Le novità Voland di Luglio 2024

 Iva Pezuashvili                     La Discarica 

“…e per quanto fossero sgargianti i colori delle vernici con cui ricoprivano le facciate dei palazzi sovietici e per quanti strati di asfalto stendessero sul suolo zeppo di morti, il tanfo era sempre lì. Era lì e regnava.”

Voland

9 aprile 2017, giornata di commemorazione nazionale a Tbilisi, Georgia. Gheno, eroe nazionale decorato dal presidente, trascorre con indolenza le giornate davanti    
alla tv a fare scommesse sportive. Mila, la moglie, lavora in un centro estetico e cerca di progettare un futuro senza di lui. E poi ci sono i due figli della coppia: Zema, arruolata nelle forze dell’ordine, che si è fatta    
le ossa in una società misogina e xenofoba, e Lazare, un adolescente appassionato di  hip-hop che guadagna qualche spicciolo facendo consegne a domicilio…    
Un romanzo che si svolge nell’arco di ventiquattr’ore dove i conflitti familiari si scontrano con i fantasmi del passato, sullo sfondo di una società in trasformazione.

Nato nel 1990, IVA PEZUASHVILI è uno scrittore, sceneggiatore  e autore televisivo georgiano. Dopo la laurea presso lo Shota   Rustaveli Theater and Georgia State Film University, nel 2014   ha esordito in narrativa con una raccolta di racconti, a cui ha fatto seguito nel 2018 il primo romanzo, selezionato per tutti i principali premi letterari georgiani. Con La Discarica –il suo secondo romanzo, tradotto e pubblicato anche in Francia e in Grecia– si è aggiudicato  nel 2022 il Premio dell’Unione Europea per la Letteratura.

La traduttrice: Nata nel 1985 a Mestia (Georgia), RUSKA JORJOLIANI dal 2007  vive stabilmente a Palermo. Ha tradotto in italiano i racconti di Nodar Dumbadze (La Vita Felice 2021), i romanzi Il campo delle pere di Nana Ekvtimishvili (Voland 2022) e La sponda della notte di Daur Nachkebia (Giuliano Ladolfi Editore 2023).

Ivana Sajko Piccole morti

“…scritto nell’unico modo che conosco, girando nei meandri di ciò che mi fa più male e per cui non c’è aiuto…”

Un uomo viaggia in treno da una località sulla costa meridionale dell’Europa a Berlino. È uno scrittore fallito, un giornalista saltuario che dopo la fine di una relazione decide di partire e tornare nella città che ha segnato l’immaginario della sua infanzia. I suoi pensieri incedono al ritmo delle ruote sui binari mentre gli appunti che riempiono il taccuino intrecciano ricordi personali e riflessioni sull’odierna situazione europea, sulle disuguaglianze sociali, sulla violenza e sulle pratiche disumanizzanti a cui devono sottostare i migranti… Un testo magnetico dallo stile superbo, un romanzo fortemente ancorato all’attualità che distrugge l’idea illusoria che esista un posto migliore verso cui fuggire. 

Nata a Zagabria nel 1975 e attualmente residente a Berlino, 

IVANA SAJKO è scrittrice, drammaturga e performer. I suoi testi, tradotti in diverse lingue, hanno ricevuto numerosi riconoscimenti e le sue opere teatrali sono state rappresentate sui palcoscenici di tutto il mondo. Tra i suoi libri in italiano figurano la raccolta di testi teatrali noti come “Trilogia della disobbedienza” e il romanzo Rio Bar (Excelsior 1881, 2008).

La traduttrice: LISA COPETTI traduce narrativa e drammaturgia dalle lingue   serba e croata e insegna lingua e traduzione all’Università di Udine.. Per Voland ha curato la traduzione di Tanja Stupar Trifunović e Jelena Lengold. È membro di Eurodram, la rete europea dei traduttori teatrali. Nel 2008 ha vinto il Premio Estroverso.

