Andrea Pomella “Vite nell’oro e nel blu”

è il vincitore assoluto del Premio dei Lettori Lucca-Roma della Società dei Lettori – Amici di Francesca Duranti, edizione 2025-2026

Copertina del romanzo di Andrea Pomella "Vite nell'oro e nel blu", Einaudi è il vincitore assoluto del Premio dei Lettori Lucca-Roma della Società dei Lettori – Amici di Francesca Duranti, edizione 2025-2026


Una larga maggioranza di voti ha premiato, venerdì 31 luglio alle 18 a Villa Rossi (Gattaiola, Lucca), la dodicesima opera dell’autore romano, docente di scrittura creativa alla Scuola del Libro di Roma e alla Holden di Torino. Il romanzo, che racconta le vicende biografiche di Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa e Francesco Lo Savio, vite talmente grandi che sembrano inventate, è stato scelto dai lettori lucchesi e romani che hanno avuto il privilegio di incontrare, durante l’anno, tutte le autrici e gli autori dei romanzi selezionati, per confrontarsi con loro. È così che hanno poi potuto esprimere la propria, decisiva, preferenza, nel grande evento di chiusura dell’edizione, che è finalmente tornato a svolgersi a Villa Rossi.

È stata così, infatti, recuperata la tradizione voluta da Francesca Duranti, fondatrice del premio nel 1988, che volle valorizzare anche in questo modo la casa che era stata di Paolo Rossi, suo padre e padre costituzionalista. A ricordarlo, tra l’altro, c’è il recente volume di Salvatore Vento, “La famiglia Rossi di Bordighera tra cosmopolitismo e tragedie del Novecento (1866-1985)”, in cui si ricostruisce la vita di uno dei più grandi statisti della Prima Repubblica.

Alla premiazione hanno preso parte il consigliere comunale Giovanni Ricci, per conto dell’amministrazione comunale di Lucca, e la componente del CDA della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Beatrice Milianti. Il presidente dell’associazione, filosofo e scrittore, Marco Giuseppe Ciaurro, ha ringraziato la fondazione cittadina per il sostegno ed ha consegnato tre premi a tutti i finalisti, quindi anche a Giosuè Calaciura per “L’Ammiraglio” (Sellerio) e a Paolo Morelli per “La vera vita di Margarito d’Arezzo, artista” (Exòrma), e il premio finale ad Andrea Pomella, raddoppiando così l’assegno da finalista che lo scrittore aveva già ricevuto.

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Il Premio dei Lettori è un premio letterario istituito a Lucca nel 1988 dalla Società Lucchese dei Lettori, fondato da Francesca Duranti e Antonio Dini, e destinato alla migliore opera di narrativa presentata nel corso dell’anno sociale nell’ambito delle iniziative dell’associazione. Le attività dell’associazione sono aperti a tutti e l’ingresso è libero.

Valeria Luiselli “Principio metà fine”, presentazione

Copertina del romanzo di Valeria Luiselli "Principio metà fine", Einaudi


Traduzione di Tommaso Pincio

“[…]un racconto affascinante che attraversa continenti e lingue, che riannoda i fili del tempo fino a un passato antico e geologico”.
Dall’autrice di Archivio dei bambini perduti. Un viaggio alle origini attraverso quattro generazioni di donne.(dal Catalogo Einaudi)

Dall’Incipit:

Contenuto

In principio erano una madre e una figlia. In seguito, piú o meno a metà, arrivarono altre madri e figlie, e anche uomini, altre persone in generale. Ma per ora, ci siamo soltanto io e lei, e un raggio di sole che entra in camera da una fessura tra le tende fende l’aria densa di fumo e tocca il letto, disegna una linea incerta lungo le pieghe del lenzuolo dalle dita dei suoi piedi, per poi risalire le gambe, lo stomaco, il petto e il collo e disperdersi sul suo volto, con lei che dorme e io che le poggio la mano sulla fronte e la sveglio dolcemente.

Scritto in prima persona, si apre indicando precisamente le due protagoniste principali o almeno i due personaggi a cui si affiancheranno altri, migranti, bottegai, anziani del luogo dove le due donne, madre e figlia, sono andate a cercare non solo le lontane origini ma soprattutto un nuovo inizio.
La madre, una scrittrice, dopo il recente matrimonio naufragato parte assieme alla figlia in cerca di tracce della propria nonna italiana, per ritrovare una nuova motivazione nella scrittura ma anche una  personale “rinascita”.
La madre e la figlia adolescente arrivano in Sicilia: per superare  il dolore del matrimonio fallito e della separazione da un fratello cercano in quel soggiorno sull’isola una nuova apertura  verso il futuro oltre all’occasione di riscoprire parte della storia familiare e trascorre fianco a fianco intere giornate tra letture ad alta voce, cucinando, incontrandosi.

