Fabio Geda “La scomparsa delle farfalle”, presentazione

Tra conflitti e occasioni di meraviglia, tra realtà quotidiana e rivelazioni, quattro ragazzi intrecciano le loro vite con tutta l’energia della giovinezza. Un ritratto commovente di quella stagione dell’anima che più d’ogni altra si imprime in ciascuno di noi e sceglie il nostro destino.(dal Catalogo Einaudi)

Non nuovo a storie di formazione, Geda racconta quattro vite accompagnandole dalla prima superiore,  nel 1995, fino al 2002.

Quattro giovani, Andrea e Valerio, Anna e Cora, si incontrano per la prima volta tra i banchi di scuola e faranno gruppo il cui nome nascerà una notte entrando in un vivaio di farfalle, da cui poi il titolo. Se ripercorrere il tempo è la base portante del raccontato, sicuramente è il presente con la sua situazione drammatica a farlo scaturire quando Andrea, quello dei quattro che ha preferito isolarsi in montagna, viene travolto da un fiume di fango rischiando la vita: resterà aggrappato non solo ai rami bassi degli alberi ma soprattutto a quei ricordi che hanno scandito la crescita sua e degli amici con cui l’ha condivisa nell’evoluzione di caratteri e di vicende che ne segnano in modo particolare alcuni, tra amori prima vietati e poi nati, tra felicità e disperazione, le due emozioni che danno il polso di un’età che non conosce mediazioni e compromessi.

Fabio Geda è nato a Torino, dove vive. Tra i suoi libri, Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani (Instar Libri 2007, Feltrinelli 2009), L’esatta sequenza dei gesti (Instar Libri 2008; Einaudi 2021), Nel mare ci sono i coccodrilli (Baldini + Castoldi 2010), L’estate alla fine del secolo (Baldini + Castoldi 2011; Einaudi 2023), Se la vita che salvi è la tua (Einaudi 2014), Anime scalze (Einaudi 2017 e 2019), Una domenica (Einaudi 2019 e 2021), La scomparsa delle farfalle (Einaudi 2023) e la serie per ragazzi Berlin (Mondadori 2015-2018), È tradotto in trentadue Paesi.(da Einaudi Autori)

Janice Hallett “L’assassino è tra le righe”, presentazione

Caro lettore, in queste pagine troverai i documenti necessari per risolvere un caso. Tutto inizia con la comparsa di due nuovi membri della cittadina di Lockwood, nella campagna inglese, e termina con una tragica morte. Per il brutale omicidio qualcuno è già stato condannato ed è in prigione, ma sospettiamo che potrebbe essere innocente. L’impressione è che segreti ben piú oscuri debbano ancora essere svelati. L’assassino, se fai attenzione, si è tradito. E le prove sono qui, tra le righe, basta saperle leggere. Se vuoi scoprire la verità non ti resta che accettare la sfida e cominciare l’indagine. (Dal Catalogo Einaudi)

Traduzione di Manuela Francescon

Un giallo cosy, così  è stato etichettato, espressione che sta per “accogliente”, un sottogenere della narrativa “mystery” in cui gli investigatori sono dilettanti e l’azione si svolge in una piccola comunità.

Nel giallo in questione, della scrittrice e sceneggiatrice Janice Hallett, la piccola comunità è rappresentata da una compagnia teatrale.

In questo particolare giallo inoltre l’autrice ha scelto come formula narrativa quella che potremmo definire epistolare: testi di messaggi ed email che si susseguono, così fino alla fine. Una storia mosaico quindi, un puzzle di informazioni frammentarie che propongono diversi punti di vista che l’autrice sa poi assemblare con efficacia e con colpi di scena inattesi e soprattutto sa fornire al lettore le riflessioni e le domande delle due protagoniste, Charlotte e Femi, termine non completamente esatto ed esaustivo; ma vediamo gli ingredienti della trama: una compagnia di teatro amatoriale, una raccolta fondi per curare la rara malattia di una piccola, nipote del fondatore della compagnia, una giovane infermiera appena tornata dall’Africa e introdotta nella filodrammatica, un assassinio e un presunto colpevole e per concludere le due giovani studentesse di Legge, Charlotte e Femi, incaricate dall’avvocato nel cui studio fanno pratica legale, di leggere tutte le email e i messaggi che riguardano il caso di omicidio di cui è stato incaricato;  e non solo, le due giovani prendono anche appunti che permetteranno a chi legge di seguire e poter fare il punto della situazione… È così che il vero assassino è sotto gli occhi di tutti perché tra le righe, alla portata e delle due indagatrici e del lettore medesimo.

