Omaggio a Moravia nel trentennale della scomparsa

Nel trentennale della morte (1990), oggi 26 settembre, una pagina in omaggio ad un  grande della letteratura italiana del Novecento che ha scritto moltissimo e in settori e generi vari, romanzi racconti testi teatrali libri di viaggio saggi  critica letteraria cinematografica e d’arte, e sempre con precisione da scrivano e con orari sistematici, tranne quando era in viaggio ed è stato un grande viaggiatore; scrittore di romanzi e non-poeta, come ebbe a dire di sé, in età avanzata, come di un errore imperdonabile. Era stato raggiunto dal successo e da innumerevoli riconoscimenti in età giovanile con Gli Indifferenti, a soli 22 anni, come Moravia, nome d’arte  per  Alberto Pincherle. Successi coronati dalla vincita del Premio Strega nel 1952  con  I racconti, messi all’Indice dal Sant’Uffizio, e i molti film tratti dai suoi romanzi (La ciociara di Vittorio De Sica, Il disprezzo di Jean-Luc Godard e Il conformista di Bernardo Bertolucci). Nucleo portante della sua narrazione un’umanità incapace di slanci ideali, dal conformismo fascista all’alienazione con il neocapitalismo,  di cui sono espressione Il conformista e La noia, sentimento provato e analizzato nel romanzo con una prosa asciutta e sobria, con cui non si allude ma si chiariscono verità scomode,  sgradevoli, contemplate e scrutate.

Bompiani dedica a Moravia nel trentennale la riedizione dei racconti nella raccolta “Racconti 1927 – 1951”, pubblicata nel 1952, ottenne il Premio Strega. L’ambientazione è spesso medio borghese con tutte quelle pecche che l’autore stigmatizzava: l’ipocrisia, il potere e il valore del denaro, l’indifferenza, le relazioni amorose viziate.

S.P.

Su tuttatoscanalibri dello stesso autore:

Alberto Moravia “Gli Indifferenti”

Alberto Moravia “La noia”

Anna folli “MoranteMoravia. Una storia d’amore”

 

Omaggio a Carlos Ruiz Zafón

La Quadrilogia dal titolo “Il cimitero dei libri dimenticati” si compone di: “L’ombra del vento”, ” Il gioco dell’angelo” (2008), “Il prigioniero del cielo” (2012), ” Il labirinto degli spiriti” (2016).

La vita è breve, soprattutto nella parte migliore, recita una frase inclusa nelle pagine de L’ombra del vento, il libro-fenomeno che fece dello scrittore catalano Carlos Ruiz Zafón, morto a Los Angeles dopo una lunga battaglia contro il cancro, uno dei romanzieri di massimo successo nell’intero mondo. È stato addirittura il narratore spagnolo più letto internazionalmente dopo il classico Cervantes”. Così scrive Leonetta Bentivoglio nel suo ripercorrere gli eventi e gli scritti più conosciuti dell’autore spagnolo. Soffermandosi poi sul testo di maggior successo, ne traccia una breve sinossi e ne enuclea le caratteristiche: “La cornice integrante de L’ombra del vento è una Barcellona suggestiva e doppia: per un verso riflette gli ultimi lampi dell’onirico cosmo modernista; per un altro è segnata dai bagliori minacciosi della guerra e dalle oppressioni del franchismo. Protagonista è Daniel, condotto da suo padre, proprietario di una libreria specializzata in edizioni per collezionisti e testi usati, ad addentrarsi nei misteri del Cimitero dei Libri Dimenticati. In questa necropoli, affondata nel cuore della città vecchia, enormi masse di volumi vengono sepolte dall’oblio. Quello scelto da Daniel, intitolato L’ombra del vento e firmato dal misterioso Julián Carax, diventa il motore stregato del suo viaggio esistenziale, guidandolo in un labirinto di intrighi celati nell’anima più antica e oscura di Barcellona”. (Da Leonetta Bentivoglio La Repubblica cultura 20 giugno 2020)

