
Buon 2026!



Il primo enigmatico libro di Fleur Jaeggy, da anni introvabile e molto atteso dai suoi lettori.( da Adelphi)
Editato per la prima volta nel 1968 fu l’esordio letterario dell’allora ventottenne autrice, nata a Zurigo e residente a Milano e che scrive in lingua italiana. Dopo questo esordio ne ha pubblicati altri sette sempre con Adelphi che lo ripubblica nella Piccola Biblioteca.
“Un testo breve, ma oltremodo fascinoso” lo definisce su tuttolibri (27 dicembre) Enrico Arosio che premette “l’ho letto tre volte perché oltre che pazzo è breve”.
Dopo l’esordio l’autrice ha pubblicato ancora, sette libri, sempre con Adelphi ed è stata insignita quest’anno del Gran premio svizzero della letteratura.
La protagonista è Lung, forse una ventenne, che ancora si mette il dito in bocca e pare sia cresciuta in un qualche collegio svizzero ma altre volte racconta da una clinica dove è ricoverata.
La storia non è una vera storia ma si contraddistingue per “una scelta di parole sofisticata”, “di notevole eleganza” dove “aleggia una gelida ironia
“Io, Lung, ho un difetto, che coltivo forse. Gli altri lo formulano così: ha il vizio di mettersi il dito in bocca. Ma non è molto vero, perché se mi capita di vedere una qualche persona con il dito in bocca provo un fastidio mai vi sto, addirittura le taglierei il dito, ignorando le conseguenze. So con esattezza che la mia responsabilità sarebbe enorme, perché se u no è abituato a succhiarsi il pollice dif$cil mente potrebbe abituarsi a un altro dito, non penso di esagerare se dico che sarebbe altret tanto dif$cile abituarsi all’altra mano, cioè all’altro pollice. Generalmente è un’abitudi ne che si prende da bambini, quando si è molto piccoli, ma non so bene come mai tan ti grandi continuano a provarci gusto. Il polli ce cresce. Certo da vedere è proprio brutto, dipende anche da chi, però, e poi ci sono cose peggio ri, uno che si rosicchia le unghie in modo tre mendo non lo sopporto, oppure, faccio per dire, con avidità, mi dà fastidio, e invece se la 15 prendono con me, se magari mi vedono con il dito in bocca, magari ero soprapensiero. Con l’indice accarezzandomi il naso e forse me lo stringevo”.(uno stralcio da “il dito in boicca” pag 15/16)

Primo Levi Se questo è un uomo
Han Kang Convalescenza
Simona Genovali C’era una volta un padre
Stefano Terra Alessandra
E. Lee Masters Antologia di Spoon River
Elsa Morante La Storia
Brunella Schisa Il velo strappato
Alberto Moravia La noia
Alberto Riva Ultima estate a Roccamare
Hans Tuzzi Colui che è nell’ombra
Fruttero e Lucentini Enigma in luogo di mare
Curiosità bibliofile I caratteri tipografici


Traduzione di Alberto Pezzotta.
Che succede a Baum? è il primo romanzo di Woody Allen ed è tutto ciò che ci si aspetterebbe da lui, e anche qualcosa in più. Il ritratto di un intellettuale paralizzato da preoccupazioni nevrotiche sulla futilità e il vuoto della vita; uno sguardo irriverente sui miti della cultura newyorkese; soprattutto, una storia divertente, dalla trama serrata e dalla scrittura impeccabile, da uno dei più grandi e versatili talenti cinematografici e letterari americani. (da La nave di Teseo)
Sebbene si tratti del suo primo romanzo non sono mancate in passato altre manifestazioni di scrittura: le raccolte di racconti umoristici, l’autobiografia A proposito di niente del 2020. Nel romanzo Asher Baum è un alter ego, anche qui una specie di autobiografia costruita su un personaggio.
Chi è Asher Baum?
Giornalista e scrittore ebreo newyorkese di mezza età in crisi, con tre matrimoni alle spalle, invidioso del figliastro, promettente scrittore, una vita affettiva e familiare che registra screzi col fratello e il ricordo poco felice del padre morto, dove non sono mancate accuse di molestie sessuali, il tutto attraverso monologhi, il protagonista ha il vizio di parlare da solo, ma non mancano dialoghi esilaranti e citazioni filosofiche, musicali e letterarie che ricordano il Wood Allen cinematografico che sa creare anche come narratore personaggi e situazioni tra risate, colpi di scena e dialoghi ben costruiti e ben calibrati.
