John Jay Osborn “Ascoltate il matrimonio” recensione di Francesca Frediani da D La Repubblica 24 agosto

Cesarina Vighy “L’ultima estate” recensione di Maria Anna Patti da Robinson La Repubblica

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dalla Prefazione di Pier Vincenzo Mengaldo

Nel 2009, all’età di 72 anni e già malatissima, Cesarina Vighy esordì con L’ultima estate, un romanzo dai forti spunti autobiografici che divenne presto un vero caso letterario vincendo il Premio Campiello Opera Prima e qualificandosi nella cinquina del Premio Strega. Tradotto all’estero e sorretto da un grande successo di pubblico, è diventato nel tempo un modello di resistenza al dolore per il suo strenuo stoicismo e la sua affilata ironia.

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Chiara Rapaccini “Rossa” recensione di Lina Senserini da Il Tirreno del 19 Agosto

C’è una dedica nel libro “Rossa”, l’ultima fatica di Chiara Rapaccini, in arte Rap, illustratrice, designer, artista e scrittrice, che non ha certo bisogno di presentazioni. Ed è a Mario Monicelli, il suo compagno per oltre trent’anni, che è rivolta. Poche parole, la domanda di un giornalista e la risposta del celebre regista: «E lei, Monicelli, cosa fa per i giovani?» «Invecchio». Il messaggio del libro è tutto in queste due frasi, non un semplicistico e banale “largo ai giovani”, ma un ben più profondo e complesso, “liberiamo il mondo dalla gerontocrazia e lasciamo spazio ai ragazzi, perché loro hanno in mano il futuro”.

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Stefania Auci “I leoni di Sicilia” recensione di Salvina Pizzuoli

Ho una particolare passione per i romanzi storici e questo racconta una storia ambientata in Sicilia: un ritorno a casa!…

E l’incontro c’è stato subito, con la lingua e con i proverbi, quella lingua che spesso nella trasposizione grafica non rispetta i suoni nella mia memoria e non nego di aver varie volte riletto i pezzi in dialetto, facendo fatica a riconoscerli. Ma ci stanno bene, come i proverbi in apertura: perché un popolo è la propria lingua,  lì si specchia e si riconosce.

Si legge bene I leoni di Sicilia, scorre veloce, il lettore resta attanagliato dentro le vicende non sempre felici della famiglia Florio: e i personaggi rivivono tra le pagine scritte, densi, come in un vivido ricordo ed è l’uso del presente che,  contrassegnando le vicende dei personaggi in scena, dà al raccontato immediatezza e forza.

E si sente l’afflato che lega l’autrice ai personaggi che ha immaginato dentro momenti felici e cruciali, di amarezza e di sconforto, ma sempre con la spinta a non arrendersi e a guardare lontano: non si arrendono i maschi Florio, in una società dove i sacrifici e il lavoro e l’abnegazione non sono mai direttamente proporzionali a colmare le differenze sociali legate alla nascita e al blasone, ma anzi soccomberanno alle leggi del “sangue” che farà restare i Florio, nonostante le loro ricchezze, confinati dentro i limiti delle loro origini, u’ facchino. U’ nipute du bagnaroto; anche le loro donne sono speciali perché sanno lottare la loro sorda battaglia volta, nel contesto sociale di riferimento, a dimostrare di esistere.

S.P.

Chiara Bottini “La prossima parola che dirai” recensione di Maria Anna Patti da Robinson La Repubblica

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Dalla presentazione su Centauria:

Livia ha perso la testa per Mattia, un collega più giovane. Giulia Maria è ossessionata da Riccardo, conosciuto online. Entrambe sono sposate. Entrambe sono abituate a esprimere su Twitter i loro pensieri profondi, leggeri, ironici o provocatori. Si leggono, si intuiscono, si scoprono. Poi iniziano a scriversi…