Buon Ferragosto e buona lettura con tuttatoscanalibri!

Il mese di agosto in un mosaico romano, nome dato in onore dell'imperatore Augustol
Il mese di agosto in un mosaico romano, nome dato in onore dell’imperatore Augusto che in quel mese aveva ottenuto il primo consolato.

Ferragosto conserva nell’etimo i motivi di un periodo di riposo dal lavoro istituito nel 18 a.C. dall’imperatore Augusto, meglio conosciuto come Ottaviano primo imperatore romano, dal 27 a.C. al 14 d.C. 
Il termine deriva appunto da feriae Augusti che iniziavano il primo giorno di agosto: furono istituite in aggiunta ad altre festività dello stesso mese, come i Vinalia rustica, del 19 agosto, dedicate alla protezione dell’uva che stava maturando,  i Nemoralia dedicate a Diana che si svolgevano dal 13 al 15, tutte legate in modo da determinare un periodo sufficientemente lungo di riposo per i lavoratori dei campi che avevano lavorato durante la stagione estiva.
Le dure fatiche legate alla raccolta dei cereali avevano infatti raggiunto il culmine e andavano a terminare, in attesa della vendemmia e della raccolta delle olive.
Una festa pagana quindi o meglio un riconoscimento al sacrosanto riposo di chi si era affaccendato nei duri lavori dei campi.
Una festa antica legata alle fatiche estive e alle sue divinità e che è rimasta nell’immaginario collettivo proprio con le sue caratteristiche di momento di riposo e di svago anche se ha perso le sue connotazioni legate alle attività agricole restando comunque ben separata dalla festa dell’Assunzione nonostante l’avvento del cristianesimo ne avesse trasportato la ricorrenza al 15 agosto assimilandola alla festa religiosa.

e buona lettura con tuttatoscanalibri:

Giancristiano Desiderio “Gli ultimi giorni di Andrea Giovene di Girasole”, presentazione

Copertina del romanzo di Giancristiano Desiderio "Gli ultimi giorni di Andrea Giovene di Girasole", Solfanelli Editore

Il vecchio scrittore Andrea Giovene, discendente dell’antica famiglia napoletana dei duchi di Girasole, ritorna, dopo tanti anni trascorsi a Londra, alla sua Casa delle Case: il seicentesco Palazzo del Cervo che si affaccia sulla riva del Martorano e che sorge, come tutta Sant’Agata dei Goti, da una Selva oscura. Qui si ricongiunge con il suo alter ego letterario, Giuliano di Sansevero, e stringe amicizia con il giovane filosofo Cristiano con il quale intavola delle conversazioni sulla condizione umana a base di peperoni, pomodori, melenzane e di buon vino Aglianico e Falanghina.(Solfanelli Editore)

Andrea Giovene, duca di Girasole (1904-1995), è stato uno scrittore realmente esistito che nel romanzo l’autore Desiderio ha reso personaggio: il vecchio duca Andrea Giovene, ormai rientrato in Italia dopo gli anni trascorsi a Londra, si ritira a Sant’Agata de’ Goti nel suo seicentesco Palazzo del Cervo dove diventa  protagonista e alter ego della sua famosissima Autobiografia. Giovene è stato, infatti, l’autore del romanzo Autobiografia di Giuliano di Sansevero  pubblicato da Rizzoli nel 1966 e poi da Elliot nel 2012, un’opera corposa che gli valse la candidatura al Nobel ma poi dimenticato.

Con questo suo romanzo Desiderio vuole quindi riportare l’attenzione su un grande scrittore del Novecento italiano

La narrazione si sviluppa attorno all’incontro tra Giovene/Sansevero e un giovane filosofo di nome Cristiano davanti a piatti della tradizione e al vino campano, Aglianico e Falanghina: sia le vivande, semplici come pomodori peperoni e melanzane, che diventano delizie culinarie preparate da Gelsomina, sia le citazioni letterarie, poetiche, filosofiche, artistiche ispirate ai maestri del pensiero incontrati tra gli scaffali della biblioteca, sono alla base delle conversazioni e il loro argomentare tra i due commensali su diverse tematiche: la condizione umana, la libertà, la morte cui si aggiungerà il tema dell’amore ispirato e  incarnato nella figlia di Gelsomina, Isotta.