Woody Allen è uno scrittore, regista e attore. Grande appassionato di jazz e tifoso di sport, è stato stand-up comedian e autore di diversi libri. Vive nell’Upper East Side di Manhattan con la moglie e le loro due figlie. Per La nave di Teseo ha pubblicato A proposito di niente (2020), Zero Gravity (2022) e le nuove edizioni di Rivincite, Senza piume, Effetti collaterali (2023), Pura anarchia (2023), Conversazioni su di me e tutto il resto (con Eric Lax, 2024), Provaci ancora, Sam (2025), Sesso e bugie (2025). Questo è il suo primo romanzo.(da La nave di Teseo)
Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Negli ultimi anni si è assistito in Gran Bretagna alla riscoperta dell’opera di Celia Fremlin, autrice di perturbanti noir «domestici», narratrice di inquietudini interiori che mettono in crisi la normalità, la vita quotidiana, in particolare delle donne, con una fortissima tensione psicologica e una perfida ironia.
In questo romanzo la scrittrice intreccia con maestria l’umorismo nero e una toccante esplorazione del lutto, creando un inarrestabile vortice narrativo che richiama Shirley Jackson e Patricia Highsmith. La lunga ombra è un mystery travolgente e maligno, con un finale che ha il sapore amaro di un dolce natalizio andato a male.(dal Catalogo Sellerio)
Il romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1975, ritorna in libreria per Sellerio con la traduzione di Chiara Rizzuto
Imogen, la protagonista, è una signora ultracinquantenne che da pochi mesi ha perso il suo sposo, Ivor Barnicott, docente universitario e saggista, intellettuale di successo, ma anche manipolatore, opportunista e donnaiolo.
La vedova con l’approssimarsi del Natale vede la propria casa, grande e piena di stanze nella periferia residenziale appena fuori Londra, riempirsi di consolatori: ex mogli, figliastri, nipoti, ciascuno con il proprio fardello di segreti e veri scopi dietro quella che in apparenza vuole essere volontà di accudimento e compagnia per la vedova inconsolabile, ma che determinerà per Imogen un periodo da dimenticare; la sua bella e capace dimora, piena di stanze, verrà occupata dai vari e all’apparenza servizievoli parenti: il viziatissimo figlio di Ivor con un’amica davvero bizzarra, la figlia con il marito e i due bambini, la ex moglie rientrata in Inghilterra dalle Bermuda per non rischiare di perdere la sua parte dell’eredità?
E come la neve silenziosa scende sulla campagna inglese, così iniziano a fioccare fatti inquietanti
Celia Fremlin (1914-2009) è stata una scrittrice britannica di romanzi e racconti noir. Dopo aver studiato Lettere classiche a Oxford, ha pubblicato sedici romanzi acclamati da pubblico e critica, vincendo nel 1960 l’Edgar Award.

Traduzione di Andrea Romanzi
Niente cresce al chiaro di luna non si limita a narrare una storia personale: è un documento, una memoria che interroga la società e il ruolo delle donne al suo interno. Con il suo arrivo in Italia per la prima volta, il romanzo di Nedreaas ci invita a riscoprire una voce che si è sempre dedicata al diritto di condurre una vita autentica.(da La nave di Teseo)
Pubblicato in patria nel 1947 è tradotto per la prima volta in italiano
Un uomo e una donna si incontrano casualmente e trascorrono una notte insieme: lei racconta, lui ascolta. È una storia triste, la storia della sua vita, una storia di dolore, rabbia, ma anche di passione e di umiliazione.
Figlia di un minatore e di una madre casalinga invecchiata per gli stenti e la vita difficile; non vorrebbe seguire le orme familiari, nemmeno della sorella operaia in fabbrica, vorrebbe studiare, ma a quindici anni s’innamore del suo insegnante e a diciassette resta incinta.
