Qing Li “Shinrin-Yoku. Immergersi nei boschi” il consiglio di luglio di Martina Castagnoli

Un libro dagli effetti benefici e pacificatori sull’educazione a sollecitare i 5 sensi quando ci si immerge nella natura. “Shinrin Yoku” letteralmente significa “bagno nella foresta”,ed è un’antica pratica giapponese; non a caso la cultura, la filosofia e la religione di questo paese sono state plasmate dalle numerose foreste che ne ricoprono la superficie. Il libro si propone di far riflettere sulla nostra parte più energetica e primordiale spesso sopita da ritmi di vita nevrotici e da uno sradicamento dalla nostra madre terra. Un manuale pratico e teorico per applicare questa disciplina e migliorare la propria vita. Corredato da suggestive fotografie e trafiletti interessantissimi su alcune cose utili da conoscere e tenere a mente. Per riscoprire le meraviglie e i benefici prodigiosi della natura che ci circonda e saperli apprezzare con tutti e 5 i sensi di cui siamo provvisti. Salutare.

Il libro è disponibile in libreria:

 

Dacia Maraini “Trio” recensione di Salvina Pizzuoli

Si può amare lo stesso uomo senza soffrire di gelosia o sentirsi deprivati del sentimento di possesso? Può l’amicizia superare l’esclusiva che richiedono i legami d’amore? Sì, si può e a farlo sono due amiche d’infanzia, legate da una profonda intesa, Agata e Anna, detta Annuzza, moglie l’una e amante l’altra di Girolamo. La forma scelta è il romanzo epistolare, il tempo e il luogo il 1743 in Sicilia, alle prese con un’epidemia di peste scoppiata a Messina dopo l’arrivo nella rada di una tartana, un piccolo veliero proveniente dalla Grecia, carica di tessuti. Le due giovani donne, allontanatesi l’una da Messina e l’altra da Palermo, intrattengono rapporti epistolari: dal maggio 1743 al 26 aprile 1744, comunicano scambievolmente gli avvenimenti legati alla pandemia e alle diverse condizioni in cui versano amici e parenti o rinnovellando ricordi d’infanzia. Compaiono così personaggi ulteriori, alcuni pennellati appena ma incisivi, visti attraverso gli occhi delle due amiche. Ma il fulcro delle loro confidenze non esula mai dal personaggio principale, il bellissimo Girolamo che pare non saper rinunciare a nessuna delle due, trattenendosi ora con l’una ora con l’altra.

Raccontami ancora di Girolamo. Lo so che è felice con te. E io mi dico che voglio la sua felicità. Così scrive Agata nel gennaio del 1744. Ciò non mi impedisce – continua – di provare un dolore profondo che mi fa trottare il cuore. Non è gelosia, credimi, come potrei essere gelosa di una sorella come te? È il sentimento della perdita e dell’abbandono, il pensiero di non essere riuscita a suscitare un amore durevole e profondo in quel cuore delicato e inquieto.

Così conclude Agata la sua missiva.

Sentimenti espressi senza nascondersi e senza enfasi, nati dal dolore vero, provato, ma che sa distinguere, e che sono reciproci. Scrive Annuzza:

Non ti nascondo che sono felice di averlo qui. Anche se so che se ne ripartirà presto. Voglio davvero che lasci sua moglie, la mia migliore amica e sua figlia, la dolcissima Mariannina, per venire a stare da me? Creo proprio di no. Agata, non sarei in pace. Eppure quando lo vedo penso che lo vorrei tutto per me. Te lo dico con sincerità.

E in un’altra aggiunge: L’amicizia è eterna, l’amore è fragile , delicato, destinato a morire giovane.

Leggi anche:

Leggi la recensione di Teresa Ciabatti da Il Corriere Cultura

La Presentazione da Rizzoli Editore

Sicilia, 1743. Il loro legame viene da lontano, e ha radici profonde. È nato quando, ancora bambine, Agata e Annuzza hanno imparato l’arte tutta femminile del ricamo sotto lo sguardo severo di suor Mendola; è cresciuto nutrendosi delle avventure del Cid e Ximena, lette insieme in giardino, ad alta voce, in bocca il sapore dolce di una gremolata alla fragola; ha resistito alle capriole del destino, che hanno fatto di Agata la sposa di Girolamo e di Annuzza una giovane donna ancora libera dalle soggezioni e dalle gioie del matrimonio. Ora, mentre un’epidemia di peste sta decimando la popolazione di Messina, le due amiche coltivano a distanza il loro rapporto in punta di penna, perché la paura del contagio le ha allontanate dalla città ma non ha spento la voglia di far parte l’una della vita dell’altra. E anche se è lo stesso uomo ad accendere i loro desideri, e il cuore scalpita per imporre le proprie ragioni, Agata e Annuzza sapranno difendere dalla gelosia e dalle convenzioni del mondo la loro amicizia, che racconta meglio di qualunque altro sentimento le donne che hanno scelto di essere.

