Un libro per l’estate? Il romanzo storico

Le recensioni su tuttatoscanalibri

Viola Ardone “Il treno dei bambini”

Stefania Auci “I leoni di Sicilia”

Stefania Auci “L’inverno dei leoni”

Alessandro Cosi “L’oro di Tolosa”

 Maria Attanasio “La ragazza di Marsiglia”

Brevi note di Salvina Pizzuoli a “La ragazza di Marsiglia”

Enrico Deaglio “La zia Irene e l’anarchico Tresca”

Ken Follett “I pilastri della terra”

E.B. Lytton “Gli ultimi giorni di Pompei”

Alessandro Manzoni “I promessi sposi”

Melania Mazzucco “L’architettatrice”

Elsa Morante “La Storia”

Boris Pasternak “Il dottor Zivago”

Manuela Piemonte “Le amazzoni”

Lanfranco Caminiti “Senza”, presentazione

Raccontare il dolore, raccontare l’assenza della persona amata. Non è facile senza cadere nell’ enfasi, ma raccontando con verità e delicatezza, quella derivata dal pudore che nasce dal sentimento. I ricordi si alternano alle terribili fasi del presente, i ricordi per rivivere momenti di quotidianità e solo dentro i quali chi non c’è più ritorna con tutta la vividezza del reale. Chi non c’è più fisicamente c’è sempre nella forza della memoria che come una prigione dorata sa mantenere in vita chi abbiamo amato.

Paura di perdere i ricordi? Cosa può spingere chi affronta il dolore a scriverne?

Non è facile raccontarlo ma dà sicuramente senso all’esistenza di chi è sopravvissuto. Un diario, quello di Caminiti, una pagina dedicata per accettare l’assenza, per colmare quel vuoto incolmabile?

“Si può scrivere del dolore in molti modi ma solo uno richiede, oltre al talento, anche coraggio: quello che non mira a descrivere per esorcizzare o a condividere per superare, ma piuttosto a scavare nella sofferenza fino a raggiungerne il nucleo incandescente per poi attraversarlo. Col rischio di bruciare e la certezza di uscirne comunque ustionati. (da Andrea Colombo, nella pagina Cultura del Manifesto on line.)

Da Minimum Fax

«L’avrebbero vestita le sue nipoti. Io diedi loro l’abito che aveva comprato da poco e una camicia di percalle. L’abito era rosa antico e smanicato. E Paola non girava mai a braccia nude, le sembrava poco elegante».
Comincia così questo romanzo, con poche misurate parole che segnano l’ingresso di un uomo nel tempo che segue alla scomparsa della persona amata. E il tempo che segue è un elenco di luoghi, oggetti, libri, episodi. […]
Una lettera postuma, ma anche un’agenda del vuoto, lo stupore dei posti che sopravvivono, l’insofferenza per l’egoismo che si annida persino nel dolore. E, infine, un apprendistato della solitudine, in un mondo improvvisamente desertificato, dove tuttavia, attraverso la scrittura, l’amore sopravvive anche nell’assenza.

Arnaldur Indriðason “I figli della polvere” presentazione

Ha inizio con “I figli della polvere” (1997) la serie di 14 romanzi di cui è protagonista l’ispettore di polizia di Reykjavík Erlendur Sveinsson, pubblicato ora per la prima volta in Italia, nella traduzione di Alessandro Storti per Guanda.

Si apre con il suicidio di Daniel che, con accanto il fratello Palmi seduto con lui sul davanzale di una finestra al quinto piano dell’ospedale psichiatrico in cui è ricoverato da anni, si lancia nel vuoto. Segue l’omicidio di un anziano insegnante che trova la morte nella propria casa cui è stato appiccato un incendio.

Toccherà ad Erlendur e alla sua squadra investigare sui due casi, apparentemente estranei l’uno all’altro: che fine hanno fatto gli alunni della classe degli “ultimi” creata apposta negli anni ‘60 per raccogliere i più agitati e i meno promettenti?

“Personaggi avvincenti, suspense, dilemmi morali e ricerca della giustizia: in questo primo thriller della serie troviamo tutti gli elementi che hanno portato Arnaldur Indriðason al successo internazionale e facciamo conoscenza con il tormentato e geniale Erlendur, cupo e mutevole come il cielo islandese.” (da Guanda Libri)

Brevi note biografiche

Arnaldur Indriðason è nato nel 1961 a Reykjavík, dove ha sempre vissuto. Si è dedicato alla scrittura, sia di romanzi sia di sceneggiature, dopo aver lavorato come giornalista e critico cinematografico per la maggior testata islandese, il Morgunblaðið. Tradotto in quaranta lingue, nel corso della sua ventennale carriera di scrittore ha vinto numerosi premi, fra cui due Glasnyckeln e un Gold Dagger. Guanda ha pubblicato tutti i suoi romanzi( da Guanda Autori)