 “L’ombra del vento” è stato il primo vero bestseller planetario spagnolo del dopoguerra arrivando, tradotto in 36 paesi, a vendere 8 milioni di copie, un milione solo in Italia dove l’autore, Carlos Ruiz Zafon, morto oggi a Los Angeles a 55 anni dopo una lunga malattia, ha dei veri e propri fan. Era nato il 25 settembre 1964 a Barcellona, amata città che sarà al centro della maggioranza dei suoi libri, con Avinguda del Tibidabo, Els Quatre Gats in Calle Montsiò e Montjuic che sono i luoghi principali in cui si svolgono le vicende di Daniel Sempere, protagonista dei suoi romanzi più famosi, a cominciare dalla quadrilogia del “Cimitero dei libri dimenticati”. Lui stesso ne spiegava così l’origine: «Con il mondo sempre più popolato da media che vanno oltre il libro, pur avendo in esso la propria origine, ho voluto che la carta stampata si riappropriasse di ogni stimolo sensoriale, cercando di creare un’esperienza a 360 gradi. Tutto ha avuto inizio con un’immagine, quasi una fotografia mentale: una biblioteca per i libri che rischiano di andare perduti, libri salvati da chi crede nel loro valore. […].La quadrilogia, storia tra il poliziesco e il noir con echi metafisici e misterici si apre nel 2002 proprio con “L’ombra del vento” con sullo sfondo la città anni Quaranta, piegata dalla seconda guerra mondiale e oppressa dalla dittatura franchista, per proseguire nel 2008 con “Il gioco dell’angelo”, prequel ambientato negli anni Venti, in una Barcellona reduce dalla guerra ispano-americana.  […](Il Tirreno 20 giugno 2020 )

Una storia di “statue” d’altri tempi… ovvero quanto Alessandro Manzoni sia sempre attuale!

[…] E lì eran ben pochi quelli che, nel passar davanti alla nicchia che taglia il mezzo della loggia dell’edifizio chiamato allora il collegio de’ dottori, non dessero un’occhiatina alla grande statua che vi campeggiava, a quel viso serio, burbero, accipigliato, e non dico abbastanza, di don Filippo II, che, anche dal marmo, imponeva un non so che di rispetto, e, con quel braccio teso, pareva che fosse lì per dire: ora vengo io, marmaglia. Quella statua non c’è più, per un caso singolare. Circa cento settant’anni dopo quello che stiam raccontando, un giorno le fu cambiata la testa, le fu levato di mano lo scettro, e sostituito a questo un pugnale; e alla statua fu messo nome Marco Bruto. Così accomodata stette forse un par d’anni; ma, una mattina, certuni che non avevan simpatia con Marco Bruto, anzi dovevano avere con lui una ruggine segreta, gettarono una fune intorno alla statua, la tiraron giù, le fecero cento angherie; e, mutilata e ridotta a un torso informe, la strascicarono, con gli occhi in fuori, e con le lingue fuori, per le strade, e, quando furon stracchi bene, la ruzzolarono non so dove. Chi l’avesse detto a Andrea Biffi, quando la scolpiva! Dalla piazza de’ Mercanti, la marmaglia insaccò, per quell’altr’arco, nella via de’ fustagnai, e di lì si sparpagliò nel Cordusio.(Da Alessandro Manzoni “I promessi sposi”)

“Il nome della rosa” torna in libreria con gli appunti e i disegni di Eco, articolo da Il Tirreno 21 maggio

