Alessia Gazzola “Miss Bee. Il principe d’inverno”, presentazione

Longanesi

Il cadavere in biblioteca,  uscito a novembre, è stato già seguito dal Il principe d’inverno, a marzo è previsto il terzo Il fantasma dell’ambasciata.

Ambientati nella Gran Bretagna tra le due guerre hanno per  protagonista la giovana Beatrice, secondogenita del docente di italianistica all’Università di Londra, Leonida Bernabò. Trasferitisi da Firenze vivono a Queen’s Gate dove presto Beatrice, detta miss Bee, farà amicizia con la vicina di casa, Minerva Ashbury, vedova e madre dell’affascinante Kit, studente a Oxford,.
In questa nuova avventura, la giovane viene  invitata per Natale ad Alconbury Hall, residenza di campagna dei Lennox, in qualità di segretaria di Lady Millicent Carmichael, che vuole scrivere le sue scandalose memorie, da dattare alla facente funzione di segretaria, la giovane Bee. Ricompare quindi l’aristocratico  e affascinante Julian Lennox, undicesimo visconte di Warthmore,  lo scontroso Blackburn ispettore capo a Scotland Yard, ed  Alexander, cugino di Julian con ascenden­ze russe, bello ma dall’aria cupa, un vero principe d’inverno. Ma la gioiosa atmosfera natalizia, con il paesaggio invernale della campagna inglese che ne esalta la suggestiva magia, rischia di essere rovinato dalla tensione tra gli ospiti e da un’accusa di furto: ma è soltanto l’inizio e la nostra protagonista, combina pasticci sentimentali  ma capace di indagare e  risolvere delittuosi intrighi, sarà chiamata a districarsi in questa nuova situazione.
Ci riuscirà? Lei così leale e coraggiosa, così impulsiva e nello stesso tempo insicura, segnata da quella cicatrice sullo zigomo mascherata dal nuovo taglio alla maschietta:

“[…] stava fissando la cicatrice sulla guancia che Beatrice aveva da quando era bambina, il rattoppo di un chirurgo che aveva bisogno di fare ancora un po’ di pratica. Era finita contro lo stipite di una porta mentre lei e sua sorella Clara giocavano a inseguirsi per tutta la casa e quella cicatrice era il suo punto debole. A volte ne dimenticava l’esistenza, ma alla fine, qualcuno gliela ricordava sempre. In quel caso, Mrs. Wade si stava evidentemente chiedendo: è possibile che ad Alexander interessi una ragazza con quel brutto solco sul viso?”

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Miss Bee e il cadavere in biblioteca

Una piccola formalità

La costanza è un’eccezione

La ragazza del collegio

Un tè a Chaverton house

La nuova trilogia con Costanza Macallè

Lena e la tempesta

Premio Bancarella ad Alessia Gazzola

Michele Navarra “Per non aver commesso il fatto”, presentazione

Uno dei romanzi più amati di Michele Navarra, con protagonista Alessandro Gordiani, qui giovane avvocato incaricato della difesa di un uomo accusato di omicidio.(dal Catalogo Fazi Editore)

Alessandro Gordiani è il  protagonista dei legal thriller di Michele Navarra, scrittore e avvocato penalista, che torna con Fazi in libreria con questo suo secondo romanzo, già edito nel 2010 da Giuffré.

L’avvocato Gordiani, reduce da una crisi esistenziale e professionale, è tornato a esercitare e divide lo studio a Roma con un collega civilista. La sua attività si limita alla difesa di piccola delinquenza e ad illeciti minori; tutto cambia quando si presenta a lui Carlo Baldini, agente immobiliare sospettato di aver ucciso un ex collaboratore, Finotti, probabilmente l’amante della moglie. L’accusa arriva ad opera di una “spiata”: un criminale in cambio della soffiata chiede clemenza. Grazie ai dettagli forniti, è stato infatti ritrovato il cadavere di Finotti chiuso nel bagagliaio di un’auto da tempo sul fondo del lago di Bracciano: è così che  i sospetti ricadono su Baldini,  marito tradito.
Un caso certamente difficile e non solo perché scoperto a distanza di anni: all’avvocato Gordiani il difficile compito di trovare risposte e seri indizi prima di giungere al processo, conciliando la sua attività di indagine con i preparativi per il suo matrimonio e con l’imminente nascita della figlia, con le sue idiosincrasie, con il suo perfezionismo e con le sue debolezze: un processo difficile e delicato proprio perché indiziario, nella speranza di ottenere una sentenza assolutoria per il suo cliente proprio per non aver commesso il fatto.

