Luigi Guelpa “Li chiamano anche Portieri”, Mursia Editore


Prefazione di Guy Chiappaventi

Mursia

Il portiere è un avventuriero chiamato a gesti di grande responsabilità. È dispari, solitario, l’unico deputato all’uso delle mani. Le sue parate strappano applausi, i suoi errori non si possono cancellare. Li chiamano anche Portieri (Mursia, pagg. 222, Euro 17,00) è un viaggio che parte dalle origini del ruolo fino ai giorni nostri e oltre. È un’antologia di 44 portieri, una cavalcata che prende il via con Jimmy Foulke, il pioniere e pachidermico guardiano britannico dell’Ottocento, e taglia il traguardo con Jo Hyeon, che si ispira ai cartoon di Holly e Benji. Nel mezzo ci sono i folli dell’area di rigore, come Hugo Gatti che si abbronzava appoggiato al palo della porta, o Roberto Rojas che si tagliò il viso con un bisturi per tentare di vincere la partita della vita e compiacere Pinochet, oppure Gordon Banks, che rimase tra i migliori al mondo anche cieco da un occhio. Sono storie uniche, autentiche, al limite del paradosso. Storie di portieri.

Dall’introduzione:

«Quello del portiere non è un ruolo. È una vocazione. Sta da solo in un gioco di squadra. Usa le mani mentre tutti gli altri i piedi. È confinato in un recinto lungo sedici metri. È l’ultimo guardiano della trincea, non può sbagliare. Se fallisce lui, la squadra capitola. L’errore non ha rimedio e può essere indimenticabile […]. Esistono due categorie di portieri. I pazzi e i regolari. I primi sono eccentrici, giocano per lo spettacolo e i fotografi, gatti messi sulla linea di porta, volano da un palo all’altro, qualche volta escono dall’area, dribblano, calciano punizioni e rigori. In questo libro ce ne sono diversi, il clown Pfaff trafitto da Maradona, il surfista Campos che disegnava i suoi completi e allevava cavalli, Chilavert il politico, il soldato della Rhodesia Grobbelaar-Spaghetti legs […]. Poi ci sono i portieri regolari, quelli che basano tutto sul piazzamento e concedono poco allo spettacolo. I freddi che si esaltano poco e raramente fanno una cappella. Sono una minoranza perché il portiere deve essere un po’ matto: non so se si possa inserire in questa categoria William Henry Foulke (il suo è il primo capitolo), portiere XXL inglese a cavallo tra fine Ottocento e primi del Novecento, mangiava dieci bistecche prima della gara, pesava così tanto che occupava tutta la porta e, quando usciva in presa alta, «oscurava il sole, ma era un peso massimo con l’agilità di un galletto». In questa categoria di portieri «assennati» (avete capito che non è la mia tazza di tè) scelgo il mito Dino Zoff. Uomo antico, è il francobollo di Guttuso con le mani sulla Coppa del mondo, un friulano silenzioso e quasi muto che era stato delegato a parlare con i giornalisti durante il silenzio-stampa dell’82, poche scene e molti fatti, crocifisso per i tiri da fuori presi in Argentina, si riscattò in Spagna con la parata all’ultimo minuto contro il Brasile sul colpo di testa di Oscar, la palla bloccata sulla linea di porta: fu forse l’unica volta in cui lo vedemmo agitarsi, fare segno ai brasiliani che «no, non è entrata», ci si gelò il sangue, la gloria è questione di centimetri». (Guy Chiappaventi)

Luigi Guelpa è nato nel 1971 a Vercelli dove vive. È un giornalista professionista che da oltre trent’anni racconta i conflitti di mezzo mondo (Balcani, Siria, Iraq, Libia, Ucraina) per alcune tra le principali testate nazionali, tra le quali «Il Foglio» e «Il Giornale». Autore per Rai Due, spesso si affida allo sport per trovare una diversa chiave di lettura nel narrare gli aspetti sociali e di vita quotidiana dei Paesi in cui è inviato. Nel 2010, con Il tackle nel deserto, ha vinto il Premio Selezione Bancarella Sport.

