Olaf Hajek “Flower Power” Rizzoli Collana Ragazzi, presentazione

dai 6 ai 99 anni

Per la Collana Ragazzi, Rizzoli propone un libro illustrato sulle piante, in libreria da martedì 2 marzo. L’autore è Olaf Hajek, artista tedesco nelle cui illustrazioni gli ambienti, i ritratti e gli oggetti si incorporano con elementi vegetali, che nel suo libro per ragazzi, ma a suo avviso adatto dai sei ai 99 anni, raffigura molti esemplari floreali associati nella composizione artistica, osservando che fiori e piante sono belli da guardare perché ci attraggono con i loro colori o con un buon profumo, ma hanno anche la virtù di curare, nel corpo e nello spirito, oltre ad essere simbolo della bellezza della natura. Il libro vuole quindi essere un invito scoprire tante virtù e a guardare tanta bellezza; un’opera dedicata soprattutto ai bambini di città che vivono in un ambiente lontano da quello naturale.

Flower Power è un concentrato di curiosità sulle piante, sulle loro caratteristiche, sui loro significati e sul loro più grande potere: quello di farci stare bene. Le lussureggianti illustrazioni di Olaf Hajek sono a loro volta una medicina per i sensi e per lo spirito. Un libro unico, di straordinaria bellezza, per tutti gli amanti delle piante e dell’arte” (dal Catalogo Rizzoli Editore).

André Aciman “L’ultima estate” presentazione

Dopo il successo di “Chiamami col tuo nome”( 2008), da cui è stato tratto nel 2017 l’omonimo film di Guadagnino sceneggiato da James Ivory, cui ha fatto seguito “Cercami” (2019), Aciman ritorna in libreria per Guanda con “L’ultima estate”. E l’Italia con la sua incantevole costiera Amalfitana ricompare ancora protagonista nel nuovo romanzo, quell’Italia che è stata una delle sue tante terre d’approdo nella peregrinazione da Costantinopoli all’Egitto per concludersi in America.

Dopo il frontespizio una citazione tratta da La Tempesta di Shakespeare a introdurre il romanzo: Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e la nostra breve vita è racchiusa in un sonno

ad anticipare alcuni temi narrativi.

Un gruppo di giovani americani, per un guasto all’imbarcazione, soggiornano in un hotel sul mare insieme ad ospiti attempati e abitudinari; solo uno tra questi si distingue per l’eleganza, sempre in disparte, con la ferma intenzione di essere lasciato in pace. È Raul, un peruviano che compare subito nella prima pagina, e dà subito un’impronta con un gesto carico di significato: si avvicina a Mark che accusa un visibile dolore alla spalla e, posandogli una mano sul punto dolorante, gli dice “Questo ti aiuterà, vedrai”. E da qui ha inizio un incontro che renderà alcuni ammaliati, per i poteri fuori dall’ordinario del personaggio, altri meno propensi e fiduciosi nei suoi confronti. E, con un percorso nuovo e inusitato, sul filo di un realismo magico, Aciman trasporterà comunque il lettore in quel mondo fatto di sentire che sa indagare e tratteggiare egregiamente.

Dello stesso autore:

Chiamami con il tuo nome e Cercami

Han Kang “Convalescenza” recensione di Salvina Pizzuoli

Copertina dei due racconti in  "Convalescenza"il primo che dà il titolo al dittico, il secondo “Il frutto della mia donna” è apparso per la prima volta nel 1997 di Han Keng

In un recente articolo comparso su La Repubblica (22 febbraio 2021), Pietro Citati invita a leggere gli scritti della Kang (La vegetariana, 2016, Atti umani, 2017 e Convalescenza, 2019, pubblicati da Adelphi), definendoli “libri molto belli. Ma Il frutto della mia donna, nucleo originario de La vegetariana, è un vero capolavoro che tutti dovrebbero leggere”; l’ invito è caldeggiato da una premessa che pone l’accento sul fatto che “talvolta – scrive – in Italia, abbiamo l’impressione che non esista più letteratura. Quale letteratura? Quale poesia? Tranne per qualche figura più in ombra, il vuoto sembra assoluto, se chiediamo alla letteratura la radicale intensità della sua rara presenza. Se vogliamo leggere, dobbiamo spostarci lontano verso l’Estremo Oriente”.

Convalescenza raccoglie due racconti, il primo che dà il titolo al dittico, il secondo “Il frutto della mia donna” è apparso per la prima volta nel 1997.

