Tutto in una pagina: resoconto di tuttatoscanalibri dal 12 al 24 ottobre 2026 con le pagine più visitate

Che siate a caccia di un memoir psicologico spietatamente onesto, di un raro classico gotico ritrovato o di un viaggio antropologico alle radici del mito, questa quindicina letteraria può offrire una risposta alla vostra ricerca. Mettetevi comodi: ecco la nostra mappa per orientarvi tra le più interessanti, a nostro avviso, novità editoriali del momento.

Narrativa Contemporanea & Romanzi

La fragilità dell’attesa prima che il sipario si alzi

  • Costanza DiQuattro – La Mezza (La nave di Teseo) | Presentato il 12 ottobre 2026
    C’è un momento sospeso in cui si resta soli davanti a se stessi prima di entrare in scena: è “la mezza”. Costanza DiQuattro (scrittrice, drammaturga e direttrice del teatro Donnafugata) firma un romanzo dal profondo respiro pirandelliano sulle maschere imposte dalle convenzioni. La vita della trentatreenne Elena, giovane docente universitaria rimasta orfana in tenera età, viene scossa dall’eredità lasciatale dal nonno Giovanni sul letto di morte: un diario segreto. Da Catania a Trieste, la lettura si trasforma in un’indagine intima e in un crescendo di tensione tra segreti custoditi per protezione, cortocircuiti dell’esistenza e la comprensione delle scelte altrui.

Quando gli abissi del Nord liberano un orrore ancestrale

  • Maico Morellini – La madre rossa (Alcatraz) | Presentato il 14 ottobre 2026
    Cosa succede quando la tecnologia si arrende al gelo e il mare decide di non dimenticare? Il pluripremiato autore di fantascienza Maico Morellini (Premio Urania e due volte Premio Italia) intreccia passati oscuri e tecnologie sperimentali nel Mar di Norvegia. Basandosi su minuziose ricerche nel deep web, il romanzo ricostruisce la storia della “nave fantasma” RSS Arthur Dee, scomparsa nel 2022 durante una missione segreta. Sessanta metri sopra gli abissi, sulla Piattaforma Baldr, cinque sconosciuti si ritrovano isolati da una tempesta impossibile; ma il vero terrore emergerà dal profondo dell’acqua, costringendoli a un viaggio claustrofobico verso una genesi collettiva color del sangue.

Le confessioni itineranti di un testimone vegetale

  • Dario Voltolini – Il cespuglio (Aboca) | Presentato il 15 ottobre 2026
    Esiste una misteriosa, fantastica striscia di terra sospesa tra la prosa e la poesia in cui solo a pochissimi autori è concesso entrare. Dario Voltolini, già finalista al Premio Strega 2024 con Invernale, torna con una storia solo apparentemente minimale inserita nella collana “Il bosco degli scrittori”. Il protagonista assoluto è un sradicato, irrefrenabile cespuglio che, sospinto dal vento, rotola tra deserti e mari, dal Mojave al Carso. Questa pianta diventa un narratore inverosimile ma irresistibile, testimone di violenze e segreti umani, capace di trascinare il lettore in un vortice ipnotico e visionario che sfocia nella grande letteratura fantastica. L’opera è stata selezionata dal Premio dei Lettori Lucca-Roma e l’autore incontrerà il pubblico venerdì 16 ottobre a Villa Rossi (Lucca).

Raccolte di Racconti

Lo specchio quotidiano delle nostre contraddizioni

  • Maurizio Persiani – La bruschetta (NeP Edizioni) | Presentato il 13 ottobre 2026
    Tre storie distinte per registro narrativo e ambientazione, eppure indissolubilmente legate da uno sguardo ironico e curioso sulla distanza che separa la realtà dalla sua rappresentazione. Il giornalista Maurizio Persiani torna con una scrittura vivace dominata dai dialoghi. Si passa dal racconto omonimo, dove una lieta festa di laurea viene stravolta da un evento che confonde i confini della coscienza, al ritorno del celebre commissario Fosco Reggiani alle prese con un’indagine poliziesca contro le violenze malavitose, fino alla chiusura introspettiva di “Come mai”, incentrata sull’eterno dilemma tra essere e apparire.

L’officina segreta di un’adolescente destinata alla gloria

  • Grazia Deledda – La leggenda nera e altri racconti giovanili (Caravaggio Editore) | Presentato il 19 ottobre 2026
    Nel centenario dell’assegnazione del Premio Nobel a Grazia Deledda, questo volume prezioso – curato da Michela Pollutri nella collana I Classici Ritrovati – ci permette di compiere un viaggio nel tempo e risalire alle origini del suo mito. La raccolta riunisce sedici novelle composte tra il 1888 e il 1892, pagine rare rimaste a lungo confinate nelle riviste dell’epoca. Tra amore, rivalità e fiere figure femminili sullo sfondo dei paesaggi sardi, la scrittura della giovanissima Deledda rivela un gusto d’appendice e venature gotiche, mostrandoci l’officina in formazione di una scrittrice tenace che stava trasformando le proprie inquietudini in letteratura.