Dall’Incipit:

Il mondo

Ero in cerca di un qualcosa simile a un inizio. Una cosa strana, forse, da aspettarsi dal tempo o dalla vita: la possibilità di cominciare, o di ricominciare. Non dovevo far altro, o almeno cosí pensavo, che rispondere a una domanda semplice: come le reinvento, la storia, le nostre vite? Ci saremmo state soltanto io e lei, per il momento.

Scrive Vanni Santoni nella sua presentazione (La Lettura 7 giugno 2026) “Pur avendo l’opera una trama chiara e definita […] è anche una raccolta di frammenti, zibaldone di digressioni e labirinto dai molti ingressi e dalle molte uscite, a dispetto del titolo — o meglio, a conferma del fatto che il titolo ha in sé una nota ironica”.

Valeria Luiselli è nata a Città del Messico e vive a New York. Autrice di romanzi e saggi, è tradotta in oltre trenta lingue. Con le sue opere ha vinto il Premio Letterario Internazionale Mondello 2025, l’American Book Award, il Folio Prize, l’International Dublin Literary Award e per due volte il Los Angeles Times Book Prize. Per Einaudi ha pubblicato Principio metà fine (2026).

Cristina Cassar Scalia “Le terme dell’Indirizzo”, nei commenti a caldo di Mar

Copertina del romanzo di Cristina Cassar Scalia "Le terme dell'Indirizzo", Einaudi

Ed eccoci all’ ultimo e sempre atteso romanzo di Cristina Cassar Scalia: Le terme dell’ Indirizzo.

Tutta la prima parte del romanzo ci offre una Vanina Guarrasi, la sua storica protagonista vicequestore della squadra Mobile di Catania, approdata ad una dimensione di serenità inconsueta, ma che ha una precisa spiegazione: il ritrovato rapporto con il pm Paolo Malfitano.
Ed ecco allora che la Scalia ci regala una dimensione rilassata della sua protagonista che a sua volta determina un procedere positivamente lento e sereno delle vicende narrate, in una cornice che coinvolge gli affetti forti e autentici che è riuscita a creare con tutta una serie di persone che la circondano sia nell’ambito della vita privata, come la mitica padrona di casa Bettina fonte inesauribile di attenzioni, sia nell’ambito strettamente lavorativo dove la stima di cui gode si è gradualmente arricchita di un sincero e tenace affetto nei suoi riguardi.
Il ritmo narrativo, sempre estremamente fluido e piacevole, diventa poi gradualmente più incalzante e concitato man mano che l’indagine a cui sta lavorando e che riguarda l’omicidio di un senzatetto, diventa più stringente e si avvia alla risoluzione grazie ancora una volta al suo particolare intuito di “sbirra”, a quello del suo ufficioso e insostituibile commissario in pensione Biagio Patanè e ad un eccellente lavoro di squadra.
Insomma ancora un romanzo della Scalia ben scritto e ben costruito nel suo intreccio e che sul finale saluta il lettore con una notizia che non può non dare la certezza che ci sarà un prosieguo…e noi, suoi affezionati lettori, attendiamo fiduciosi.

Mar

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

Cristina Cassar Scalia “Delitto di benvenuto”, nei commenti di Mar

Delitto di benvenuto

Sabbia nera

La logica della Lampara

Il talento del cappellano

L’uomo del porto

La salita dei saponari

La carrozza della santa

Il Re del gelato

La banda dei carusi

Il castagno dei cento cavalli

Scalia, De Cataldo, De Giovanni, Tre passi per un delitto

Le stanze dello scirocco

Chiara Moscardelli “Comprensorio Rossolago”, presentazione

Copertina del romanzo di chiara Moscardelli "Comprensorio Rossolago", Einaudi

Comprensorio Rossolago di Chiara Moscardelli è la seconda uscita di una serie avviata con “La ragazza che cancellava i ricordi”

“Tra intrigo e ironia, Chiara Moscardelli torna con un’avventura gialla in cui, seguendo gli indizi pagina dopo pagina, il lettore riesce a godersi un enigma che alterna il thriller a elementi del romanzo storico. Concedendosi anche qualche risata”
Così Gessica Chia inquadra nella sua recensione (Il Corriere 1 febbraio 2026) il romanzo della Moscardelli.

