Stuart Turton “Le sette morti di Evelyn Hardcastle” intervista di Laura Crinò da La Repubblica Cultura

Io, dalle capre ad Agatha Christie”

Lo scrittore inglese Stuart Turton è diventato un caso con il suo giallo

di Lara Crinò

«Sono cresciuto a Widnes, nel nord dell’Inghilterra. Un luogo senza ambizioni: finivi la scuola a 16 anni, poi entravi in fabbrica e passavi la domenica al pub. Mio padre faceva il turno di notte, mia madre di giorno: si incrociavano per un’ora. Poi c’ero io, bambino. Una vicina per dieci penny mi comprava al mercatino dell’usato i libri di Agatha Christie: grandi dimore, feste, gente sofisticata. Delitti.

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Nicola Nucci “Trovami un modo semplice per uscirne”

Il libro è stato  FINALISTA al PREMIO CALVINO 2018

“Una riscrittura trivializzata di Aspettando Godot […] Qui la mancanza senza nome prende il nome di rivoluzione, un vagheggiamento in realtà nutrito dei valori egemoni del sistema mediatico”

 

Sinossi

Cosa possono fare due ventenni annoiati in una settimana di ferie? La rivoluzione. Nick e il suo amico trascorrono le giornate sul divano di uno scantinato a parlare di musica, a bere e a fumare ma, nel momento indefinito in cui questo dialogo prende forma, qualcosa in loro cambia. Nick, il più audace tra i due, cerca di trascinare l’indolente amico, operaio di un’azienda conserviera, in un progetto che, a suo dire, li farà alzare finalmente dal divano e che cambierà il mondo: “Rivoluzione!” si chiamerà. Sarà una sorta di grande varietà, un bel “prodotto”: corpi che ondeggiano, belle ragazze, cuochi famosi. Ci siamo, la rivoluzione è pronta. Se non fosse per un temporale…

Chi è Nicola Nucci

Nato a Sinalunga in provincia di Siena nel 1987, ha collaborato con numerose testate giornalistiche occupandosi di sport e musica; ha lavorato come sceneggiatore in ambito teatrale e attualmente si sta dedicando ad alcuni progetti in campo cinematografico, settore nel quale si è già distinto arrivando in finale al concorso bandito nell’ambito di Uno Sguardo Raro – Festival Internazionale di Cinema sulle Malattie Rare (2018). Grande ammiratore di Irvine Welsh, Roddy Doyle e John Niven, ha ottenuto importanti riconoscimenti: la segnalazione al Premio InediTO (2013) al Salone Internazionale del Libro di Torino, due volte in finale al Premio Mario Luzi (2014 e 2015), il premio della giuria al concorso La Città di Murex (2013), il secondo posto al concorso Under 29 di Modena (2013)

Nicola Nucci

Costanza Diquattro “La mia casa di Montalbano”recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno 12 agosto

Nella casa di Montalbano con la bimba che ci è cresciuta

di Flavia Piccinni

Crescere in una casa storica, o quasi. Crescere nella casa che milioni di telespettatori hanno amato, e scoperto attraverso gli occhi del Commissario Montalbano. Ma di quella casa provare a raccontare non solo i mobili e le storie che l’hanno popolata, bensì la vita e uno spaccato della Sicilia e dell’Italia. Fotografare il tempo da Punta Secca, in Sicilia (il luogo dove sono girate tante scene dei film con il personaggio creato da Andrea Camilleri) con uno sguardo che da singolare diventa nazionale. È questo quello che prova a fare – non sempre riuscendovi – Costanza Diquattro con “La mia casa di Montalbano” (Baldini+Castoldi, pp. 120), curiosa ed estiva lettura per viaggiare nell’isola secondo i parenti dell’autrice – incredibile la figura del nonno, amatissimo dai bambini e dotato di un’eleganza borghese perduta – e scoprire inediti racconti.Il volumetto si trasforma anche in un viaggio introspettivo che si conclude quando la casa delle estati e dei nonni diventa la casa di tutti, e tutti gli italiani in quelle mura sul mare guardano ogni volta che in tv passa un film del Commissario Montalbano. L’autrice che nella sua adolescenza decise di non andare più nella villa, si riconcilia con la celebre terrazza solo quando capisce che il successo della location non è dovuto all’intrinseca bellezza della struttura, ma a qualcosa di diverso. Qualcosa di più. La casa infatti non è solo fredde mura, ma un posto che ha ereditato nel tempo le storie, custodendo, adesso in un soprammobile adesso in un cuscino, qualcosa. Il libro, con la leggibile prosa del romanzo e la tensione dell’autobiografia, è un piacevole ed ulteriore modo per ricordare con originalità Andrea Camilleri: Diquattro infatti va a Roma a conoscere l’autore, e ne parla approfonditamente, svelando i dettagli di un incontro toccante e commosso. —

