Buon Natale!









Per Scalpendi editore nasce la collana “Elementi narrativi”, diretta da Fabio Vittucci, che pubblica opere prime di autori nuovi.
Elementi narrativi nasce dalla necessità di pensare una collana per voci nuove, come sono stati i famosi “Gettoni”, la collana ideata da Vittorini per Einaudi negli anni ’50. Il sogno di Vittorini era quello di intercettare delle voci nuove, Scalpendi guarda a quel modello come a un modello unico, inarrivabile, ma di grande ispirazione, proponendo con coraggio esordienti che hanno qualcosa di particolarissimo che li contraddistingue. Sono libri che hanno alle spalle un’esperienza o un sentimento forte che però ha trovato una forma, non convenzionale, che arriva proprio perché è nata dentro l’esperienza, un’esperienza vera, non pensata a tavolino. Nella collana “Elementi narrativi” esperienza e forma nascono insieme e questa è la caratteristica che li accomuna. Da sottolineare, infine, la qualità della veste grafica che si ritrova anche in questa nuova collana, infatti la prima cosa che si nota toccando i libri di Scalpendi è la cura dei materiali, la scelta estetica estremamente riconoscibile, la copertina rigida, e un’identità ben definita.
Questo è un libro nudo, anzi senza pelle, carne viva. Durissimo ma sorprendentemente sincero, quasi viscerale. Eppure misurato, pieno di grazia, di rispetto, di pudore. Intimo ma anche in qualche modo universale. La nascita la morte la malattia il dolore la gioia il rimpianto la paura. Il filo conduttore dell’amore che racchiude tutte queste cose insieme. Sono temi di tutti, necessariamente. Le parole asciutte, prive di retorica, eppure calde e vive restituiscono il senso di un’esperienza fortissima di passaggio, di un passaggio cruciale. Sembra quasi che il lettore possa partecipare a quel passaggio o che comunque sia messo in condizione di comprenderlo a pieno.
Il libro raccoglie la testimonianza vivida dei giorni e delle emozioni vissute dall’autore durante la lunga degenza del figlio in ospedale. Scritto in prima persona, mette in luce come ogni legame porti con sé dei rischi e che amare significhi anche confrontarsi con una possibile perdita. Matteo, il secondogenito di Michele, a pochi giorni dalla nascita, è colpito da un’emorragia cerebrale e viene ricoverato d’urgenza a Roma. In quei giorni Michele si trova a condividere con la moglie una riflessione sul tempo e le cure da dedicare a Matteo, e sull’accudimento del figlio maggiore di soli sette anni. Ma c’è anche altro da gestire: l’angoscia per un’ipotetica disabilità futura che potrebbe scaturire dalla malattia e l’aggravarsi delle condizioni del padre, affetto da morbo di Alzheimer. Dopo tre interventi alla testa e una lunga convalescenza, Matteo viene dimesso in buone condizioni. Il padre invece morirà qualche giorno dopo.
Michele Greco (Palermo 1968), dopo la laurea in Economia, si trasferisce a Roma dove lavora come funzionario presso un’istituzione pubblica. Ha una moglie e due figli, ed è stata proprio la malattia di Matteo, secondogenito, a sollecitargli la scrittura di “In buone mani”. Lettura e scrittura figurano tra le sue più intense passioni.

“Se lei sapesse che il nostro mondo e tutte le cose in esso contenute sono proiezioni provenienti da un livello di realtà al di là dello spazio e del tempo; e se sapesse che persone molto infelici possono ritrovare la felicità, spostandosi da un livello ad un altro, lei non le aiuterebbe?”
Questo il quesito che si trova ad affrontare Frida Falk, psicoanalista junghiana, quando Magnus Ström le racconta dell’esistenza del Movimento Liberi Sognatori e la mette in contatto con quattro pazienti che hanno bisogno del suo aiuto per transitare da un livello di realtà all’altro.