Elenco dei portieri citati nel libro

OLE SHOVKOVSKYI 2022 Il ribelle che sfida Putin (prologo)
WILLIE HENRY FOULKE 1894 Voglio una vita spericolata… a tavola
BERT TRAUTMANN 1944 Il soldato di Hitler che diventò idolo della regina Elisabetta
MOACIR BARBOSA 1950 Condannato all’ergastolo per non aver commesso il fatto
HARRY GREGG 1958 L’eroe dell’aereo maledetto
RI CHAN MYONG 1966 La zanzara coreana che affossò l’Italia
ROBERT MENSAH 1971 Isaac, che uccise la leggenda
GORDON BANKS 1972 Con uno occhio solo, a difesa del fortino
DIMBI TUBILANDU 1974 Il gatto di marmo della villa di Mobutu
HENRY FRANCILLON 1974 Tra calcio, sesso e voudù
JAN JONGBLOED 1974 Una passione sfrenata per le bionde… da fumare
JURGEN CROY 1975 Il socialista modello che disse no a Honecker
HUGO GATTI 1977 Emozioni da luna park quando gioca El Loco
RONNIE HELLSTROEM 1978 Il “figlio” delle madri di Plaza de Mayo
RAMON QUIROGA 1978 L’inconsapevole alleato della dittatura argentina
VOLKER IPPIG 1981 Il cuore che davvero batteva a sinistra
KEVIN O’CALLAGHAN 1981 Fuga per la Vittoria di un portiere che non era portiere
NIGEL SPINK 1982 L’attore di Ken Loach prima di Ken Loach
MEHDI CERBAH 1982 Tra la gloria e il doping di stato
THOMAS NKONO 1982 Il gigante d’ebano e la mamma bianca
HARALD SCHUMACHER 1982 Il cerbero che Pertini trasformò in uno scolaretto
VALDIR PEREZ 1982 Volevo solo far volare gli aquiloni
DINO ZOFF 1983 Un’ultima volta, prima che il mito ceda il passo all’uomo
BRUCE GROBBELAAR 1984 Dalla guerra in Rhodesia agli spaghetti molli
LUCKY AGBONSEVAFE 1985 Morto almeno una dozzina di volte, ma ancora vivo
HELMUTH DUCKADAM 1986 Davide contro Golia nella Romania di Ceausescu
RAAD HAMMOUDI 1986 Un pallone contro le bombe di Saddam
HECTOR ZELADA 1986 Un fantasma alla Coppa della Mondo
JEAN MARIE PFAFF 1986 Il pazzo artificiale che sarebbe piaciuto a Baudelaire
TINO LETTIERI 1986 Tutte le strade non portano a New York e a “broccolino”
ROBERTO ROJAS 1986 Quando al condor spezzarono le ali
ANTONIO JESUS 1987 La maledizione dei portieri portoghesi
JENS MARTIN KNUDSEN 1990 Il berretto della provvidenza nell’isola delle pecore
RENE HIGUITA 1990 Plata o plomo? L’amico di Pablo Escobar
SERGIO GOYCOCHEA 1990 L’uomo che mandò in frantumi la Jugoslavia
JORGE CAMPOS 1994 Tutti i giorni è Un Mercoledì da Leoni
JOSE LUIS CHILAVERT 1999 Il bulldog seduttore di anime
FABIEN BARTHEZ 2002 Il rugbista che voleva essere Serge Gainsburg
HOPE SOLO 2007 La prima e l’ultima della classe
RAFAEL KAPANGO 2010 L’influencer senza lo straccio di un solo follower
MENSAH NSOUHOHO 2011 Quando la vita vale meno di 1.000 dollari
FATIMA JUWARA 2016 Il sogno infranto nell’inferno del Mediterraneo
JO HYEON WOO 2018 Agile come un’anguilla, coraggioso come una tigre
MESHAAL BARSHIM 2022 Il mito calcistico del terzo millennio

Un Edida per l’estate?

