La Saggistica di tuttatoscanalibri dalla A alla M

Biografie e storia

Alberto Angela “Cleopatra, La regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità” 

Corrado Augias “I segreti d’Italia. Storie, luoghi, personaggi nel romanzo di una nazione”

Gianni Bonini “Il Mediterraneo nuovo”

Alessandro Cosi  “La guerra civile tra Ottaviano e Antonio: La fine della Repubblica e l’alba dell’impero”

A. Ferrini S.Pizzuoli “Fatti e Fattacci al tempo di Firenze capitale”

Luigi Grassia “Gli Italiani alla conquista del West” 

Su D La Repubblica: Rosetta Loy “Cesare” recensione di Elena Stancarelli

Letteratura/ Società

Errico Buonanno “Falso Natale” da Il Venerdì La Repubblica recensione

Angela Borghesi “L’anno della Storia”

e anche:

Da La Repubblica: Anna Folli “MoranteMoravia. Una storia d’amore” recensione di Paolo Mauri

Liliana Dell’Osso Primo Lorenzi “Genio e Follia”

Roberto Calasso “I geroglifici di sir Thomas Browne”

Francois Cheng “L’anima. Sette lettere a un’amica”

Giorgio de Chirico “Lettere” a cura di Elena Pontiggia

e anche:

Riccardo Dottori “Giorgio de Chirico. Immagini metafisiche”

Sul Venerdì La Repubblica il saggio di Nicola de Blasi “Ciao”

Nadia Fusini “Una fratellanza inquieta”

John Leland “Scegliere di essere felici” recensione su La Stampa

Vittorio Lingiardi “Diagnosi e destino”

Franco Marcoaldi “Una certa idea di letteratura. Dieci scrittori amici” da Il Corriere Cultura

Esoterismo/Arte

Helena Petrovna Blavatsky “Iside svelata”

Daniel Halévy “Degas parla” 

Georges Simenon “Il sospettato” da La Repubblica Cultura

BENTORNATO IN CLASSIFICA MONSIEUR SIMENON

di Piero Colaprico

C’era un afrore di treno notturno e di dormitorio dell’esercito della salvezza, di caserma e di camera di ospedale, di prigione, di veglia funebre, di tutto ciò che non rientra nella vita di tutti i giorni, di tutto ciò che è acre e molesto, con un odore di umanità troppo penetrante, un retrogusto di miseria che prendeva alla gola.

Così scrive George Simenon, ne Il sospettato, storia di un disertore che torna in patria nel tentativo di sventare l’attentato di matrice anarchica a una fabbrica piena di operai. E se ci si chiede come mai un libro, scritto nel 1938, appena uscito da Adelphi, scali le classifiche di vendita (nono nella top ten, primo della narrativa straniera) si possono trovare moltissime risposte. Ma ne resta una fondamentale: questo Simenon sapeva scrivere. Ma non è che Simenon sia una sorta di “usato sicuro” del giallo e poco più, o sia da considerarsi un autore che, a dispetto del numero dei libri con e senza il commissario Maigret, sa avvincere per la trama. Chi lo ama, ama la “carnalità” dei personaggi. Non perdono tempo in dettagli da psicologia della chiacchiera.

Sono infedeli, cattivi, bastardi, generosi, eroici perché sono così e non perdono pagine in spiegazioni: agiscono, amano, odiano, pensano, si muovono lungo le strade delle città e dell’anima. È la lezione della grande letteratura e se pure esiste, anche se taluni la negano, la differenza sostanziale tra libri che sono scritti per distrarre (gialli, polar, fantascienza, umoristici) e libri che vogliono decifrare l’uomo e il mondo (il grande romanzo), nel corso dei secoli incontriamo scrittori, da Edgar Allan Poe a Philip K. Dick, che “ti tirano dentro” i loro mondi e, in qualche modo, aiutano il lettore a fermarsi a riflettere, lo emozionano, lo cambiano, come se fossero Bulgakov o Zola. Tra costoro, c’è Simenon, il giornalista che raccontava le notti e gli spettacoli di Parigi, l’uomo che amava voracemente la vita, lo scrittore che il successo non cambiò mai. Frank, il ragazzo assassino de La neve era sporca, il medico dalla vita ordinata che va a pezzi per l’incontro con la fragile Martine e che scrive Lettera al mio giudice, il Signor Hire che, pagina dopo pagina, vorresti soccorrere, sono così nitidi, così perfettamente imperfetti da mostrarci la nostra umanità e disumanità.

