Sebastiano Vassalli “Amore lontano” recensione di Salvina Pizzuoli

Difficile recensire questo particolare scritto di Sebastiano Vassalli: un omaggio alla poesia? Un omaggio ai veri poeti e non agli “scrittori di poesie”? Un annuncio, una folgorazione?

Leggendo, immersi nelle cose del mondo dei sette protagonisti, Omero, Qohèlet, Virgilio, Rudel, Villon, Leopardi, Rimbaud, tra vizi virtù e miserie di vite di uomini, tra le loro lacrimae rerum, cogliamo un messaggio che va oltre la realtà contingente che l’autore racconta:

“L’unico miracolo che si compie dai tempi di Omero e da prima ancora, e che non può essere dimenticato o messo in dubbio perché chiunque può farlo rivivere con la lettura, è quello delle parole che trattengono la vita. È la poesia. La poesia è vita che rimane impigliata in una trama di parole” (dalla Conclusione. Qualcosa di divino)

Un testo quello di Vassalli che va letto perché è anch’esso “parola”, per riuscire ad avvertire il “miracolo” attraverso il racconto di momenti di vita, conosciuti o, in mancanza di dati, immaginati, partendo da Omero, passando attraverso Virgilio, il poeta costretto a cantare la Fama, o cercando l’amore lontano con Rudel o immaginando il borghese ingentilito che potrebbe essere diventato Villon per poi concludere con Leopardi e l’adolescente Rimbaud: poeti la cui vita è rimasta impigliata nella trama di parole che hanno intessuto, lasciandoci questo miracolo che “È l’unico miracolo possibile e reale, in un mondo dominato dal frastuono e dall’insensatezza. È la voce di Dio”.

Un messaggio che va oltre le vite dei sette poeti che Vassalli ha scelto di raccontare e forse per questo “Amore lontano” non può definirsi né un saggio o un testo sulla poesia, né una serie di racconti sulla vita di sette poeti, vuole essere un messaggio universale che può raggiungere tutti, perché riguarda tutti, proprio perché “Siamo personaggi di un poema indecifrabile e infinito”.

Il volto di Saffo come un epitaffio accompagna tutto il testo nell’apertura di ciascun capitolo e nella copertina delle prime edizioni

Dello stesso autore: “La notte della cometa”

Nathaniel Rich “Perdere la Terra. Una storia recente” recensione di Cesare de Seta da La Repubblica Cultura

Riflessioni sul saggio di Nathaniel Rich

Vi spiego perché abbiamo perso la nostra Terra

di Cesare de Seta

Non c’è dubbio che Greta Thumberg abbia scosso la coscienza del pianeta sul tema dell’ambiente e del riscaldamento globale. L’accordo di Parigi firmato nel 2016, che intendeva limitare il riscaldamento a 1,5 gradi, non ha avuto alcun esito. Roger Allen, cofondatore di Extinction rebellion, in una recente intervista alla Bbc ha detto che i politici mentono visto che le emissioni dal 1990 sono cresciute del 60 per cento. Il rapporto State of the climate redatto da 470 scienziati è allarmante. Il 2018 è stato un anno horribilis e luglio il mese più caldo in assoluto dall’Ottocento.

Quanto si sa sul riscaldamento globale deriva in larga parte da ciò che è accaduto nel decennio 1970-1980, nel corso del quale si è passati dai principi teorici sul riscaldamento globale a una pertinente definizione delle sue conseguenze. In Perdere la Terra. Una storia recente (Mondadori, pagg. 177, euro 18) Nathaniel Rich affronta di petto l’argomento con un’analisi minuta, ricca di risvolti che fanno di queste dense pagine una microstoria di storia contemporanea. Saggista, scrittore di mano felice, climatologo, Rich sostiene che a partire dal 1970 ci fu l’impegno della comunità internazionale a contrastare la crisi ambientale: una consapevolezza inedita e importante. Ma poi non sono seguite strategie atte a garantire il successo di una missione di tanto rilievo. Le vicende personali e professionali di scienziati, ecologisti, economisti si contrappongono al nocciolo duro costituito da negazionisti senza scrupoli: le compagnie petrolifere e del gas come Exxon interessate solo ai profitti economici e i giornalisti compiacenti con le esigenze delle lobby industriali. Giovani politici, come Al Gore, provarono a cambiare le cose dall’interno delle istituzioni: ma presidenti degli Stati Uniti, quali Ronald Reagan e George H.W. Bush, sabotarono ogni prospettiva virtuosa, lasciando morire disegni di legge o rapporti scientifici antagonisti.