Lorenza Gentile “Le piccole libertà” recensione di Salvina Pizzuoli

Prende spunto da un’esperienza realmente vissuta dall’autrice nel 2011 nella libreria che fa da fulcro a tutta la narrazione: Shakespeare and Company. Il suo soggiorno, l’incontro come ultima tumbleweeds con George Whitman e Sylvia Whitman, come si legge nelle pagine dedicate ai ringraziamenti, non vuole però essere un testo autobiografico ma il lascito di un’esperienza “fondamentale” dalla quale è nato questo lavoro.

Parigi, una libreria storica, un appuntamento con zia Viv che non vede da sedici anni: il viaggio di Oliva, e non è un refuso ma proprio il nome della protagonista, è confezionato da zia Viv, ma lei non c’è. E incontri, e vite e sogni e libri. Il viaggio di Oliva è un’occasione per guardare la vita da un’altra angolazione, per scegliere e non rinunciare, in nome dell’essere accettati e ben aderenti alle aspettative del mondo di fuori, degli affetti importanti per non tradirli, anche tradendoci. Un viaggio non scelto, non deciso, durante il quale la protagonista sceglie di prendersi poche piccole libertà che, come diceva zia Viv “ci cambiano per sempre, per diventare padroni del proprio avvenire. Perché tante piccole libertà ne fanno una grande” E Oliva lascia tutto: il lavoro cui tiene nella speranza che si consolidi, l’apprezzamento dei suoi e la realizzazione delle loro aspettative nei suoi confronti, il futuro sposo e la bella casa che li attende, la dieta che non riesce mai a portare a termine neanche con l’aiuto delle sedute con la dottoressa Manubrio. Pochi giorni, una bugia e tante piccole libertà.

Giorni da favola in cui sperimenta anche se stessa e il proprio futuro sullo sfondo della vita in libreria e degli incontri con altri tumbleweeds, i rotolacampi, il nome che Whitman aveva dato ai suoi “inquilini” . E poi il risveglio, inatteso: la verità chiarissima e amara rivelata da Viv. Ma nonostante tutto le piccole libertà l’hanno davvero cambiata. Una lettura in leggerezza, con qualche forzatura narrativa, una favola che come tutte le favole ha un suo messaggio, non uno definito, ma quello che ciascun lettore troverà tra le righe, come sempre accade con la lettura di una trance de vie.

Lorenza Gentile (Milano, 1988) è cresciuta tra Firenze e Milano, è laureata in Arti dello Spettacolo alla Goldsmiths University di Londra e ha frequentato la scuola internazionale di Arti Drammatiche Jacques Lecoq di Parigi. Nel 2011 ha vissuto e lavorato nella celebre libreria parigina Shakespeare and Company, e da quell’esperienza è nata l’ispirazione per questo romanzo.
Ha pubblicato Teo (Einaudi Stile Libero, 2014; premio Edoardo Kihlgren, premio Seminara – Rhegium Julii e premio dei Giovani critici della Literaturhaus di Vienna), tradotto in Germania, Spagna e Corea, e La felicità è una storia semplice (Einaudi Stile Libero, 2017).(da Feltrinelli Editore, Autori)

Chi volesse saperne di più sulla libreria parigina:

Un articolo dedicato

e anche un libro

Sylvia Beach “Shakespeare and Company”

Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di luglio 2021

Alessia Gazzola e la nuova trilogia con Costanza Macallè

Bérengère Cournut “Di pietra e d’osso”

Jorge Luis Borges “L’Aleph”

Elisabetta Rasy “Le indiscrete. Storie di cinque donne che hanno cambiato l’immagine del mondo”

Juan Gomez-Jurado “Regina Rossa”

Valérie Perrin “Tre”

Simona Baldelli Alfonzina e la strada”

Giovanni Giudici “La vita in versi”

Alessia Gazzola “Un tè a Chaverton Hause”

Bendetta Gargano “L’invenzione della felicità”

Voglia di leggere?