“Il nome della rosa”
torna in libreria
con gli appunti
e i disegni di Eco

ROMA A 40 anni dalla prima edizione, nel 1980, “Il nome della rosa” di Umberto Eco viene pubblicato da “La nave di Teseo” in una preziosa edizione, per la prima volta con i disegni e gli appunti preparatori realizzati dallo scrittore mentre lavorava al suo bestseller mondiale. Premio Strega nel 1981, tradotto in 60 paesi, il romanzo, che nella nuova edizione arriva oggi in libreria, […] Nell’appendice inedita scopriamo oggetti, ambienti, abiti e personaggi, quel «mondo il più possibile ammobiliato sino agli ultimi particolari» che «per raccontare bisogna anzitutto costruirsi» come diceva Eco e come ricorda Mario Andreose, presidente de “La nave di Teseo” e autore della nota critica. Progettata «con Andreose, che ha seguito la complessa trattativa che ha portato “Il nome della rosa” alla Nave di Teseo, con Stefano e Carlotta e Renate Eco», la nuova edizione «dà conto del pensiero e dello studio che sta dietro la costruzione di un grande romanzo», dice Elisabetta Sgarbi che con Eco ha fondato La nave di Teseo di cui è direttore editoriale.[…]«Prima di scrivere il libro Umberto Eco aveva buttato giù degli schizzi – spiega Andreose – Si immaginava i personaggi, come sarebbe stata l’Abbazia, la biblioteca. Lui lo chiamava l’arredo prima della scrittura. È una documentazione visiva del suo modo di lavorare. Questi disegni rimasti nel suo cassetto sono stati fatti presumibilmente tra il 1976-77. […]

L’ultimo Montalbano, “Riccardino” il romanzo postumo, articolo di Laura Crinò Robinson La Repubblica e da Il Tirreno

 

continua a leggere l’articolo di Laura Crinò

Da Il Tirreno:

Il finale di Montalbano
Esce il 16 luglio l’atteso
libro postumo di Camilleri

ROMA Arriverà in libreria il 16 luglio l’attesissimo “Riccardino”, il romanzo finale della lunga e amatissima serie del commissario Montalbano che per volontà di Andrea Camilleri esce postumo. A un anno dalla morte, avvenuta il 17 luglio 2019, la casa editrice Sellerio ne onora così la memoria. Il primo capitolo – ora disponibile sul sito della casa editrice – è stato letto in anteprima, al Salone del Libro di Torino Extra, da Antonio Manzini, amico, allievo e in qualche modo erede di Camilleri. Tra le sorprese del romanzo, il “confronto-scontro” tra il commissario Montalbano e il suo alter ego letterario e televisivo: quando arriva sul luogo dell’omicidio, trova tutti affacciati, «pariva la festa di San Calò». Nel «dialogo aereo tra i balconi» qualcuno lo indica, lo riconosce. «C’è il commissario Montalbano». «Ma quello della tv?» chiede qualcuno. «No, quello vero», risponde qualcun altro. E a Montalbano iniziano a “firriare i cabasisi”: tutto era cominciato quando aveva raccontato una delle sue indagini «a uno scrittore locale, tale Camilleri», una «gran camurria d’uomo» che ne aveva fatto un romanzo, «ma siccome in Italia leggono quattro gatti», quel primo libro non aveva fatto rumore. Aveva poi tratto dai suoi racconti altre storie gialle, in una “lingua bastarda”, che avevano avuto un successo enorme, anche all’estero, ed erano state trasposte in tv. «Ora tutti lo acconoscevano e lo scambiavano per quell’altro», il suo doppio pirandelliano, l’attore «che non gli assomigliava ed era di 15 anni più giovane». L’ironia, marchio di fabbrica del successo di Camilleri, spunta di nuovo quando Montalbano torna in commissariato e Catarella gli dice che ha chiamato «il professore Cavilleri». «Camilleri», lo corregge il commissario. «Digli che non ci sono».

e anche

I 10 libri più belli di Andrea Camilleri su Panorama Libri

I primi titoli del “dopo lockdown”, l’attore americano sugli scaffali con “A proposito di niente” un articolo da Il Tirreno 4 maggio

 

