Viaggi di carta…

J, Andersson “Storia meravigliosa dei viaggi in treno” e un saggio breve di Salvina Pizzuoli sulla storia artistico letteraria del treno

Ferrini Pizzuoli “La val di Merse. Luoghi e paesaggi”

Eleonora Lorusso “Nave Vespucci. Diario di bordo (radiofonico) dalla signora dei mari

Georges Simenon “Il Mediterraneo in barca”

The Passenger “Svezia” rivista di Iperborea

Christiane Ritter “Una donna nella notte polare”

Tiziana Viganò “Viaggi di nuvole e terra, taccuini tra realtà e fantasia”

Jan Potocki “Viaggio nell’impero del Marocco”

Jules Verne “La sfinge dei ghiacci”

Libri di viaggio consigliati da Martina Castagnoli della libreria On the road di Firenze

Lorenzo Barbiè “Pacific crest trail”

Alberto Bile “Una Colombia. Canzone del viaggio profondo”

Jennifer Clement “Gun love”

Patrick Leigh Fermor “Mani. Viaggi nel Peloponneso”

Mjlienko Jergovic “Radio Wilimowski”

Hernan Huarache Mamani “La profezia della curandera”

Paola Mastrocola “Non so niente di te”

Jenny Offill “Tempo variabile”

Vito Paticchia “Via della lana e della seta”

Lorenzo Pini “Lisbona”

Paul Lynch “Grace”

Juan Pablo Villarino e Laura Lazzarino “Vie invisibili”

Catherine Poulain “Il grande marinaio”

Pete Fromm “Indian Creek”

Qing Li “Shinrin-Yoku. Immergersi nei boschi”

Cristina Henriquez “Anche noi l’America”

Francesca Volpe La Toscana in Renault

 

Libreria On the road, via Vittorio Emanuele II,32A rosso, Firenze

I 10 più venduti nelle classifiche di tuttolibri La stampa dal 7 al 13 dicembre

Le recensioni di alcuni dei primi 10 su tuttatoscana libri

Per la narrativa italiana:

5 D’Avenia “L’appello”

10Agnello Horby “Piano nobile”

Per la narrativa straniera:

1 Ken Follett “Fu sera e fu mattina

2Valérie Perrin “Cambiare l’acqua ai fiori

7Valérie Perrin “Il quaderno dell’amore perduto

5 Toshikazu Kawaguchi “Finché il caffè è caldo”

e anche:

La top ten dei libri più venduti nel 2020 su Consigli.it

Simonetta Agnello Hornby e Maria Rosario Lazzati “La cucina del buon gusto” recensione di Salvina Pizzuoli

I libri dedicati alla cucina o che indagano attorno ai piatti e alle pietanze sono davvero tantissimi, corredati di ricette non vogliono essere solo ricettari, ma presentare il proprio punto di vista sul cibo, questo incredibile elemento vitale che ci impegna e continua a impegnarci anche se, come afferma l’autrice, Simonetta Agnello Hornby, il rapporto con il cibo e con il cucinare è davvero cambiato.

La cucina del buon gusto non vuole solo essere un percorso della memoria che indugia e si sofferma sui piatti tradizionali rinnovellando un’infanzia ed una giovinezza in luoghi lontani da quelli in cui le autrici sono poi vissute, vuole essere una riflessione sul cibo, nell’attuale quotidianità dominata da tanta fretta e in cui per necessità il fast food predomina, e sul valore del cucinare per sé e per gli altri: per far questo molti capitoli presentano come introduzione stralci dalle pagine tratte da Anthelme Brillat-Savarin “Fisiologia del gusto”, un autore francese, scritte nel lontano 1825, in cui alterna a riflessioni sui cinque sensi, anche descrizioni, aneddoti, digressioni filosofiche e di costume, insieme a notazioni scientifiche, indagando il mondo del cibo sotto l’aspetto sociale; compito che implicitamente l’ autrice affida al proprio testo scritto a quattro mani con Maria Rosario Lazzati:

Cucinare è il legame benefico con la natura attraverso la scelta e la preparazione degli ingredienti. La consapevolezza di quello che si cucina, del perché lo si cucina e per chi, dà godimento e appaga i sensi[…]Cucinare ci fa sentire umani […] Cucinare è il piacere di prendersi cura dei propri cari […] cucinare le ricette di casa è sentirsi vicini alla propria famiglia e parte della sua storia. Chi vive lontano dal paese d’origine prova un senso d’appartenenza quando condivide un piatto casalingo con la famiglia o con gli amici, ma anche se lo consuma da solo. Cucinare distrae e placa l’ansia.

