Voglia di leggere?

A dicembre nuove letture gratis in ebook,

iniziamo con:

Il Viaggistorie. Racconti fantastici di Salvina Pizzuoli

La promozione sarà attiva il giorno 7 e 8 dicembre

 Guardare il mondo con gli occhi del Viaggiastorie. Viaggi fantastici per sorridere, pensare, riflettere in leggerezza. Illustrato da Elena Salucco.

La fantasmagorica copertina sintetizza nei personaggi e nei colori lo spirito del contenuto, non solo leggerezza ma anche metafora dei comportamenti umani, colto in modo personalissimo dall’illustratrice Elena Salucco autrice anche dei disegni all’interno del volume

E buona lettura a tutti!

Dall’Indice

I racconti del Viaggiastorie
Storie di colla
Nel distretto di Abbeh
La foglia
La figlia e la foglia
Chi è stato a incollare?
Storie scollate
Nel distretto di Scol-am
Lo scollo provocatore e il mistero della testa scollata
Lo scollo discreto e senza scollo, collo lungo e collo corto
Parole incollate e parole scollate:
Mani di colla e colli di colla
La colla seccata
Chi è seccato non s’incolla
Nel distretto di Monad:
Tante uniche case, tante uniche botteghe
La bottega dove nascono i Monadesi
Io parlo loro no, ma qualcuno mi segue
Parole incollate: Guardare
Parole scollate: Emozioni
Io e le emozioni
Io e l’innamoramento
Storie di città
Culdesac
Pozland
Set
Colori
Vaiuz
Piram
Asex e Bisex
Acronos e Bicronos
Storie di un viaggiatore senza tempo
La montagna incantata
In viaggio
Il mio film
La seconda porta
Lettori e personaggi
Fuori

Curiosità bibliofile: la legatura, la carta, i caratteri tipografici

La storia del libro, come oggi lo conosciamo, ha un lungo cammino pregresso legato al mutare del gusto, alla capacità inventiva e artistica di quanti, artigiani e creatori di strumenti ad hoc, abbiano voluto rispondere alle nuove richieste dei committenti. Il primo passaggio avviene dal codex o libro manoscritto, formato da fascicoli “legati” insieme, che sostituì il rotolo o volumen realizzato in papiro o pergamena in epoche antecedenti il IV – V secolo, periodo in cui viene collocata la comparsa delle prime legature.

Ma in cosa consisteva la legatura?

Detta anche rilegatura o coperta del libro, era costituita da parti ben precise, ciascuna con un proprio nome a identificarne le diverse componenti: serviva per legare insieme i diversi fascicoli per formare il volume e dargli non solo consistenza e compattezza ma anche una veste più elegante e duratura. Le parti fondamentali erano i due piatti e il dorso a cui erano assicurati i diversi fascicoli.

Senza entrare nello specifico*, lo schema sopra riportato servirà egregiamente a illustrare le diverse voci della composizione. I materiali costitutivi erano diversi: storicamente si passa da assi di legno, alla pergamena, al cartone mentre i rivestimenti dei piatti erano in pelle, carta decorata, stoffa.

Legature raffinate hanno contraddistinto nel tempo quest’arte che ha lasciato traccia di sé non solo nella storia del libro come oggetto, ma nella cultura in genere contraddistinguendo l’evoluzione del gusto, nel senso del bello abbinato al pregio e all’abilità. Se ci capitasse di consultare un dizionario bibliofilo resteremmo esterrefatti dalla quantità di tipi di legatura individuati, ciascuna con le proprie caratteristiche e nome proprio. In questa breve carrellata sulle curiosità bibliofile, ne saranno citate solo alcune partendo dalla aldina, dal nome del famoso tipografo Aldo Manuzio, veneziano, che operò dal 1494 al 1515.

Caratteristiche precipue sono i piatti in cartone, più adatti a volumi di piccolo formato, foderati di marocchino bruno decorati con una semplice cornice. Il marocchino è un tipo di cuoio pregiato utilizzato per le edizioni di lusso, ottenuto dalla concia con il tannino o le noci di galla. Fu molto utilizzato durante il Rinascimento e dai legatori veneziani. Una variante assai pregiata è il marocchino verde oliva, detto marocchino veneziano.

In uso a Napoli nel Quattrocento la legatura detta Aragonese, caratteristica per il motivo centrale a mandorla o rettangolo a foglia d’oro su marocchino colorato. Particolare quella detta di Caterina de’ Medici, fatte per la sua collezione, con agli angoli e al centro del piatto i simboli del lutto, dopo la morte di Enrico II: montagne su cui piovono lacrime.

