E. Lee Masters “Antologia di Spoon River”

La copertina dell’edizione del 1971.

Dalla presentazione del libro in Italia nell’edizione del 1971:

“L’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters è stato pubblicato per la prima volta da Einaudi, nella traduzione di Fernanda Pivano, nel 1943, Da Allora ne sono state fatte 36 edizioni, in diverse colane, e si sono venduti più di centocinquantamila esemplari: un piccolo recordper un libro di poesia, tradotto per di più da un’altra lingua. Dal libro sono stati tratti dischi, riduzioni teatrali, musicali, radiofoniche, televisive.[…] Il libro era stato dunque scoperto da Cesare Pavese […] che assetato di letture chiede L’Antologia di Spoon River all’amico Antonio Chiuminatto, un italo-americano che abitava negli Stati Uniti e che spesso gli reperiva e spediva opere di scrittori americani introvabili in Italia […] Pavese riceve il libro, lo legge, se ne innamora” 

La Quarta di copertina dell’edizione Einaudi Gli Struzzi del 1971

Chi era Edgar Lee Master

Avvocato e poeta statunitense (1869 – 1950). ispirandosi ai tipi umani osservati nei tribunali e alla lettura degli epigrammi sepolcrali della greca Antologia Palatina,  pubblicò nel 1915, prima sul Reed’yMirror e poi in volume, The Spoon River anthology;  l’anno successivo la versione definitiva veniva arricchita di 35 componimenti:  una serie di epitaffi composti in uno stile assai originale, in cui si confessano i defunti sepolti nel cimitero d’un piccolo paese del Midwest raccontando le proprie vicende personali. Nel 1924 ne pubblicò una nuova serie, The new Spoon River anthology.

La prima traduzione italiana (parziale nel 1943, completa nel 1947) fu curata da F. Pivano.

 

 

Su mangialibri la recensione di Flavio Camilli

 

Dall’Antologia:

Frank Drummer

Da una cella a questo luogo oscuro –
la morte a venticinque anni!
La mia lingua non poteva esprimere ciò che mi si agitava dentro
e il villaggio mi prese per scemo.
Eppure all’inizio c’era una visione chiara,
un proposito alto e pressante, nella mia anima
che mi spinse a cercare di imparare a memoria
l’Enciclopedia Britannica!

Francis Turner 

Io non potevo correre né giocare
quand’ero ragazzo.
Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa,
non bere –
perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Eppure giaccio qui
blandito da un segreto che solo Mary conosce:
c’è un giardino di acacie,
di catalpe e di pergole addolcite da viti –
là, in quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary –
mentre la baciavo con l’anima sulle labbra,
l’anima d’improvviso mi fuggì.

Il reverendo Abner Peet

Non ebbi nulla a ridire
che si vendesse la mia mobilia all’asta
sulla pubblica piazza.
Ciò dette modo al mio amato gregge
di possedere in ricordo

qualcosa di mio.

Ma quel baule che fu aggiudicato
all’oste Burchard!
Lo sapevate che conteneva i manoscritti
di tutta una vita di sermoni?
Lui li bruciò come cartaccia.

Il giudice Selah Lively

Immaginate d’essere alto cinque piedi e due pollici,
e di aver cominciato come garzone droghiere,
finché, studiando legge di notte,
siete riuscito a diventar procuratore.
E immaginate che, a forza di zelo,
e di frequenza in chiesa,
siate diventato l’uomo di Thomas Rhodes,
quello che raccoglieva cambiali e ipoteche,
e rappresentava le vedove
davanti alla Coirte. E che nessuno smettesse
di burlarsi della vostra statura, e deridervi per gli abiti
e gli stivali lucidi. Infine
voi diventate il Giudice.
Ora Jefferson Howard e Kinsey Keene
e Harmon Whitney e tutti i pezzi grossi
che vi avevano schernitto, sono costretti a stare in piedi
davanti alla alla sbarra e pronunciare “Vostro Onore” –
Be’ non vi pare giusto
che gliel’abbia fatta pagare? 

Walter Simmons

I miei pensavano che sarei stato
grande come Edison o più grande:
perché da ragazzo facevo palloni
e aquiloni meravigliosi e giocattoli a orologeria
e piccole macchine con le rotaie per correrci
e telefoni di scatole e filo.
Suonavo la cornetta e dipingevo,
scolpivo la creta, recitai la parte
del cattivo nell’ Ottorone.
Ma poi a ventun anni mi sposai
e dovevo vivere, e così, per vivere
appresi il mestiere dell’orologiaio
e tenni il negozio in piazza,
pensando, pensando sempre, –
non agli affari, ma alla macchina
per cui studiavo anche il calcolo.
E tutta Spoon River aspettava impaziente
di vederla in funzione, ma non funzionò mai.
E poche anime buone credettero che il mio genio
fosse in qualche modo impedito dal negozio.
Non era vero. La verità era questa:
non avevo genio.

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