Poesia

La saggezza e la lucidità che non temono la vita

  • Innokentij Fëdorovič Annenskij – La neve gialla (Bibliotheka) | Presentato il 16 ottobre 2026
    Una delle voci più lucide e profonde del “Secolo d’argento” russo. Curata e tradotta da Eridano Bazzarelli con testo originale a fronte, questa raccolta mostra un autore che sente la sofferenza delle cose ma ama profondamente la vita. Forte di una sterminata cultura classica e poliglotta (conosceva persino il sanscrito e l’italiano), Annenskij interpreta l’esistenza attraverso i moduli del suo tempo senza mai farsi schiacciare da essi, offrendo versi dotati di una rara grazia millenaria.

La fioritura dell’anima e il tempo dell’incanto

  • Carla Malerba – Un tempo nuovo (Fara Editore) | Presentato il 20 ottobre 2026
    Un’opera poetica densa che inaugura la stagione del tempo inteso come espressione puramente soggettiva e interiore del vissuto. Attraverso la recensione di Rita Bompadre, scopriamo come i versi di Carla Malerba cerchino una ricomposizione cognitiva capace di superare l’inquietudine del vuoto e l’assedio della solitudine. L’autrice riscopre la bellezza e la spiritualità della memoria, trasformando la fragilità in un varco difensivo e in un vigoroso risveglio alla gioia.

Saggistica, Scienze & Gastronomia

Le cicatrici profonde sul corpo del santuario naturale

  • Walter Landini – Le mie Galápagos. Memorie di un incanto violato (Töpffer Edizioni) | Presentato il 21 ottobre 2026
    Ben lontano dalla rigidità accademica o dalla superficie di un diario di viaggio, il paleontologo di fama internazionale Walter Landini mette decenni di ricerche sul campo al servizio di una narrazione intima e universale. Le isole Galápagos prendono la parola per raccontare le loro creature uniche – dal silenzioso cammino verso l’estinzione della tartaruga Lonesome George alla comparsa dell’iguana rosa – svelando la secolare ostilità di un ecosistema ferito dal turismo di massa e dallo sfruttamento commerciale. Un invito profondo a riscoprire il senso del limite e a porsi come ospiti custodi della Terra.

Uno zibaldone culinario ed esistenziale al femminile

  • Salvina Pizzuoli – Quattro donne e una cucina (Edida) | Presentato il 24 ottobre 2026
    Non è un semplice ricettario, non è solo un racconto e non è un saggio storico, eppure accoglie l’essenza di tutto questo. Salvina Pizzuoli propone una nuova edizione in cartaceo del suo fortunato diario culinario. Al centro vi è il progetto condiviso da quattro donne dai caratteri diametralmente opposti: la fanatica dell’ordine, la filosofa, la cronachista disinteressata al cibo e la cuoca che si esprime solo ai fornelli. Tra le pagine del diario si alternano ricette reali, aneddoti storici su ingredienti come riso, cioccolata, tè e pane, e brani antologici celebri, in un vivace zibaldone che somiglia alla vita.

Libri di Viaggio & Antropologia

Il viaggio occulto che cambiò per sempre la cultura popolare

  • William Seabrook – L’isola magica (Alcatraz) | Presentato il 23 ottobre 2026
    Arriva per la prima volta in italiano la versione integrale del leggendario reportage del 1929 da Haiti, curato da Gabriele Scalessa per la collana Biblioteca di Lovecraft. Definito all’epoca il più emozionante libro di esplorazione, il testo racconta l’esperienza diretta di William Seabrook con i rituali segreti e l’occultismo del Voodoo haitiano. Nel capitolo più celebre, l’autore introduce per la prima volta al pubblico occidentale il concetto di zombie: morti viventi privati dell’anima e ridotti in schiavitù nei campi di canna da zucchero.

Testimonianze & Educazione Sentimentale

La faticosa e ironica rinascita dopo la fine di un amore

  • Martina Maggiore – Tutto quello che viene dopo (Mursia) | Presentato il 22 ottobre 2026
    Nessuno ti prepara davvero a quello che succede quando un amore che credevi eterno giunge al termine. Martina Maggiore firma un memoir intimo, onesto e pervaso da una tagliente ironia sulla ricostruzione di sé dopo la rottura di una relazione durata cinque anni. Il libro esplora le sabbie mobili del post-separazione e il percorso di guarigione che non è lineare, ma dimostra come la vera svolta non risieda nel trovare subito un nuovo partner, ma nell’imparare a dire dei sani “no” e ritrovare se stesse.


In cima alle ricerche e alle visite: Il memoir di Martina Maggiore, Tutto quello che viene dopo, si è rivelato una delle pagine più calde in assoluto. Il libro ha toccato corde sensibilissime, stimolando la condivisione spontanea dei lettori sull’importanza e sulla difficoltà di gestire il vuoto emotivo e la solitudine dopo la fine di una storia importante.

La scoperta più apprezzata: Grande interesse ha suscitato la scheda dedicata al poeta russo Innokentij Annenskij con La neve gialla. Molti utenti hanno manifestato vivo entusiasmo e gratitudine per aver scoperto, grazie a tuttatoscanalibri, la figura e la lirica di questo straordinario autore classico finora poco noto al grande pubblico italiano.

L’evento più cliccato: La pagina dedicata a Dario Voltolini e al suo Il cespuglio ha registrato un picco di accessi, spinta dalla curiosità per l’incontro letterario organizzato a Lucca dalla Società dei Lettori.



Tea Ranno “Cenere”, Vallecchi

Un romanzo d’atmosfera e passione nell’Italia dell’Inquisizione: il potere, il pregiudizio e la forza irriducibile della verità.

