Concetta D’Angeli “Le rovinose” Il ramo e la foglia Edizioni

COLLANA Romanzi
PAGINE 272
PREZZO € 17,00
Il ramo e la foglia Edizioni

Una lettera imprevista e inaspettata riporta Silvana, ormai adulta, alla giovinezza, alla turbolenta amicizia con Clara durante gli studi universitari e al tempo in cui vivevano in «un mondo tenebroso dentro e fuori di noi, dominato da passioni che non sapevamo decifrare e c’incalzavano». Muovendosi sul franoso terreno dei ricordi il romanzo ripercorre il passato delle due ragazze le cui vite hanno preso strade divergenti, intessendo con sapiente regia coloriti dialoghi, profonde riflessioni, brani di epistole ed eventi storici.
Le rovinose evoca la brutalità che colpì l’Italia durante gli anni di piombo, raccontando la storia di due amiche tra loro molto diverse per ideali, sogni e passioni. Aneliti autodistruttivi da un lato e necessità di emanciparsi dall’altro fanno da specchio a un paese in lotta con sé stesso, diviso e lacerato.
Armata di cinepresa, Concetta D’Angeli si accosta ai suoi personaggi con una scrittura curata e plastica capace di accendersi dell’ironica cadenza toscana o, all’occorrenza, di farsi distaccata e riflessiva. Lo stile duttile e al contempo delicato conferisce alla narrazione vivacità e veridicità, dando vita a un libro che è un’acuta e dolorosa incursione nei meandri della violenza e di come questa possa originare dagli stereotipi, in particolare da quelli di genere.

«Come successe che dalle rivendicazioni di partenza, sacrosante, generose, eravamo forse i migliori della
nostra generazione, come successe che prevalse la violenza? Perché fu quello, sai, l’intoppo che fece saltare
tutto. […] Successe, a un certo punto, e ancora non me ne capacito, che il terrore si trasformò in passione,
si sganciò dai suoi obiettivi, diventò fine a se stesso.»

CONCETTA D’ANGELI è nata a Cittaducale (Rieti) nel 1949, vive a Pisa dove ha insegnato Letteratura Italiana Contemporanea e Drammaturgia teatrale. Studiosa di Morante, di Calvino, di Pasolini, di Blixen, di Weil, ha scritto numerosi articoli su riviste letterarie italiane e straniere, e ha pubblicato i volumi: Il comico. Contro la morale, la ragione, la morte, Il Mulino 1999 (con Guido Paduano); Leggere Elsa Morante, Carocci 2003; Forme della drammaturgia, UTET 2004. Nel 2016 ha vinto il premio del concorso letterario “Edizione straordinaria”, della casa editrice Pacini di Pisa, con il romanzo inedito Tempo fermo.

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Sabato 24 luglio tuttatoscanalibri offre ai suoi lettori un ebook gratis da scaricare direttamente da Amazon:

Tommaso Ferrini “Dialoghi: più o meno probabili”

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Tre dialoghi, una carrellata d’idee che procede per sottrazione, togliendo, semplificando, in un percorso a stadi che, partito dalla verbosità dell’intelletto, prosegue con la fredda chiarezza del creatore-intermediario, il demiurgo, portando poi al fastidioso stridio che si prova dinnanzi alla divina semplicità che sta dietro le impalcature, alla constatazione ultima che in fondo tutto è molto meno contorto di quanto non crediamo. Costantemente attanagliati da domande e mai totalmente paghi delle risposte, non ci rimane che fare del nostro meglio per trovare un pacifico equilibrio tra la naturale tendenza all’indagine e l’accettazione del fatto che finché saremo da questa parte mai arriveremo a un punto che possa ritenersi fermo. Ciò che verrà dopo in ogni caso ci stupirà, ma nel frattempo conviene non angustiarsi eccessivamente al pensiero e godere lo spettacolo di questo viaggio al limite del credibile che è la vita.

