Cristina Cassar Scalia “L’uomo del porto” recensione di Salvina Pizzuoli

Un nuovo caso complicato per la vicequestore Vanina Guarrasi e la sua equipe, come lo sono quelli di cui non si riesce a configurare un movente. Denso di personaggi, tratteggiati con mano valente, tanto che il lettore costruisce immediatamente con essi un rapporto di simpatica empatia. Come non apprezzare la sagacia del vecchio commissario Patanè in pensione ma ancora in gamba o la disponibilità di Bettina a preparare manicaretti per tutti e non solo per la sua vicina di casa? E poi ci sono i “carusi”, la bella Marta e Lo Faro disponibilissimo e Nunnari che non sa andare al punto velocemente. Solo un accenno al vasto campionario di tipi umani che occupa le pagine di questo nuovo poliziesco della Cassar Scalia, ben congegnato, con una Catania prima donna con le sue strade, i suoi scorci, con l’Etna e i suoi sbuffi, i suoi quartieri, i suoi piatti e la sua lingua che, come una musica orecchiabile, dagli occhi arriva facilmente anche se sconosciuta, macchia di colore locale che non guasta. E poi c’è Vanina, con la sua energia, la sua arguzia, segugio sagace che sa apprezzare i suggerimenti di chi il mestiere ce l’ha nel sangue, Vanina con i suoi problemi di cuore, quelli del batticuore, e la nuova situazione: sotto minaccia di quella mafia che le ha ammazzato il padre. E nonostante i condizionamenti, affiancata dalla sua squadra che sa ubbidire senza tergiversare, la lunga indagine che pareva senza sfondo, si risolverà.
Un finale non scontato, e fin qui si rientra nella giusta norma, ma capace di risolvere tutti i dubbi e le incertezze, le false piste e completare un buon quadro come una bella cornice che lo chiude e lo delimita perfettamente. E poi? E poi, chiuso il caso, si conclude con un colpo di scena anche il periodo che ha visto la vicequestore scortata per proteggerla dalle minacce mafiose e nell’ultima pagina diventa chiaro che la storia continua…

“Catania. Nella grotta di un fiume sotterraneo usata come saletta da un locale molto noto viene ritrovato il cadavere di un uomo: lo hanno accoltellato. Una brutta faccenda su cui dovrà fare luce il vicequestore Vanina Guarrasi che, come se non bastasse, da qualche settimana è pure sotto scorta.

«La migliore scrittrice di storie di poliziotte in circolazione».
Severino Colombo, «Corriere della Sera»” ( dal Catalogo Einaudi Editore)

e anche

Brevi note biografiche

Cristina Cassar Scalia è originaria di Noto. Medico oftalmologo, vive e lavora a Catania. Ha raggiunto il successo con i romanzi Sabbia nera (2018 e 2019), La logica della lampara (2019 e 2020), La salita dei Saponari (2020 e 2021) e L’uomo del porto (2021) – tutti pubblicati da Einaudi – che hanno come protagonista il vicequestore Vanina Guarrasi; da questi libri, venduti anche all’estero, è in progetto la realizzazione di una serie tv. Con Giancarlo De Cataldo e Maurizio de Giovanni ha scritto il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (Einaudi Stile Libero 2020).

Dello steso autore:

La salita dei Saponari

E anche l’intervista all’autore su la Gazzetta del Sud

Scalia De Cataldo De Giovanni “Tre passi per un delitto”

Due presentazioni in breve:

Luigi Panella “In nome di Dio” Rizzoli

Livia Capponi “Cleopatra” Laterza

Anno 1249, sponda orientale del delta del Nilo: si scontrano l’esercito del Luigi IX, detto il Santo, sovrano francese, e quello del sultano Salih Ayyub. La Settima Crociata ha avuto inizio. Questa la base storica, ampiamente documentata, che si arricchisce di creazioni romanzesche che aprono a una spy story medievale.

