Le pagine più visitate di tuttatoscanalibri nel mese di maggio 2019

Le pagine più visitate nel mese di maggio

Anna Oliverio Ferraris “Sopravvivere con un adolescente in casa”
Delia Owens “La ragazza della palude”
Antonio Moschetta “L’intestino in testa”
Miljenko Jergovic “Radio Wilimowski”
Nadia Fusini “Maria”
Gulia Corsalini “La lettrice di Čechov”
Louise Penny “Case di vetro”
Alberto Bile “Una Colombia. Canzone del viaggio profondo”
Halldora Thoroddsen “Doppio vetro”
Richard Powers “Il sussurro del mondo” Premio Pulitzer 2019
Daniela Alibrandi “I delitti negati”
Silvia Volpi “Alzati e corri, direttora”
Fabio Bacà “Benevolenza cosmica”
Epitaffi greci. La Spoon River ellenica di W. Peek ”
Alessandro Pagani “500 chicche di riso”
E. Lee Masters “Antologia di Spoon River”

Madeleine Bourdouxhe “La donna di Gilles”

Dalla Quarta di copertina:

Quando appare nel 1937, fu accolto come una rivelazione. La critica rifiutò di credere che fosse l’opera prima di una trentenne. Simone de Beauvoir elogiò pubblicamente la Bourdouxhe. Ed è stato questo romanzo, da allora sempre ristampato, ad assicurarle una fama che il tempo non scalfisce, così come non ha mutato in nulla il fascino di questa crudele storia d’amore.

Il romanzo è ambientato in una modesta abitazione nella periferia di una città industriale del Nord Europa e indaga, con una prosa incisiva ed efficace, i moti dell’animo della protagonista, Elisa, legata da un amore esclusivo e pervicace a Gilles, il marito, un operaio che lavora agli altiforni nei sobborghi di Liegi, anche se nel romanzo la località resta anonima. Com’è giusto che sia perché la storia di Elisa e Gilles è una storia senza tempo e senza luogo, la  storia di un rapporto coniugale che, vissuto attraverso gli occhi della protagonista, è “perfetto”, fino a quando il cuore di Gilles si accende di passione per un’altra donna, la giovane cognata, sensuale e frivola. Da questo momento la tragedia nel cuore di Elise si consuma nel silenzio, un silenzio tanto dolorosamente grande, quanto il suo amore. “Donna priva d’astuzia e di orgoglio, aliena dalle elucubrazioni filosofiche, Elisa non si domanda se al mondo c’è posto per un cuore come il suo” così scrive l’autrice, quando il suo amore diviene perverso, diventa sofferenza e completa dedizione a Gilles, nell’annullamento di sé, aspettando che Gilles guarisca. Una storia che si riassume volendo in poche righe, ma che investe il lettore catturato non solo emotivamente ma anche dalla struttura della trama che riecheggia quelle classiche, dal binomio di amore e morte, dalle domande che emergono sull’amore e sull’eros.      Considerato un piccolo capolavoro, merita di essere letto.

Chi è Madeleine Bourdouxhe

Scrittrice belga nacque a Liegi nel 1906. Nel 1943, scrisse un secondo romanzo A la recherche de Marie, e un racconto, Sous le pont Mirabeau. Si è spenta all’età di 96 anni. Ma è con La famme de Gilles che la sua fama resta immutata nel tempo al punto che nel 2004 ne fu tratto un film con la regia di Fonteyne, presentato alla Mostra del cinema di Venezia.

Come inizia

«Le cinque… Tra poco sarà a casa…» Pensa Elise, e basta l’idea a farla piombare nell’inerzia più totale.[…] Ogni giorno è così. Quando mancano pochi minuti all’arrivo di Gilles, Élisa è ridotta a un corpo privo di forze, tutto dolcezza e languore – pura attesa».

Salvina Pizzuoli

Autori Vari “Poesia” edito da Edida

In questo volume,  edito da Edida, sono raccolte poesie scelte tra le molte pubblicate nel corso degli ultimi anni nelle pagine di prosaepoesia.net dal 2014 al 2018.

Ci proponiamo di presentare uno spaccato della poesia di oggi, quella che per forma compositiva e per le tematiche trattate restituisce vividi frammenti della società attuale.

Chi è poeta?

Chi sa ascoltare ed esprimere il proprio mondo interiore come moto dell’animo e come riverbero di quello fuori da sé, in modo semplice, spontaneo e intuitivo, come sosteneva Montale ne “I limoni” e in “Non chiederci la parola” o lo stesso Corazzini in “Desolazione del povero poeta sentimentale”.

La poesia è un’arte speciale che sa scuotere o risvegliare sentimenti sopiti, riflessioni e sorrisi amari e commozioni che placano perché commuovono e soprattutto comunica nell’immediatezza, proprio come una rappresentazione figurativa della quale si coglie l’insieme con un unico sguardo.

Cosa canta il poeta di oggi?