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Tre presentazioni in breve:

Emily Itami “Ballata malinconica di una vita perfetta”

Tsumura Kikuko “Un lavoro perfetto”

Hiroko Oymada “La fabbrica”

Tre romanzi di autori giapponesi ambientati in Giappone che guardano al mondo del lavoro nipponico e alla condizione femminile con sguardo più ironico o sottolineandone la drammaticità e l’insensatezza: una risposta comunque meno rigida e meno aderente alle regole di obbedienza e impegno totale e all’accettazione delle stesse. Lo stress da lavoro, con le morti e i suicidi che lo contrassegnano, o la stessa diffusione dei locali in cui gli animali sono presenti per momenti di relax, evidenziano la ricerca di un rapporto diverso e la volontà, almeno sulla carta, di osservare un asservimento ai dettami da un punto di vista diverso.

Emily Itami “Ballata malinconica di una vita perfetta”

Mizuki, la protagonista, come l’autrice è vissuta per un certo periodo all’estero, negli Stati Uniti, e da quell’esperienza ha derivato una visione diversa dei propri compiti e impegni. Sposata con un uomo in carriera vive a Tokyo una vita apparentemente perfetta che non la soddisfa però pienamente: il marito lavora tanto e viene assorbito completamente da ritmi e regole che lo rendono distratto; dall’altra lei ha rinunciato al suo sogno giovanile di fare la cantante ed ora è madre con le incombenze legate al compito. Fino a quando incontra Kiyoshi, un ristoratore di successo…

Ne scaturisce un quadro della condizione della donna e dello stile di vita nel Giappone di oggi

Emily Itami è cresciuta a Tokyo prima di trasferirsi a Londra, dove ora vive con la sua famiglia. È una giornalista freelance e una scrittrice di viaggi. Ballata malinconica di una vita perfetta è il suo primo romanzo. (dalla pagina Autori di Mondadori)

Tsumura Kikuko “Un lavoro perfetto”

Esiste il lavoro perfetto per ciascuno di noi? La signora Masakado, consulente del lavoro, pensa di essere in grado di trovare a ciascuno in base alle proprie richieste, ma la protagonista senza nome di questa storia, se non alla fine, quando si presenta pone requisiti ben precisi: vittima di un esaurimento nervoso da lavoro ora cerca un’attività “semplice” che non la coinvolga, che salvaguardi la sua mente, che non le crei alcuna pressione. Dopo ben cinque esperienze in attività che appaiono rispondere ai requisiti la protagonista scoprirà che il lavoro perfetto appunto non esiste, neanche quello in totale solitudine di custode di un capanno nel bosco. Non manca il finale a sorpresa.

Tsumura Kikuko, talento emergente nel panorama letterario giapponese, ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra i quali i prestigiosi premi letterari Akutagawa e Noma, oltre al PEN/Robert J. Dau per un suo racconto pubblicato su Granta. (da Marsilio Editore)

Hiroko Oymada “La fabbrica

Tre i protagonisti in questo romanzo d’esordio, che prende spunto dalla personale esperienza dell’autrice che ha lavorato come precaria per la filiale di una casa automobilistica, le cui storie si alternano e s’intrecciano in un’atmosfera inquietante e drammatica: una città- fabbrica con reparti sconfinati e una navetta per raggiungerli, un grigio imperante e animali ovunque.

Nata a Hiroshima nel 1983, Hiroko Oyamada ha vinto il premio Shincho for New Writers con La fabbrica, ispirato alla sua esperienza di lavoro come precaria per la filiale di una casa automobilistica. Il suo secondo romanzo, The Hole, ha vinto il premio Akutagawa.( da Neri Pozza Editore)

E anche la recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

Giovanni Giudici “La vita in versi” Scalpendi Editore

Giovanni Giudici, La vita in versi

La vita in versi: Il volume riprende l’intero “corpus” poetico di Giudici, costituito dalle dodici raccolte da lui pubblicate, e arricchito dalla riproduzione in appendice alle sue prime “plaquettes”, nonché da una cospicua sezione di poesie inedite.(da unilibro)

PER L’ ALTO MARE APERTO collana diretta da Edoardo Esposito
Classici e moderni, prosa e poesia, italiani e stranieri. Si potrà trovare questo e quello nel “mare aperto” che contiamo di attraversare e che non si porrà problemi di tempi e di generi, cercando solo di seguire il vento di una “buona letteratura” e di rinnovare la tradizione delle collane “universali” coltivando sia il gusto per la memoria
sia la curiosità per il presente.