Michele Navarra è avvocato penalista dal 1992, nel corso della sua carriera ha avuto modo di seguire alcune delle vicende giudiziarie più importanti della storia italiana, dalla strage di Ustica alle imprese della banda della Uno bianca. Nei suoi libri ha creato il personaggio seriale dell’avvocato Alessandro Gordiani, presente anche nei romanzi Solo Dio è innocente (2020), Nella tana del serpente (2021) e Una giornata cominciata male (2022, vincitore del Premio Caravaggio nello stesso anno), tutti editi da Fazi Editore.

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Solo Dio è innocente

Gino Carlomagno “Le onde del mare raccontano”, NeP Edizioni

Un nuovo intrigante caso da risolvere per Giorgio Gregòri, l’ispettore nato dalla fervida penna di Gino Carlomagno

Un gradito ritorno, quello dell’ispettore Giorgio Gregòri, protagonista di una fortunata serie di romanzi gialli di Gino Carlomagno, edita da NeP edizioni e particolarmente apprezzata da lettori e critica.

“Le onde del mare raccontano” è il nuovo accattivante giallo presentato in anteprima sabato 7 dicembre nel centro congressi “La Nuvola” di Roma, in occasione di Più Libri Più Liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria, quando l’autore incontrerà i lettori e la stampa.
Anche stavolta, Carlomagno si cimenta con un’ardita prova letteraria, dallo stile inconfondibile e disinvolto.

L’ispettore Gregòri, che già in altri episodi ha abituato i lettori al suo infallibile fiuto poliziesco, si troverà alle prese con una complicata indagine sull’Isola del Giglio, che vedrà la sua intera squadra impegnata a comporre il puzzle di due delitti all’apparenza mai accaduti.
Gregòri sarà guidato, oltre che dalle sue ormai note capacità investigative, da insistenti richieste di giustizia, che baleneranno direttamente nella sua mente e nelle profondità del suo cuore. Anche in questo caso, intuito, costanza e perspicacia finiranno per portare ai risultati tanto attesi.
Attraverso il suo profondo amore per il mare, Gregòri troverà infatti il sentiero giusto da percorrere per riuscire ad assicurare i malfattori alla giustizia.

Una scrittura dal sapore autentico e garbato, quella di Gino Carlomagno, che, forte della sua ricca produzione letteraria e della sua familiarità con il romanzo poliziesco, alterna con equilibrio e abilità descrittiva e momenti riflessivi di introspezione dei personaggi. Il ritmo narrativo coinvolgente e audace e l’originalità della trama di “Le onde del mare raccontano” incuriosiscono pagina dopo pagina il lettore, accompagnandolo con l’immancabile suspense in una piacevole scoperta immersiva.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Una sola mamma

Il segno della vendetta

Misteriosa morte nella Tuscia

Maurizio de Giovanni “Volver. Ritorno per il commissario Ricciardi”, presentazione

È il luglio del 1940, l’Italia è in guerra. Ricciardi – preoccupato per la figlia Marta e per i suoceri, in grave pericolo a causa delle origini ebraiche – ha ormai trasferito la famiglia a Fortino, il paese dove è nato. Lí, nei luoghi dell’infanzia, sperava di avere un po’ di quiete. Invece,[…] , tra le montagne del Cilento il commissario è messo faccia a faccia con un passato che avrebbe voluto scordare. Per lui, e non solo per lui, è arrivato il momento di regolare i conti con la propria storia.( da Einaudi Libri)

Volver, un altro nome di tango, come Soledad  e Caminito che lo hanno preceduto.
Non casuale la scelta di un titolo che è il nome di un ballo e di  un testo che ne accompagna la musica
Nell’immaginario collettivo il tango è un ballo particolare, un cammino, di un danzatore con la sua compagna, una coppia che per trovare sintonia deve in primis essere in sintonia con se stesto e con il partner, ma è anche abbraccio, sostegno, non sentirsi soli, ma accompagnati per resistere alle intemperie della vita, è nostalgia, è incontro.
Volver conclude il ciclo con il commissario Ricciardi, così racconta lo stesso De Giovanni in un bellissimo articolo (Ricciardi, ecco perché ti dico addio comparso sul  Corriere della Sera il 23 Nov 2024) non solo una “spiegazioe”, un perché, ma ricco di riflessioni d’autore di cui mi piace riportare solo alcuni pezzi che mi hanno colpito per le rivelazioni che contengono relative al rapporto che si crea  tra  scrittore e personaggio.

