Un racconto per il fine settimana

BIP-BIP una storia vecchia

Potremmo iniziare con “Tanto tempo fa”, per quanto è vecchia questa storia, ma non importa il periodo in cui si è svolta, se non è più attuale intendo dire, la voglio raccontare lo stesso, perché a me è piaciuta. Non è necessario ambientarla, né collocarla precisamente in un arco temporale, potremmo dire che è avvenuta in una città senza nome e in un lasso di tempo imprecisato.

BIP-BIP era il nomignolo con il quale era stato simpaticamente battezzato il nuovo cervello elettronico installato negli uffici della grande fabbrica.

Tutti avevano aspettato con ansia il suo arrivo e la sua sistemazione nei vecchi locali, non solo perché aveva portato un po’ di trambusto nel tran-tran quotidiano, ma la presenza del cervellone dava anche lustro e prometteva di snellire il lavoro.

Con grande ammirazione e deferenza avevano seguito le operazioni dei tecnici che con il loro camice bianco incutevano reverenziale timore, quasi come il medico al paziente che attende una diagnosi assolutoria.

Quel camice era simbolo di scienza, perfezione, ma anche di prodigio; spesso avviene infatti che tutto ciò che è eccezionale, nel senso che non si verifica tutti i giorni, ci sembri figlio di un portento.

Quando le operazioni furono terminate, BIP-BIP entrò in funzione: con regolarità, precisione instancabile, per giorni e giorni furono collocati nella sua memoria infallibile dati, termini, calcoli, operazioni. Imperturbabile, sembrava non dar segno né di stanchezza, né di saturazione, né di soddisfazione; l’unico tangibile segno della sua presenza e attività era contrassegnata da quel ronzio, costante, strascicato e monotono che gli aveva meritato il nomignolo.

L’impiegato che per mesi aveva seguito i corsi di formazione e specializzazione all’uso del calcolatore si chiamava Biagio Arrigoni.

Il signor Arrigoni era un ometto piccolo di statura, con una pancetta arrogante che si imponeva, sprezzante di ogni minimo senso dell’opportunità, tra bottone e bottone della camicia non disdegnando di straripare anche attraverso altri spazi.

Ma era il suo viso paffuto e quell’aria arguta, che traspariva dietro le spesse lenti degli occhiali, a conferirgli un aspetto giovanile e scanzonato nonostante l’età non più giovanissima.

Solo, senza famiglia e senza impegni si era dedicato anima e corpo allo studio dell’informatica che era divenuta amore e disperazione a un tempo.

L’incontro tra i due segnò per Biagio un vero e profondo cambiamento: poteva riversare tutta la sua dedizione e conoscenza su quel gioiello di perfezione informatizzata rappresentato da BIP-BIP.

Non gli sembrò quindi strano scoprire, con il passare del tempo, di nutrire sentimenti nei confronti di quella che a molti, dall’esterno, poteva apparire solo una macchina.

Gli parlava, si complimentava, restava interdetto dalla velocità di esecuzione o dalla risposta o dai rifiuti a proseguire o eseguire il comando se questo fosse stato registrato come errato. Lo colpiva soprattutto che non vi fossero mai inesattezze, ma solo risposte razionali alla mancanza di dati o di comandi inadeguati a concludere o proseguire le operazioni richieste.

Si era spesso divertito a prenderlo in castagna, come spesso rammentava a se stesso ripercorrendo le operazioni della giornata; macché, BIP-BIP non aveva mai un’esitazione, un cedimento.

Questo sodalizio stava però per concludersi tragicamente.

Un giorno Biagio scoprì una risposta erronea, di un errore banale e macroscopico; sembrava tirata a caso, come fanno spesso gli alunni sorpresi impreparati e sprovvisti del coraggio di ammetterlo.

Provò e riprovò, ma le risposte erano sempre diverse e via via più stravaganti.

Ricontrollò allora il programma, ripercorse tutte le operazioni di apertura e avvio, cercò nelle proprie fasi di svolgimento le eventuali sviste; nulla.

Fu a quel punto che avvilito e sempre più turbato cominciò a chiedersi se per caso non fosse stato contagiato da qualche malattia dei calcolatori.

Come una madre amorosa cominciò allora ad ascoltarlo, osservarlo, accudirlo e sostenerlo circondandolo di cure sollecite ed eccessive, quasi a sfogare l’inquietudine che si stava impossessando di tutto il suo essere.