Sono due racconti brevi, entrambi scritti prima de La vegetariana vincitore del Man Booker Prize, che proprio per questo motivo concentrano le tematiche e focalizzano il travaglio che vivono le protagoniste provocato da legami affettivi: la prima un conflitto interiore causato dall’allontanamento dalla sorella, irrisolto e irrisolvibile essendo lei ormai definitivamente lontana

Non sai che ti girerai senza posa da una parte e dall’altra, lottando con quelle domande insistenti e brucianti: che cosa avresti dovuto fare quando decidesti di allontanarti da lei per sempre, quando non riuscisti a leggere quello che si celava dietro i suoi occhi inespressivi? Quale, quale altra strada avresti dovuto imboccare per non stupirti nel renderti conto che anche tu sei una persona spaventosamente fredda?

la seconda soffre un rapporto ormai spento con il marito che non partecipa al suo conflitto, manifestato prima nel desiderio di libertà e col passare degli anni nel bisogno di liberazione che raggiungerà dentro una metamorfosi.

Da che cosa cercavo di scappare, che cosa mi affliggeva al punto da farmi desiderare di fuggire all’altro capo del mondo? E che cosa mi tratteneva, impastoiandomi, paralizzandomi? Quali ceppi mi opprimevano, impedendo il salto che avrebbe rinnovato questo sangue malato?

Due racconti che si leggono bene, con una prosa semplice e lineare, con paralleli e paragoni in cui la natura è spesso presente. Interessante nel primo racconto l’uso di una voce narrante che interloquisce in seconda persona e anticipatore di quanto avviene e avverrà alla protagonista; nel secondo la situazione è costruita prevalentemente dal punto di vista dell’uomo, poco compenetrato nella trasmutazione corporea della sua compagna, mentre solo in un punto lei racconterà dubbi e timori di quanto le accade in una lunga lettera alla madre.

Mamma, continuo a fare lo stesso sogno. Sogno di diventare alta come un pioppo. Sfondo il soffitto della veranda e anche quello del piano di sopra, del quindicesimo piano, del sedicesimo, crescendo a vista d’occhio e trapassando il cemento armato finché non supero il tetto in cima a tutto. Fiori simili a larve bianche sbocciano dalle mie estremità più alte. La mia trachea, così tesa che sembra debba scoppiare, assorbe acqua limpida; il mio petto svetta fino in cielo e mi sforzo di protendere ogni ramo. È così che scappo da questo appartamento. Ogni notte, mamma, ogni notte lo stesso sogno.

Brevi note biografiche;

Han Kang è nata a Gwangju nella Corea del Sud nel 1970. Esordisce con una raccolta poetica nel 1993. Nel 2016 La vegetariana, premiato con il Man Booker International Prize. Nel 2017 vince il Premio Malaparte con Atti umani. Dal 2013 insegna scrittura creativa al Seoul Institute of the Arts.

*****

Di seguito segnalo:

su mangialibri le recensioni degli scritti della Kang tra i quali Convalescenza.

un dialogo su La vegetariana e, in fondo all’articolo, link ad altre recensioni al romanzo e un’intervista all’autrice

Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di febbraio 2021

Primo Levi “Se questo è un uomo”
E. Lee Masters “Antologia di Spoon River”
Alessia Gazzola e la nuova trilogia con Costanza Macallè
Terapia forestale” a cura di Francesco Meneguzzo e Federica Zabini
Dacia Maraini “Trio”
Vanessa Montfort “Il sogno della crisalide”
Brian Phillips “Le civette impossibili”
Stig Dagerman “Il serpente” presentazione
Giampaolo Simi “Come una famiglia”
Gianrico Carofiglio “Testimone inconsapevole”
Ottessa Moshfegh “La morte in mano”
Lee Harper “Il buio oltre la siepe”

Ritorni: Cassola, Leavitt, Orwell

Carlo Cassola (1917-1987) torna in libreria per Minimum Fax che ripropone il saggio “Il gigante cieco” del 1976 con la postfazione di Matteo Nucci. Più conosciuto come romanziere che come saggista, si ricordano i molti racconti e romanzi ambientati in Maremma, tra i quali “La ragazza di Bube” trasposto poi nell’omonimo film di Comencini.

Negli ultimi anni si dedicò all’attività saggistica di impegno pacifista e antimilitarista, fondando la Lega per il disarmo unilaterale dell’Italia, di cui fu presidente dal 1979. “Il gigante cieco” sottolinea, come negli ultimi romanzi, una visione apocalittica per la sopravvivenza del pianeta: un “potere” poco sviluppato gestisce mezzi potenti, come l’energia nucleare, creati dall’”intelligenza”, pertanto solo un’alleanza, subordinando il primo alla seconda, potrà rappresentare l’unica salvezza contro un potere incapace di utilizzare correttamente quanto l’intelligenza sa creare e costruire.

