Walter Veltroni “C’è un cadavere al Bioparco” presentazione

Ancora un caso per il Commissario Buonvino: una vittima irriconoscibile, il cadavere di un uomo nudo e decapitato nella teca di un’anaconda verde del Sud America al Bioparco a Villa Borghese.

Un caso in sé difficile, con una vittima irriconoscibile da identificare, reso ancora più difficoltoso dalla fobia che sin da bambino lo travaglia, l’ erpetofobia, la paura dei rettili e in particolare dei serpenti.

L’assassino non ha lasciato impronte, ha saputo evitare le telecamere e si è introdotto nel rettilario senza scasso. Sempre all’opera con la sua squadra, quei “magnifici” sette agenti a cui si erano successivamente uniti i due nuovi ingressi, uno dei quali ha conturbato non solo il cuore del commissario Buonvino, piacente e libero cinquantenne, riuscirà con la sua pazienza e con le intuizioni dei suoi collaboratori a risolvere l’intricato rompicapo? Il lettore dovrà attendere, l’agnizione finale lo aspetta in chiusura di questo terzo romanzo che potrebbe andare oltre la trilogia raggiunta.

Da Marsilio Editori

Dopo la felice soluzione del caso del bambino scomparso, il commissario Buonvino si gode la quiete ritrovata del parco di Villa Borghese e le gioie dell’amore. Ma è una tregua di breve durata. Il ritrovamento di un cadavere nel rettilario del Bioparco, il giardino zoologico della capitale ospitato all’interno della Villa, rappresenta una brutta gatta da pelare per Buonvino […] Quasi ci trovassimo nel più classico dei gialli di Agatha Christie, Buonvino dovrà dar fondo a tutto il suo acume e alle sue capacità deduttive per sbrogliare i fili di un’indagine in cui gli indizi scarseggiano e i sospettati abbondano, e smascherare finalmente il colpevole.

Dello stesso autore:

Assassinio a Villa Borghese

Buonvino e il caso del bambino scomparso

Mirko Mussetti “La rosa geopolitica. Economia, strategia e cultura nelle relazioni internazionali”Paesi Edizioni


L’analista di geopolitica e geostrategia Mirko Mussetti definisce nel saggio le competenze indispensabili per orientarsi nella conoscenza e comprensione delle dinamiche geopolitiche: dall’ascesa e caduta dei grandi imperi al libero mercato, dalle guerre ibride alle nuove sfide per la sicurezza e l’intelligence. Con la prefazione di Lucio Caracciolo, direttore di Limes

In tempi di pandemia, nuove minacce terroristiche e scontri economici globali, il termine «geopolitica» è soggetto a ripetute rivisitazioni e, in molti casi, anche a utilizzi impropri. Come orientarsi? Un utile strumento giunge da Mirko Mussetti, analista di geopolitica e geostrategia, che nel nuovo saggio ‘La rosa geopolitica. Economia, strategia e cultura nelle relazioni internazionali’ rimette ordine nello studio della disciplina, partendo da un’analisi delle sue branche – geoeconomia, geostrategia e geocultura – e di come la mancanza di politiche incisive in questi ambiti sia alla base dell’attuale declino delle nazioni.
 
Secondo l’autore il terreno che disegna i nuovi equilibri tra le potenze non è più quello del conflitto convenzionale ma ibrido: dal global marketing alla guerra economica e cognitiva. Compito dell’intelligence è padroneggiare appieno questi fronti e garantire così la sicurezza dello Stato.
 
La sfera della «politica» è sempre necessariamente condizionata da una conoscenza approfondita della storia, della geografia, della filosofia, della sociologia e della psicologia non solo del proprio Paese di appartenenza, ma ugualmente di ogni altra area del mondo e delle relazioni internazionali tra Stati e regioni. Nel saggio Mussetti prova a definire un approccio in grado di inquadrare in modo sistemico tutte le competenze elencate e, dal suo punto di vista, l’indispensabile competenza richiesta ai leader contemporanei nel mondo delle istituzioni ma anche delle imprese diventa la comprensione delle dinamiche geopolitiche.
 