Ingrid Ovedie Volden “Una canzone stonata”, Beisler Editore

Una canzone stonata è un romanzo d’amore e tanto altro. L’autrice attinge agli stereotipi sull’amore e, da straordinaria alchimista, li mescola, dando vita a uno dei romanzi più belli, più forti, più ironici, più veri di sempre. Una canzone stonata è un romanzo da amare, per la forza dei sentimenti, così difficili da mostrare. Per il coraggio di mettersi in gioco, perché un cuore ferito e rattoppato vale doppio.

Traduzione di Lucia Barni

Età +13

Beisler Editore

Da quando Aline e Oliver frequentano la stessa scuola, nella stessa classe, non si sono mai scambiati una parola. Lui è alle prese con la separazione dei suoi, lei vuole tornare nella città dove abitava prima. Un giorno il padre di Oliver ha un infarto e finisce nel reparto di cardiologia dell’ospedale: forse il suo cuore si è spezzato per il mal d’amore. Mentre Oliver è da suo padre, ecco che arriva Aline. Deve fare una ricerca sul cuore umano ed è venuta a documentarsi. Quello che la quotidianità e la consuetudine non hanno generato, nasce in un luogo di cura. In un’esplosione di sentimenti e di emozioni mai provati prima, Aline e Oliver si innamorano. Ma Oliver sa che il loro amore dovrà restare segreto, al sicuro dalle chiacchiere e le stupide risate dei suoi compagni di scuola. Non è facile proteggere un segreto, i malintesi sono dietro la porta e ci vuole un attimo per perdersi. E poi cosa accadrà quando il papà di Oliver tornerà a casa? Sarà guarito? Ma i cuori spezzati si aggiustano? Esiste una medicina, una colla antica come il mondo. Si chiama musica, non appiccica, è magica e restaura. E porta felicità. Basta volerlo.

«Come dev’essere soffrire così tanto per amore da pensare di voler diventare ciechi se non si potrà mai più vedere la persona di cui si è innamorati? Penso in continuazione al testo della canzone che ha letto Sara. If I can’t see you again, I might as well go blind. Mi vengono i brividi. Mi siedo sul letto e cerco su Google ‘male d’amore’. È metaforico dire che il cuore si spezza. Non si spezza per davvero. A volte però, in casi molto rari, il mal d’amore può davvero provocare dei mutamenti nel cuore. Leggo di una coppia di coniugi, il marito muore all’improvviso in un incidente d’auto; subito dopo, la moglie comincia ad avvertire dei dolori al petto.

Dopo visite ed esami, si scopre che soffre di quella che chiamano Sindrome del cuore infranto. Assomiglia all’infarto, spiega l’articolo, ma in questo caso i sintomi non sono dovuti a un’arteria ostruita. “Può capitare che lo stress emotivo causato dalla perdita di una persona cara sia così forte che il cuore cambia forma”, dice Richard Olsen dell’American Heart Association, “il muscolo cardiaco si indebolisce e, nel peggiore di casi, può smettere di battere.” Continuo a leggere senza battere le palpebre. “Si giunge a questa diagnosi solo dopo attenti esami”, dice la cardiologa e responsabile dell’Unità operativa di cardiologia dell’Ospedale universitario, Heidi Hals. L’antilope! Scorro l’articolo verso il basso e trovo una sua foto. Ha gli stessi occhi severi, ma non gli occhiali. “Ed è importante fornire a questi pazienti l’aiuto di cui hanno bisogno

Ingrid Ovedie Volden, nata nel 1981, ha conseguito una laurea in scienze politiche ed è editorialista e critico musicale. Ha scritto due romanzi per ragazze e ragazzi, acclamati dal pubblico e dalla critica. Il suo romanzo Una canzone stonata è stato tradotto in cinque lingue.

Lucia Barni traduce dal norvegese, dall’inglese, dallo svedese e dal danese. Per Beisler ha tradotto Lena, Trille e il mare di Maria Parr, Ora di nanna di Kjersti Skomsvold e Ascoltami! di Gulraiz Sharif.