In arrivo i primi titoli del “dopo lockdown”, l’attore americano sugli scaffali con “A proposito di niente”.
Gli editori: «Ma ora serve un aiuto straordinario»
Con Allen, Rushdie e Rampini
riparte il mercato del libro
Finisce il lockdown per tutte le librerie italiane. In Toscana hanno già riaperto da qualche giorno, ma da oggi anche i librai e le catene di Piemonte, Lombardia e provincia di Trento potranno riaprire. Si completa così in tutte le regioni, come previsto dal decreto del governo, la graduale operatività delle librerie partita il 14 aprile. E sugli scaffali cominciano ad arrivare anche le prime novità editoriali il cui lancio era stato bloccato dalle case editrici nella prima fase dell’emergenza Coronavirus. Tra i titoli più attesi l’autobiografia di Woody Allen, “A proposito di niente” (La nave di Teseo), anticipata in ebook, che esce il 14 maggio, il “Quichotte” (Mondadori) di Salman Rushdie, il 12 maggio quando uscirà anche, con un capitolo aggiornato sulla pandemia “Oriente e Occidente” (Einaudi) di Federico Rampini. E il 20 maggio “Primavera” (Big Sur) di Ali Smith.«Con Piemonte, Lombardia e provincia di Trento finalmente tutte le librerie potranno aprire dal 4 maggio. Una settimana importante anche perché torneranno i lanci dei libri nuovi» dice alla vigilia della ripartenza su tutto il territorio nazionale il presidente dell’Associazione Librai Italiani aderente a Confcommercio, Paolo Ambrosini.«È un ulteriore passo avanti verso una ripresa di normalità. Ci auguriamo che possano presto riaprire anche quelle dentro le stazioni e aeroporti» sottolinea il presidente di Ali-Confcommercio.La ripartenza viene festeggiata da molti librai uniti nel ricordo di Luis Sepulveda, morto il 16 aprile per Coronavirus, con diverse iniziative, oggi, dedicate all’autore di “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, partite da un’idea dalla manifestazione torinese “Portici di carta”, una delle attività di promozione della lettura del Salone del libro di Torino. Ma la situazione resta drammatica e serve un «aiuto straordinario e urgente per salvare il mondo del libro e ripartire» come hanno chiesto in un appello al governo AIB -Associazione Italiana Biblioteche, AIE – Associazione Italiana Editori e ALI – Associazioni Librai Italiani lanciando l’allarme per tutta la filiera del libro con il 70% degli editori che sta attuando o programmando la cassa integrazione e una stima di 21.000 titoli in meno pubblicati nel corso del 2020, anche se si concretizzerà il recupero. Le novità in uscita bloccate sono 12.500, 44,5 milioni di copie non saranno stampate e i titoli in meno da tradurre saranno 2.900.Nella «piena sicurezza di lettori, librai e collaboratori» riaprono le porte al pubblico su tutto il territorio nazionale le librerie Mondadori Store: a partire da oggi, saranno via via operativi tutti gli oltre 550 punti vendita diretti e in franchising in Italia, salvo ulteriori disposizioni delle Autorità regionali e locali.«Rimettiamo in moto il sistema, dando priorità alla sicurezza dei nostri clienti e delle nostre persone», ha spiegato Carmine Perna, amministratore delegato di Mondadori Retail. Le Librerie Feltrinelli, che hanno visto una graduale e progressiva riapertura in tutta Italia, a cominciare dalle regioni in cui è stata permessa, con il 4 maggio arriveranno a quasi 70 librerie aperte, compresi i negozi in Piemonte e Lombardia. Attrezzate di tutti i dispositivi sanitari necessari, le Librerie Feltrinelli saranno disinfettate due volte al giorno, le casse saranno protette da parafiati in plexiglas e lo spazio per cliente non sarà di 40 metri quadrati, come richiesto dall’ultimo decreto, ma di 80 metri quadrati per garantire l’allontanamento sociale. I librai e i clienti saranno obbligati a indossare mascherine chirurgiche. Finora «i numeri delle regioni aperte, pur nella complessità del periodo, sono stati ben sopra le aspettative. Bene le librerie di quartiere e di prossimità. Soffrono un po’ di più centri storici e località turistiche» spiega Ambrosini. Non si fermano comunque anche le vendite online, le spedizioni e consegne per restare vicini ai lettori e le tante iniziative fiorite. Attivo anche il nuovo servizio telefonico gratuito di personal shopping “Il tuo libraio”: un filo diretto con i librai di Mondadori Store che offre suggerimenti di lettura, consigli mirati o nuovi spunti, con la possibilità di acquistare e ricevere direttamente a casa il titolo consigliato. —
leggi  anche la recensione a:

Omaggio a Gianni Rodari: un articolo di Ernesto Ferrero da Il Tirreno 12 aprile

a 40 anni dalla morte (e 100 dalla nascita)