Quattro storie di perdita: una madre che ha perso una bambina, un anziano pittore privato della vista, un ragazzo transessuale orfano della propria identità e un profugo nigeriano, la cui capacità di vivere sembra essere annegata insieme ai suoi sventurati compagni di viaggio.
Ma se trovare la felicità nei sogni equivalesse a perdere la vita?
E se aiutare quattro persone a ritrovare ciò che hanno perduto significasse per Frida smarrire se stessa?
L’autrice Flaminia Nucci riesce a far entrare il lettore in empatia con ognuna delle quattro storie, attraverso la psicoanalista Frida. Quello che si intraprende leggendo questo romanzo è un viaggio dentro se stessi, vorreste vivere dentro un sogno o combattere nella vita reale? ( da Robin Edizioni)
Brevi note biografiche
Flaminia Nucci, psicoanalista, si è diplomata alla Libera Scuola di Terapia Analitica di Milano (Li.S.T.A.), scuola di specializzazione post universitaria, la cui attività formativa e didattica si fonda sul pensiero e la prassi clinica di Carl Gustav Jung. Si dedica principalmente ad indagare i rapporti tra psicoanalisi junghiana, terapie basate sull’interazione Uomo e animale, tecniche sciamaniche di guarigione, poesia, letteratura e mito
Il sito web dell’autrice: https://flaminianucci.it/

Un’indagine meticolosa, originale e affascinante che offre una chiave di lettura nuova su Nerone, il suo impero e ciò che ci ha lasciato in eredità.
[…]Quella che emerge è la figura di un artista poliedrico (cantante, musicista, poeta e attore), un audace auriga, un amante appassionato, un raffinato collezionista d’arte… Ma al contempo un abile negoziatore, un cinico assassino e un feroce repressore, come dimostra la persecuzione dei cristiani incolpati di aver causato proprio il Grande incendio[…](da Harper&Collins)
La Storia ad oggi lo tramanda come imperatore spietato, matricida, accusatore e persecutore dei Cristiani, se non addirittura pazzo; la figura che ci restituisce lo studio di Angela lo riabilita, non in toto, ma inserisce il suo operare in un contesto storico che lo vede al potere per tredici anni durante i quali il suo agire non fu dissimile da quello di altri imperatori; molte delle maldicenze nei suoi confronti, le fake news, erano in parte nate in seno alla sua corte e provenienti dalla parte più tradizionalista del Senato. Nerone fu condannato dall’odio degli antichi: il popolo lo amava ma aveva contro una parte dei senatori e dell’aristocrazia perché era troppo innovatore e ribelle, troppo avanti per il suo tempo” così lo stesso Angela spiega in una recente intervista (a Elisabetta Pagano su La Stampa 9 Dicembre 2022). Lo stesso incendio che devastò Roma nel 64 d. C. di cui fu accusato e di cui a sua volta accusò i Cristiani, non ne fu responsabile, perché, come ritiene ormai la stragrande maggioranza degli storici, le fiamme erano partite accidentalmente in un magazzino del Circo Massimo mentre lui non era a Roma.
Un libro in cui Angela ripercorre la storia ma lo fa come fosse un romanzo, perché questi libri sono un viaggio nel tempo, dichiara, li ho scritti come se fossero sceneggiature di un film o di una serie: le scene sono movimenti di telecamera e questo aiuta il lettore a vedere le cose. E per ottenere questo risultato aggiunge nell’intervista già citata ho unito contenuti da libro di storia e di archeologia a uno stile da romanzo. Per me è importante interessare gli esperti ma anche affascinare chi ti legge sul bus o prima di dormire.