Politica, scienza, tecnologia ed economia – dice Rich – da sole non bastano a raggiungere una soluzione di fronte al cambiamento climatico. È necessario riportare al centro la “dimensione etica” del problema. È questo il monito più severo che si trae dall’ultimo capitolo del libro di Rich. Nelle sue pagine aleggia la grande tradizione naturalistica di Ralph Waldo Emerson e di Walt Whitman. È in ballo la sopravvivenza della nostra civiltà. Un riscaldamento di 3 gradi centigradi comporterebbe un disastro a breve termine. Le conseguenze? La scomparsa di foreste nell’Artide, lo spopolamento di moltissime città costiere, la fame di massa. Alcuni esperti temono che si possa registrare un riscaldamento di 4 gradi centigradi. In tal caso lo scenario prevede l’Europa in siccità perenne, l’avanzamento del deserto in vaste aree di Cina, India, Bangladesh, la Polinesia ingoiata dal mare.

Nel suo j’accuse Rich punta il dito, tra l’altro, contro l’industria dei combustibili fossili che, tra il 2000 e il 2016, ha speso oltre due miliardi di dollari, una somma dieci volte superiore a quella stanziata dai gruppi ambientalisti, «per contrastare la legislazione sul cambiamento climatico ». Nel raccontare i retroscena di un fallimento globale, e nel muovere critiche a uno dei «principali responsabili » di emissioni di anidride carbonica, gli Stati Uniti, l’autore ricostruisce il grande contributo dato da chi ha lottato per risvegliare la coscienza pubblica. Si distinguono due personalità, che Rich non esita a celebrare come “eroi”: Rafe Pomerance, definito «lobbista per l’ambiente », e James Hansen, astrofisico e climatologo. Il primo perlustra la frastagliata galassia della politica statunitense, il secondo parte dalla ricerca scientifica. Il loro obiettivo è quello di indurre il governo degli Usa a intraprende una politica che sia un’inversione radicale di rotta e farsi promotore di un accordo internazionale vincolante. Ma con il pessimismo della ragione bisogna dire che, con Trump alla Casa Bianca, questa prospettiva è solo fiabesca.

In questo quadro l’Europa ha statuti etici e culturali che potranno avere il loro peso: Ursula von der Leyen, nell’assumere il suo ruolo nella Ue, dichiarò che una delle principali linee guida sarebbe stato l’ambiente. Le sue recenti dichiarazioni confermano questo new deal ecologico a cui dobbiamo prestare fede.

Fruttero e Lucentini, il testo della lettera a Mondadori e l’articolo “L’arte di parlare ai lettori” di Mario Baudino da La Stampa

Brutti ma “interessanti”? No grazie, evviva i bei racconti

di Carlo Fruttero Franco Lucentini


Al punto di confusione in cui siamo arrivati in Italia, non è sempre facile far capire e far accettare ai responsabili di una casa editrice la posizione che noi riteniamo di dover tenere nei confronti del pubblico: il quale ci sembra essere trattato dai più, o come un deficiente cui si può rifilare qualsiasi cosa, o come un droghiere arricchito che occorre iniziare agli squisiti misteri fino a poco tempo fa privilegio degli happy few, o, peggio di tutto, come un giovinetto da catechizzare. A noi pare ovvio che questi tre atteggiamenti, la volgarità, lo snobismo, il moralismo, siano strettamente – benché segretamente – imparentati, e che, a parte il loro carattere offensivo, essi finiscano per allontanare sempre più dai libri quella parte di lettori non contaminati dalle mode, dagli scandaletti e dalle prediche culturali, chesono poi il vero pubblico, il solo vero «strato» con cui, in definitiva, deve fare i conti chiunque faccia il nostro mestiere. È insomma il sacro piacere della lettura che noi vogliamo soprattutto rispettare e incoraggiare, e i libri che abbiamo fatto e che ci proponiamo di fare si spiegano secondo questa prospettiva.
Il discorso sarebbe naturalmente molto più lungo e complesso, ma all’atto pratico noi non facciamo altro che mettere insieme quei volumi che noi stessi, privati cittadini Lucentini e Fruttero (vecchi e appassionati lettori come altri è cacciatore, alpinista o musicofilo) vorremmo trovare in libreria e all’edicola. Che una simile limpida proposizione suoni oggi, in molti circoli, poco meno che eretica, non ci turba minimamente: le controversie ideologiche «ad alto livello» ci interessano poco, e invece di ridurre tutta la questione a un ennesimo scambio di chiacchiere tra quattro gatti, preferiamo mettere in atto(cioè in libri) le nostre convinzioni.
Il preambolo, di cui mi scuso, era necessario per chiarire i nostri criteri generali di lavoro, che sono in sostanza la leggibilità e la validità estetica. In altre parole, a un racconto di guerra brutto ma «interessante», perché il protagonista è negro o pederasta o pacifista o innamorato inconsciamente del suo mulo, noi non ci vergogniamo di preferire un racconto di guerra bello, dove il protagonista si limita a sparare, a detestare il sergente, ad aver paura, fame ecc. —