Piccolo prezzo grandi letture… in cartaceo e in ebook tutti su EDIDA
E per citarne alcuni da non perdere… spy story, racconti, romanzi classici, contemporanei, storici

Quattro spy story di ambientazione storica di successo

O.D.E.S.S.A. L’ora della fuga

O.D.E.S.S.A Caccia in Argentina

O.D.E.S.S.A Operazione Damocle

O.D.E.S.S.A Il tesoro del lago

Racconti e romanzi

Classici

Verne Il conte di Chanteleine

Verne La sfinge dei ghiacci

Stevenson Il diavolo nella bottiglia , con il testo a fronte e illustrazioni di Elena Salucco

Stevenson Lo strano caso del dottor Jekyll e il signor Hyde con le illustrazioni di Mauro Moretti

Addio a Ulisse fumetto ad opera di Mauro Moretti e testi di Giovanni dell’Olivo

Contemporanei

Dialoghi. Più o meno probabili

Il Viaggiastorie. Racconti fantastici, con illustrazioni di Elena Salucco

Nell’altro giardino

Il tempo smarrito. Memorie di un’ottuagenaria

Il complesso di Arkhàn, fantascienza

Delitti, poliziesco

Romanzi storici

L’oro di Tolosa

e ancora

non perdetevi i manuali, la saggistica, la poesia, per i giovani lettori… nelle prossime pagine di tuttatoscanalibri

Ermanno Detti “Le altre facce della guerra”

Chiaredizioni (a questo link alcune pagine e illustrazioni in anteprima)

Ragazzi 12+

ILLUSTRAZIONI B/N pagine 150, prezzo 13,90 €

Cinque racconti per descrivere cinque facce della guerra. Cinque punti di vista raramente raccontati. I principali protagonisti sono i bambini che con i loro occhi sono spettatori di grandi eventi, a volte cruenti, a volte delicati e di grande umanità, come il rapporto con gli animali, con la natura o con la protezione di un disertore nemico.

L’Autore spiega in una bella e scorrevole narrazione che la guerra non riesce ad annullare i sentimenti umani, quelli forti: i ragazzi giocano ancora, si innamorano ancora, si creano amicizie ed esempi di solidarietà. Come la Ginestra di Leopardi, che sommersa poi risorge, la vita va avanti anche sotto le bombe. Gli ultimi due racconti sono dedicati al periodo post bellico e mettono in luce che anche quando la guerra è finita le ferite che hanno profondamente sconvolto gli animi non sempre si rimarginano. L’ultimo racconto, il più duro, è la storia di una ragazza che non riesce a dimenticare un terribile torto subito e, anche a guerra finita, agisce per realizzare un suo misterioso e oscuro intento. 

Le altre facce della guerra (Chiaredizioni, pg 150, prezzo 13,90) vuole raccontare come l’animo umano reagisce di fronte alle catastrofi. Tutti i racconti sono ambientati durante o appena dopo il secondo conflitto mondiale, e il messaggio forte che dà Ermanno Detti è che anche durante le guerre più orribili, nelle situazioni più disperate, gli esseri umani reagiscono e riescono a mantenere intatti alcuni sentimenti fondamentali, con la speranza di un futuro migliore.

«In queste cinque storie di guerra sono narrate situazioni molto diverse. Da una parte come gli uomini nei conflitti armati diventino più crudeli, egoisti e cattivi, dall’altra come i grandi sentimenti umani continuino a essere forti e presenti anche durante e dopo le guerre più terribili. Nelle guerre l’essere umano esprime il peggio di se stesso. Anche la storia recente ci racconta reati orribili, come lo sterminio violento e programmato di intere comunità con l’uccisione di donne, bambini e anziani innocenti. La guerra porta disastri e distruzioni nelle cose e lacerazioni dentro di noi. Dopo una guerra le ricostruzioni sono difficili sia per le ferite inferte alle cose, sia all’animo umano, al punto che perfino a guerra finita restano rancori e desideri di vendette. Sono le grandi catastrofi della guerra. Ma proprio quando la ferocia umana tocca i livelli più bassi, ci si accorge che alcuni sentimenti più profondi e naturali non possono essere distrutti. Anzi possono nascere affetti, amicizie, legami e amori inaspettati che stupiscono per la forza e per il rischio a cui alcune persone si espongono per aiutare gli altri. È come se la cattiveria non riuscisse a vincere fino in fondo ciò che di buono c’è negli umani. Sono le altre facce della guerra. Sotto le bombe degli aerei o dell’artiglieria, c’è chi può, come in questi racconti, offrire asilo a un disertore rischiando la vita, c’è chi si preoccupa di proteggere cuccioli di animali. Possono sorgere tenerezze, amori e speranze per un futuro migliore. Dopo la guerra resta il dolore che in parte si supera guardando al futuro».