Cristina Cassar Scalia “Il Re del gelato”, presentazione

[…]

– Ispettore, me lo dice che successe, per cortesia? – Spanò sembrava un buon elemento, ma aveva il vizio di parlare assai.

– Ragione ha, dottoressa, mi scusi, – s’imbarazzò il poliziotto. – La volevo avvertire che mi chiamarono poco fa dalla gelateria di Agostino Lomonaco -. Si fermò un attimo. – Le conosce le gelaterie di Lomonaco, no? Il Re del gelato.

Vanina si sforzò di ricordare, ma no: Catania per lei era ancora un’incognita. – No, non le conosco.

– Non può essere! Manco una? – si stupì l’ispettore. La Guarrasi perse la pazienza.

– Spanò, la vogliamo finire? Mi dice che successe in questa gelateria? (Dal Catalogo Einaudi)

E la Scalia ritorna a raccontare di Vanina e sceglie di farlo a ritroso: è la vice questore Guarrasi prima di “Sabbia nera”, già a Catania da Milano da qualche mese, con gli scatoloni ancora ingombri e da sistemare, l’appartamento a Santo Stefano e la signora Bettina già dedita a riempire con deliziosi manicaretti i vuoti dei fornelli, con amicizie da consolidare e una squadra al lavoro ma ancora in rodaggio e le “catanesate” alla prima stesura.

Fine agosto, un caso, all’apparenza solo una “fesseria”: nel gelato di Agostino Lomonaco, non uno qualsiasi ma “il re del gelato”, il rinvenimento di alcune pasticche provoca la denuncia dei clienti per “avvelenamento”; quando la fesseria si trasformerà in omicidio ecco che per la vice questore aggiunto si aprono le indagini  rese più difficili dalle titubanze e dai tremori del pm dottor Vassalli.

Tra notti insonni, pasti saltati, piste non sempre chiare o addirittura fuorvianti, l’istinto, il buon lavoro di squadra e il metodo investigativo che scava nel passato delle vittime, porteranno la vice questore ad avere ragione di un caso delicato e ingarbugliato da vecchi rancori, rapporti filiali, traffico di droghe e debiti di gioco.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

Sabbia nera

La logica della Lampara

Il talento del cappellano

L’uomo del porto

La salita dei saponari

La carrozza della santa

Scalia, De Cataldo, De Giovanni, Tre passi per un delitto

Le stanze dello scirocco

La seconda estate

Ester Viola “Voltare pagina. Dieci libri per sopravvivere all’amore”, presentazione

Curare le pene d’amore coi libri si può, ma bisogna saper leggere. C’è una storia giusta per ogni struggimento del cuore, il romanzo perfetto per voltare pagina: è cosí che la penna sulfurea di Ester Viola diventa un balsamo per lenire le ferite. Anna Karenina, Nick Hornby, L’amica geniale, Sally Rooney, Domenico Starnone, Frammenti di un discorso amoroso: nelle loro pagine ogni innamorato tradito, geloso o non corrisposto potrà trovare risposte impreviste alle sue domande impossibili. Dieci racconti irresistibili, un manuale di self-help letterario, una microterapia per cuori infranti.( dal Catalogo Einaudi)

Leggere fa bene alla salute, lo sa chi per mestiere o per scelta sta in mezzo ai libri, non solo li legge, magari li scrive o li presenta come meritevoli, per un’ora o più, a risollevare lo spirito con un po’ di leggerezza o a riflettere su un tema mai affrontato seriamente o ad avvolgere in un’aura di mistero o di magia: ora anche un libro per guarire dal mal d’amore quel virus potente e sconosciuto che non si sa bene quando e come si è preso, né se diventerà endemico o se passerà alla svelta.

L’ha scritto Ester Viola che d’amore se ne intende o comunque ci trascorre in mezzo da tempo e che all’amore ha dedicato vari scritti, oltre ad essere avvocato divorzista. In quest’ultimo lavoro dal titolo esemplare  “Voltare pagina. Dieci libri per sopravvivere all’amore” (Einaudi) propone appunto una cura attraverso la lettura e la letteratura non solo quella del passato: ogni capitolo si apre con un tema, enucleato in breve tra la tesi dell’accusa e quella della difesa, il racconto del caso articolato tra esperienze vissute e divagazioni letterarie e quel libro, proprio quello, che può dare una mano al protagonista ma solo se lo saprà leggere e se lo troverà al momento giusto.