Glielo avrebbero portato via? Lo avrebbero sostituito con uno funzionante? Era ancora in garanzia; che fare?

Mentire, tacere.

Quando però le pratiche cominciarono a restare inevase e il lavoro cominciò ad accumularsi troppo, fu per necessità costretto a denunciare il cattivo funzionamento del computer.

Il processo di revisione fu subito approntato e un tecnico della ditta costruttrice venne espressamente e sollecitamente a visionare tutti gli apparati: BIP-BIP venne letteralmente spogliato, sezionato e quindi ricomposto.

Il signor Biagio Arrigoni non si era allontanato mai e aveva seguito con trepidazione tutte le fasi di revisione e atteso con angoscia la diagnosi.

-Caro il mio signor Arrigoni – furono le testuali parole del tecnico al termine delle accurate indagini- la macchina funziona perfettamente!

Sollievo, grande sollievo, seguito subito dopo da una terribile ansia: e allora gli errori a cosa potevano essere attribuiti?

Il suo dilemma inespresso trovò risposta pochi giorni dopo: Biagio Arrigoni venne sostituito da un operatore mandato espressamente dalla Ditta per accertare il buon funzionamento della macchina, in attesa di un nuovo impiegato addetto.

Era accaduto ciò che da Biagio non era stato affatto previsto; la notizia lo scosse a tal punto che se ne ammalò e fu costretto a casa.

Durante i primi due giorni la sua assenza non fu molto notata anche perché BIP-BIP aveva ripreso a funzionare egregiamente, smaltendo l’accumulo precedente.

Fu al terzo giorno che accadde qualcosa di inaspettato.

I segnali di stranezze iniziarono con acuti stridii, seguiti da schermate intere di Error in tutti i caratteri in dotazione, procedendo quindi con la stampa di pagine e pagine, il tutto in modo automatico e imprevisto.

Furono gli stessi tecnici a scusarsi con Biagio Arrigoni chiamandolo a casa e comunicandogli che la macchina sarebbe stata sostituita al più presto. Biagio fu cortese e premuroso e chiese ragguagli precisissimi sui tempi della sostituzione; un chiaro progetto si era fatto strada nella sua mente.

Con il cuore in tumulto e il cervello in fermento, lucidissimo, elaborò un piano degno di un professionista.

Fu così che quella sera Biagio armato di guanti e di una grande borsa si introdusse con fare disinvolto nella stanza dove BIP-BIP era già pronto e inscatolato per la sostituzione.

Nessuno aveva fatto domande; non era anomalo che gli impiegati facessero gli straordinari.

Più difficoltoso fu trasportare i vari pezzi che componevano il computer, ma i viaggi erano stati ben concertati: la luce accesa in ufficio, viveri vari sul tavolo, luce accesa nei bagni, auto parcheggiata in posizione strategica e ben mimetizzata.

Anche nella sua nuova camera in pensione era tutto pronto.

Il salvataggio di Bip-Bip era avvenuto senza problemi ed era stata evitata una possibile rottamazione. Al progetto Biagio aveva dedicato tutto se stesso, incurante dei rischi e delle conseguenze. Non si era soffermato neppure a domandarsi se valesse la pena di buttare via tanti anni di lavoro e di carriera ineccepibile; lo aveva fatto e basta, spinto da una forza che non credeva di possedere.

Ancora oggi Biagio e BIP-BIP sono insieme, vivono nella casa in campagna che fu dei genitori di lui. Biagio gli racconta il variare dei paesaggi che mutevoli si susseguono davanti alla sua finestra nel mutare delle stagioni: i cipressi maschi svettanti e sottili e le femmine più paciose e piene che punteggiano ondeggianti i crinali dei colli e si stagliano nello sfondo a occuparlo tutto, le terre arate, nere di pioggia o grigie e polverose sotto i cieli d’estate, gli steli del grano verdeggianti e le gialle spighe pesanti, il volo pigro di uccelli e le fughe di stormi nei cieli neri d’autunno.

BIP-BIP continua con le sue stranezze; non c’è un grosso nesso tra le parole e i pensieri dell’uno e le stampe e le videate dell’altro, ma nessuno dei due se ne lagna.(da Corti e… fantastici di Salvina Pizzuoli)

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