“A rileggerlo adesso, questo breve trattato politico, storico e filosofico ci appare ancora esplosivo e spaventosamente attuale: solleva questioni di fondo, che non hanno avuto soluzione, e la posta in gioco è ormai la sopravvivenza della specie”(dal Catalogo Minimum Fax Editore)

David Leavitt (1961) con “Ballo di famiglia” del 1984, Leavitt poco più che ventenne esordisce nella narrativa americana con i nove racconti che costituiscono il volume. In questa nuova edizione, con la nuova traduzione di Fabio Cremonese, un testo inedito si aggiunge ai nove. I protagonisti dei racconti sono personaggi di alcune tipiche famiglie borghesi americane degli anni ’80 all’apparenza invidiabili: genitori, figli, amici, amanti con le loro verità nascoste, tanti tipi umani tratteggiati nella vita di ogni giorno; racconti a volte divertenti, altre teneri e commoventi. La casa editrice SEM, oltre a “Ballo di famiglia” ha in corso di pubblicazione tutte le opere dell’autore.

George Orwell (1903 – 1950 ) pseudonimo di Eric Arthur Blair .

“Sparando all’elefante ed altri scritti” , a cura di Stefano Guerriero, raccoglie sei brani, scelti dal curatore tra la vasta produzione orwelliana: riflessioni dell’autore su temi quali il nazionalismo e patriottismo, vocazione letteraria e propaganda, usi e abusi del linguaggio, lotta politica e ricerca della verità. Sei pezzi contro le ideologie imperversanti durante gli anni Trenta e Quaranta, ma dai quali si possono trarre riflessioni ancora di attualità.

Ai testi si aggiunge il racconto su un elefante e un rospo “che ci mettono paradossalmente in guardia dal pericolo di perdere la nostra umanità”.( da e/o Edizioni)

Kelly McGonigal “La gioia di muoversi” presentazione

Sicuramente risaputo, muoversi, camminare fa bene alla salute, ma sentircelo spiegare da un’esperta con vari esempi e indicazioni a carattere scientifico che superano slogan già sentiti o argomentazioni scontate a sostegno dell’esercizio fisico, beh, fa un altro effetto: chi è dedito ad attività motorie semplici ma costanti si sentirà rassicurato e convinto, potrebbe comunque incuriosire o rappresentare uno sprone per tutti.

Martina Saporiti presentando il saggio sulle pagine del Venerdì di Repubblica ce ne dà un cenno interessante: l’esercizio fisico – scrive riferendosi a quanto l’autrice espone nel testo – stimola il sistema della ricompensa con endorfine, noradrenalina e dopamina, lo stimola ma non lo danneggia, anzi un’attività continua e moderata eccita il cervello anche con endocannabinoidi molecole antidepressive e antidolorifiche. E se l’attività è svolta in compagnia ne accresce i vantaggi. Non ci resta che leggere il saggio e sperimentare la gioia del movimento.

Dal Catalogo Giunti Editore

La goia di muoversi di Kelly McGonigal è quel libro che ti farà innamorare del movimento. Sappiamo tutti che l’attività fisica migliora la salute e allunga la vita, e allora perché per molti sembra ancora essere una spiacevole incombenza? Queste pagine ci mostrano come il movimento si intrecci con alcune delle gioie umane fondamentali – la realizzazione di sé e la capacità di connettersi con gli altri per esempio – e ci svela come possa essere un potente antidoto alla depressione, all’ansia e alla solitudine, vere e proprie epidemie dei tempi moderni.

Brevi note biografiche e altri scritti

Psicologa, docente alla Stanford University e divulgatrice scientifica pluripremiata. È autrice dei best seller internazionali La forza di volontà, Il lato positivo dello stress e Yoga for pain relief. I suoi lavori sono stati pubblicati in ventotto lingue. Dal 2002, insegna danza, yoga ed esercizi di gruppo nella Baia di San Francisco.

Judith Kerr “Tutta colpa del coniglio” l’ultimo racconto per ragazzi della scomparsa autrice

età: dagli 8 anni

è l’ultimo libro di Judith Kerr, scrittrice illustratrice e sceneggiatrice, scomparsa a Londra nel 2019, editato postumo e in Italia da Rizzoli, con le illustrazioni della stessa autrice.

