Autori toscani? Sì, grazie…

Gentili lettori, iniziamo la nostra rassegna letteraria sugli autori toscani di ieri e di oggi o che scrivono o hanno ambientato le loro opere in Toscana, con una novella di Ferdinando Paolieri, fiorentino tratta da Novelle toscane pubblicato a Torino nel 1913. Pittore e poeta fu a lungo giornalista de La Nazione.

All’attenzione dei nostri lettori “Il rimedio pei topi” novella che ritrae una  figura caratteristica della campagna toscana: il barrocciaio.

Il testo in alcuni punti è stato arricchito di note a chiarimento di vocaboli toscani oggi in disuso.

Arguto il finale e le considerazioni che concludono la novella.

Buona lettura!

I consigli di Martina Castagnoli: M. Nicoletti “Chaturman Rai – fotografo contadino della Himalaya”

 

Il consiglio di inizio d’anno riguarda un testo singolare e prezioso che racconta di una storia vista, vissuta da spettatore e raccontata, dallo scrittore Martino Nicoletti. Si narra che uno dei mestieri tramandati sulle montagne dell ‘Himalaya fosse quello dei fotografi itineranti. Essi, a dispetto delle asperità e del clima rigido, vagavano di paese in paese con rudimentali macchine fotografiche e per pochi spiccioli o per un pasto caldo, venivano ingaggiati per fare fototessere da apporre ai documenti. Il romanzo di Exorma ci racconta la storia di Chaturman Rai, contadino analfabeta che, affascinato da questi atipici personaggi, con grande sacrificio riuscì a comprarsi una piccola macchina fotografica. Da contadino imparò con dedizione il mestiere del fotografo e da semplice ritrattista con gli anni divenne un apprezzato artista. La vicenda ci insegna (o ricorda, e magari lo dovremmo tenere a mente tra i buoni propositi per l’anno appena iniziato) di quanto, se pur in condizioni avverse, siamo noi stessi gli artefici del nostro destino e della misura in cui, da uomini liberi (sempre bene sottolinearlo) sia lo spostare “più il là” l ‘asticella del desiderare qualcosa di migliore per noi stessi, a rendere la nostra vita ancora più preziosa.

Charles Simmons “Acqua di mare” recensione di Maria Anna Patti da Robinson La Repubblica

Vai alla recensione di Maria Anna Patti

 

Dal catalogo delle  Edizioni Sur:

Acqua di mare, pubblicato per la prima volta nel 1998, è l’ultima opera di un grande scrittore da riscoprire: «un piccolo capolavoro», come lo ha definito il New York Times, una commedia delicata e commovente che SUR ripropone oggi in una nuova traduzione d’autore firmata da Tommaso Pincio.

 

Fuani Marino “Svegliami a mezzanotte” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno 6 gennaio

La dolorosa fuga dal mondo di Fuani Marino

di Flavia Piccinni

 

Metà pomeriggio. C’è una donna che sta cucinando, e che alza lo sguardo: vede un sacco della spazzatura che si schianta al suolo. Quello che vola, però, non è un sacco. È Fuani Marino, che si è lanciata dal balcone della casa della zia, in una località di villeggiatura a Pescara. È Fuani Marino – giornalista, nata a Napoli nel 1980 – che con una struggente precisione racconta in “Svegliami a mezzanotte” pubblicato da Einaudi (pp. 159, EUR 17) la sua storia, affrontando il disturbo bipolare, il malessere, l’arrivo della notte e il tentativo di morire. «Sono caduta, ma non sono morta. Sono invece rimasta cosciente durante il volo e anche subito dopo, ho sentito qualcuno urlare e voci familiari vicine a me. Ho sentito tutto meno che il dolore». Il dolore arriva con i mesi seguenti, insieme all’ospedale, insieme alla riabilitazione, insieme ai dubbi che già l’autrice aveva raccontato nel suo precedente romanzo, il toccante “Il panorama alle spalle” (Scatole Parlanti, 2017). E ora Fuani racconta della sua vita da adolescente, degli anni dell’università , della vita dopo il master, del lavoro in un’agenzia pubblicitaria a Roma, e di quello in un quotidiano locale, scrive di sé fino all’amore con Riccardo, divenuto negli anni suo marito. Racconta della maternità, della figlia Greta, di una casa a Napoli bellissima che diviene una prigione, del cercare se stessi, del trovarsi nei libri e svela che cosa accade quando la mente si annida nel buio, e non trova luce da nessuna parte se non nell’unica via di salvezza dal mondo: il suicidio. —