Marco Liguori “Caterina Costa. La nave dei Misteri. Napoli 28 marzo 1943. Cronaca di una tragedia”, presentazione

De Ferrari Editore

[…]il 28 marzo 1943 la motonave “Caterina Costa”, appartenente all’armatore “Giacomo Costa fu Andrea” e requisita dalla Regia Marina per essere adibita al trasporto di rifornimenti in Tunisia, mentre è attraccata nel porto di Napoli viene distrutta da una esplosione improvvisa che provoca un gran numero di morti e di feriti, oltre che disseminare carburante e proiettili nel porto e nella città. La ricostruzione non tralascia alcun particolare, dai verbali alle testimonianze dei protagonisti; seguono i resoconti di tutte le indagini successive che però non hanno mai portato a una identificazione di responsabilità, né di precise motivazioni. È la storia di un autentico “mistero”, scritta con grande chiarezza e ricca di stimoli e di provocazioni. (da Ferrari Editore)

È la prima monografia sulla vicenda dell’incendio e dell’esplosione del mercantile “Caterina Costa” avvenuta nel porto di Napoli il 28 marzo 1943, in piena Seconda Guerra Mondiale. La nave trasportava rifornimenti alle truppe italo-tedesche in Tunisia, nell’ultimo fronte africano: il suo carico era composto da munizioni e carburanti, un mix micidiale che provocò oltre 600 morti e 3mila feriti, cifra stimata ma più plausibile dei 63 morti e 1200 feriti resi noti dalle autorità fasciste dell’epoca.
Avvincente come un giallo, ma rigoroso per la scelta delle fonti e della ricerca, il volume è stato curato in collaborazione con Nicola Costa, discendente della famiglia omonima proprietaria della Compagnia di navigazione “Giacomo Costa e Figli” e ultimo presidente della Costa Crociere prima della cessione: Nicola Costa ha scritto la prefazione.

L’opera è composta da un prologo, XIII capitoli, un epilogo sul destino dei protagonisti dopo la vicenda, un elenco dei nomi dei morti ricostruito attraverso le fonti, tabelle sul carico della nave, l’elenco dell’equipaggio civile e militare e una cospicua serie di foto d’epoca.

Dal Prologo

Il maltempo flagellava Napoli, in quel triste 28 marzo 1943. Sulla città soffiava un forte vento di scirocco unito alla pioggia che rendeva l’atmosfera grigia, quasi plumbea, sin dalle prime ore del mattino sulla città: sembrava che la primavera, da poco entrata, avesse lasciato il passo nuovamente all’inverno e che Giove pluvio avesse pensato a tormentare i malcapitati cittadini della terra del Sole. Dal Nord Africa, dove la Libia era stata da poco persa dalle truppe italo-tedesche, provenivano i bombardieri anglo-americani che la colpivano ripetutamente: ma, fortunatamente, quel giorno non c’erano state incursioni aeree.
Quel mattino, in uno stabile sito nella zona della Ferrovia, non lontano dal porto, miracolosamente ancora non devastato dalle bombe, Anna stava preparando il pranzo per il marito Mario e i suoi tre figli, Giacomo, Nicoletta e Carmine: la guerra aveva portato alle estreme conseguenze l’arte di arrangiarsi dei napoletani e il pranzo domenicale era povero come quello degli altri giorni. […] i pasti erano preparati con i fornelli a carbonella. La carne era diventata un lusso riservato a pochi, così come il pane di grano: in tavola veniva consumato un surrogato, la cosiddetta “farinella”, a base di farina di mais preparata in casa. Il pesce, così come altre pietanze, era una rarità: l’olio d’oliva era inesistente, lo si preparava con i semi di lino. […]E a proposito di patate, le loro bucce venivano minuziosamente utilizzate per nutrirsi: in mancanza d’altro, ci si industriava in tutti i modi per combattere la fame che tormentava la popolazione senza tregua. Il “tira a campare” era la parola d’ordine per cercare di sopravvivere tra gli orrori e gli stenti della guerra.
All’improvviso, l’atmosfera del primo pomeriggio fu lacerata da una prima esplosione. Mario corse dietro la porta-finestra del balcone e l’aprì appena, inserendo furtivamente l’occhio: pensava di vedere un’eruzione del Vesuvio, invece gli apparve una nuvola di fumo nero provenire dal porto. «Ma che sta succedendo?» gli chiese
preoccupata Anna che aveva subito lasciato le faccende domestiche. «Forse è un bombardamento improvviso» rispose sbigottito: ma non aveva udito le sirene d’allarme e non si intravedevano in cielo aerei nemici. Col passare dei minuti, il fumo e i crepitii delle esplosioni non cessavano, anzi, aumentavano sempre più, mentre lo scirocco soffiava forte, portando l’acre odore del fumo su tutta la zona. […]
Il pomeriggio stava per lasciare il posto alla sera: attorno alle 17:30 si sentì una terribile deflagrazione. L’enorme onda d’urto si abbatté sul palazzo di Mario e Anna, oltre che su tutti gli altri edifici della zona, come un pugno scagliato da un gigante […]