Continua con la storia della carta e i diversi tipi di carta…

*Nomenclatura:

piatti: le parti solide della coperta, uno anteriore e uno posteriore

dorso: cui si applica la cucitura

rialzi o nervature: le sporgenze poste a intervalli regolari lungo il dorso

capitelli: piccole venature alle due estremità del dorso tessute in uno o più colori

guardie: le pagine bianche che seguono e precedono il testo

sguardie o risguardie: fodere interne della copertina

bindelle: striscioline di pelle o seta inserite sui margini esterni tra il piatto e la coperta, per far chiudere il libro

Per saperne di più:

In questa pagina i nomi delle parti che compongono il libro del XX secolo

La legatura su Sapere.it

Su tuttatoscanalibri: Curiosità bibliofile: Le copertine

Antonio Tabucchi “Che ore sono da voi? Racconti scelti da Paolo Di Paolo Presentazione

Amo i racconti, i revival e gli inediti, in poche parole quanto c’è in questa nuova pubblicazione a firma Feltrinelli. Una raccolta, come indica il sottotitolo, curata da Paolo Di Paolo insieme all’ Introduzione alle short story di Antonio Tabucchi. Molti conoscono il romanzo che ha reso l’autore popolare, quel grande romanzo che è “Sostiene Pereira”, ma questa raccolta ha il pregio di avvicinarci alla narrativa breve di Tabucchi. “Il racconto è un appartamento in affitto”, diceva, come riporta nella sua interessante Introduzione Paolo Di Paolo, riferendosi ad un’intervista televisiva in cui lo scrittore contrapponeva “alla disponibilità del romanzo […] la misura chiusa del racconto” che non permette dilazioni nel tempo, ma deve essere fatto lì, in quel momento e non in un altro e pertanto come l’appartamento in affitto, se lo si lascia, si perde. Come sottolinea a tale proposito Paolo Di Paolo, il racconto breve richiede infatti all’autore la massima concentrazione e un lavorio sofisticatissimo. In genere la produzione del racconto è tale e, a maggior ragione, quella del racconto breve. Chiude l’Introduzione un simpatico ricordo che mette in evidenza una particolarità: i racconti di Tabucchi nascevano sulla carta, ma la loro stesura definitiva avveniva attraverso la voce che li “ravvivava, li accendeva”, scrive Di Paolo, quasi quelle carte ne fossero solo la matrice.

S.P.

Da Giangiacomo Feltrinelli Editore

[…] da Il gioco del rovescio a L’angelo nero, fino a Il tempo invecchia in fretta, è come se immergesse la narrativa breve in un’acqua diversa, misteriosa. L’enigma, il rebus, la coincidenza, il piccolo equivoco senza importanza. C’è l’uomo misterioso che commette l’omicidio di cui si parla su un quotidiano del giorno dopo; quattro giovani e un poeta alla vigilia della caduta di un regime totalitario; una ex spia che ha un segreto da raccontare alla tomba di Brecht; qualcuno che scrive una lettera da Casablanca e comincia, chissà perché, parlando di una palma. Basta un dettaglio a fare la differenza, a modificare la prospettiva sulla realtà. Le storie di Tabucchi sono storie “fatte a voce”, e d’altra parte lo scrittore è un collezionista di voci: “voci portate da qualcosa, impossibile dire cosa”. Raccontare è un atto umano che nasce così, labbra e fiato; perché ogni racconto è una evocazione, e ancora, perché chi racconta può dare voce a chi l’ha persa o non l’ha mai avuta. […]

Su mangialibri le recensioni:

Antonio Tabucchi “Sostiene Pereira”

e anche la recensione ad altre opere dell’autore

Valentina Morelli “Un avanzo di troppi risvegli” presentazione e due recensioni

Recensione da:

Il mestiere di leggere di Pina Bertoli

e mangialibri

Un avanzo di troppi risvegli è il titolo del romanzo d’esordio di Valentina Morelli. 

Due storie parallele, di un uomo e di un bambino, due storie che finiscono per incontrarsi: l’ uomo, una vita contrassegnata da vent’anni di prigione, sostenuto da un obbligo: tornare in Sicilia perché lo ha promesso. Saro, un adolescente, fa consegne a domicilio per la macelleria del padre ma odia la carne di cavallo che lui macella e sogna un futuro diverso insieme ad Agata di cui è perdutamente innamorato. Due vite difficili, l’una che insegue un obiettivo, l’altra fatta di sogni e di fughe da un presente che attanaglia. La prima vita si muove da Milano, la seconda ha come sfondo Catania.