“Alle porte dell’uscita di questo romanzo, Volver, mi ritrovo a interrogarmi su Ricciardi e su me stesso: e scopro di avere più risposte che domande, sfogliando le istantanee, che il cuore più che la mente mi restituisce, di questi vent’anni in cui tutti e due siamo profondamente cambiati, ognuno nel suo tempo e ognuno nel suo mondo, legati da questo filo stretto e fortissimo che ci unisce ma che ci mantiene lontani. Io Ricciardi, sapete, lo guardo vivere da una finestra, come un vicino di casa di cui si sanno molte cose ma che non si è mai formalmente presentato. E adesso che questa finestra sta per chiudersi, almeno su quella fetta della sua esistenza che ho finora raccontato, posso chiedermi che cosa siamo stati l’uno per l’altro. E che strada tortuosa e accidentata abbiamo percorso, per arrivare fin qui”.

E ancora

“Storia dopo storia siamo rimasti insieme, e ogni tanto l’ho incontrato nei posti meno prevedibili, pronto a raccontarmi un altro pezzo di storia. Come si fa tra amici, che non si vedono da un po’ e poi si aggiornano su quello che è successo, ed è come se non si fossero mai allontanati di un millimetro.Tra noi però c’è sempre stato un accordo: avrei smesso di raccontare di lui nell’imminenza della guerra. Per la verità, venendo meno al patto, avevo provato a fermarmi prima, quando per lui era il 1934 e per me il 2021, con la morte della moglie e la nascita della sua bambina; credevo che fosse uno snodo insuperabile, e che l’immediato futuro gli avrebbe riservato solo dolore. Se vuoi bene a qualcuno non ti va di osservarne la sofferenza, e per poterne raccontare dovevo vedere”.

Ambientato nel luglio del 1940, in un’Italia segnata dalla guerra, il romanzo intreccia, come sa fare perfettamente De Giovanni,  le inquietudini del personaggio Ricciardi con il dramma collettivo. Se Ricciardi torna nelle sue tenute di Fortino, nel Cilento, a Napoli sono rimasti i due compagni di sempre, il medico legale in pensione Bruno Modo e il brigadiere Raffaele Maione, prossimo anch’egli al pensionamento. Tanti e riconosciuti i molti protagonisti:  il primo candidato ad eseguire l’attentato che si progetta ai danni di  un funzionario tedesco di passaggio in città, mentre sulle note del tango di Carlos Gardel, “Volver”, torna cercando forse un’ultima speranza la donna da Buenos Aires; la piccola  Marta, che ha ereditato gli stessi “doni” e tormenti del padre, gli sarà di aiuto per scoprire la verità su un’antica storia. Marta, che “sente” la voce della vecchia Filumena sorda e muta, la cui rivelazione servirà per riannodare i fili di un remoto fattaccio; e tra i protaginisti certamente Napoli, non solo sfondo a tante vite.

Non si può non essere coinvolti, Ricciardi è un personaggio nella cui vita siamo entrati e lo abbiamo serguito per molto tempo, è un protagonista travagliato ma che sa comunque procedere dentro la propria vita non con rassegnazione, ma con costante coraggio: di certo non facile da amare, ma so che mi mancherà non trascorregli ancora accanto .

dello stasso autore su tuttatoscanalibri

Il metodo del coccodrillo

Gli occhi di Sara

Tre passi per un delitto (con Scalia e De Cataldo)

Un volo per Sara

Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi

Sorelle. Una storia di Sara

Soledad. Un dicembre del commissario Ricciardi

Pioggia. Per i Bastardi di Pizzofalcone

Gaetano Savatteri “La Magna Via”, presentazione

Saverio Lamanna e Peppe Piccionello, la coppia Stanlio e Ollio del giallo italiano protagonista della fortunata serie TV Màkari, sfidano la Sicilia interna lungo l’antica «magna via francigena» che collega per sentieri e strade provinciali, Palermo ad Agrigento. Ma sulla loro scia si verificano alcune morti violente e misteriose da decifrare.(Da Sellerio Editore)

