Hans Tuzzi, “zaff&rano e altre spezie”, presentazione di Salvina Pizzuoli

«Fra i cinque e i sei anni feci due grandi scoperte: la lettura e la magia. Vidi, infatti, che lettere e suoni si corrispondevano. E, in cucina, vidi un riso bianco diventar giallo. Ciò era in potere di due djinn dei deserti, Zaff e Rano. Così, almeno, mi rivelò l’agne Guste, la prozia Augusta, che sovrintendeva allo spentolio della casa.»(da Slow Food Editore)

Nella Piccola biblioteca di cucina letteraria di Slow Food Editore “zaff&rano e altre spezie” di Hans Tuzzi – una delle penne più importanti della tradizione letteraria – come si legge nella presentazione della raffinata collana che coniuga narrativa e cibo.

Sessanta pagine di sapori e ricordi riemersi dall’infanzia “che ritorna e ritorna, come un rimpianto, come un rimorso” in un fluire senza tempo, indistinto e miscelato a odori, sapori e a quel senso di rammarico e cruccio nel cuore perché “come possono, i bambini, sopravvivere alla loro infanzia?” Detto così potrebbe ingannare, ma Tuzzi sa sempre sorprenderci non solo con la sua scrittura elegante, ma per la leggerezza e nello stesso momento per lo spessore coinvolgente e sotteso tra le righe. E così spezie e ingredienti e personaggi e fantasie che quell’io bambino rifonde convinto di ricordare, si mescolano in una nuova pietanza condita dalla trappola della memoria “che crede di inoltrarsi nel passato quando invece lo ricrea”. “Ricordare è mentire” aggiunge più avanti, come corollario ad un percorso sopraffino. Parole, immagini, profumi e sapori di un’altra infanzia, quella del lettore che beve dal calice dell’ambrosia perduta, vi si sovrappongono in un emozionante ritrovarsi, in un cerchio che si chiude nel lirico finale.

Nelle poche pagine più tecniche, alla fine del volumetto, dedicate allo zafferano, se ne ripercorre la storia e si spiega che Slow Food è promotore di tre tutele, una nazionale e due internazionali, per il fiore di zafferano e contro le contraffazioni.

Non perdetevi questa chicca e non perdetevi le ricette!


Per saperne di più su Slow Food Editore: Una collana di narrativa, arricchita da alcune delle penne più importanti della tradizione letteraria e artistica italiane: da Nicola Lagioia a Giuseppe Culicchia, da Carlo Petrini a Giovanni Arpino, da Lella Costa a Moni Ovadia e Giorgio Conte, da Lou Palanca a Hans Tuzzi, Massimo Carlotto e Matteo Codignola, sono numerosi gli autori che hanno accettato di prestare la propria arte e la propria firma all’unione tra letteratura e cibo, pubblicando questi piacevolissimi racconti dai profumi e dai sapori gastronomici.

Gabriella Genisi “Terrarossa”, presentazione

Terrarossa è l’ultimo romanzo della serie che ha come protagonista la commissario Lolita Lobosco: è iniziata nel 2011 con La circonferenza delle arance, è stata seguita da altri otto romanzi.

Un poliziesco ambientato a Bari e zone limitrofe con protagonisti, oltre alla commissario, la squadra con Forte, vecchio compagno di classe, ed Esposito; non mancano tra i protagonisti l’amica d’infanzia pm, la famiglia, gli amori, il mare, la cucina pugliese con le sue tradizioni e piatti tipici e non per ultima la lingua come elemento caratterizzante. Così le piacevoli pagine si alternano tra indagini, gli affari di cuore non sempre fortunati della protagonista, alcuni piatti, con le ricette di Lolì che trovano posto alla fine del romanzo, momenti e personaggi nelle stanze della questura, luogo di lavoro certamente, ma anche di relazioni umane.

In quest’ultimo romanzo che si apre con la situazione esplosiva della pandemia da Covid, trova spazio un’altra “peste”, il caporalato, uno dei mali annosi che pervadono con strapotere le campagne meridionali di cui sono vittima e i manovali assoldati tra le schiere di migranti irregolari, ma anche, come in questo caso, chi lotta a costo della vita per scalzarla: Suni Digioia la giovane imprenditrice e attivista per i diritti dei braccianti nonché ecologista convinta. La prima ipotesi di suicidio viene presto abbandonata dalla Lobosco tornata dalle ferie perché chiamata in modo accorato dall’amica e coinvolta dallo stesso questore per i “nomi” implicati nella vicenda. Oltre all’indagine poliziesca, condotta con scrupolo e amor di giustizia dalla protagonista, interessanti pagine vengono dedicate al caporalato, male di cui tutti sanno che assurge alle cronache solo per le violenze e le morti efferate ma mai estirpato.

