Le pagine di tuttatoscanalibri più lette nel 2025

Primo Levi Se questo è un uomo
Han Kang Convalescenza
Simona Genovali C’era una volta un padre
Stefano Terra Alessandra
E. Lee Masters Antologia di Spoon River
Elsa Morante La Storia
Brunella Schisa Il velo strappato
Alberto Moravia La noia
Alberto Riva Ultima estate a Roccamare
Hans Tuzzi Colui che è nell’ombra
Fruttero e Lucentini Enigma in luogo di mare
Curiosità bibliofile I caratteri tipografici

Woody Allen “Che succede a Baum?”, presentazione

Traduzione di Alberto Pezzotta.

Che succede a Baum? è il primo romanzo di Woody Allen ed è tutto ciò che ci si aspetterebbe da lui, e anche qualcosa in più. Il ritratto di un intellettuale paralizzato da preoccupazioni nevrotiche sulla futilità e il vuoto della vita; uno sguardo irriverente sui miti della cultura newyorkese; soprattutto, una storia divertente, dalla trama serrata e dalla scrittura impeccabile, da uno dei più grandi e versatili talenti cinematografici e letterari americani. (da La nave di Teseo)

Sebbene si tratti del suo primo romanzo non sono mancate in passato altre manifestazioni di scrittura: le raccolte di racconti umoristici, l’autobiografia A proposito di niente del 2020. Nel romanzo Asher Baum è un alter ego, anche qui una specie di autobiografia costruita su un personaggio.

Chi è Asher Baum?

Giornalista e scrittore ebreo newyorkese di mezza età in crisi, con tre matrimoni alle spalle, invidioso del figliastro, promettente scrittore, una vita affettiva e familiare che registra  screzi col fratello e il  ricordo poco felice  del padre morto, dove non sono mancate accuse di molestie sessuali, il tutto attraverso  monologhi, il protagonista ha il vizio di parlare da solo, ma non mancano  dialoghi esilaranti e citazioni filosofiche, musicali e letterarie  che ricordano il Wood Allen cinematografico che sa creare anche come narratore personaggi e situazioni tra risate, colpi di scena e dialoghi ben costruiti e  ben calibrati.

Woody Allen è uno scrittore, regista e attore. Grande appassionato di jazz e tifoso di sport, è stato stand-up comedian e autore di diversi libri. Vive nell’Upper East Side di Manhattan con la moglie e le loro due figlie. Per La nave di Teseo ha pubblicato A proposito di niente (2020), Zero Gravity (2022) e le nuove edizioni di RivinciteSenza piumeEffetti collaterali (2023), Pura anarchia (2023), Conversazioni su di me e tutto il resto (con Eric Lax, 2024), Provaci ancora, Sam (2025), Sesso e bugie (2025). Questo è il suo primo romanzo.(da La nave di Teseo)

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A proposito di niente

Celia Fremlin “La lunga ombra”, presentazione

Negli ultimi anni si è assistito in Gran Bretagna alla riscoperta dell’opera di Celia Fremlin, autrice di perturbanti noir «domestici», narratrice di inquietudini interiori che mettono in crisi la normalità, la vita quotidiana, in particolare delle donne, con una fortissima tensione psicologica e una perfida ironia.
In questo romanzo la scrittrice intreccia con maestria l’umorismo nero e una toccante esplorazione del lutto, creando un inarrestabile vortice narrativo che richiama Shirley Jackson e Patricia Highsmith. La lunga ombra è un mystery travolgente e maligno, con un finale che ha il sapore amaro di un dolce natalizio andato a male.(dal Catalogo Sellerio)

Il romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1975, ritorna in libreria per Sellerio  con la traduzione di Chiara Rizzuto