E non mancano ricordi e riferimenti a quanto si va affermando, a momenti simpatici, a descrizioni di ambienti, all’arte di apparecchiare e ricette ed eventi che intrattengono piacevolmente il lettore. E, soprattutto, questo testo sa di abbracci, calore, affettività, sa di famiglia, fa Natale, quello di una volta e che ci manca molto!

Dal Catalogo Feltrinelli Editore

“Brillat-Savarin è stato per noi una scoperta recente. Avevamo già deciso di scrivere un libro di cucina per esprimere la profonda gioia che ci dà il cucinare e il grande conforto che ne abbiamo tratto vivendo all’estero. Volevamo celebrare la gastronomia e i piaceri dei sensi che si incontrano nel preparare il cibo, nel servirlo e nel mangiarlo. Cucinato, condiviso, consumato da soli, regalato; occasione d’incontro, simbolo di appartenenza a gruppi e a religioni, nutrimento del corpo e della psiche, il cibo è potentissimo antidoto contro l’isolamento e la tristezza. Rosario […]all’estero, cucinava per mantenere la propria identità […]Molte alunne della sua scuola di cucina londinese frequentano i corsi da anni, perché hanno imparato che cucinare aiuta a stare meglio. Simonetta, cuoca per tradizione familiare e per necessità, ha sperimentato attraverso le vicissitudini della vita il valore catartico della cucina. Per lei, la cucina e la tavola, oltre a essere elementi fondamentali dell’esistenza, costituiscono un trionfo dei sensi, della bellezza e dell’ospitalità.”

Brevi note biografiche

Simonetta Agnello Hornby, palermitana, laureata in giurisprudenza, vive da tempo a Londra. Ha esercitato la professione di avvocato aprendo a Brixton lo studio legale “Hornby&Levy” specializzato in diritto di famiglia e minori. Nel 2002 esordisce con La Mennulara cui seguono La zia Marchesa, del 2004, La monaca, del 2010 e Caffè amaro, del 2016.

Maria Rosario Lazzati, milanese, con La cucina del buon gusto (con Simonetta Agnello Hornby; Feltrinelli, 2013) racconta la sua esperienza culinaria, sia in famiglia sia come insegnante di cucina.

Dello stesso autore:

Simonetta Agnello Hornby Piano nobile

Cees Nooteboom “Addio” recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

La recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

Addio, trentatré brevi poesie – un costante ritmo di tre quartine chiuse da un solitario verso finale come un accordo sospeso – quasi a evocare i canti di un’umana commedia che costantemente si ripete, un cammino nelle selve oscure dell’esistenza verso un inevitabile distacco. (da Iperborea)

Dello steso autore:

L’occhio del monaco

“533 Il libro dei giorni”

Nelle pagine di tuttatoscanalibri: Poesia

Alda Merini “Vuoto d’amore”

Dino Campana “Canti Orfici”

Chandra Livia Candiani “La domanda della sete”

Marina Cvetaeva “Sette poemi”

Thomas Eliot “Il libro dei gatti”

Dal Corriere della Sera: Nella Nobili “Ho camminato nel mondo con l’anima aperta” recensione

Aldo Nove “Poemetti della sera”

Sebastiano Vassalli “Amore lontano”

Sebastiano Vassalli “La notte della cometa”

Edgar Lee Masters “Antologia di Spoon River”

Giancarlo De Cataldo “Un cuore sleale” presentazione

Ritorna, a poca distanza dal romanzo “Io sono castigo”, l’affascinante Manrico Spinori della Rocca, sostituto procuratore, il “contino”, amante della musica lirica, affiancato dalla sua squadra al femminile dovrà affrontare un nuovo caso: la scomparsa di Ademaro Proietti durante un’escursione a Ponza e ritorno sul suo motor yacht, il Chiwi; probabilmente, denuncia la famiglia, è caduto in acqua, presumibilmente dopo aver bevuto molto mentre i tre figli e il genero Brian dormivano.