Oltre alla conquista della Città Santa, c’è una pergamena, preziosa perché rivela un segreto che potrebbe cambiare le sorti della cristianità e dell’Islam. L’emiro Fakhr-Al-Din l’ha nascosta all’interno di una antichissima custodia del Corano che però alla sua morte è stata trafugata. Sono in tanti a volersene impossessare, ne nasce una guerra nella guerra.

“In un sapiente e caleidoscopico alternarsi di epoche e ambientazioni, Luigi Panella ricostruisce con vivido realismo le macerie fumiganti della Roma di Nerone, l’avanzata inarrestabile delle cariche della cavalleria templare e l’atmosfera densa di voci e sapori dei mercati d’Outremer, intrecciando con eleganza e maestria la tradizione del grande romanzo storico a una modernissima spy story dal finale inatteso”.(da Rizzoli Libri)

e anche

Brevi note biografiche

Luigi Panella è un avvocato penalista che esercita a Roma. È coautore dei Fantasmi dell’Impero (Sellerio 2017) sull’avventura coloniale italiana in Africa Orientale

Cleopatra, chi era davvero?

Occorre chiederselo visto che la storia ufficiale ha tramandato di lei un’immagine derivata dalla propaganda di Ottaviano che la voleva colpevole della guerra contro Antonio. La storica, autrice del saggio, propone quindi una ricostruzione dalle fonti che restituisca un’immagine più pertinente alla verità storica, con la volontà di liberare la sua immagine dalle molte stratificazioni leggendarie che si sono accumulate nel tempo. I “crimini” di cui si era macchiata infatti, come l’assassinio del legittimo erede al trono o i figli nati da relazioni con uomini potenti, vedi Cesare e Antonio, furono in realtà comportamenti ascrivibili a quelli di altre donne che ricoprivano ruoli regali di tipo orientale. Una figura di regina decisamente interessante e affascinante che ancora coinvolge gli studiosi nella ricerca di risposte che superino le brume del tempo nella difficile opera di ricostruire una biografia davvero aderente ad un personaggio. Come sempre la storia è “ricerca” ma soprattutto “interpretazione”.

“Cleopatra fu invece soprattutto una consapevole erede dei faraoni, che si impegnò per tutta la vita a trasformare l’Egitto nel fulcro di un nuovo ordine mondiale in una auspicata età dell’oro.”(da Laterza scheda-libro)

Su Mangialibri il gioco degli incipit di dieci libri famosi, saprete riconoscerli tutti?

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“Ci sono Incipit di libri talmente famosi che subito, non appena ne leggiamo le prime parole, ci fanno venire in mente il titolo del romanzo al quale appartengono. Non importa se in realtà non lo abbiamo letto per intero o addirittura non lo abbiamo mai aperto. Quegli attacchi così potenti da attraversare i decenni li conosciamo ugualmente e non sapremmo dire bene nemmeno il perché.

Siete pronti a mettervi alla prova? Ma non barate! Guardate i link solo dopo aver provato ad indovinare. Poi, nel caso, decidete di leggere – se non lo avete mai fatto – uno di questi grandi romanzi e decidete se sono all’altezza dei loro notissimi Incipit.

Alla fine una sorpresa!” (da mangialibri a cura della Redazione)

E buon Ferragosto a tutti!

Un libro per Ferragosto?

tuttatoscanalibri consiglia:

una tetralogia di successo: quattro spy story da leggere anche separatamente e non in sequenza.

Ambientazione storica documentata in modo rigoroso insieme ad un impianto thriller ben congegnato e avvincente.

Su Amazon in cartaceo e in ebook con anteprima, sinossi e commenti

E buon Ferragosto a tutti!

