Amanti del vino? Da Consigli.it: “Dieci libri per scoprire la bellissima storia del vino”

Da “Consigli.it”

“Dalla storia romana e greca alla commercializzazione attuale: piccole perle per gustare meglio il nettare di Bacco

Il nettare di Bacco è la bevanda più antica al mondo. Musa ispiratrice di grandi artisti e letterati, ma anche momento di gioia e gusto per tutti gli altri. La maggior parte degli studiosi colloca la nascita della viticoltura in un’area compresa tra la Turchia, l’Iran e il Caucaso. Sembrerebbe che il vino sia stato scoperto per caso, in seguito alla fermentazione accidentale di alcuni grappoli d’uva in un recipiente. Tra i primi popoli impegnati nella coltivazione della vite ci sono i Sumeri. Ma anche in Egitto era la bevanda dei faraoni, sacerdoti e alti funzionari. Scopriamo la storia del vino , dalle origini ai giorni nostri, con questi 10 libri. Per gustarlo meglio, per abbinarlo perfettamente”.( dall’articolo di Salvo Cagnazzo)

Alberto Angela, la trilogia dedicata al grande incendio di Roma antica, della serie “La trilogia di Nerone” anche in audiolibro

Alberto Angela dedica una trilogia al grande incendio di Roma del 64 d.C., tristemente famoso e tramandato dagli storici antichi come Tacito che, in ordine di tempo, era stato il più vicino al devastante fuoco che ridusse Roma in cenere e da cui si salvarono solo pochi dei quartieri della città. Era il 18 luglio, nella notte tra il 18 e il 19, quando il fuoco per cause non ancora chiarite prese a divampare. Oggi a distanza di tempo e con i roghi che stanno interessando l’area mediterranea, ancora una volta, dalla Grecia alla Calabria e alla Puglia, non ci stupiamo purtroppo della terribile forza del fuoco. Ai tempi era imperatore quel Nerone che le cronache lontane tramandano tra i più incendiari, artefice egli stesso dell’incendio durato ben nove giorni. Con quali scopi? Quello di fare posto per realizzare propri progetti edilizi, sistema spesso utilizzato. Oggi gli storici moderni scagionano l’imperatore ritenendo che quanto tramandato fu frutto di una maldicenza nata in seno alla parte senatoria più conservatrice per screditarne il ruolo. Antiche maldicenze diventate storia, insegnano che il mondo non è poi così cambiato e che la società romana antica non è tanto dissimile nella sua evoluzione da quanto oggi viviamo in quella attuale. Nel primo volume “L’ultimo giorno di Roma” Angela conduce il lettore attraverso la città mostrandola nella sua fragile strutturazione urbana. La illustrano due dei vigiles che Roma aveva già come corpo stabile per la prevenzione e spegnimento degli incendi che spesso divampavano in una città prevalentemente di legno, con le vie strette, con palazzi affiancati, con botteghe piene di mercanzie ammassate e facilmente infiammabili. Nel secondo volume “L’inferno su Roma” racconta l’avanzata del fuoco e le sue distruzioni. Nel terzo, in uscita a novembre, affronterà l’indomani del disastro e la nuova ricostruzione.

“Con un approccio multidisciplinare, Alberto Angela ha individuato ogni possibile fonte che potesse aiutarlo a spiegare e descrivere questa immensa tragedia. Con questo suo libro ci offre una ricostruzione plausibile e minuziosa, un racconto storico avvincente e davvero straordinario” (da HarperCollins Editore)

“Nerone. La rinascita di Roma e il tramonto di un imperatore”

A questo link un interessante articolo (solo per gli abbonati) su La Repubblica di Alberto Angela sul disastroso incendio

Percival Everett “Telefono” presentazione

“Telefono” , l’ultimo romanzo di Percival Everett, edito in Italia da La nave di Teseo, traduzione di Andrea Silvestri, non è stato solo tra i finalisti del premio Pulitzer 2021, ma è un romanzo che si compone di tre romanzi, stesso titolo quasi stessa copertina, ma con finali diversi e ovviamente altri differenti dettagli.