Ma quando il mare restituirà il corpo dell’uomo con i segni di una forte botta alla nuca, la situazione cambia aspetto confermando i primi dubbi sorti nella mente del Pm: non più una scomparsa bensì un possibile omicidio anche se la famiglia insiste a chiamarlo un disgraziato incidente. Ma è con un nuovo cadavere che le indagini prenderanno la giusta piega.

A questo link un estratto

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Io sono il castigo

Quasi per caso

Ivan Doig “L’ultima corriera per la saggezza” presentazione

La recensione su mangialibri

Donal Cameron un ragazzino di 11 anni, orfano di entrambe i genitori, vive con la nonna, cuoca in un ranch nel Montana. I problemi di salute della donna costringeranno il giovane Donal a compiere un viaggio dal Montana al Wisconsin, per raggiungere gli zii Kitty ed Herman, che non conosce. È il 16 giugno del 1951 quando il giovane intraprende il lungo viaggio su una di quelle corriere della Greyhound Line, che attraversano tutti gli Stati Uniti. La nuova vita però si rivelerà difficile e così Donal, questa volta non più da solo ma in compagnia dello zio Herman, che approfitterà per andare alla scoperta dell’amato West, ripartirà, incontrando personaggi d’ogni sorta che appunterà sul libro delle dediche, dove raccoglie pensieri in rima delle persone che incontra, personaggi umili, umani, calorosi, tristi e felici, in un’America dai paesaggi sconfinati. Un viaggio che sarà un percorso di formazione in cui l’autore Doig rivisita e racconta, attraverso i ricordi della sua infanzia, l’America attraverso occhi di bambino. Questo romanzo è l’ultimo scritto prima della morte e rivela mirabilmente l’età dei sogni e delle scoperte nel percorso di crescita per diventare “grandi”

Brevi note biografiche

Ivan Doig (1939-2015) ha ambientato gran parte dei suoi romanzi nel Montana, dove era nato. Più volte premiato per i suoi romanzi, è stato anche finalista al National Book Award con il memoir This House of Sky. Nutrimenti ha pubblicato anche Il racconto del barista nel 2018.

Curiosità bibliofile: i caratteri tipografici

Altro elemento fondamentale per la diffusione del libro fu l’invenzione dei caratteri tipografici ed il passaggio dal libro manoscritto all’Ars artificialiter scribendi e precisamente alla scrittura affidata alle macchine, la scrittura artificiale. Un passaggio epocale che potremmo paragonare a quello di due secoli fa, dalla fine dell’Ottocento anche se non mancarono tentativi molto antecedenti, dall’uso cioè della “macchina da scrivere” a quella digitale, alla fine del secolo scorso.

Un passaggio, il primo, che vide la scrittura artificiale cercare in ogni modo di assomigliare alla scrittura a mano, per non discostarsi troppo dal prodotto ottenuto manualmente. Eppure molti disdegnarono le nuove realizzazioni in serie e, per una buona decina d’anni, bibliofili e ceti colti preferirono il libro manoscritto a quello a stampa.

C’è un nome che tutti conosciamo che lega la nascita dei caratteri detti tipografici o mobili alla scrittura artificiale: siamo nel 1446 quando Johannes Gutemberg, orefice di Magonza, formò i primi caratteri su astine di legno; ma in effetti si tratta di un’attribuzione perché poco si sa con certezza sulla nascita dei caratteri tipografici. In collaborazione con Schoeffer, che si può definire un proto tipografo, inventarono il compositoio, strumento in cui si dispongono i caratteri, e la forma di stampa dei caratteri mobili, detti tipi, non più in legno ma in piombo e introdussero il torchio a stampa derivandolo da quello per il vino, invenzioni che si diffusero ben presto da Magonza in tutta Europa.

Ma soffermiamoci sulle varie fasi che caratterizzavano la complessa creazione della pagina a stampa, curiosando su punzoni, matrici, inchiostri e sui diversi caratteri che ancora oggi conosciamo con i loro antichi identificativi ad esempio di Corsivo, Bodoni, Garamond.

