Mariasole Bianco “Pianeta Oceano” presentazione

La nostra vita dipende dal mare, il futuro del mare dipende da noi: così si legge sulla copertina di questo interessante saggio.

Gli oceani e i mari sono mondi di mirabile bellezza minacciati, è venuto il momento di proteggerli: questo l’inno e l’invito della studiosa Mariasole Bianco nel suo libro dedicato alle acque marine, a questo meraviglioso elemento che assorbe anidride carbonica, produce ossigeno ed è fonte di nutrimento essenziale per la popolazione mondiale. Ma ora è in grave pericolo: sta scaldandosi e diventando sempre più acido e povero d’ossigeno per non parlare delle plastiche che lo invadono.

Nel 2013 Mariasole Bianco ha fondato Worldrise con l’ obiettivo di sviluppare e attuare progetti volti alla conservazione dell’ambiente, sulla sensibilizzazione di tutti e il coinvolgimento di giovani professionisti. In questo saggio “Pianeta Oceano” racconta un ambiente non del tutto esplorato e conosciuto e che deve essere salvaguardato anche per la futura salvezza del nostro Pianeta.

Per saperne di più  su www.worldrise.org

La presentazione da Rizzoli libri

La nostra vita dipende dal mare, il futuro del mare dipende da noi

Il mare: culla della vita, meraviglia della natura capace di dividere come di unire. Da sempre i poeti ne cantano lo splendore e la forza, e popoli interi l’hanno solcato nel corso dei millenni. […] Abbiamo chiamato Terra il nostro pianeta, eppure il 71 per cento della sua superficie è ricoperto da distese d’acqua, che nelle loro profondità ospitano l’80 per cento delle specie viventi; esse regolano il clima, producono il 50 per cento dell’ossigeno che respiriamo e assorbono un terzo dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo. Ma quanto sappiamo di questo incredibile habitat? Poco, molto poco. Le ricerche hanno portato alla luce appena il cinque per cento dei tesori che nasconde, e le mappe dei fondali oceanici sono meno precise di quelle della Luna o di Marte. […]Ciononostante, ci siamo convinti che l’oceano fosse infinito, quantomeno per risorse e capacità di ripresa. Purtroppo non è così, e questo prezioso ambiente sta cambiando a una velocità mai vista: anno dopo anno si fa sempre più caldo, acido e povero di ossigeno. L’influsso dell’uomo sta minacciando il più grande bacino di biodiversità del pianeta, mettendo in pericolo ogni singola forma di vita. Non ultima, la nostra. [,,,]

La narrativa del Novecento, tuttatoscanalibri per cominciare consiglia:

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Niccolò Ammaniti “Branchie”

Jorge Luis Borges “L’Aleph”

Jorge Luis Borges “Finzioni”

Madeleine Bourdouxhe “La donna di Gilles”

Michail Bulgakov “Il Maestro e Margherita”

Omaggio a Italo Calvino

Paola Capriolo “La grande Eulalia”

Raymond Carver “Principianti”

Andrea De Carlo “Due di due”

Marian Engel “Orso”

Francis Scott Fitzgerald “Il grande Gatsby”

Carlo Emilo Gadda “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” 

Carlo Emilo Gadda “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”

Lee Harper “Il buio oltre la siepe”

Ernest Hemingway “Il vecchio e il mare”

Primo Levi “Storie naturali”

Primo Levi “Se questo è un uomo”

Primo Levi “Se questo è un uomo. Il libro primogenito”

 