Sono tre diversi svolgimenti del medesimo impianto narrativo.

Una forzatura, una ribellione, una stravaganza?

Sicuramente un gioco letterario che scardina l’univocità della creazione narrativa seguendo ipotesi possibili di sviluppo da un unico impianto.

Al lettore non resterà che leggerli tutti e tre?

A parte questa decisione tutta appannaggio del lettore, il romanzo affronta il dramma di un padre che scopre la figlia affetta da una malattia grave e dello stesso padre che cerca di affrontare il proprio dramma familiare e affettivo rispondendo, indagando e cercando di venire a capo di uno collettivo.

Ma chi è Zach Wells, il protagonista?

Si dichiara sin dalle prime pagine incapace di essere felice nonostante nulla appaia mancare nella sua vita. è un geologo, in particolare un paleobiologo e docente universitario che contemporaneamente ama dedicarsi alla ricerca, ha una bella moglie e una bella casa, ma ha una sola gioia, vera e appagante, sua figlia Sarah che scoprirà affetta da una malattia inguaribile. E poi quel biglietto trovato nel colletto di una camicia acquistata su ebay: “Ayudame” un grido d’aiuto proveniente da Ciudad Juarez, Messico, dove negli ultimi decenni sono scomparse centinaia di donne.

“ Un romanzo di sentieri che si biforcano, in cui le suggestioni paleontologiche e scacchistiche si fondono alle prove estreme di una famiglia e di un matrimonio, le domande esistenziali di un uomo al mistero delle donne scomparse nella “città del Male”. Finalista al premio Pulitzer 2021, Telefono è un’opera intensa ed emozionante sulla mancanza e la perdita, ma soprattutto sull’opportunità di riscatto che può nascere dalle difficoltà”. ( da La nave di Teseo)

da cui anche

Brevi note biografiche

Percival Everett (1956), autore e professore presso la University of Southern California, ha scritto numerosi libri, tra i quali: Cancellazione (2001), Deserto americano (2004), Ferito (2005), La cura dell’acqua (2007), Non sono Sidney Poitier (2009), Percival Everett di Virgil Russel (2013).
Ha ricevuto lo Hurston/Wright Legacy Award e il PEN Center USA Award for Fiction. Vive a Los Angeles.

Björn Larsson “Nel nome del figlio”presentazione

Un’indagine interiore che come tale determina domande, spesso senza risposte. Difficile indagare i meccanismi profondi che ci conducono, come esseri umani, a scandagliare il mondo di dentro. Percorso difficile e impervio soprattutto quando si vuole fare di questo una narrazione letteraria. Un bisogno quello di rileggere il passato legato presumibilmente all’età che avanza, nei dubbi di domande che non hanno trovato risoluzione, forse perché è stato più semplice dimenticare. E così l’autore inizia questo suo viaggio il cui incipit coincide con una tragedia. È il 27 agosto 1961 a Skinnskatteberg (Svezia) quando una piccola imbarcazione a motore stracarica di sei uomini e due bambini si capovolge al largo del lago Nedre Vätter: il padre, a bordo dell’imbarcazione e tutti i suoi occupanti sono annegati. Una tragedia senza lacrime per lui figlio allora di soli sette anni a cui del genitore resteranno solo pochi scampoli di ricordi, di comportamenti inadeguati che non gliene faranno sentire la mancanza, e poco altro.

Perché si dimentica?

In questo percorso il lettore verrà coinvolto in una serie di quesiti che lo vedranno partecipe anche delle numerose citazioni letterarie, poi riconoscibili nella catalogazione in appendice.