Copertina del romanzo di ambientazione storica di Tea Ranno "Cenere", Vallecchi Editore

Vallecchi

Dal 30 ottobre

Sullo sfondo di un Seicento cupo e sferzato dalla superstizione, Cenere prende le mosse all’indomani dell’esecuzione di Caterina Giudici, una giovane donna accusata ingiustamente di stregoneria e mandata al rogo. Mentre sulla città e sui palazzi del potere soffia un maestrale furioso, l’eco del fuoco incrocia i destini di oppressori e oppressi.
Tra le stanze sfarzose dei conti Vespertizi si muove Donna Stefana, nobile spietata e capricciosa, artefice dell’iniqua denuncia nata per vendicarsi di un rifiuto d’amore. Attorno a lei, il coro muto ma vibrante delle sue serve: la saggezza millenaria della vecchia Menegota, il dolore della cuoca Tomasa e, soprattutto, la determinazione della quattordicenne Delinda, pronta a rischiare la vita pur di far trionfare la giustizia e vendicare l’amica tradita e l’amore perduto.
A fare da controcanto alla cieca spietatezza dei giudici dell’Inquisizione – ben rappresentati dal compiacimento del Giudice Corselli – s’alza la voce intima di Fra’ Lorenzo, un francescano tormentato dal dubbio e dall’ipocrisia di una fede usata come strumento di morte.
Con una lingua ricca, figurativa e intrisa di suggestioni d’epoca, Tea Ranno firma una storia intensa sul potere della calunnia, la condizione femminile e la luce incrollabile della dignità umana che sopravvive persino dove tutto sembra essere diventato cenere.

Incipit.

Donna Stèfana quella mattina, contrariamente all’abitudine che la voleva in piedi dopo mezzogiorno, si svegliò molto presto e pretese che la lavassero in camera. Le serve, che già a quell’ora s’aggiravano come ombre per la cucina semibuia, s’allarmarono per la stranezza e, nascondendo l’inquietudine sotto il capo chino, portarono su per gli scaloni brocche ricolme d’acqua bollente. Si muovevano a fatica, con le mani tremanti e una specie di torpore nelle membra ghiacciate, ma non era solo il freddo a intorpidirle, né la fame che doleva negli stomaci vuoti. Nessuna di loro aveva dormito. Raggomitolate nei giacigli dietro la cucina, nel lezzo stantio d’olio rifritto e lardo, s’erano scambiate per tutta la notte voci e sussurri. S’erano voltate, rivoltate, accucciate l’una nelle braccia dell’altra per darsi coraggio, il terrore, però, era lì, in quell’odore di carne bruciata che continuava a colmare le narici, in quelle urla che ciascuna risentiva senza potersene liberare e che il vento – un maestrale furioso che sibilava tra fronda e fronda – sembrava rinnovare in un’eco inestinguibile.

Tea Ranno siciliana d’origine, dal 1995 vive e lavora a Roma. Laureata in giuri­sprudenza, si occupa di diritto e let­teratura. Il suo romanzo d’esordio, Cenere (e/o, 2006), finalista ai pre­mi Calvino e Berto, ha vinto il pre­mio Chianti nel 2007. Ha succes­sivamente pubblicato i romanzi In una lingua che non so più dire (e/o, 2007), La sposa vermiglia (Monda­dori, 2012) vincitore del premio Rea, Viola Foscari (Mondadori, 2014), Sentimi (Frassinelli, 2018), L’amuru­sanza (Mondadori, 2019), Terra­marina (Mondadori, 2020) premio Città di Erice, Gioia mia (Monda­dori, 2022), Avevo un fuoco dentro (Mondadori, 2024). Ha pubblicato numerosi albi illustrati e romanzi per ragazzi, tra questi, per Il Battello a Vapore, Bellissima, Bombolla, Cuore di Cristallo, La fabbrica dei contrat­tempi, Un tram per la vita, la storia di Emanuele Di Porto, sfuggito al ra­strellamento nazista del 16 ottobre 1943 nel ghetto di Roma. Diversi suoi racconti figurano in rac­colte antologiche, tra essi Prove di vita intima, su Luisa Baccara, signora del Vittoriale in Musa e getta (Ponte alle Grazie, 2021), Il lusso dell’impre­visto, in La Parola e i racconti (Libre­ria Editrice Vaticana, 2022). I suoi romanzi sono pubblicati in nu­merosi paesi esteri.

Arthur Conan Doyle “Prima di Sherlock Holmes. Racconti alle origini del mistero”, Oligo

Copertina dei racconti inediti di Arthur Conan Doyle "Prima di Sherlock Holmes. Racconti alle origini del mistero", OLIGO

Traduzione e cura di Anna Bonetti

Introduzione di Luca Crovi

Oligo

Dal 30 ottobre

Arthur Conan Doyle ha sempre avuto uno sguardo curioso e inquieto sul mondo, fissato sulle crepe della realtà quotidiana e pronto a fare emergere ciò che di oscuro, ambiguo o inspiegabile vi si nasconde. Ben prima che siglasse il celeberrimo ciclo dedicato a Sherlock Holmes, mostrò la sua sensibilità per la suspense nei racconti. Tre di questi vengono per la prima volta presentati in Italia in questo volume: The Cabman’s Story dove un vetturino attraversa una città attraversata dai crimini e accompagna persone dall’identità misteriosa (un cliente che muore sulla carrozza, un falsario che la usa per stampare valuta, un dinamitardo che vi si siede per piazzare una bomba); in Our Midnight Visitor, uno strano visitatore in vacanza su un’isola si rivelerà un ladro ricercato dalla polizia; mentre, in Touch and Go: A Midshipman’s Story, un’aspirante guardia marina vive una rischiosa avventura in mare con la sorellina e un’amica e viene salvato da un celebre ribelle irlandese che in cambio del suo prezioso intervento gli chiederà di tacere per sempre su quell’incontro.

