Roberto Piumini “Il piegatore di lenzuoli” Marietti Editore

Nota di lettura di Milva Maria Cappellini

pagine 136 , 13 euro

Marietti Editore

Un uomo che di mestiere piega lenzuoli. Una mongolfiera che trasporta sapone e sale. Una valle vicino al Po dalla quale il profumo dei cembri risale i valloni fino alla Francia e all’Occitania. Il sale che matura in spuma nelle vasche di Trapani. Un uomo e una donna in una libreria, un boscaiolo costretto a trasformarsi in boia, un amore prodigioso e doloroso insieme in un giardino pieno di fiori. E una domanda: tornò, Teseo, ad Atene? Lasciò davvero, sugli scogli di Nasso, la malinconica Arianna? Dalla penna raffinata e sorprendente di Roberto Piumini, dieci poemi editi e inediti.

ROBERTO PIUMINI è tra i maggiori scrittori italiani. È stato insegnante, attore, burattinaio e ha scritto libri per ragazzi, testi poetici e romanzi. Ha tradotto i Sonetti e il Macbeth di Shakespeare, il Paradiso Perduto di Milton e l’Aulularia di Plauto. Con Marietti 1820 ha pubblicato Gli sguardi. Sette racconti sulla pittura (2019) e La barba del Manzoni (2020), disponibili anche in eBook.

MILVA MARIA CAPPELLINI ha curato edizioni di autori dell’Ottocento e del Novecento, tra i quali Gabriele d’Annunzio.

Abir Mukherjee “Morte a oriente” presentazione

Un nuovo romanzo di Abir Mukherjee, il quarto per la precisione, ambientato in India, ancora un crime a sfondo storico dal 1919 quando ha inizio fino al 1922, anno in cui si svolgono i fatti in questo ultimo romanzo. Un periodo particolare in cui vari avvenimenti evidenziano intolleranze e un forte sentimento anticoloniale e razzista. Troviamo ancora il capitano Sam Wyndham e la sua spalla, il sergente indiano “Surrender-not” nomignolo nato dall’impronunciabilità del suo nome proprio.

In una Londra del 1905 una donna viene trovata morta nella propria camera, chiusa dall’interno. L’autore ripropone il vecchio e difficile inghippo della camera chiusa, difficile perché le “soluzioni” sono spesso artificiose e improbabili, fatti del passato che s’intrecciano con l’azione in India nel presente quando l’investigatore in un viaggio verso le colline di Assam incontra un uomo che credeva morto da tempo e di cui vorrebbe saper cogliere i legami con quel delitto del 1905 per cui ha pagato un innocente

Un caso intrigato e contorto dove si susseguono molti colpi di scena.

“1905, Londra. Sam Wyndham, giovane poliziotto dell’East End, incontra una vecchia fiamma, Bessie Drummond. Il giorno successivo, la donna viene trovata morta nella sua stessa stanza, chiusa dall’interno. I sospetti si concentrano su un uomo ebreo, ma le cose non sono come sembrano. Pregiudizio e razzismo investono la società inglese; Wyndham si mette sulle tracce dell’assassino e il caso gli costerà più di quanto avesse mai immaginato…”( da SEM Libri)

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Brevi note biografiche

Abir Mukherjee, giovane autore scozzese di origine indiana, è ritenuto “l’astro nascente del romanzo giallo storico” dal “Times”. Ha scalato le classifiche con una serie di gialli ambientati nell’India degli anni Venti. Con SEM ha pubblicato L’uomo di Calcutta (2018), Un male necessario (2019) e Fumo e cenere (2020), scelto dal “Sunday Times” come uno dei 100 migliori romanzi gialli e thriller di sempre. (da SEM Libri Autori)

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

“Fumo e cenere” e gli altri della trilogia

Roberto Tiraboschi “Il rospo e la badessa” presentazione

“Il rospo e la badessa” è l’ultimo romanzo di Tiraboschi che, come i tre che lo hanno preceduto ( la trilogia sulla nascita di Venezia La pietra per gli occhi, La bottega dello speziale, L’angelo del mare fangoso) racconta attraverso episodi noti ed altri meno conosciuti la storia della città lagunare. A Venezia il 1172, l’anno in cui è ambientato il nuovo romanzo, segna un periodo storico di forte cambiamento non solo nell’ordinamento politico ma anche nell’assetto urbanistico con la trasformazione di tutta l’area intorno a San Marco: in quell’epoca infatti piazza San Marco era tagliata da un canale, il rio Batario, ed era un orto.