Version 1.0.0

A. Ferrini, S. Pizzuoli “O.D.E.S.S.A.Operazione Obersalzberg”, Edida

Edida

Ancora un’avventura per Leonard Walder, pericolosa come tutte le precedenti che lo hanno visto impegnato contro l’organizzazione O.D.E.S.S.A. che sin dai primi momenti della sua creazione, alla fine del secondo conflitto mondiale, si è votata alla realizzazione del Quarto Reich. Nell’Operazione Obersalzberg Leonard sarà impegnato a neutralizzare il tentativo da parte di O.D.E.S.S.A e dei servizi segreti della Germania est, la DDR, di favorire lo scoppio di una guerra catastrofica e definitiva contro Israele. Nome in codice dell’operazione il toponimo del nido dell’aquila (Obersalzberg), il castello di Hitler in Baviera. Ancora una volta Walder sarà chiamato ad intervenire con le forze del Mossad di Mike e della Cia di Fox, vecchie conoscenze che hanno caratterizzato le sue missioni fino a quest’ultima ambientata a Berlino Est, in Spagna, in Medio Oriente, sullo sfondo della guerra del Kippur (1973).
Come le precedenti missioni (O.D.E.S.SA. L’ora della fuga, O.D.E.S.S.A. Caccia in Argentina, O.D.E.S.S.A. Operazione Damocle, O.D.E.S.S.A. Il tesoro del lago) l’ambientazione è storicamente documentata, ricca di particolari riferiti al periodo, alle vite usi e costumi del tempo dei suoi protagonisti trasposti nelle pagine di un romanzo, una spy story ricca di colpi di scena in un avvincente thriller storico.

ODESSA L’ora della fuga

ODESSA Caccia in Argentina

ODESSA Il tesoro del lago

ODESSA Operazione Damocle

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Sfinge “La costola di Adamo”, presentazione

Romanzo di Eugenia Codronchi Argeli pubblicato nel 1918 con lo pseudonimo “Sfinge” oggi edito da Fernandel nella collana “Le oblique” curata da Jessy Simonini, archivista, paleografo, studioso di letterature comparate e in particolare di letteratura delle donne, cui si deve l’interessante Introduzione al romanzo sicuramente precursore di temi moderni e ambientato nella Ravenna della Settimana Rossa.

L’autrice come Sfinge pubblicò nel 1900 Il colpevole e nel 1901 il saggio biografico Femminismo storico, cui fecero seguito altri sei romanzi, numerosi saggi, raccolte di novelle e opere teatrali: fu quindi una protagonista della scena letteraria del primo novecento, autrice femminista che ebbe una relazione stabile con Bianca Bellinzaghi, anche lei scrittrice.

La costola di Adamo ha per protagonista Andrea Norbani, donna e medico: la stessa scelta del nome è emblematica. La vicenda è ambientata a Ravenna durante la “Settimana rossa”, un’insurrezione popolare antimilitarista che nel 1914 agitò le Marche e la Romagna. Attiva politicamente Andrea Norbani è una repubblicana e mazziniana, caratterizzata con aspetti mascolinizzanti anche esteticamente che, nella seconda parte la vicenda, evolve ricollocandosi nella norma e nelle scelte legate al genere.