Amanti del vino? Da Consigli.it: “Dieci libri per scoprire la bellissima storia del vino”

Da “Consigli.it”

“Dalla storia romana e greca alla commercializzazione attuale: piccole perle per gustare meglio il nettare di Bacco

Il nettare di Bacco è la bevanda più antica al mondo. Musa ispiratrice di grandi artisti e letterati, ma anche momento di gioia e gusto per tutti gli altri. La maggior parte degli studiosi colloca la nascita della viticoltura in un’area compresa tra la Turchia, l’Iran e il Caucaso. Sembrerebbe che il vino sia stato scoperto per caso, in seguito alla fermentazione accidentale di alcuni grappoli d’uva in un recipiente. Tra i primi popoli impegnati nella coltivazione della vite ci sono i Sumeri. Ma anche in Egitto era la bevanda dei faraoni, sacerdoti e alti funzionari. Scopriamo la storia del vino , dalle origini ai giorni nostri, con questi 10 libri. Per gustarlo meglio, per abbinarlo perfettamente”.( dall’articolo di Salvo Cagnazzo)

Alberto Angela, la trilogia dedicata al grande incendio di Roma antica, della serie “La trilogia di Nerone” anche in audiolibro

Alberto Angela dedica una trilogia al grande incendio di Roma del 64 d.C., tristemente famoso e tramandato dagli storici antichi come Tacito che, in ordine di tempo, era stato il più vicino al devastante fuoco che ridusse Roma in cenere e da cui si salvarono solo pochi dei quartieri della città. Era il 18 luglio, nella notte tra il 18 e il 19, quando il fuoco per cause non ancora chiarite prese a divampare. Oggi a distanza di tempo e con i roghi che stanno interessando l’area mediterranea, ancora una volta, dalla Grecia alla Calabria e alla Puglia, non ci stupiamo purtroppo della terribile forza del fuoco. Ai tempi era imperatore quel Nerone che le cronache lontane tramandano tra i più incendiari, artefice egli stesso dell’incendio durato ben nove giorni. Con quali scopi? Quello di fare posto per realizzare propri progetti edilizi, sistema spesso utilizzato. Oggi gli storici moderni scagionano l’imperatore ritenendo che quanto tramandato fu frutto di una maldicenza nata in seno alla parte senatoria più conservatrice per screditarne il ruolo. Antiche maldicenze diventate storia, insegnano che il mondo non è poi così cambiato e che la società romana antica non è tanto dissimile nella sua evoluzione da quanto oggi viviamo in quella attuale. Nel primo volume “L’ultimo giorno di Roma” Angela conduce il lettore attraverso la città mostrandola nella sua fragile strutturazione urbana. La illustrano due dei vigiles che Roma aveva già come corpo stabile per la prevenzione e spegnimento degli incendi che spesso divampavano in una città prevalentemente di legno, con le vie strette, con palazzi affiancati, con botteghe piene di mercanzie ammassate e facilmente infiammabili. Nel secondo volume “L’inferno su Roma” racconta l’avanzata del fuoco e le sue distruzioni. Nel terzo, in uscita a novembre, affronterà l’indomani del disastro e la nuova ricostruzione.

“Con un approccio multidisciplinare, Alberto Angela ha individuato ogni possibile fonte che potesse aiutarlo a spiegare e descrivere questa immensa tragedia. Con questo suo libro ci offre una ricostruzione plausibile e minuziosa, un racconto storico avvincente e davvero straordinario” (da HarperCollins Editore)

A questo link un interessante articolo (solo per gli abbonati) su La Repubblica di Alberto Angela sul disastroso incendio

Percival Everett “Telefono” presentazione

“Telefono” , l’ultimo romanzo di Percival Everett, edito in Italia da La nave di Teseo, traduzione di Andrea Silvestri, non è stato solo tra i finalisti del premio Pulitzer 2021, ma è un romanzo che si compone di tre romanzi, stesso titolo quasi stessa copertina, ma con finali diversi e ovviamente altri differenti dettagli.

Sono tre diversi svolgimenti del medesimo impianto narrativo.

Una forzatura, una ribellione, una stravaganza?