Marta Barone “Città sommersa” presentazione e due recensioni

Difficile ricercare e ricostruire la storia di un familiare, di un padre prima che diventasse tale. È quanto diventa materia di un romanzo, quello della Barone che in “Città sommersa” ripercorre quindici anni della vita di L.B., monogramma di Leonardo Barone, il giovane uomo che vive la propria esistenza operando delle scelte di vita strettamente legate alla storia del suo periodo e del suo mondo di allora, sfondo sotteso alle vite di tutti e mai neutrale. Protagonista nel periodo di quegli anni funesti detti “anni di piombo” e della lotta armata, L.B. era stato accusato del coinvolgimento in agitazioni operate dai brigatisti di Prima Linea. È questo il “fatto” che scatena la ricerca della figlia. Così la storia con i suoi avvenimenti diventa ricerca insieme a quella dell’uomo, alla riscoperta non solo dei fatti di quel periodo di cui è protagonista, ma anche di chi non riconosce tra le voci di quanti ricercati e ascoltati, voci che dissentono dai suoi personali ricordi. Ma si possono davvero ricostruire i percorsi, interpretare le scelte, capire i sentimenti e i comportamenti di chi conosciamo attraverso emozioni e rapporti personali vissuti in quella che è la relazione affettiva? Difficile compito che abbisogna della scrittura per completare e sistematizzare un materiale di ricerca che non può trascendere i bisogni del cuore.

S.P.

Dalla Presentazione dal catalogo  Bompiani

La recensione da Il mestiere di leggere.Il blog di Pina Bertoli

e anche da  Spazio libero di lettura

 

Nadia Terranova “Come una storia d’amore” presentazione in breve

Dieci racconti, dieci donne, una città, Roma. Dieci storie di persone che vivono nella periferia di una città di adozione, dieci storie di felicità smarrita o cercata, di solitudini, disagi e inquietudini, ritratti fermati nel tempo di donne dentro una trasformazione come La sconosciuta in cui una donna insoddisfatta ne studia un’altra o Le due sorelle che visitando Porta Maggiore sfuggono ai litigi dei genitori o La tintoria sbagliata dove una donna ne osserva altre due, diverse, una sorridente e straniera e l’altra meno gradita e popolare o il racconto dall’emblematico titolo Felicità sconosciuta in cui si racconta l’ossessione della protagonista che spia su una pagina social una donna di cui non sa nulla, tormentata dalla felicità degli altri. Flash, momenti che focalizzano ambienti e persone in travaglio, che indagano gli altri per interrogarne le vite, in una città che non è solo uno sfondo alle proprie, ma parte integrante del proprio mondo. Racconti brevi, incisivi, vividi con un prima e dopo ravvicinati in pochissime pagine, come solo in un racconto si può fare.

S.P.

Dalla Quarta di copertina

L’unica è raccontarsela come una storia d’amore, Roma, e per farlo si deve partire dalle assenze, dalla mancanza, dai fantasmi. La scommessa dell’identità strepita coi corvi del Pigneto, nella gramigna di una pensilina a Porta Maggiore la mattina di Natale sognando l’altrove.

Roma, come ogni storia d’amore, necessita di un linguaggio privato che la renda segreta, tua. I personaggi di Terranova sono spezzati, sulla soglia di un cambiamento, congelati in un ricordo. Aspettano di essere liberi, immaginano vite negli occhi degli altri, interrogano l’esistenza in una lingua che non conoscono e scoprono, a volte, che la felicità è un difetto della vista e che, a volte, è necessario perdersi.

 

Yokomizo Seishi “La locanda del Gatto nero” presentazione

Yokomizo Seishi (1902 – 1981), uno dei massimi esponenti del noir nipponico, ritorna in libreria per Sellerio con “La locanda del gatto nero” un romanzo ambientato a Tokio negli anni del dopoguerra. Ritroviamo l’ispettore Kindaichi Kōsuke, personaggio trasandato balbuziente ma dall’intuito infallibile, il cui esordio avviene ne “Il detective Kindaichi”, opera uscita a puntate nel 1946 e pubblicata in Italia sempre da Sellerio nel 2019. Se in quest’ultimo abbiamo un delitto a “porte chiuse” ne “La locanda del gatto nero” si tratta di un delitto “senza volto” accompagnato dal tema della doppia personalità, tematiche che risentono degli influssi letterari occidentali derivati all’autore dalle letture di Edgar Allan Poe, Oscar Wilde, Robert Louis Stevenson e da Arthur Conan Doyle.