Dello stesso autore su tuttatoscanalibri: I due volumi della trilogia

In questo nuovo Museo del Mondo, Melania Mazzucco crea una galleria di capolavori […] Qui il lettore incontrerà artiste straordinarie, la cui grandezza è stata ignorata, sminuita o del tutto negata, poiché
spesso gli uomini insinuavano che dietro la sapienza inventiva e la
perizia tecnica si nascondesse una mano maschile. […](dal Catalogo Einaudi)
Self-Portrait nasce dallo sviluppo di «Donna S-oggetto», una rubrica radiofonica ideata da Melania Mazzucco per la Radiotelevisione Svizzera Italiana. In questa raccolta la donna è soggetto due volte: la prima in quanto autrice e la seconda in quanto i suoi soggetti sono a loro volta donne. Una rassegna di autrici, organizzata in un tempo non cronologico, in base alle tematiche: Esordio, nascita e Infanzia, Adolescenza, Giovinezza, Erotismo, Gravidanza, Aborto, Sessualità, Sorellanza, Vita da Madre, Vita da donna sola, Vita da moglie, lavoro, Madri orfane per concludersi con Vecchiaia.
Per ciascun tema l’opera di un’autrice “letta” alla luce delle sue caratteristiche e pittoriche e del contenuto raffigurato. Una per tutte, quella che mi ha colpito in modo più particolare, Louise Bourgeois Femme Maison (Donna Casa) Olio e inchiostro su lino (91,4 × 35,5 cm) Collezione privata, 1946/47 (a questo link il dipinto) L’autrice aveva accostato le due parole esattamente come sulla superficie dipinta i due elementi.
“La figura femminile, dall’incarnato roseo contornato da una linea scura, emerge come una Venere dal limo grigiastro che forma la banda inferiore del quadro. Il suo corpo nudo risalta sulla soprastante banda bianca e sullo sfondo color mattone. Che sia una donna lo dicono le cosce snelle, il pube, celato da una macchia bianca, il torso, i seni. E i capelli – perché quel che sembra un pennacchio di fumo è invece una chioma. È priva di braccia. Potrebbe essere una statua di Brancusi, il torso di una naiade, la rilettura ironica della Nike di Samotracia – se sono ali le forme vagamente floreali che spuntano dal tetto. O un idolo primitivo: la macchia bianca ha la forma di una foglia (non di fico, la nudità non è colpa), e attira lo sguardo sulla vulva, allusa dal solco verticale, come nelle statuette arcaiche delle dee della fertilità. È anche priva di testa […] Invece di questa, ha una casa. questa Femme Maison per lei ( ndr: per l’autrice) è una donna che nasconde la testa nella casa”.
Una galleria sicuramente interessante quella costruita dalla Mazzocchi, per la lettura che svela, per l’interpretazione al femminile che offre, per il “Museo” che costruisce.

Le protagoniste di questi racconti sono donne. Sono mamme, figlie, assassine spinte da passioni incontrollabili, o ragazze che quella vita criminale l’hanno scelta. Aspiranti rockstar soggiogate da viscidi produttori, attrici per caso, truffatrici approdate dall’Est Europa nel Sud Italia più profondo. [..] Prede di un sistema ingiusto e oppressivo, hanno fatto del delitto la sola via di fuga. Sono le invisibili. Sono il nuovo volto del crimine.(da Rizzoli Libri)
Quattro autrici, quattro racconti che hanno per protagoniste donne insospettabili ma capaci di uccidere per chiudere un capitolo amaro della loro esistenza o che hanno appena capito se stesse o la possibilità di essersi ritrovate.
Quattro racconti molto diversi, ma accomunati dalle storie dalle loro protagoniste alla ricerca di riscatto o di quella che potremmo chiamare “giustizia” per colpe che non hanno per meritare soprusi e angherie dagli umani e dalla vita stessa: il primo ci porta nel mare del Salento tra moderne sirene anch’esse però ammaliatrici spietate. Il secondo indaga una violenza vissuta per un sogno immaginato come realizzabile e poi spento dall’ insensibilità di chi si avvale del proprio ruolo di potere. Nel terzo una donna si rivela a se stessa in una lettera indirizzata alla sua accusatrice, colei che era riuscita ad indagare fino in fondo. Nell’ultimo un do ut des, come presuppone il titolo, per liberarsi reciprocamente di un fardello che mina l’esistenza rendendole succubi e vittime, dal finale inatteso.