Da qui un precipitare di eventi e descrizioni crude accompagnano il lettore lungo i tormenti, le passioni, il tentato stupro e gli aborti della protagonista.
Scrive Livia Manera nella sua presentazione (La lettura del Corriere 14 dicembre 2025)
[…]“quando fu pubblicato in patria, nel 1947, sollevò uno scandalo e molte discussioni. Lo stile è disadorno, il contenuto urticante, il messaggio chiaro: la Norvegia sarà anche stata una nazione moderatamente ricca, ma per le donne e la classe operaia le condizioni di vita erano un inferno. Il capitalismo norvegese aveva trasformato i poveri in schiavi. Leggetemi, sembra dire l’autrice, e poi ditemi se il comunismo non sarebbe un sistema più umano. Torborg Nedreaas era, in effetti, iscritta al Partito comunista norvegese (Nkp). Ed era una femminista dura e pura”
Torborg Nedreaas ( 1906 – 1987), comunista, definita la «Simone de Beauvoir norvegese», è stata una grande militante a favore dei diritti degli oppressi e delle donne. Femminista, autrice di romanzi, articoli e radiodrammi, è riconosciuta come una delle voci più importanti della letteratura scandinava.



Questa volta più che mai, Miss Bee dovrà far ricorso a tutta la sagacia e a tutta la forza d’animo che la contraddistinguono per sciogliere i misteri del suo mondo, e soprattutto quelli del suo cuore. (da Libri Longanesi)
Ecco ancora Miss Bee, ovvero Beatrice Bernabò, alle prese con un nuovo enigma e non solo: dopo Il cadavere in biblioteca, Il principe d’inverno, Il fantasma dell’ambasciata, è nuovamente protagonista ne Il giardino avvelenato.
Agosto 1925, la giovane curiosa, audace, acuta si trova in una nuova e pomettente situazione: un invito inatteso per un soggiorno nel Norfolk, presso la storica dimora di un vecchio amico dell’ispettore Archer Blackburn, una residenza nobiliare immersa in un favoloso giardino .
Quello che si preannuncia come un piacevole soggiorno si rivelerà al contrario una situazione dai contorni foschi che riguarda da vicino una vecchia conoscenza. Ma anche la vita sentimentale della protagonista sarà coinvolta pesantemente: Julian Lennox, visconte di Warthmore, l’uomo che Beatrice ha cercato di dimenticare, farà una nuova comparsa.
L’incipit
Per la prima volta dopo tanti mesi, qualcuno stava aprendo il portoncino del numero 53 di Queen’s Gate, nella casa in stile georgiano che apparteneva a Minerva Ashbury e a suo figlio Christopher.
Ben due autovetture avevano affiancato la balaustra laccata di nero e, da quelle, fattorini dalla pelle bruna con tuniche di lino chiaro, gilet scarlatti e turbanti sul: capo stavano scaricando voluminosi bauli portandoli dentro l’edificio.
Beatrice Bernabò osservava la processione, lo sguardo oltre il bovindo. Nel petto sentiva qualcosa di imprevisto e fastidioso, come una vecchia frattura che fa male: quando cambia il tempo:
«Sembra che gli Ashbury siano tomati dall’India, dopo meno di un anno. Non è: strano?» disse alla sorella maggiore.
Clara le restitui uno sguardo neutrale.
«Forse hanno venduto la casa, di questi tempi non mi sorprenderebbe. Oppure anziché lasciarla disabitata l’hanno offerta a un amico di famiglia» prosegui, alzando brevemente il capo dal ricamo su cui era all’opera.
Si, quelle di sua sorella erano di certo le ipotesi più probabili. Beatrice aveva: sempre pensato che gli Ashbury non sarebbero tornati chissà per quanto tempo, dopo che Kit cra partito alla volta dell’India per occuparsi delle propric miniere.
Aveva ormai smesso di pensare con insistenza a quei vicini di casa troppo vicini, come invece faceva una volta, quando ribolliva per il modo in cui entrambi sembravano averla messa da parte senza rimpianti.
«Non dovresti tomare a casa tua a preparare la cena?»