La storia si ambienta a Ravenna, ai primi del Novecento: la giovane Andrea Norbani esercita la professione di medico, ed è una delle figure più in vista del Partito repubblicano. Si innamora del leader del partito rivale, il socialista Filippo Spada: la relazione fra i due si consuma in una Romagna segnata dalla violenza della Settimana rossa, in cui socialisti e repubblicani, anarchici e rivoluzionari si uniscono in una lotta comune.  

Eugenia Codronchi Argeli (1865-1934) ha pubblicato per tutta la vita con l’enigmatico nom de plume di Sfinge. Imolese d’origine, figlia del politico liberale Giovanni Codronchi, femminista ante litteram, Sfinge è stata una delle protagoniste del panorama letterario italiano dei primi decenni del Novecento, a partire dal suo romanzo d’esordio, Il colpevole, pubblicato da Zanichelli nel 1900, il primo di una lunga serie. La sua scrittura, già proiettata su un orizzonte novecentesco e modernista, è il riflesso di un’esperienza biografica originale e di una personalità libera ed emancipata.

Giuseppina Torregrossa “Stivali di velluto”, presentazione

Palermo vibra tra le pagine di questa storia, e da scenario si fa protagonista, svelandosi come una città languida e irresistibile, con lo sguardo rivolto al futuro ma le radici ben piantate nel terreno di antiche tradizioni. Un luogo dove solo l’amore può guarire tutte le ferite e dirci chi siamo davvero.(da Rizzoli Libri)

Giulia Vella è una profiler, specializzata quindi nella ricerca di serial killer, e da poco tempo presta servizio come ispettrice alla Squadra mobile di Palermo, nella Sezione delitti irrisolti, una sede che lei stessa aveva scelto, lei milanese, perché possibile trampolino di lancio per la sua carriera, lei sempre brava e a scuola e negli studi, voleva emergere. Purtroppo aveva dovuto constatare che di fatto, contro tutte le aspettative, era lì ad archiviare documenti.

È lei la protagonista del nuovo romanzo della Torregrossa: “Bella e intelligente, covava dentro di sé una profonda sofferenza, che nascondeva abilmente dietro un atteggiamento ruvido e scostante” tanto che i rapporti con i colleghi, per la maggior parte uomini, non erano dei migliori: era infatti chiamata non per nome ma “la milanesa” oppure “la raccomandata” proprio perché aveva chiesto l’intervento, pur di ottenere quel posto, del padre questore.

E poi un giorno la possibilità del riscatto, un vecchio caso irrisolto: “L’omicidio era avvenuto il 17 maggio 1977. La vittima, il direttore di un ufficio postale periferico, era stata trovata riversa in una pozza di sangue da un’impiegata appena tornata dalla pausa pranzo.

Saranno così proprio le indagini a far sì che Giulia impari a confrontarsi con la parte più oscura e rifiutata di sé, in quel contatto solidale con la nuova e diversa realtà umana che la circonda.

Giuseppina Torregrossa vive tra Roma e Palermo, ha tre figli e un cane. Il suo primo romanzo è L’assaggiatrice (2007), cui sono seguiti Il conto delle minne (2009), Manna e miele, ferro e fuoco (2011), Panza e prisenza (2013) e La miscela segreta di casa Olivares (2014). Per Rizzoli ha pubblicato Il figlio maschio (2015), disponibile in BUR.

Cristina Cassar Scalia “Il castagno dei cento cavalli”, presentazione di Salvina Pizzuoli

«La Boscaiola» era un tipo schivo, però non dava fastidio nessuno: una di quelle persone che non sembrano avere amici e nemmeno nemici. Eppure qualcuno l’ha uccisa. Poi ha infierito sul suo cadavere come se avesse un intento preciso. Un nuovo caso per Vanina Guarrasi (dal Catalogo Einaudi)

“In cima alla salita, recintato da una cancellata dipinta di verde, il Castagno dei cento cavalli si stagliava maestoso con i suoi tre tronchi e il cappello fitto di rami che in quel periodo erano particolarmente verdi. Il piú grande dei tre fusti, quasi un secolo prima, era stato in parte intaccato da un incendio doloso”.

