche ed estreme. Le residenti dovranno affrontare paure e traumi profondi, un percorso in crescendo che le condurrà alla scelta decisiva: accettare l’oculo o tradire la propria arte – e se stesse?

INCIPIT

Era appena entrata nell’atrio quando udì, sopra di lei, schiocchi di ferro spezzato, seguiti da uno schianto secco.
«Cosa cazzo…».
Il boato arrivò improvviso, assordandola. Il pavimento tremò. La ragazza si ritrasse, coprendosi il viso con l’avambraccio destro. Un polverone bianco saliva dai calcinacci al centro del salone.
Rimase immobile, in ascolto. Una pioggia di fiocchi di gesso ticchettava sul pavimento scheggiato. Quando i rumori si spensero, decise che il pericolo era passato e i suoi passi risuonarono contro le pareti, il sinistro un po’ strascicato. C’erano ovunque scaglie di gesso, frammenti di rete metallica e brandelli di lana di vetro.
Una voce si levò dalla coltre che si stava diradando.
«C’è qualcuno?».
Un ragazzo alto e smilzo avanzava verso di lei con una mano sopra la testa, agitando l’altra davanti a sé per disperdere il polverone.
«Tutto bene?».
Lei annuì e lui allungò l’altra mano. Era conciata da calli e graffi, le unghie macchiate di vernice. Aveva una faccia da ragazzino e piccoli occhi azzurri.
«Piacere, Teo. Sono il custode».
«Piacere, Giulia».
Dopo essersi presentata si tolse gli occhiali e li spolverò con il bordo della felpa.

Michele Ghiotti (1989) è nato a San Marino, dove insegna Lettere nella scuola secondaria di primo grado. Nel 2021 ha pubblicato la raccolta poetica Preistoria primavera (Italic Pequod). Suoi racconti sono apparsi sulle riviste BlamCarieCrackMalgrado le moscheRetabloid. Il suo racconto fantascientifico Carne della mia carne, occhi dei miei occhi è stato finalista al Premio Calvino 2024 (Call Trame Interspecie). Acutezza è il suo primo romanzo.