Tra i temi affrontati nel romanzo c’è anche l’aspetto sociologico che scaturisce percorrendo appunto la  “magna via”, nell’entroterra siciliano tra paesi sempre più svuotati, da cui emerge la questione dell’emigrazione spesso forzata e anche quella della “restanza” che presuppone decisione e coraggio non solo per chi la opera in prima persona, ma perché implica anche una scelta per chi, almeno in un primo momento, deve accoglierla, come accade a Salvatore Picone e alla figlia e come accade al gruppo che come lui si impegna contro lo spopolamento dei paesi delle colline dell’entroterra siciliano.
In questo viaggio c’è per il protagonista anche la ricerca del mondo dell’infanzia e insieme ad essa la volontà di ricostruire un rapporto con il padre come accade a Racalmuto, il paese dove ha trascorso la sua infanzia. Lontano dal suo mare, insieme al padre, a Piccionello e a Suleima, si muove tra ricordi, emozioni, citazioni e richiami letterari dove, come in ogni giallo che si rispetti, non mancheranno avventure, imprevisti, ironie e misteri, tra cui morti efferate e soluzioni da trovare.

Gaetano Savatteri (Milano, 1964), cresciuto in Sicilia, vive e lavora a Roma. Con questa casa editrice ha pubblicato: La congiura dei loquaci (2000, 2017) La ferita di Vishinskij (2003), Gli uomini che non si voltano (2006), Uno per tutti (2008), La volata di Calò (2008) e La fabbrica delle stelle (2016), Il delitto di Kolymbetra (2018), Il lusso della giovinezza (2020), Quattro indagini a Màkari (2021), La Magna Via (2024).

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri, i racconti in tre raccolte della Sellerio:

Cucina in giallo

Una notte in giallo

Una settimana in giallo

Antonio Manzini “Il passato è un morto senza cadavere”, presentazione

[…] In questa nuova avventura di Rocco Schiavone, Antonio Manzini alza il livello della riflessione sulla condizione umana, in una indagine fitta di tracce, figure e dettagli, movimentata, rigorosamente logica, che agita ombre e desideri, provoca luci e turbamenti, smuove il coraggio e la paura.(da Sellerio Editore)

Il nuovo romanzo di Manzini è un testo ampio che ha come tema portante il ricordo, il passato e ciò che di questo tempo ciascuno di noi ama richiamare alla memoria e ciò che tende al contrario a dimenticare. Anche il titolo lo rievoca e anche come lo stesso protagonista, il vicequestore di Aosta Rocco Schiavone, imposta la propria esistenza legandola al passato che è rifugio, mancanza, dolore.

Anche la vittima, Paolo Sanna, ha un passato che lo caratterizza e nel quale occorrerà indagare capillarmente per riuscire a garantire alla giustizia il suo omicida. Apparentemente il caso si presenta come una morte occasionale, da incidente: il Sanna è un cinquantenne investito e ucciso mentre va in bicicletta, ma al contrario si rivelerà un omicidio programmato  La vittima, da poco trasferitosi ad Aosta, ha peregrinato per varie città anche estere, è un benestante nonostante non abbia alcuna attività, vive in un’abitazione di lusso, vive solo e molto della sua vita si perde in un passato che pare cancellato. Occorrerà cercare lì e ricostruire quanto giaceva nell’ombra ma è stato messo in luce dall’”incidente”.

Antonio Manzini, scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato Sangue marcio, La giostra dei criceti (del 2007, riedito da Sellerio nel 2017), Gli ultimi giorni di quiete (2020) e La mala erba (2022). La serie con Rocco Schiavone è iniziata con il romanzo Pista nera (Sellerio, 2013) cui sono seguiti La costola di Adamo (2014), Non è stagione (2015), Era di maggio (2015), Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (2016), 7-7-2007 (2016), Pulvis et umbra (2017), L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone (2018), Fate il vostro gioco (2018), Rien ne va plus (2019), Ah l’amore l’amore (2020), Vecchie conoscenze (2021), Le ossa parlano (2022), ELP (2023) e Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Sud America? (2023). In altra collana di questa casa editrice ha pubblicato Sull’orlo del precipizio (2015) e Ogni riferimento è puramente casuale (2019). 

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Le ossa parlano

Vecchie conoscenze

Gli ultimi giorni di quiete

Rien ne va plus

ELP

Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico scomparso in Sus America?