Tra le pagine del libro, in forma ammirabilmente sintetica e in stile perfettamente leggibile, si trova una vera e propria “teoria della geopolitica”, a un elevato grado di astrazione. «Il limite di ogni astrazione sta nella compressione massima degli eventi entro contenitori concettuali – scrive Lucio Caracciolo, direttore di Limes, nella prefazione del libroL’abilità dell’autore, conscio di tale limite, sta nel rigore logico con cui padroneggia e indirizza l’astrazione. Così esponendola alla confutazione di chi volesse opporvi altra teoria. Soprattutto, offrendo questo suo saggio come contributo all’impresa dell’artigiano geopolitico, per dargli orientamento e consapevolezza della varia casistica che si troverà a trattare. Con lo sguardo sempre orientato su quei classici cui ogni mente occidentale sollecitata a riflettere sul presente dovrà riferirsi».
 
Con la postfazione di Salvatore Santangelo, giornalista e docente universitario, il saggio è inoltre impreziosito da un glossario di approfondimento. Edito da Paesi EdizioniLa rosa geopolitica. Economia, strategia e cultura nelle relazioni internazionali di Mirko Mussetti, è disponibile nelle librerie e negli store online a partire dal 7 ottobre.
 

Mirko Mussetti, analista di geopolitica e geostrategia. Collabora con Limes, rivista italiana di geopolitica. Ha pubblicato Áxeinos! Geopolitica del Mar Nero (goWare, 2018) e Némein. L’arte della guerra economica (goWare, 2019) con cui ha vinto la settima edizione del Premio Voltaire per la saggistica di Lucca

Costanza DiQuattro “Giuditta e il monsù” presentazione

Nell’ultimo romanzo della DiQuattro ancora la Sicilia protagonista e il mondo aristocratico di Ibla tra Ottocento e Novecento. Si apre nel 1884 e si chiude con l’inizio della Prima Guerra Mondiale. Ancora una famiglia illustre e il contorno di quella carovana di personaggi minori che la costellano. Un mondo, come afferma l’autrice in una recente intervista, di personaggi che ruota attorno ai protagonisti che riesce proprio per questo motivo a dare “la reale dimensione di dove ci troviamo, delle abitudini del luogo, del periodo storico” un po’ alla Verga che nei Malavoglia ricostruisce un universo umano variegato dando uno spessore corale al suo romanzo, ribadisce la DiQuattro.

Prende spunto da una storia raccontata e poi ovviamente romanzata dall’autrice ma partendo da quanto sentito: un amore difficile e sfortunato tra una giovane nobile, Giuditta, e il monsù della famiglia, Fortunato.

Ma chi è il monsù? È il “signore” della cucina, lo chef si direbbe oggi, un rappresentante della schiera dei cuochi arrivati in Sicilia dalla Francia durante il regno borbonico quando si diffuse la consuetudine di avere, nelle famiglie blasonate, cuochi francesi ( per saperne di più ) il termine deriverebbe dal monsieur francese, sicilianizzato.

A proposito della lingua anche in questo romanzo compaiono molti termini del siciliano della zona che, come tutti i dialetti ha le sue caratteristiche e le sue terminologie.

“Ibla, 1884. A Palazzo Chiaramonte, una notte di maggio porta con sé due nascite anziché una soltanto. Fortunato, abbandonato davanti al portone, e Giuditta, l’ultima fimmina di quattro sorelle. Figlia del marchese Romualdo, tutto silenzi, assenze e donne che non si contano più, e di sua moglie Ottavia,