ERMANNO DETTI ha avuto una vita molto avventurosa. Nato da famiglia povera nel 1939 a Manciano (GR), al centro della Maremma toscana, è costretto a interrompere gli studi e dedicarsi al lavoro di operaio nell’agricoltura. A 19 anni si arruola in Aeronautica come volontario specialista dove resta per 10 anni, di stanza tra Roma Ciampino e il Ministero dell’Aeronautica. Nel frattempo ha ripreso gli studi, consegue prima il diploma e poi la laurea in lettere. Abbandonata la vita militare, si dedica prima all’insegnamento e poi al giornalismo. Inizia la sua collaborazione alla rivista “Riforma della Scuola”, diretta da Lucio Lombardo Radice, Carlo Bernardini e Alberto Oliviero, poi da Tullio De Mauro e da Franco Frabboni. Nel 1990 ne diviene Capo Redattore. Negli anni Settanta inizia anche una collaborazione con La Nuova Italia Editrice come autore, come redattore di riviste e come consulente. Produce in quegli anni libri scolastici di Educazione Civica, di Storia per la scuola media, di antologie, di libri di lettura per le elementari. Scrive saggi e romanzi per ragazzi più volte premiati e ristampati. Collabora con quotidiani e riviste. È consulente e partecipa alla stesura della Enciclopedia Treccani per ragazzi. Diviene direttore editoriale della Edizioni conoscenza e, nel 1999, fonda e dirige fino ad oggi la rivista “Pepeverde”, trimestrale che si occupa di letteratura e critica per ragazzi. Viene chiamato come professore a contratto a insegnare Storia dell’Illustrazione all’Istituto Europeo del Design, all’università di Roma3, alla Libera Università di Bolzano. Fra le sue pubblicazioni si ricordano i suoi numerosi romanzi e il saggio Il piacere di leggere, più volte ristampato. Vincitore e finalista di numerosi premi letterari.

Giovanni Granatelli “Resoconto” , Scalpendi Editore

Scalpendi Editore

Vent’anni di scrittura in versi, edita e inedita, selezionati e raccolti in questa antologia, vero e proprio resoconto letterario ed esistenziale, esaustivo repertorio di un autore appartato quanto intenso, di una poesia asciutta che ha il timbro del testimone e riesce negli anni a mantenersi felicemente lontana, nella sua musicale sobrietà, da facili esche, ammiccamenti e colpi a effetto.

Ogni parola è scelta con cura. Ogni verso adagiato sulla carta con eleganza (Fabio Simonelli, Poesia)

Sono parole che rendono seria la questione del perché si scrive e del perché si vive (Pierangela Rossi, Avvenire)

Il passo del respiro come scomposta e inevitabile preghiera per ristabilire a ogni gesto quotidiano la sacralità (Franco Manzoni, La Lettura)

Giovanni Granatelli è nato a Catania nel 1965 ma vive sin da bambino a Milano dove lavora da sempre nel mondo dell’editoria. Tra i suoi libri Musica questuante (Nino Aragno, 2014, Premio Tra Secchia e Panaro, Premio Città di Arcore, Premio il Meteo di Guido Gozzano) e il più recente Un tentativo di gioia (Nardini, 2021, selezione Premio Camaiore)

La collana Assemblaggi e sdoppiamenti è diretta da Monica Romano.
Assemblaggi e sdoppiamenti sono solitamente termini poco associati alla parola, indicano gesti concreti che lavorano con la materia, che si offre con la sua inerzia e potenza come fa il mondo. L’assemblaggio non è indistinta mescolanza e lo sdoppiamento non è semplice scissione. Quello che si traccia confini di uno spazio aperto nel quale trovano luogo le forme di ciò che sta accadendo al linguaggio poetico, non solo all’interno di ogni singola proposta ma nel paesaggio complessivo che i diversi testi compongono. Movimenti simili e dissimili, sovrascritture in controluce che lasciano spazi bianchi in attesa di ulteriori impressioni.