I tre racconti che state per leggere in questo volume,ci mostrano un approccio investigativo molto simile a quello che successivamente avrà Sherlock Holmes nelle sue avventure, ma Conan Doyle li scrisse ben prima della creazione del segugio di Baker Street. The Cabman’story apparve in forma Anonima il 17 maggio del 1884 sulle pagine del “Cassell’s Saturday Journal”, Our Midnight Visitor comparve invece sul magazine “Temple Bar” nel dicembre del 1891, Touch and Go: A Midshipman’s Story nell’aprile del 1886 sul “Cassell’s Family Magazine”. Questi racconti sono stati per la prima volta editi insieme nel volume Uncollected Stories: The Unknown Conan Doyle pubblicato nel 1982 negli Stati Uniti da Doubleday e in Inghilterra da Secker & Warburg, un libro curato e prefatto da John Michael Gibson and Richard Lancelyn Green. […]Tutti e tre i racconti hanno una componente di mistero forte e vengono sviluppati in maniera tale che ci siano sorprese fino alla fine. [Luca Crovi]

Anna Bonetti (2002) vive a Roma. Si è formata nell’ambito della mediazione linguistica e della traduzione specializzata, per poi approfondire la traduzione editoriale attraverso un master dedicato. Ha pubblicato racconti per riviste dell’editore Articoli Liberi, mentre un’antologia è in uscita per Chiocciola Edizioni.

Anna Maria Ortese “La lente scura”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Copertina della raccolta di racconti di viaggio di A. Maria Ortese "La lente scura", Adelphi

Adelphi

Difficile definire la prosa della Ortese, inquadrarla dentro precisi confini: visionaria, trasfigurante, sono i primi aggettivi che mi paiono adatti ad una scrittura che, al di là delle definizioni, coinvolge e che io amo particolarmente; accolgo quindi  con entusiasmo questa nuova edizione di Adelphi dei racconti di viaggio, per una rilettura e un nuovo incontro a distanza di tempo.
Persone, ambienti, situazioni che il suo  occhio guarda, incontra dentro panorami, tra emozioni e visioni che si spalancano o si chiudono attraverso parole che non vogliono solo descrivere ma vivere quell’istante, quella persona, quell’insieme di natura e umanità, personalizzandola e facendola personaggio proprio, propria raffigurazione, in un tutt’uno tra vedere e sentire, tra fuori e dentro, tra occhio e anima.
Poi c’è la lente scura malinconica, per quel che non c’è, che manca, che non si trova: uno sguardo anche socio politico dell’esistenza di un periodo ben preciso, il dopoguerra, la miseria dei più, la propria, con la valigia sempre in mano e partenze e ritorni, quasi fughe per allontanare forse una malinconia struggente per un’armonia perduta, nel rifiuto di accettare il mondo così com’è e rifugiarsi nell’Utopia, come scrive nella Premerssa.

“Per cui devo ammettere che buona parte di questa, e della visione buia carpita dalla Lente, buona parte appartiene soltanto a me, alla mia indole, è soltanto mia. Nel vivere umano, mentre i decenni e i mezzi secoli rotolano via sempre più in fretta, con un effetto di turbine e di rovina – non visibile e quindi non rimediabile – io vedo da tempo una macchia, come vedo una macchia nella natura dell’uomo anche buono, e forse una macchia nel sole stesso. E a questa percezione – devo dire – è forse dovuta la mia propensione per il poco – o il nulla – e la mia reverenza per l’Utopia – sempre alta e presente come una luce bianca tra le nuvole basse, nello sconfortato vivere”.

La sua raccolta di racconti  sembra la biografia  di un’ eterna sfollata e nomade, tra Napoli, Roma, Milano, Sanremo, in una perenne precarietà economica e abitativa, così ben delineata senza enfasi nelle sue pagine. Nei suoi racconti stralci di vita così ammaliatori, così coinvolgenti e veri, da leggere lentamente e assaporare nella plasticità dell’eloquio che sa farne racconto, emozione, esistenza, immagini, colore, tutti partecipati.

In questi stralci un assaggio

La precarietà del vivere

“In quel tempo, come del resto in tutti i tempi, io non avevo molto denaro, anzi non ne avevo affatto: lavorare in quel viavai, era sempre più difficile, così non riuscivo a pagare l’affitto dell’anticamera (ventimila lire), e insomma mi trovavo in difficoltà. Da queste mi tolse, impensatamente, la contessa N. Una mattina venne da me, e mi disse che l’anticamera le serviva, me ne dovevo andare al più presto. Aggiunse che, a suo parere, io non avevo molta voglia di lavorare, perdevo tempo, e la mia situazione faceva paura. Non avevo nulla da obiettare, perciò riempii di nuovo le mie valigie e le trascinai faticosamente fino alla portineria della signora Emma. Allora la signora Emma non aveva raggiunto ancora l’attuale prosperità, viveva con una certa modestia, e mi accolse perciò umanamente”.