Dopo Donnafugata, Costanza DiQuattro invita a sfogliare un nuovo album di famiglia, fatto di segreti inconfessabili, redenzioni agrodolci, e tanta, infinita dolcezza”.( da Libri Baldini e Castoldi)

e anche

Brevi note biografiche

DiQuattro Costanza

Costanza DiQuattro (Ragusa, 1986), laureata in Lettere moderne all’Università di Catania, dal 2008 si occupa attivamente del Teatro Donnafugata, teatro di famiglia restituito alla fruizione del pubblico dopo sei anni di restauri, e nel 2010 ne assume la Direzione artistica con la sorella Vicky, dando inizio a importanti collaborazioni artistiche con prestigiosi teatri nazionali e compagnie teatrali di fama. Parallelamente alle stagioni di prosa, di musica classica e di teatro per bambini, coadiuvata da uno staff tutto al femminile, si apre alla organizzazione di festival e
mostre. Ha collaborato con «Il Foglio» e poi con alcune testate online siciliane. Il suo campo di scrittura spazia dalla critica sociale al costume, dal mondo della cultura a quello più strettamente legato al teatro. da Baldini e Costoli Autori)

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

“Donnafugata”

“La mia casa di Montalbano”

Nicola Dal Falco, Un viaggio alla Scarzuola. La città ideale di Tomaso Buzzi, Marietti 1820

Con trenta disegni di Fabrizio Foti e una poesia inedita di Giancarlo Consonni

Uscita: 7 ottobre 2021 Architettura, viaggi, libri d’arte pag. 72, 23 euro 

“Se dovessi scrivere il mio epitaffio

alla maniera di Stendhal, suonerebbe così:

Milanese/visse, disegnò, amò.

Quest’uomo detestava

il Diavolo, Mussolini e l’aglio”.

Tomaso Buzzi

L'”architetto volante” Tomaso Buzzi (1900-1981), milanese, progettista di grande notorietà e collaboratore di Gio Ponti, ha costruito la sua città ideale nella natura umbra. Per meglio dire, in una piega del paesaggio francescano che troppo gentile non è, ma selvaggio, severo, adatto al viandante medievale, al frate appunto, al mercante, al soldato, al pastore, al lebbroso. La Scarzuola è un luogo appartato dove, una volta entrati, si rimane sorpresi, tale e tanta è la meraviglia – e la bizzarria – delle fabbriche che incalzano la vista. Nella mente del suo ideatore, la Scarzuola doveva nascere e finire come rovina. Il non finito, alla stregua dell’analogia e del simbolo, appartengono a un pensiero che si affida al potere dell’illuminazione più che al ragionamento deduttivo. Per questo è simile a un esercizio di respirazione, alla declamazione di versi, a un passo di danza.

Nicola Dal Falco ha scritto reportage di viaggio tra l’Europa dell’Est e il Sahara, poesie e racconti. Un suo saggio sulle sirene compare nella collana Indoasiatica, edita da Venetian Academy of Indian Studies, mentre con la germanista Ulrike Kindl si è occupato della riscrittura dei miti ladini delle Dolomiti. Ha vinto il Premio Montale Fuori di Casa 2016, sezione poesia di viaggio.

Fabrizio Foti è docente di Disegno Tecnico Progettuale all’Accademia di Belle Arti di Siracusa.

Giancarlo Consonni, poeta e urbanista, è professore emerito al Politecnico di Milano.

Jonathan Franzen “Crossroads” presentazione

Crossroads il nuovo romanzo di Jonathan Franzen arriva in Italia con la traduzione di Silvia Pareschi per Einaudi.

Inaugura una trilogia dal principio degli anni Settanta ai giorni nostri.

Il primo corposo volume si apre con la famiglia del pastore Russell Hildebrandt in una cittadina immaginaria dell’Illinois al tempo della guerra del Vietnam, tra Natale e Pasqua, quando per il protagonista ha inizio un periodo in cui quanto costruito da buon cristiano, seguendo i principi della religione anabattista mennonita improntati al pacifismo, va in frantumi: il ventennale matrimonio con Marion non è più tale, intrattiene infatti una relazione con una parrocchiana più giovane; dei tre figli il maggiore abbandona gli studi per partire volontario, la figlia è incinta di un hippy, il piccolo è già provato all’alcool e alle droghe e sono iscritti entrambi ad un gruppo giovanile cristiano il Crossroads, da cui il titolo del romanzo, di cui è fondatore un altro pastore, Rick Ambrose, carismatico e quindi manipolatore, inviso a Russ

Si prospetta quindi lo scenario di un’America in piena transizione dove i protagonisti sono però capaci di guardare al futuro, di sognare una vita diversa.