Dopo le prime plaquettes poetiche (L’educazione cattolica in particolare, 1963), è con questo libro che si afferma l’originalità della poesia di Giudici e del personaggio che, sostituendosi al tradizionale io poetico, animerà molti dei suoi versi con la miscela agrodolce dei suoi affetti e dei suoi risentimenti, delle sue convinzioni e delle sue ansie. È un personaggio che ha fatto pensare in prima istanza a Charlot, ma che, della vita che mette in scena, finisce per rappresentare assai più gli aspetti tragici che quelli comici, rivelando l’amarezza del suo ruolo di forzato attore.

Lo sfondo è quello del dopoguerra e della società del benessere in particolare; la dimensione è, più o meno velatamente, quella autobiografica che darà voce fin nelle ultime raccolte ai momenti più lirici della poesia di Giudici. Pianamente, ma con sofferta e tagliente lucidità, si racconta nella forma del verso la quotidianità di un’esistenza che, nel suo svolgersi tra casa e ufficio, tra doveri da assolvere e desideri inappagati, non rinuncia però alla propria dignità e fa, del suo riflettere sul mondo e del proprio muoversi nel mondo, confessione impietosa, cogliendo con il registro dell’ironia gli aspetti farseschi del vivere.

Sapiente, in questa rappresentazione, la capacità di coniugare le scorie della realtà, relegate di solito all’ambito prosastico del discorso, con l’uso di uno strofismo musicalmente caratterizzato e in particolare della rima. Due modi di segno quasi opposto e perciò ancora più significativi nel loro abbinamento; nella scena alterata e sconvolta dagli esperimenti della neoavanguardia degli anni sessanta, Giudici faceva emergere la dimensione problematica dell’esistenza senza rinunciare alla comunicazione, e riportando la poesia a quella leggibilità con cui non ha mai cessato di dare emozioni.

Giovanni Giudici (1924-2011), nato a Le Grazie (SP), è vissuto a Roma, Ivrea, Torino, Milano, esercitando la professione di giornalista e di copywriter. Dopo le prime plaquettes e dopo il volume La vita in versi (1965) si è affermato come uno dei più vivi poeti del secondo Novecento con i volumi di Autobiologia (1969), O beatrice (1972), Il male dei creditori (1977), Il ristorante dei morti (1981), Lume dei tuoi misteri (1984), Salutz (1986), Fortezza (1990), Quanto spera di campare Giovanni (1993), Empie stelle (1996), Eresia della sera (1999).

Pagine 156, prezzo 14,50.

Intenso anche il suo impegno di traduttore (si veda in questa collana l’Eugenio Onieghin di Puškin), in parte consegnato all’autoantologia Addio, proibito piangere (1982); e gli scritti di riflessione critica (La letteratura verso Hiroshima, 1976; La dama non cercata, 1985; Per forza e per amore, 1996).