Tutti i particolari in cronaca

Walter Veltroni “Buonvino e il circo insanguinato”, presentazione

«La squadra che circonda Buonvino è un po’ improbabile: c’è un narcolettico, uno che crede alle fake news, un ipovedente, un altro che parla al telefono con la figlia morta. Volevo dimostrare che la perfezione non esiste. Quando si evoca un normotipo, in realtà si evoca qualcosa di inesistente e autoritario. Buonvino riesce a estrarre da ciascuno il suo talento.
«È accogliente, uno che sa fare squadra, che non parla sempre di se stesso, rispetta gli altri, non ama la violenza, fa perfino fatica ad arrestare le persone perché sa che comunque è un momento di dolore.(dall’intervista di Annalisa Cuzzocrea La Stampa 8 ottobre 2024)

È lo stesso Veltroni in questa intervista a indicarci le caratteristiche peculiari del suo commissario, diverso sicuramente dalle figure più diffuse dei commissari. Siamo al quinto romanzo e il Buonvino è questa volta alle prese con una morte particolare che pare essere legata solo al caso e alla sfortuna. Ma qualcosa non lo convince dentro questa grande famiglia che è quella del Circo che ha preso posto al Parco dei Daini, nel territorio di competenza del commissariato di Villa Borghese. Ha notato la presenza di sentimenti poco umanitari e che fanno parte di quel sentimento che potremmo definire di scarsa attenzione verso il prossimo. Alcune delle domande rivolte dall’intervisttrice sono chiarificatrici per quanto concerne lo spirito che anima il giallo e la visione stessa dell’attuale società che Veltroni vuole trasmetterci. La prima è riferita alla scelta dell’ambientazione del romanzo e non solo fisica

– Perché il circo?
«Perché è un luogo in cui si va con un’ambivalenza di sentimenti. Lo si rispetta, se ne coglie il lato struggente, ma trasmette un senso di inquietudine. Chaplin e Fellini lo hanno raccontato meravigliosamente. Io qui lo uso come luogo di vita totale, dove si sta sempre insieme, i bambini studiano, imparano gli esercizi. Una struttura integrale in cui i pagliacci sono la quintessenza del doppio: fanno ridere e mettono paura. E infatti Buonvino al circo si trova di fronte a un omicidio che non capisce se sia davvero un omicidio».

Con la seguente invece si fa luce su un atteggiamento diffuso oggi nei rapporti con gli altri

– Nel suo romanzo ha un ruolo il rancore cieco, quello la cui ragione non si comprende.
«Perché è pieno di gente che spera solo nel male per gli altri, che si sente nella condizione di dover giudicare chiunque

Così risponde Veltroni, un male oscuro quindi che si sta diffondendo e si sta sostituendo alla comprensione, alla
gentilezza di cui il nostro Buonvino è invece forse l’ultimo paladino.

Un giallo sì, con molte chiavi di lettura.

La sinossi
Roma è nel pieno delle feste natalizie e al Parco dei Daini, nel territorio di competenza del commissariato di Villa Borghese, si è installato il colorato tendone di un circo. Invitato alla prima, il commissario Buonvino ha modo di conoscere i componenti della carovana e avverte tra loro strane tensioni sotterranee. La sera lo spettacolo inizia regolarmente e gli spettatori si lasciano catturare dalla inossidabile magia circense. Durante il numero dei trapezisti, però, la giovane figlia del direttore di scena, Manuelita, mentre effettua un’acrobazia particolarmente complessa e rischiosa cade sbattendo contro l’unica parte dura della rete di protezione. I soccorsi sono inutili, la ragazza è morta sul colpo. Tutto lascia credere che si sia trattato di un terribile incidente, una sciagurata fatalità. Ma Buonvino intuisce che qualcosa non torna e si mette a indagare scoprendo che, spente le luci della pista, tra i membri di quella che a un primo sguardo sembra una grande famiglia unita e solidale covano sentimenti di rancore, invidia, odio. E anche qualcosa di più.(da Marsilio Editori)

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Assassinio a Villa Borghese,

Buonvino e il caso del bambino scomparso

C’è un cadavere al Bioparco

Buonvino tra amore e morte

Piergiorgio Pulixi “La donna nel pozzo”, presentazione

[…]Con “La donna nel pozzo” Piergiorgio Pulixi supera allo stesso tempo se stesso e tutti gli steccati di genere, con una miscela – mai sperimentata a queste dosi – di thriller, noir, commedia e spietata auto-analisi sul funzionamento della fabbrica del racconto crime. (da La Feltrinelli)

Cristina Mandas, maestra, moglie, madre, stimata e ben voluta cittadina del paesino sardo in cui si è trasferita e vive da tempo, Lorenzo Roccaforte, scrittore di mezza età in crisi, bloccato  dalla sindrome della pagina bianca, e Ermes Calvino giovane precario, il suo ghostwriter, lui scrive, l’altro firma: sono i tre protagonisti.