“Tra dubbi e vuoti di informazioni, ha inizio la ricognizione di un legame di sangue, destinata a fare di quel padre solo la proiezione di un figlio. Sfilano, in questa indagine in bilico tra biografia e autobiografia, e tra narrazione pura e divagazioni scientifico-filosofiche, i grandi scrittori del passato che Björn Larsson ha letto e studiato, da Harry Martinson a Per Olov Enquist, da Marcel Proust all’amatissima Simone de Beauvoir, contribuendo a restituire, insieme al ritratto impossibile di un padre, una riflessione sulla memoria, sull’identità e sulla libertà”(da Iperborea)

Brevi note biografiche

Björn Larsson, nato a Jönköping nel 1953, docente di letteratura francese all’Università di Lund, filologo, traduttore, scrittore e appassionato velista, è uno degli autori svedesi più noti anche in Italia. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Grinzane Biamonti, Premio Elsa Morante, Premio internazionale cultura del mare, Premio Boccaccio Europa e il prestigioso Prix Médicis in Francia. Tra i suoi titoli di maggior successo, tutti pubblicati in Italia da Iperborea, La vera storia del pirata Long John SilverIl Cerchio CelticoIl porto dei sogni incrociatiI poeti morti non scrivono gialli e L’ultima avventura del pirata Long John Silver.(da Iperborea Autore)

Un libro per l’estate? Il romanzo storico

Le recensioni su tuttatoscanalibri

Viola Ardone “Il treno dei bambini”

Stefania Auci “I leoni di Sicilia”

Stefania Auci “L’inverno dei leoni”

Alessandro Cosi “L’oro di Tolosa”

 Maria Attanasio “La ragazza di Marsiglia”

Brevi note di Salvina Pizzuoli a “La ragazza di Marsiglia”

Enrico Deaglio “La zia Irene e l’anarchico Tresca”

Ken Follett “I pilastri della terra”

E.B. Lytton “Gli ultimi giorni di Pompei”

Alessandro Manzoni “I promessi sposi”

Melania Mazzucco “L’architettatrice”

Elsa Morante “La Storia”

Boris Pasternak “Il dottor Zivago”

Manuela Piemonte “Le amazzoni”

Lanfranco Caminiti “Senza”, presentazione

Raccontare il dolore, raccontare l’assenza della persona amata. Non è facile senza cadere nell’ enfasi, ma raccontando con verità e delicatezza, quella derivata dal pudore che nasce dal sentimento. I ricordi si alternano alle terribili fasi del presente, i ricordi per rivivere momenti di quotidianità e solo dentro i quali chi non c’è più ritorna con tutta la vividezza del reale. Chi non c’è più fisicamente c’è sempre nella forza della memoria che come una prigione dorata sa mantenere in vita chi abbiamo amato.

Paura di perdere i ricordi? Cosa può spingere chi affronta il dolore a scriverne?

Non è facile raccontarlo ma dà sicuramente senso all’esistenza di chi è sopravvissuto. Un diario, quello di Caminiti, una pagina dedicata per accettare l’assenza, per colmare quel vuoto incolmabile?

“Si può scrivere del dolore in molti modi ma solo uno richiede, oltre al talento, anche coraggio: quello che non mira a descrivere per esorcizzare o a condividere per superare, ma piuttosto a scavare nella sofferenza fino a raggiungerne il nucleo incandescente per poi attraversarlo. Col rischio di bruciare e la certezza di uscirne comunque ustionati. (da Andrea Colombo, nella pagina Cultura del Manifesto on line.)

Da Minimum Fax

«L’avrebbero vestita le sue nipoti. Io diedi loro l’abito che aveva comprato da poco e una camicia di percalle. L’abito era rosa antico e smanicato. E Paola non girava mai a braccia nude, le sembrava poco elegante».
Comincia così questo romanzo, con poche misurate parole che segnano l’ingresso di un uomo nel tempo che segue alla scomparsa della persona amata. E il tempo che segue è un elenco di luoghi, oggetti, libri, episodi. […]
Una lettera postuma, ma anche un’agenda del vuoto, lo stupore dei posti che sopravvivono, l’insofferenza per l’egoismo che si annida persino nel dolore. E, infine, un apprendistato della solitudine, in un mondo improvvisamente desertificato, dove tuttavia, attraverso la scrittura, l’amore sopravvive anche nell’assenza.