Un cartello ne illustrava la storia

“Dai riconoscimenti di cui l’albero era stato insignito, alla leggenda da cui era derivato il nome: la storia della regina Giovanna che, arrivata dalla Spagna per visitare l’Etna con una vasta corte al seguito, aveva cercato riparo per sé e per i suoi accompagnatori sotto le fronde dell’albero che era riuscito a contenerli tutti”.

Il Castagno dei cento cavalli, riconosciuto dall’Unesco nel 2008  era un  «monumento messaggero di pace nel mondo», ma sotto le sue ampie fronde l’assassino aveva voluto seminare morte infierendo oltremodo sul cadavere. Un nuovo caso per Vanina, un caso complicato perché della vittima non si conosce il nome e quando le indagini risaliranno fortunosamente alla sua identità in effetti quest’ultima si rivelerà non effettiva. Un romanzo ancora una volta corale: tutta la squadra al completo collaborerà in modo indefesso alla soluzione: non manca nessuno all’appello nemmeno l’ormai ottantatreenne Patané, commissario in pensione, con i suoi vecchi metodi d’indagine sarà ancora una volta efficace e sempre in sintonia con le intuizioni di Vanina.

Non mancano i richiami e il continuo delle storie personali dei personaggi tutti, riallacciate agli avvenimenti pregressi che per chi ha letto tutti i romanzi sono conosciuti, ma servono al nuovo lettore per capire e condividere i nuovi sviluppi che ne fanno persone e non solo personaggi con problemi, difetti, umane debolezze. Non manca la cucina, i piatti, i dolci e le dolcezze cui Vanina non sa assolutamente rinunciare.

Una bella rimpatriata, sempre gradita e gradevole che dispiace concludere in attesa dei nuovi sviluppi che si dovranno attendere dei quali alcuni già chiari e i cui segni premonitori si ritrovano tra le righe di questo ultimo e avvincente giallo, che solo giallo non è, ambientato a Catania e a Palermo: amici ritrovati in una terra piena di sole e di mare, di bellezze, di tradizioni, di linguaggi, di efferati delitti, di antichi e nuovi problemi, ma anche di solide amicizie, amori, storie familiari, scelte, bizzarrie.

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Sabbia nera

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Guillaume Musso “Qualcun altro”, presentazione

Traduzione di Sergio Arecco

Costa Azzurra, primavera 2023. Al largo di Cannes, uno yacht è ancorato nelle acque calme di un’insenatura. A bordo riposa Oriana Di Pietro, editrice ed erede di una famosa famiglia milanese. Sotto il sole, in quell’angolo di paradiso, viene aggredita selvaggiamente da un uomo e muore dopo dieci giorni di coma. Suo marito Adrien, un pianista jazz di fama mondiale, è il primo sospettato […] Sul caso, indaga l’ispettrice Justine Taillandier, una poliziotta eccezionale che sta però attraversando un periodo difficile […]( da La nave di Teseo)

In questo suo ventunesimo romanzo l’autore francese decide per una protagonista italiana, Oriana Di Pietro, e lo ambienta nella sua Francia del Sud.

Si apre con l’omicidio, prosegue riportando gli articoli comparsi sulla stampa: il caso ha suscitato un vero scalpore. Prosegue con la riapertura del caso ben un anno dopo, in seguito ad una telefonata anonima, e affidato a Justine Taillandier che  è una ispettrice davvero eccezionale ma il suo acume e la sua lucidità sono raffreddate da una storia personale che l’angustia, la distoglie al punto da diventare quasi una stalker nel seguire le vicende dell’ex marito: una separazione dolorosa che, come riporta l’Autore in una recente intervista, la rende molto umana e la sua tragedia personale colpisce e coinvolge il lettore

“Fatica a superare il divorzio, l’abbandono. Diventa una specie di stalker, segue ogni mossa dell’ex marito attraverso i social, per lei è una droga. Credo che la sua sofferenza sia toccante, si finisce per immedesimarsi in lei e nel suo dolore»”(da La Lettura del Corriere della sera 16 giugno 2024)

cui segue la risposta interessante alla domanda relativa alla frase in esergo

“La frase in esergo è di Milan Kundera: «Poter vivere una vita sola è come non vivere affatto». Perché l’ha scelta?