La nuova avventura per la tatuatrice, Olga Bellomo, personaggio protagonista già del primo romanzo, inizia con una telefonata da parte di Gabriele Pasca, il giornalista di cronaca nera già incontrato nel romanzo precedente: è in pericolo,  qualcuno lo ha drogato, rapito e sequestrato.
Eccola allora entrare in azione, lei che si è rifugiata a  Cheglio, un piccolo paese sul lago Maggiore per sfuggire ai fantasmi della sua vita e dalla Sicilia da cui proviene,  dove tutti la conoscono come la “tatuatrice che cancella i brutti ricordi”.
Ma quella di Pasca non è l’unica storia: il corpo di una donna è stato scoperto in un bidone della raccolta differenziata, ma qualcuno ha assistito all’omicidio e il killer l’ha visto e ora gli dà la caccia…
Sarà così che la protagonista dovrà muoversi tra due storie entrambe  difficili e sinistre, ma  sarà l’incontro con Cettina Salerno, la donna di servizio che ha assistito non volendo al delitto della donna avvenuto nella casa di fronte,  a  destare il suo innato sesto senso .

Chiara Moscardelli ha lavorato nell’editoria e ha esordito con Volevo essere una gatta morta (Einaudi Stile libero, 2011; Giunti, 2016). Tra i suoi titoli: Volevo solo andare a letto presto (Giunti, 2016); Volevo essere una vedova (Einaudi Stile libero, 2019), Extravergine (Solferino, 2019) e la serie di Teresa Papavero, edita da Giunti tra il 2018 e il 2023 (Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli; Teresa Papavero e lo scheletro nell’intercapedine; Teresa Papavero e i fantasmi del passato)

Cristina Cassar Scalia “Mandorla amara”, nei commenti di Mar

Bentornata, Vanina!

Cristina Cassar Scalia dopo quella che forse è stata una pausa dalle vicende della sua protagonista, il  vicequestore Vanina Guarrasi, con il romanzo “Delitto di benvenuto. Un’indagine di Scipione Macchiavelli”, torna nuovamente a narrare le vicende professionali e non di Vanina con “Mandorla amara” e lo fa, come negli altri romanzi che l’hanno vista protagonista, con un intreccio narrativo accattivante e dinamico, una costruzione linguistica fluida che regala quel piacere unico e particolare che dà la lettura di un testo scritto bene e una capacità di mescolare le caratteristiche strettamente professionali di Vanina con i suoi aspetti più profondamente emotivi. 

Insieme a lei il lettore ritrova alcuni dei protagonisti che ha imparato a conoscere nei loro tratti distintivi come, per citarne solo alcuni, il commissario in pensione Patanè, l’avvocata Maria Giulia De Rosa, il medico legale Adriano Calí, il magistrato Paolo Malfitano e l’insostituibile padrona di casa, Bettina. Il tutto senza mai tralasciare quel viscerale amore per la cucina siciliana, dispensatrice di  benessere fisico ed emotivo che l’autrice riesce a trasmettere al lettore.
Il romanzo ha una conclusione “aperta” che fa presagire che l’autrice ci regalerà presto, speriamo, un altro pezzo di vita professionale e umana di Vanina. 

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

Cristina Cassar Scalia “Delitto di benvenuto”, nei commenti di Mar

Delitto di benvenuto

Sabbia nera

La logica della Lampara

Il talento del cappellano

L’uomo del porto

La salita dei saponari

La carrozza della santa

Il Re del gelato

La banda dei carusi

Il castagno dei cento cavalli

Scalia, De Cataldo, De Giovanni, Tre passi per un delitto

Le stanze dello scirocco

Julian Barnes “Diciassette diverse possibilità di fallire”, presentazione

Traduzioni di Susanna Basso e Daniela Fargione

Con la consueta vis comica mescolata a un sottile senso del tragico, Julian Barnes lavora materiali vari e molteplici, avvalendosi di una raffinata sapienza letteraria. Diciassette diversi modi di incantare il lettore (dal Catalogo  Einaudi).