Sabotatore di luoghi comuni
Gianni Rodari ridendo
formava degli uomini liberi

di Ernesto Ferrero

E’ toccato a Gianni Rodari, a cento anni dalla nascita (23 ottobre 1920) e quaranta dalla scomparsa (14 aprile 1980), il destino di un altro geniale innovatore, Carlo Collodi: ignorato in vita dalla critica, poi assurto agli onori del classico imperituro. A settembre la lunga rivincita di Rodari come grande scrittore senza altre specificazioni si celebrerà definitivamente nelle 1.800 pagine del Meridiano Mondadori amorosamente allestito da Daniela Marcheschi. Forse bisognerebbe istituire accanto al Dantedì anche un RodariDay. Forse a ogni cittadino che compie la maggiore età bisognerebbe consegnare, insieme a una copia della Costituzione e a I sommersi e i salvati di Primo Levi, anche La grammatica della fantasia (1974). Perché le sue istruzioni per trasformare il meccano delle parole in strumenti di conoscenza attiva sono anche un manuale di vita democratica.Funambolo circense, facendoti ridere a bocca aperta Rodari formava uomini liberi. Spiegava che la fantasia deve per prima cosa essere una scienza, una tecnica rigorosa. Raccontava storie che sembrano non avere riferimento con la realtà e invece parlano proprio di quella, solo che ti insegnano a vederla per quella che è veramente. La rima, la filastrocca, l’associazione casuale, l’errore linguistico, l’assurdo, il paradosso, i ricalchi, i remake, l’insalata di favole e personaggi, l’uso del «come se» sono tutte cose che avevamo sotto il naso, ma lui le ha trasformate in grimaldelli per aprire spazi di verità. Si divertiva a far deragliare i treni della banalità, dei luoghi comuni. Il suo motto: «Tutti gli usi della parola a tutti… Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo».Ce n’è voluto per capire quanto impegno civile si nascondesse nell’impeccabile divertimento dei suoi giochi, quasi inammissibili in un Paese serioso ma non serio. Figlio di un fornaio di Omegna che muore quando lui ha nove anni, maestro nel 1941, arriva alla redazione milanese dell’Unità nel 1947. Nel 1950 gli affidano la direzione del Pioniere, settimanale per ragazzi che deve vedersela con due corazzate, Topolino e il cattolicissimo Vittorioso. I malmostosi dogmatici del Partito non lo amano. Si prende dei rabbuffi da Nilde Iotti e da Togliatti. Anni dopo dirà che lo trovavano «poco divertente, poco progressivo, poco tutto».All’inizio degli anni 60 finalmente l’approdo da Einaudi e un successo immediato e travolgente: Filastrocche in cielo e in terra, Favole al telefono, Il libro degli errori. Con Bruno Munari, illustratore congeniale dei suoi libri, e con il maestro Mario Lodi compone una triade che infiamma letteralmente la scuola italiana. Generazioni di maestre lo idolatrano. Il suo funambolismo combinatorio è della stessa pasta di quello di Italo Calvino, Primo Levi, Umberto Eco, anche loro attentissimi ai cortocircuiti verbali, alle potenzialità che si nascondono nelle parole. Apologhi come C’era due volte il barone Lamberto (1978) sono vicini a quelli «politici» di Calvino. Divide con Levi l’importanza di imparare attraverso gli errori.Ha scritto Calvino: «Poche esistenze furono illuminate da un umore più gaio e generoso e luminoso e costante della sua». Temo che Rodari non si sia mai potuto permettere il lusso di essere gaio. Ha sempre dovuto battersi, faticare come un contadino. Lo stesso humour pirotecnico e bertoldesco delle lettere a Einaudi (chiamato via via sire, eccellenza, don, monsignore, Sua eminenza, cardinale, comandante, generalissimus, padrone, Toro Seduto, hidalgo editorial) era un modo per mascherare l’imbarazzo di dover chiedere. Recitava la parte del tapino di fronte all’autorità, adottava lo stile Totò: «Eccellenza, io trasecolo – anzi, se me lo permette, esorbito. Ella mi chiede, in caratteri dattilografici di stupefacente nitidezza e perfetta marginatura, notizie dei miei raccontini: i quali, viceversa, giacciono tuttora inevasi presso codesta Santa Sede…».Guardandoci dall’empireo dei Meridiani, Rodari potrà ripagarsi scegliendo con chi scambiare quattro chiacchiere tra i sommi che hanno dovuto attendere riconoscimenti postumi: Svevo, Proust, Musil… Per noi resta uno che ci ha cambiato la fantasia, la testa, la vita, uno cui saremo sempre affettuosamente grati. —