Giancristiano Desiderio (1968), saggista e giornalista, è studioso dell’opera di Benedetto Croce e del pensiero liberale. Ha pubblicato in tre volumi la biografia Vita intellettuale e affettiva di Benedetto Croce (Premio Acqui Storia 2014 e Premio Sele d’Oro 2015). Ha scritto saggi su Croce, Einaudi, Vico, Machiavelli, Hegel, Marx, Berlin, Arendt. È autore di una tanto singolare quanto anti-totalitaria “filosofia del calcio”. Nel 2024 l’Associazione Isaiah Berlin gli ha assegnato il Premio Isaiah Berlin per il libro Machiavelli e il liberalismo. Scrive per il “Corriere della Sera”, il “Corriere del Mezzogiorno”, “il Giornale”, “la Ragione”. Ha fondato e dirige il giornale politico-letterario “Critica e Libertà” Gli ultimi giorni di Andrea Giovene di Girasole è il suo primo romanzo. Gli ultimi giorni di Andrea Giovene di Girasole è il suo primo romanzo.

Shari Lapena “Non se l’aspettava”, presentazione

Copertina del giallo domestico anglosassone di Shari Lapena "Non se l'aspettava", Bollati Boringhieri

Con un ritmo implacabile, e una serie di colpi di scena che cambiano continuamente la prospettiva sull’accaduto, Shari Lapena si conferma una maestra della suspense domestica, creando multipli personaggi tutti parimenti imprevedibili e decisamente sospettabili.(da Bollati Boringhieri)

Da un tamponamento banale nasce un thriller mozzatiato.
La canadese Shari Lapena torna alla sua formula del giallo domestico, definito anglosassone dall’intervistatrice,  in cui il pericolo si annida proprio dove ci si sente più al sicuro; con questa premessa Brunella Schisa (su Il Venerdì La Repubblica del 31 luglio 2026), presenta il nuovo romanzo della Lapena, pubblicato da Bollati Boringhieri e tradotto da Costanza Castelletti Prinetti.

Nell’intervista emergono alcune catteristiche del genere narrativo definito “giallo domestico” anglosassone proprio perché l’ambientazione è tra le mura di casa con quanto ad esse fa riferimento e si connette.
Si apre con quello che l’intervistatrice definisce  un “evento innocuo” che potrebbe capitare a tutti e dal quale si svilupperà invece una situazione dalle conseguenze impreviste:

“Un tamponamento nel traffico di Albany, New York.
Una donna distratta, un uomo affascinante con la Tesla, uno scambio di assicurazioni. Niente che lasci presagire ciò che avverrà.
Poi Bryden Frost scompare, e tutto – quella collisione, quell’uomo, quel condominio, quelle vite apparentemente ordinarie – assume un significato diverso”.
Così la Schisa sintetizza l’incipit e il seguito spiazzante con cui si apre il romanzo.

Il thriller si caratterizza quindi per uno sviluppo narrativo che vedrà emergere, a ritmo incalzante, dentro una famiglia apparentemente felice e perfetta, segreti di condominio e trascorsi che non sanno restare sepolti,  coppie in crisi silenziosa, vicini di casa dall’alibi fragile, accuse rimaste senza risposta, in una quotidianità normale o vissuta come tale e pertanto rassicurante. Su quanto detto indaga la detective Jayne Salter, personaggio già presente nella prosa dell’autrice.
Interessante la risposta all’ultima domanda relativa al finale dove l’autrice spiega che la piacevolezza nello scrivere in lei nasce proprio dal non pianificare il finale che cresce e si sviluppa con la vicenda medesima coinvolgendola come le piacerebbe accadesse al lettore “non conosco mai il finale – conclude – e spero quindi che il lettore sia sorpreso quanto me”

Shari Lapena, scrittrice, avvocato e insegnante canadese, è autrice di nove thriller, tra cui La coppia della porta accanto (2016), Un estraneo in casa mia (2017) e L’ospite indesiderato (2019). Non se l’aspettava è il secondo romanzo per Bollati Boringhieri, dopo Qui tutti mentono (2025). Tutti i suoi romanzi sono stati bestseller per «The New York Times», «The Sunday Times» e «The Globe and Mail».(da Bollati Boringhieri- Autori)

Muriel Spark “Ragazze squattrinate”, presentazione

Copertina del romanzo di Muriel Spark "Ragazze squattrinate", Adelphi

Adelphi

Adelphi ripropone a sessant’anni di distanza dalla prima edizione (1963) Ragazze squattrinate, nella nuova traduzione di Monica Pareschi.