Da sinistra a destra: il punzone, la matrice, la forma, il carattere tipografico

Il punzone è un piccolo parallelepipedo di metallo duro con un’estremità profilata a tronco di piramide con in rilievo e al rovescio un carattere tipografico sia esso lettera, numero o segno di punteggiatura. Ottenuti i punzoni veniva creata la matrice battendo il punzone su dei blocchetti di rame per lasciare su essi impressa la forma del carattere che doveva avere la stessa profondità sulla tutta matrice e pertanto veniva “giustificata”. A questo punto si procedeva alla creazione del carattere tipografico, utilizzando uno stampo particolare, detto forma. La forma era composta da due elementi a L che venivano uniti per formare un contenitore dentro il quale veniva versata la lega metallica costituita prevalentemente, anche se in proporzioni variabili, da piombo, stagno e l’antimonio.

Ma l’operazione non era di certo completata: occorreva montare i caratteri nel compositoio per costruire la riga di stampa. Un’operazione di incredibile precisione e di industriosa capacità.

Da non dimenticare che un altro elemento fondamentale era l’inchiostro che gli studiosi attribuiscono ancora alla capacità creativa di Gutemberg: un inchiostro a base oleosa migliore rispetto a quelli la cui base era ad acqua. E in ultima fase la torchiatura per imprimere i caratteri sul foglio ed ottenere la pagina.

Non ci resta che ringraziare Gutemberg o chi per lui o insieme a lui ha permesso alle generazioni successive di usufruire di questo strumento che è la stampa i cui continui aggiornamenti e miglioramenti hanno permesso di creare libri a basso costo e quindi a grande diffusione!

Iniziale ornata fusa dalle prime matrici del Garamond, 1531

Un ultimo scorcio di curiosità sulle denominazioni di alcuni caratteri, sono tantissimi, tra i più diffusi e che ancora oggi utilizziamo:

Aldino: impiegato nelle edizioni veneziane di Manuzio. Un carattere piccolo, stretto, inclinato e legato che portò ad economizzare lo spazio della pagina e quindi la carta.

Corsivo: è il carattere che ha tutte le parti dell’occhio della lettera inclinate da destra a sinistra. Il suo nome deriva dalla scrittura della Cancelleria romana (cursivetus seu cancellarios). Viene chiamato anche italico ed è usato essenzialmente per evidenziare le citazioni; i primi ad usarlo a questo scopo furono i Froben, tipografi di Basilea nel primo ventennio del XVI secolo.

Bodoni: carattere dall’occhio rotondo e marcato. Prende il nome dal suo compositore Giovanbattista Bodoni tipografo ed editore a Parma

Carattere grafico Bodoni

Garamond: carattere disegnato e fuso nel Cinquecento da Claude Garamond ed è tra i più apprezzati caratteri nella storia della stampa con molte rielaborazioni nel Novecento

Gotico: particolarmente usato in Germania e fu il primo ad essere introdotto con la stampa a caratteri mobili e rifioritura nel periodo romantico; si rifà alla scrittura dei manoscritti medievali

Carattere grafico Gotico

Elzeviro: con occhio molto piccolo e sottile. Venne disegnato nel XVII secolo da Christoffel Van Dick per le edizioni in piccolo formato degli Elzevier, librai e stampatori olandesi.

Iniziale ornata di carattere elzeviriano

E buon libro a tutti!

S.P.

Articoli di cui è seguito:

Curiosità bibliofile: Le copertine

Curiosità bibliofile: la legatura, la carta, i caratteri tipografici

Curiosità bibliofile: la carta e alcuni tipi di carta

e anche:

Manuale enciclopedico della bibliofilia, Bonnard 1997

Hans Tuzzi, Libro antico libro moderno. Per una storia comparata, Bonnard 2006

Jón Kalman Stefánsson “Crepitio di stelle” presentazione e la recensione da ilmestieredileggere.com di Pina Bertoli

La recensione da Il mestiere di leggere blog di Pina Bertoli

Un grande romanzo sull’amore, la poesia e la memoria. Una storia famigliare che va dall’inizio del XX secondo fino ai giorni nostri e si snoda in tutta l’Islanda. Quella di Stefánsson è una scrittura che incanta e infonde nuova vita alla grande letteratura islandese. ( da Iperborea Editore)