“Sullo sfondo di una città stravolta e quasi irriconoscibile, eppure pervasa come ogni estate dal profumo della salsa di pomodoro, la tenace commissaria barese torna con un nuovo caso da risolvere – intricato come la sua relazione con Caruso –, lottando ancora una volta per far trionfare la giustizia”. (da Sonzogno Editori)

E anche

Brevi note biografiche

Gabriella Genisi è nata e abita a pochi chilometri da Bari. Ha scritto numerosi libri e ha inventato il personaggio di Lolita Lobosco, protagonista dei romanzi pubblicati da Sonzogno che hanno ispirato la fortunata serie tv trasmessa su Rai 1: La circonferenza delle arance (2010), Giallo ciliegia (2011), Uva noir (2012), Gioco pericoloso (2014), Spaghetti all’Assassina (2015), Mare nero (2016), Dopo tanta nebbia (2017) e I quattro cantoni (2020). Per Rizzoli sono usciti Pizzica amara (2019) e La regola di Santa Croce (2021).

Jean -Jacques Rousseau “Le fantasticherie di un viandante solitario”, Lorenzo De’ Medici Press

10 euro – 152 pagine 

Traduzione, introduzione e cura di Ilaria Guidantoni

Le Fantasticherie di un viandante solitario rappresentano di fatto il seguito delle Confessioni e sono l’ultima opera di Jean-Jacques Rousseau che si compone di dieci “Passeggiate”. La decima, scritta meno di tre mesi prima di morire, è rimasta incompiuta. Arrivato sulla via del tramonto della propria vita,

Rousseau, sempre più emarginato dalle relazioni umane, ha voluto dedicare i suoi ultimi giorni allo studio di se stesso, abbandonandosi, come scrive, alla sola dolcezza che il mondo non potesse più sottrargli, quella di conversare con la propria anima.

Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) è stato uno dei maggiori filosofi, pensatori e scrittori della letteratura francese ed europea. Fu anche pedagogista e musicista. Incomparabile filosofo, anticipò inoltre molti degli elementi che, tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, avrebbero caratterizzato il Romanticismo, e segnò profondamente tutta la riflessione politica, sociologica, morale, psicologica e pedagogica successiva. Tra le sue opere maggiori spiccano Il contratto sociale (1762), Le confessioni (1782), Émile o dell’educazione (1762).


Lorenzo de’ Medici Press è una casa editrice aperta, indipendente e rivolta verso il futuro. Il catalogo accoglie un settore principale aperto a volumi di ampia divulgazione saggistica, e agile formato, nel campo delle scienze umane: dalla filosofia alla religione, dalla linguistica alla sociologia, dalla storia alla letteratura, dalla storia dell’arte all’archeologia, dalla psicologia alla scienza, dal cinema alla fotografia. Tutti libri che puntano a individuare temi, ad analizzare problemi e a spiegare sempre al pubblico quello che serve ad arricchire e far crescere la conoscenza grazie a un linguaggio diretto e immediato. Accanto a questo settore, Lorenzo de’ Medici Press pubblica volumi di “varia adulti e ragazzi” nei quali l’intrattenimento è inteso come sempre motivato e motivante, mai fine a se stesso né scontato e sempre con connotati di spiccata originalità. Anche in questo caso i settori sono molteplici: dalle tradizioni locali alla cucina, dall’esercizio artistico agli sport.  Al fianco di questi due contenitori, vengono pubblicati volumi di narrativa, Italiana e straniera, che da tempo sono introvabili in libreria o che, invece, non sono mai stati pubblicati. Scoperte e riscoperte che divertono e interessano, aiutando il lettore ad ampliare i propri orizzonti.

Luciana Frezza “Parabola sub”, Graphe.it Edizioni

Prefazione di Walter Pedullà

Collana Le mancuspie*, Graphe.it

Pagine 72, prezzo 12 euro

La parabola sub è la vicenda esemplare di chi sta sotto, di chi sta sott’acqua, di chi non è interessato alla superficie delle cose.