Dal catalogo di CasaSirio editore

Saro sogna di fuggire. Da Catania, da quelle catene che non lo fanno respirare, dal rischio di diventare come suo padre e suo fratello. Allora Saro studia, e immagina il futuro assieme ad Agata, quella ragazza di cui è follemente innamorato e che prima o poi lo noterà.

A Milano un uomo senza nome sale su un treno. Ha i vestiti stracciati, le scarpe sfondate e una piccola sacca con dentro tutta la sua vita. Deve tornare a casa. Anche se non ha soldi, anche se non ha certezze. Anche se gli ultimi vent’anni li ha passati in carcere. Perché ha fatto una promessa, e non esiste nulla di più importante.

Valentina Morelli è nata a Modena e cresciuta a Milano, vive a Genova da vent’anni dove lavora come project manager. Ha collaborato con la rivista letteraria Cadillac. “Un avanzo di troppi risvegli” è il suo primo romanzo.

Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di novembre2020

Donatella di Pietrantonio “Borgo Sud”
Susanna Tamaro “Una grande storia d’amore”
Brian Phillips “Le civette impossibili”
E. Lee Masters “Antologia di Spoon River”
Fabio Leocata “La gentilezza vola lontano”
Dacia Maraini “Trio”
Cristina Comencini “L’altra donna”
Simonetta Agnello Hornby “Piano nobile”
Alessia Gazzola e la nuova trilogia con Costanza Macallè
Christiane Ritter “Una donna nella notte polare”
Michel Pastoureau “La stoffa del diavolo”
Gianrico Carofiglio “Testimone inconsapevole”
Su Consigli.it: i migliori 10 romanzi con il commissario Maigret
Peter Cameron “Cose che succedono la notte”

Alessandro D’Avenia “L’appello” presentazione

“L’appello” raccoglie da settembre a luglio le notazioni del professore supplente Omero Romeo con il titolo “Alla ricerca del tempo sprecato Diario di un professore cieco”, come si legge nell’Indice. Al supplente viene affidato l’incarico di portare alla maturità un gruppo sparuto di alunni, nove cui si è aggiunta una ragazza ripetente; sono stati messi insieme “per non ridistribuirli in altre classi” fa presente il Dirigente scolastico, ma di fatto una classe-ghetto di ragazzi con varie difficoltà. Si apre con un Prologo in cui il professore si presenta ed è proprio nel prologo che il lettore trova la ragione del titolo, introdotta da una serie di citazioni sul valore del “nome” cui gli antichi davano una valenza augurale e profetica ritenendo “nomen omen”. E anche il nome proprio del docente sa di presagio: è Omero colui che non vede, ma può vedere con tutti gli altri sensi, forse meno fallaci della vista di chi guarda e spesso non vede. É così che l’appello diventa un momento di conoscenza: Sprechiamo la maggior parte del nostro tempo e delle nostre energie a nasconderci, ma sotto sotto vogliamo venire alla luce[…] E un nome ben detto dà luce e dà alla luce ogni angolo dell’anima e del corpo […] Questo è il potere di un nome proprio[…] Questo è il miracolo di un appello ben fatto e anche la stessa etimologia della parola ci conduce a questo significato di spingere verso, come fa una donna quando dà alla luce.

Da Libri Mondadori:

E se l’appello non fosse un semplice elenco? Se pronunciare un nome significasse far esistere un po’ di più chi lo porta? Allora la risposta “presente!” conterrebbe il segreto per un’adesione coraggiosa alla vita. Questa è la scuola che Omero Romeo sogna. Quarantacinque anni, gli occhiali da sole sempre sul naso, Omero viene chiamato come supplente di Scienze in una classe che affronterà gli esami di maturità. Una classe-ghetto, in cui sono stati confinati i casi disperati della scuola. La sfida sembra impossibile per lui, che è diventato cieco e non sa se sarà mai più capace di insegnare, e forse persino di vivere. Non potendo vedere i volti degli alunni, inventa un nuovo modo di fare l’appello, convinto che per salvare il mondo occorra salvare ogni nome, anche se a portarlo sono una ragazza che nasconde una ferita inconfessabile, un rapper che vive in una casa famiglia, un nerd che entra in contatto con gli altri solo da dietro uno schermo, una figlia abbandonata, un aspirante pugile che sogna di diventare come Rocky… Nessuno li vedeva, eppure il professore che non ci vede ce la fa.[…]