Per certi aspetti, nonostante le proprie personali vicissitudini, Clara restava vittoriana nel midollo. Beatrice alzò gli occhi al cielo. Era sposata da aprile con:l’ispettore capo di Scotland Yard Archer Blackburn.
della stessa autrice su tuttatoscanalinbri
Miss Bee e il cadavere in biblioteca
Miss Bee e il principe d’inverno
Miss Bee e il fantasma dell’Ambasciata

[…]Lamberti ha un intuito speciale per scoprire quando le persone mentono, e in questa vicenda troppe cose puzzano di bruciato. Una coppia annegata in macchina nel Naviglio fuori Milano, in un modo che ricorda un omicidio accaduto diversi anni prima. Una valigia misteriosa che porta a un ristorante di provincia dove il piatto forte del menù non va molto d’accordo con la legge. Una storia di spie e tradimenti che riapre le ferite della Seconda guerra mondiale.[…](da La Nave di Teseo)
Dalla Prefazione di Cecilia Scerbanenco
Traditori di tutti, il secondo episodio delle avventure di Duca Lamberti, esce sempre nel 1966, molto atteso, dopo il grande successo – e scandalo – di Venere privata. Successo e scandalo che anche questo romanzo ripeterà, facendo vincere al suo autore il Grand prix de littérature policière, prestigioso e storico premio francese con una sezione per i libri stranieri. Essenzialmente, Traditori di tutti è la storia dell’amore di una ragazza americana per il padre morto in guerra in Italia. Scerbanenco, se fosse stato ancora in Rizzoli, avrebbe potuto scriverlo così, raccontando le drammatiche vicende di una giovane donna. Ma lo Scerbanenco noirista fa inciampare il suo investigatore Duca Lamberti nelle conseguenze impreviste della di lei vendetta.
[…]La trama, per esempio, si fa sempre più violenta e noir; il linguaggio, che si avvicina sempre più al parlato nei dialoghi, e ricorre massicciamente allo scorrere dei pensieri, al susseguirsi di riflessioni in frasi separate solo da virgole. E lostream of consciousness, adottato dagli scrittori anche per romanzi intimisti, e che invece Scerbanenco piega ai rabbiosi pensieri di un arrabbiatissimo Duca Lamberti. Anche in questo è stato padre dei giallisti italiani contemporanei, perché ha mostrato quanto fosse possibile osare con l’italiano, facendo saltare le regole sintattiche e di punteggiatura, creando una lingua adatta all’azione e all’ira
[…]Questo romanzo è forse il meno citato dei quattro di Duca Lamberti, eppure sotto la storia apparentemente semplice ma avvincente, è il più ricco, quello che più ci restituisce la complessità del suo autore e dei primi anni ’60 a Milano
Dello stesso autore su tuttatoscanalibri
L’ambientazione è storicamente documentata, ricca di particolari riferiti al periodo, alle vite usi e costumi del tempo dei suoi protagonisti, una spy story ricca di colpi di scena in avvincenti thrillers storici.
Cinque spy story in ambientazione storica
Edida
Ancora un’avventura per Leonard Walder, pericolosa come tutte le precedenti che lo hanno visto impegnato contro l’organizzazione O.D.E.S.S.A. che sin dai primi momenti della sua creazione, alla fine del secondo conflitto mondiale, si è votata alla realizzazione del Quarto Reich.
Nell’Operazione Obersalzberg, l’ultima in ordine di tempo, Leonard sarà impegnato a neutralizzare il tentativo da parte di O.D.E.S.S.A e dei servizi segreti della Germania est, la DDR, di favorire lo scoppio di una guerra catastrofica e definitiva contro Israele. Nome in codice dell’operazione il toponimo del nido dell’aquila (Obersalzberg), il castello di Hitler in Baviera. Ancora una volta Walder sarà chiamato ad intervenire con le forze del Mossad di Mike e della Cia di Fox, vecchie conoscenze che hanno caratterizzato le sue missioni fino a quest’ultima ambientata a Berlino Est, in Spagna, in Medio Oriente, sullo sfondo della guerra del Kippur (1973).
Come le precedenti missioni (O.D.E.S.SA. L’ora della fuga, O.D.E.S.S.A. Caccia in Argentina, O.D.E.S.S.A. Operazione Damocle, O.D.E.S.S.A. Il tesoro del lago)