Imogen, la protagonista, è una signora ultracinquantenne che da  pochi mesi ha perso il suo sposo, Ivor Barnicott,  docente universitario e saggista, intellettuale di successo, ma anche manipolatore, opportunista e donnaiolo.
La vedova con l’approssimarsi del Natale vede la propria casa, grande e piena di stanze nella periferia residenziale appena fuori Londra,  riempirsi di consolatori: ex mogli, figliastri, nipoti,  ciascuno con il proprio fardello di segreti e veri scopi dietro quella che in apparenza vuole essere volontà di accudimento e compagnia per la vedova inconsolabile, ma che determinerà per Imogen un periodo da dimenticare; la sua bella  e capace dimora, piena di stanze, verrà  occupata dai vari e all’apparenza servizievoli parenti: il viziatissimo figlio di Ivor con un’amica davvero bizzarra, la figlia con il marito e i due bambini,  la ex moglie  rientrata in Inghilterra dalle Bermuda per non rischiare di perdere la sua parte dell’eredità?
E come la neve silenziosa scende sulla campagna inglese, così iniziano a fioccare fatti inquietanti

Celia Fremlin (1914-2009) è stata una scrittrice britannica di romanzi e racconti noir. Dopo aver studiato Lettere classiche a Oxford, ha pubblicato sedici romanzi acclamati da pubblico e critica, vincendo nel 1960 l’Edgar Award.

Torborg Nedreaas “Niente cresce al chiaro di luna”, presentazione

Traduzione di Andrea Romanzi

Niente cresce al chiaro di luna non si limita a narrare una storia personale: è un documento, una memoria che interroga la società e il ruolo delle donne al suo interno. Con il suo arrivo in Italia per la prima volta, il romanzo di Nedreaas ci invita a riscoprire una voce che si è sempre dedicata al diritto di condurre una vita autentica.(da La nave di Teseo)

Pubblicato in patria nel 1947 è tradotto per la prima volta in italiano

Un uomo e una donna si incontrano casualmente e trascorrono una notte insieme: lei racconta, lui ascolta. È  una storia triste, la storia della sua vita, una storia di dolore, rabbia, ma anche di passione e di umiliazione.
Figlia di un minatore e di una madre casalinga invecchiata per gli stenti e la vita difficile; non vorrebbe seguire le orme familiari, nemmeno della sorella operaia in fabbrica, vorrebbe studiare, ma a quindici anni s’innamore del suo insegnante e a diciassette resta incinta.
Da qui un precipitare di eventi e descrizioni crude accompagnano il lettore lungo i tormenti, le passioni, il tentato stupro e gli aborti della protagonista.

Scrive Livia Manera nella sua presentazione (La lettura del Corriere 14 dicembre 2025)

[…]“quando fu pubblicato in patria, nel 1947, sollevò uno scandalo e molte discussioni. Lo stile è disadorno, il contenuto urticante, il messaggio chiaro: la Norvegia sarà anche stata una nazione moderatamente ricca, ma per le donne e la classe operaia le condizioni di vita erano un inferno. Il capitalismo norvegese aveva trasformato i poveri in schiavi. Leggetemi, sembra dire l’autrice, e poi ditemi se il comunismo non sarebbe un sistema più umano. Torborg Nedreaas era, in effetti, iscritta al Partito comunista norvegese (Nkp). Ed era una femminista dura e pura”

Torborg Nedreaas ( 1906 – 1987), comunista, definita la «Simone de Beauvoir norvegese», è stata una grande militante a favore dei diritti degli oppressi e delle donne. Femminista, autrice di romanzi, articoli e radiodrammi, è riconosciuta come una delle voci più importanti della letteratura scandinava.

Alessia Gazzola “Miss Bee e il giardino avvelenato”, presentazione

Questa volta più che mai, Miss Bee dovrà far ricorso a tutta la sagacia e a tutta la forza d’animo che la contraddistinguono per sciogliere i misteri del suo mondo, e soprattutto quelli del suo cuore. (da Libri Longanesi)

Ecco ancora Miss Bee, ovvero Beatrice Bernabò, alle prese con un nuovo enigma e non solo: dopo Il cadavere in biblioteca, Il principe d’inverno, Il fantasma dell’ambasciata, è nuovamente protagonista ne Il giardino avvelenato.
Agosto 1925, la giovane curiosa, audace, acuta  si trova in una nuova e pomettente situazione:  un invito inatteso per un soggiorno nel Norfolk, presso la storica dimora di un vecchio amico dell’ispettore Archer Blackburn, una residenza nobiliare immersa in un favoloso giardino .
Quello che si preannuncia come un piacevole soggiorno si rivelerà al contrario una situazione dai contorni foschi che riguarda da vicino una vecchia conoscenza. Ma anche la vita sentimentale della protagonista sarà coinvolta pesantemente: Julian Lennox, visconte di Warthmore, l’uomo che Beatrice ha cercato di dimenticare, farà una nuova comparsa.