Il ritorno di Dacia Maraini alla narrazione storica dopo La lunga vita di Marianna Ucrìa, uno dei suoi libri più amati, è un romanzo intenso e delicato, pervaso dai colori e dagli odori della sua Sicilia, che attraverso il filtro di un passato mai così vicino parla di ognuno di noi, e di cosa può salvarci quando fuori tutto crolla..

Sandro Veronesi vince il Premio Strega 2020

 

Sandro Veronesi vince il Premio Strega 2020

 

 

 

 

Vincitori e partecipanti. Le  recensioni su tuttatoscanalibri:

Natalia Ginzburg “Un’assenza” presentazione

«Ho passato l’infanzia a giocare da sola in un giardino», scrive Natalia Ginzburg in un racconto in cui tornano figure e temi di Lessico famigliare, il libro con cui nel 1963 ha vinto il premio Strega ed è diventata una delle più importanti scrittrici della letteratura italiana […]  Il racconto si chiama Infanzia ed è attualmente disponibile in una raccolta intitolata Un’assenza, curata da Domenico Scarpa per Einaudi. I racconti, gli articoli, le lettere sono la via laterale — dunque la più autentica — per conoscere l’autrice in una complessità cui non può rendere giustizia la sola lettura dei suoi testi più conosciuti, Lessico famigliare e Caro Michele e che già viene fuori dall’antologia Le piccole virtù. Per amare Natalia Ginzburg bisogna leggerla tutta.(da Nadia Terranova “Una Ginzburg mille Natalia” su Robinson La Repubblica del 27 giugno 2020).


Un’assenza, come indica il sottotitolo,  raccoglie racconti, memorie, cronache dal 1933 al 1988 di Natalia Ginzburg. Il testo a cura di Domenico Scarpa, il critico che insieme a Gorboli ha curato e seguito le opere dell’autrice,  contiene
trentasette testi, molti inediti o apparsi su riviste o antologie.
Costituiscono la prima parte della raccolta quindici testi brevi, undici dei quali mai apparsi in volume. La seconda parte,  di memorie e cronache, comprende  dodici testi mai pubblicati in volume. Dà il titolo alla raccolta il primo  omonimo racconto.


Da Punto Einaudi Bologna

Realizzato con mezzi che sembrano poverissimi, ogni racconto di Natalia Ginzburg è una rivelazione, una vicenda che scorre su piú nastri, che imperturbabile va addizionando gesti, oggetti e battute di dialogo, che si toccano per vie segrete e non si dimenticano. Il mezzo capace di fare accadere tutto questo è la voce, ruvida, duttile, scontrosamente intonata, di una narratrice che si è rivelata infallibile nel descrivere la realtà. E Un’assenza è la storia di questa voce nel suo lungo percorso. I lettori vi scopriranno ben undici racconti finora ignoti, una suite autobiografica in cui la Ginzburg racconta di sé senza trarsi in disparte, e sorprendenti cronache dalle fabbriche di Torino o dalla desolazione di Matera. S’imbatteranno in “Memoria”, una poesia scritta per il marito Leone Ginzburg, e nel “Discorso sulle donne”: due testi da rileggere, da ripensare, da custodire.

 

Marco Lodoli “Il preside” recensione di Maria Anna Patti da Robinson La Repubblica

continua a leggere la recensione di Maria Anna Patti da Robinson La Repubblica

 

Dalla presentazione da Giulio Einaudi Editore

[…]Cosa succede quando a tenere in ostaggio una scuola non sono gli studenti in autogestione ma un preside che ci si è barricato dentro? E chi è questo preside? Un folle? Un disperato? Forse. O forse solo un uomo portato a vedere troppo lontano, dove non ci sono più difese e l’unico imperativo diventa resistere e cedere, imparare a dire basta e a dire ancora, provare a lasciare un’impronta di gioia, perché «per la felicità servono spazi grandi e qualcuno che li sogni con coraggio». Nella tensione dell’assedio, si dipana la storia concreta e metafisica di un antieroe dei nostri tempi: un uomo che non si arrende all’insensatezza della vita e che un attimo prima della fine spera, forse, d’imparare l’ultima lezione.