Siamo donne comuni, donne su cui nessuno si sofferma, siamo invisibili
Da Rizzoli Libri brevi note biografiche
Gabriella Genisi nata a Bari, ha pubblicato per Rizzoli Pizzica amara (2019) e La regola di Santa Croce (2021). È autrice della serie del commissario Lolita Lobosco, da cui è stata tratta la fiction televisiva di successo Le indagini di Lolita Lobosco.
Marilù Oliva nata a Bologna, è scrittrice, saggista e docente di lettere. Tra i suoi libri ricordiamo L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (2020), Biancaneve nel Novecento (2021) e L’Eneide di Didone (2022), tutti editi da Solferino.
Mariolina Venezia è nata a Matera e vive a Roma. Per Einaudi ha pubblicato Mille anni che sto qui (vincitore del Premio Campiello 2007) e le indagini di Imma Tataranni. Da questi gialli è stata tratta la serie televisiva di successo Imma Tataranni – Sostituto procuratore.
Grazia Verasani nata a Bologna, è scrittrice, drammaturga, sceneggiatrice e musicista. Tra i suoi libri ricordiamo Quo vadis, baby? (2004), che ha inaugurato la serie con protagonista l’investigatrice privata Giorgia Cantini, ed è diventato un film di Gabriele Salvatores e una serie tv prodotta da Sky.
Su tuttatoscanalibri
Genisi “Terrarossa” e “Lo scammaro avvelenato”
Venezia “Ecchecavolo”
Verasani “Senza ragione apparente” e “Come la pioggia sul cellofan“

In un susseguirsi armonioso, quattro racconti accendono la fantasia dei giovani lettori in modo originale e divertente.
Attraverso realtà diverse ma accomunate dalla scoperta e dalla meraviglia, viene posta una particolare attenzione alla trasmissione di valori quali l’amicizia, il coraggio e il rispetto per l’ambiente e per il cibo. Immaginate di indagare insieme all’Ispettore Supplì sulla misteriosa sparizione di alcune mozzarelle, oppure di rinvenire un uovo di Velociraptor in una caverna, di vincere la sfida contro dei crudeli Transformer o addirittura di andare sulla luna in compagnia di un bizzarro robot. I riferimenti a dispositivi di uso comune e a giochi e personaggi virtuali rendono palpabili le situazioni nelle quali si svolgono le coinvolgenti trame dei racconti.
Età di lettura: da 8 anni
Alcuni stralci da:
Un Velociraptor per amico
[…] A un certo punto pensò che fosse meglio fermarsi, forse stava andando nella direzione sbagliata. Magari nella caverna c’erano molte gallerie e venne preso dalla disperazione, pensando che nessuno mai avrebbe potuto trovarlo. Gridò per un paio di volte “Mamma, papà, sono qui!” ma non ebbe alcuna risposta al difuori dell’eco prodotto dalla sua stessa voce. E dall’intensità del rimbombo immaginò anche di trovarsi in una grotta ancora più profonda di quella che stava esplorando con i suoi genitori. La voce, infatti, rimbalzava più volte, come se le pareti si divertissero a giocarci a palla. Iniziò a tremare forte, non aveva mai provato un terrore come quello. Era tanto che non pensava ai Supercattivi, ma adesso la sua immaginazione gli faceva temere che da un momento all’altro apparissero dal buio quei personaggi che ormai non lo intimorivano più, come Hit o Slender Man, Baldi o Grammy.