Andrea Molesini “Il rogo della Repubblica”

In questo nuovo romanzo di Andrea Molesini, autore nel 2011 di Non tutti i bastardi sono di Vienna, vincitore del Premio Campiello e tradotto in varie lingue., lo scrittore prende le mosse da un fatto realmente accaduto il 6 luglio del 1480: tre ebrei di Portobuffolè, piccolo paese del trevigiano, vengono bruciati vivi in piazza San Marco perché giudicati colpevoli dal Senato della Repubblica di Venezia con l’accusa di infanticidio rituale dopo la scomparsa di un bambino e di averlo ucciso .per impastare col suo sangue le focaccine pasquali. Tra storia e invenzione, il nuovo romanzo ha per protagonista Boris da Candia un avventuriero al soldo dell’esercito ombra della Serenissima, ma anche un colto umanista che sa rivedere il proprio passato alla luce dell’incontro e del dialogo con Servadio, uno dei tre accusati; l’archisinagogo riesce a far vacillare le convinzioni dell miscredente avventuriero Boris, generando in lui una impellente e nuova sete di giustizia

dal Catalogo Sellerio Editore

La scrittura musicale di Andrea Molesini scolpisce con maestria l’amara intensità emotiva della vicenda. Boris è un personaggio che scopre di essere, a dispetto del proprio passato, la porta che mette in comunicazione due mondi, la commedia e la tragedia, che si intrecciano e fondono nel sempiterno spettacolo dell’azione, dove da sempre il male pubblico giunge alla casa di ognuno.

E anche

Brevi note biografiche

Andrea Molesini ha pubblicato con questa casa editrice: Non tutti i bastardi sono di Vienna, che nel 2011 ha vinto, tra gli altri, il Premio Campiello e il Premio Comisso, tradotto in inglese, francese, tedesco, spagnolo e molte altre lingue, La primavera del lupo (2013), Presagio (2014), Dove un’ombra sconsolata mi cerca (2019) e Il rogo della Repubblica (2021).

I primi 10 nelle classifiche: La Lettura e tuttolibri dal 29 giugno al 4 luglio

Juan Gómez-Jurado “Regina Rossa” presentazione

Anche in Italia per Fazi il primo volume della trilogia di Gomez Jurado, autore e giornalista spagnolo, dal titolo Regina Rossa; i prossimi due Lupa nera e Re bianco. Il romanzo uscito per la prima volta nel 2018 ha riscosso un notevole successo di pubblico insieme ai due successivi ed è ora tradotto in molti paesi.

La Regina Rossa è un progetto internazionale di sicurezza che, per dare la caccia ai criminali di alto profilo, ricerca e forma segugi eccezionali per stare al passo con i più raffinati criminali e sgominarli: una detective eccezionale si chiama Antonia Scott, mente geniale e lato umano fragile dovuto alle tante esperienze drammatiche che hanno caratterizzato il suo impegno sul campo. Accanto a lei l’ispettore omosessuale Jon Gutiérrez che saprà affiancarla e spronarla alla ripresa del lavoro investigativo così come voluto da Mentor il capo dell’Unità spagnola, unità operative in cui è articolata e organizzata Regina Rossa.

Il nuovo caso si presenta con il ritrovamento del corpo di un ragazzino, figlio della presidente di una delle maggiori banche europee, sistemato su un divano con accanto un calice pieno di sangue cui segue il rapimento di una giovane ereditiera.

Dal Catalogo Fazi Editore

[…]Preparatevi a conoscere Antonia Scott, la nuova regina del thriller spagnolo.

Antonia Scott è speciale. Molto speciale. Non è una poliziotta né una criminologa. Non ha mai impugnato un’arma né portato un distintivo. Eppure ha risolto dozzine di casi. Ma è da tempo che non esce dalla sua soffitta a Lavapiés. Dotata di un’intelligenza straordinaria, è stanca di vivere: ciò che ha perso contava molto più di ciò che l’aspetta là fuori.