Protagonista, insieme ad un folto numero di personaggi e comparse, è la badessa Sicara Caroso che oltre a dirigere il monastero di San Lorenzo ha doti di esorcista: viene infatti chiamata in un altro convento per scacciare il demonio da una giovane monaca che, dopo qualche giorno, viene trovata cadavere in fondo a un pozzo e alla quale estrarrà un rospo dalla gola, simbolo satanico, La ricerca della verità da parte della bella badessa avviene in un periodo abbastanza difficile nella storia della Repubblica lagunare: il doge Vitale II Michiel è stato pugnalato durante una sommossa, mentre la città senza guida, è in preda ad una epidemia di peste portata in città dai superstiti di una disastrosa spedizione di guerra a Costantinopoli che ha quasi completamente distrutto la flotta e ucciso ammiragli e molti nobili.

E non solo, nuovi Intrighi di palazzo cercano di riformare la procedura di elezione del doge: non più per acclamazione diretta, ma attraverso un nuovo organismo politico, il Maggior Consiglio. Sarà proprio il nuovo doge a decidere di pavimentare e far diventare piazza gli orti di San Marco.

Il racconto storico si fa thriller storico nella narrazione avvincente e documentata di Tiraboschi.

“Venezia, maggio 1172. Sicara Caroso, badessa del monastero di San Lorenzo, quando scoppia la rivolta in città sta recandosi a San Giacomo in Paludo, un convento sperduto nella laguna. Una giovane monaca indemoniata, Persede Gradenigo, figlia di uno dei nobili più in vista, è stata trovata affogata in fondo a un pozzo. Le consorelle sostengono che si è tolta la vita, spinta dal demonio che la possedeva. La badessa è piena di dubbi. Ha inizio così un lungo e tortuoso percorso alla ricerca della verità. Nel Rospo e la badessa il romanzo storico si mescola al romanzo noir in un intreccio di estrema attualità”. ( da E/O Edizioni)

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Brevi note biografiche

Roberto Tiraboschi è nato a Bergamo e vive tra Roma e Venezia. Drammaturgo e sceneggiatore, ha scritto per diversi registi italiani, tra cui Liliana Cavani, Marco Pontecorvo, Silvio Soldini. Le Edizioni E/O hanno pubblicato i romanzi Sguardo 11 e Sonno, vincitore del Premio nazionale di narrativa Bergamo e del Premio Stresa di narrativa, nonché la saga in tre volumi sulla nascita di Venezia: La pietra per gli occhiLa bottega dello speziale e L’angelo del mare fangoso.

Curzia Ferrari “L’ossessione delle Brigate rosse (1968 – 1974) la parabola della ‘propaganda armata’ ” Gammarò Edizioni

Prefazione di Dario Fertilio

Pagine 156, prezzo 16 euro. Gammarò edizioni

“Se oggi decido di riesumare le visioni legate in modo intramontabile agli anni Settanta – i cortei, i volantini nelle piazze, i subbugli studenteschi, la radicalità degli scontri politici e sociali tesi a far saltare le cerniere di istituzioni sempre più vulnerabili – è per la lunga e collaudata realtà che i conflitti per un qualcosa di diverso non si sono mai sedati. Dall’evolversi delle BR in Lotta Continua, in Potere Operaio e nella sua stessa seconda fase di sanguinosa guerra criminale allo Stato passata sotto la famosa sigla Anni di Piombo – fino alla strage di Piazza Fontana, al sequestro Moro e oltre – nella continua erosione delle tradizionali certezze, siamo giunti alla jihad profetizzata da Oriana Fallaci, una più totale guerra dell’uomo contro l’uomo – ovvero la metafora della destabilizzazione generale che sta avendo il XXI secolo”.

Scrive Fertilio nell’introduzione: «Questi appunti di Curzia Ferrari, dunque, sono come sassolini gettati nell’acqua: intorno ad essi, per chi ha vissuto quegli anni, si allargano i cerchi della memoria. C’e la genealogia delle sigle: oltre alle Brigate Rosse i Gap, i Cub, il Collettivo Politico Metropolitano, il Circolo XXII Ottobre. Ci sono i ritratti foschi, indimenticabili dei vari protagonisti: i Curcio, i Franceschini, i Lazagna, i Pisetta. E alle loro spalle gli altri, ormai sepolti nell’oblio, personaggi di secondo piano i cui nomi tuttavia sono capaci di resuscitare oggi associazioni mentali, emozioni sopite, persino deduzioni e ipotesi lasciate in sospeso all’epoca dei fatti».