e da Cinque giorni sulla luna
[…] Intanto il viaggio tra gli astri infiniti continuava silenzioso, con la guida sicura di Max. Kevin e Mark continuarono a osservare l’incredibile mondo che li attorniava, i pianeti lontani, le miriadi di stelle, la scia delle comete e di tanto in tanto gli insidiosi e temibili buchi neri, che tanto abilmente Max evitava nel suo percorso. La Terra si avvicinava sempre più e i due amici si sentirono all’improvviso molto stanchi. Mentre intuivano di cadere in un sonno leggero, non potevano fare a meno di considerare che sulla Terra non esiste la leggerezza che avevano provato sulla Luna. I passi sulla Terra sono grevi, le azioni che vi si compiono hanno un peso enorme. Lo dovevano tenere a mente. Loro due avevano avuto la fortuna di vivere un’esperienza speciale e nell’animo avrebbero per sempre posseduto la sensazione di librarsi al di sopra degli eventi terreni o lunari che fossero, ricordando solo l’importanza di salvare la natura e l’Universo che la circonda.

I romanzi e i gialli di Daniela Alibrandi su tuttatoscanalibri

[…] Emilio, studente diciassettenne in un liceo della città, si è suicidato senza ragione apparente, lasciando solo un laconico messaggio: «Sono stanco.» A otto mesi dal fatto, la madre di Emilio è decisa a trovare i responsabili morali della sua morte. (dalla scheda del libro, Marsilio Editori)
Narrato in prima persona è il quinto romanzo che ha come protagonista l’investigatrice bolognese Giorgia Cantini, protagonista del primo successo in Quo vadis, baby da cui fu tratto un film ed una serie. Senza ragione apparente ha ottenuto una particolare menzione al premio Scerbanenco 2015.
Il tema affrontato è un tema sociale o comunque il noir è di tipo esistenziale, tratta infatti delle inquietudini adolescenziali in relazione con il mondo degli adulti, quest’ultimi spesso confusi e incapaci di offrire loro una visione serena del futuro che li attende, in una società in cui predominanti sono la superficialità, l’apparenza e la ricerca della felicità quasi fosse possibile eliminare il dolore, la morte, il rifiuto, l’allontanamento. L’idea nasce da un articolo di cronaca e indaga due suicidi di giovanissimi. Capace di scrutare dentro i suoi interlocutori, la protagonista sa guardare dentro di sé, esercizio che le permette di sperimentare percorsi che colgono le emozioni, i problemi che travagliano il difficile periodo adolescenziale, dentro e fuori la scuola e in famiglia in un’apparente distanza che nasconde la loro affettiva fragilità.
Un’indagine nei sentimenti, analizzati a freddo con acume e comunque con umana partecipazione seppure nel distacco dell’inchiesta. Una diversa versione del noir, senza morti ammazzati, cui fa da sfondo una Bologna nebbiosa e grigia, dove non si tralasciano aspetti della quotidianità: una recente convivenza e le sue incognite con Luca Bruni il capo della omicidi e l’incontro con il figlio di lui, il sedicenne Mattia.
Grazia Verasani (Bologna, 1964) ha esordito giovanissima con alcuni racconti apparsi su il manifesto. Oltre alla fortunata serie con protagonista Giorgia Cantini, ha scritto vari romanzi tra cui From Medea (Sironi 2004), dal quale nel 2012 è stato realizzato il film Maternity Blues di Fabrizio Cattani, Tutto il freddo che ho preso (Feltrinelli 2008), Mare d’inverno (Giunti 2014), Lettera a Dina (Giunti 2016), La vita com’è (La nave di Teseo 2017). Nel 2021, sempre per Marsilio, è uscito Non ho molto tempo, in cui racconta della propria amicizia con Ezio Bosso. I suoi libri sono tradotti in molti paesi tra cui Francia, Germania, Portogallo, Stati Uniti e Russia. (da Marsilio Autori)
Della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

Matsumoto Seichō (1909-1992) è stato uno scrittore prolifico, oltre trecento romanzi e vari racconti, e anche giornalista. In questo romanzo, titolo originale Giwaku, pubblicato nel 1982 e oggi proposto da Adelphi nella traduzione di Gala Maria Follaco, protagonista è un’avvenente vedova, spregiudicata e dai trascorsi poco limpidi, sopravvissuta alla morte del marito dopo un incidente in auto.