Luciana Frezza è stata una poetessa che ha lasciato nel nostro Novecento il suo segno profondo, solcato con lieve ironia. È stata anche fine traduttrice per i maggiori editori italiani dei poeti simbolisti francesi: Laforgue, Mallarmé, Verlaine, Baudelaire, Apollinaire, Proust e altri. A distanza di trent’anni dalla morte, viene qui proposta l’ultima opera pubblicata in vita dall’autrice, Parabola sub, dove si addensa tutta la maturità espressiva di una penna tanto elegante quanto complessa.

LUCIANA FREZZA (Roma, 1926-1992) è stata poetessa e traduttrice. Si laurea in Lettere con una tesi su Eugenio Montale, discussa con Giuseppe Ungaretti. Alla Sapienza conosce il suo futuro marito, Agostino Lombardo, anglista e traduttore dell’opera shakespeariana. La sua linfa poetica si esprime fin da ragazza, durante la guerra e nella Roma liberata nel ’44; poco dopo inizia a tradurre i poeti francesi.


*La nuova collana di poesia LE MANCUSPIE diretta da Antonio BUX 

«Nel racconto breve Cefalea, presente nel Bestiario del 1951, Julio Cortázar immagina un allevamento di mancuspie, curiosi mammiferi il cui aspetto è lasciato in gran parte all’immaginazione dello spettatore. Se non opportunamente accudite, le mancuspie sono in grado di trasmettere il proprio malessere agli uomini che se ne occupano, nella forma di un’insopportabile cefalea. Gli allevatori, tormentati dalla cefalea da mal-accudimento, trovano apparente sollievo nella medicina omeopatica, si scoprono dipendenti da erbe come la Belladonna, l’Aconitum, il Cyclamen. Cure naturali, s’intende, che idealmente sollevano l’uomo dagli effetti collaterali di una scarsa cura per il mondo che lo circonda» (da luogo_e).

Da questo spunto viene l’idea che la poesia sia per certi versi paragonabile allo strano mondo animale fantasticato dallo scrittore argentino. Nella collana saranno ospitate monografie inedite e antologie di autori già largamente consolidati, ma anche rari repêchage che riproporranno testi di assoluto valore ormai fuori commercio da tempo. Testi ibridi dall’alto spessore qualitativo di poeti del Novecento italiano e non solo. La collana ha due uscite annue: una a febbraio, una a settembre (salvo eccezioni). I libri sono stampati su carta avoriata, con copertina in cartoncino avorio e alette e brossura rilegata a filo refe. La collana è diretta da Antonio Bux. Il logo della collana è disegnato da Emiliano Billai.

I primi due titoli della collana sono:

LUCIANA FREZZA, Parabola sub, prefazione di Walter Pedullà – settembre 2022

GIORGIO MANGANELLI, Un uomo pieno di morte – novembre 2022 (per il centenario della nascita di Manganelli)


Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di settembre 2022

Alessia Gazzola e la nuova trilogia con Costanza Macallè

Alessia Gazzola “La costanza è un’eccezione”

Michiko Aoyama “Finché non aprirai quel libro”

Hannah Lynn ” Il segreto di Medusa”

Hermann Hesse “Il canto degli alberi”

Edgar Lee Masters “Antologia di Spoon River”

Italo Calvino la trilogia: Il cavaliere inesistente

Sebastiano Vassalli “La notte della cometa”

Gaja Cenciarelli “Domani interrogo”

Livia Manera “Il segreto della principessa Amrit Kaur”

Curiosità bibliofile: i caratteri tipografici

Fabio Santa Maria “Versetti ironici contro l’ansia”

da Incipit23 Edizioni

Quando Fabio scopre che il 79% degli italiani ha avuto un attacco d’ansia almeno una volta nella vita, decide di seguire il consiglio del suo analista e inizia un diario terapeutico.

Ma descrivere l’ansia, neanche a dirlo, gli mette ansia. Molto meglio raccontare una serie di aneddoti (sur)reali sugli aspetti più ridicoli della sua grande nemica, quella che gli fa tremare le mani, che gli fa battere il cuore a mille, che lo spinge a consultare il perfido Dottor Google e a immaginare mondi alla rovescia. E decide di chiamarli “versetti ironici”, perché sono brevi e così non stressano, perché fanno il verso all’ansia e poi perché versetti suona biblico, quasi apocalittico, e così l’ansia si spaventa. Dopotutto è nato da una madre ansiosa e da un padre ferocemente ironico, un mix genetico esplosivo che produce in loop l’ansia e i suoi anticorpi, e che gli consente di riempire il diario anche con improbabili e divertenti strategie per fronteggiarla.