Yann Andréa “Questo amore”, presentazione

Nel memoir che tenete fra le mani, Yann Andréa tenta di riallacciare il silenzio che precede l’incontro con Duras all’abisso sordo in cui è precipitato dopo la sua scomparsa e, con grande malinconia, sopravvivere così al vuoto che lo attanaglia. È una danza sentimentale nell’immaginario e nella scrittura dell’autrice, nonché l’omaggio più onesto e commovente alla persona e all’opera di Marguerite Duras.(da Fve Editori)

Viene rieditato per Fve Edizioni il memoir scritto nel  1999, tre anni dopo la morte di Marguerite Durat, dal compagno degli ultimi sedici anni di vita della scrittrice, Yann Andrèa, per la traduzione di Lamberto Santuccio e la prefazione di Sandra Petrignani. Sedici anni di un amore fuori dalla norma, lui trentenne, lei sessantaseienne: ma non solo l’età lo rende tale.

Lui è stato di tutto per lei, il segretario, l’autista, l’amante, lui studente di Filosofia e omosessuale che le darà sempre del voi, lei affermata scrittrice e donna fatale; diversi. Un amore che lei indagherà e rivelerà in due scritti uno della maturità e nell’ultimo.

Un legame lungo e travagliato ma imprescidibile per lui come per lei, che ha inizio nel 1975 quando alla presentazione di India Song , pellicola diretta dalla Durat, lui le chiede l’indirizzo per poterle inviare delle lettere. E da quel giorno le scriverà tutti i giorni per cinque lunghi anni senza avere da lei alcuna risposta. È al suo silenzio e solo allora che lei lo inviterà a Deauville. Era il 1980. Le sarà vicino fino alla morte di lei.

“Per sedici anni si insultano, provano a separarsi, incassano sfuriate e incomprensioni, diventano i preferiti l’uno dell’altra, lei gli detta le pagine de L’Amant e lui cerca di annegare le sue ossessioni nei bar delle stazioni. Fino alla morte di Duras, una domenica di marzo del ’96”.(da Fve Editori)

Yann Andréa (il cui vero nome è Yann Lemée; Guingamp, 1952 – Parigi, 2014) è stato attore e scrittore. Nel 1983 esordì con M.D., racconto su un ricovero ospedaliero di Marguerite Duras, della quale fu esecutore testamentario, erede letterario e ultimo adorato, conflittuale compagno di vita. Questo amore, uscito in Francia nel 1999, è il ricordo dei sedici anni passati insieme alla grande autrice di capolavori quali Moderato Cantabile, L’Amante, Il dolore.(da Fve Editori)

Chiarastella Campanelli “Tina Anselmi. La ragazza della Repubblica”, Graphofeel Edizioni

Graphofeel Edizioni

La vita, appassionante come un romanzo, di Tina Anselmi, la prima donna a diventare ministro della Repubblica italiana. Energica, schietta e coraggiosa, non si tirò indietro di fronte a prove durissime, come quella di annunciare alla famiglia la morte di Aldo Moro.

Cattolica convinta, improntò la sua attività politica al rispetto della laicità dello Stato, lottò per la parità salariale delle donne con fermezza e totale indipendenza di giudizio. Consapevole che sarebbe stata la fine della sua carriera politica accettò di presiedere la Commissione d’Inchiesta sulla P2, anteponendo il bene comune a ogni altra considerazione.

Conservò intatto per tutta la vita l’amore per la natura, per la semplicità e per la trasparenza, interpretando concretamente i valori di quella democrazia che considerava una preziosissima e fragile conquista.

Nel progredire delle pagine, il lettore ha la possibilità di immergersi nella storia pubblica e privata di Tina, osservando la crescita della sua consapevolezza e la genesi della sua passione politica e condividendone il coraggio e le tumultuose tempeste personali.