Alessandro Cosi “L’oro di Tolosa” Edida, recensione di Salvina Pizzuoli

Dalla Quarta di Copertina:

La storia dell’oro di Tolosa è un avvincente mistero dell’antichità, che ha solide basi storiche, ma il suo destino è avvolto in una ridda di ipotesi, tanto che a Roma se ne parlò, spesso a sproposito, per anni. Si trattava di un favoloso tesoro in lingotti d’oro e d’argento, capace da solo di provvedere al bilancio di uno stato delle dimensioni di Roma stessa. La favolosa ricchezza sparì nel nulla, all’improvviso. Il tesoro fantastico portava con sé una terribile maledizione, poiché era frutto di un sacrilego furto ai danni dei maggiori santuari dell’antica Grecia da parte delle popolazioni galliche, spintesi nell’Ellade in cerca di prede. Tradimenti, inganni, trame misteriose, oscure e intricate si snodano in un racconto che si muove dalla Gallia provenzale alla Spagna, da Roma alla provincia d’Asia, mentre sull’Europa meridionale si concretizza la minaccia di una devastante invasione da parte di popoli iperborei, Teutoni e Cimbri, capaci di travolgere tutta la civiltà celtica, ispanica e romana.

L’oro di Tolosa è un romanzo storico ambientato tra il 106 e il 101 a.C. Costruito su un mistero antico, gioca su due fronti: quello della storia, quella vera, sottesa a tutti gli episodi, e quello della  “soluzione” di quell’antico misfatto affidato ad una ricostruzione più romanzata. Ma su due fronti  può giocare al meglio solo chi la storia la conosce in modo capillare e sa aggiungere alla conoscenza una marcia in più, la capacità dell’immaginazione che sa costruire senza discostarsi troppo dai fatti. Un romanzo avvincente, pieno di riferimenti ad avvenimenti realmente accaduti, ma pieno anche di curiosità quotidiane che sanno avvicinare il lettore a questi personaggi di un altro tempo che si muovono su spazi e con tempi completamente diversi, ma certamente con un sentire che li rende molto vicini agli umani del terzo millennio: sono passati secoli ma i vizi e le virtù che regolano le scelte degli individui sono ancora lì, identici, sullo stesso scacchiere della realtà della vita.

S.P.

Dello stesso autore:

Alessandro Cosi  “La guerra civile tra Ottaviano e Antonio: La fine della Repubblica e l’alba dell’impero”

 

Juan Pablo Villarino Laura Lazzarino “Vie invisibili”, un libro di viaggio consigliato da Martina Castagnoli


Nella nostra epoca di ipercontrollo, ansia da prestazione e modelli di vincenti da imitare, “perdersi” è probabilmente uno dei peggiori incubi per molti di noi.
Lo è quantomeno se non si considera che non esiste perdita senza prima aver trovato qualcosa da perdere. Il “perdersi” è il nodo centrale di quello che mettono in atto di fare i due scrittori e protagonisti del libro “Vie invisibili” scritto a quattro mani, alternando i capitoli, da due ragazzi argentini, Laura e Juan.
Essi si perdono, scientemente e ostinatamente, per le vie invisibili del Sud America, dall’Antartide ai Caraibi, là dove non arrivano le guide turistiche, nel cuore dell’Amazzonia, nei villaggi degli indigeni Shuar, o per le vie Inca…
Nel loro avventuroso perdersi finiranno per ritrovarsi, per trovare tutte le vie invisibili fuori e dentro di sé.
Uno dei più intensi e ben scritti diari di viaggio degli ultimi anni, intelligente e per niente scontato, per coloro i quali, scoprendo luoghi e realtà mai sentite, abbiano voglia di scoprire qualcosa di sé; un vero toccasana per gli amanti dell’avventura e per chi ha il coraggio di uscire dalla propria “comfort zone”.