I libri di Baraghini risorgono sul web e sfidano il mercato: un articolo di Paolo Toccafondi da Il Tirreno Culture 8 aprile

Da Millelire a gratis, i libri di Baraghini risorgono sul web e sfidano il mercato, la storica collana che rivoluzionò l’editoria vendendo 22 milioni di copie ora si può scaricare on line

di Paolo Toccafondi

L’idea è sempre la stessa. Trovare strade alternative, laterali rispetto a quelle mainstream. Ora si chiamano “Strade bianche”, «quelle dei disertori, dei renitenti, dei partigiani» e danno il nome all’associazione che ripropone online un trentennale mito cartaceo: i libri Millelire con cui Marcello Baraghini inondò e stravolse il mercato editoriale a partire dal 1989. La nuova iniziativa non è che lo sviluppo naturale di quel percorso. Con i Millelire la sfida era quella di proporre a un prezzo che più basso quasi non si poteva libri di qualità «cibo per la mente» come dice Baraghini. Adesso che le librerie sono chiuse, il passo ulteriore il download gratuito di tutti i libri della storica collana e non solo di quelli, in barba, come al solito, alle regole del mercato. «Perché il nemico è il mercato e il conseguente consumismo compulsivo», ripete Baraghini. Questo è il primo comandamento. Il secondo è che «quando un gioco non funziona o non ci piace, bisogna cambiarne le regole». Tutto il resto ne discende di conseguenza. La sua battaglia di mezzo secolo contro il sistema, quello generale e quello dell’editoria, è giunta a un nuovo approdo che Baraghini spiega così: «Io parto dal principio che i libri di qualità sono beni comuni, patrimonio dell’umanità, come l’aria che respiriamo. E’ cibo per la mente, appunto, vitale come l’aria e l’acqua pubblica. I piccoli edtori non hanno capito che i tempi stavano cambiando, i libri di qualità andavano liberati dalla galera del copyright, resi fruibili a tutti, solo così si sarebbe poi incrementato anche l’acquisto dei libri di carta».Le nuove regole sono quelle che lui si è dato. «Il mio contratto con gli scrittori ora è di tre righe. L’autore che io scelgo mi dà licenza di gratuità online ancor prima dell’edizione cartacea. Una volta testato il mercato, io riconosco a lui metà della tiratura cartacea, i diritti sono suoi. Stop. Se lo scrittore ha successo e Mondadori lo vuole, lui è libero di andarci chiedendomi di togliere dal mercato oppure no l’edizione cartacea». E con questo il copyright è liquidato. Secondo passo: «Chi mi obbliga a mettere il codice a barre? Nessuno, e io non lo metto. Già questo mi pone fuori dal mercato». Terzo: «Mi sono liberato anche del prezzo simbolico, i miei libri si scaricano gratis. Per quelli che stampo chiedo una donazione, dico al lettore: dammi quanto vuoi. E le assicuro che si hanno delle sorprese». Questo è il percorso alternativo. «Adesso sono nella legalità, forse per la prima volta nella mia vita, eppure non sono mai stato fuorilegge come ora rispetto al mercato, con la licenza degli autori e la loro complicità». E l’alternativa si regge dal punto da vista economico? Baraghini assicura di sì: «Io vivo con la pensione sociale, ho una libreria a Pitigliano che si autosostiene (e che ora è chiusa come tutte, perché si tengono aperte le tabaccherie per avvelenare i polmoni e si chiudono le librerie, mah…”) , non ho più preso un prestito e quando ho i soldi stampo un libro. Non ho più l’assillo che non mi faceva dormire la notte di quando dovevo stampare per forza 50 titoli al mese aumentando il prezzo perché bisognava stampare più libri e più cari che vendevano sempre meno». E’ la sua ultima frontiera. L’ennesima