Dalla penna limpida e coinvolgente di Chiarastella Campanelli, una biografia che restituisce il sentimento di una figura femminile straordinaria e modernissima, il cui ruolo nella storia d’Italia è ancora tutto da scoprire.

“Tina era una persona ottimista e lungimirante, aveva fiducia in un domani migliore, questo la rendeva battagliera e forte. Teneva molto alle giovani generazioni, a farle crescere con una coscienza attiva e saggia, per lei “la memoria” era fondamentale. Ho amato il suo lato di animo nobile che stava nell’accoglienza e nella tolleranza verso l’altro, anche di chi la pensava diversamente da lei e non perché se ne sentisse superiore, ma perché in uno sforzo di comprensione capiva che ognuno a suo modo ha qualcosa da dare e che questo è un arricchimento personale.” (Chiarastella Campanelli)

L’AUTORE

CHIARASTELLA CAMPANELLI, romana, è laureata in Scienze politiche. Ha conseguito un baccalaureato in lingua araba e islamistica. Dal 2008 è direttrice editoriale della casa editrice il Sirente, per cui ha curato due collane dedicate alla letteratura araba e migrante traducendo alcuni volumi. Nel 2021 ha pubblicato un romanzo per bambini. Il mistero di Pyrgi. Avventura tra gli Etruschi (Dalia edizioni).

Igor Ebuli Poletti “Il jazz. Una storia sentimentale”, Oligo Editore

Pagine 52, Euro: 13,00

Oligo editore

«QUANDO NON SAI COS’È, ALLORA È JAZZ!» (Alessandro Baricco, Novecento)

Una storia sentimentale, un corpus eterogeneo di nomi distanti tra loro: incontreremo Bix Beiderbecke che parla dei tappeti nel suo salotto, Charles Mingus che sul litigio col governatore del suo stato scriverà un album pietra miliare della musica. Apriremo uno squarcio vivido su uno dei fenomeni musicali e culturali più importanti del XX secolo, con il predominio dell’improvvisazione sulla forma scritta.

«La musica è sempre un dialogo, deve esserlo, se diventa un monologo non diventa più niente, si sfalda, si smarrisce. E quale miglior dialogo se non quello, intenso e rarefatto, potente e leggero, tra il pianoforte di Duke Ellington e la voce di Ella Fitzgerald in Lush Life, con le sillabe che rotolano eleganti e bizzose come i frutti maturi che stanno per staccarsi da un albero perché è arrivato il loro momento, mentre il lussuoso brano scritto a diciassette anni da Billy Strayhorn scivola via come una slitta su un fondo innevato. Improvvisare è come lanciarsi da un dirupo senza sapere cosa c’è sotto. John Coltrane lo ha fatto sempre, si è sempre lanciato in uno spazio aperto, abbandonato, che ha delimitato e delineato con la sua musica; forse è il primo e unico caso di musicista che ha capito da subito il quadro nel quale si sarebbe mosso, e lo ha fatto in modo impetuoso, quasi fanciullesco, con una tensione mai risolta verso l’eterno. Ci sono alcuni video di Coltrane in cui suona con gli occhi sbarrati, quasi senza espressione, ma sarebbe un errore pensare a una fissità oftalmica: quelle pupille rotonde e tese verso uno zenith che vedeva solo lui erano invece una specie di porta spalancata verso la percezione più profonda di quello che stava tentando di dire, occhi supplici, parti di quella immensa preghiera laica – ci possono essere anche preghiere laiche che hanno lo stesso valore di quelle religiose – che è stata la sua musica. Giant Steps, i suoi passi da gigante non sono stati solo suoi ma di tutta la musica che li ha seguiti, che non ha potuto farne a meno».

IGOR EBULI POLETTI, pavese, classe ’65, ha pubblicato per Blonk due guide semiserie di viaggio di successo: Olanda. Biciclette, mulini a vento e aringhe. Soprattutto aringhe (2019) e Islande, quasi tutte (2022). Per Tedjo Edizioni Inutili ha pubblicato Giappone. 100 tesi. Tutte sbagliate (2021). La grande passione per il Jazz lo ha portato a scrivere questa storia sentimentale.