Curzia Ferrari, allo stesso tempo giornalista e scrittrice, ci presenta i suoi appunti seguendo in apparenza le regole della nuda cronaca. Ma a volte la narrazione assume tratti letterari, si accende di dubbi inquietanti. E pone implicitamente l’interrogativo: quale è stato il vero significato di quella ossessione?

La biografia di Curzia Ferrari, giornalista e scrittrice, è ampiamente nota, come i suoi libri basati sui meccanismi della narrativa antropologica e che sono tradotti in tredici Paesi. Non mancano al suo curriculum l’esperienza delle grandi inchieste, gli sceneggiati radiofonici, la traduzione e la poesia. Ha ricevuto importanti riconoscimenti italiani e stranieri. È medaglia d’oro di benemerenza civica di Milano, dove è nata. Tra l’altro, ha curato le memorie della vedova di Rudolf Slànskij, e scritto una vasta biografia ragionata di Makim Gorkij con il titolo Gorkij fra la critica e il dogma.

Hjörleifur Hjartarson, Rán Flygenring, Giorgio Vasta “Fuglar. Inventario non convenzionale degli uccelli d’Islanda” traduzione di Silvia Cosimini, presentazione

Arrivato in libreria nel recente mese di Agosto è un libro illustrato che racconta leggende, storie e storielle nonché pregiudizi sui pennuti che, come chiarisce quanto scritto nella cartolina di Giorgio Vasta a presentazione del libro sulla pagina del sito di Quinto Quarto Edizioni, “è una pubblicazione scientifica sull’ornitologia islandese. Ma non solo. Se oltre a sapere dove vanno a svernare i pennuti dei mari del Nord volete scoprirne le rocambolesche avventure, la pugnace vita affettiva, le tendenze modaiole, e le leggende, i racconti e i pregiudizi che li circondano, allora questo è il libro perfetto per voi”

Fuglar in islandese significa uccelli che nel volume sono raccontati in modo divertente e decisamente insolito: per averne un saggio potete scorrere l’anteprima a questo link

Hjörleifur Hjartarson è autore, traduttore e musicista oltre a essere un insegnante. Ha collaborato con musei e teatri nella realizzazione di mostre e spettacoli. Proprio in occasione di una di queste collaborazioni si è imbattuto nel mondo degli uccelli islandesi e non è mai più riuscito a lasciarlo.
Rán Flygenring è illustratrice e designer. I suoi progetti spaziano dai libri illustrati ai blog, dai francobolli ai poster. Nella sua carriera ha creato immagini uniche per numerosi eventi, dai festival della birra alle conferenze scientifiche. Non si sente a casa da nessuna parte e vorrebbe, senza ombra di dubbio, essere classificata tra gli uccelli migratori.
Giorgio Vasta ha pubblicato Il tempo materiale (minimum fax 2008), Spaesamento (Laterza 2010), Absolutely Nothing (Humboldt/Quodlibet 2016, con Ramak Fazel) e Tre orfani (Casagrande 2021). Insieme a Emma Dante ha scritto la sceneggiatura dei film Via Castellana Bandiera (2013) e Le sorelle Macaluso (2020). Dal 2018 è direttore editoriale di Book Pride, fiera nazionale dell’editoria indipendente (da QuintoQuarto Edizioni).

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Il gallinario

Hope Jahren “Lab Girl. La mia vita tra i segreti delle piante” presentazione

Hope Jahren è una geobiologa americana; il suo saggio – romanzo è una pagina autobiografica dove racconta il suo desiderio di bambina di avere un laboratorio tutto suo per studiare le piante e per imparare a comprenderle: il loro percorso, dal seme all’impianto nel terreno, la lotta contro parassiti e animali, la loro crescita e il grande apparato di foglie con il quale regalano la vita. Sono infatti gli unici organismi che riescono a produrre zuccheri da materia inorganica consentendo così lo sviluppo e il mantenimento degli esseri animali e vegetali, quindi anche dell’uomo che, come purtroppo non è ancora stato compreso fino in fondo, con i suoi comportamenti può provocare seri danni a questi organismi perfetti. Un saggio romanzo in cui il lettore potrà trovare non solo lo spirito e la passione che hanno animato la vita della ricercatrice ma anche tanti insegnamenti che potranno aiutarlo a comprendere questo mondo vegetale che spesso non conosciamo.