Sicuramente un gioco letterario che scardina l’univocità della creazione narrativa seguendo ipotesi possibili di sviluppo da un unico impianto.

Al lettore non resterà che leggerli tutti e tre?

A parte questa decisione tutta appannaggio del lettore, il romanzo affronta il dramma di un padre che scopre la figlia affetta da una malattia grave e dello stesso padre che cerca di affrontare il proprio dramma familiare e affettivo rispondendo, indagando e cercando di venire a capo di uno collettivo.

Ma chi è Zach Wells, il protagonista?

Si dichiara sin dalle prime pagine incapace di essere felice nonostante nulla appaia mancare nella sua vita. è un geologo, in particolare un paleobiologo e docente universitario che contemporaneamente ama dedicarsi alla ricerca, ha una bella moglie e una bella casa, ma ha una sola gioia, vera e appagante, sua figlia Sarah che scoprirà affetta da una malattia inguaribile. E poi quel biglietto trovato nel colletto di una camicia acquistata su ebay: “Ayudame” un grido d’aiuto proveniente da Ciudad Juarez, Messico, dove negli ultimi decenni sono scomparse centinaia di donne.

“ Un romanzo di sentieri che si biforcano, in cui le suggestioni paleontologiche e scacchistiche si fondono alle prove estreme di una famiglia e di un matrimonio, le domande esistenziali di un uomo al mistero delle donne scomparse nella “città del Male”. Finalista al premio Pulitzer 2021, Telefono è un’opera intensa ed emozionante sulla mancanza e la perdita, ma soprattutto sull’opportunità di riscatto che può nascere dalle difficoltà”. ( da La nave di Teseo)

da cui anche

Brevi note biografiche

Percival Everett (1956), autore e professore presso la University of Southern California, ha scritto numerosi libri, tra i quali: Cancellazione (2001), Deserto americano (2004), Ferito (2005), La cura dell’acqua (2007), Non sono Sidney Poitier (2009), Percival Everett di Virgil Russel (2013).
Ha ricevuto lo Hurston/Wright Legacy Award e il PEN Center USA Award for Fiction. Vive a Los Angeles.

Björn Larsson “Nel nome del figlio”presentazione

Un’indagine interiore che come tale determina domande, spesso senza risposte. Difficile indagare i meccanismi profondi che ci conducono, come esseri umani, a scandagliare il mondo di dentro. Percorso difficile e impervio soprattutto quando si vuole fare di questo una narrazione letteraria. Un bisogno quello di rileggere il passato legato presumibilmente all’età che avanza, nei dubbi di domande che non hanno trovato risoluzione, forse perché è stato più semplice dimenticare. E così l’autore inizia questo suo viaggio il cui incipit coincide con una tragedia. È il 27 agosto 1961 a Skinnskatteberg (Svezia) quando una piccola imbarcazione a motore stracarica di sei uomini e due bambini si capovolge al largo del lago Nedre Vätter: il padre, a bordo dell’imbarcazione e tutti i suoi occupanti sono annegati. Una tragedia senza lacrime per lui figlio allora di soli sette anni a cui del genitore resteranno solo pochi scampoli di ricordi, di comportamenti inadeguati che non gliene faranno sentire la mancanza, e poco altro.

Perché si dimentica?

In questo percorso il lettore verrà coinvolto in una serie di quesiti che lo vedranno partecipe anche delle numerose citazioni letterarie, poi riconoscibili nella catalogazione in appendice.