Dieci libri dieci pene d’amore: si apre con “Non riesco a togliermi dalla testa la persona di cui m’innamorai a vent’anni” e Alta fedeltà di Nick Hornby e si chiude con “Ho tutte le carte per essere felice e non lo sono” e Revolutionary Road di Richard Yates

[…] Nick Hornby stava chiamando per nome quello che mi succedeva. Eccola lì, la letteratura: è quando le cose perdono la punta, l’ago e il veleno. Dopo aver letto “Alta fedeltà” non ho mai smesso di pensare che i libri servano a questo: a guarirmi

e in conclusione:

[…] Alessandra ha tra le mani le stesse due possibilità di tutti, andarsene o restare. L’importante è che andarsene o restare si faccia ricordando la vecchia storia che alla vita mancherà sempre qualcosa per essere perfetta.

Brevi note biografiche

Ester Viola è avvocata, collabora con «Il Foglio », ha una posta del cuore su «iO Donna» e una newsletter, «Ultraviolet». Per Einaudi ha pubblicato L’amore è eterno finché non risponde (2016 e 2022), Gli spaiati (2018) e Voltare pagina (2023).(da Einaudi Autori)

Paolo Cognetti “Le otto montagne”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Fu un vecchio nepalese, tempo dopo, a raccontarmi delle otto montagne.[…] L’uomo raccolse un bastoncino con cui tracciò un cerchio nella terra. Gli venne perfetto, si vedeva che era abituato a disegnarne.[…] Noi diciamo che al centro del mondo c’è un monte altissimo, il Sumeru. Intorno al Sumeru ci sono otto montagne e otto mari. Questo è il mondo per noi.[…] E diciamo: avrà imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne, o chi è arrivato in cima al monte Sumeru?

(da Cognetti Le otto montagne, Premio Strega 2017)

Le otto montagne ecco il ricordo a cui Cognetti lega il titolo del suo romanzo. Raccontato in prima persona, presenta una storia che gli appartiene “quanto mi appartengono i miei stessi ricordi”. La storia di un’amicizia nata in giovane età, di un amore per la montagna determinato dalla nostalgia e dalla passione dei genitori, soprattutto del padre, per le montagne da cui avevano dovuto separarsi, un mondo poi ritrovato e lasciato in eredità a chi lo avrebbe potuto ricostruire. Una storia che attraversa più di un’età, periodi di formazione e di scelte, per ritrovarsi e per riconoscere la propria strada; un romanzo di formazione, se si vuole, dove la grande madre è la Natura e la Montagna, metafora della vita stessa.

“Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa”

Una storia dentro la quale il lettore potrà scoprire la meraviglia del silenzio e del buio, il rito della mungitura con i suoi ritmi e il calore della sua intimità, una lingua oggettiva, concreta come il nomignolo che Bruno aveva dato all’amico “un sasso era un berio ed ero io, Pietro: ero molto affezionato a quel nome”; il rapporto con se stessi misurato attraverso la fatica e l’impegno, la ricerca dell’equilibrio interiore misurato a contatto con i ritmi e le difficoltà naturali, in un adattamento ancestrale tra uomo e ambiente.

Due i protagionisti e così diversi: Pietro è un cittadino che vive la montagna solo nella stagione estiva, Bruno è la montagna: non si allontanerà mai da essa accostandosi al mondo cittadino solo in due fugaci incontri. Due ragazzi e il loro cammino verso l’età adulta: Pietro che si allontanerà da quel villaggio di montagna sotto il Monte Rosa, mentre Bruno vi crescerà senza scostarsi mai e con il desiderio di salvarlo dalla decadenza e dall’abbandono. Sarà l’eredità lasciata a Pietro dal padre a farli riavvicinare per ricostruire in tutta un’estate a duemila metri quel che restava di un’antica baita. E non solo.

Personaggi ben tratteggiati, sfaccettati, che incarnano una vasta gamma di messaggi. Un romanzo di nostalgie e di amori, di ritmi pacati, di bellezze maestose, ma ardue, spigolose, un romanzo di cammini e di scelte.