Sinossi dal catalogo Sellerio

In un distretto di Tokyo, diventato nel dopoguerra «un pullulare di commerci clandestini», un bonzo del vicino tempio buddista è sorpreso a scavare spasmodicamente nel giardino della Locanda del Gatto nero. Dalla terra affiora un cadavere di donna. È una giovane evidentemente legata agli affari più o meno equivoci del locale ma ha il volto devastato e nessuno può riconoscerla. […]
Spiega l’autore, nella cornice del romanzo – in cui immagina che proprio il detective gli abbia consegnato i documenti per la storia da scrivere – che La locanda del Gatto nero è un thriller del genere del «delitto senza volto». Infatti Yokomizo Seishi è stato il popolarissimo traghettatore nella cultura giapponese della detective story di scuola occidentale; e capace di saldare questa solida tradizione con le paure ataviche e il gusto horror tipici della sua terra. Kindaichi, poliziotto privato giapponese dalla eccentrica personalità e un talento per i misteri irrisolvibili, è esemplare in patria quanto Maigret in Europa.

Joseph Mitchell “La tomba di Mr Hunter” (Microgrammi Adelphi) recensione di Salvina Pizzuoli

Dal Risvolto:

La tomba di Mr Hunter è stato giudicato quasi all’unanimità il pezzo migliore mai uscito sul «New Yorker» – che in effetti alla scrittura di Mitchell deve una parte consistente del suo profilo stilistico.

Conosce la comunità nera che vive intorno a Bloomingdale?»[…] «Si chiama Sandy Ground, ed è quanto rimane dei vecchi allevamenti di ostriche di Staten Island. È stata fondata prima della guerra di Secessione, da un gruppo di schiavi appena liberati giunti fin qui dalla Eastern Shore del Maryland. È qui che vive George H. Hunter, il protagonista, presidente del comitato che si occupa della chiesa metodista africana. […] ottantasette anni, uno di quei vecchi forti, dritti, che non si vedono più. Ha lavorato duro, è andato in pensione da pochissimi anni, e ha messo da parte abbastanza.

Così Joseph Mitchell (1908 – 1996), scrittore e giornalista del New Yorker dal 1938 divenuto famoso per i suoi “ritratti” di personaggi eccentrici o che vivevano ai margini della società nei dintorni di New York City, costruisce il profilo di Hunter nel cui racconto rivive anche la storia dei periodi che si sono via via sovrapposti trasformando la comunità “un tempo fiorente, una specie di giardino” e in ultimo abbandonata, che viveva pescando ostriche: “dal 1800 tutt’intorno a Staten Island c’erano enormi letti di ostriche. Naturali, non allevate”.

Siamo a poca distanza da New York eppure pareva già allora di essere nel nulla, ma se risali un po’ Arthur Kill Road, poco prima di incrociare Arden Avenue, dietro una certa curva a volte spuntano le cime dei grattacieli di New York. Solo le cime, e solo di quelli più alti. Deve essere una giornata molto, molto tersa, e anche in quel caso un attimo li vedi e l’attimo dopo non li vedi più.

Sì, perché spesso si dimentica che New York è un grandioso porto aperto sull’Oceano: fiumi, baie, isole come Staten Island, non molto distante.

L’incontro tra il narratore, amante della flora selvatica, e il vecchio Hunter non è casuale ma programmato: visitare il vecchio cimitero, dove tra antiche tombe sepolte dalle erbe, Hunter ha già pronta la propria.

Un profilo delicato, una figura tratteggiata con tinte tenui proprio perché nel suo racconto si percorrono ricordi, sfumati dalla distanza e dal distacco, affetti, dolori, incontri, lavoro duro e una filosofia della vita che colpisce nella sua serena semplicità.

Non si buttava nulla a quei tempi. Rattoppavano, rammendavano, aggiustavano, tenevano puliti i giardini, bruciavano la spazzatura. E insegnavano ai ragazzi come ci si comporta. E sa una cosa? Giravano a testa alta: sapevano di valere esattamente quanto gli altri, in molti casi anche di più. E andavano d’accordo fra loro: conoscevano pregi e difetti di chi avevano di fronte, e si regolavano di conseguenza.

S.P.