Arnaldur Indriðason “I figli della polvere” presentazione

Ha inizio con “I figli della polvere” (1997) la serie di 14 romanzi di cui è protagonista l’ispettore di polizia di Reykjavík Erlendur Sveinsson, pubblicato ora per la prima volta in Italia, nella traduzione di Alessandro Storti per Guanda.

Si apre con il suicidio di Daniel che, con accanto il fratello Palmi seduto con lui sul davanzale di una finestra al quinto piano dell’ospedale psichiatrico in cui è ricoverato da anni, si lancia nel vuoto. Segue l’omicidio di un anziano insegnante che trova la morte nella propria casa cui è stato appiccato un incendio.

Toccherà ad Erlendur e alla sua squadra investigare sui due casi, apparentemente estranei l’uno all’altro: che fine hanno fatto gli alunni della classe degli “ultimi” creata apposta negli anni ‘60 per raccogliere i più agitati e i meno promettenti?

“Personaggi avvincenti, suspense, dilemmi morali e ricerca della giustizia: in questo primo thriller della serie troviamo tutti gli elementi che hanno portato Arnaldur Indriðason al successo internazionale e facciamo conoscenza con il tormentato e geniale Erlendur, cupo e mutevole come il cielo islandese.” (da Guanda Libri)

Brevi note biografiche

Arnaldur Indriðason è nato nel 1961 a Reykjavík, dove ha sempre vissuto. Si è dedicato alla scrittura, sia di romanzi sia di sceneggiature, dopo aver lavorato come giornalista e critico cinematografico per la maggior testata islandese, il Morgunblaðið. Tradotto in quaranta lingue, nel corso della sua ventennale carriera di scrittore ha vinto numerosi premi, fra cui due Glasnyckeln e un Gold Dagger. Guanda ha pubblicato tutti i suoi romanzi( da Guanda Autori)

Lorenza Gentile “Le piccole libertà” recensione di Salvina Pizzuoli

Prende spunto da un’esperienza realmente vissuta dall’autrice nel 2011 nella libreria che fa da fulcro a tutta la narrazione: Shakespeare and Company. Il suo soggiorno, l’incontro come ultima tumbleweeds con George Whitman e Sylvia Whitman, come si legge nelle pagine dedicate ai ringraziamenti, non vuole però essere un testo autobiografico ma il lascito di un’esperienza “fondamentale” dalla quale è nato questo lavoro.

Parigi, una libreria storica, un appuntamento con zia Viv che non vede da sedici anni: il viaggio di Oliva, e non è un refuso ma proprio il nome della protagonista, è confezionato da zia Viv, ma lei non c’è. E incontri, e vite e sogni e libri. Il viaggio di Oliva è un’occasione per guardare la vita da un’altra angolazione, per scegliere e non rinunciare, in nome dell’essere accettati e ben aderenti alle aspettative del mondo di fuori, degli affetti importanti per non tradirli, anche tradendoci. Un viaggio non scelto, non deciso, durante il quale la protagonista sceglie di prendersi poche piccole libertà che, come diceva zia Viv “ci cambiano per sempre, per diventare padroni del proprio avvenire. Perché tante piccole libertà ne fanno una grande” E Oliva lascia tutto: il lavoro cui tiene nella speranza che si consolidi, l’apprezzamento dei suoi e la realizzazione delle loro aspettative nei suoi confronti, il futuro sposo e la bella casa che li attende, la dieta che non riesce mai a portare a termine neanche con l’aiuto delle sedute con la dottoressa Manubrio. Pochi giorni, una bugia e tante piccole libertà.