Dietro l’apparente normalità della sua vita quotidiana Cristina copre un segreto che ha cercato invano di dimenticare: sono passati trent’anni dall’estate 1989 e anche se ha cambiato nome, si è trasferita in un altro paese, quel segreto riemergerà a perseguitarla.

È nel Prologo che il lettore la incontra e intuisce “il segreto” che la attanaglia rendendola preda della “spia”, rimasta nell’ombra a osservarla per anni, e vittima: “nonostante fossero passati tren’anni, Cristina l’aveva riconosciuto subito. […] da quel momento non era stata più la stessa. […] La spia aveva pensato che un semplice avvertimento potesse bastare […] scelse proprio la chiesa come teatro di quell’ammonimento”.

Dall’altra Roccaforte registrerà un enorme successo come autore di thriller sebbene non lo sia e con il suo ghostwriter si ritroveranno in Sardegna per indagare su un misterioso delitto di trent’anni prima.
Un thriller in cui sono sapientemente presenti un mix di generi, dialoghi in dialetto e immagini che fotografano angoli di un’Italia sconosciuta

Brevi note biografiche

Piergiorgio Pulixi fa parte del collettivo di scrittura Sabot creato da Massimo Carlotto, di cui è allievo. Insieme allo stesso Carlotto e ai Sabot ha pubblicato Perdas de fogu (Edizioni E/O 2008), e singolarmente il romanzo sulla schiavitù sessuale Un amore sporco, inserito nel trittico noir Donne a perdere (Edizioni E/O 2010). È autore della saga poliziesca di Biagio Mazzeo iniziata col noir Una brutta storia (Edizioni E/O 2012), miglior noir del 2012 per i blog Noir italiano e 50/50 Thriller e finalista al Premio Camaiore 2013, proseguita con La notte delle pantere (Edizioni E/O 2014), vincitore del Premio Glauco Felici 2015, e Per sempre (Edizioni E/O 2015). Nel 2014 per Rizzoli ha pubblicato anche il romanzo Padre Nostro e il thriller psicologico L’appuntamento (Edizioni E/O), miglior thriller 2014 per i lettori di 50/50 Thriller. Nel 2015 ha dato alle stampe Il Canto degli innocenti (Edizioni E/O) vincitore del Premio Franco Fedeli 2015, primo libro della serie thriller I canti del male. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati sul «Manifesto», «Left», «Micromega» e «Svolgimento» e in diverse antologie. I suoi romanzi sono in corso di pubblicazione negli Stati Uniti, in Canada e nel Regno Unito. Altre pubblicazioni: Lo stupore della notte (Rizzoli, 2018), L’isola delle anime (Rizzoli, 2019), Per mia colpa (Mondadori, 2021), Stella di mare (Rizzoli, 2023), La donna nel pozzo (Feltrinelli, 2024).( da La Feltrinelli Autori)

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La libreria dei gatti neri

Un colpo al cuore

Daniela Alibrandi e la trilogia “Crimini del labirinto”, presentazione

“Delitti Fuori Orario”, “Delitti Negati” e “Delitti Postdatati” fanno parte della trilogia Crimini del Labirinto nella nuovissima veste grafica e nell’innovativo stile di cui l’autrice è pioniera, il MultiDimensionCrime: che vede il lettore indagare insieme alla squadra, a ragionare con l’assassino e a preparare con lui il delitto, a patire la disperazione della vittima in una crescente suspense, in una vicenda con finali sorprendenti e completamente inaspettati.

Ambientati nella Roma a cavallo tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, i romanzi dell’autrice portano il lettore a scoprire una città inconsueta, a calpestarne gli antichi selciati e, soprattutto, a inoltrarsi nel suo mondo sotterraneo, spesso sconosciuto agli stessi romani. “Delitti Fuori Orario” è ambientato nel quartiere romano di Prati, sorto su un dedalo di cunicoli che collegano i diversi edifici della zona, “Delitti Negati” dipana la sua trama nel quartiere di Borgo Pio, al confine con la città del Vaticano e le sue segrete, nel mondo sotterraneo che li connette, mentre “Delitti Postdatati”, attraverso un intreccio che affonda le radici negli anni Quaranta, svela il misterioso triangolo esistente tra l’Aventino, l’Eur e l’antico Rione Monti.