Le pagine più visitate di tuttatoscanalibri nel mese di giugno 2020

Le pagine più visitate:

 

Vanessa Montfort “Il sogno della crisalide”
Elizabeth Jane Howard “Gli anni della leggerezza. La Saga dei Cazalet 1”
Hans Tuzzi “Nessuno rivede Itaca”
Su Consigli.it: i migliori 10 romanzi con il commissario Maigret
Valérie Perrin “Cambiare l’acqua ai fiori”
Su tuttatoscanalibri: letteratura e saggistica di viaggio con i consigli di Martina Castagnoli
Carolina Invernizio “Nina la poliziotta dilettante”
Premio Strega 2020: i 5 finalisti più 1(Piccolo/medio Editore)
La narrativa del Novecento, tuttatoscanalibri per cominciare consiglia:
Marija Stepanova “Memoria della memoria”
Tana French “Il rifugio” presentazione in breve

 

Narrativa del Novecento, tuttatoscanalibri consiglia:

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Jack London “Martin Eden”

 D.H. Lawrence “L’amante di lady Chatterley”

Javier Marìas “Vite scritte”

Elsa Morante “L’isola di Arturo“

Elsa Morante “La Storia”

Alberto Moravia “Gli indifferenti”

Alberto Moravia “La noia”

Anna Maria Ortese “L’Iguana”

Boris Pasternak “Il dottor Zivago”

Giogio Scerbanenco “Il terzo amore”

Isaak B. Singer “Nemici. Una storia d’amore”

Charles Simmons “Acqua di mare”

William Somerset Maugham, Il filo del rasoio, 

Magda Szabó “La porta”

John Steinbeck una carrellata suoi suoi romanzi

Mercè Rodoreda “La piazza del Diamante”

Mercè Rodoreda “Lo specchio infranto”

Fran Ross “Oreo”

Fred Uhlman “L’amico ritrovato”

Lev Tolstoj “Anna Karenina”

Gianrico Carofiglio “Non esiste saggezza” recensione da CasaLettori di Maria Anna Patti

 

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Presentazione da Giulio Einaudi Editore

Non esiste saggezza è un affresco commovente fatto di domande profonde e illuminazioni repentine. Un libro in cui, con un sottile ma nitido filo di Arianna, Gianrico Carofiglio insegue il senso impalpabile dell’avventura umana. Con due racconti in più

Donne che appaiono all’improvviso e all’improvviso scompaiono. Uomini alla ricerca di qualcosa che ignorano e che li spinge oltre i confini del prevedibile. Situazioni consuete che d’un tratto virano nei territori dell’inquietudine. Interviste impossibili. Storie d’amore che nascono nei luoghi piú inattesi, in bilico fra sogno e realtà.

«Un sorriso lieve le si dipinse sulle labbra a quel ricordo. Sembrava parlasse di una storia d’amore, di un primo bacio, non dell’inseguimento di uno scippatore».

 

“La versione di Fenoglio” e altri scritti su Consigli-it, a cura di Maurizio Amore

“La misura del tempo” recensione di Salvina Pizzuoli

“Testimone inconsapevole” recensione di Salvina Pizzuoli

Diego De Silva “I valori che contano (Avrei preferito non scoprirli) presentazione

 

Diego De Silva con I valori che contano (avrei preferito non scoprirli ) torna a raccontarci dell’avvocato Vincenzo Malinconico alle prese con nuove vicende che caratterizzano la sua esistenza di precario della vita, separato due figli una nuova compagna, precarietà e avversità che affronta restando come ai margini delle situazioni in cui incappa, riuscendo a guardare da lontano alle varie avventure/disavventure del vivere quotidiano, a smorzarne i toni e a trovare una nota ironica in ciascuna. Il nuovo romanzo si apre con una scena che rasenta il comico se non fosse la reazione ad una situazione disgraziata: una giovane donna si presenta alla sua porta in totale déshabillé e gli chiede asilo per sfuggire ad una retata dei carabinieri nell’appartamento licenzioso dello stesso stabile in cui vive Malinconico. Ma saranno gli avvenimenti successivi a dare senso al titolo: la scoperta di una grave patologia che lo riguarda. È così che insieme a Vincenzo il lettore viene coinvolto in quell’atteggiamento umanissimo che si scatena nel momento in cui le incognite e le ansie della malattia portano a riflettere sui valori che contano. Chi ha già seguito le vicissitudini di Malinconico da Non avevo capito niente, ritroverà certamente in questo nuovo caso gli ingredienti dei precedenti cui l’autore ha scelto di soffermarsi anche su momenti di sofferenza e di commozione del protagonista.

