Elizabeth Strout “Oh William!” recensione di Salvina Pizzuoli

Terzo della serie aperta con Mi chiamo Lucy Barton (2016) e proseguita con Tutto è possibile (2017)

Due i protagonisti principali in questo terzo romanzo, Lucy Barton e l’ex marito William, pochi i personaggi di contorno e tutti strettamente connessi all’ambito familiare: il fulcro del romanzo ruota infatti intorno ai due attori principali, all’essere stati coppia e al loro rapporto di coppia, il tutto alla luce delle percezioni di Lucy, e nel passato e in relazione ai comportamenti attuali di William. Un romanzo difficile da sintetizzare perché fatto di episodi, di sensazioni, di emozioni. Lei ora sessantatreenne è divenuta autrice famosa e William settantunenne è nuovamente solo, lasciato dalla terza moglie e in fase critica nei confronti della propria attività di ricercatore parassitologo. Condividono gli affetti di due figlie ormai adulte e le emozioni di un viaggio alla ricerca di un passato della propria famiglia, sconosciuto e inquietante, scoperto da William che chiede espressamente a Lucy di accompagnarlo.

Tra ricordi, impressioni e riflessioni sui medesimi, raccontati da Lucy seguendone il filo che non è mai né cronologico né sequenziale, emergono gli avvenimenti connessi ai rapporti tra i due, dalla nascita alla rottura del rapporto, senza comunque che quest’ultima a distanza di anni, molti anni, cancelli una sorta di intimità che porta ciascuno a chiedere la presenza dell’altro quando i fatti della vita e il trascorrere dell’età necessitano di riallacciarla: ritornano i nomignoli, emergono le confessioni, si manifestano le paure, il dolore del lutto recente di Lucy del secondo e amato marito, la solitudine, tutto ciò che agita e spaventa; riemergono in una luce nuova che non permette comunque di cogliere le motivazioni profonde di quel che la protagonista chiama e chiamiamo “scelte”. Cosa l’ha portata, con il suo bagaglio di esperienze negative legate all’infanzia trascorsa in povertà, a scegliere William come compagno? L’autorità che ispira o il sentirsi “a casa”, a proprio agio insieme a lui?

Un viaggio quello dei due protagonisti verso le radici dell’uno e dell’altra a condividere ancora, ad appoggiarsi ancora, dentro esperienze emotivamente coinvolgenti tra “passati che non passano mai davvero” fino alla considerazione finale che chiude il romanzo stesso:

E poi ho pensato, Oh William!

Ma quando penso Oh William!, non voglio dire anche Oh Lucy!?

Non voglio dire Oh Tutti Quanti, Oh Ciascun Individuo di questo vasto mondo, visto che non ne conosciamo nessuno, a partire da noi stessi?

Tranne forse un pochino, un minimo sì.

Però siamo tutti misteriose costellazioni di miti. Siamo tutti un mistero, ecco che cosa voglio dire.

Potrebbe essere l’unica cosa al mondo che so per certo.

Un romanzo impegnativo ma comunque leggero per l’ineluttabilità e la bellezza del vivere che lo accompagna, pure nell’incongruità di quanto misteriosamente ci guida.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

Olive Kitteridge

Olive, ancora lei

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