“[…]Ancora una volta, con l’ironia e l’empatia che sono la cifra della sua letteratura, Jonathan Franzen racconta una storia unica e insieme universale, sullo sfondo di un paese che non ha mai smesso di rifondare i propri miti”

Crossroads è un romanzo intenso e trascinante, a tratti comico, a tratti drammatico e pieno di dolore, che segna il ritorno di Franzen nel cuore del cuore del paese, il Midwest delle Correzioni, e lo conferma come lo scrittore di punta della sua generazione”.( dal Catalogo Giulio Einaudi Editore)

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Brevi note biografiche

Jonathan Franzen ha scritto sei romanzi (La ventisettesima cittàForte movimentoLe correzioniLibertàPurity e Crossroads), quattro raccolte di saggi (Come stare soliPiú lontano ancoraLa fine della fine della terra e E se smettessimo di fingere?), e l’autobiografia Zona disagio. Ha annotato un compendio di saggi di Karl Kraus nel volume Il progetto Kraus. Inoltre ha pubblicato racconti e saggi su «The New Yorker» e su «Harper’s». In Italia tutte le sue opere sono pubblicate da Einaudi.(da Einaudi Autori)

Olivia Ruiz “Finché tutto resta nascosto in un cassetto”, presentazione

Un comò, tanti cassetti colorati, con i colori dell’arcobaleno, e generazioni di donne con le loro vite, fatte di dolore e di fughe ma anche d’amore, vissute dentro la terribile storia della guerra civile spagnola e delle sue luttuose e terribili lotte e scelte tra restare o espatriare per fuggire alla morte certa. Una storia di sofferenza sorretta da una spinta vitale che non si spegne e conta sul riscatto promosso dagli atti di chi non si è arreso.

“L’idea di riempire i cassetti di quel comò con le nostre vite mi è venuta come una folgorazione […] Voglio che queste donne così diverse, così vive, così complesse possano insegnarti e aiutarti a sapere chi sei […] Spolverare ogni tanto i cassetti del comò permette di mantenere in vita i ricordi, perché non scappino, quei malandrini”

Un romanzo d’esordio in cui l’autrice si ispira in parte alla vita della nonna.

“[…] In ciascun cassetto si cela un oggetto. Un oggetto ordinario che racconta molto più di quello che è. Racconta una storia che le parla della nonna come non l’ha mai conosciuta. Ci sono una medaglietta del battesimo, una chiave, un quaderno di poesie, un atto di nascita, un sacchetto di semi, un foulard azzurro, un biglietto del treno, un barometro e una busta da lettere. Ogni oggetto nasconde una vita intera. Ogni oggetto custodisce un amore profondo, frantumato dalla furia franchista, una donna rimasta sola e incinta che vede la felicità sfuggire sempre più lontano, ma non per questo si arrende. Quella donna era Rita. Solo adesso, lei capisce il vero significato degli insegnamenti della nonna. Solo adesso sa che deve fare in modo che si trasformino in azioni per cambiare la sua vita. Solo adesso decide di avere un suo comò pieno di oggetti importanti, che svelino al mondo la donna che vuole diventare. Perché il monito di Rita abbia un’eco infinita”(da Libri Garzanti)

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Brevi note biografiche

Olivia Ruiz, nata il 1° gennaio 1980 a Carcassonne, è una cantante e attrice francese di origine spagnola. I suoi nonni sono fuggiti dalla guerra civile, ma non ne hanno mai parlato; da questa vicenda prende spunto il suo romanzo d’esordio, Quando tutto resta nascosto in un cassetto. ( da Garzanti Autori )

Vigdis Hjorth “Lontananza” presentazione e con la recensione di Pina Bertoli su il mestieredileggere blog

Vigdis Hjorth, autrice norvegese, nel suo ultimo romanzo “Lontananza” ritorna su tematiche familiari, come nel precedente “Eredità”.