 

F&L, l’arte di parlare ai lettori

I segreti della “premiata ditta” grandi successi

di Mario Baudino
Erano interessatissimi sia a libri che classificavano di «genere A» sia a quelli di «genere B»; lo stesso valeva per film, teatro, arte. E come scrive Domenico Scarpa nella prefazione al Meridiano dedicato a Fruttero & Lucentini (Opere di bottega, in due grossi tomi, esce domani per Mondadori, pp. 3168, € 140) lo facevano «di prima intenzione, senza snobismi da bastiancontrari», semmai in polemica perenne, come scrissero nella prefazione a un’antologia di storie di guerra americane, con i «recensori ad alto livello, che classificano “film B” tutti quelli dove i cannoni sparano davvero».
Mai in sintonia con le correnti dominanti, F&L hanno saputo parlare, diremmo senza connivenze, con ironia, eleganza e dedizione – ai lettori. Che ora hanno a disposizione nel Meridiano non solo l’intera opera – a eccezione della «trilogia del cretino», pubblicata qualche tempo fa da Mondadori negli «Oscar classici» – ma anche un centinaio di pagine di inediti, tra lettere, appunti, insomma il laboratorio, dagli archivi di famiglia (conservati a Castiglione della Pescaia e a Torino).Ci sono anche le opere scritte e firmate singolarmente, ma al centro di tutto è il quasi miracoloso risultato della scrittura a due, che caratterizza i grandi romanzi dalla Donna della domenica a A che punto è la notte, da Il palio delle contrade morte a Enigma in luogo di mare, a L’amante senza fissa dimora, libri straordinari e perfetti. Coprono un arco di tempo dal ’72, quando uscì il primo, al 2002 quando Lucentini scelse di morire (Fruttero ci ha lasciati nel 2012): trent’anni di «ditta», mille volte spiegata, mille volte elusa, sempre misteriosa, anche se la loro storia comincia ben prima. L’incontro decisivo fu nel ’53 a Parigi, quando, dopo qualche anno di bohème intellettuale in giro per l’Europa, divennero amici e inseparabili.
Fruttero, che già lavorava per l’Einaudi, convinse Lucentini a trasferirsi a Torino, e l’editore ad assumerli entrambi. Svolgevano i loro compiti di redattori (pare mal pagati), traducevano Borges e Beckett, scoprivano la fantascienza. Ma nonostante i rapporti che allora si cementarono con Calvino e Citati, lo Struzzo non faceva per loro, era troppo ideologico, forse un po’ supponente. Così nel ’61 prima uno poi l’altro si trasferirono alla Mondadori, per dirigere «Urania», la prima collana tutta di fantascienza. E già allora sapevano benissimo quel che facevano.
Dagli archivi di Fruttero è emerso un documento per molti aspetti straordinario al proposito: la minuta di una lettera spedita nel ’61 all’allora direttore Vittorio Sereni, in cui annunciavano il programma di lavoro, ma anche qualcosa di più importante, una posizione sulla letteratura che ricorderà quella più celebre ma successiva di Harold Bloom, scomparso nei giorni scorsi, contro la «scuola del risentimento», i «gender studies», l’ideologizzazione trionfante nelle università e non solo. In quella lettera c’erano già i presupposti da cui sarebbe scaturita La donna del domenica: dove si noterà che l’indimenticabile americanista Bonetto è proprio l’alfiere di quelle acritiche infatuazioni «post-coloniali» destinate a irritare non poco lo studioso americano. Il romanzo ebbe un enorme successo. Natalia Ginzburg ne capì subito la «allegria così viva e così misteriosa». La maggioranza dei critici, sul momento, non riuscì a raccapezzarsi. Con grande divertimento degli autori. —

Omaggio a Gianni Rodari, le celebrazioni per il centenario, articolo di Mauretta Capuano da Il Tirreno

Al via in questi giorni mostre, nuove edizioni dei suoi libri in un calendario che si dipanerà fino al 23 ottobre 2020

 

La fantasia al potere
con Gianni Rodari.