Geografie dell’anima

“Un vento furioso agita il cielo della città; sulle colline si sfrena. Armenti infiniti di nuvole di pallido piombo attraversano senza sosta il campo selvaggio dell’aria, spinte da un pastore invisibile; all’orizzonte precipitano, all’altro orizzonte ne spuntano di nuove, avanzano a testa bassa e, strada facendo, spesso non sono più nuvole, ma grandi teste di cane, o carri, o carovane, o città irraggiungibili. Passa il vento, e tutti gli infissi della casa tremano, i vetri cantano in modo impercettibile, ogni altra voce si attenua. Tace, poi, questo vento, e allora, improvvisamente, è una tromba di silenzio che s’apre nel vasto cielo”

Riflessioni

“Anzitutto, il cielo di Genova – e la cosa comincia forse da qui – non è molto italiano, non è ardente come ce lo dànno le cartoline illustrate, ma neppure vuoto come il cielo della Val Padana. È argento e acciaio fusi insieme, con nuvole che lo percorrono a volte gaiamente, a volte con una violenza bestiale. In quanto al mare, il famoso mare azzurro e pieno di bandiere, questo mare non c’è: io non vedevo al suo posto che una cosa grigia, respinta da ogni parte, come per una guerra non dichiarata, ma non meno reale, dai fabbricati di cemento. Ma pur essendo metallico il cielo, e remoto il mare, si sentiva la loro grandezza e libertà, il loro fiato”

Moti interiori

“Non posso dire, in quei tre mesi, di aver conosciuto Genova, ch’è immensa, e per buona parte arrampicata sui monti, né di averla amata, perché per i sentimenti ci vuole forza, e io non ne avevo. So unicamente questo: che mi dava fiducia, e un’emozione sotterranea, come di chi attraversa qualcosa di già conosciuto, e bello, e che però mai si potrà identificare. Andare in centro, quando potevo prendere l’auto, era una cosa lieta. Sapevo che in nessun momento mi sarei imbattuta in estranei. Sui mezzi pubblici, nei negozi, passeggiando per il porto, in ogni luogo erano sguardi miti, voci note, parole familiari, come quelle che si sentono in casa. Non vi era nessun timore, in nessun luogo”.

Trasfigurazioni

“Se c’è una città che ci fa ancora credere in Dio, e nella libertà e dolcezza del vivere umano, questa è Napoli. Napoli con le sue miserie, i suoi dolori, le sue pazzie, con le sue risorse, le sue intuizioni, i suoi canti, la sua celeste allegria.Napoli con quella sua misura così profonda e così preziosa del vivere vero; con quella sua familiarità con le cose eterne, che la fa sorridere a tutto quanto è promessa dell’uomo, celebrazione, vanità, bugia. Questa Napoli: saggia e folle, perduta e vittoriosa insieme: testimone in un mondo crudele, di giorno in giorno più oscuro, di momento in momento più vano, di quella meraviglia che si chiama Poesia”.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

L’iguana

Matteo Moca, “Un’esigenza di realtà. Anna Maria Ortese e la dipendenza dal fantastico“

Margherita Cucco “Il ragazzo con il violino”

Copertina del romanzo storico di Margherita Cucco "il ragazzo con il violino", Robin Edizioni


Robin Edizioni


Margherita Cucco torna in libreria con Il ragazzo con il violino, un nuovo romanzo nel quale la ricostruzione storica incontra l’indagine narrativa sull’essere umano, sulle sue scelte e sulle conseguenze che possono accompagnarlo fino alla fine della vita.


Quanto può essere sottile il confine tra ciò che avremmo potuto essere e ciò che siamo diventati?
Con Il ragazzo con il violino la Storia viene osservata attraverso una prospettiva intima e inquietante: quella di Reinhard Heydrich, tra i principali artefici della macchina persecutoria e genocidaria nazista.



Il romanzo


In ospedale, durante i suoi ultimi giorni e ore, Reinhard Heydrich, il temutissimo “macellaio di Praga”, l’architetto dell’Olocausto, come è universalmente conosciuto, ripercorre le tappe della sua vita, iniziata sotto il segno della musica e di una vocazione ben precisa, per poi deviare in tutt’altra direzione.
Rivive l’infanzia in una famiglia di musicisti, l’adolescenza sconvolta da tragedie storiche e drammi privati, segnata dal feroce bullismo e dalle autentiche torture subite dai coetanei, l’incontro con la futura moglie Lina, il suo grande amore, ma anche colei che lo spinge a intraprendere un’altra strada, la trasformazione da giovane violinista di eccezionale talento in gerarca nazista ammirato e temuto.
Mentre dà la scalata al potere, accanto ai successi della sua carriera si manifesta a poco a poco un sotterraneo disagio, un rimpianto per ciò che poteva essere e non è stato.
Così il flusso dei ricordi diventa anche un doloroso e spietato esame di coscienza, con la consapevolezza, alle soglie della morte, che ciò che è stato fatto non si può cambiare.
Tra ricordi, ambizioni, scelte e rimpianti, Margherita Cucco costruisce un romanzo che interroga il lettore sul peso delle decisioni e sull’impossibilità di riscrivere il passato quando ormai è troppo tardi.