Antonio Manzini “ELP”, presentazione

ELP, la nuova e molto ricca trama di Antonio Manzini, è particolarmente narrativa e mette sotto un unico segno due casi e due inchieste. Le riunisce lo sfondo di calda attualità sociale. Anche il brusco vicequestore è più ombroso e stanco, sente più acutamente quanto importante sia l’amicizia, e deve investire nell’indagine tutta la sua irruente e sincera passionalità, e tutta la tenerezza della sua invincibile malinconia.(dal Catalogo Sellerio)

L’attualità sociale, come si legge nella presentazione sul Catalogo Sellerio, si lega a entrambe i casi: quello di violenza domestica del valligiano Bobo Novailloz nei confronti della moglie Monica, che Rocco sistemerà in modo non troppo ortodosso, come spesso gli capita, ma quando poi l’uomo viene ritrovato ucciso in una piazzola ai confini con la Svizzera, la faccenda assumerà altre prospettive che si aprono a ricerche dai più prossimi contatti dell’ucciso fino a molto altro delineando aspetti e ramificazioni di interessi.

Nell’altro, la sigla ELP che dà il titolo al romanzo, identifica un’associazione ambientalista, l’ Esercito di Liberazione del Pianeta, che si muove con forme di protesta curiose nei confronti di quanto causato dall’uomo, dalle multinazionali, dai loschi affari che angustiano il nostro mondo. Manifestazioni che ad un certo punto evidenzieranno un comportamento anomalo e violento da parte degli ambientalisti che travalica i buoni propositi, fino allo scoppio di una bomba che uccide il titolare di una ditta di pellami della valle. Da questo episodio eclatante nascono le domande di riflessione di Rocco su quanto accaduto: tanti i personaggi intorno ai due delitti di Bobo Novailloz e del titolare della CDC Simone Ferrazzi. fino a convincersi a richiamare da Roma Brizio e Furio suoi fidati amici che, come lui, non si mostrano titubanti ad intervenire con modi non sempre dentro la legalità ma capaci di risolvere. Oltre i due casi la ridda di situazioni personali e degli uomini della squadra: dai problemi di cuore al processo che vedrà imputato Italo. Come sempre una trama densa e “particolarmente narrativa”

Antonio Manzini, scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato Sangue marcio, La giostra dei criceti (del 2007, riedito da Sellerio nel 2017), Gli ultimi giorni di quiete (2020) e La mala erba (2022). La serie con Rocco Schiavone è iniziata con il romanzo Pista nera (Sellerio, 2013) cui sono seguiti La costola di Adamo (2014), Non è stagione (2015), Era di maggio (2015), Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (2016), Pulvis et umbra (2017), L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone (2018), Fate il vostro gioco (2018), Rien ne va plus (2019), Ah l’amore l’amore (2020), Vecchie conoscenze (2021), Le ossa parlano (2022) e ELP (2023). In altra collana di questa casa editrice ha pubblicato Sull’orlo del precipizio (2015) e Ogni riferimento è puramente casuale (2019).

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Le ossa parlano

Vecchie conoscenze

Gli ultimi giorni di quiete

Rien ne va plus

Ilaria Tuti “Madre d’ossa”, presentazione

Madre d’ossa segna un nuovo ritorno di Teresa Battaglia, la commissario sessantenne lucida e intuitiva, ormai alle prese con la sua personale lotta con il passato e i ricordi, con la memoria che la tradisce in un’involuzione sempre più presente: nel nuovo volume, il quinto, dovrà affrontare una nuova sfida, contro il tempo che inesorabilmente porta la sua malattia, l’Alzheimer, a farsi più pressante. Eppure quella mente minata, diversa, irrazionale, senza più contorni precisi e percorsi razionali, potrebbe essere capace di superare i confini della razionalità e guidare verso verità imperscrutabili, in viaggio verso l’inconscio profondo per arrivare a nuove verità che affondano tra le radici della memoria non più efficace e che mette sempre più a repentaglio, con le sue zone d’ombra, la lucidità della protagonista.

