Carmelo Sardo “L’ultima estate di un uomo perbene”, recensione di Adriana Sardo(solamente omonima dell’autore)

“In quel clima così incandescente, il direttore di banca Pino Tragna aveva scoperto qualcosa che non doveva scoprire. 
Se avesse denunciato, avrebbe messo in serio pericolo la sua stessa esistenza. Ma non aveva altra scelta”
(dalla Quarta di copertina)

Copertina del romamzo di Carmelo Sardo"L'ultima estate di un uomo perbene", recensione di Adriana Sardo(solamente omonima dell’autore) Zolfo Editore

Zolfo Editore

L’ultima estate di un uomo perbene è un’opera di straordinaria intensità, una testimonianza necessaria e struggente.
Con una scrittura limpida e profondamente partecipe, Carmelo Sardo strappa all’oblio la vicenda di Giuseppe Tragna, integerrimo direttore di banca agrigentino, padre amorevole e marito esemplare. Nel suo vissuto si rivela la forza del dovere morale kantiano:
quell’imperativo categorico di fare la cosa giusta semplicemente perché è giusta, senza calcoli o paure.
Dinanzi alle ombre sinistre e agli assegni trafugati scoperti nei registri contabili, Tragna non esita: segnala e denuncia. Ma quella sua onestà quotidiana, in un contesto dominato dall’opacità
mafiosa, diventa una sfida intollerabile per un potere invisibile e feroce. Paga, così, con la vita lacolpa più rivoluzionaria: l’essere, semplicemente, una persona perbene.
Attraverso strazianti fotogrammi, l’autore restituisce i drammatici istanti del 18 luglio 1990, il giorno in cui l’uomo viene barbaramente ucciso sotto casa, a un soffio dal calore dei suoi cari. Il grido della moglie Mariella che “squarcia l’estate” segna uno strappo irreversibile nel tessuto del tempo, dividendo per sempre l’esistenza della famiglia tra un “prima”, fatto di momenti sereni, sogni e di normalità, e un “dopo”, dominato da un vuoto incolmabile e gelido.
Oltre al calvario dell’atroce perdita, la famiglia deve subire il veleno della maldicenza, poichè un’infame accusa di pedofilia viene orchestrata per deviare le indagini e proteggere i colpevoli,
uccidendo una seconda volta un uomo onesto.
Con una fermezza stoica, la moglie e i figli, lottano per decenni contro quella strategia diffamatoria, fino al giorno in cui il Ministero dell’Interno riconosce ufficialmente Giuseppe Tragna come vittima dei reati di tipo mafioso, ponendo fine ad ogni calunnia. Una riparazione tardiva, che restituisce la purezza di quel nome alla memoria collettiva.
Leggere questo libro diventa un atto di civiltà irrinunciabile, un percorso condiviso che cura la ferita dell’indifferenza attraverso la potenza della memoria. È un’opera che unisce il rigore di documenti inoppugnabili, capaci di svelare la verità dei fatti e il valore autentico di quest’uomo perbene, a una narrazione di travolgente umanità, che scuote la coscienza e tocca le corde più profonde dell’anima del lettore. Questa magistrale narrazione offre un esempio prezioso da consegnare alle nuove generazioni, affinché resti impresso che la legalità e il riscatto di un territorio non camminano sulle spalle di eroi mitologici e irraggiungibili. Poggiano, invece, sui passi quotidiani e silenziosi delle persone comuni, capaci di scegliere la rettitudine come sola, irrinunciabile bussola della propria esistenza.

Adriana Sardo (solamente omonima dell’autore)

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L’arte della salvezza. Storia favolosa di Marck Art

Dove non batte il sole

Alfonso Fanella “Il fuoco che abbiamo sepolto”, Graphofeel

Copertina del romanzo di Alfonso Fanella "Il fuoco che abbiamo sepolto" Graphofeel