Le tre trame sono completamente scollegate e i libri si possono leggere autonomamente,

DELITTI FUORI ORARIO (Nuova Edizione MultiDimensionCrime)

DELITTI NEGATI (Nuova Edizione MultiDimensionCrime)

DELITTI POSTDATATI (Nuova Edizione MultiDimensionCrime)

NOTE BIOGRAFICHE

Daniela Alibrandi è nata a Roma e vissuta negli Stati Uniti. La sua vasta produzione letteraria comprende sedici romanzi, cinque edizioni inglesi e un’antologia. Vincitrice di numerosi premi letterari nazionali, è spesso ospite con i suoi scritti di rubriche letterarie televisive RAI, e radiofoniche di RAI Radio 1.  L’autrice ha ottenuto diversi premi letterari nazionali e il Premio Women Art Week 2022 alla carriera letteraria. “Delitti Fuori Orario”, è stato finalista al concorso Mondadori Romanzi in cerca d’autore 2018 ed ha ottenuto la Segnalazione Premio Speciale Giallo Noir 2021 al concorso letterario nazionale Città di Grottammare e “Delitti Postdatati”, Premio Poliziesco Gold 2020 al concorso letterario nazionale Gold Crime di Carlo De Filippis.

https://danielaalibrandi.com/

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

“Quelle strane ragazze”

“Nessun segno sulla neve”

“Una morte sola non basta”

“Un’ombra sul fiume Merrimack”

“Il bimbo di Rachele”

“I misteri del vaso etrusco”

“Viaggio a Vienna”

I delitti del Mugnone

Quella improvvisa notte a Venezia

Daniela Alibrandi in Racconti racconti racconti: corti, con brivido, fantastici

Linda Di Martino “La donna d’oro”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Editrice Laurum

Un romanzo datato 2003 di una scrittrice non molto conosciuta ma che merita, a mio avviso, di essere sottratta all’oblio e vado a spiegarne le diverse motivazioni.

Il romanzo mi è stato segnalato dall’amico Lamberto Salucco, appassionato e curioso della Firenze scomparsa, che ha dedicato alla ricerca e alla riscoperta tempo, impegno e scritti, nonché tratto la soddisfazione di conoscerne e di averne riscoperto, anche se in parte, i luoghi spariti proprio perché nascosti e ormai invisibili dentro le ricostruzioni e le molte demolizioni al tempo della breve parentesi che vide Firenze capitale.

La donna d’oro propone nelle proprie pagine, sotto forma di romanzo, la descrizione, nata dalla ricerca documentata, di un quartiere del centro storico della città, protagonista anch’esso e sul cui sfondo si sviluppa una storia noir
Il fascino del luogo si lega a molti scritti e a molte opere d’arte, immagini e foto, che ne hanno fermato nel tempo i colori e la bizzarria: il Ghetto.

Nato nel 1571 confinava con il Mercato Vecchio, oggi piazza della Repubblica, ed era delimitato dall’attuale via Roma, via de’ Pecori e via Brunelleschi: un quartiere della città nel quale si accedeva per tre porte. Dal 1750 ne iniziò la chiusura e le famiglie degli ebrei trovarono nuove sistemazioni ad eccezione di quelle più disagiate, ma il quartiere divenne progressivamente dimora della popolazione più povera e ricettacolo di malviventi. La vera ristrutturazione complessiva e profonda avverrà a partire dal 1880.

Breve cronistoria, proprio per risalire al contenuto del romanzo.

Scritto e pubblicato nel 2003 nasce come romanzo storico a trama gialla, opera della giallista Linda Di Martino che aveva pubblicato per il Giallo Mondadori nel 1987 “Troppo bella per vivere” con lo pseudonimo di Drinna Domizia, esordio seguito da altri scritti tra i quali La donna d’oro che nel saggio di Elisabetta Bacchereti *(2015) trova ampia documentazione, l’analisi del contenuto e la novità e l’originalità.

“Il romanzo della Di Martino, con il suo ibridismo postmoderno di modelli narrativi (romanzo storico, noir, Bildungsroman), e il gioco intertestuale e citazionale tra immagini e documenti, se restituisce in una dimensione finzionale i termini della questione fiorentina, tuttavia trascende la contingenza e le circostanze storiche per rappresentare il conflitto insanabile tra esigenze di sviluppo e di modernità, spesso solo mascherati interessi speculativi, e salvaguardia di un patrimonio culturale e storico, difesa o conservazione di un ecosistema naturale o antropico, o urbano. D’altro canto conferma la vocazione della “giallista” fiorentina, del tutto ignorata dalla letteratura critica e dalla storiografia letteraria relative sia al romanzo neostorico sia alla narrativa di genere e di gender, a raccontare il crimine “non come esplosione di follia idiota o crimine organizzato o violenza brutale”, bensì come “manifestazione abnorme della passione dell’animo o della mente”.