Ancora un coniglio, in questo caso vero e non di pezza, nella produzione di Judith Kerr che negli anni Settanta nel romanzo Quando Hitler rubò il coniglio rosa (1971) raccontò la sua fuga dalla Germania nazista: era nata a Berlino nel 1923 da una famiglia ebrea, ma ad undici anni fuggì con i genitori e il fratello in Gran Bretagna dove poi ha vissuto. In Tutta colpa del coniglio, titolo originale The Curse of the School Rabbit  (La maledizione del coniglio della scuola), la presenza in casa del coniglio della maestra di Angie, la sorellina del protagonista Tommy, pare proprio coincidere con varie disavventure della famigliola.

“Malanni improvvisi, carriere sfumate, incontri ravvicinati con cani minacciosi… sono solo alcuni dei guai che si susseguono dal momento in cui il tenero musino di Fiocco di Neve varca la soglia di casa. Che Tommy e la sua famiglia siano vittime della “maledizione del coniglio”? Chissà” (dal Catalogo Rizzoli)

Brevi note biografiche da Rizzoli Autori

Ha studiato alla Central School of Art e  più avanti ha lavorato come sceneggiatrice per la BBC, la televisione pubblica britannica. Nel romanzo Quando Hitler rubò il coniglio rosa e nel suo seguito, La stagione delle bombe, ha raccontato la sua infanzia e adolescenza di rifugiata. Il suo albo Una tigre all’ora del tè, pubblicato nel 1968, ha venduto diversi milioni di copie in tutto il mondo ed è ormai un amato classico. Nel 2012 Judith Kerr è stata insignita del prestigioso Order of the British Empire per il suo contributo alla letteratura per ragazzi e alla didattica della Memoria. È morta nel 2019.

A questo link altri romanzi dell’autrice

e ancora altre proposte di lettura per giovani lettori

Manuela Piemonte “Le Amazzoni” presentazione

Una pagina di storia recente ma sconosciuta: Manuela Piemonte in questo suo romanzo d’esordio racconta attraverso tre sorelle protagoniste, Sara Angela e Margherita, la vicenda di tredicimila bambini partiti nel 1940 da Bengasi e Tripoli su otto navi della Regia Marina verso una “vacanza” obbligatoria in Italia nelle colonie della GIL.

Sono figli dei contadini italiani, coloni in Nord Africa, hanno dai quattro ai dodici anni e non sono accompagnati. Cosa ne fu di quei giovanissimi quando da lì a poco fu dichiarata la guerra? Un romanzo storico ricostruito anche attraverso la documentazione fornita da alcuni di quei piccoli protagonisti.

tre sorelle andavano avanti, un piede dopo l’altro sul bagnasciuga e una scintilla negli occhi da tenere a freno, immaginando il giorno in cui sarebbero potute scappare via, magari in groppa ad un cavallo, come le amazzoni.

Dal Catalogo Rizzoli

È una notte di luna piena quando, nella Libia dominata dagli italiani, Sara e Angela, nove e sette anni, vedono una donna a cavallo. Con un incedere libero e fiero, sembra prendere la rincorsa verso il cielo, senza voltarsi. Di lì a poco sono costrette a partire con la sorella minore Margherita, ma l’immagine dell’amazzone non la dimenticheranno più. È il 1940 e le attende il campo estivo del regime, tre mesi in Italia insieme a bambini come loro: tredicimila figli di coloni libici, lì per imparare la disciplina e i doveri di ogni buon fascista. Ma appena un giorno dopo il loro sbarco, Mussolini pronuncia la dichiarazione di guerra e la vacanza in Toscana di un’estate si trasforma in una prigionia infinita.[…]

Brevi note biografiche

Manuela Piemonte è nata a Milano nel 1978. Lavora come insegnante, sceneggiatrice e redattrice. Traduce narrativa e poesia dall’inglese e dallo spagnolo. Le amazzoni è il suo primo romanzo ed è in corso di pubblicazione in Francia, Paesi Bassi e Portogallo.

