Omaggio ad Amos Oz: da La Repubblica, articolo di Wlodek Goldkorn

 di Wlodek Goldkorn

Vai all’articolo di Wlodek Goldkorn

oppure all’articolo di Mauretta Capuano da Il Tirreno

oppure all’articolo di Alessandro Piperno su Il Corriere Cultura 

 

 

Cristina Núñez Pereira “Emozionario. Dimmi cosa senti” edizione illustrata, Nord Sud Edizioni

Opinioni dei lettori: di Adriana Casalegno

Con l’ ‘Emozionario’ ci si può addentrare nel paesaggio delle sensazioni, da soli o in compagnia. Basta lasciare in giro questo attraente libro per sfogliarlo, consultarlo quando si è richiamati dalla frase di  copertina ‘dimmi cosa senti’.
Le emozioni si affacciano in palloncini tondi e corrono lungo un filo sottile. Sono tante, 42 voci. Ognuna ha il suo numero di pagina e lì la sua narrazione, il suo disegno, i suoi colori.
La timidezza è rosa e rossa, un gentile uccellino blu fa capolino tra tazze di tè. L’ira, invece, ha pennellate di rosso acceso, lingue di fuoco attorno ad un piccolo mostro e, sullo sfondo, scivola nel marrone. Allora si può anche seguire la frase: ‘di che colore mi sento’ e cercare il proprio nelle immagini realizzate da tanti bravissimi illustratori.
Le sensazioni non sono perenni e non sono solitarie, si può continuare a stare con loro finché ci si riconosce. Più tardi, domani, sarà un’altra emozione o forse due, magari di opposta natura, come accadde a Tebaldo. Tebaldo, cugino di Giulietta, al ballo mascherato riconobbe il nemico Romeo dalla voce. Non poté attaccarlo lì a casa dello zio e pensò: “la pazienza costretta ad incontrarsi con la collera che vuole erompere ad ogni costo mi fa tremare il corpo per il contrasto della loro natura”.
Cercare, leggere, scoprire, parlare di emozioni e delle loro relazioni fa parte della conoscenza di sé e via via si comprendono le emozioni altrui, quelle dei compagni e, nel tempo, anche quelle di Tebaldo e di tanti altri personaggi.

Dai 3 anni ai 10 con i più grandi, dai 10 in poi per tutti.

Articolo da La Repubblica Cultura: La Serie di “Detective selvaggi”di Giancarlo De Cataldo

di GIANCARLO DE CATALDO

Il delitto accompagna l’essere umano sin dalla notte dei tempi e non c’è narrazione intorno al delitto che non sia riconducibile a questo schema primordiale: delitto — indagine — soluzione.

C’è chi rintraccia le origini nella Bibbia — siamo tutti, in definitiva, progenie di Caino, dal momento che proprio il fratricida, scacciato dall’Eden, fondò la prima città — e chi le fa risalire alla tragedia greca, o alle Mille e una notte, o alle avventure dei giudici-poliziotti cinesi. Il dibattito è aperto, e forse ozioso. Ma su un punto l’accordo è unanime: il romanzo giallo moderno che da quasi due secoli si legge, si ammira o si odia, comunque si consuma in tutto il mondo, nasce a metà dell’Ottocento ad opera di un giovane e geniale poeta, giornalista, scrittore nativo di Boston, di nome Edgar Allan Poe…

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al secondo articolo della serie “Detective selvaggi” su Agatha Christie

Walter Siti “Bontà” da Il Tirreno, recensione

Siti è uno dei pochi scrittori italiani che dice ai suoi lettori quello che non vogliono sentirsi dire. Un grande narratore del tracimare di quest’epoca. Siti costruisce da anni – nel povero panorama della scrittura italiana di oggi – un’archeologia del presente. E lo fa con grande maestria. Proprio per questo, il suo nuovo libro, “Bontà” (Einaudi, pp. 136) è in pieno un libro natalizio. Perché bontà è una delle parole più usate in stagione. Perché il presente trabocca di persone che vogliono stare dalla parte giusta. Sentirsi buone.