COLLANA Intuizioni

GENERE Narrativa

dal 26/06/2026 in libreria

Graphofeel

Descrizione

Dopo quindici anni di assenza, Alberto Gastaldi torna a Rambàgo, il suo paese natale sulle colline pisane. Lì, da ventenne, l’incontro, in una strana estate, con due personaggi inquietanti avrebbe segnato per sempre la sua vita.
Milan Juric è un ex combattente jugoslavo in fuga dai fantasmi della guerra in Bosnia Erzegovina, giunto in paese con il suo oscuro passato. Nella stessa estate arriva anche Elisa, che torna dall’Inghilterra dopo la perdita del figlio. Entrambi trovano in Alberto una forma fragile di riscatto: Elisa attraverso una corrispondenza che si trasforma in un legame intimo e ambiguo, Juric, mostrando al ragazzo il fascino contorto della forza e della violenza. Alcuni eventi drammatici di quell’estate stravolgeranno la vita di Rambàgo e dei suoi abitanti, mentre Elisa scompare nel nulla.
Cosa è accaduto?
Alberto lo scoprirà solo quando si sarà misurato con la linea sottile che separa il fuoco che illumina da quello che distrugge e che abita ogni essere umano.

Il fuoco che abbiamo sepolto diventa un romanzo emblematico sulle difficoltà che ciascuno deve affrontare per definire la propria identità, in equilibrio tra contrasti, ferite e desideri mai del tutto sopiti.

La storia dell’umanità, per citare Elsa Morante, è un susseguirsi di conflitti, ma non vanno per forza letti in chiave negativa. Già Freud si interrogava sulle pulsioni umane e sulla spinta distruttiva che alberga in ciascun individuo. Se è vero che è impossibile estirparlo, possiamo quanto meno “canalizzarlo” al meglio. D’altronde la vita è trasformazione continua, ovvero un’alternanza di distruzione e ricostruzione. Ogni giorno ci svegliamo diversi da come ci siamo addormentati, ma dove sta il punto di rottura?

Il ricordo è lo scalpello con cui ciascuno plasma la propria personalità. Ma bisogna fare attenzione: uno scalpello si può trasformare velocemente in un’arma: basta un colpo più forte e l’anima va in frantumi. Il romanzo credo che chiarisca bene questo aspetto: rancore, depressione, immobilismo… sono diverse reazioni alla dittatura dei ricordi. Ciascuno deve fare i conti con il proprio dolore e non tutti riescono con facilità.

Ho voluto in qualche modo interrogarmi su quale sia la giusta misura che dovrebbe muovere gli individui, in perenne conflitto interiore tra pulsioni spesso laceranti, soprattutto oggi, in un’epoca segnata da conflitti e prese di posizioni nette. (Alfonso Fanella)

Alfonso Fanella, nato in Sicilia nel 1989, si trasferisce a Genova all’età di quindici anni, dove tuttora vive. Si è laureato in Storia nel 2013, con una tesi sul conflitto serbo-croato degli anni Novanta e sul racconto che ne ha fatto il giornalismo italiano dell’epoca. Il suo primo romanzo, Storia di un fiume in piena, è stato pubblicato da De Ferrari Editore (Genova, 2024).

Jan Brokken “La malinconia del viaggiatore”, presentazione

Copertina della raccolta di racconti di Jan Brokken, "La malinconia del viaggiatore", Iperborea

Tra l’Europa e l’America, il grande viaggiatore Jan Brokken firma quattordici racconti di speranza e nostalgia sulla grande cultura occidentale.
[…]Nei quattordici racconti che compongono La malinconia del viaggiatore, Jan Brokken si muove nel tempo come nello spazio, raccogliendo storie di mondi al tramonto, a volte dimenticati, a volte da proteggere.[…] ( da Iperborea)

TRADUZIONE dI: Claudia Cozzi

ILLUSTRAZIONI dI: Sara Cimarosti

Cristina Taglietti nella sua presentazione al testo (La lettura 7 giugno 2026) inquadra precisamente il contenuto del volume quando scrive:

“I quattordici testi che compongono il libro non raccontano soltanto luoghi: raccontano le tracce lasciate dagli artisti, dagli scrittori, dai musicisti che li hanno attraversati, trasformandoli in paesaggi della memoria.[…] Più vicino a Cees Nooteboom e a Claudio Magris che ai tradizionali autori di viaggio come Bruce Chatwin o Paul Theroux, Brokken pratica il pellegrinaggio culturale come forma narrativa. Non cerca l’orizzonte aperto, l’ebbrezza dello spostamento, ma le sedimentazioni; viaggia per verificare che le opere, le voci e le vite che hanno costruito l’Europa continuino a parlarci”.