Maria Teresa Giaveri ” Lady Montagu e il dragomanno” presentazione

Maria Teresa Giaveri ci introduce al suo lavoro con una citazione da Se una notte d’inverno un viaggiatore dove l’autore, Italo Calvino, invita il lettore a mettersi comodo, sì, perché il libro che sta per cominciare a leggere, Lady Montagu e il dragomanno è il racconto avventuroso dello scontro tra favorevoli e contrari a un’idea di profilassi che introdurrà la pratica della vaccinazione. Ma il testo contempla più generi insieme scrive ancora l’autrice: è un libro d’avventure che raccontano appunto di un’idea bizzarra, sconvolgente, eppure salvifica , ma è anche un libro di viaggi e di spostamenti non solo nello spazio ma anche nel tempo: l’idea che ne è protagonista nasce infatti in oriente e veleggia verso l’Inghilterra, attraversa l’Oceano e si diffonde in vari continenti; ma è anche un viaggio nel tempo, agli inizi del Settecento, quando a Costantinopoli scoppia un’epidemia di vaiolo e l’Inghilterra decide di inviare un ambasciatore. Saranno le epistole della bella e colta e poliglotta Lady Montagu, la moglie dell’ambasciatore inglese, a raccontare al lettore i luoghi attraversati nel lungo viaggio via terra da Londra a Costantinopoli, i favolosi ambienti in cui soggiorna il sovrano turco, nei quali sarà introdotta dal dragomanno, medico e traduttore ufficiale, in servizio presso l’ambasciata che collabora con la famiglia dell’ambasciatore come interprete e medico, nonché conoscitore di usi e costumi dell’impero. Sarà proprio il dragomanno a metterla a parte della pratica che definisce dell’«inoculazione». Quando l’ex ambasciatrice farà ritorno in patria racconterà dell’ esperimento praticato da donne ignoranti perché in uso fra contadine sul confine settentrionale della Grecia ma anche degli incoraggianti risultati. Sarà proprio Lady Montagu a perorarne la causa, sfruttando le amicizie a corte e fondando anche un periodico per sostenerla.

Da Neri Pozza editore, le brevi note biografiche

Maria Teresa Giaveri è stata professore ordinario di Letteratura Francese e poi di Letterature Comparate nell’Università italiana e nel c.n.r.s. francese. È ora membro dell’Accademia delle Scienze di Torino e dell’Accademia Peloritana, Chevalier des Arts et des Lettres della Repubblica Francese, direttore di riviste scientifiche e vice-presidente del Pen Club Italiano. Giornalista, traduttrice, ha dedicato molti studi alle letterature moderne di lingue neolatine e a percorsi di genesi testuale. Fra le sue opere più note, i Meridiani Mondadori Colette e Paul Valéry. Il suo lavoro più recente concerne la corrispondenza fra Einstein e Valéry.

Susan Choi “Esercizi di fiducia” presentazione e la recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

La recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

Esercizi di fiducia, vincitore nel 2019 del National Book Award, è la storia, suddivisa in tre parti e a più voci narranti partendo da una base comune, di un gruppo di studenti di teatro e dei loro insegnanti ambientata negli anni Ottanta in una cittadina del Texas mai nominata, ma che ricorda molto Huston dove la stessa autrice aveva frequentato, proprio negli anni Ottanta, un’accademia d’arte drammatica.

Il tema portante è quello della fiducia nei suoi molti aspetti e, ad esso collegato, quello dei rapporti tra potere, anche psicologico, e fiducia e tradimento della stessa. Si apre con la storia tra David e Sarah, due quindicenni, che si innamorano. Questa prima parte è scritta in terza persona. Nella seconda parte voce narrante è Karen: sono trascorsi quindici anni e Karen, amica di Sarah, non condivide la storia raccontata nel libro da lei scritto sulle esperienze vissute quando erano studentesse, ritrovandosi all’interno di un romanzo in un ruolo in cui non si riconosce. Nella terza e ultima parte, la storia viene ancora una volta rivisitata attraverso gli occhi di Claire che, alla morte della madre adottiva, cerca la propria madre biologica. Un “gioco” delle parti dove la memoria del passato si rivela molto personale: la versione di Sarah “tradisce” secondo Karen la fiducia dei suoi lettori e relega lei in un ruolo che non le appartiene, la sua storia, raccontata da altri… Nella terza parte forse la verità. Ma quale verità?

Da SUR Editore

Un romanzo a più voci che racconta l’amicizia, il desiderio, la fragilità e le ossessioni degli adolescenti, le dinamiche di sesso, potere e consenso, il delicatissimo rapporto fra insegnanti e allievi e l’attrito fra verità e finzione in ogni forma di racconto, dal teatro alla letteratura; appassionante e sorprendente, ricco di sottigliezza psicologica e colpi di scena, è l’opera che ha definitivamente consacrato presso critica e pubblico un’autrice già finalista al premio Pulitzer.

Susan Choi (1969) è nata negli Stati Uniti da padre coreano e madre ebrea americana. Vive a Brooklyn e insegna letteratura inglese a Yale. È autrice di cinque romanzi, fra cui American Woman (2003), finalista al premio Pulitzer, e A Person of Interest (2008), finalista al PEN/Faulkner Award e vincitore del PEN/W.G. Sebald Award. Esercizi di fiducia, che ha vinto il National Book Award per la narrativa nel 2019, è il suo primo libro tradotto in Italia.