Islandese nato a Reykjavík, poeta e poi romanziere, Stefánsson esordisce nella prosa con “Crepitio di stelle” che ha per protagonista un bambino di sette anni che racconta, ormai quarantenne, sull’onda del ricordo senza quindi un vero e proprio filo narrativo ma con passaggi e salti, avanti e indietro nel tempo. Il lettore lo segue nell’Islanda del Novecento e in quella degli anni ‘70 ripercorrendo la storia di quattro generazioni nell’arco di centocinquanta anni: quella del bisnonno e quella del padre; con il primo agli inizi del Novecento dentro la sua vita burrascosa e inquieta, in quella del padre e nella propria tornando dove ha vissuto l’infanzia, in un condominio di Reykjavík, ricostruita e rivissuta attraverso i pensieri e i modi di un bambino, resi con sottigliezza psicologica, suscitati e riaccesi dall’impatto con un passato che non trova riscontri nella memoria. Due storie che s’intrecciano e confluiscono insieme alle voci dei personaggi che costellano momenti della quotidianità, inseguendo i guizzi della memoria che sovrappone, dilata, si sofferma o sorvola. E insieme a queste presenze e dentro questi ritagli fissati nel tempo c’è l’Islanda con i suoi paesaggi.

Brevi note biografiche

Jón Kalman Stefánsson (1963), insegnante e bibliotecario, è passato alla narrativa dopo tre raccolte poetiche.
Più volte nominato al Premio del Consiglio Nordico, con Luce d’estate ed è subito notte ha ricevuto nel 2005 il Premio Islandese per la Letteratura.  Paradiso e inferno (Iperborea 2011) è stato definito il miglior romanzo islandese degli ultimi anni, che insieme a La tristezza degli angeli (Iperborea, 2012) e Il cuore dell’uomo (Iperborea, 2014) costituisce una trilogia.

Letture per i piccoli: presentazioni in breve

Elisabetta Gnone La storia perduta (dagli 8 anni) Salani editore Valeria Turati e Claudio Prati illustratori

Ottavo libro della fortunata serie di Fairy Oak, la quercia incantata. Nel villaggio intorno all’albero prodigioso vivono creature magiche e fatate insieme a comuni mortali. Le due protagoniste, le gemelle Pervinca e Vaniglia, ormai nonne, raccontano sul filo del ricordo il tempo in cui erano alunne nella scuola del villaggio e della gara di Storia organizzata dalla brillante supplente del professor Orcomorto: ricostruire le origini del loro paese. Scartabellando in biblioteca i loro amici avevano trovato un libro di leggende che riportava il racconto di una balena che riappariva ogni duecento anni. Ma il tempo passa e la balena non riappare…

Ole Lund Kirkegaard Il tappeto volante del Bulgistan Iperborea (dagli 8 anni)

Hodja è un bambino di 9 anni e vive nel lontano paese del Bulgistan; più che andare a scuola vorrebbe andare alla scoperta del mondo. Un giorno el-Faza, un vecchio tessitore di tappeti, gliene presta uno molto antico e speciale: è un vero tappeto volante! Ma chi lo usa deve imparare a comandarlo bene e stare sempre attento perché ne sono rimasti pochissimi e tanti vorrebbero impadronirsene. Ed è così che Hodja si alzerà in volo per una meravigliosa e spericolata avventura fino al palazzo del sultano, l’uomo più ricco, potente e grasso del Bulgistan.

Maia Lunde Sorella di neve Lisa Aisato illustratrice Giunti (dai 9 anni)

Dalla quarta di copertina:

La vigilia di Natale è alle porte e Christian sta per compiere 11 anni. Di solito è un giorno magico, il più bello dell’anno, accompagnato dal suono del fuoco che scoppietta nel camino, dalle luci dell’albero di Natale e delle candele tremolanti. Ma quest’anno tutto è diverso, Christian e la sua famiglia stanno affrontando un terribile lutto e l’atmosfera del Natale è del tutto scomparsa. Poi, un giorno, Christian incontra Edvige, una ragazza allegra e grande amante del Natale, e comincia a credere che forse non tutto è perduto. Ma qualcosa di strano accade nella casa di Edvige: chi è il vecchio che si aggira per la sua casa? E perché Edvige è sempre così riservata?

C. Bickford- Smith Il canto dell’albero Salani (dai 6 anni)

Allodola vive sulla grande Moringa, ma non è la sola ad abitare sull’albero. E così un giorno decide di conoscere gli altri animali e le loro storie: inizia un bellissimo viaggio dalle fronde, ai rami alla corteccia fino alle radici conoscendo tutti gli altri animali e cosa li lega.