E aggiunge un altro importante elemento alla sua analisi del contenuto:

“La musica non è semplicemente uno dei temi del libro: è il suo principio organizzatore. Bartók, Dvorák, Olivier Messiaen, il violoncellista Anner Bijlsma, il misterioso Servais, Monteverdi e molti altri trasformano l’Europa di Brokken in una sorta di partitura culturale. E anche quando parla di letteratura, Brokken continua a ragionare in termini musicali. Nell’incontro finale con Ismail Kadare, ormai anziano, lo scrittore albanese dice di invidiare ai musicisti la capacità di creare una lingua sempre nuova. «Noi — dice — abbiamo a disposizione soltanto parole spesso abusate, consumate, appesantite, cariche di significati perché qualche ideologia se n’è impadronita”.

L’incipit:

La cassetta delle lettere nel cimitero

A Collioure, nel cimitero, ho visto una cassetta delle lettere. Non un’imitazione, no, era una vera cassetta delle poste francesi, fissata a una lapide, o meglio, incassata per metà nel la pietra. Ci si poteva imbucare una lettera, e dalla facilità con cui si apriva lo sportellino si capiva che nel corso degli anni l’avevano fatto in molti. Doveva essere lì da parecchio tempo: il giallo originario era sbiadito, il metallo ossi dato. Era diventata una cassetta delle lettere in lutto, ma il logo delle poste francesi restava ben riconoscibile. Degli orari di ritiro non c’erano indica zioni. Del resto è comprensibile: al cospetto dell’eternità, la fretta si arresta al cancello del cimitero. Bisognava abbassarsi parecchio per imbucare una lettera, e inginocchiarsi mi sembrava il modo migliore.

Jan Brokken Scrittore e viaggiatore olandese, noto per la capacità di raccontare le vite di personaggi fuori dall’ordinario e i grandi protagonisti del mondo letterario e musicale, è autore di numerosi libri che la stampa ha avvicinato a Graham Greene e Bruce Chatwin. Oltre al bestseller Anime baltiche, Iperborea ha pubblicato: Nella casa del pianistaJungle RudyIl giardino dei cosacchiBagliori a San PietroburgoI GiustiL’anima delle cittàLa suite di Giava e La scoperta dell’Olanda, finalista al premio Strega europeo 2025.(da Iperborea)

Valeria Luiselli “Principio metà fine”, presentazione

Copertina del romanzo di Valeria Luiselli "Principio metà fine", Einaudi


Traduzione di Tommaso Pincio

“[…]un racconto affascinante che attraversa continenti e lingue, che riannoda i fili del tempo fino a un passato antico e geologico”.
Dall’autrice di Archivio dei bambini perduti. Un viaggio alle origini attraverso quattro generazioni di donne.(dal Catalogo Einaudi)

Dall’Incipit:

Contenuto

In principio erano una madre e una figlia. In seguito, piú o meno a metà, arrivarono altre madri e figlie, e anche uomini, altre persone in generale. Ma per ora, ci siamo soltanto io e lei, e un raggio di sole che entra in camera da una fessura tra le tende fende l’aria densa di fumo e tocca il letto, disegna una linea incerta lungo le pieghe del lenzuolo dalle dita dei suoi piedi, per poi risalire le gambe, lo stomaco, il petto e il collo e disperdersi sul suo volto, con lei che dorme e io che le poggio la mano sulla fronte e la sveglio dolcemente.

Scritto in prima persona, si apre indicando precisamente le due protagoniste principali o almeno i due personaggi a cui si affiancheranno altri, migranti, bottegai, anziani del luogo dove le due donne, madre e figlia, sono andate a cercare non solo le lontane origini ma soprattutto un nuovo inizio.
La madre, una scrittrice, dopo il recente matrimonio naufragato parte assieme alla figlia in cerca di tracce della propria nonna italiana, per ritrovare una nuova motivazione nella scrittura ma anche una  personale “rinascita”.
La madre e la figlia adolescente arrivano in Sicilia: per superare  il dolore del matrimonio fallito e della separazione da un fratello cercano in quel soggiorno sull’isola una nuova apertura  verso il futuro oltre all’occasione di riscoprire parte della storia familiare e trascorre fianco a fianco intere giornate tra letture ad alta voce, cucinando, incontrandosi.