La raccolta si compone di diciassette racconti dall’autore stesso  selezionati attingendo a quanto in un quindicennio ha prodotto in quella particolare forma narrativa che è il racconto: Cross Channel (1996; Oltremanica in italiano), The Lemon Table (2004) e Pulse (2011) le ultime due inedite in Italia. Tra le varie tematiche la storia familiare è quella che torna a più riprese come quella della coppia infelice raccontata in La storia di Mats Israelson che nell’Introduzione viene indicato dall’autore come il suo racconto più riuscito.

Nelle diciassette storie contenute nel volume, scorci su scenari disparati: la buffa reazione di un melomane ai rumori prodotti dagli altri spettatori; un nobile inglese sogna di esportare il gioco del cricket in Francia e con esso un po’ della cultura e dell’estetica britannica; le meditazioni di grandi del passato, come Tolstoj e un Turgenev anziano e innamorato; la guerra e la presidenza Obama, il Tour de France e la manipolazione operata nell’ex Ddr.
Su La Lettura del 12 ottobre il racconto  pubblicato sul dolore per la perdita di un coniuge, con la premessa che titola: “le 17 storie di un elegante maestro della scrittura”

Nell’Introduzione l’autore presenta il contenuto delle tre raccolte da cui sono tratti i racconti presenti nel volume e alcune considerazioni

Cross Channel si concentra sulla relazione tra Francia e Gran Bretagna nel corso dei secoli: soldati, costruttori di linee ferroviarie, artisti in esilio, campioni del Tour de France, e cosí via. The Lemon Table, sul passare degli anni, sull’età e, in conclusione, su quella che Philip Larkin chiamava «la sola fine e il solo fine della vecchiaia».[…] La mia ultima raccolta, Pulse, procede su una doppia tematica. La prima metà potrebbe intitolarsi Voci: raccoglie alcuni personaggi che si incontrano Da Phil & Joanna e si compone quasi esclusivamente di dialoghi. La seconda metà presenta diverse storie dedicate ai cinque sensi e alla loro perdita: un pianista cieco, un pittore sordo, un caso di anosmia, eccetera. Le tematiche di tutti e tre i libri erano pressoché programmate in anticipo, sebbene questo non abbia scongiurato momenti di allarme (e se non fossi riuscito a trovare l’idea per un racconto sul tatto?) E qui emerge un’altra differenza tra racconto e narrativa di ampio respiro. Ogni romanzo contiene al suo interno un paio di modi di fallire, talvolta identificabili sin dal principio, una raccolta di dodici racconti, invece, contiene altrettante diverse possibilità di fallire. Dodici ansiosi incipit in marcia verso dodici apprensivi epiloghi. Dunque non dovrebbe sorprendere che mi ci sia voluto sempre piú tempo per mettere insieme una raccolta di storie che non un romanzo. E forse sorprende anche meno il fatto che non sia piú stato in grado di completare un solo racconto negli ultimi tredici anni”

Julian Barnes è nato a Leicester. Vincitore del Somerset Maugham Award, il Prix Médicis, lo Shakespeare Prize, l’Ordre des Arts et des Lettres, il David Cohen Prize for Literature e il Premio Malaparte, con Il senso di una fine ha vinto il Man Booker Prize 2011. Fra le sue opere, tutte in corso di pubblicazione per Einaudi, sono a catalogo: Una storia del mondo in 10 capitoli e 1/2OltremanicaAmore, ecc.England, England, Amore, dieci anni dopo, Arthur e George, Il senso di una fine, Evermore, Livelli di vita, Il pappagallo di FlaubertMetrolandIl rumore del tempoIl porcospinoPrima di meL’unica storiaGuardando il soleCon un occhio apertoIl pedante in cucinaL’uomo con la vestaglia rossaNiente pauraElizabeth Finch e Diciassette diverse possibilità di fallire.(da Autori Einaudi)

Elizabeth Strout “Raccontami tutto”, presentazione

Traduzione di Susanna Basso

Un carosello di storie che, pagina dopo pagina, si affastellano una sull’altra, alimentate dal desiderio di dar conto delle tante «vite ignorate» che scorrono apparentemente senza lasciare traccia, e di sondare cosí il mistero che tutti quanti siamo.(da Einaudi Libri)