Giorni da favola in cui sperimenta anche se stessa e il proprio futuro sullo sfondo della vita in libreria e degli incontri con altri tumbleweeds, i rotolacampi, il nome che Whitman aveva dato ai suoi “inquilini” . E poi il risveglio, inatteso: la verità chiarissima e amara rivelata da Viv. Ma nonostante tutto le piccole libertà l’hanno davvero cambiata. Una lettura in leggerezza, con qualche forzatura narrativa, una favola che come tutte le favole ha un suo messaggio, non uno definito, ma quello che ciascun lettore troverà tra le righe, come sempre accade con la lettura di una trance de vie.

Lorenza Gentile (Milano, 1988) è cresciuta tra Firenze e Milano, è laureata in Arti dello Spettacolo alla Goldsmiths University di Londra e ha frequentato la scuola internazionale di Arti Drammatiche Jacques Lecoq di Parigi. Nel 2011 ha vissuto e lavorato nella celebre libreria parigina Shakespeare and Company, e da quell’esperienza è nata l’ispirazione per questo romanzo.
Ha pubblicato Teo (Einaudi Stile Libero, 2014; premio Edoardo Kihlgren, premio Seminara – Rhegium Julii e premio dei Giovani critici della Literaturhaus di Vienna), tradotto in Germania, Spagna e Corea, e La felicità è una storia semplice (Einaudi Stile Libero, 2017).(da Feltrinelli Editore, Autori)

Chi volesse saperne di più sulla libreria parigina:

Un articolo dedicato

e anche un libro

Sylvia Beach “Shakespeare and Company”

Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di luglio 2021

Alessia Gazzola e la nuova trilogia con Costanza Macallè

Bérengère Cournut “Di pietra e d’osso”

Jorge Luis Borges “L’Aleph”

Elisabetta Rasy “Le indiscrete. Storie di cinque donne che hanno cambiato l’immagine del mondo”

Juan Gomez-Jurado “Regina Rossa”

Valérie Perrin “Tre”

Simona Baldelli Alfonzina e la strada”

Giovanni Giudici “La vita in versi”

Alessia Gazzola “Un tè a Chaverton Hause”

Bendetta Gargano “L’invenzione della felicità”

Voglia di leggere?

Sabato 31 luglio un classico della letteratura italiana, un ebook da scaricare gratis direttamente da Amazon

a questo link

Racconti classici italiani: Arrogo Boito “Il pugno chiuso”

ll racconto fu pubblicato nel 1870 in cinque puntate sul “Corriere di Milano” di Emilio Treves, poi divenuto il “Corriere della sera”.La vicenda è ambientata in Polonia, paese che l’autore conosceva direttamente, e si muove attorno alla rievocazione del culto della Madonna di Czestochowa con una accurata descrizione del paesaggio etnico e geografico, svolgendosi sul filo della contrapposizione fra la cultura scientifica e razionale del protagonista e la sua disponibilità a credere ad una spiegazione magico–soprannaturale di certi fenomeni paranormali. “È forse la più perfetta novella fantastica – scrive Remo Ceserani – prodotta in Italia nel secondo Ottocento, vicino ai modelli europei di Jacques Cazotte, Theodor Hoffmann, Jan Potocki, Honorè de Balzac, Theophile Gautier, Emile Erckmann e Alexandre Chatrian”.

fanno parte della Collana i volumi che trovate pubblicizzati su tuttatoscanalibri.com a questo link ad un piccolo prezzo:

Presentiamo ai nostri lettori una collana in fieri di racconti di autori italiani corredata da prefazione e note:

i primi cinque volumetti:

  • Arrigo Boito “L’alfier nero”
  • Arrigo Boito “Il pugno chiuso” In omaggio sabato 31 luglio 2021
  • Luigi Capuana “Novelle”
  • Grazia Deledda “La regina delle tenebre”
  • Giovanni Verga “Le storie del castello di Trezza”