Dall’Incipit:

Il mondo

Ero in cerca di un qualcosa simile a un inizio. Una cosa strana, forse, da aspettarsi dal tempo o dalla vita: la possibilità di cominciare, o di ricominciare. Non dovevo far altro, o almeno cosí pensavo, che rispondere a una domanda semplice: come le reinvento, la storia, le nostre vite? Ci saremmo state soltanto io e lei, per il momento.

Scrive Vanni Santoni nella sua presentazione (La Lettura 7 giugno 2026) “Pur avendo l’opera una trama chiara e definita […] è anche una raccolta di frammenti, zibaldone di digressioni e labirinto dai molti ingressi e dalle molte uscite, a dispetto del titolo — o meglio, a conferma del fatto che il titolo ha in sé una nota ironica”.

Valeria Luiselli è nata a Città del Messico e vive a New York. Autrice di romanzi e saggi, è tradotta in oltre trenta lingue. Con le sue opere ha vinto il Premio Letterario Internazionale Mondello 2025, l’American Book Award, il Folio Prize, l’International Dublin Literary Award e per due volte il Los Angeles Times Book Prize. Per Einaudi ha pubblicato Principio metà fine (2026).

Carlo Lapucci “Cielo a pecorelle. I segni del tempo nella meteorologia popolare”, Graphe.it

L’unica enciclopedia completa dei detti meteorologici italiani: dalla Grecia classica ai satelliti, un prontuario indispensabile per capire come sapienza contadina e scienza si intrecciano ancora oggi

Copertina dell'Enciclopedia alfabetica sulla meteorologia popolare di carlo Lapucci, Graphe.it editore

Graphe.it

Perché continuiamo a guardare il cielo anche nell’era delle app meteo? Perché la meteorologia popolare è l’ultimo filo culturale che lega l’uomo moderno alla natura.
Non coltiviamo più, non lavoriamo il legno, eppure scrutiamo le nuvole e ripetiamo detti tramandati da secoli.
Carlo Lapucci costruisce una vera enciclopedia alfabetica che attraversa millenni di tradizioni: dai proverbi greci ai giorni nostri, mostrando come sapienza contadina, scienza e religione si siano contaminate nell’interpretazionedel tempo atmosferico. Un’opera che documenta il passaggio epocale dall’imprevedibilità totale dei fenomeni celesti all’era dei satelliti.
Scritto con rigore filologico ma in stile accessibile e gradevole, questo libro è un prontuario essenziale per giornalisti che cercano riferimenti culturali, studiosi di tradizioni popolari e curiosi che vogliono scoprire le radici delle frasi quotidiane. Un titolo che risponde a una domanda universale: perché non smettiamo mai di cercare segni nel cielo?

L’uomo del terzo millennio che si alza la mattina certamente da come prima cosa un’occhiata alla televisione, ma poi, alla finestra guarda anche il cielo, cosa fanno gli uccelli, che dicono le piante, che vento tira, e altre spie della meteorologia casalinga d’una volta. Credo che comunque l’interesse che suscita questa materia non sia poi la previsione per cui uno prende o meno l’ombrello o la macchina:abbiamo qualcosa di piu sicuro, ma non c’è da esagerare perché questa rimane materia infida. Il vero stimolo che spinge verso la meteorologia e l’acquisizione di un’idea sintetica di un mondo di risonanze, dove tutto è collegato dai movimenti dell’aria e i loro influssi. Insieme a questo agisce la percezione di trovarsi in una realtà naturale coerente e comunicante in cui le cose si muovono insieme alle cose, l’una annuncia l’avvento o il comportamento dell’altra, un evento celeste influisce su un’infinità di fatti: dall’umore delle persone, ai comportamenti degli animali e delle piante, alle fermentazioni, alle semine, alla presenza degli insetti, e a tutto quello che di naturale s’insinua ancora nella vita umana, ormai sempre piu chiusa nel cemento. Il volume chiama il lettore a prendere atto di tutte quelle presenze lontane, vicine, ma nascoste ormai dai settori recintati che non e possibile oltrepassare, in modo da avere una conoscenza di quanto mondo e stato creato anche per lui, quante creature sconosciute lavorano a sua insaputa per la sua vita, come le api, che secondo regole meteorologiche indistruttibili, svolgono il lavoro di impollinazione dei fiori, caposaldo di tutta la produzione agricola. Come questo molti altri fenomeni, non meno importanti, seguono i mutamenti capricciosi dei venti, del sole, delle piogge e della luna e delle altre realtà naturali (Carlo Lapucci)