L’incipit

Per la prima volta dopo tanti mesi, qualcuno stava aprendo il portoncino del numero 53 di Queen’s Gate, nella casa in stile georgiano che apparteneva a Minerva Ashbury e a suo figlio Christopher.
Ben due autovetture avevano affiancato la balaustra laccata di nero e, da quelle, fattorini dalla pelle bruna con tuniche di lino chiaro, gilet scarlatti e turbanti sul: capo stavano scaricando voluminosi bauli portandoli dentro l’edificio.
Beatrice Bernabò osservava la processione, lo sguardo oltre il bovindo. Nel petto sentiva qualcosa di imprevisto e fastidioso, come una vecchia frattura che fa male: quando cambia il tempo:
«Sembra che gli Ashbury siano tomati dall’India, dopo meno di un anno. Non è: strano?» disse alla sorella maggiore.
Clara le restitui uno sguardo neutrale.
«Forse hanno venduto la casa, di questi tempi non mi sorprenderebbe. Oppure anziché lasciarla disabitata l’hanno offerta a un amico di famiglia» prosegui, alzando brevemente il capo dal ricamo su cui era all’opera.
Si, quelle di sua sorella erano di certo le ipotesi più probabili. Beatrice aveva: sempre pensato che gli Ashbury non sarebbero tornati chissà per quanto tempo, dopo che Kit cra partito alla volta dell’India per occuparsi delle propric miniere.
Aveva ormai smesso di pensare con insistenza a quei vicini di casa troppo vicini, come invece faceva una volta, quando ribolliva per il modo in cui entrambi sembravano averla messa da parte senza rimpianti.
«Non dovresti tomare a casa tua a preparare la cena?»
Per certi aspetti, nonostante le proprie personali vicissitudini, Clara restava vittoriana nel midollo. Beatrice alzò gli occhi al cielo. Era sposata da aprile con:l’ispettore capo di Scotland Yard Archer Blackburn.

della stessa autrice su tuttatoscanalinbri

Miss Bee e il cadavere in biblioteca

Miss Bee e il principe d’inverno

Miss Bee e il fantasma dell’Ambasciata

Una piccola formalità

La costanza è un’eccezione

La ragazza del collegio

Un tè a Chaverton house

La nuova trilogia con Costanza Macallè

Lena e la tempesta

Premio Bancarella ad Alessia Gazzola

Giorgio Scerbanenco “Traditori di tutti”, presentazione

[…]Lamberti ha un intuito speciale per scoprire quando le persone mentono, e in questa vicenda troppe cose puzzano di bruciato. Una coppia annegata in macchina nel Naviglio fuori Milano, in un modo che ricorda un omicidio accaduto diversi anni prima. Una valigia misteriosa che porta a un ristorante di provincia dove il piatto forte del menù non va molto d’accordo con la legge. Una storia di spie e tradimenti che riapre le ferite della Seconda guerra mondiale.[…](da La Nave di Teseo)

Dalla Prefazione di Cecilia Scerbanenco

Traditori di tutti, il secondo episodio delle avventure di Duca Lamberti, esce sempre nel 1966, molto atteso, dopo il grande successo – e scandalo – di Venere privata. Successo e scandalo che anche questo romanzo ripeterà, facendo vincere al suo autore il Grand prix de littérature policière, prestigioso e storico premio francese con una sezione per i libri stranieri. Essenzialmente, Traditori di tutti è la storia dell’amore di una ragazza americana per il padre morto in guerra in Italia. Scerbanenco, se fosse stato ancora in Rizzoli, avrebbe potuto scriverlo così, raccontando le drammatiche vicende di una giovane donna. Ma lo Scerbanenco noirista fa inciampare il suo investigatore Duca Lamberti nelle conseguenze impreviste della di lei vendetta. 