“Ora di tutti i suoi gradi, titoli e decorazioni non
gli importa più nulla, mentre darebbe qualsiasi
cosa per poter suonare ancora il violino almeno una volta.”

Il ragazzo con il violino di Margherita Cucco, edito da Robin Edizioni, è disponibile in libreria e negli store online.
Link Amazon: https://link.amazon/B06oMI3J4


Margherita Cucco ha iniziato a scrivere dopo una lunga carriera come insegnante liceale. Con Robin Edizioni ha pubblicato numerosi romanzi storici, tra cui Esca il britanno (2015), Il centurione fortunato (2019), La ragazza che voleva viaggiare (2019), Antenati barbari (2022), Anita, una storia romantica (2023), Gli occhiali di Lorenzo (2024), La canzone del diavolo (2025), Isole (2025), oltre ai polizieschi Tilde e il violinista (2017) e Consiglio di classe (2022).
Ha inoltre firmato la trilogia dedicata a Tim Bergling–Avicii (2018-2021).
La sua produzione si distingue per accuratezza storica, sensibilità narrativa e capacità di dare profondità emotiva ai personaggi.

La strategia di comunicazione dell’autrice Margherita Cucco è affidata a Sara Servizi Editoriali. Contatto: saraservizieditoriali@gmail.com

Chiara Pianalto “Io sono Nando.Una storia (s)conosciuta d’arte e pubblicità”, Graphe.it

Un artista dimenticato che ha disegnato l’Italia del dopoguerra disegnando tra gli altri per Martini, Motta, Plasmon, Lambretta, Recoaro, Golia, Galbani, Gialli Mondadori.

Un libro che non è una semplice monografia, ma un vero e proprio album dei ricordi collettivo.

Copertina del testo di arte grafica e pubblicitaria di Chiara Pianalto"Io sono Nando.Una storia (s)conosciuta d'arte e pubblicità", Graphe.it

Prefazione di Paola Biribanti

con illustrazioni in bianco e nero e a colori

Graphe.it e l’intervista all’autrice

Dal 26 ottobre

Chi era davvero quell’illustratore che compariva negli archivi come Mario, Vanni, Man — e a volte non compariva affatto?


Chiara Pianalto lo ha scoperto cercando altro: dentro le pubblicità storiche di Recoaro, tra i materiali della stagione più fertile della comunicazione visiva italiana. Nando Rossi illustrava piccole commedie per bambini, progettava la propria casa, disegnava per Martini, Motta, Golia, Plasmon, Galbani, Recoaro, Lambretta, Rinascente, firmava copertine dei Gialli Mondadori.
Un protagonista sfuggito alla storia dell’arte per una questione di nomi, di archivi mal tenuti, di grandezza mai abbastanza rivendicata. Attraverso la sua opera — conosciuta e misconosciuta insieme — vediamo l’Italia cambiare vestito, gusti, morale.
Aperto da una prefazione di Paola Biribanti che inquadra il contesto socio-culturale dell’Italia della ricostruzione e del passaggio dai manifesti d’artista alla grafica d’agenzia fino all’era di Carosello, questo libro non è una semplice monografia, ma un vero e proprio album dei ricordi collettivo.
Attraverso l’evoluzione artistica di Nando Rossi e un ricco apparato iconografico di bozzetti in gran parte inediti affiancati da schede storiche sui marchi aziendali, il lettore vede l’Italia cambiare vestito, gusti e morale.  Un libro che parla di arte, di pubblicità e di identità nazionale. Con immagini che il lettore riconoscerà — senza sapere di averle già viste.

CHIARA PIANALTO (1993) curatrice e ricercatrice indipendente, si è formata tra l’Università di Bologna, il Victoria and Albert Museum e il Sotheby’s Institute of Art. Dal 2026 collabora con Recoaro per il centenario del marchio. Specialista di memoria visiva e arte pubblicitaria italiana del Novecento.

Salvina Pizzuoli “Quattro donne e una cucina”, Edida

Copertina del libro sulla cucina di Salvina Pizzuoli "Quattro donne e una cucina", Nuova edizione in cartaceo 2026

Nuova Edizione 2026 in cartaceo

L’indice

Premessa
Giovedi 29 settembre
Il sushi da Giulia
Intermezzo d’autore
Cucine d’autore
Storia & storie – Il riso
Cerimonie
Storia & Storie – Il tè
Cioccolata da Giulia
Storia & Storie – La cioccolata
Pane
Storia & Storie – Il pane
Ricette dedicate
Ricette d’autore
Chiusura del Diario

La Presentazione

Non è un ricettario ma contiene ricette; non è un racconto ma si può leggere come se lo fosse; non è un’antologia ma raccoglie pezzi celebri sulla cucina; non è un testo di storia, ma leggende, aneddoti e curiosità documentano alcuni ingredienti e la nascita dei ricettari. Non è, ma è tutto questo. Quattro donne decidono di realizzare un progetto culinario per fare qualcosa insieme. Una è fanatica dell’ordine e della precisione, l’altra filosofeggia su tutto. Una insegue ricordi e nello stesso tempo si proietta nel futuro perdendosi negli spazi virtuali; non ama mangiare e partecipa al progetto solo come cronachista. L’altra c’è solo quando è in cucina. Quattro donne da scoprire dentro il diario di una di loro, completo di ricette, ricco di considerazioni, storie, racconti, brani antologici dedicati alla cucina, al cucinare e ai suoi ingredienti: insomma uno zibaldone, come la vita.