Eventi per dodici mesi
verso il centenario

di Mauretta Capuano 

Storie, filastrocche, articoli di approfondimento, materiali scaricabili per insegnanti, poster stampabili, quiz e tanto altro per un anniversario speciale che, proprio per questo, prende il via un anno prima con protagonista assoluta la fantasia. È quello per i cent’anni dalla nascita di Gianni Rodari che si festeggiano il 23 ottobre 2020. Ma tra pochi giorni, proprio il 23 ottobre, parte il countdown in vista delle celebrazioni su http://www.100giannirodari.com, scandito da nuove pubblicazioni e iniziative. Gli eventi sono nel segno di quello che Rodari auspicava: «Tutti gli usi della parola a tutti», non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo. A inaugurare “100 Gianni Rodari” (#100giannirodari) sono le Edizioni EL, Einaudi Ragazzi, Emme Edizioni che, in quanto editori unici dell’opera del Maestro della Fantasia – nato a Omegna, sul Lago d’Orta, il 23 ottobre 1920 e morto a Roma il 14 aprile 1980 – hanno messo in cantiere una serie di nuove, preziose edizioni e mostre dei migliori artisti che hanno illustrato i libri dell’autore di “Grammatica della fantasia”, in allestimento in Italia e all’estero, con partner come la Fiera di Bologna e gli Istituti di cultura italiana nel mondo. Tra i primi titoli ad arrivare in libreria, il 5 novembre, “Cento Gianni Rodari – Cento storie e filastrocche – Cento illustratori” (Einaudi Ragazzi) per i bambini dai 6 anni, che raccoglie cento tavole realizzate da alcuni tra i migliori illustratori al mondo che hanno scelto ognuno la propria favola o filastrocca di Rodari preferita. E poi la strabiliante avventura del trenino più amato d’Italia, “La Freccia Azzurra” (Einaudi Ragazzi) con l’inedita introduzione di Neri Marcorè, tra i grandi fan di questa moderna fiaba sull’amicizia e la solidarietà diventata anche un film d’animazione, e le nuove illustrazioni per il centenario di Camilla Pintonato. Sono da poco arrivati in libreria anche gli albi, dai 4 anni, “L’omino di niente” (Emme Edizioni) con illustrazioni di Olimpia Zagnoli; e “Bambini e Bambole” (Emme Edizioni) la filastrocca dove troviamo il Rodari politico e poeta, con le nuove illustrazioni di Gaia Stella. Alla Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna 2020, che sarà un po’ tutta nel segno di Rodari, la mostra delle “Eccellenze italiane” sarà dedicata ai 21 migliori illustratori italiani di rilevanza internazionale che hanno illustrato Rodari, tra i quali spiccano Bruno Munari, Emanuele Luzzati, fino ai più recenti Manuele Fior, Beatrice Alemagna e le stesse Gaia Stella e Olimpia Zagnoli. La mostra ha appena iniziato a fare il giro del mondo grazie agli Istituti di cultura italiana all’estero. Nello speciale calendario di “100 Gianni Rodari” oltre a questi eventi hanno preso avvio letture, seminari e rappresentazioni teatrali ispirati all’opera del poeta e scrittore che ci ha insegnato che la fantasia rende liberi, su iniziativa di privati, associazioni, enti, festival. Tutti verranno segnalati sul sito che vuol essere un dinamico punto di riferimento. “100 Gianni Rodari” spiegano i promotori dell’iniziativa, «è anche un’esortazione: a moltiplicare per 100 la circolazione delle sue storie, a celebrare e diffondere i contenuti rivoluzionari della sua poetica, a formare una nuova generazione di piccoli lettori tramite i suoi libri divertenti e profondi: “Favole al telefono”, “Filastrocche in cielo e in terra”, “Fiabe lunghe un sorriso”, “Il libro degli errori”, “Le avventure di Cipollino”, “C’era due volte il Barone Lamberto”. —

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