La protagonista è una diciassettenne, Lucilla Compagni, e sta per diplomarsi come maestra. È nata e cresciuta nel Ghetto: il padre è mosaicista presso il Regio Opificio delle Pietre Dure, la madre cuce di fino. Per andare a scuola e per le commissioni quotidiane ne attraversa l’intricata topografia e incontra quelli che ne sono gli abituali abitanti: l’ebrea cieca Naomi, la figlia di lei  Ruth sua coetanea ed amica, l’orafo Mastrogiudeo, per il quale posa per l’angelo della pala d’altare che sta realizzando, Don Matteo il parroco della Chiesa di San Tommaso, dove Lucilla insegna Catechismo ai bambini cristiani e aiuta quelli ebrei nei compiti scolastici, fino a Carmignate che gestisce  lo sfruttamento della prostituzione e la criminalità organizzata dentro e fuori del Ghetto garantendone anche  l’ordine interno; solo per citarne alcuni.
È il 1884 e, in base al Progetto di riordino del Rimediotti, è iniziato l’esproprio e l’evacuazione più o meno forzosa degli abitanti in altre zone della città. Anche la famiglia di Lucilla dovrà andarsene entro la fine dell’anno: sono gli articoli del giornalista de La Nazione, che si firma Jarro, che la indurranno a svolgere una vera e propria indagine a confronto tra la realtà e quanto scritto dal giornalista che così tanto scalpore ha suscitato in città. Una verità storica:  il giornalista e scrittore Giulio Piccini (1848-1915)  aveva pubblicato su La Nazione nel 1881 una serie di otto articoli, che successivamente (1998) saranno raccolti in volume col titolo Firenze sotterranea, divenendo propugnatore del Progetto di Riordino del centro storico di Firenze cui si dimostrarono accesi avversari molti intellettuali e scrittori, fiorentini e soprattutto inglesi, per quello sventramento negativo nel bilancio tra memoria storica e modernizzazione.

Come si legge in uno stralcio dal testo del romanzo in cui l’autrice fa citare Jarro dalla voce della stessa protagonista.

“Io, nata alla fine del 1867, nel cuore di Firenze Capitale, un cuore antico e non vecchio (così dice il babbo) ora che il Ghetto viene minacciato da ogni parte e condannato comunque a non esistere com’era, io ne scopro la singolarità, ne temo la rovina, ne prevedo la nostalgia. Merito o colpa di uno che si firma Jarro”.

Ma la storia si amplia e si tinge di nero.

Mastrogiudeo, diventa personaggio chiave del romanzo: è un giovane orafo cristiano perso d’amore per una giovane zingara ebrea, al punto da abbandonare casa, famiglia e religione, per trasferirsi con lei nel Ghetto. Per dieci anni era vissuta con Mastrogiudeo, che le faceva indossare i più preziosi gioielli destinati alle dame più ricche. Lei, soprannominata la Sunamite che, come si legge nel Libro dei Re, era una vergine di assoluta bellezza,  è la “donna d’oro”. Poi nell’inverno terribile del 1834, l’anno del colera, l’aveva perduta per sempre ma, dalla scomparsa di lei, aveva preso con maggiore impegno a operare per il Ghetto e i suoi abitanti e durante l’epidemia e poi durante l’alluvione del 1844, quando l’acqua aveva messo in serio pericolo la stabilità degli edifici. In quella circostanza l’orafo era diventato l’eroe del quartiere, essendo riuscito a far saltare, con l’aiuto di don Matteo, alcune pareti sotterranee e a far defluire l’acqua.

Sarà la nostra protagonista a scoprire le vere ragioni di tanta prodiga generosità che noi non sveliamo per evidenti motivi.

 Non ci resta che seguire Lucilla e riscoprire attraverso i suoi occhi di protagonista una parte della Firenze scomparsa in nome di quel “decoro”, come si legge nella targa in alto nell’Arcone di trionfo che affaccia su piazza della Repubblica L’ANTICO CENTRO DELLA CITTÀ DA SECOLARE SQUALLORE A VITA NUOVA RESTITUITO MDCCCXCV (1895) fino alla conclusione inattesa.


*Elisabetta Bacchereti Università degli Studi di Firenze “Linda Di Martino, La Donna d’Oro. Miserie e nobiltà della Firenze perduta”