Alcune pagine

L’edizione in Ebook 2014

William Seabrook “L’isola magica”, Alcatraz

Per la prima volta in italiano la versione integrale del reportage del 1929 da Haiti: tra voodoo, occulto e i primi morti viventi. Il libro che ha inventato il mito moderno degli zombie e ispirato il cinema horror

Copertina del reportage nel 1929 da haiti di William Seabrock "L'isola magica", Alcatraz

Traduzione e cura di Gabriele Scalessa

Postfazione di Fabrizio Foni

Collana Biblioteca di Lovecraft 9

Alcatraz

Dal 23 ottobre

L’isola magica di William Seabrook è il resoconto straordinario di un viaggio ad Haiti, dove l’autore esplora i segreti del Voodoo haitiano e delle sue pratiche oscure. Pubblicato nel 1929, fu definito dal New York Evening Post “il più emozionante libro di esplorazione”. Seabrook racconta le sue esperienze di prima mano con rituali magici, sacerdoti Voodoo e cerimonie che sfidano la nostra comprensione, introducendo al pubblico occidentale il concetto di zombie: cadaveri animati da magia nera, privi di anima ma capaci di muoversi come se fossero vivi.
Tra riti misteriosi, sacrifici e incontri con sacerdoti e sacerdotesse Voodoo l’autore nel capitolo più celebre, ‘Dead Men Working in the Cane Fields’, descrive questi “morti viventi” costretti al lavoro nei campi di canna da zucchero, gettando le basi per l’immaginario moderno degli zombi. L’opera di Seabrook non solo ha reso popolare l’immagine degli zombi nella cultura americana, ma ha anche ispirato la nascita del cinema horror dedicato ai non morti: solo tre anni dopo la pubblicazione, uscì a Hollywood White Zombie (1932), il primo lungometraggio sugli zombi che ha segnato l’inizio di una lunga eredità culturale.
Oltre all’aspetto orrorifico, il libro offre un vivido ritratto della società haitiana e del sincretismo tra Voodoo e cristianesimo, rendendo L’isola magica un classico della narrativa di viaggio, dell’antropologia e della cultura popolare.

William Buehler Seabrook (22 febbraio 1884 – 20 settembre 1945) è stato un giornalista, scrittore, esploratore e occultista americano, nato a Westminster, Maryland. Dopo aver studiato filosofia presso il Roanoke College, conseguito un Master al Newberry College e approfondito i suoi studi all’Università di Ginevra, iniziò la carriera giornalistica come reporter per l’Augusta Chronicle, per poi lavorare al New York Times. I suoi articoliapparvero anche su riviste popolari come Cosmopolitan, Reader’s Digest e Vanity Fair. Affascinato sin dalla giovinezza dall’occulto e dalla magia, Seabrook ebbe rapporti con figure leggendarie come l’occultista inglese Aleister Crowley, con cui trascorse del tempo e di cui raccontò le esperienze nel libro Witchcraft: Its Power in the World Today. Parte dei suoi viaggi lo portarono in Arabia, tra i Beduini e i Curdi Yazidi, e successivamente ad Haiti, dove studiò il Voodoo haitiano e introdusse il concetto di zombie al pubblico anglofono nel celebre L’isola magica. Nonostante le avventure e la fama, Seabrook affrontò difficoltà personali, come l’alcolismo, che lo portarono a ricoverarsi volontariamente nel 1933 all’istituto Bloomingdale, esperienza raccontata nel libro Asylum, scritto come se fosse un’altra avventura in un luogo sconosciuto. Seabrook rimane una figura unica del Novecento: giornalista, viaggiatore, esploratore dell’occulto e scrittore di avventure reali, capace di fondere reportage, antropologia e narrativa di viaggio, influenzando in maniera duratura la cultura popolare americana.

Martina Maggiore “Tutto quello che viene dopo”, Mursia

Copertina del racconto di esperienza e analisi psicologica di Martina Maggiore "Tutto quello che viene dopo", Mursia,

Mursia

Dal 19 ottobre

Tutto quello che viene dopo è un memoir intimo, ironico e profondamente onesto incentrato sul tema della ricostruzione personale dopo la fine di un’importante relazione durata cinque anni con un uomo di diciassette anni più grande. Più che una storia d’amore tradizionale, il libro racconta ciò che accade al cuore quando un grande amore finisce, mostrando come il percorso di guarigione non sia mai lineare, ma fatto di passi falsi, protezioni per paura di soffrire e tentativi di colmare i vuoti emotivi.

Dopo la rottura, l’autrice attraversa varie fasi e tipologie di relazioni disfunzionali: dalle distrazioni leggere con il classico “malessere” inafferrabile, all’illusione del Love Bombing, fino a presenze puramente fisiche.
Nel suo cammino si scontra con la paura di legarsi a persone sane (“troppo perfette”), l’amarezza di uomini ancora legati alle ex o già fidanzati, e l’incapacità iniziale di cogliere le red flag.
Dopo una parentesi buia con un profilo narcisista da cui riesce a salvarsi, scopre la forza di un’amicizia sincera e affronta l’immancabile ritorno dell’ex storico tra momenti di caos emotivo. 
Il messaggio finale dimostra che la vera guarigione non passa dal trovare subito un nuovo amore, ma dall’imparare a rispettare le proprie ferite, dire dei sani “no” e rimettere se stesse al centro.