 È l’ambientazione con cui si apre il romanzo, con le domande angosciose che Marini, il suo collaboratore, si pone davanti allo spettacolo che gli si para davanti, a rendere in modo tangibile che non sempre ciò che appare è verità.

Il romanzo si apre con il giovane ispettore Massimo Marini che in seguito ad una chiamata anonima si precipita in un’alba fredda del mese di ottobre, tra le montagne friulane, in prossimità di un lago

“Si alzò il vento. La bruma vorticò in mulinelli e il biancore a poco a poco si diradò scoprendo l’altra sponda. Massimo strinse le dita attorno al parapetto. C’era qualcuno sulle rocce. […] Massimo sfilò la pistola dalla fondina, la tenne puntata sulla figura scura, e avanzò. Forse era una precauzione inutile, esagerata, ma la natura in quel luogo cantava una melodia sinistra e lo contagiava. I corpi in realtà erano due. Uno steso, il torso coperto da una maglietta a maniche corte, il viso rivolto al cielo. Il braccio che Massimo poteva intravedere era discosto dal fianco, attraversato da un taglio profondo, le vene ormai svuotate. Il secondo corpo era chino sul primo […] Il secondo corpo si raddrizzò, facendolo sussultare”.

Sì, perché quel corpo appartiene a Teresa Battaglia sporca di sangue, lo sguardo smarrito e tra le braccia il cadavere di un ragazzo. Impossibile rispondere alle domande che immediate sorgono: Chi era quel giovane? E perché Teresa è lì con lui?

“Massimo non ha risposte, solo dubbi. Sa, però, che la scena di un crimine è l’ultimo posto in cui dovrebbe trovarsi il commissario Battaglia. Teresa ha irreparabilmente alterato il luogo del ritrovamento e inquinato gli indizi. Ma forse non è davvero così che stanno le cose… Da un’autrice sempre più amata dal pubblico, un romanzo capace di stupire, appassionare e commuovere vecchi e nuovi lettori”( da Libri Longanesi)

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Figlia della cenere

Ninfa dormiente

Come vento cucito alla terra

“Fiore di roccia”

Jean Stafford “Il puma”, presentazione

Qualcosa di morboso e strisciante, che è del paesaggio, delle presenze che lo anima­no, degli interni di case occasionalmente trasformate in camere ardenti, accoglie il lettore di questo paradossale romanzo di formazione, in cui all’impossibilità di ab­bandonare l’infanzia si accompagna quel­la di rimanere bambini.(da Adelphi Libro)

Pubblicato nel 1947, (The Mountain Lion) viene per la prima volta tradotto in italiano da Monica Pareschi per Adelphi.

I protagonisti sono due fratelli, Ralph e Molly, che all’inizio del romanzo hanno rispettivamente dieci e otto anni. Vivono con la madre e due sorelle maggiori in un sobborgo di Los Angeles, il padre è morto da molto.

Il loro tempo trascorre nella casa nei sobborghi di Los Angeles e ogni estate in un ranch in Colorado appartenente al fratellastro della madre. Qui vengono in contatto con un mondo diverso, selvaggio e brutale e in contrasto con quello del suburbio: se in un primo momento l’ambiente affascinerà entrambi, successivamente Ralph aderirà a quanto lo zio e la cerchia che frequenta, coinvolgendolo nelle loro vite, lo porteranno ad accogliere il passaggio verso una giovinezza adulta. La comparsa di un puma femmina sancirà poi definitivamente l’allontanamento dei due protagonisti e l’epilogo della storia che, come romanzo di formazione, descrive il raggiungimento della maggiore età dei due fratelli. una crescita che passa attraverso un allontanamento e tra i due e la stessa infanzia, con un finale inatteso. L’autrice si è ispirata a fatti reali della propria vita.

Brevi note biografiche

Jean Stafford, autrice statunitense (1915 – 1979)dopo gli studi all’Università di Heidelberg (1936-1937). tornata negli Stati Uniti si stabilisce a Boston, dove scrisse Boston Adventure (1944), diventato un best seller e lanciato la Stafford come autrice. Il suo secondo romanzo, e The Mountain Lion (1947): Scrittrice di racconti, pubblicati su riviste, ha vinto il Premio Pulitzer nel 1970.