Da Giulio Einaudi Editore:

[…] il romanzo in cui Malinconico – avvocato di gemito, più che di grido – oltre a patrocinare la fuggiasca in mutande (che poi scopriremo essere figlia del sindaco, con una serie di complicazioni piuttosto vertiginose), dovrà affrontare la malattia che lo travolgerà all’improvviso, obbligandolo a familiarizzare con medici e terapie e scatenandogli un’iperproduzione di filosofeggiamenti gratuiti – addirittura sensati, direbbe chi va a cena con lui – sul valore della pena di vivere. Un vortice di pensieri da cui uscirà, al solito, semi-guarito, semi-vincente e semi-felice, ricomponendo intorno a sé quell’assetto ordinariamente precario che fa di lui, con tutti i suoi difetti e le sue inettitudini, una persona che sa farsi voler bene, pur essendo (o forse proprio perché è) un uomo cosí cosí.

Omaggio a Carlos Ruiz Zafón

La Quadrilogia dal titolo “Il cimitero dei libri dimenticati” si compone di: “L’ombra del vento”, ” Il gioco dell’angelo” (2008), “Il prigioniero del cielo” (2012), ” Il labirinto degli spiriti” (2016).

“La vita è breve, soprattutto nella parte migliore, recita una frase inclusa nelle pagine de L’ombra del vento, il libro-fenomeno che fece dello scrittore catalano Carlos Ruiz Zafón, morto a Los Angeles dopo una lunga battaglia contro il cancro, uno dei romanzieri di massimo successo nell’intero mondo. È stato addirittura il narratore spagnolo più letto internazionalmente dopo il classico Cervantes”. Così scrive Leonetta Bentivoglio nel suo ripercorrere gli eventi e gli scritti più conosciuti dell’autore spagnolo. Soffermandosi poi sul testo di maggior successo, ne traccia una breve sinossi e ne enuclea le caratteristiche: “La cornice integrante de L’ombra del vento è una Barcellona suggestiva e doppia: per un verso riflette gli ultimi lampi dell’onirico cosmo modernista; per un altro è segnata dai bagliori minacciosi della guerra e dalle oppressioni del franchismo. Protagonista è Daniel, condotto da suo padre, proprietario di una libreria specializzata in edizioni per collezionisti e testi usati, ad addentrarsi nei misteri del Cimitero dei Libri Dimenticati. In questa necropoli, affondata nel cuore della città vecchia, enormi masse di volumi vengono sepolte dall’oblio. Quello scelto da Daniel, intitolato L’ombra del vento e firmato dal misterioso Julián Carax, diventa il motore stregato del suo viaggio esistenziale, guidandolo in un labirinto di intrighi celati nell’anima più antica e oscura di Barcellona”. (Da Leonetta Bentivoglio La Repubblica cultura 20 giugno 2020)

 
 

 “L’ombra del vento” è stato il primo vero bestseller planetario spagnolo del dopoguerra arrivando, tradotto in 36 paesi, a vendere 8 milioni di copie, un milione solo in Italia dove l’autore, Carlos Ruiz Zafon, morto oggi a Los Angeles a 55 anni dopo una lunga malattia, ha dei veri e propri fan. Era nato il 25 settembre 1964 a Barcellona, amata città che sarà al centro della maggioranza dei suoi libri, con Avinguda del Tibidabo, Els Quatre Gats in Calle Montsiò e Montjuic che sono i luoghi principali in cui si svolgono le vicende di Daniel Sempere, protagonista dei suoi romanzi più famosi, a cominciare dalla quadrilogia del “Cimitero dei libri dimenticati”. Lui stesso ne spiegava così l’origine: «Con il mondo sempre più popolato da media che vanno oltre il libro, pur avendo in esso la propria origine, ho voluto che la carta stampata si riappropriasse di ogni stimolo sensoriale, cercando di creare un’esperienza a 360 gradi. Tutto ha avuto inizio con un’immagine, quasi una fotografia mentale: una biblioteca per i libri che rischiano di andare perduti, libri salvati da chi crede nel loro valore. […].La quadrilogia, storia tra il poliziesco e il noir con echi metafisici e misterici si apre nel 2002 proprio con “L’ombra del vento” con sullo sfondo la città anni Quaranta, piegata dalla seconda guerra mondiale e oppressa dalla dittatura franchista, per proseguire nel 2008 con “Il gioco dell’angelo”, prequel ambientato negli anni Venti, in una Barcellona reduce dalla guerra ispano-americana.  […](Il Tirreno 20 giugno 2020 )

 
 
 
 
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La città di vapore recensione di Salvina Pizzuoli

“L’ombra del vento” un riuscito mix di generi narrativi