“Paolo Cognetti, uno degli scrittori più apprezzati dalla critica e amati dai lettori, entra nel catalogo Einaudi con un libro magnetico e adulto, che esplora i rapporti accidentati ma granitici, la possibilità di imparare e la ricerca del nostro posto nel mondo”.( dal Catalogo Einaudi)

e anche

Brevi note biografiche

Paolo Cognetti è nato a Milano nel 1978. Tra i suoi libri: Sofia si veste sempre di nero (minimumfax 2012), Il ragazzo selvatico (Terre di mezzo 2013) e Senza mai arrivare in cima (Einaudi 2018 e 2019). Nel 2021 ha curato L’Antonia su Antonia Pozzi (Ponte alle Grazie). Sempre nel 2021 esce, sia come film-documentario sia in forma di podcast, Paolo Cognetti. Sogni di Grande Nord. Con Le otto montagne (Einaudi 2016 e 2018), che è stato tradotto in oltre 40 paesi e dal quale è stato tratto un film di prossima uscita, ha vinto il Premio Strega, il Prix Médicis étranger e il Grand Prize del Banff. Per Einaudi ha pubblicato anche La felicità del lupo (2021).(da Einaudi Autori)

La recensione di Michele Lauro su Libri Panorama

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

La felicità del lupo

L’Antonia. Poesie lettere e fotografie di Antonia Pozzi scelte e raccontate da Paolo Cognetti

Stefano Mancuso “La tribù degli alberi”, presentazione

C’è una voce che sale dal bosco: è quella di un vecchio albero che vive lí da sempre, e adesso vuole dire la sua.*

Stefano Mancuso, professore all’Università di Firenze e all’Accademia dei Georgofili e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale, ha scritto e documentato il mondo vegetale in molti testi, in quest’ultimo sceglie non la saggistica, ma un genere narrativo per raggiugere più lettori possibile: non solo giovani, ma anche adulti per avvicinarli ad un mondo, quello naturale, spesso incompreso o comunque sconosciuto, perché le piante sono esseri sociali, intelligenti, capaci di dialogare che spesso non sappiamo ascoltare e capire, maltrattando chi dovremmo proteggere perché questo mondo parallelo ci salva la vita.

E allora ecco una bella fiaba, la storia di Laurin, di un vecchio tronco e della comunità del territorio di Edrevia: I Cronaca i Dorsoduro, i Guizza, i Terranegra e i rissosi, temibili Gurra. Ha molto da raccontare il vecchio Laurin, detto Il piccolo, nei secoli in cui si è svolta la storia della comunità, ripercorrendone le vicende e le feste e le cacce al tesoro, ma anche le incomprensioni e i dubbi tra i diversi membri che sanno però anche sostenersi a vicenda.

“Nessuno meglio di Stefano Mancuso ha saputo raccontare il regno vegetale, ma qui c’è la scoperta di una forma nuova, che coniuga la vivacità dell’apologo al rigore scientifico. Cimentandosi per la prima volta con la narrativa, il celebre botanico ha scritto una storia per tutte le età”.(* dal Catalogo Einaudi)

Stefano Mancuso è professore ordinario presso l’Università di Firenze e dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale. Ha pubblicato Verde brillante (Giunti 2013, con Alessandra Viola) e Plant Revolution (Giunti 2017, Premio Galileo). Presso Laterza sono usciti L’incredibile viaggio delle piante (2018), La Nazione delle Piante (2019) e La pianta del mondo (2020). Per Einaudi ha pubblicato La tribú degli alberi (2022). I suoi libri sono tradotti in piú di venti lingue.(da Einaudi Autori)

Maurizio de Giovanni “Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi”, presentazione

Stradina che il tempo ha cancellato/ che un giorno ci hai visti passare assieme/ sono venuto per l’ultima volta/ sono venuto a raccontarti la mia pena (Caminito. Testo di Gabino Coria Peñaloza e musica di Juan de Dios Filiberto,1926)

Napoli, 1939, aprile: i corpi di due giovani trucidati nella loro intimità consumata tra le fronde di un cespuglio in un boschetto tra le case del quartiere.