La protagonista è Johanna, affermata pittrice, che torna in Norvegia dopo trenta lunghi anni, dopo aver abbandonato gli studi, il promettente avvocato che ha sposato e la famiglia d’origine che aveva voluto studiasse legge seguendo le orme del padre anch’egli avvocato. Si era trasferita quindi nello Utah con il suo professore d’arte, da cui ha avuto un figlio, seguendo le proprie scelte.

Un allontanamento non indolore, anzi, un conflitto con tutta la famiglia e rimasto insoluto con la madre chiusa nel suo silenzio che, al momento del ritorno in Norvegia della protagonista, è una vedova ottantenne.

Tante le “lontananze” ormai cristallizzate, difficili da colmare anche se il desiderio, di trovare scandagliando i ricordi, è molto forte per assecondare il bisogno di colmare i vuoti dell’anima.

Un romanzo coinvolgente come può esserlo il racconto della ricerca delle motivazioni che conducono agli allontanamenti cercando una risposta all’inspiegabile nelle relazioni umane e affettive.

“Sono tanti gli argomenti rimasti insoluti che hanno condizionato Johanna nella sua vita di figlia, di donna, di artista e di madre: nella sua mente affiorano antichi ricordi di una donna all’apparenza leggera, spensierata, bellissima, ma quando riesce finalmente a spiegarsi alcuni episodi sconcertanti di cui è stata spettatrice, capisce che la madre non faceva che nascondersi dietro una corazza di convenzioni. Finché il lunghissimo silenzio fra le due donne si spezzerà in maniera violenta in un ultimo, spietato confronto”.

(dal Catalogo Fazi Editore)

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Brevi note biografiche

Vigdis Hjorth, nata a Oslo nel 1959, è una delle scrittrici norvegesi più conosciute e stimate. Ha esordito nel 1983 con Pelle-Ragnar i den gule gården, grazie al quale il Ministero della Cultura norvegese le ha attribuito il premio per il miglior romanzo d’esordio. Ha pubblicato più di trenta libri, fra cui una ventina di romanzi, conquistando i premi letterari più svariati. Eredità, vincitore del Norwegian Booksellers’ Prize e del Norwegian Critics Prize for Literature – i due principali riconoscimenti norvegesi –, è il romanzo con cui ha ottenuto la fama internazionale, rientrando nella rosa dei finalisti del National Book Award for Translated Literature nel 2019.(da Autore Fazi Editore)

La recensione su “Il mestiere di leggere” di Pina Bertoli

Un racconto per il fine settimana

BIP-BIP una storia vecchia

Potremmo iniziare con “Tanto tempo fa”, per quanto è vecchia questa storia, ma non importa il periodo in cui si è svolta, se non è più attuale intendo dire, la voglio raccontare lo stesso, perché a me è piaciuta. Non è necessario ambientarla, né collocarla precisamente in un arco temporale, potremmo dire che è avvenuta in una città senza nome e in un lasso di tempo imprecisato.

BIP-BIP era il nomignolo con il quale era stato simpaticamente battezzato il nuovo cervello elettronico installato negli uffici della grande fabbrica.

Tutti avevano aspettato con ansia il suo arrivo e la sua sistemazione nei vecchi locali, non solo perché aveva portato un po’ di trambusto nel tran-tran quotidiano, ma la presenza del cervellone dava anche lustro e prometteva di snellire il lavoro.

Con grande ammirazione e deferenza avevano seguito le operazioni dei tecnici che con il loro camice bianco incutevano reverenziale timore, quasi come il medico al paziente che attende una diagnosi assolutoria.

Quel camice era simbolo di scienza, perfezione, ma anche di prodigio; spesso avviene infatti che tutto ciò che è eccezionale, nel senso che non si verifica tutti i giorni, ci sembri figlio di un portento.