“Perché i miei personaggi, come tutti noi, si affannano a fare quello che sembra più ragionevole, o più giusto, ma non c’è mai la controprova, non sapranno mai se la strada che hanno intrapreso sia davvero la migliore. Kundera dice che dovremmo potere vivere una seconda volta per mettere a frutto gli insegnamenti della prima. Invece le nostre vite personali sono dominate dal caso, per quanto cerchiamo di controllarle e indirizzarle”

risposta che proietta una luce ben precisa sul contenuto del romanzo la cui conclusione, sempre nell’ultima pagina, è davvero inattesa e sorprendente anche se Musso ha abituato i propri lettori a veri coup de théâtre

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La sconosciuta della Senna

Angélique

Eleonora Lombardo “Sea Paradise”, presentazione

Due donne si apprestano a salire sulla Sea Paradise, una nave da crociera capace di regalare un’esperienza unica e travolgente a migliaia di passeggeri.  Tutto luccica, abbaglia, seduce, nelle cabine curatissime, tra i ponti a picco sull’oceano, nei giardini sospesi sull’orizzonte. Ma dietro il sogno dorato e abbagliante c’è il buio: tutti sanno che prima o poi, in questo o nel viaggio successivo, l’oscurità arriverà.( Nadia Terranova,dal Catalogo Sellerio)

Una crociera, su una nave di lusso, dove tutto è concesso e possibile, unico limite le regole fissate nel protocollo sottoscritto dai viaggiatori, tutti appartenenti ad una precisa fascia di età, cui è consentito un massimo di 10 viaggi completamente gratuiti…

Tutto troppo perfetto o no?

Si apre subito nell’esergo indicandoci il tema con una poesia di Robin Morgan dedicata alla vecchiaia: “La nuova vecchia”, questo il titolo la cui prima terzina recita

“ La donna vecchia non è mai per intero colei che crede
perché è anche sempre tutte quelle che è stata –
sebbene mai davvero la donna che gli altri erano certi di conoscere.

Per concludersi

[…]blande superfici.
di pelle – tese un tempo a tamburo, che chiede colpi
per risuonare – libere finalmente di capire, ora,
ciò che il cervello sa da sempre: l’intelligenza cresce nelle rughe.

 In questo romanzo distopico ambientato in futuro non precisato ma perfetto anch’esso:  l’umanità è riuscita a combattere i suoi mali peggiori, come ad esempio l’emergenza climatica che tanto ci affligge, e dove un “bene comune” è un bene in cui credere; unico prezzo da pagare, quello delle Regole, durissime e una crociera forse senza ritorno. E così le due amiche di lunga data, diverse, ma unite, Amanda e Elvira, s’imbarcano perché non è possibile accettare altre strade fuori dal Protocollo se non difficili da percorrere.

“All’imbarco si occupa di noi un Impeccabile di nome Maurice, ha un sorriso seducente, illuminato come la sua uniforme.[…] è compiacente, ci fa sapere che alla reception, dentro la pancia brulicante di attività della Sea Paradise ci aspetta Thyco, il nostro impeccabile personale”

E più avanti è Thyco ad illustrare l’incredibile realtà sulla Sea Paradise che le aspetta “parla delle attività, dei massaggi con le pietre calde, dello yoga meditativo, “Non vi annoierete mai” continua a ripetere”…

E poi c’è subito Achille, così chiamato da Elvira per i suoi talloni scoperti dentro i sandali, come ha notato mentre sono in coda all’ingresso, che si manifesta sfacciato in accappatoio bianco e con una bottiglia di champagne e declama versi che Elvira riconosce subito senza citarne l’autore, ma riconoscibili anche per il lettore, sono di Johon keats, tratti da Ode su un’urna greca, una lirica romantica il cui tema lega arte, bellezza e verità, nel passato nel presente, senza tempo.

Ma non è l’unico viaggiatore che il lettore imparerà a riconoscere: personaggi protagonisti di questo viaggio particolare, tanti e ciascuno con le proprie peculiarità.