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Vanessa Roghi “Piccola città, una storia comune di eroina” da La Repubblica, di Nadia Terranova

“Piccola città”, il memoir di Vanessa Roghi «Io sono una bambina degli anni Settanta», scrive Vanessa Roghi a pagina 139 di Piccola città. Una storia comune di eroina (Laterza) e io conosco quelle sette parole, le guardo e mi vedo allo specchio. Ho qualche anno in meno di Vanessa ma la sua storia è, appunto, così comune da essere anche la mia. Il suo libro parla di me fin dal titolo, dalla foto che ne costituisce l’incipit: una bambina con una piuma in testa e delle foglie in mano, davanti a uno striscione di Democrazia proletaria per festeggiare un risultato minuscolo e gigantesco.

Alle politiche del 1976 Dp ha preso l’1,5%, sei deputati. Un fallimento, anzi no, un successo! Eccoli, quegli anni: piccoli numeri, grandissimi sogni. L’infanzia di Vanessa è costellata di sigle che per i bambini di oggi non significano nulla: Pci, Dp, Pdup, gli amici di papà che raccontano la Favola di Mao Tse Tung, la mamma femminista che canta moltissimo, canta in macchina, per strada e dentro casa.

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François Cheng “L’anima. Sette lettere a un’amica” su Il Corriere Cultura, di Susanna Tamaro

 

La scoperta dell’anima dietro al velo del Natale

François Cheng (Bollati Boringhieri): dal novantenne autore sino-francese una lezione su temi profondi ma trascurati. Le parole di François Cheng ispirano una riflessione sul senso delle feste

 

di Susanna Tamaro

L’altra sera, tornando a casa, mi sono resa conto che il Natale è ormai vicino. Il Natale, con le sue musichette ossessive, con la coazione a comprare è diventato ormai un ciclico rito pagano, un altare su cui si sacrificano soldi, malumori, nevrosi. Pensavo a queste cose rileggendo lo splendido libro di François Cheng, “L’anima”. L’autore, un poeta cinese novantenne, risponde a sette lettere di un’amica. Riportare la centralità dell’anima nella vita dell’uomo vuol dire educare il sentimento a non essere la sua parodia, il sentimentalismo; vuol dire rimettere la tensione verso il reale al centro della persona.

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Nuccio Ordine “Gli uomini non sono isole. I classici ci aiutano a vivere” su Il Corriere Cultura, recensione di Daniela Monti

La grande letteratura insegna a vivere (anche) per gli altri

Il nuovo saggio di Nuccio Ordine (La nave di Teseo) aiuta a capire perché «nessun uomo è un’isola»

 

di Daniela Monti

I valori che animano la nostra vita non sono entità metafisiche che piovono dal cielo. E dunque che cosa sono e da dove piovono? Sono ciò a cui diamo importanza, le cornici di riferimento dentro le quali orientiamo i nostri passi. Sono il bene comune, la giustizia, la tolleranza, la libertà, il pluralismo. Molti cambiano e si evolvono con il tempo. Altri non cambiano mai (anche se un certo sguardo annebbiato sul presente potrebbe farci pensare il contrario) e fra i valori granitici c’è la solidarietà.

Nuccio Ordine attorno al vivere per gli altri — impegnativo, certo, già il vivere con gli altri, ritenendo «tutti gli uomini miei compatrioti», come scriveva Montaigne, sarebbe un gran bel traguardo — costruisce un intero libro, Gli uomini non sono isole (La nave di Teseo), dimostrazione di come da Petrarca a Virginia Woolf, passando per un’infinità di autori — Borges, Brecht, Conrad, Cechov, Dickinson, Donne, Hemingway, Hesse, Shakespeare, Nietzsche e un’altra quarantina di giganti — questo sentimento di condivisione abbia attraversato la storia dell’uomo e dunque della letteratura.

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