Diego De Silva “I valori che contano (Avrei preferito non scoprirli) presentazione

 

Diego De Silva con I valori che contano (avrei preferito non scoprirli ) torna a raccontarci dell’avvocato Vincenzo Malinconico alle prese con nuove vicende che caratterizzano la sua esistenza di precario della vita, separato due figli una nuova compagna, precarietà e avversità che affronta restando come ai margini delle situazioni in cui incappa, riuscendo a guardare da lontano alle varie avventure/disavventure del vivere quotidiano, a smorzarne i toni e a trovare una nota ironica in ciascuna. Il nuovo romanzo si apre con una scena che rasenta il comico se non fosse la reazione ad una situazione disgraziata: una giovane donna si presenta alla sua porta in totale déshabillé e gli chiede asilo per sfuggire ad una retata dei carabinieri nell’appartamento licenzioso dello stesso stabile in cui vive Malinconico. Ma saranno gli avvenimenti successivi a dare senso al titolo: la scoperta di una grave patologia che lo riguarda. È così che insieme a Vincenzo il lettore viene coinvolto in quell’atteggiamento umanissimo che si scatena nel momento in cui le incognite e le ansie della malattia portano a riflettere sui valori che contano. Chi ha già seguito le vicissitudini di Malinconico da Non avevo capito niente, ritroverà certamente in questo nuovo caso gli ingredienti dei precedenti cui l’autore ha scelto di soffermarsi anche su momenti di sofferenza e di commozione del protagonista.

Da Giulio Einaudi Editore:

[…] il romanzo in cui Malinconico – avvocato di gemito, più che di grido – oltre a patrocinare la fuggiasca in mutande (che poi scopriremo essere figlia del sindaco, con una serie di complicazioni piuttosto vertiginose), dovrà affrontare la malattia che lo travolgerà all’improvviso, obbligandolo a familiarizzare con medici e terapie e scatenandogli un’iperproduzione di filosofeggiamenti gratuiti – addirittura sensati, direbbe chi va a cena con lui – sul valore della pena di vivere. Un vortice di pensieri da cui uscirà, al solito, semi-guarito, semi-vincente e semi-felice, ricomponendo intorno a sé quell’assetto ordinariamente precario che fa di lui, con tutti i suoi difetti e le sue inettitudini, una persona che sa farsi voler bene, pur essendo (o forse proprio perché è) un uomo cosí cosí.

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