Sabato 31 luglio un classico della letteratura italiana, un ebook da scaricare gratis direttamente da Amazon

a questo link

Racconti classici italiani: Arrogo Boito “Il pugno chiuso”

ll racconto fu pubblicato nel 1870 in cinque puntate sul “Corriere di Milano” di Emilio Treves, poi divenuto il “Corriere della sera”.La vicenda è ambientata in Polonia, paese che l’autore conosceva direttamente, e si muove attorno alla rievocazione del culto della Madonna di Czestochowa con una accurata descrizione del paesaggio etnico e geografico, svolgendosi sul filo della contrapposizione fra la cultura scientifica e razionale del protagonista e la sua disponibilità a credere ad una spiegazione magico–soprannaturale di certi fenomeni paranormali. “È forse la più perfetta novella fantastica – scrive Remo Ceserani – prodotta in Italia nel secondo Ottocento, vicino ai modelli europei di Jacques Cazotte, Theodor Hoffmann, Jan Potocki, Honorè de Balzac, Theophile Gautier, Emile Erckmann e Alexandre Chatrian”.

fanno parte della Collana i volumi che trovate pubblicizzati su tuttatoscanalibri.com a questo link ad un piccolo prezzo:

Presentiamo ai nostri lettori una collana in fieri di racconti di autori italiani corredata da prefazione e note:

i primi cinque volumetti:

  • Arrigo Boito “L’alfier nero”
  • Arrigo Boito “Il pugno chiuso” In omaggio sabato 31 luglio 2021
  • Luigi Capuana “Novelle”
  • Grazia Deledda “La regina delle tenebre”
  • Giovanni Verga “Le storie del castello di Trezza”

Due presentazioni in breve:

Manlio Graziano “Mondo birbetta! Cronache italiane del ventesimo secolo” Nuova Argos Editore

Annalena MacAfee “Belladonna”, Einaudi

Un omaggio ai nonni, ovvero alla memoria del passato impressa nelle vite di chi ci ha preceduto. Nello specifico si tratta di nonna Anna, la nonna di Manlio Graziano, docente ed editorialista, specialista in geopolitica

. Nel titolo l’imprecazione di nonna Anna che ne aveva ben d’onde: nata nel 1899 a San Prospero, frazione di Novacchio, comune di Càscina, provincia di Pisa, vive due guerre mondiali, il passaggio dalle dittature al mondo nuovo democratico. Il titolo completo infatti riporta dopo “Mondo birbetta!” ,“ Cronache italiane del secolo ventesimo”.

Un memoir dunque, ma anche cronaca familiare, pagine autobiografiche, in nome di quella memoria che sbiadisce e che non si vuole vada perduta.

Eve Laing è la protagonista di questo terzo romanzo della McAfee. Una sessantenne che ripercorre in una notte d’inverno a Londra i luoghi e le memorie di una vita, sia privata che professionale.

Ma chi è Eve?

Un’artista, ricordata però solo come musa di un pittore, uno famoso. Eppure lei ha qualcosa da dire, artisticamente parlando, che non ha ancora potuto esprimere a pieno nella sua vita: ora vuole esprimersi in un’opera grandiosa per affermare se stessa spesso sacrificata ai compiti familiari, alle rivalità di chi le era stato compagno di studio. E nel finale una pianta velenosa che l’ha portata fino a lì.

Annalena McAfee è nata a Londra e ha frequentato la University of Essex. Ha lavorato nel mondo del giornalismo per più di tre decenni; è stata direttrice della sezione Arte e Letteratura del «Financial Times» e ha fondato la «Guardian Review», che ha diretto per sei anni. Presso Einaudi ha pubblicato L’esclusiva (2012), Ritorno a Fascaray (2019) e Belladonna (2021).(da Autori Einaudi)

Giulio Busi “Indovinare il mondo. Le cento porte del destino” presentazione

Per dirla con Busi:

È un viaggio tra mito, narrazione e quotidianità, tessuto con ricordi di amici, confessioni di scrittori, visioni, collage emotivi. Sono “sedute” divinatorie vere e proprie, o semplici presentimenti, che infilo secondo la casualità delle letture e del capriccio degli eventi. E della mia curiosità

Il futuro, conoscerlo o venirne a contatto quasi casualmente, chi non ha mai avuto la sensazione di aver squarciato il velo, di aver dischiuso una delle cento porte?

Va da sé – continua l’autore – che l’argomento è scivoloso, tortuoso, infido. Di ciarlatani è pieno il mondo […] Ma quella sola profezia che si avvera può svelarci una dimensione insondata dell’animo umano?

Tra mito e tragedia, “ma anche personaggi della storia recente o del nostro quotidiano, saranno i nostri compagni di viaggio, protagonisti enigmatici di vere e proprie sedute divinatorie, di misteriosi incontri con l’inesplicabile” si legge nella breve presentazione sulla pagina de Il Mulino.