Per questo Simenon entra non solo in classifica, ma dentro di noi.

Leggi anche la recensione di Giorgio Montefoschi

i migliori 10 romanzi con il commissario Maigret

l’articolo di de Cataldo dalla Serie Detective selvaggi

Poeti e Poesia su tuttatoscanalibri

Dino Campana “Canti Orfici”

 

Sebastiano Vassalli “La notte della cometa” recensione di Salvina Pizzuoli (biografia-racconto sulla vita di Campana)

 

Alfred Douglas “L’amore che non osa”

Edgar Lee Masters “Antologia di Spoon River”

Alda Merini “Vuoto d’amore”

Dal Corriere della Sera: Nella Nobili “Ho camminato nel mondo con l’anima aperta” recensione

Cees Nooteboom “L’occhio del monaco”di Cees Nooteboom

Tiziano Scarpa “Una libellula di città”

 

Mauro Bellei “Mille case per mille storie” un libro-gioco per bambini, presentato dall’autore su tuttolibri La Stampa

Cari bambini scatenate la fantasia
costruitevi la casa che volete

Un libro-gioco per montare, smontare ripopolare le dimore di 7 celebri architetti I disegni di Le Corbusier o Renzo Piano abitati da giraffe e astronauti

di Mauro Bellei su tuttolibri La Stampa

Luciano Bianciardi “Aprire il fuoco” da Il Tirreno Culture

Le cinque giornate è il titolo originale di Aprire il fuoco, edito nel 1969 da Rizzoli, l’ultimo romanzo pubblicato in vita dall’autore

 

 

 

Scritto nel marzo 1968  rivisita l’insurrezione antiaustriaca delle Cinque giornate di Milano, situandola in un tempo successivo, nel marzo 1959, intrecciando passato e presente; sedata la sommossa e tornati gli Austriaci a Milano, il narratore, che racconta in prima persona, si trova in esilio a Nesci in attesa di una nuova  rivolta, pronto ad aprire il fuoco…

Copertina dell’edizione Rizzoli del 1976

 

 

“Vergogna è uccidere, vergogna è sudare, vergogna è morire di fame e chiudere la gente in prigione, o al manicomio. Vergogna è condannare. Vergogna è giudicare. Vergogna è comandare.” “Io guardo ancora dal finestrone, giù verso il gabellino, ma c’è più speranza che il segno mi venga? Una cosa è sicura, e io voglio che lo sappiano tutti gli Staatsanwalt degli Absburgo. Il Piat che distrusse i loro carri e i loro cannoni l’ho lasciato al deposito. Ma il vecchio Mauser che mi fu compagno nelle Cinque Giornate l’ho con me, nascosto. Se mandano qua un altro loro aguzzino, io sono pronto ad aprire il fuoco”.

…continua a leggere l’articolo di Stefano Adami

e anche la recensione su mangialibri

Manuel Vilas “In tutto c’è stata bellezza” recensione da tuttolibri La Stampa

Il lungo monologo di un insegnante che perde i genitori e divorzia, nel mediocre tran tran di provincia diventa un regolamento di conti con la storia nazionale, dalla morte di Franco ai nostri giorni

Vai alla recensione di Fernando Aramburu (traduzione di Bruno Arpaia)

Leggi anche la recensione su DLa Repubblica di Rosella Pastorino