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Un viaggio per capire e per ritrovarsi. Il Viaggiastorie in “leggerezza” ci condurrà in mondi fantastici ed emozioni

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Salvina Pizzuoli Il Viaggiastorie

Un viaggio per capire e per ritrovarsi. Il Viaggiastorie in “leggerezza” ci trasporterà in mondi fantastici e dentro le emozioni

La copertine e i disegni che illustrano il volume sono di Elena Salucco

L’indice:

Il racconto del Viaggiastorie

Nel distretto di Abbeh
Storie di colla
La foglia
La figlia e la foglia
Chi è stato a incollare?
Storie scollate
Nel distretto di Scol-am
Lo scollo provocatore e il mistero della testa scollata
Lo scollo discreto e senza scollo, collo lungo e collo corto
Parole incollate e parole scollate:
Mani di colla e colli di colla
La colla seccata
Chi è seccato non s’incolla
Nel distretto di Monad:
Tante uniche case, tante uniche botteghe
La bottega dove nascono i Monadesi
Io parlo loro no, ma qualcuno mi segue
Parole incollate: Guardare
Parole scollate: Emozioni
Io e le emozioni
Io e l’innamoramento
Storie di città
Culdesac
Pozland
Set
Colori
Vaiuz
Piram
Asex e Bisex
Acronos e Bicronos
Storie di un viaggiatore senza tempo
La montagna incantata
In viaggio
Il mio film
La seconda porta
Lettori e personaggi
Fuori

Lewis Carroll “Sylvie e Bruno” presentazione

Ripubblicato da Einaudi e da Bordeaux Edizioni, di fatto è una scoperta: è il terzo romanzo di Lewis Carroll autore più conosciuto per Alice nel paese delle meraviglie.

Sylvie and Bruno, in due volumi, fu pubblicato per la prima volta nel 1889, e il suo secondo volume Sylvie and Bruno Concluded nel 1893. Nelle nuove edizioni i due volumi vengono riuniti. L’edizione Einaudi è curata dalla drammaturga Chiara Lagani, l’edizione Bordeaux ripropone il testo nella traduzione di Franco Cordelli del 1978 quando il romanzo fu tradotto in italiano, ed è corredato dalle illustrazioni originali di Harry Furniss.

Dopo una pausa lunga venticinque anni il volume ricompare quasi contemporaneamente nelle due riedizioni.

Ma perché parlare di scoperta? In effetti il testo non ebbe successo proprio per il suo impianto narrativo: “è una straordinaria macchina narrativa costituita da due storie (pianificate da Carroll come un unico corpo romanzesco). La prima è ambientata nel mondo fantastico di Fairyland, l’altra nel mondo puritano e moralista dell’epoca vittoriana. La loro giustapposizione richiama un’infinita serie di dualismi – natura vs cultura, serietà vs leggerezza, significante vs significato – che permettono ai personaggi di queste pagine di infrangere moralismi e tabù con la potenza di fuoco dell’ironia e del non-sense” ( da Bordeaux Edizioni)

Non-sense e fantastico quindi si alternano con situazioni più serie grazie alla figura del Narratore che sa entrare ed uscire senza problemi dai due piani narrativi passando da uno all’altro . “Nel primo tutto ruota intorno all’affascinante Lady Muriel, amata da un giovane intellettuale ma fidanzata a un militare. Nel secondo si svolgono le vicende di due bambini, Sylvie e il suo fratellino Bruno, in un mondo fantastico. Sylvie e Bruno entrano nel mondo della prima narrazione e poi scompaiono improvvisamente seguiti nel loro dal narratore, che forse li sta solo sognando. Questo va e vieni tra i due mondi crea situazioni di ambiguità, di suggestioni metafisiche (e metanarrative), ma anche di grande comicità” ( da Einaudi Editore)

e anche

Brevi note biografiche

Lewis Carroll, pseudonimo dello scrittore Charles Lutwidge Dodgson, è noto soprattutto per essere l’autore di Alice nel Paese delle meraviglie e del suo “sequel” Attraverso lo specchio e quel che vi trovò. Ordinato diacono assai giovane, fu professore di matematica a Oxford (Euclid and his mod ern rivals, 1879) e appassionato cultore di fotografia, con una particolare predilezione per ritratti di bambini. I suoi romanzi di fantasie fiabesche sono considerati classici della letteratura e del non sense, di recente rivalutati dalla critica di impostazione psicanalitica.( dalla sezione Autori di Bordeaux Edizioni)