Il romanzo si apre negli anni sessanta, per poi tornare indietro al 1945 e precisamente tra le stanze del May of Teck Club, un’ istituzione benefica che accoglieva ragazze sotto i trent’anni costrette lontano dalle loro residenze familiari  e con pochi mezzi economici al fine di favorirne l’inserimento professionale a Londra.
Una Londra postbellica con tutti i segni ancora evidenti della guerra nelle case sventrate, nelle finestre scardinate da cui è possibile vedere brandelli di vite rimasti sospesi nel tempo, emblematici
“Per le vie della città si vedevano edifici in cattivo stato, se non fatiscenti,  alti cumuli di macerie pietrose lasciati dai bombardamenti, case come giganteschi denti cariati pieni di buchi aperti da un trapano. Alcuni degli edifici sventrati sembravano antichi castelli in rovina, ma più da vicino si scorgeva la carta da parati di diverse stanze, normalissime, una sopra l’altra, esposte come su un palcoscenico; qualche volta dal soffitto di un quarto o quinto piano penzolava sul nulla la catena di un gabinetto; le scale erano sopravvis-sute, quasi tutte, come una nuova forma artistica, e salivano su verso una destinazione non meglio specificata”.
In questo scenario le  giovani donne aspettano un futuro migliore mentre mettono in campo possibili strategie per sopravvivere scambiando cioccolato e crema idratante, utilizzando al meglio i bollini della tessera annonaria ma anche confidenze su amori anche solo fantasticati,  o quell’unico vestito davvero elegante, fino all’epilogo che incombe sin dalle prime pagine.

Muriel Spark è nata a Edimburgo (1918 – 2006) da padre ebreo e madre inglese. Visse in Africa da giovane prima di tornare in Gran Bretagna. Durante la Seconda guerra mondiale, lavorò per l’intelligence britannica
Nel 1954 si convertì al cattolicesimo, una scelta che influenzò molto la sua visione artistica che iniziò come poetessa e critica letteraria, per poi dedicarsi con grande successo alla narrativa. Scrittrice prolifica visse a lungo in Italia, stabilendosi in Toscana, a Civitella in Val di Chiana. Tra le sue opere principali Gli anni fulgenti di Miss Brodie (1961)
Memento Mori (1959), A mille miglia da Kensington (1988).

Ilaria Tuti “Ed è un poco la notte e un poco l’alba”, presentazione

Copertina del romanzo storico di Ilaria Tuti "Ed è un poco la notte e un poco l'alba", Longanesi

Con Ed è un poco la notte e un poco l’alba, Ilaria Tuti disvela la compassio nella barbarie, l’incontro nello scontro, l’esodo nell’invasione e, infine, la speranza nella tragedia. Racconta l’incontro tra due popoli che sulla carta dovevano sottomettere e soccombere, e che infine hanno imparato a conoscersi, trovando in ciascuno un riflesso dell’altro. E ci mostra che è possibile superare ciò che sembra insuperabile, sopravvivere allo sconvolgimento del proprio mondo, perdere ogni cosa e ricominciare.(da Longanesi)

Il romanzo racconta una pagina di storia poco conosciuta con un’aderenza  altissima al contesto reale, ai luoghi e ai fatti di cronaca dell’epoca, mentre i personaggi principali e l’intreccio narrativo ovviamente sono elaborazioni frutto della fantasia dell’autrice, come è tipico di ogni romanzo storico.