CARLO LAPUCCI è tra i massimi esperti italiani di tradizioni popolari e linguistica. Autore del monumentale Dizionario dei proverbi italiani (25.000 proverbi, Mondadori) e delle celebri Fiabe toscane (Mondadori), ha dedicato oltre 60 anni allo studio della memoria culturale italiana. Premio Fiorino d’Oro alla carriera (2018).

Dello steso autore su tuttatoscanalibri

Magia e poesia

L’Arca di Noè. bestiario popolare

Uniamoci amiamoci. Blasoni e complimenti verbali tra popoli italici

Carneval non te ne andare

Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di giugno 2026

Chiara Misceo “Ritagli di me” NeP Edizioni

Curiosità bibliofile: i caratteri tipografici

Stefano Terra “Alessandra” Oltre Edizioni

Leonardo Sciascia “Breve storia del romanzo poliziesco” Graphe.it


Daniela Tagliafico “Chi resta mentre il mondo scappa. Storie di confini e sopravvivenza” Vallecchi

Francesca Bardi “Ametista” Lorenzo de’ Medici Press

Ippolita Avalli “Il figlio del papa. Cesare Borgia” Mursia

Valeria Ancione “L’amore brucia” Vallecchi


Benedetta Maffezzoli “Il paese di Laggiù” CN Oligo

Daniela Alibrandi “Trilogia. Crimini del labirinto” presentazione

Hans Tuzzi “Colui che è nell’ombra” recensione di Alberto Genovese

Patrizia Gucci “La vera storia di una dinastia di successo raccontata da una Gucci doc”, Ali Ribelli Edizioni

Copertina della biografia memoir di Patrizia Gucci ""La vera storia di una dinastia di successo raccontata da una Gucci doc"Ali Ribelli Edizioni

Ali Ribelli Edizioni

 Patrizia Gucci, discendente diretta della celebre dinastia che ha rivoluzionato il mondo del lusso, attraverso queste pagine offre uno sguardo autentico e personale su una delle famiglie italiane più iconiche, intrecciando memorie familiari, retroscena inediti e incontri con personalità di fama internazionale. Non si tratta solo della storia di un brand, ma di un vero racconto umano fatto di ambizione, creatività e passaggi cruciali che hanno segnato un’epoca.

Dalla fondazione dell’azienda da parte del bisnonno Guccio alla storia d’amore dei genitori Paolo e Yvonne, ai lunghi anni di lavoro a Firenze e all’estero, Patrizia Gucci ripercorre le tappe del successo di una delle maggiori dinastie dell’imprenditoria italiana.
Ricordi personali si affiancano al racconto della creazione dei modelli divenuti poi oggetti di culto in tutto il mondo. Non mancano i momenti dolorosi, come la tragica scomparsa del cugino Maurizio, e infine i contrasti che porteranno alla vendita dell’azienda.
Per la prima volta una Gucci rievoca in prima persona la vera storia della famiglia che ha dato vita a uno dei marchi italiani internazionalmente più noti, sinonimo di intramontabile eleganza. E, raccontando, si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa…

Patrizia Gucci Pronipote di Aldo Gucci e figlia di Paolo Gucci, rappresenta la quarta generazione della celebre famiglia fiorentina. Ha iniziato la sua carriera come responsabile delle pubbliche relazioni internazionali per l’azienda di famiglia Gucci e in seguito ha lavorato anche come designer per la stessa azienda. Durante questo periodo, ha dimostrato di possedere molteplici competenze. Ha aperto con successo 13 negozi Gucci in tutto il mondo per rappresentare la famiglia e ha organizzato conferenze per promuovere l’immagine del marchio Gucci a livello globale. Nel 1969 ha intrapreso la carriera di designer indipendente, progettando una collezione di mobili in pelle. Il suo libro “Gucci: Una dinastia di successo raccontata da una vera Gucci” è la vera storia dell’iconico marchio italiano.