Altri Microgrammi su tuttatoscanalibri:

Shirley Jackson “Pomeriggio d’estate”

Giovanni Mariotti “Piccoli addii”

Georges Simenon “Un delitto in Gabon”

Robert Louis Stevenson “Will del Mulino”

Cristina Cassar Scalia “La salita dei saponari” presentazione in breve

In questo terzo romanzo della Scalia ritroviamo la protagonista Giovanna  Guarrasi detta Vanina, vicequestore, ora alla Mobile di Catania. Il caso da risolvere è legato all’omicidio di un personaggio che già dai primi dati e dalle voci che circolano si presenta poco raccomandabile: è un cubano americano con cittadinanza italiana e residenza in Svizzera, ucciso nel parcheggio dell’aeroporto. Un caso complicato adatto a Vanina che, come si legge nella presentazione nel sito di Giulio Einaudi Editore, “solo un caso molto complesso può distogliere, anche se per poco, dalla caccia ai propri fantasmi e riportarla in azione”, e il caso sarà un intrigo internazionale. E il vicequestore di fantasmi nell’armadio ne ha parecchi: il padre ispettore ucciso davanti ai suoi occhi quando era ancora adolescente, i tanti che hanno perso la vita per adempiere al proprio dovere e i latitanti cui non smette di dare la caccia.

Sinossi da Giulio Einaudi editore

Esteban Torres, cubano-americano con cittadinanza italiana e residenza in Svizzera, viene trovato morto nel parcheggio dell’aeroporto di Catania; qualcuno gli ha sparato al cuore. L’uomo ha un passato oscuro, e girano voci che avesse amicizie pericolose, interessi in attività poco pulite. Eppure le indagini sono completamente arenate: nessun indizio che riesca a sbloccarle. Questo finché a Taormina, dentro un pozzo nel giardino di un albergo, si scopre il cadavere di Roberta Geraci, detta «Bubi». Torres e Bubi si conoscevano. Molto bene. Con l’aiuto della sua squadra e dell’immancabile Biagio Patanè, commissario in pensione che non ha perso il fiuto, Vanina riporterà alla luce segreti che hanno origine in luoghi lontani. Ma non potrà dimenticare gli incubi che la seguono fin da quando viveva a Palermo. Questioni irrisolte che, ancora una volta, minacciano di metterla in pericolo.

E anche l’intervista all’autrice su la Gazzetta del Sud

Robert Louis Stevenson “Will del Mulino” (Microgrammi Adelphi) recensione da @CasaLettori di Maria Anna Patti

Il segreto di questo racconto rimasto quasi segreto dev’essere lo stesso che protegge certi luoghi, o certi piaceri: chi li scopre ne è geloso, e preferisce tenerli per sé. Di sicuro, se Stevenson riesce sempre a ridurre al minimo la distanza fra la felicità della scrittura e quella della lettura, in queste pagine compie un piccolo e rarissimo miracolo: la abolisce.

I Microgrammi a 1,99

 

leggi  la recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

Si apre con descrizione paesaggistica ben sottolineata e interpretata dalla intensa lettura di Maria Anna Patti nella sua recensione:

La pianura e le stelle

Il mulino in cui Will viveva con i genitori adottivi si trovava in una valle scoscesa, tra boschi di pini e grandi montagne. In alto le colline svettavano l’una dopo l’altra finché non riemergevano tutte dagli abissi dei legni più duri per stagliarsi nude nel cielo. Un po’ più in su un pendio boscoso, e quando il vento era propizio il suono delle camapane scendeva, fievole e argenteo, fino a Will. In basso, la valle era sempre più erta e, allo steso tempo, si allargava da ambo i lati; da una prominenza rocciosa accanto al mulino era possibile vederla in tutta la sua lunghezza e, oltre, lo sguardo spaziava sull’ampia pianura, dove il fiume, scintillante sotto il sole, formava un’ansa e muoveva di città in città nel suo viaggio verso il mare. Il caso aveva voluto che sopra la valle un passo conducesse nel regno confinante, così, sebbene tranquilla e agreste, la strada che fiancheggiava il fiume era un’importante via di comunicazione tra due società sfarzose e potenti. Per tutta l’estate le diligenze passavano davanti al mulino arrancando verso l’alto o tuffandosi di gran carriera verso il basso…