[…]La trama, per esempio, si fa sempre più violenta e noir; il linguaggio, che si avvicina sempre più al parlato nei dialoghi, e ricorre massicciamente allo scorrere dei pensieri, al susseguirsi di riflessioni in frasi separate solo da virgole. E lostream of consciousness, adottato dagli scrittori anche per romanzi intimisti, e che invece Scerbanenco piega ai rabbiosi pensieri di un arrabbiatissimo Duca Lamberti. Anche in questo è stato padre dei giallisti italiani contemporanei, perché ha mostrato quanto fosse possibile osare con l’italiano, facendo saltare le regole sintattiche e di punteggiatura, creando una lingua adatta all’azione e all’ira

[…]Questo romanzo è forse il meno citato dei quattro di Duca Lamberti, eppure sotto la storia apparentemente semplice ma avvincente, è il più ricco, quello che più ci restituisce la complessità del suo autore e dei primi anni ’60 a Milano

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Appuntamento a Trieste

Il terzo amore

Luna di miele

Alla scoperta di Giorgio Scerbanenco

Giorgio Scerbanenco e la serie con Arthur Jelling

Cinque romanzi di successo: cinque spy story in ambientazione storica

L’ambientazione è storicamente documentata, ricca di particolari riferiti al periodo, alle vite usi e costumi del tempo dei suoi protagonisti, una spy story ricca di colpi di scena in avvincenti thrillers storici.

Edida
Ancora un’avventura per Leonard Walder, pericolosa come tutte le precedenti che lo hanno visto impegnato contro l’organizzazione O.D.E.S.S.A. che sin dai primi momenti della sua creazione, alla fine del secondo conflitto mondiale, si è votata alla realizzazione del Quarto Reich.
Nell’Operazione Obersalzberg, l’ultima in ordine di tempo, Leonard sarà impegnato a neutralizzare il tentativo da parte di O.D.E.S.S.A e dei servizi segreti della Germania est, la DDR, di favorire lo scoppio di una guerra catastrofica e definitiva contro Israele. Nome in codice dell’operazione il toponimo del nido dell’aquila (Obersalzberg), il castello di Hitler in Baviera. Ancora una volta Walder sarà chiamato ad intervenire con le forze del Mossad di Mike e della Cia di Fox, vecchie conoscenze che hanno caratterizzato le sue missioni fino a quest’ultima ambientata a Berlino Est, in Spagna, in Medio Oriente, sullo sfondo della guerra del Kippur (1973).
Come le precedenti missioni (O.D.E.S.SA. L’ora della fuga, O.D.E.S.S.A. Caccia in Argentina, O.D.E.S.S.A. Operazione Damocle, O.D.E.S.S.A. Il tesoro del lago)

ODESSA L’ora della fuga

ODESSA Caccia in Argentina

ODESSA Il tesoro del lago

ODESSA Operazione Damocle

Cinque romanzi di successo su Amazon in ebook e in cartaceo

Giorgio Ghiotti “Due paradisi”, Vallecchi

Collana: Vallecchi Poesia diretta da Isabella Leardini

Vallecchi

Dal 19 dicembre 2025

Come un ventaglio di bellissima fattura, pagi­na dopo pagina Giorgio Ghiotti apre piccoli universi di fronte agli occhi del lettore. Due paradisi è un bestiario della mente popolato di creature reali e simboliche, vive o appuntate a una teca, «inchiodate per sempre al loro volo»; presenze animali e umane, tutte segnate dalla medesima mortale perfezione colta in un atti­mo di intravista eternità.