Ilaria Tuti ha condotto ricerche approfondite basandosi sulla memoria collettiva friulana e sui documenti del tempo, unendo due precise realtà storiche documentate:  la promessa di Hitler ai cosacchi russi (che combattevano contro l’Armata Rossa di Stalin) una nuova patria in Friuli e l’occupazione cosacca in Carnia del 1944-1945, raccontando l’incontro tra due popoli che alla fine hanno imparato a conoscersi.
Serafina è la protagonista e tutti gli altri personaggi della storia servono all’autrice proprio a perseguire un messaggio narrativo e mostrare come è possibile che l’umano sappia resiste alla barbarie della guerra. focalizzandosi sulle emozioni, sulla compassione tra popoli sebbene l’uno invasore e l’altro invaso e costretto a convivere con il “nemico”.
Oltre ad esere una pagina di storia non molto lontana ma sconosciuta è sicuramente un messaggio in questo nostro mondo attuale dove alla guerra occorre imporre  la riscoperta del lato umano che ci accomuna.

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Madre d’ossa

Figlia della cenere

Ninfa dormiente

Come vento cucito alla terra

“Fiore di roccia”

Henry David Thoreau “Disobbedienza civile”, Arcadia Edizioni

Il saggio fondamentale sulla forza della resistenza non violenta e sulla legittimità di ribellarsi alle leggi ingiuste.

Copertina del saggio di Henry David Thoreau "Disobbedienza civile", Arcadia Edizioni

Arcadia Edizioni

Dal 7 agosto 2026

Un manifesto senza tempo contro l’oppressione e la violenza istituzionalizzata. Torna in libreria, per la collana META di Arcadia Edizioni, una nuova e curatissima edizione di Disobbedienza civile, l’opera più rivoluzionaria di Henry David Thoreau. Pubblicato originariamente nel 1849, il saggio esplora la possibilità – e il dovere morale – del cittadino di opporsi attivamente alle leggi dello Stato quando queste calpestano la giustizia e i diritti umani. La dura critica di Thoreau nacque come risposta diretta alle politiche del governo statunitense dell’epoca, in particolare per il mantenimento dello schiavismo e la sanguinosa campagna espansionista in Messico. Coerente con il proprio pensiero radicale, l’autore scelse di non pagare le tasse, finendo per questo dietro le sbarre.

Da quella cella è nato un pensiero d’azione formidabile, capace di scavalcare i secoli e ispirare i più grandi movimenti di liberazione e protesta non violenta del Novecento, guidando giganti della storia come Mahatma GandhiMartin Luther King e Lev Tolstoj.

Henry David Thoreau (1861-1862), filosofo e scrittore statunitense, è universalmente riconosciuto come un precursore dell’ambientalismo moderno e della filosofia della nonviolenza. La sua insofferenza verso lo sfrenato consumismo e la massificazione sociale ha anticipato di decenni la nascita della beat generation. La sua opera più celebre rimane Walden ovvero Vita nei boschi, straordinario resoconto biografico di un’esistenza solitaria e intima immersa nella natura selvaggia. 

Agosto, cosa leggere?

proposte di letture in vacanza: dai classici ai noir

Simenon Domenica

Scalia Le terme dell’Indirizzo

Tuzzi È scritto

Gozzano Poesie, fiabe e novelle scelte

Beatrice del Bo Tutto in una notte

De Roberto La Paura

De Angelis La barchetta di cristallo

Ferrini Pizzuoli ODESSA Operazione Obersalzberg

Collana i Classici

Fruttero e Lucentini Enigma in luogo di mare

Vassalli La notte della cometa

Riva Ultima estate a Roccamare

Ferrini Le dodici rose del diavolo


Rudy Toffanetti “Eresia dei giusti”, Vallecchi

Copertina della raccolta di poesie di Rudy Toffanetti "Eresia dei giusti", Vallecchi.