Curiosità bibliofile: le copertine

Sia come lettori che come scrittori restiamo molto coinvolti dalla impostazione grafica esterna al libro e al testo che contiene, compendiato o meno, in alcuni casi solo evocato, in quella che chiamiamo “copertina”. Oggi diamo per scontato che rivesta e racchiuda il testo non solo che lo protegga, come era nei tempi dei tempi per i primi volumi (gli incunaboli), intorno a XV secolo, che non avevano copertina ma una pagina a protezione che veniva gettata dopo che il libro era stato rilegato. Oggi non potremmo immaginare un libro senza, ci apparirebbe come spogliato, nudo, senza una veste che lo contraddistingua.

Ma cosa rappresenta la copertina?

Vediamola con gli occhi dello scrittore e a tale proposito mi piace sintetizzare o riportare le diverse e articolate riflessioni emotive che la scrittrice Jhumpa Lahiri raccoglie nel suo breve saggio dal titolo esplicativo “Il vestito dei libri”: quando arriva la copertina sono due le emozioni che prova, definendole ambivalenti, in quanto da una parte si commuove e dall’altra si agita. Perché due controverse manifestazioni?

La commozione nasce dalla consapevolezza che la copertina rappresenta la fase finale del suo lavoro, il libro sta per nascere, mentre l’agitazione è derivata dal tipo di copertina che è stata confezionata come atto finale della lettura di vari rappresentanti delle staff editoriale: chi l’ha letto ha quindi concepito per quel testo quel tipo di vestito che ne rappresenta “la sua prima interpretazione “ non solo visiva ma anche promozionale”. E precisa:

“La copertina giusta è come un bel cappotto, elegante e caldo, che avvolge le mie parole mentre camminano per il mondo, mentre vanno a un appuntamento con i miei lettori. La copertina sbagliata è un costume ingombrante, soffocante. Oppure una maglia troppo leggera, inadeguata. Una bella copertina è lusinghiera. Mi sento ascoltata, intesa. Una brutta copertina mi sembra un nemico, mi è odiosa”.

E se il libro non avesse una copertina?

Secondo la scrittrice mancherebbe una porta per entrare nel testo, mancherebbe il suo viso.

E dalla parte del lettore?

Inutile nascondere che, gironzolando (che bel ricordo!) tra gli scaffali di una libreria, la copertina sia sicuramente un richiamo cromatico e figurativo che può attrarre la nostra attenzione, magari portandoci a sfogliare quel volume che non rappresenta un nostro precipuo interesse. E poi, non va dimenticato, che la copertina continua ad avere la iniziale funzione protettiva a cui si aggiunge quella ornamentale, che ai tempi dei tempi era rappresentata dai materiali pregiati e a tal proposito ne sa molto il bibliofilo, nonché pubblicitaria.

Interessante è a sentire gli studiosi della storia del libro scoprire che non vi fu un vero e proprio inventore, ma che il suo utilizzo è il risultato di un processo graduale che si lega alla diffusione del libro e della lettura a strati sociali sempre più ampi, alla nascita e diffusione delle prime librerie divenendo necessario non solo proteggere ma anche differenziare i libri dando a ciascuno il proprio vestito, un processo che ebbe inizio alla fine del Settecento anche attraverso l’operato intraprendente e imprenditoriale di personaggi come il libraio inglese James Lackington che a Londra dette vita alla prima libreria così come la intendiamo oggi. Una storia lontana quindi, ma perché si diffondesse il fenomeno lettura e libri occorrerà attendere i primi anni Venti del Novecento con i libri economici alla portata di molte tasche, nonché superare la concorrenza e sostenere il volume attraverso un apparato ad hoc: le copertine.

S.P.