“L’autrice ci accompagna dalla sua infanzia in una piccola città del Minnesota, dove giocava nel laboratorio dell’università gestito da suo padre, fino ai tanti viaggi sul campo, dal Midwest alla Norvegia e all’Irlanda, dai cieli pallidi del Polo Nord alle Hawaii. Le storie raccolte in questo libro – intime, appassionanti e molto divertenti – animano ogni singola pagina e raccontano le intuizioni e il lavoro necessari per scoprire la vita segreta delle piante”(da Codice Edizioni)

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Brevi note biografiche

È una geobiologa americana che si è specializzata a Berkeley, in California. Attualmente insegna all’Università di Oslo. Nel 2016 è stata inserita da “Time Magazine” tra le 100 persone più influenti al mondo. Il suo Lab Girl ha vinto numerosi premi ed è un best seller negli Stati Uniti.(da Codice Edizioni Autori)

Giancarlo Riccio “L’accordatore”, presentazione

Un noir atipico, niente omicidi, niente cadaveri, niente commissari o investigatori né professionisti né improvvisati o neofiti: la storia infatti si incentra sulla musica e più precisamente sulla scomparsa di ben quattro pianoforti. Uno è scomparso nella casa di campagna in Toscana del maestro impegnato in un concorso nella città di Bolzano, Amadeus Stein concertista tedesco, gli atri proprio dal Conservatorio della medesima città. Ma Paradisi, il protagonista indagatore e di professione accordatore, riuscirà, seguendo misteriosi indizi tra gli spartiti di grandi autori di musica pianistica, a mettere tutto a posto, anche se da “rimontare”.

Altra particolarità: il concorso in questione, il concorso Busoni, si tiene davvero a Bolzano e anzi avrà inizio proprio in questi primi giorni di settembre.
Giancarlo Riccio è con questo romanzo al suo esordio ma è autore di saggi oltre ad essere docente di Storia del giornalismo.

Sinossi (da La Vela Edizioni)

Allarme al concorso pianistico Busoni. […] A provare a dipanare il mistero, un maestro accordatore, Davide Paradisi. Lo fa continuando a tenere lezioni al Conservatorio della città (“Se ci pensate bene, il pianoforte raccoglie tutti gli strumenti”) e impugnando la doppia arma del disincanto e del riascolto di grandi pagine pianistiche. Paradisi “reincontra” così un inarrivabile e ancora molto attivo decano come Michele Campanella e un grande talento come Roberto Cominati: le loro interpretazioni diventano altrettanti decodificatori dell’enigma. E poi c’è quella chiave da accordatore che esce e rientra nel racconto. Fino a diventare la metafora inquieta della ricerca non solo della soluzione del giallo al Busoni, ma delle tracce dello smarrimento di ciascuno di noi.

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Brevi note biografiche

Giancarlo Riccio (Napoli, 1952) vive a Merano (Bolzano) e a Berlino, dove insegna Storia del giornalismo. Ha pubblicato Percorsi del rock italiano (Il Formichiere, 1980), Nina Hagen (Savelli, 1981), Il cavallo impazzito (con Franco Cardini, Giunti, 1995), Vassalli, il Sudtirolo difficile (Alphabeta Verlag, 2016), Laives ti racconto la città (con Lorena Munforti, CurcuGenovese, 2018) e La finestra sui giornali. Storia dei quotidiani in lingua italiana in Sudtirolo dal 1945 ad oggi (con Lorena Munforti, CurcuGenovese, 2020). Scrive su la Lettura del Corriere della Sera e sulle edizioni di Bolzano e di Trento dello stesso quotidiano. È socio dell’Associazione nazionale Critici musicali, è editorialista del portale giornalistico bilingue Salto.bz. Questo è il suo primo romanzo.

