
Nel 2026, a cento anni dal Premio Nobel per la Letteratura, ricordare Grazia Deledda significa soprattutto riscoprirla. Fu insignita del premio Nobel, unica scrittrice italiana, autodidatta, cresciuta nella sua Sardegna.
La sua opera contiene e mantiene una straordinaria attualità psicologica e sociale.
Fondamentale il ruolo giocato dal paesaggio che non assiste passivo, ma è partecipe al travaglio e alla sensibilità del personaggio, ne è lo specchio nei momenti di maggiore intensità emotiva, legata ai temi più presenti nella prosa deleddiana quali il peccato e la sua espiazione nonché l’amore, ruolo che si affina via via nelle opere della maturità.
La natura è personaggio: nei capolavori come Canne al vento, non è un semplice sfondo pittoresco, dialoga con gli stati d’animo dei protagonisti; profonda è l’interconnessione tra l’essere umano, gli animali e l’ambiente circostante. E non solo, personaggi deleddiani vivono conflitti intimi laceranti, dominati dal senso di colpa, dal rimorso e dal peso del destino; l’interiorità e l’angoscia esistenziale sono tematiche già presenti.
Grazia Deledda racconta un mondo segnato da tradizioni, regole sociali, appartenenza e senso del destino. Ma dentro questo mondo mette in scena soprattutto l’umanità dei personaggi, con le loro inquietudini, i desideri, le fragilità e il bisogno di scegliere.
Un altro elemento centrale della riscoperta deleddiana riguarda la rappresentazione della condizione femminile. Le donne della Deledda vivono spesso dentro una società che impone loro ruoli, silenzi e limiti. Eppure sono personaggi complessi, attraversati da desideri, conflitti e aspirazioni. Non sono figure immobili: resistono, scelgono, sbagliano, soffrono e talvolta cercano una via d’uscita dalle regole che le circondano.
Per cominciare riproponiamo alcuni articoli presenti sulla nostra rivista:
La raccolta di racconti al femminile, tra i quali quelli della Deledda, in Le scrittrici della notte a cura di Lipperini