La copertina simboleggia con la serratura su un cielo stellato questo viaggio avventuroso nelle storie che indagano il breve contatto nel divinare il futuro, da sempre desiderio dell’uomo.

e anche

Brevi note biografiche

Giulio Busi esperto di mistica ebraica e di storia rinascimentale, insegna Giudaistica alla Freie Universität di Berlino. Tra i suoi volumi: «Qabbalah visiva» (2005), «Giovanni Pico della Mirandola. Mito, magia, qabbalah» (con R. Ebgi, 2014) e «Città di luce» (2019), editi da Einaudi; «Lorenzo De’ Medici» (2016), «Michelangelo» (2017), «Marco Polo» (2018), «Cristoforo Colombo» (2020), editi da Mondadori. Collabora da molti anni alle pagine culturali del «Sole 24 Ore ( da Il Mulino)

Anaïs Nin “Spreco di eternità e altri racconti” presentazione

È la raccolta di sedici testi inediti di Anaïs Nin (nata a Neuilly-sur-Seine nel 1903 da genitori cubani e morta Los Angeles nel 1977), pubblicati per la prima volta in Italia dalla casa editrice La Tartaruga che privilegia per le sue stampe la letteratura femminista e i testi inediti. Mai editati erano stati proposti dalla stessa autrice a varie riviste ed editori newyorchesi ma furono rifiutati, finendo poi nella biblioteca di un’università americana.

Nin aveva circa ventisei anni quando li scrisse e viveva in Francia; Spreco di eternità e altri racconti raccoglie alcuni pezzi scritti tra il 1929 e il 1931, quando aveva già iniziato a scrivere i suoi Diari. Sono storie con dettagli dell’infanzia e della vita a Parigi, di incontri con artisti, scrittori ma anche sconosciuti, un mondo notturno fatto di caffè, teatri, parlano di donne del loro lavoro e dei loro desideri. Scritti giovanili, per questo motivo, Anaïs Nin nel 1977, poco prima di morire, convinta da un amico a pubblicare i racconti della sua giovinezza, spiega nell’introduzione al volume, editato dalla Magic Circle Press di Valerie Harm che quel libro “è un libro solo per gli amici.”, mettendo in evidenza la consapevolezza di una scrittura immatura ma probabilmente apprezzabile per altri autori, per chi avesse voluto conoscerla nel suo percorso di autrice.

“Sperimentali e profondamente introspettive, queste storie delineano un tema centrale della scrittura di Nin: il contrasto tra l’io pubblico e quello privato. Nella maestria di questi racconti vengono offerti ai lettori un arguto umorismo, uno spirito ironico, dialoghi coinvolgenti ma anche una prosa estatica, e qualche finale a sorpresa. Dal principio alla fine risplende la personalità di Nin, una meravigliosa combinazione di sentimento e razionalità, di vulnerabilità e forza: forse lei, più di ogni altro interprete del Novecento, ha saputo padroneggiare questo gioco di equilibri, elaborandolo alla sua maniera e curando sempre di sfidare, con la sua scrittura tagliente ed enigmatica, la società e le convenzioni del tempo, nella vita come nella letteratura”. (Da Libro Co. Italia)

Note biografiche su mangialibri

Pia Rimini una scrittrice riscoperta


Pia Rimini, scrittrice triestina nata l’8 gennaio del 1900, fu riscoperta quattro anni fa dall’editore Antonio Tombolini che ne rieditò il romanzo d’esordio “Il giunco” in ebook. Oggi anche la Casa Editrice e Rivista Letteraria, la romana Readerforblind, ripropone, all’interno della sua linea editoriale dedicata ad autori dimenticati, la raccolta di diciotto racconti della Rimini “L’amore muto” con la prefazione di Giulia Caminito.
La riscoperta, sulle pagine del Venerdì e su Robinson (La Repubblica, rispettivamente il 9 e il 10 luglio 2021), è quella di un’autrice degli anni ’20 – ’30, anticonformista e dalla vita tragica e breve, i cui scritti, che parlano alle donne, suonano ancora attuali.
Vita tragica e breve, vissuta controcorrente: quando a diciotto anni scopre di aspettare un figlio, lei non sposata, decide di portare avanti la gravidanza, fino alla nascita di un bambino nato morto. Figlia di genitori ebrei, la madre si era però convertita al cattolicesimo e l’aveva battezzata, fu nel 1944, a causa del suo cognome e di una “soffiata”, fatta salire su un treno per Auschwitz, viaggio da cui non farà più ritorno.
Nella recensione Nadia Terranova ce la presenta, con la potenza della sua scrittura, oggi più moderna di ieri, le cui storie raccontano molestie e piccoli abusi, dislivelli di potere, storie di uomini che sanno manipolare le donne e di donne che, nonostante tutto, credono nell’amore.
Ma non solo, la sua prosa è anche densa di ironia, come ne “Il funerale di un benefattore” che, come sottolinea ancora la Terranova, “è un brillante gioiello di satira umana e sociale”.