Lo trovate nella Libreria On the road

insieme agli altri libri consigliati da Martina Castagnoli:

Alberto Bile “Una Colombia. Canzone del viaggio profondo”

Patrick Leigh Fermor “Mani. Viaggi nel Peloponneso”

Mjlienko Jergovic “Radio Wilimowski”

Vito Paticchia “Via della lana e della seta”

Catherine Poulain “Il grande marinaio”

Candace Bushnell “Is There Still Sex in the City?” (English edition) recensione di Carole Hallac da La Stampa

 

Sex & over 50

Ora le luci di New York si accendono sugli amori delle donne mature

di Carole Hallac

carole hallac
new york
Sono passati oltre vent’anni dalla pubblicazione di Sex and the City, il libro bestseller diventato serie televisiva di culto sulla vita sentimentale delle donne single di New York. L’autrice, Candace Bushnell, che dava voce alla protagonista Carrie, ha nel frattempo scritto sette romanzi, sposato un ballerino classico da cui ha divorziato dopo dieci anni, per poi rifugiarsi in una vita tranquilla (e nubile) nella campagna del Connecticut.
Con l’avvicinarsi dei suoi sessant’anni, ha però sentito la mancanza del fermento della città. Al suo ritorno nella grande mela, dove tutto ebbe inizio, era inevitabile chiedersi: «Is There Still Sex in the City?». E questo è il titolo del suo nuovo libro, un racconto sulla vita sentimentale delle 
donne dell’élite di Manhattan, che, in questo caso, hanno superato la mezza età.

…continua a leggere la recensione di carole Hallac da La Stampa

Marian Engel “Orso” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno del 5 agosto

Oltre il perbenismo con “Orso”

di Flavia Piccinni

C’è un uomo che ha lasciato una strepitosa eredità. È un uomo misterioso, di cui si sa poco se non pochissimo, che ha avuto una vita a cavallo fra l’Europa e il Canada, dove ha scelto di finire la sua esistenza. Invece di donare tutto alla sua numerosa famiglia, come sarebbe lecito aspettarsi, quest’uomo regala tutto all’Istituto, un posto dove tutta la gente del posto porta le sue cianfrusaglie, «confidando nel fatto che lei non le avrebbe buttate: conservarle era il suo lavoro». Il riferimento è a Lou, dipendente solitaria e introversa, che viene incaricata dal direttore di seguire il lascito ed è così invitata a partire per l’isola del Grande Nord donata dal misterioso Colonnello Jocelyn Cary. Da questo nasce “Orso” – appena pubblicato da La Nuova Frontiera (pp. 126, EUR 14,50) – della canadese Marian Engel, nata nel 1933 e scomparsa nel 1985, unanimemente considerata come una delle scrittrici più rappresentative della letteratura del Novecento canadese. Lou sull’isola non troverà solo documenti da archiviare e una natura selvaggia, ma farà la conoscenza anche di un orso che vive vicino alla casa e con il quale intreccerà una relazione sconcertante, al limite della perversione. Nonostante i numerosi refusi che complicano la lettura, il libro – benedetto dalle parole di Margaret Atwood, che lo ha definito «un romanzo insolito e meraviglioso» – è considerato fin dalla sua pubblicazione nel 1975 una pietra miliare della letteratura canadese. È una piacevolissima lettura, che guida il lettore alla scoperta di luoghi insoliti e della ricerca di un sé profondo, oltre i limiti della perbenista coerenza cui siamo tutti quanti sovente obbligati. —