“Tra dubbi e vuoti di informazioni, ha inizio la ricognizione di un legame di sangue, destinata a fare di quel padre solo la proiezione di un figlio. Sfilano, in questa indagine in bilico tra biografia e autobiografia, e tra narrazione pura e divagazioni scientifico-filosofiche, i grandi scrittori del passato che Björn Larsson ha letto e studiato, da Harry Martinson a Per Olov Enquist, da Marcel Proust all’amatissima Simone de Beauvoir, contribuendo a restituire, insieme al ritratto impossibile di un padre, una riflessione sulla memoria, sull’identità e sulla libertà”(da Iperborea)

Brevi note biografiche

Björn Larsson, nato a Jönköping nel 1953, docente di letteratura francese all’Università di Lund, filologo, traduttore, scrittore e appassionato velista, è uno degli autori svedesi più noti anche in Italia. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Grinzane Biamonti, Premio Elsa Morante, Premio internazionale cultura del mare, Premio Boccaccio Europa e il prestigioso Prix Médicis in Francia. Tra i suoi titoli di maggior successo, tutti pubblicati in Italia da Iperborea, La vera storia del pirata Long John SilverIl Cerchio CelticoIl porto dei sogni incrociatiI poeti morti non scrivono gialli e L’ultima avventura del pirata Long John Silver.(da Iperborea Autore)

Un libro per l’estate? Il romanzo storico

Le recensioni su tuttatoscanalibri

Viola Ardone “Il treno dei bambini”

Stefania Auci “I leoni di Sicilia”

Stefania Auci “L’inverno dei leoni”

Alessandro Cosi “L’oro di Tolosa”

 Maria Attanasio “La ragazza di Marsiglia”

Brevi note di Salvina Pizzuoli a “La ragazza di Marsiglia”

Enrico Deaglio “La zia Irene e l’anarchico Tresca”

Ken Follett “I pilastri della terra”

E.B. Lytton “Gli ultimi giorni di Pompei”

Alessandro Manzoni “I promessi sposi”

Melania Mazzucco “L’architettatrice”

Elsa Morante “La Storia”

Boris Pasternak “Il dottor Zivago”

Manuela Piemonte “Le amazzoni”

Lanfranco Caminiti “Senza”, presentazione

Raccontare il dolore, raccontare l’assenza della persona amata. Non è facile senza cadere nell’ enfasi, ma raccontando con verità e delicatezza, quella derivata dal pudore che nasce dal sentimento. I ricordi si alternano alle terribili fasi del presente, i ricordi per rivivere momenti di quotidianità e solo dentro i quali chi non c’è più ritorna con tutta la vividezza del reale. Chi non c’è più fisicamente c’è sempre nella forza della memoria che come una prigione dorata sa mantenere in vita chi abbiamo amato.

Paura di perdere i ricordi? Cosa può spingere chi affronta il dolore a scriverne?

Non è facile raccontarlo ma dà sicuramente senso all’esistenza di chi è sopravvissuto. Un diario, quello di Caminiti, una pagina dedicata per accettare l’assenza, per colmare quel vuoto incolmabile?

“Si può scrivere del dolore in molti modi ma solo uno richiede, oltre al talento, anche coraggio: quello che non mira a descrivere per esorcizzare o a condividere per superare, ma piuttosto a scavare nella sofferenza fino a raggiungerne il nucleo incandescente per poi attraversarlo. Col rischio di bruciare e la certezza di uscirne comunque ustionati. (da Andrea Colombo, nella pagina Cultura del Manifesto on line.)

Da Minimum Fax

«L’avrebbero vestita le sue nipoti. Io diedi loro l’abito che aveva comprato da poco e una camicia di percalle. L’abito era rosa antico e smanicato. E Paola non girava mai a braccia nude, le sembrava poco elegante».
Comincia così questo romanzo, con poche misurate parole che segnano l’ingresso di un uomo nel tempo che segue alla scomparsa della persona amata. E il tempo che segue è un elenco di luoghi, oggetti, libri, episodi. […]
Una lettera postuma, ma anche un’agenda del vuoto, lo stupore dei posti che sopravvivono, l’insofferenza per l’egoismo che si annida persino nel dolore. E, infine, un apprendistato della solitudine, in un mondo improvvisamente desertificato, dove tuttavia, attraverso la scrittura, l’amore sopravvive anche nell’assenza.