Quando le operazioni furono terminate, BIP-BIP entrò in funzione: con regolarità, precisione instancabile, per giorni e giorni furono collocati nella sua memoria infallibile dati, termini, calcoli, operazioni. Imperturbabile, sembrava non dar segno né di stanchezza, né di saturazione, né di soddisfazione; l’unico tangibile segno della sua presenza e attività era contrassegnata da quel ronzio, costante, strascicato e monotono che gli aveva meritato il nomignolo.

L’impiegato che per mesi aveva seguito i corsi di formazione e specializzazione all’uso del calcolatore si chiamava Biagio Arrigoni.

Il signor Arrigoni era un ometto piccolo di statura, con una pancetta arrogante che si imponeva, sprezzante di ogni minimo senso dell’opportunità, tra bottone e bottone della camicia non disdegnando di straripare anche attraverso altri spazi.

Ma era il suo viso paffuto e quell’aria arguta, che traspariva dietro le spesse lenti degli occhiali, a conferirgli un aspetto giovanile e scanzonato nonostante l’età non più giovanissima.

Solo, senza famiglia e senza impegni si era dedicato anima e corpo allo studio dell’informatica che era divenuta amore e disperazione a un tempo.

L’incontro tra i due segnò per Biagio un vero e profondo cambiamento: poteva riversare tutta la sua dedizione e conoscenza su quel gioiello di perfezione informatizzata rappresentato da BIP-BIP.

Non gli sembrò quindi strano scoprire, con il passare del tempo, di nutrire sentimenti nei confronti di quella che a molti, dall’esterno, poteva apparire solo una macchina.

Gli parlava, si complimentava, restava interdetto dalla velocità di esecuzione o dalla risposta o dai rifiuti a proseguire o eseguire il comando se questo fosse stato registrato come errato. Lo colpiva soprattutto che non vi fossero mai inesattezze, ma solo risposte razionali alla mancanza di dati o di comandi inadeguati a concludere o proseguire le operazioni richieste.

Si era spesso divertito a prenderlo in castagna, come spesso rammentava a se stesso ripercorrendo le operazioni della giornata; macché, BIP-BIP non aveva mai un’esitazione, un cedimento.

Questo sodalizio stava però per concludersi tragicamente.

Un giorno Biagio scoprì una risposta erronea, di un errore banale e macroscopico; sembrava tirata a caso, come fanno spesso gli alunni sorpresi impreparati e sprovvisti del coraggio di ammetterlo.

Provò e riprovò, ma le risposte erano sempre diverse e via via più stravaganti.

Ricontrollò allora il programma, ripercorse tutte le operazioni di apertura e avvio, cercò nelle proprie fasi di svolgimento le eventuali sviste; nulla.

Fu a quel punto che avvilito e sempre più turbato cominciò a chiedersi se per caso non fosse stato contagiato da qualche malattia dei calcolatori.

Come una madre amorosa cominciò allora ad ascoltarlo, osservarlo, accudirlo e sostenerlo circondandolo di cure sollecite ed eccessive, quasi a sfogare l’inquietudine che si stava impossessando di tutto il suo essere.

Glielo avrebbero portato via? Lo avrebbero sostituito con uno funzionante? Era ancora in garanzia; che fare?

Mentire, tacere.

Quando però le pratiche cominciarono a restare inevase e il lavoro cominciò ad accumularsi troppo, fu per necessità costretto a denunciare il cattivo funzionamento del computer.

Il processo di revisione fu subito approntato e un tecnico della ditta costruttrice venne espressamente e sollecitamente a visionare tutti gli apparati: BIP-BIP venne letteralmente spogliato, sezionato e quindi ricomposto.

Il signor Biagio Arrigoni non si era allontanato mai e aveva seguito con trepidazione tutte le fasi di revisione e atteso con angoscia la diagnosi.

-Caro il mio signor Arrigoni – furono le testuali parole del tecnico al termine delle accurate indagini- la macchina funziona perfettamente!

Sollievo, grande sollievo, seguito subito dopo da una terribile ansia: e allora gli errori a cosa potevano essere attribuiti?