Per chi volesse saperne di più:

l’articolo su Libri Panorama

L’articolo su Il LIbraio

Il volumetto di Jhumpa Lahiri

Il saggio di Ambrogio Borsani La claque del libro

e su tuttatoscanalibri la seconda e terza parte:

Curiosità bibliofile: la legatura, la carta, i caratteri tipografici

Curiosità bibliofile: la carta e alcuni tipi di carta

Una piccola collana di grandi autori: racconti classici italiani

Presentiamo ai nostri lettori una collana in fieri di racconti di autori italiani corredata da prefazioni e note:

i primi cinque volumetti:

Arrigo Boito “L’alfier nero”

Arrigo Boito “Il pugno chiuso”

Luigi Capuana “Novelle”

Grazia Deledda “La regina delle tenebre”

Giovanni Verga “Le storie del castello di Trezza”

Li trovate su Amazon in ebook e in cartaceo. In ebook tutti a 0,99 centesimi

Rebecca West “Quel prodigio di Harriet Hume” presentazione e con la recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

La recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

Londra primi decenni del Novecento, due giovani londinesi, Harriet ed Arnold l’una l’opposto dell’altro, si incontrano, si innamorano, si perdono e si ritrovano più volte: lei una pianista squattrinata e attraente, lui cinico e ambizioso. In comune hanno le umili origini dalle quali cercano un riscatto lei nel desiderio di essere accettata lui attraverso la carriera politica. Ma c’è un ma: è il prodigio che caratterizza la bella Harriet che riesce a leggere nei pensieri di Arnold smascherandone le ipocrisie. Arroganza e convinta superiorità maschile si scontrano e s’incontrano con la femminilità e la sensibilità, con la “musica” di Harriet, ma non è solo una storia d’amore che si perde e di contrasti: personaggi sfaccettati, atmosfere e ambientazioni dettagliate e coinvolgenti, finale che lascia stupiti e richiama il sottotitolo “A London fantasy”, mentre lo sfondo storico della vicenda si attualizza attraverso riferimenti alla cronaca e ai dettami della società del tempo.

Dal Catalogo di Fazi Editore:

Un romanzo inedito di Rebecca West, autrice della trilogia degli Aubrey.

Harriet Hume, affascinante pianista squattrinata, mistica e stravagante, è l’essenza della femminilità; Arnold Condorex, spregiudicato uomo politico imbrigliato in un matrimonio di convenienza con la figlia di un membro del Parlamento, è un ambizioso calcolatore senza scrupoli. I due si amano: sono opposti che si attraggono, e nel corso degli anni si incontrano e si respingono, in varie stagioni e in vari luoghi di Londra, come legati da un filo sottile che non si spezza mai.[…]

Giorgio Scerbanenco “Appuntamento a Trieste” recensione di Salvina Pizzuoli

Comparve per la prima volta a puntate sulla rivista “Novella” nel 1952, La Nave di Teseo lo ha riproposto nel 2019. Si ambienta a Trieste nell’immediato dopoguerra evidenziando l’atmosfera respirata in una città che conobbe conflitti e pesanti scontri e vide la fuoriuscita di molti profughi dall’Istria e da Trieste stessa amministrata militarmente dagli Alleati. Alle tensioni e ai giochi di spie si contrappone uno scenario naturale sereno e scintillante nei colori delle diverse stagioni. È una storia nella storia: la voce narrante racconta di un appuntamento a Trieste, quando vi era l’oscuramento e la guerra, con la donna amata, la terribile scoperta della morte di lei e lo strano incontro in una cartoleria con una bambina che ne raffigura in piccolo le sembianze. Tornato più volte in città per deporre fiori sulla tomba abbandonata, è nel 1950 che ascolterà dalle parole di un conoscente la storia della bambina, ormai donna, che tanto lo aveva colpito per l’ incredibile rassomiglianza. E il lettore entra così nella tormentata vicenda che avrà come protagonisti Diana, la bella triestina, e Kirk Mesana, un agente americano sotto copertura in “servizio” a Trieste per indagare su una cellula nemica. Ricatti, tradimenti, doppie verità, gli inganni e l’amore insieme ai misteri di una morte inaspettata e mai accettata e un incontro sconvolgente sono protagonisti del romanzo che si apre e si chiude con la medesima voce narrante: colui che ha cercato invano la donna di cui era innamorato viene a conoscere casualmente la storia di un’altra donna che aveva visto bambina durante la guerra, che rassomigliava a tal punto alla donna che io avevo tanto nel cuore, che, pur comprendendo, non volevo comprendere che non era lei, nel giorno di quel mancato appuntamento a Trieste, storia che peserà nelle sue decisioni e sulle sue aspettative future.

Dello stesso autore:

Giorgio Scerbanenco “Il terzo amore” 

Giorgio Scerbanenco “Luna di miele”

Alla riscoperta di Giorgio Scebanenco: un inedito e altri scritti

e anche:

su mangialibri alcune recensioni

e una biografia