Napoli mozzafiato, con i suoi scorci, il mare e il fil di fumo che si connatura con il suo vulcano in una primavera incipiente. L’anno racconta un’Italia alle prese con guerre oltre confine e una prossima che si giocherà anche in casa. Il regime si muove tra sospetti e sospettati, persecuzioni e confino di chi è poco “gradito”, siano omosessuali, ebrei oppure oppositori, in un clima di paura, omertà, pregiudizio e denunce, più o meno rispondenti, tra vicini e conoscenti. In questo scenario ricompare Ricciardi: trentanovenne, vedovo di Enrica e padre di Marta, poliziotto fedele ai valori legati al suo ruolo, agli amici, anche a chi si spende in prima persona per contrastare il regime, vittima del “potere” di saper vedere e ascoltare le voci dei morti di morti violente.

E non solo. In apertura un canto triste, dall’altro capo del mondo, un tango da cantare, la musica e i versi di un amore perduto. Un canto difficile da interpretare, soprattutto da parte di una donna, così come spiega a Laura il suo accompagnatore al piano, raccontandole la storia “che le stradine, i caminitos, sono due. Una ha ispirato la musica, nel 1923, una le parole, nel 1926. È chiaro? – E io quale dovrei cantare? Perché a me sembrano la stessa cosa. – Ma sono la stessa cosa, infatti. È questa la magia, la corrispondenza perfetta dei due sentimenti, quello del musicista e quello del poeta. A distanza di tre anni, in due città diverse, due uomini provano cose uguali”.

Un canto quello di Laura che avrà successo anche se il suo è un dolore diverso, c’è la possibilità del ritorno… Un giallo nel giallo che lascia intendere un nuovo seguito: la donna che in realtà si chiama Livia ha un legame con il commissario; la figlia di quest’ultimo parrebbe non essere afflitta dallo stesso potere del padre ma le appartiene un’acuta sensibilità, un altro dono, tutto da scoprire, in una nuova storia…

“Con l’aiuto del fidato Maione – in ansia per una questione di famiglia – Ricciardi dovrà a un tempo risolvere il caso e proteggere un caro amico che per amore della libertà rischia grosso. Intanto la figlia Marta cresce: ormai, per il commissario, è giunto il momento di scoprire se ha ereditato la sua dannazione, quella di vedere e sentire i morti” (dal Catalogo Einaudi)

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Un volo per Sara

Gli occhi di Sara

Scalia, De Cataldo, De Giovanni “Tre passi per un delitto”

Il metodo del coccodrillo

Isaka Kōtarō “La vendetta del professor Suzuki”, presentazione

La vendetta del professor Suzuki è il prequel del bestseller I sette killer dello Shinkansen.

Suzuki è un tranquillo insegnante di matematica fino a quando la moglie viene travolta e uccisa da un’auto pirata ed è così sconvolto dal dolore che decide di vendicarsi.

Ma come? Infiltrandosi nella struttura criminale responsabile: al volante c’era il figlio del boss.

Entra così nella Reijo, che in italiano suonerebbe “Signorina”, una potente e intoccabile organizzazione criminale, governata dal signor Terahara, intoccabile proprio perché fondata su un do ut des con i politici con cui si scambiano favori: se qualcuno dà loro fastidio, Terahara lo toglie di mezzo. In compenso i politici gli assicurano l’impunità. Dentro l’organizzazione si fronteggiano assassini a pagamento dai nomi pittoreschi:

“Il Cicala ammazza chiunque, soprattutto gli innocenti. La Balena persuade le vittime a suicidarsi. Lo Spingitore agisce ai semafori o nelle stazioni. A Tokyo sono i migliori in circolazione. A chi verrebbe in mente di sfidarli?”( dal Catalogo Einaudi)

Brevi note biografiche

Isaka Kōtarō è uno dei più celebri scrittori giapponesi di crime e non solo. Nel corso della sua straordinaria carriera ha vinto tra gli altri lo Shincho Mystery Club Prize, il Mystery Writers of Japan Award, il Japan Booksellers’ Award e lo Yamamoto Shugoro Prize. Per Einaudi ha pubblicato I sette killer dello Shinkansen (2021 e 2022) e La vendetta del professor Suzuki (2022).(da Einaudi Autori)

La recensione su CasaLettori

Su tuttatoscanalibri dello stesso autore:

I sette killer dello Shinkansen 

Matteo Bussola “Il rosmarino non capisce l’inverno”, presentazione

«Ho deciso di scrivere di donne perché non sono una donna. Perché ho la sensazione di conoscerle sempre poco, anche se vivo con quattro di loro. E perché è più utile scrivere di ciò che vuoi conoscere meglio, invece di ciò che credi di conoscere già».
Matteo Bussola

Una raccolta di racconti che parla di donne, che si apre con una dedica nell’esergo che vuole essere una promessa, una constatazione, un desiderio “a te che cadi ma non resti lì”, per chi come il rosmarino in inverno resisterà al gelo e rinascerà in primavera, comunque, nonostante le cicatrici.