I temi che gli Autori hanno sentito il bisogno di esprimere, nella configurazione grafica prescelta, nella musicalità voluta, nella preferenza lessicale accordata al proprio messaggio spontaneo e diretto, sono stati raggruppati sotto quattro temi che ci sono sembrati pertinenti a designarne il contenuto: “Forme d’amore”, “Donne”, “Panorami”, “Pensieri”, “Riverberi” e abbiamo voluto riconoscere ai versi inseriti in ciascun gruppo il compito privilegiato di rispondere alla domanda.

Salvina Pizzuoli

Autori

Camellini Capitani Ermini Flussi Cattani Gabbia Gianassi Guidoni Habouss Montella Miselli Rana Roggio Savelli Tenaglia Villa Zella

Il disegno di  copertina è di Cristina Conticelli

Dello stesso Progetto per la prosa

Racconti racconti racconti. Corti, con brivido, fantastici.

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Poesia

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Jhumpa Lahiri “Dove mi trovo” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno del 13 maggio

Jhumpa Lahiri e frammenti di donne a Roma

di Flavia Piccinni

Si apre con un pensiero di Italo Svevo («È il mutamento stesso che m’agita come il liquido in un vaso che scosso s’intorbida») l’ultimo libro – il primo scritto in italiano – della scrittrice di origine bengalese Jhumpa Lahiri, “Dove mi trovo” (Guanda, pp. 164). Cresciuta negli Stati Uniti e adesso a Londra – a seguito di una lunga parentesi romana – Lahiri è nota per “L’interprete dei malanni” e “In altre parole”, ed è già vincitrice del Premio Pulitzer e del PEN. Adesso accompagna il lettore in un romanzo sospeso, teso come la scrittura che ne scandisce il tempo, in cui una donna cerca di trovare il suo profilo che non sia semplice ombra, e si interroga sui ritmi e gli obblighi della vita. Lo fa in una Roma che è sole sbiadito, ragazze che cercano la loro indipendenza, incontri rarefatti che sopravvivono sospesi; lo fa, Lahiri, ambientando tutto in una Roma che è provincia, periferia di un mondo dove tutto s’affastella, e dove in estate ogni luogo si spopola, e la città «deperisce come una persona anziana». E questa viene svelata in 46 attimi di quotidianità, in una solitudine atavica e struggente, una punzecchiatura dolente all’animo che si confronta con mutamenti istantanei. Ciò che avviene, insomma, quando si è fermi e allo stesso tempo altrove. Sono dettagli di vite altrui, dipinti con delicatezza. Non sono mere fotografie della realtà, ma frammenti di donne che amano, di sconosciute, di amiche che si confessano. Paura, rassicurazione e bellezza convivono in un libro che procede per sottrazione – nella scrittura, nello sguardo, nella vita – e che si focalizza su un’analisi impietosa, eppure struggente, della vita. —

Leggi anche la recensione di Michele Lauro da Panorama Libri

Dello stesso autore:

Jhumpa Lahiri “Racconti italiani”

Daniela Alibrandi “I delitti negati” L’erudita 2019

Un commissario, Riccardo Rosco, è protagonista delle pagine di Daniela Alibrandi che portano il titolo I delitti negati, un’espressione che, oltre al titolo, compare tre volte nel romanzo, lasciando aperta al lettore, soprattutto all’inizio, una duplice interpretazione delle maglie investigative che si andranno via via dipanando.

Un personaggio, quello del commissario, che l’autrice tratteggia, delineandone nel corso degli avvenimenti e situazioni la travagliata personalità: solo al termine il lettore conoscerà i suoi caratteri fisici, poche le volte in cui viene indicato con il nome proprio: è schivo, taciturno con una caparbia volontà e capacità di seguire una pista, quella giusta. La sua vita è il suo lavoro, ma solo fino al penultimo caso durante il quale un’ingenuità professionale lo fa destinare ad altra sede. Solo lì, nella distanza, scorge finalmente quanto spazio egli abbia negato a se stesso e alla propria vita di relazione: la moglie, la famiglia, gli stessi collaboratori, la sua squadra, che, in questa nuova situazione, sente vicini e ai quali si scopre legato affettivamente.

Troppo preso e forse troppo presuntuoso, ha accolto nella propria vita solo ciò che potesse mettere in luce il suo acume di investigatore, fino a spingersi oltre e mettere a repentaglio anche la propria incolumità. Ma nella distanza, nel cambiamento totale, senza che la sua perspicacia si spenga, sa ritrovare se stesso e i valori dimenticati.

Uomo e commissario, individuo e segugio: caratteristiche che non possono essere separate dalla vicenda perché il nostro protagonista sa indagare e venire a capo di un’intrigata e sordida storia dove Roma e la Città del Vaticano sono protagoniste, ciascuna con la propria bellezza e grandiosità, a volte anche mostruosa, a volte sprezzante e altezzosa, in un contesto storico preciso, gli anni ‘80, quando la risoluzione dei casi si affidava esclusivamente all’ingegno degli investigatori.