Altri Microgrammi su tuttatoscanalibri:

Shirley Jackson “Pomeriggio d’estate”

Giovanni Mariotti “Piccoli addii”

Georges Simenon “Un delitto in Gabon”

 

Daniele Mencarelli “Tutto chiede salvezza” presentazione

Vincitore dello Strega Giovani di quest’anno, Mencarelli racconta sette giorni, tanti quanti previsti dal Tso, il Trattamento sanitario obbligatorio, all’interno di una piccola struttura psichiatrica con altri pazienti: c’è Madonnina che non parla ma si rivolge ogni tanto alla Madonna in una invocazione da lui inventata, Giorgio che nonostante la mole non riesce a superare il trauma dell’abbandono, Mario rabbioso, Alessandro catatonico e Gianluca che parla di sé al femminile. Manie, malattie, dolore. La settimana reca una data precisa dal 14 al 20 giugno 1994, la settimana dei Mondiali, che il protagonista sarà costretto a saltare, obbligato al soggiorno presso la struttura per un atto di ferocia in cui drogato aggredirà il padre. Scritto in prima persona percorre attraverso Daniele le sofferenze proprie e degli altri ricoverati: sensazioni, percezioni, rapporti umani di un microcosmo che chiede “salvezza” per uscire dal buio fitto, senza cedere, alla ricerca di un senso e di sé, tra nuove fratellanze e sostegni. Un linguaggio vicino al parlato, uno rigoroso, descrittivo e asciutto, l’altro lirico si alternano in un quadro d’insieme che sa dare forza e immediatezza al raccontato.

S.P.

Leggi anche la recensione su Spazio libero di lettura

Elizabeth Jane Howard “Gli anni della leggerezza. La Saga dei Cazalet 1” recensione di Letizia Tripodi

Le opinioni dei lettori

Ritorno a valori e abitudini del passato, attesa, speranza, nostalgia per un periodo storico lontano e per molti mai vissuto. Gli anni della leggerezza di Elizabeth Jane Howard è tutto questo.
Si tratta del primo volume della “Saga dei Cazalet”, che si è sviluppata nel corso di una ventina di anni e su cinque romanzi, facendoci entrare nelle vite dei protagonisti e accompagnandoci passo passo nelle loro vicende, dalle più banali e quotidiane alle più serie ed importanti.
Il tutto inizia nell’estate del 1937, in un mondo che con fatica sta ancora cercando di ripartire dopo il primo conflitto mondiale, senza sapere che di lì a poco un altro ne inizierà, portando di nuovo distruzione, dolore e scompiglio. La famiglia dei Cazalet è una tipica famiglia benestante di quest’epoca, i cui membri scandiscono le proprie giornate secondo i rituali della morale vittoriana.
La Howard ci farà conoscere tutti i componenti di questa estesa famiglia; non solo i due capostipiti con i loro figli, mogli e nipoti, ma nemmeno la servitù passerà inosservata, tanto che impareremo a conoscere la ormai anziana Mrs. Cripps, cuoca presso la dimora di campagna da tanto tempo, apparentemente severa e distaccata, ma nel profondo molto legata a tutti i Cazalet, o le bambinaie che si prendono cura dei piccoli, le cameriere e tutta una miriade di personaggi minori; affezionarsi alle loro storie e battaglie sarà inevitabile; cercheremo quello “giusto” in cui riconoscerci e immedesimarci per poterci sentire ancora di più parte di questo mondo antico, magari sceglieremo chi ci assomiglia maggiormente o, al contrario, saremo affascinati da chi è il più diverso possibile da noi per partecipare, almeno nelle pagine che si susseguono, a una nuova esperienza di vita. Percepiremo in prima persona tutto ciò che succede loro e ci faranno sorridere, commuovere e arrabbiare, vorremmo poter intervenire per dire la nostra o per consolare chi sta soffrendo.
Le vite dei Cazalet cambieranno in molti modi diversi e quella leggerezza citata nel titolo e presente fino a quel momento, inizierà a sparire per essere sostituita da tormenti e angosce.