Patrizia Gucci, great-granddaughter of Aldo Gucci and daughter of Paolo Gucci, represents the fourth generation of the well-known Florentine family. She began her career working as the International Public Relations representative for the Gucci family business and later also worked as a designer for the company. During this period, she revealed herself to be skilled in many disciplines. She successfully opened 13 Gucci shops worldwide to present the family and organized conferences to promote the image of the Gucci name in the word. In 1969 she started to work as an independent designer, designing a collection of leather furniture. Her book Gucci: A successful dynasty as recounted by a real Gucci is the real story of the iconic Italian brand.

Rita Pacilio “La prima parola”, recensione di Rita Bompadre

La prima parola non è soltanto una poesia: è un fiume di vita che scorre e rifluisce, un respiro che intreccia memoria, spiritualità, fragilità e forza. (dalla postfazione di Eliza Macadan, Di Felice Edizioni)

Copertina del volume di poesia di Rita Pacilio "La prima parola", Di Felice Edizioni

“La prima parola” di Rita Pacilio (Di Felice Edizioni, 2025 pp. 64 € 10.00 ) è una dichiarazione biblica di principio, immersa nel profondo significato teologico e simbolico di una poetica che contiene già in sé, in nuce, il valore e la direzione di una dedizione spontanea e sensibile.

Rita Pacilio conferma il primato della parola, come azione creativa rivolta alla manifestazione di un atto d’amore e di comprensione verso qualcosa che supera la misura ordinaria del tempo e della vita, oltre la nostra esistenza e il nostro orizzonte. La ricerca filologica ed esegetica di Rita Pacilio estende l’espressione di una funzione della scrittura a sostegno di una rivelazione spirituale e razionale, agisce sulla relazione caritatevole con la memoria e interpreta una esperienza compiuta e matura, approfondita in una forma stilistica originale e omogenea.
L’opera poetica infatti si svolge in un unico componimento, originario e primordiale, realizzato con una prospettiva emblematica sull’osservazione sapiente e sacra della realtà e dell’uomo, in cui la fonte celebrativa del linguaggio è lo strumento demiurgo, dà forma alla materia, ne plasma il contenuto, dichiara la prima parola come segno di confessione interiore e preghiera.
Rita Pacilio consegna al lettore la sua armonia evangelizzatrice, distende l’ordine ciclico dei versi, a testimonianza di un itinerario esistenziale, filosofico e religioso verso la contemplazione e l’accettazione suprema della vita, analizzata scrupolosamente nella fedele ed empatica direzione di una sintonia di ricordi, attraverso la fragilità della natura umana e il sentimento pulsante delle aspettative. Alimenta la speranza e il desiderio, mantenendo viva la capacità di consacrare, alla radice romantica e lirica di ogni presenza viva, complice del suo cammino, l’invocazione a una sublime energia divina, in grado di assegnare il sostegno, il discernimento di ogni percezione antica e liturgica, idealizzata nel contesto presente, di riconoscere, nella caducità, la consapevolezza, nell’essenzialità l’intensità di una fermezza morale.
“La prima parola” pronuncia la saggezza di una dimensione trascendente, sedimentata in un solido e premuroso riferimento della biografia degli affetti, ancorata in un impercettibile e mistico esercizio ascetico dove l’approccio teologico sostiene il dono di una presenza dilatata, ideale, aperta alla misericordia.
Rita Pacilio espone la sua riflessione ermeneutica intorno alla disposizione generosa verso l’altro, riflesso dell’amore di Dio, alla grazia del bene che trasforma il cuore e si mostra nella benevolenza quotidiana. La potenza ipnotica del libro seduce l’attenzione alla lettura, affascina il richiamo ieratico di una solenne, ispirata comunicazione con la volontà di affermare l’importanza e l’eredità dei vincoli familiari e ristabilire dal passaggio inevitabile del dolore la consolazione e la letizia dell’anima. Rita Pacilio rende la fede nella dignità umana, rischiara il buio delle coscienze, ricompone l’incrinatura delle sconfitte. Risana la luce e la verità della salvezza, attraversa la finalità docile e accogliente della compassione, si fa lingua dell’innocenza in un mondo dominato dalla malvagità. In un rituale che esplora il mistero della vita, il respiro di “La prima parola” avvolge la continuità di un verbo assoluto, tradotto nel luogo delle evocazioni emotive, nella terra e dentro di noi, come rappresentazione della nostra origine. Un ponte invisibile tra l’ascolto e l’umiltà di ogni parola pronunciata in limine di un’offerta introspettiva.