Versetti ironici contro l’ansia si fa portavoce delle disavventure dei tantissimi ansiosi del mondo a cui l’autore chiede di unirsi per un coming out collettivo, in una sorta di accattivante orgoglio ansioso.

Alcuni stralci

Ci rifletta: l’ansia sarà anche una grana in più, sarà anche diecimila volte più pericolosa del pericolo vero e proprio, ma la cerchiamo anche quando non c’è. Ci nutre, ci permette di sentirci vivi. La sua assenza sarebbe francamente ben più preoccupante della sua presenza. Noi ansiosi, in fondo, salviamo il mondo dal devastante appiattimento della noia.

***

[…] Ecco, ora diglielo che ti sei buttato a studiare come funziona l’ascensore solo perché eri terrorizzato di precipitare dall’ottavo piano, o di rimanere bloccato – anzi intrappolato – fino a morirci dentro per il panico. Diglielo che hai calcolato la media dei tempi utilizzati dai tecnici per ogni intervento e che solo dopo aver scoperto – statistiche alla mano – che era molto più probabile cadere dalle scale che dall’ascensore, ti sei deciso a utilizzare quello del condominio.
Invece, da bravo ipocrita, riesco anche a sorridere e a dirle che no, non sono un ingegnere, ma scrivo racconti e allora sono sempre molto curioso di scoprire come funzionano le macchine. Tutte le macchine.
Poi l’ascensore comincia a muoversi lentamente, con piccoli balzi da brivido.
«Ecco», confermo, «qualcuno dall’alto sta riportando la cabina al piano. Lo sapevo io che non c’era da preoccuparsi!» E lo dico mentre in realtà sto pensando che quei balzi potrebbero essere anche dovuti al freno che inizia cedere, o alle guide laterali usurate per un cortocircuito.
Invece, da bravo ipocrita, riesco anche a sorridere e a dirle che no, non sono un ingegnere, ma scrivo racconti e allora sono sempre molto curioso di scoprire come funzionano le macchine. Tutte le macchine.
Poi l’ascensore comincia a muoversi lentamente, con piccoli balzi da brivido.
«Ecco», confermo, «qualcuno dall’alto sta riportando la cabina al piano. Lo sapevo io che non c’era da preoccuparsi!» E lo dico mentre in realtà sto pensando che quei balzi potrebbero essere anche dovuti al freno che inizia cedere, o alle guide laterali usurate per un cortocircuito.

Brevi note biografiche

Fabio Santa Maria, ansioso sin da quando nacque a Milano nel 1964, voleva fare di tutto tranne lo scrittore. Nel corso degli anni ha collaborato con piccole ma importanti realtà editoriali. Il suo amore per gli animali lo ha portato a vivere (randagio), spostandosi in tutta Italia per prendersi cura di cani, gatti e altri compagni a quattro zampe. Vive da alcuni anni in Sicilia con la sua compagna e, insieme, hanno realizzato il progetto Libri e Letture Vagabonde, per la distribuzione gratuita di libri usati frutto di donazioni che provengono da tutta Italia, attraverso piccole iniziative culturali e popolari con lo scopo di incentivare la lettura. Questo è il suo primo libro di narrativa.

Aldo Dalla Vecchia “Diabolik dietro la maschera. Indagine sul Re del Terrore”, Graphe.it Edizioni

Prefazione di Gabriele Acerbo

Pagine 108, prezzo 9 euro,

Graphe.it Edizioni

Il fascino di Diabolik, spietato nel crimine quanto abile nella fuga, ha colpito nel tempo migliaia di lettori. L’aura sfuggente del Re del Terrore non offusca però la nitidezza di questo dettagliatissimo saggio: del celebre antieroe mascherato ci verrà svelata ogni cosa, dalla storia della cravatta di Ginko ai curiosi retroscena editoriali, compreso il mistero del primo disegnatore dell’albo, scomparso letteralmente nel nulla dopo l’uscita dell’episodio 1.