Gabriella Airaldi “Essere avari. Storia della febbre del possesso” Marietti Editore

 pagine 176, 18 euro, Marietti 1820

L’avaro è un individuo meschino, capace di ogni bassezza, insopportabile alla società in cui vive. La sua figura è avvolta in ogni tempo da biasimo e condanna, ironia e disprezzo. Una fisionomia che ha le sue radici nel mito e nelle sue più recenti riscritture: Creso, Euclione, Shylock, Arpagone, Ebenezer Scrooge, Paperon de’ Paperoni, Gordon Gekko. Nomi che si rincorrono nei secoli per disegnare un identikit spregevole. L’opinione comune di una vita che oscilla perennemente tra il vizio e la virtù, in una lotta costante, pone l’avidità, il febbrile desiderio di possedere, alla base del comportamento dell’avaro. Eppure, la vita non è un gioco di estremi e le sfumature sono molte. Avarizia è termine proteiforme, che può indicare diverse cose, in relazione ai tempi e ai luoghi. Quante sono le sembianze dell’avaro? In quanti modi si possono descrivere? E quanti significati racchiude il vocabolo “avarizia”? La questione resta aperta, come accade ai grandi temi di lunga durata.

Cosa significa essere avari? È un modo per sopravvivere, gestire potere, gestire risorse? O forse essere avari è una trincea per difendersi dalla sopraffazione dei disagi sociali con i soldi o addirittura con le armi? E inoltre, essere avari è una questione individuale o una questione sociale? O invece le due questioni si intrecciano finendo con l’imprimere significative svolte alla storia del mondo come è avvenuto in passato e avviene tuttora?

GABRIELLA AIRALDI, specialista di Storia mediterranea e delle relazioni internazionali, ha insegnato all’Università di Genova e in molte università all’estero. Con Marietti 1820 ha pubblicato Storia della Liguria (2008-2012), Gli orizzonti aperti del Medioevo. Jacopo da Varagine tra santi e mercanti (2017) e Il ponte di Istanbul. Un progetto incompiuto di Leonardo da Vinci (2019).

Giulia Caminito vince il 59°Campiello

Giulia Caminito con “L’acqua del lago non è mai dolce”, edito da Bompiani vince il cinquantanovesimo Campiello. La proclamazione all’Arsenale di Venezia dove l’autrice, con scarpe rosse in omaggio alle donne, ha dedicato loro il Premio. Secondo classificato Paolo Malaguti “Se l’acqua ride” (Einaudi, ) Assegnato anche il Premio alla carriera a Del Giudice, lo scrittore scomparso recentemente.

Il romanzo si ambienta sul lago di Bracciano: la protagonista, l’adolescente Gaia, racconta se stessa e la propria famiglia; la madre Antonia che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli, fiera e indomita crede nel bene comune ma vuole comunque insegnare alla sua unica figlia femmina a contare su se stessa e sulla propria capacità di tenere alta la testa. E Gaia impara e risponde non sempre con mezzi adeguati in cerca di un riscatto.

Secondo classificato Paolo Malaguti “Se l’acqua ride” (Einaudi)

Assegnato anche il Campiello Giovani alla diciottenne Alice Scalas Bianco, liceale di Vigevano, per Ritratto di Parigi, e il Campiello Opera Prima a Daniela Gambaro per Dieci storie quasi vere.

Flora Fusarelli “Le deboli” presentazione

Un romanzo d’esordio ambientato negli anni ’40 in un piccolo centro tra le montagne dell’Abruzzo. Tre generazioni di donne in un periodo in cui alla miseria già connaturata si aggiungeranno le condizioni precarie legate al conflitto, la violenza maschile o quella paterna o la più vile, per chi la opera e più terribile per chi la subisce, lo stupro.

E le “deboli” affronteranno, facendosene carico, la realtà sociale di cui fanno parte, non remissive, non inconsapevoli, ma capaci di trasformare la loro debolezza nei confronti della condizione sociale che così le costringe nella loro forza. Così Vincenza costretta a sposare un uomo che non ama ritroverà la felicità anche se in una situazione estrema mentre Anna sarà capace di superare le convenzioni sociali decidendo, lei stuprata, di portare avanti la gravidanza.

Anni Quaranta: in un paesino di quattromila anime dell’entroterra abruzzese, si sviluppano i drammi di vita di una famiglia e in particolare delle donne che ne fanno parte.
Nonna, mamma e figlia si trovano a doversi districare tra i problemi che la guerra ha portato con sé, le vicende di tutti i giorni e la balordaggine di alcuni suoi concittadini arroganti. Solo il loro essere donne forti e resistenti le farà risollevare dalla sorte che hanno avuto…(dal Catalogo 4Punte Edizioni)

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Brevi note Biografiche

Flora Fusarelli è nata ad Avezzano (AQ) nel 1986. Appassionata di letteratura e autrice di numerose recensioni di libri, con Le deboli, pubblicato dalla nostra Casa editrice, si cimenta nel suo primo romanzo.