Rita Pacilio è poeta e scrittrice. Nasce a Benevento nel 1963 e vive sulle colline sannite. Sociologa di formazione e mediatrice familiare di professione, da oltre un ventennio si occupa di poesia, musica, narrativa, letteratura per l’infanzia, saggistica e critica letteraria. Direttrice del marchio editoriale RPlibri. Al suo attivo ha più di quaranta pubblicazioni. Recenti lavori: “Così l’anima invoca un soffio di poesia” (Marco Saya Edizioni, 2023) “Si è fatto preghiera – San Francesco d’Assisi otto secoli di umanità e ispirazione” (RPlibri, 2024). È stata tradotta in undici lingue.

Luca Poli “Mani cattive”, Carmignani Editrice

Copertina del noir mistery "Mani cattive" di Luca Poli, Carmignani Editrice

Nathalie è una giovane donna che si prepara a iniziare la sua prima esperienza di lavoro lontana da casa. Trova un posto come governante nella villa del signor Harlan, uomo
severo e tormentato, segnato da un’infanzia difficile. La casa, immersa in un paesaggio cupo e isolato, diventa il teatro di tensioni psicologiche e misteri inquietanti.(da Carmignani Editrice)

La giovane Nathalie viene assunta come governante presso la villa del signor Harlan. Senza alcun indirizzo preciso, raggiunge la dimora affidandosi unicamente a un biglietto con l’indicazione “Villa del Signor Harlan”. Il viaggio che la conduce a destinazione è lungo e complesso, e segna l’inizio di un’esperienza destinata a rivelarsi ben diversa da quanto immaginato.
La villa in cui presta servizio è un luogo isolato e sfarzoso, abitato da un uomo burbero e introverso.
Il signor Harlan consegna a Nathalie un rigido decalogo di mansioni che regolano ogni aspetto della sua vita lavorativa: dalle pulizie alla cucina, fino a compiti di assistenza personale.

Completamente distante dal mondo esterno, Nathalie svolge il proprio lavoro con disciplina e riservatezza, trovando in Gusto, il giardiniere, l’unico possibile alleato.
Col tempo il padrone si addolcirà, comincerà a provare dei sentimenti di affetto profondo verso la sua domestica e tenterà di corteggiarla con mosse lecite e meno lecite.
Ma alla ragazza il corteggiamento non interessa: lei pensa ad Oliver, il ragazzo del suo paese. Così la gelosia del meschino Signor Harlan, che pensa di ottenere tutto con i soldi e il potere, si farà assai eccessiva.
Riusciranno i due ragazzi a costruire un futuro sereno lasciandosi alle spalle le ombre della villa?
Attorno alla figura del signor Harlan gravitano presenze inquietanti: l’ex moglie Beatrix e la sorella gemella Zelda, che contribuiscono ad alimentare tensioni e dinamiche di crescente ostilità nei confronti della giovane governante.
All’interno della villa emergono inoltre eventi inspiegabili e una serie di misteri che avvolgono l’intera vicenda.
In un’atmosfera fatta di sospetti, porte che sbattono, oggetti che si muovono e presenze ambigue, Nathalie si ritrova a dover affrontare un contesto sempre più instabile e minaccioso, in cui nulla è come appare.