E la vicenda scorre in una forma piana e schietta, tra i molti personaggi, i paesaggi e gli ambienti, in questo romanzo ricco di descrizioni e di scorci filtrati dal sentire di chi lo guarda e lo vive:

Roma, d’estate, d’autunno, di primavera e adesso d’inverno, Roma l’antica, l’infinita, l’impareggiabile. Storia immensa e odore acre di legna bruciata, l’umido del fiume misto al marcio delle foglie cadute dai platani. Un elisir che invadeva le sue vene come un bicchierino di cognac bevuto di mattina.

La cupola di San Pietro sulla destra, maestosa e immensa, brillava in quel momento, colpita dai raggi del sole invernale, che iniziava la sua discesa verso il gelido tramonto. Di fronte le Mura Vaticane, il confine sicuro, il baluardo che assicurava alle anime, anche alle più oscure, la difesa di una cortina impenetrabile.

E, non per ultima, una voce fuori campo.

Compare spesso al termine di vari capitoli con un preciso distacco anche grafico dal testo principale: parole dolorose di peccati e di fede, di volontà di giustizia terrena. Di chi sono?

Salvina Pizzuoli

Dello stesso autore:

tuttatoscanalibri – Narrativa – Giallisti italiani

Daniela Alibrandi, Quelle strane ragazze, youcanprint 2018

Daniela Alibrandi, Nessun segno sulla neve, Universo 2016

Daniela Alibrandi “Una morte sola non basta”

Daniela Alibrandi “Un’ombra sul fiume Merrimack”

Daniela Alibrandi “Il vaso di Bemberly”

Daniela Alibrandi “Il bimbo di Rachele”

Mercè Rodoreta “Specchio infranto”, La Nuova frontiera editore, 2013 traduzione di Giuseppe Tavani

“Specchio infranto” un lungo romanzo che segue le vicende di una famiglia catalana per tre generazioni fino all’avvento al potere di Francisco Franco.

Vai alla presentazione dell’opera e dell’autrice

e leggi anche:

Alcuni stralci dal Prologo dove l’autrice racconta e spiega le sue motivazioni alla scrittura e rende partecipe il lettore delle sue scelte narrative e linguistiche, del travaglio per la nascita dei personaggi, la loro vita e la loro genesi. Un romanzo visto attraverso gli occhi dell’autrice e le sue riflessioni.

e leggi anche della stessa autrice:

La piazza del Diamante

e anche le recensioni su mangialibri a

“Giardino sul mare”

“Via delle Camelie”

“La Piazza del Diamante”

Petra Hartlieb “La mia meravigliosa libreria” recensione di Giulia Ziino da La Lettura Il Corriere

Facciamo una follia, mettiamo su una libreria

L’austriaca Petra Hartlieb racconta la sua impresa a lieto fine (con tanta fatica)

 

di GIULIA ZIINO

Sembra un romanzo ma è una storia vera. Di quelle che fanno sognare gli amanti viscerali dei libri, i romantici della pagina, gli annusatori di carta stampata. C’è tutto: la coppia (lui tedesco, lei austriaca, lui manager in una casa editrice, lei giornalista culturale freelance), il pensiero un po’ matto (e se cambiassimo vita? E se aprissimo una libreria tutta nostra?), schiere di amici pronti a dare una mano (che sia prestare 40 mila euro a tasso zero o montare scaffali di legno), famiglie allargate, piccoli guai e grandi successi.

Ma Petra Hartlieb, per quanto i romanzi li scriva e ci viva materialmente in mezzo, non è un’eroina da fiction. Per questo la sua storia — che racconta in La mia meravigliosa libreria, edito da Lindau — non è solo aneddoti poetici: la vita del libraio, in Austria come altrove, è anche burocrazia, paura di non poter pagare gli stipendi, vendite andate male, concorrenza di Amazon, tanta fatica.

«Probabilmente tutto si spiega con una parola: passione. O forse la si potrebbe chiamare follia»: il fatto è che quando Petra e Oliver, suo marito, in vacanza da amici a Vienna scoprono per caso una vecchia libreria in vendita per fallimento decidono di fare un’offerta. Un gioco? Forse, ma l’asta è vera e Petra e Oliver la vincono. Eccoli, da un giorno all’altro, diventare proprietari del negozio, «imprenditori». Si parte per Vienna e via, qui comincia l’avventura. Totalizzante: sopra la libreria c’è la casa annessa, collegata da una scala a chiocciola, «quando i bambini scorrazzano nell’appartamento o pestano sul vecchio pianoforte, l’esperienza viene in parte condivisa anche dai clienti». Petra ogni tanto lascia la cassa e sale a fare una lavatrice, o un pollo arrosto. La sera, prima di addormentarsi, i bambini scendono in libreria in pigiama, con le torce, e scelgono i libri della buona notte.

La libreria degli Hartlieb esiste davvero, a Vienna: da quell’asta del 2004 è diventata un punto fermo del quartiere di Währing, e ne è nata una seconda sede, con sezioni specializzate italiane e francesi. Petra, negli anni, si è scoperta anche scrittrice (giallista e cantrice dell’Austria di Arthur Schnitzler). La sua è la storia di una scommessa vinta ogni giorno, e il canto d’amore di una libraia indipendente per il suo mestiere. Nonostante tutto, e grazie a tutti.