Aldo Dalla Vecchia accompagna una mole sconfinata di riferimenti e notizie per veri appassionati con una scrittura brillante e godibile, da cui traspare un sincero entusiasmo verso le vicende del personaggio. In undici capitoli corredati da appendice viene resa quindi ampiamente giustizia alla complessità di questo fumetto, nato per riempire un viaggio in treno di mezz’ora, ma che ha finito per durare sessant’anni.

ALDO DALLA VECCHIA (Vicenza, 1968) è autore televisivo e giornalista da oltre trent’anni. Vive a Milano con i gatti Carmelina e Assuntina e il cane Alma. Ha firmato programmi come Target Verissimo, e ha collaborato con Corriere della Sera TV Sorrisi e Canzoni. È il coordinatore editoriale di Mistero Magazine e scrive per il settimanale Oggi. Tra i suoi libri ricordiamo i romanzi Rosa Malcontenta e La consapevolezza di te. Con la Graphe.it edizioni ha pubblicato Mina per neofiti, Viva la Franca, Trionfo d’amoreIn nome di Maria, l’eBook Vasco l’investigacane (che ha inaugurato la collana Flavia, dedicata al giallo con un pizzico di leggerezza), e Le avventure di Amerigo Asnicar, il primo di una serie sulle investigazioni nel mondo del jet set.

Carlo Lapucci “L’arca di Noè. Bestiario popolare”, Graphe.it Edizioni

Miti, tradizioni, simboli, giochi, curiosità, proverbi e credenze del mondo animale.

Pagine 326, prezzo 15,90 euro

in libreria dal 26 settembre per Graphe.it

Cosa è rimasto dell’universo simbolico sugli animali che tanta parte ebbe nella cultura medievale? Che resta della grande metafora che rappresentava il mondo animale per gli antichi?

Sulla scia degli antichi bestiari, Carlo Lapucci va alla ricerca delle tracce della tradizione popolare e ci propone un catalogo in cui l’animale riemerge quale interlocutore dell’uomo che lo riscopre come compagno nel viaggio della vita.

CARLO LAPUCCI vive a Firenze, dove ha insegnato per molti anni. I suoi interessi si muovono nel campo della letteratura, della linguistica e delle tradizioni popolari, incentrati sull’individuazione delle radici profonde della cultura italiana. Con Graphe.it edizioni ha pubblicato: La Vecchia dei camini. Vita pubblica e segreta della Befana (2018), L’arte di fare il cattivo. Ovvero origine, epifanie e metamorfosi dell’Orco (2019) e Gesù bambino nasce. Poesia popolare del Natale (2019). In questa stessa collana ha visto la luce il saggio Magia e poesia (2022).

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Carlo Lapucci “Magia e poesia”

Catia Buselli “Brie e le coccole”, Paesi Junior Edizioni

Una bimba come tante, le cui giornate sono un susseguirsi di esperienze a volte buffe, altre volte difficili o emotivamente impegnative. Scritto dalla pedagogista familiare Catia Buselli, il primo capitolo del personaggio è dedicato alle “caccole”, un albo illustrato divertente per piccoli e adulti, utile per affrontare con creatività i problemi della quotidianità. Illustrazioni di Iolanda Filipponi

Chi è Brie? Una bambina come tante. O forse no? Comuni sono certamente le sue giornate, le avventure e gli ostacoli che incontra, raccontati dall’autrice e ideatrice Catia Buselli, pedagogista familiare e istruttrice di Mindfulness, che da quaranta anni si occupa di infanzia attraverso la consulenza e l’editoria.

Brie non usa “super poteri” per affrontare le sfide e vivere le sue giornate, ma li apprende dalle persone che incontra. Fa tutte le cose che fanno i bambini, anche quelle che a volte possono mettere in difficoltà gli adulti. Come il rapporto con le caccole, a cui il primo capitolo delle sue avventure è dedicato. 

Il racconto della sua prima avventura prende vita, pagina dopo pagina, tra parole proibite, inventate o sconosciute, piccole rime e filastrocche che danno ritmo e musicalità alla storia, permettendo al bambino di mantenere l’attenzione durante la lettura.

Le illustrazioni di Iolanda Filipponi rinforzano il testo in quei passaggi in cui si nominano oggetti o situazioni che i bambini non conoscono ancora, e che pertanto non possono evocare, ma che attraverso il disegno diventano parte di una nuova conoscenza.