I due regni attraversati in questo libro sono spazi liminari: terrazzi, cantine, vialetti, e sono regni del tempo che tornano a coincidere, la giovinezza e le sue città, l’infanzia e i luoghi in lei trasfigurati, le vite altrui come eredità rima­ste nelle stanze, età riflesse in un presente che a se stesso non fa sconti. Questa voce, che in appena trent’anni ha già un’opera solida e varia tra poesia e narrativa, nei versi risplende di una dimensione sempre dupli­ce, fanciullesca e dura, limpida e intransigente, classica ma quotidiana.
Giorgio Ghiotti è forse l’ultimo custode di un mondo novecentesco a cui appartiene ancora interamente, per cantabi­lità e forma mentis. Innato, ma coltivato nella fe­deltà alla letteratura, possiede il dono raro della sprezzatura, in cui la naturalezza è anche distan­za. Io per metà già fossile – si definisce – provvi­soriamente nel mezzo di una scena, di straforo. È da questa vicinanza incrinata di nostalgia che la vita potenziale può essere guardata, esige di esse­re detta con esattezza e passione, a patto di non essere del tutto toccata, come un’ala di farfalla o di falena. Nella sua partitura gioiosa ed esatta, è davvero come il volo o il canto degli uccelli questa poesia, una forma inevitabile di armonia. «Sono creature fatte di solo canto / se preferiscono mo­strarsi al loro meglio / cioè senza mostrarsi – farsi nuda voce».

Giorgio Ghiotti (Roma, 1994) è poeta e scrittore. In poesia ha esordito con Estinzio­ne dell’uomo bambino, cui sono seguiti, tra gli altri, La via semplice (Premio Prestigia­como), Ipotesi del vero (Premio Notari) e I perduti amori. Tra i suoi romanzi più recenti, Casa che eri L’avvenire

Daniela Marra “Le spine del Rosa”, presentazione

Daniela Marra “Le spine del Rosa. Una storia di passione e d’arte nella Napoli del Seicento” , Colonnese Editore, 2025

Chi ama il romanzo storico amerà questo affresco, più che una biografia, di Daniela Marra che ha come protagonista e Salvator Rosa e la Napoli del ‘600.
La vicenda si muove nella Napoli dall’eruzione del ’31 fino alla peste del 1656 ma anche a  Roma e a Firenze e a Volterra. Il pittore, ma anche poeta e incisore, vive un periodo, il Seicento napoletano, sotto il pesante governo spagnolo e perseguitato dal Sant’Uffizio per i suoi legami affettivi, quello con Lucrezia Paolini, donna sposata dalla quale avrà due figli.
L’Autrice, napoletana, antropologa e saggista, ha voluto raccontare l’uomo e non il pittore attraverso le sue opere, proprio perché colpita dalla sua personalità “straripante e contraddittoria”, come la definisce in una recente intervista di Brunella Schisa (Il venerdì (5 dicembre 2025).
La ricerca e la documentazione si affiancano alla creatività narrativa, come in ogni romanzo storico: il protagonista è sempre alla ricerca di sé stesso, tra fughe, abbandoni e smarrimenti che “a mio avviso”, dichiara nella medesima intervista, l’autrice lo rendono “un personaggio contemporaneo, che si scaglia contro il potere ma in modo privato”. Un raccontato che sceglie e coglie solo alcuni momenti della sua vita, quelli “che sono come piccole spine che lo portano fino alla fine” e da cui non sa liberarsi e da cui il titolo del romanzo stesso.

Daniela Marra, antropologa specializzata in museografia (collabora con il “Centro Caprense Ignazio Cerio”), si occupa principalmente di ricerca e di critica artistica. Ha scritto per la rivista danese “Il Ponte”, “Pressnews” e “Italiaore24”. Autrice per il cinema, è stata direttrice artistica di videoproduzioni di performance artistiche. Curatrice di diverse esposizioni italiane e internazionali, sostiene attivamente l’interscambio tra arte, storia e letteratura (collabora con “Ischia Film & Art Festival Luchino Visconti”). Tra i suoi scritti per il teatro, il musical Donne, Madonne e Lazzare. Alcuni suoi testi compaiono in varie antologie, ha curato i volumi Domenico Sepe. La materia e l’eterno (2021) e Giacomo Mancini. La scultura di Domenico Sepe (2023).( da Il Mattino)