Il romanzo si muove tra suspense, elementi oscuri e suggestioni di genere difficilmente classificabili in modo univoco, sospeso tra thriller, fantasy e romanzo gotico.
Con Mani Cattive, Luca Poli segna una netta svolta rispetto ai suoi lavori precedenti, che erano spesso caratterizzati da una sensibilità più intima, delicata e fortemente orientata a temi sentimentali.
In questo nuovo percorso narrativo, l’autore abbandona progressivamente quelle atmosfere più morbide per immergersi in un universo decisamente più cupo, teso e carico di ambiguità emotiva.
Il cambiamento non è soltanto superficiale o stilistico, ma appare come una scelta consapevole e strutturale, quasi una dichiarazione d’intenti: Poli sembra voler mettere alla prova la propria scrittura, spingendola verso territori meno rassicuranti e più complessi.
Questa evoluzione si traduce in una narrazione più serrata, in cui la tensione cresce gradualmente e accompagna il lettore lungo sviluppi imprevedibili, spesso segnati da un senso di inquietudine latente.
Le atmosfere si fanno più dense, i toni più asciutti e incisivi, mentre i personaggi si muovono in contesti che ne mettono costantemente alla prova la stabilità emotiva e morale.
Il romanzo esplora infatti temi come il potere, la manipolazione, il trauma e la resilienza, e il percorso della protagonista verso la libertà e l’amore.
In questo modo, Mani Cattive non rappresenta soltanto un cambiamento di genere o di registro, ma diventa soprattutto il segno di una maturazione artistica, in cui l’autore sceglie deliberatamente di esplorare nuove sfumature narrative, ampliando il proprio orizzonte espressivo e ridefinendo la propria identità letteraria.

Luca Poli è nato a Pisa nel 1986. È laureato in Cinema, Musica e Teatro presso l’Università di Pisa. Ha frequentato laboratori di teatro e corsi di scrittura creativa.
Clocchard è il suo primo romanzo, pubblicato nel 2016 da Istos Edizioni, con il quale ha vinto il premio “Argentario 2016”. Per Carmignani Editrice sono usciti nel 2019 il secondo romanzo Baba Kunya. Una strana mescolanza famigliare e nel 2022 Aloha!, romanzo epistolare.

Emanuela Romeo “Tattura tà, tattura tà”, NeP Edizioni

Breve racconto di un telaio e di un corredo per cinque nipoti

Copertina del racconto di Emanuela Romeo "“Tattura tà, tattura tà”, NeP Edizioni

Il titolo onomatopeico richiama il rumore del telaio che accompagna il gesto sapiente di una bambina, Angela Rosa. Un suono antico e ritmico, quasi ipnotico, che proviene da uno strumento custode di una tradizione millenaria. Strumento attraverso cui poter esprimere crescendo la propria creatività e realizzare qualcosa di bello che la donna non avrebbe mai usato, perché la sua vita sarebbe stata dedicata alle sue cinque nipoti.

Nel cuore del racconto vi è il rituale della preparazione del corredo in un piccolo paese della Calabria: un gesto quotidiano che fino agli anni Settanta rappresentava un patrimonio comune, condiviso da tutte le famiglie indipendentemente dall’estrazione sociale.
Una tradizione fatta di ricordi e condivisione, che si svela poco alla volta. Il telaio diventa così simbolo di continuità e appartenenza ad un passato che continua a vivere nei gesti, negli oggetti e nei legami.
Ogni tessuto realizzato a mano diventa un piccolo capolavoro irriproducibile, destinato ad acquisire nel tempo un valore sempre più prezioso. Ogni filo intrecciato custodisce storie, affetti, sacrifici e sogni e scandisce la ricostruzione nostalgica della storia di una famiglia.

Con uno stile intimo e una narrazione autentica e spontanea, Emanuela Romeo racconta la forza dell’unione familiare e il valore delle esperienze tramandate di generazione in generazione. Un viaggio sentimentale fatto di piccole cose, di relazioni autentiche e di insegnamenti destinati a resistere al tempo.

“Tattura tà, tattura tà” vuole essere un tributo ad Angela Rosa ma anche un omaggio alla memoria femminile, alla creatività artigiana e alla forza silenziosa delle tradizioni che continuano ancora oggi a raccontarci chi siamo.

Un libro capace di parlare al cuore e di invitare a riscoprire la bellezza delle emozioni sincere e dell’appartenenza alle proprie radici familiari.

Emanuela Romeo, laureata con lode in Lingue e Letterature Straniere, con indirizzo in Linguistica comparata anglo-irlandese, è docente di lingua inglese e progettista europea. Da sempre coltiva un vivo interesse per il teatro e la letteratura, passioni che accompagnano il suo percorso professionale e culturale.
 Oggi il suo nome è legato soprattutto al mondo della formazione professionale. Per NeP dirige la collana editoriale “Donne Oggi” e, dal 2014, ha pubblicato numerosi contributi e opere.