Crosby nel Maine, Bob  Burges, sessantacinquenne, che da quasi quindici anni lì vive: in gioventù avvocato a New York , tra i cui clienti annoverava William, l’ex marito di Lucy, la scrittrice, che insieme a lei aveva affittato a Crosby una casetta sul mare durante la pandemia di Covid-19 e che ora è diventata la loro dimora permanente; così nel precedente romanzo “Lucy davanti al mare” l’autrice racconta.  
Un ritrovarsi.
È proprio grazie a Bob e alle loro passeggiate quotidiane e alle nuove frequentazioni cui Bob l’ ha introdotta, che Lucy è riuscita a trascorrere meglio gli anni bui della pandemia, e a incontrare la novantenne Olive Kitteridge, proprio lei : chi ha letto Elizabeth Strout, rincontra due protagoniste chiave della sua narrazione.
Da questo incontro nasceranno le tante storie dal passato e mai rivelate, storie di un’umana esistenza, di quelle vite ignorate, vite fragili, storie all’apparenza banali che Olive e Lucy si raccontano e ci raccontano per farci entrare in quell’universo che sono gli altri, quelli con i quali spesso dividiamo le nostre giornate ma che non conosciamo davvero, quel microcosmo sconosciuto che sono e che siamo tutti noi.  
Emergono così storie dei protagonisti non rivelate dentro le prime storie. E fra tante anche una in giallo: il cadavere di una donna, Gloria Beach, è rinvenuto nelle cave dei dintorni; il figlio è il principale indiziato, sarà Bob a incaricarsi della sua difesa, decisione legata proprio al suo vissuto.

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Olive Kitteridge

Olive, ancora lei

Oh William

Lucy davanti al mare

Salinger nella nuova traduzione di Matteo Colombo

Gli scritti di Salinger, i Nove racconti, Franny e Zooey, Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour sono stati ripubblicati in una nuova edizione e affidati alla traduzione di Matteo Colombo, così come in precedenza Il giovane Holden; una rigenerazione legata proprio alla necessità di una nuova traduzione: trasportare una lingua in un’altra non è mai un “tradurre” indolore, può variare, anzi varia proprio a seconda dei tempi, intendendo quelli storici e propri della lingua in cui deve essere resa.
La traduzione del testo de Il giovane Holden ad esempio, dovuta nel 1961 ad Adriana Motti, risentiva sicuramente delle risorse linguistiche disponibili allora per la traduzione di un testo gergale; oggi le risorse sono cambiate e “nell’italiano e nella conoscenza degli autori americani” come ha recentemente dichiarato Matteo Colombo.
A ribadire le difficoltà della traduzione di allora la posizione di Alessandro Piperno (La Lettura 29 giugno 2025) che si racconta come giovane lettore alle prese con il romanzo di Salinger nella versione della Motti “Oggi so che parte del fastidio che mi provocò la lettura de Il giovane Holden derivava dalla traduzione di Adriana Motti. Intendiamoci, non ho nulla contro quella preziosa traduzione storica. So che per molti versi è una specie di capolavoro, un classico per famiglie, ma so anche che si tratta di una trappola mortale. E non tanto, o non solo, per qualche licenza di troppo, ma per via del birignao che, oltre ad aver privato la voce di Holden della sua spontaneità, ha favorito la proliferazione di una schiera di emulatori e di epigoni che, lasciatemelo dire, di spontaneo hanno ben poco”, intendendo con il termine birignao, legato al mondo della recitazione teatrale, artificioso e innaturale.

Incuriosisce, almeno in me ha determinato questo effetto e riflettendo in effetti leggere un testo in una resa linguistica rispetto ad un’altra, ne cambia sicuramente non solo la forma ma essenzialmente la fruibilità e l’impatto.

Garantisce Piperno quando afferma che un’impresa così delicata è stata affidata nelle mani di un traduttore eccellente e navigato come Matteo Colombo. “Il progetto, iniziato una decina d’anni fa – aggiunge – trova oggi il suo compimento nelle traduzioni (eseguite dalla medesima mano salda, felice e calibrata) dei Nove racconti, Franny e Zooey, Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour”

SP.