NON È UNA STORIA D’AMORE.
È TUTTO QUELLO CHE VIENE DOPO.

Quando finisce.
Quando pensavi fosse per sempre.
Quando ti ritrovi sola… ma non davvero pronta a esserlo.
Perché nessuno ti prepara a quello che succede dopo.
Alle persone nuove.
Ai casi umani.
Ai ritorni.
Ai messaggi riletti troppe volte.
Alle notti in cui pensi di aver capito tutto… e il giorno dopo sei di nuovo punto e a capo.

Questo libro è tutto questo.

Caos.
Ironia.
Verità.
È per tutte le volte in cui hai pensato: “Questa volta è diverso”
È per tutte le persone che hai incontrato dopo.
È per quella che, alla fine, hai ritrovato: te stessa.

Se ti riconosci anche solo un po’… tranquilla, non sei l’unica.

Martina Maggiore, romagnola, studia Psicologia. Nel 2025 ha pubblicato con Mursia il suo primo libro Ma che stupida ragazza.

Walter Landini “Le mie Galápagos. Memorie di un incanto violato”, Töpffer Edizioni

Tra paleontologia, mito e memorie personali, il paleontologo di fama internazionale ripercorre il suo legame con l’arcipelago dove la meraviglia della natura incontra la fragilità e il segno dell’uomo.

Copertina del testo di Walter Landini "Le mie Galápagos. Memorie di un incanto violato", Töpffer Edizioni

Collana Scientia

Töpffer edizioni

Dal 20 ottobre

C’è un luogo sulla Terra che più di ogni altro incarna la soglia sottile tra l’incanto incontaminato della Natura e la mano imminente dell’uomo. Quel luogo sono le Galápagos.


Con Le mie Galápagos. Memorie di un incanto violato, il paleontologo Walter Landini offre una narrazione intima e partecipe, ben lontana dalla rigidità di un manuale accademico o dalla superficialità di un diario di viaggio.
Nato dal ricordo delle sue spedizioni scientifiche sul campo, il libro lascia emergere una voce profonda, in cui l’osservazione del biota e dei fossili si intreccia con il rispetto, la nostalgia e il dovere del ricordo.
In queste pagine sono le isole stesse a prendere la parola per raccontare le loro creature uniche: dal rifiuto dignitoso di Lonesome George, la celebre tartaruga gigante che accompagnò in silenzio all’estinzione la propria specie, all’improvvisa e fragile apparizione dell’iguana rosa, fino alla rivolta genetica dei pomodori e alla leggenda antica della Maldición de la Tortuga. 
Attraversando i secoli — dalle leggende dei navigatori che le temevano come “Islas Encantadas” evanescenti, fino alla rivoluzione scientifica firmata da Charles Darwin e al successivo arrivo dello sfruttamento e del turismo di massa —, Landini restituisce la complessa bellezza di un territorio conteso tra meraviglia e ferita. Le navi da crociera di oggi, guidate da cupi richiami, sono le nuove sirene di un pellegrinaggio laico che mette alla prova la tutela di questo delicato Santuario della Natura. 
Senza mai cedere all’autoreferenzialità, Landini mette la sua straordinaria esperienza scientifica — costruita in decenni di ricerca presso l’Università di Pisa e in spedizioni internazionali — al servizio di un racconto universale.
Un libro che invita chi legge a porsi come ospite custode, riscoprendo il senso del limite e la necessità di proteggere ciò che di più prezioso il pianeta ha da offrire.

Le Galápagos, oggi, sono considerate il “santuario laico” della Natura per eccellenza: un laboratorio biologico irripetibile per gli scienziati che desiderano lasciare un contributo ai posteri, e al tempo stesso una meta ambita e sofisticata, promossa a pieno titolo dalle agenzie di viaggio internazionali. Ma sotto quella veste raffinata, l’epidermide insulare reca cicatrici profonde, impresse da secoli di brutalità: paesaggi rifiutati e infranti, faune depredate senza misura, ecosistemi compromessi. Carceri di massima sicurezza, nate fuori da ogni regola, imprese commerciali che ne ereditarono i metodi spietati. In quella secolare ostilità verso l’uomo, qualcuno scorse l’ombra di un sortilegio antico: forse la vendetta silenziosa di una Natura tradita, o forse l’anatema lanciato dagli umili giganti che, sin dal primo incontro, pagarono il prezzo più alto. Da allora, le isole portano inciso nel loro destino un nome che è insieme memoria e leggenda: “la maledición de la tortuga” (dall’introduzione di Walter Landini)

Walter Landini (Portovenere, 1946) è stato professore ordinario di Paleontologia presso l’Università di Pisa. Tra i massimi esperti nello studio dei vertebrati e della biogeografia del Pacifico Orientale, ha guidato prestigiose spedizioni scientifiche internazionali (dall’Argentina al deserto del Gobi). Ideatore della Rete museale “Pangea” e saggista, ha dedicato gran parte della sua carriera alla ricerca e all’educazione ambientale.Dal 2001 è responsabile editoriale della “Palaeontographia Italica”, una delle più antiche riviste di paleontologia a livello europeo ed è vice presidente della Società Toscana di Scienze Naturali.