«Un libro birichino pensato per divertire i bambini e gli adulti e aiutarli ad affrontare le piccole difficoltà in modo meno drammatico e più creativo».

Hermann Hesse “Il canto degli alberi”, recensione di Salvina Pizzuoli

Il testo raccoglie scritti in prosa, versi, racconti in date e periodi diversi con un unico denominatore: gli alberi e la natura in genere.

Titolo originale è Bäume, ovvero Albero.

Gli alberi hanno infatti una loro preminenza nei testi soprattutto nelle pagine in prosa, perché l’autore ha una particolare predilezione per molte specie arboree, li considera infatti “santuari. Chi sa parlare con loro – scrive – chi li sa ascoltare, conosce la verità. Essi non predicano dottrine e precetti, predicano, incuranti del singolo, la legge primigenia della vita” ( tratto da Alberi, il testo che apre la raccolta e che porta la data 1919).

Paesaggi, ricordi, emozioni, ma soprattutto pensieri e riflessioni che lo scrittore presenta in forma di prosa o di poesia percorrono nel tempo i momenti che legano periodi della vita con spettacoli naturali.

Oltre ad essere santuari gli alberi sono amici: ci si rammarica infatti per l’amico abbattuto dal vento, si gioisce per i suoi nuovi germogli, si apprezza la sua forza e la sua resistenza di fronte alle intemperie, si impara o li si vorrebbe imitare nel loro distacco dalla vita e accogliere i consigli che potrebbe dare alleviando i periodi bui.

Il raccordo tra vita dell’uomo e gli alberi in particolare permea tutti gli scritti siano essi in prosa o in poesia.

Colpiscono alcune riflessioni legate alla memoria dei paesaggi “vissuti” per alcuni periodi e che senza alberi sarebbero mutili e non sarebbe possibile ricordarli, collocarli precisamente : “Come resterà più tardi nella mia memoria il paese in cui vivo ora, non lo so, ma non riesco a immaginarmelo senza pioppi, così come non riesco a immaginarmi il Lago di Garda senza ulivi e la Toscana senza cipressi”.

Non mancano i paragoni tra i due cammini, quello dell’uomo e quello della natura: paragoni come nella poesia Quercia spezzata

Mille volte hai sopportato/Finché furono in te tenacia e volontà!/Io ti somiglio, con le mie ferite,

[…]

Paziente metto nuove foglie/Sul ramo spezzato mille volte,/ E a dispetto del dolore resto/ Innamorato in questo pazzo mondo.

E ancora in:

Foglie appassite

Ogni pianta aspira al frutto,/Ogni alba si fa sera,/Nulla dura sulla terra/Tutto muta e fugge via.

Per concludere:

Gioca la tua partita, non fare resistenza,/Lascia che tutto segretamente accada./Lascia che il vento ti porti via/E verso casa ti trascini.

Come tutti gli scritti che riportano emozioni, vanno letti e scoperti un po’ alla volta, anche in momenti diversi.

Ringrazio Luisa, la mia cara amica, di avermi inviato il link al video dove viene drammatizzato il testo Alberi, lettura che mi ha spinto a conoscere tutta la raccolta e a provare a palesarne i messaggi emozionali e permesso indirettamente di cogliere altre sfaccettature dell’autore.

Da Guanda Libri:

[…] Faggi, castagni, peschi, betulle, tigli, querce e molti altri, nella magnificenza della fioritura o con i rami nodosi offerti alle brinate notturne, illuminati dal sole o al chiarore della luna: sono loro i protagonisti indiscussi di questa raccolta. Essi accompagnano lo scrittore, silenziosi e saggi, nel corso della sua vita, segnano momenti precisi, suscitano riflessioni e ricordi, vengono invocati come esseri viventi, come amici.

e anche

Brevi note biografiche

Hermann Hesse nacque nel 1877 a Calw, nel Württemberg. Dopo studi in seminario, presto abbandonati, si dedicò alle più svariate attività. A rivelarlo al grosso pubblico fu, nel 1904, il romanzo Peter Camenzind. Viaggiò in India e si stabilì in Svizzera, dove scrisse negli anni ’20 le sue opere più importanti come Siddharta e Il lupo della steppa. Vinse il premio Nobel nel 1946 e morì a Montagnola (Svizzera) nel 1962. (da Guanda Autori)