                                                                                                                                   Collana: Vallecchi Poesia diretta da Isabella Leardini

Vallecchi

Dal  7 agosto 2026

In questa opera matura Rudy Toffanetti ha compiuto una trasformazione ardua e fertile, Eresia dei giusti ci mostra ciò che accade all’incanto quando incontra il suo rovescio: irrimediabilmente si adombra senza perdere il suo filo incandescente di chiarezza.
L’infanzia, le sue passioni assolute e inestinguibili incontrano le storture del presente, ne esce un libro audace e inimitabile, che può tenere insieme i dinosauri, chiamati ognuno con il suo nome, la durata della memoria e nuove forme destinate all’estinzione: programmi televisivi, canzoni, scienza, cronaca, storia. 
L’elegia di tutto ciò che consideriamo parte del mondo perduto oppone una resistenza sottile, fossile tenacia disposta a toccare l’ironia, perfino l’invettiva, pur di non tradire il canto.
Questa poesia tiene insieme archeologia e postmoderno: la lingua di coloro che erano bambini negli anni Novanta e nella musica del quotidiano hanno visto irrompere la caduta delle Torri, si intreccia a quella di un’età adulta che ha attraversato la pandemia e le metamorfosi delle città. 
Se Toffanetti è riuscito a mutare se stesso fino a poter dire con pronuncia esatta la mistica dei mostri, è perché non ha tradito l’insegnamento di quel grande incantatore e moltiplicatore di registri che per primo ha riconosciuto la sua poesia: Franco Loi, a cui è dedicata l’ultima sezione del libro in forma di sogni. Da Loi Toffanetti ha appreso il rigore di una poesia cantabile e spregiudicata, ma ha trasformato il candore degli esordi in una tagliente e consapevole libertà. Eresia dei giusti è un libro pieno di pensiero e di sorpresa, di durezza e musicalità.

Rudy Toffanetti (Milano, 1994) ha pubblicato in poesia Sul confine (Nino Aragno Editore, 2016) e La luce della luna (Nino Aragno Editore, 2020). In prosa ha pubblicato il saggio narrativo Franco Loi. L’erede del sole (FVE Editore, 2021).

Francesco Recami “I Killer non mangiano la pizza ai funghi”, presentazione

Copertina del noir di Francesco Recami "I Killer non mangiano la pizza ai funghi", Sellerio

[…]Dei romanzi di Francesco Recami –che è stato un anarchico deformatore di tutte le letterature di genere – questo ultimato prima della scomparsa è il più ricco di personaggi dai molti lati, di incroci inattesi, di salti improvvisi che si ricollegano logicamente e temporalmente, di colpi di scena provocatori. Romanzi in cui versava la sua critica, più che feroce nichilista, al potere vuoto, all’avidità e al consumismo, allo spettacolo della società, e in fondo alla vita stessa guardata come una parodia surreale e grottesca. Con un linguaggio programmaticamente privo di ogni ornamento, perché la farsa che aveva intorno non lo meritava affatto.(dal Catalogo Sellerio)

È l’ultimo lavoro a firma Francesco Recami consegnato prima della sua recente scomparsa. Un volume ponderoso in cui il lettore ritrova Walter Galati, impiegato inps e killer professionista sotto copertura che ha capito di essere in pericolo; qualcuno vuole ucciderlo e pertanto non mangiare pizza ai funghi rischia di essere poco funzionale … La minaccia viene dall’avversaria Colomba, la  killer legata a un’agenzia internazionale avversa, che si cela forse dietro Marta Coppo. Decide quindi di passare al contrattacco e di ucciderla a sua volta ma lei  riesce a sfuggirgli e così tra i due incomincia una caccia-lotta che, come una partita a scacchi è fatta di mosse e contromosse, in giro per il mondo.
Il romanzo ha una particolartà: si muove con personaggi dentro due realtà narrative convergenti; da una parte i  partecipanti ad un reality, Il gioco delle Moire, in cui ciascuno dei nove concorrenti racconta una triste storia di vita vissuta dove vince quella  più pietosa; la giuria vota e Atropo, una delle tre Moire,  taglia il filo della vita, come nella tradizione mitologica.
Dall’altro un movimentatissimo rincorrersi di killer, alcuni già incontrati nel precedente I killer non vanno in pensione; due percorsi narrativi  in continua alternanza dove il versante dei killer non si perde neanche una delle puntate televisive de Il gioco delle Moire, puntate dalle quali emergono a volte situazioni che li riguardano.