Il suo dilemma inespresso trovò risposta pochi giorni dopo: Biagio Arrigoni venne sostituito da un operatore mandato espressamente dalla Ditta per accertare il buon funzionamento della macchina, in attesa di un nuovo impiegato addetto.

Era accaduto ciò che da Biagio non era stato affatto previsto; la notizia lo scosse a tal punto che se ne ammalò e fu costretto a casa.

Durante i primi due giorni la sua assenza non fu molto notata anche perché BIP-BIP aveva ripreso a funzionare egregiamente, smaltendo l’accumulo precedente.

Fu al terzo giorno che accadde qualcosa di inaspettato.

I segnali di stranezze iniziarono con acuti stridii, seguiti da schermate intere di Error in tutti i caratteri in dotazione, procedendo quindi con la stampa di pagine e pagine, il tutto in modo automatico e imprevisto.

Furono gli stessi tecnici a scusarsi con Biagio Arrigoni chiamandolo a casa e comunicandogli che la macchina sarebbe stata sostituita al più presto. Biagio fu cortese e premuroso e chiese ragguagli precisissimi sui tempi della sostituzione; un chiaro progetto si era fatto strada nella sua mente.

Con il cuore in tumulto e il cervello in fermento, lucidissimo, elaborò un piano degno di un professionista.

Fu così che quella sera Biagio armato di guanti e di una grande borsa si introdusse con fare disinvolto nella stanza dove BIP-BIP era già pronto e inscatolato per la sostituzione.

Nessuno aveva fatto domande; non era anomalo che gli impiegati facessero gli straordinari.

Più difficoltoso fu trasportare i vari pezzi che componevano il computer, ma i viaggi erano stati ben concertati: la luce accesa in ufficio, viveri vari sul tavolo, luce accesa nei bagni, auto parcheggiata in posizione strategica e ben mimetizzata.

Anche nella sua nuova camera in pensione era tutto pronto.

Il salvataggio di Bip-Bip era avvenuto senza problemi ed era stata evitata una possibile rottamazione. Al progetto Biagio aveva dedicato tutto se stesso, incurante dei rischi e delle conseguenze. Non si era soffermato neppure a domandarsi se valesse la pena di buttare via tanti anni di lavoro e di carriera ineccepibile; lo aveva fatto e basta, spinto da una forza che non credeva di possedere.

Ancora oggi Biagio e BIP-BIP sono insieme, vivono nella casa in campagna che fu dei genitori di lui. Biagio gli racconta il variare dei paesaggi che mutevoli si susseguono davanti alla sua finestra nel mutare delle stagioni: i cipressi maschi svettanti e sottili e le femmine più paciose e piene che punteggiano ondeggianti i crinali dei colli e si stagliano nello sfondo a occuparlo tutto, le terre arate, nere di pioggia o grigie e polverose sotto i cieli d’estate, gli steli del grano verdeggianti e le gialle spighe pesanti, il volo pigro di uccelli e le fughe di stormi nei cieli neri d’autunno.

BIP-BIP continua con le sue stranezze; non c’è un grosso nesso tra le parole e i pensieri dell’uno e le stampe e le videate dell’altro, ma nessuno dei due se ne lagna.(da Corti e… fantastici di Salvina Pizzuoli)

Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di settembre 2021

Alessia Gazzola e la nuova trilogia con Costanza macallè

Juan Gómez-Jurado “Regina Rossa” 

Jorge Luis Borges “L’Aleph”

Fabio Federici “Il pigiama rosa”

E. Lee Masters “Antologia di Spoon River”

Flora Fusarelli “Le deboli”

Pia Rimini una scrittrice riscoperta

Djali Amadou Amal “Le impazienti”

Percival Everett “Telefono”

Hjörleifur Hjartarson, Rán Flygenring, Giorgio Vasta “Fuglar. Inventario non convenzionale degli uccelli d’Islanda”

Gianrico Carofiglio “Testimone inconsaoevole”

Roberto Piumini “Il piegatore di lenzuoli”