rinascita dopo la caduta. Quella di Baraghini, 77 anni, è una lunga storia di coerenza a regole diverse da quelle dominanti, economiche e politiche. Tra i protagonisti a fianco di Pannella della stagione delle grandi battaglie radicali a cominciare dal quella sul divorzio, nel 1970 fonda la casa editrice e agenzia di contro-informazione Stampa Alternativa a cui è legata, negli anni Novanta, la grande idea che rivoluzionò il mondo dell’editoria: un libro di poche pagine, 64 al massimo, e piccole dimensioni (10×14), non rilegato, senza copertina ma con contenuti di qualità a prezzi supereconomici (mille lire erano più o meno 50 centesimi di oggi) e con una grafica straordinariamente efficace che fruttò a Baraghini il Compasso d’oro, mentre i cofanetti a tema le raccolte di Millelire venivano esposti nei musei come il Moma. Il successo fu subito notevole, poi arrivò il big bang. Nel 1992 Augias raccomanda in tv un Millelire, la “Lettera sulla felicità” di Epicuro, e il fenomeno esplode. «Ricevemmo subito un’ordine di 50.000 copie», ricorda Baraghini. Il libro di Epicuro arriverà nel tempo a vendere 2 milioni di copie ed è anche il più scaricato nella sua attuale versione online. I Millelire raggiunsero complessivamente l’astronomica cifra di 22 milioni di copie, «tutte certificate».«Quando avevo 14 anni ero un miserabile, un disgraziato – racconta Baraghini -. La mia vita fu cambiata dai libri della Bur, la piccola biblioteca Rizzoli, che costavano 60 lire. Lì ho scoperto gli autori russi e tutti i grandi scrittori. Fare l’editore era il mio sogno«. La collana Millelire fu la sintesi della sua idea di cultura: di qualità, a poco prezzo, controcorrente e per tutti. «Con noi nacque anche un nuovo tipo di lettore, giovanissimo, indipendente dal mercato, dalla scuola, dalla famiglia e dalla Chiesa. E siccome avevamo successo alla fine ci cacciarono dalle librerie». Quando avvenne? «Quando scese in campo Berlusconi (Baraghini in realtà lo chiama in un altro modo, più esplicito, citando la definizione contenuta in una sentenza del tribunale di Milano in cui si parlava dell’ex premier come di un soggetto “che tendeva naturalmente a compiere reati” ndr). Intanto fu lui a portare la durata del copyright da 50 a a 70 anni perché scadevano i diritti di alcuni autori della sua Mondadori. Le regole del mercato che impose penalizzarono i libri di qualità a favore dei “Fabi Volo”, dei libri di facile consumo, dei giornalisti che presidiano i talk show per vendere di più. Poi usarono contro di noi l’artiglieria pesante: arrivò in libreria un concorrente sleale aiutato da chi lo so ma non lo posso dire, con una collana di cento pagine a mille lire, fuffa letteraria, ma a condizioni talmente favorevoli per i librai che per noi non ci fu più spazio. A quel punto – continua – dovevo scegliere: faccio il pensionato e coltivo la terra o riparto? Ho deciso di ripartire, coltivando anche gli orti e la vigna qui a Sorano», partendo dalla libreria Strade Bianche, stesso nome dell’associazione, con cui edita i libri, erede di Stampa Alternativa. «Ripropongo i Millelire, ne ho già messi sul web 250 dei mille che facemmo e si viaggia sulle decine di migliaia di download al giorno). Metto online anche nuovi libri. Il mio sogno è avere un milione di nuovi lettori». Nessun rimpianto per la carta? «Io li amo i libri, ho stampato volumi per bibliofili. Ma ora bisogna ripartire dai contenuti, quella è l’urgenza, la mente muore senza cibo. I lettori forti, i bibliofili, muoiono per l’età. Se non riusciamo a far leggere i giovani siamo fottuti».