Walter Veltroni “Assassinio a Villa Borghese” recensione di Mirella Serri da La Stampa Cultura

Il commissario filosofo di Veltroni e il mistero delle teste mozzate


Guido piano /e ho qualcosa dentro al cuore / Che mistero / non so neanche dove andare…», gorgheggia Fabio Concato e sull’onda di queste parole anche il commissario Giovanni Buonvino, ciuffo al vento, guida piano la sua Triumph Spitfire. Il piacente segugio cinquantenne ha una passione per le auto d’epoca, come la Mg B Mk3 o la Duetto Alfa Romeo: da Concato al poeta Valentino Zeichen, da Ettore Scola a Fabrizio de André a William Shakespeare, è un fuoco di fila di citazioni il nuovo romanzo di Walter Veltroni Assassinio a Villa Borghese (che inaugura una collana di gialli Marsilio, Lucciole, pp.208, €14). Ha cambiato genere narrativo l’ex vicepresidente del Consiglio nonché giornalista, cineasta e scrittore e ha imboccato un nuovo e singolare percorso, il thriller in salsa rosa, il giallo addolcito dalla verve della commedia dove anche gli assassinii finiscono per essere trattati con leggerezza e ironia.
È il prototipo del commissario sfortunato, il Maigret capitolino alias Buonvino, a causa dei suoi ultimi dieci anni non felici, trascorsi al chiuso in un ufficetto detto il Barattolo, costretto a metter timbri e a trafficare con scartoffie. Lo stallo nell’ascesa professionale è stato originato da una distrazione, un fatto quasi inessenziale per cui il poliziotto, confondendo gli eroi del Risorgimento, ha scambiato i fratelli Bandiera con i fratelli Cairoli e ha spedito la sua squadra in missione speciale all’indirizzo sbagliato. […]Ottenuto il riconoscimento e transitato all’ambìto livello investigativo percorre le strade romane filosofeggiando alla stregua di un novello Ingravallo a cui Carlo Emilio Gadda aveva delegato il compito di sciogliere Quer pasticciaccio brutto de via Merulana.
Buonvino però si inoltra in parchi e viali alberati dal momento che è stato destinato all’ufficio di polizia creato a Villa Borghese. […]È pieno di segreti, misteri e colpi di scena il giallo di Veltroni che rielabora le parole di Eastwood ne Il buono, il brutto, il cattivo: «Vedi, il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava. Io scavo, da sempre. Conosco solo gente con la pistola carica». Ed è l’ironia, la pistola carica del giallista Veltroni che scava tra le rovine fumanti della moderna Roma. (da Mirella Serri, La Stampa Cultura)

E anche:

Il Corriere della sera Cultura

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