Richard Powers, Premio Pulitzer, l’intervento nell’ambito della Milanesiana, da il Corriere Cultura

 

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e anche

L’intervista:

… vai all’intervista di Enrico Rotelli

Sullo stesso argomento leggi anche gli articoli dal Corriere e da La Repubblica 

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Alice Munro “Nemico, amico, amante…”, Einaudi Super ET, 2014

Alice Munro, nata nel 1931 a Wingham, in Canada, è autrice di numerose raccolte di racconti come in Nemico, amico, amante…, che ne comprende nove a partire da Nemico, amico, amante che apre la raccolta   e le dà il titolo. In Italia è stata tradotta a partire dagli anni ’90 e i suoi scritti sono stati pubblicati da Einaudi. La sua intera opera consta al momento di tredici raccolte di racconti e un romanzo Lives of Girl and Women, “‘La vita delle ragazze e delle donne’, pubblicato per la prima volta in Canada nel 1971. Nel 2013 ha ricevuto il  Nobel per la letteratura perché “maestra del racconto breve contemporaneo”.

Per saperne di più: Alice Munro su mangialibri

Dalla Quarta di copertina:

Nove racconti perfetti: la musica del quotidiano, il gioco smorzato dei sentimenti e delle allusioni. […] La scrittura della Munro è aperta, lussureggiante, fatta di accadimenti e particolari necessari. Il paesaggio canadese, la natura selvaggia del Nord Ovest partecipano alle emozioni dei personaggi, integrano la loro storia, determinano le loro decisioni.

I temi indagano i legami familiari, il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, la quotidianità, vicende apparentemente normali, di cui discopre i lati oscuri e denuda i moventi psicologici, dove il tempo dell’azione e le parole giocano un ruolo essenziale. Nelle sue storie non lineari possono emergere all’improvviso verità o memorie “nascoste” tra le pieghe narrative o nel tempo della memoria dei protagonisti, tanto che, come scrive Fabrizio Coscia in “Alice Munro, cara vita ti scrivo”, portando ad esempio il racconto “Ortiche”, l’azione del racconto “viene spostata avanti e indietro” ed ha “un duplice scopo: quello di dilatare e potenziare i limiti intrinseci del genere racconto, assomigliandolo quanto più possibile al romanzo. Le digressioni, e il loro rapporto cronologico con l’azione del romanzo, svolgono un ruolo di fondamentale importanza, in quanto manipolano il tempo, lo dilatano, e lo riflettono nell’interiorità dei personaggi”.

 

S.P.

Jhumpa Lahiri “Dove mi trovo” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno del 13 maggio

Jhumpa Lahiri e frammenti di donne a Roma

di Flavia Piccinni

Si apre con un pensiero di Italo Svevo («È il mutamento stesso che m’agita come il liquido in un vaso che scosso s’intorbida») l’ultimo libro – il primo scritto in italiano – della scrittrice di origine bengalese Jhumpa Lahiri, “Dove mi trovo” (Guanda, pp. 164). Cresciuta negli Stati Uniti e adesso a Londra – a seguito di una lunga parentesi romana – Lahiri è nota per “L’interprete dei malanni” e “In altre parole”, ed è già vincitrice del Premio Pulitzer e del PEN. Adesso accompagna il lettore in un romanzo sospeso, teso come la scrittura che ne scandisce il tempo, in cui una donna cerca di trovare il suo profilo che non sia semplice ombra, e si interroga sui ritmi e gli obblighi della vita. Lo fa in una Roma che è sole sbiadito, ragazze che cercano la loro indipendenza, incontri rarefatti che sopravvivono sospesi; lo fa, Lahiri, ambientando tutto in una Roma che è provincia, periferia di un mondo dove tutto s’affastella, e dove in estate ogni luogo si spopola, e la città «deperisce come una persona anziana». E questa viene svelata in 46 attimi di quotidianità, in una solitudine atavica e struggente, una punzecchiatura dolente all’animo che si confronta con mutamenti istantanei. Ciò che avviene, insomma, quando si è fermi e allo stesso tempo altrove. Sono dettagli di vite altrui, dipinti con delicatezza. Non sono mere fotografie della realtà, ma frammenti di donne che amano, di sconosciute, di amiche che si confessano. Paura, rassicurazione e bellezza convivono in un libro che procede per sottrazione – nella scrittura, nello sguardo, nella vita – e che si focalizza su un’analisi impietosa, eppure struggente, della vita. —

Leggi anche la recensione di Michele Lauro da Panorama Libri

Dello stesso autore:

Jhumpa Lahiri “Racconti italiani”

Il Tirreno dal Salone del libro di Torino, lunedì 13 maggio

Il Tirreno dal Salone del Libro di Torino, lunedì 13 maggio

 

 

“Alba Nera” di De Cataldo si candida come bestseller, Parrella ci racconta Napoli, commuove la storia dolorosa di Bazzi

Dal noir alla guida per la comunicazione,
un poker di imperdibili dal Salone di Torino

… abbiamo selezionato per voi alcuni libri italiani che varrà la pena leggere nei prossimi mesi, e che probabilmente troverete sotto l’ombrellone (il vostro, o quello del vostro vicino).Si comincia con “Almarina” (Einaudi, pp. 123) romanzo di Valeria Parrella… Per gli appassionati di noir va segnalato l’ultimo libro di Giancarlo De Cataldo, “Alba Nera” appena pubblicato per Rizzoli…

…continua a leggere l’articolo

Detective selvaggi di Giancarlo De Cataldo da La Repubblica Cultura: Dashiell Hammett

Dashiell Hammett processo all’America in formato noir

 

di GIANCARLO DE CATALDO

I romanzi del grande scrittore statunitense, ambientati tra le strade violente e specchio della crisi del 1929, hanno cambiato per sempre il genere Perché qui a essere colpevole non è il solito maggiordomo ma l’intera società.

«Hammett», ha scritto Raymond Chandler, «restituì il delitto alla gente che lo commette per ragioni vere e solide, e non semplicemente per procurare un cadavere ai lettori, e lo fece compiere con mezzi accessibili, non con pistole da duello intarsiate, curaro e pesci tropicali. Mise sulla carta i suoi personaggi com’erano e li fece parlare e pensare nella lingua che si usa, di solito, per questi scopi».

…continua a leggere l’articolo di Giancarlo De Cataldo

e anche:

Articolo da La Repubblica Cultura: La Serie di “Detective selvaggi”di Giancarlo De Cataldo

Giancarlo De Cataldo “Agatha Cristie”per La Serie “Detective selvaggi”

Giancarlo De Cataldo “Maigret” per La Serie “Detective selvaggi”

Giancarlo De Cataldo “Padre Brown”

Giancarlo De Cataldo: Wolf di Rex Stout

Giancarlo De Cataldo “Perry Mason”