Scrive Ermanno Paccagnini nella sua recensione al noir (La lettura 26 luglio ’26), concludendo la sua analisi sul contenuto e sulla scrittura:

“ Ed ecco allora una straordinaria costruzione parodica «al nero» della modareality, affidata a una scrittura nitida e sicura e una lingua mobilissima, a seconda delle situazioni, tra gli estremi della citazione filosofica e dello splatter (con staff, presentatori, giurie comprese, lavorati da Recami con carta vetrata, e dai risultati grotteschi); con concorrenti quali la sedicente spia che vanta decine di omicidi; la ragazzina rapita e martoriata per anni; la madre pluripara dai dieci figli più uno in arrivo; l’ex migrante fattosi prete e missionario ma dalle mani mozzate perché allungate sui minori… e altro ancora”[…] Due universi in continua alternanza, con i secondi che non si perdono le puntate televisive, dalle quali escono a volte sorprese che li riguardano da vicino. Di qui un continuo svelamento dei vari strati di identità che ciascuno si è costruito. Sino a imbatterci anche nelle più impensabili e persino incredibili”.

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La cassa refrigerata.Commedia nera numero 4

L’atroce delitto di via Lurcini, Commedia nera numero 3

Il diario segreto del cuore

Maurizio De Giovanni “Il tempo dell’orologiaio”, presentazione

Copertina del thriller di Maurizio De Giovanni "Il tempo dell'orologiaio", Feltrinelli

Feltrinelli

“Era quello il tempo dell’orologiaio. Sospensione, equilibrio e ricordo, finché tutto tornava a muoversi e a girare. Il tempo dell’orologiaio è un orologio fermo” (dalla Quarta di Copertina)

Il tempo dell’orologiaio continua e conclude la storia iniziata con L’orologiaio di Brest. Pur essendo il naturale seguito del primo romanzo, può essere letto anche autonomamente, perché Maurizio de Giovanni restituisce con abilità gli avvenimenti precedenti, fornendo al lettore tutte le informazioni necessarie per comprendere la vicenda. Tuttavia, leggere entrambi i volumi permette di cogliere pienamente le tematiche affrontate, l’evoluzione dei personaggi, con il peso del passato sul presente, con le sofferenze affrontate, il ritorno e le difficoltà del ritrovarsi.

Per comprendere comunque il secondo romanzo è utile ricucire le due trame.

Nel risvolto di copertina si legge:

«Carlo Malavasi, nome di battaglia “Sergio”, è stato per oltre quarant’anni una primula rossa della lotta armata: latitante imprendibile, custode di segreti che nessuno dovrebbe conoscere. Mago degli esplosivi, signore dei congegni, ha costruito meccanismi perfetti, capaci di fermare il tempo nel punto esatto in cui la vita si spezza. A strapparlo alla copertura anonima dietro cui si è nascosto a Brest, in Francia, sono Andrea Malchiodi e Vera Coen.
Andrea è un professore universitario, ordinario, metodico, cresciuto con una madre che per tutta la vita gli ha raccontato di un padre lontano, morto in mare. Fino al giorno in cui scopre che quel padre non solo è vivo, ma è un assassino. Vera, invece, è una giornalista ossessionata dalla morte del padre che non ha mai conosciuto, ucciso nel 1984 in un attentato. Vuole la verità, Vera. La vuole da sempre. Ma proprio quando sembra sul punto di afferrarla, la donna scompare nel nulla.»

Il primo volume conduce il lettore negli anni di piombo: una parte fondamentale della vicenda è infatti ambientata in quel periodo storico, segnato dal terrorismo politico e dalle sue drammatiche conseguenze. Il passato dei protagonisti è profondamente legato a quegli eventi, così come quello dell’orologiaio protagonista, rifugiato a Brest, Carlo Malavasi, nome di battaglia Sergio, ex terrorista costretto per decenni alla clandestinità. Da quel passato prendono avvio gli eventi che trovano compimento nel Tempo dell’orologiaio dove emerge il rapporto tra padri e figli; il peso della memoria e del passato; la ricerca della verità, anche quando è pesante; il senso della colpa, o il rimorso o la possibilità o impossibilità di trovarvi l’assoluzione o il  perdono.

Nel secondo volume l’azione è volta a trovare e salvare Vera, alla collaborazione che nasce tra padre e figlio e nipote, Martina la figlia di Andrea, dal carattere simile a quello di nonno Carlo: per trovare Vera, Carlo dovrà cercare i compagni di un tempo, scoprire chi lo ha venduto, quarant’anni prima, consegnandolo a un centro di potere oscuro che ancora proietta la sua ombra.

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