Einaudi

Elisabetta Moro e Marino Niola “Gatti neri e specchi rotti. Perché siamo superstiziosi”, presentazione

Gatti neri, specchi rotti, giorni sfortunati, numeri fortunati, amuleti infallibili, talismani indispensabili, riti scaramantici. Sono pochi esempi di quello sterminato catalogo di superstizioni cui sin dalla notte dei tempi ricorriamo contro i rischi del vivere e le incognite dell’esistenza. Perché, nonostante i progressi della conoscenza, dell’alfabetizzazione, della tecnologia, l’immaginario scaramantico non conosce declino, anzi continua a moltiplicare i propri segni. Perché evidentemente non sono un residuo prelogico del pensiero ma un bisogno di spiegazione supplementare, l’illusione di controllare l’incontrollabile.(dal Catalogo Einaudi)

Si legge nell’Introduzione

“Quelle che chiamiamo comunemente superstizioni sono in realtà sistemi di credenze, simboli e comportamenti che vengono da molto lontano. Spesso neanche ne conosciamo l’origine. Le usiamo e basta, come facciamo con il linguaggio. Ignoriamo l’etimologia di ogni parola che usiamo, eppure continuiamo a parlare. In realtà piú che un residuo prelogico del pensiero, come vorrebbe un facile evoluzionismo sociologico, si tratta di una pulsione istintiva a scongiurare possibili situazioni avverse. Come se la mente mettesse le mani avanti per avere l’impressione di poter esercitare un controllo sull’esistenza. In realtà le superstizioni servono a dar senso agli aspetti piú oscuri e sfuggenti del mondo, della natura, della società. E soprattutto ci aiutano a riconoscere e controllare le nostre ansie, paure, insicurezze dando loro un volto, una forma e persino un numero”.

Stefano Bartezzaghi sulla pagina di Repubblica (venerdì 4 luglio 2025) scrive che secondo gli autori superstiziosi lo siamo un po’ tutti; l’intenzione dell’opera è quella di offrire una panoramica sulla scaramanzia quotidiana ritenuta “sostanzialmente innocua”, di evidenziare il legame tra oggetti e credenze in un parallelo linguistico (ad esempio in quelle legate allo specchio “in etimo comune con lo spettro”), e di inserire “nelle sue connessioni storiche, letterarie e appunto antropologiche” l’insieme degli oggetti, colori, nomi e quant’altro, abbinato alle principali superstizioni.

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Giancarlo De Cataldo “Un cadavere in cucina”, presentazione

Una ricetta «sbagliata» scatena il pandemonio in un prestigioso ristorante romano. Solo che dalla farsa si cade presto nella tragedia, e nell’aria si spande odore di delitto. Quello dell’“haute cuisine” è però un mondo frequentato dai potenti. Per le indagini serve uno come il Pm melomane Manrico Spinori, che alla competenza unisce, in giusta dose, l’atavica disposizione a non lasciarsi intimidire.(Dal Catalogo Einaudi)

e di sicuro, aggiungiamo, a saper trattare con quei potenti… come ben sapeva il procuratore Melchiorre che altre volte aveva affidato  al contino casi sensibili, indagini particolarmente delicate, quando c’erano di mezzo politici, ricconi, persone che comunque avevano accesso ai media e potevano sfruttare conoscenze, relazioni, potere. Manrico era l’uomo dei grovigli di ‘alta classe’ , per la sua determinazione, competenza da buon inquirente e soprattutto quell’abilità diplomatica che secondo il procuratore non poteva mancare insieme a nervi d’acciaio, capacità di interpretare i contesti sociali, e indifferenza per le polemiche.

E proprio per queste sue virtù investigative che il pubblico ministero Manrico Spinori, che si stava godendo l’oblio del luglio pontino, viene richiamato in servizio per risolvere con la giusta diplomazia un caso spinoso accaduto nel prestigioso ristorante capitolino, il Controcorrente.
Se in un primo momento i clienti sono stati vittima di un’allucinogena intossicazione, uno di loro, un colonnello dell’esercito, dopo quarantott’ore muore. Dagli accertamenti risulterà che i piatti incriminati contenevano tutti psilocibina, una sostanza presente in alcuni funghi allucinogeni, una sostanza non letale e pertanto l’ufficiale doveva essere morto per altre cause o per un altro ingrediente.
Del caso presto si interessano anche i Servizi segreti, e la situazione si complica ancora di più quando i morti diventano due.
Riuscirà il Pm nonché contino melomane con quella sfilza di nomi (Manrico Leopoldo Costante Severo Fruttuoso Spinori della Rocca dei conti di Albis e Santa Gioconda detto appunto “il contino”) che lo attestano appartenenere a nobili casati risolvere “diplomaticamente” la questione coadiuvato dalla sua squadra esclusivamente al fermminile?

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