Solo prove indiziarie la vedono implicata, niente dimostra che alla guida ci fosse lei e che l’omicidio fosse premeditato per intascare il premio dell’assicurazione sulla vita del ricco e vedovo marito. Sebbene si dichiari innocente anche la stampa si schiera contro Kumako, questo il nome della donna, che di fatto non compare mai nel romanzo in prima persona, di lei si parla solo in terza, i protagonisti sono invece i portatori di due visioni opposte: da una parte il giornalista investigativo e dall’altra l’avvocato difensore
“Come sempre Matsumoto si rivela un maestro nel rovesciare le prospettive, ma soprattutto nello spiazzare il lettore smascherando, a partire da un’oscura vicenda, il più torbido sottofondo della società giapponese”.(da libro Adelphi)
Indagare l’animo umano è parte della scrittura di Seichȏ Matsumoto come fa ad esempio sull’ossessione del giornalista autore della cattiva disposizione nei confronti della vedova da parte dell’opinione pubblica avendo tra le altre cose rispolverato nella radice del cognome di lei, Onizuka, “oni”, ovvero demonio.
Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Stradina che il tempo ha cancellato/ che un giorno ci hai visti passare assieme/ sono venuto per l’ultima volta/ sono venuto a raccontarti la mia pena (Caminito. Testo di Gabino Coria Peñaloza e musica di Juan de Dios Filiberto,1926)
Napoli, 1939, aprile: i corpi di due giovani trucidati nella loro intimità consumata tra le fronde di un cespuglio in un boschetto tra le case del quartiere.
Napoli mozzafiato, con i suoi scorci, il mare e il fil di fumo che si connatura con il suo vulcano in una primavera incipiente. L’anno racconta un’Italia alle prese con guerre oltre confine e una prossima che si giocherà anche in casa. Il regime si muove tra sospetti e sospettati, persecuzioni e confino di chi è poco “gradito”, siano omosessuali, ebrei oppure oppositori, in un clima di paura, omertà, pregiudizio e denunce, più o meno rispondenti, tra vicini e conoscenti. In questo scenario ricompare Ricciardi: trentanovenne, vedovo di Enrica e padre di Marta, poliziotto fedele ai valori legati al suo ruolo, agli amici, anche a chi si spende in prima persona per contrastare il regime, vittima del “potere” di saper vedere e ascoltare le voci dei morti di morti violente.
E non solo. In apertura un canto triste, dall’altro capo del mondo, un tango da cantare, la musica e i versi di un amore perduto. Un canto difficile da interpretare, soprattutto da parte di una donna, così come spiega a Laura il suo accompagnatore al piano, raccontandole la storia “che le stradine, i caminitos, sono due. Una ha ispirato la musica, nel 1923, una le parole, nel 1926. È chiaro? – E io quale dovrei cantare? Perché a me sembrano la stessa cosa. – Ma sono la stessa cosa, infatti. È questa la magia, la corrispondenza perfetta dei due sentimenti, quello del musicista e quello del poeta. A distanza di tre anni, in due città diverse, due uomini provano cose uguali”.
Un canto quello di Laura che avrà successo anche se il suo è un dolore diverso, c’è la possibilità del ritorno… Un giallo nel giallo che lascia intendere un nuovo seguito: la donna che in realtà si chiama Livia ha un legame con il commissario; la figlia di quest’ultimo parrebbe non essere afflitta dallo stesso potere del padre ma le appartiene un’acuta sensibilità, un altro dono, tutto da scoprire, in una nuova storia…
“Con l’aiuto del fidato Maione – in ansia per una questione di famiglia – Ricciardi dovrà a un tempo risolvere il caso e proteggere un caro amico che per amore della libertà rischia grosso. Intanto la figlia Marta cresce: ormai, per il commissario, è giunto il momento di scoprire se ha ereditato la sua dannazione, quella di vedere e sentire i morti” (dal Catalogo Einaudi)
Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:
Scalia, De Cataldo, De Giovanni “Tre passi per un delitto”