“A cosa pensa una donna quando lascia qualcuno? Quando si innamora senza scampo? Quando non viene ritenuta all’altezza […] Quando fin da piccola viene educata alla colpa, alla vergogna […] Quando si deve giustificare per la voglia di fare sesso o per quella di non volerlo fare?[…] A cosa pensa una donna quando assordata dalle voci di tutti, capisce all’improvviso di aver soffocato la propria?”

e conclude “Cos’hai pensato, tu, la mattina o il pomeriggio o la notte, in cui, per la prima volta lo hai capito?”( dalle prime due pagine del volume)

Storie di donne, storie di vita ordinaria e comune, di tante donne come le molte che ci trascorrono accanto o che incontriamo casualmente, storie raccontate straordinariamente da un uomo che vuole confrontarsi con loro e capirle

“Una donna sola che in tarda età scopre l’amore. Una figlia che lotta per riuscire a perdonare sua madre. Una ragazza che invece non vuole figli, perché non sopporterebbe il loro dolore. Una vedova che scrive al marito. Una sedicenne che si innamora della sua amica del cuore. Un’anziana che confida alla badante un terribile segreto. […]( dal Catalogo Einaudi)

Brevi note biografiche

Matteo Bussola (Verona, 1971) ha pubblicato per Einaudi il bestseller Notti in bianco, baci a colazione, (2016 e 2018), tradotto in molti Paesi, Sono puri i loro sogni (2017), La vita fino a te (2018 e 2019), L’invenzione di noi due (2020 e 2022), Il tempo di tornare a casa (2021) e Il rosmarino non capisce l’inverno (2022). Per Salani ha pubblicato il libro per ragazzi Viola e il Blu (2021). Conduce una trasmissione radiofonica su Radio 24, I Padrieterni e tiene una rubrica settimanale su «F» dal titolo Uno scrittore, una donna. (da Einaudi Autori)

Silvia Romani “Saffo, la ragazza di Lesbo” presentazione

“Lei che amava la luna più del sole, le rose più di qualsiasi altro fiore e Afrodite sopra ogni cosa”.

[…]“In questo volume Silvia Romani accompagna il lettore nelle vie di Lesbo, nei giorni in cui una ragazza di buona famiglia scopre una vocazione e uno straordinario destino. Saffo, la ragazza di Lesbo è un suggestivo, coinvolgente omaggio all’incanto dei suoi versi, fatti di lune metafisiche, notti profumate di rose, nostalgia per la giovinezza che fugge; e alla fascinazione che non smette di esercitare sugli autori e gli artisti d’ogni tempo e paese […] (dal Catalogo Einaudi)

Sacerdotessa di Afrodite, poetessa di Lesbo, giovane donna, vissuta tra la fine sec. 7° e la prima metà del 6° secolo a. C. ha cantato l’amore, quello che crea palpiti ma anche dolori, e la bellezza come nessun’altra, tanto da restare immortale ed essere a sua volta cantata da grandi poeti. La sua figura e la sua storia si circonfondono di leggenda; i sui versi e le sue composizioni, nonostante restino frammenti, sono esempi altisonanti e perfetti nella composizione, fonte di ispirazioni letterarie e artistiche. Ce ne restituisce la figura Silvia Romani che la racconta da prospettive diverse, inseguendo i pochi elementi biografici, i versi rimasti ma anche la narrazione che il mondo antico ha tramandato, nonché la geografia e la storia del luogo in cui era vissuta, contesto fondamentale per avvicinarsi al suo mondo e ai versi che da esso erano derivati.

Silvia Romani insegna Mitologia, Religioni del mondo classico e Antropologia del mondo classico all’Università Statale di Milano. Ha pubblicato per Raffaello Cortina In viaggio con gli dei e Il mare degli dei (entrambi con Giulio Guidorizzi) e, per Einaudi, Il mito di Arianna (2015, con Maurizio Bettini), Una passeggiata nell’Aldilà (2017, con Tommaso Braccini) e Saffo, la ragazza di Lesbo (2022). È autrice di libri per ragazzi (IliadeOdisseaI miti greci).( da Einaudi Autori)