E la nave va…

Eleonora Lombardo è laureata in greco antico e ha conseguito il master in Teoria e tecnica della narrazione presso la Scuola Holden di Torino. Ha lavorato come autrice in Rai e per il teatro. Giornalista, scrive di cultura e tiene corsi di scrittura creativa. Ha pubblicato vari racconti e il romanzo La disobbedienza sentimentale (2019).

Giancarlo De Cataldo “Il bacio del calabrone”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Una morte sospetta proietta un’ombra sinistra su una prima all’Opera.

Giancarlo De Cataldo compone con maestria una trama affascinante, dal sapore classico e dal ritmo serrato. Un mistero che porta il Pm Manrico Spinori a conoscere, molto da vicino, l’ambiente dell’alta moda internazionale.(dal Catalogo Einaudi)

Un nuovo caso per il pm Manrico Spinori, il contino, protagonista dalle caratteristiche particolari che oltre alla sequela di nomi propri che precedono il suo nobile cognome, sequela che mi ha sempre ricordato Il Cavaliere inestistente di Calvino, è alto, naturalmente elegante, nobile e bello, ed è anche un melomane convinto che la soluzione di molti delitti possa trovarsi tra le note di un’Opera lirica o che comunque su quella strada, appena intuita l’opera chiave, sarà possibile rintracciarla

“Era convinto che non esistesse situazione umana, incluso il delitto, che non fosse stata affrontata da un melodramma. Dinanzi al delitto, dunque, si trattava di individuare l’opera di riferimento. Era ungioco, e non lo era: in alcuni casi scottanti il meccanismo opera[1]crimine aveva funzionato. Perché nell’opera si annidano i moti profondi dell’animo, e i delitti, tutti i delitti, da quello dipendono, in ultima analisi: da un’alterazione dei moti dell’anima”.

 In questo nuovo caso la vittima è il titolare di una nota maison la cui morte è avvenuta  nel laboratorio dei costumi del Teatro Costanzi di Roma per la prima della Traviata, come dall’incipit

“ La serata era cominciata male per Manrico Spinori. Su invito del sovrintendente Luci, aveva assistito alla prima di una nuova edizione della Traviata di Giuseppe Verdi. La regia scolastica di un lituano che andava incomprensibilmente per la maggiore e l’intollerabile sovrabbondanza di pizzi, trine e crinoline lo avevano messo di cattivo umore. Nemmeno il cast, di buon livello, era riuscito a compensare la pretenziosità dell’insieme. Eppure, i battimani non erano mancati. Mentre cercava con fatica di guadagnare l’uscita del Teatro Costanzi, Manrico si domandava se non stesse diventando uno di quei melomani inaciditi ai quali non va mai bene niente. Era a due passi dalla sospirata libertà di una fresca sera di aprile quando Luci, distaccandosi da un gruppetto di entusiasti dall’inequivocabile aspetto di gentiluomini nordeuropei, lo prese sottobraccio.
– Manrico! Ti unisci a noi per la cena, naturalmente.
Non ebbe cuore di sottrarsi. Durante il tragitto verso la meta, fu costretto a mentire spudoratamente: sí, lo spettacolo gli era piaciuto, la messa in scena era entusiasmante, le voci impareggiabili…
L’espressione perplessa del sovrintendente, però, la diceva lunga sul suo talento di attore. E cosí, scortato da una hostess in tailleur nero e dal sorriso raggelato, si ritrovò a un tavolo rotondo da dodici, nell’immenso salone del Laboratorio del Teatro dell’opera. Da qualche anno, in occasione di eventi particolari, il Laboratorio veniva usato per la cena di gala, riservata a una ristretta selezione di invitati”.

Una morte cui Manrico occasionalmente sarà spettatore. Ma non sarà l’unica: riguarderà l’avvocato addetto alle trattative di vendita della maison e un ex modello. Affiancato dalla sua squadra investigativa e dalla insostituibile ispettrice Deborah Cianchetti, il nostro giungerà al fine ad avere ragione dei casi grazie anche alla lirica che nella finzione contiene e nasconde la verità.

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