Juan Pablo Villarino Laura Lazzarino “Vie invisibili”, un libro di viaggio consigliato da Martina Castagnoli


Nella nostra epoca di ipercontrollo, ansia da prestazione e modelli di vincenti da imitare, “perdersi” è probabilmente uno dei peggiori incubi per molti di noi.
Lo è quantomeno se non si considera che non esiste perdita senza prima aver trovato qualcosa da perdere. Il “perdersi” è il nodo centrale di quello che mettono in atto di fare i due scrittori e protagonisti del libro “Vie invisibili” scritto a quattro mani, alternando i capitoli, da due ragazzi argentini, Laura e Juan.
Essi si perdono, scientemente e ostinatamente, per le vie invisibili del Sud America, dall’Antartide ai Caraibi, là dove non arrivano le guide turistiche, nel cuore dell’Amazzonia, nei villaggi degli indigeni Shuar, o per le vie Inca…
Nel loro avventuroso perdersi finiranno per ritrovarsi, per trovare tutte le vie invisibili fuori e dentro di sé.
Uno dei più intensi e ben scritti diari di viaggio degli ultimi anni, intelligente e per niente scontato, per coloro i quali, scoprendo luoghi e realtà mai sentite, abbiano voglia di scoprire qualcosa di sé; un vero toccasana per gli amanti dell’avventura e per chi ha il coraggio di uscire dalla propria “comfort zone”.

Lo trovate nella Libreria On the road

insieme agli altri libri consigliati da Martina Castagnoli:

Alberto Bile “Una Colombia. Canzone del viaggio profondo”

Patrick Leigh Fermor “Mani. Viaggi nel Peloponneso”

Mjlienko Jergovic “Radio Wilimowski”

Vito Paticchia “Via della lana e della seta”

Catherine Poulain “Il grande marinaio”

Candace Bushnell “Is There Still Sex in the City?” (English edition) recensione di Carole Hallac da La Stampa

 

Sex & over 50

Ora le luci di New York si accendono sugli amori delle donne mature

di Carole Hallac

carole hallac
new york
Sono passati oltre vent’anni dalla pubblicazione di Sex and the City, il libro bestseller diventato serie televisiva di culto sulla vita sentimentale delle donne single di New York. L’autrice, Candace Bushnell, che dava voce alla protagonista Carrie, ha nel frattempo scritto sette romanzi, sposato un ballerino classico da cui ha divorziato dopo dieci anni, per poi rifugiarsi in una vita tranquilla (e nubile) nella campagna del Connecticut.
Con l’avvicinarsi dei suoi sessant’anni, ha però sentito la mancanza del fermento della città. Al suo ritorno nella grande mela, dove tutto ebbe inizio, era inevitabile chiedersi: «Is There Still Sex in the City?». E questo è il titolo del suo nuovo libro, un racconto sulla vita sentimentale delle 
donne dell’élite di Manhattan, che, in questo caso, hanno superato la mezza età.

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Marian Engel “Orso” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno del 5 agosto

Oltre il perbenismo con “Orso”

di Flavia Piccinni

C’è un uomo che ha lasciato una strepitosa eredità. È un uomo misterioso, di cui si sa poco se non pochissimo, che ha avuto una vita a cavallo fra l’Europa e il Canada, dove ha scelto di finire la sua esistenza. Invece di donare tutto alla sua numerosa famiglia, come sarebbe lecito aspettarsi, quest’uomo regala tutto all’Istituto, un posto dove tutta la gente del posto porta le sue cianfrusaglie, «confidando nel fatto che lei non le avrebbe buttate: conservarle era il suo lavoro». Il riferimento è a Lou, dipendente solitaria e introversa, che viene incaricata dal direttore di seguire il lascito ed è così invitata a partire per l’isola del Grande Nord donata dal misterioso Colonnello Jocelyn Cary. Da questo nasce “Orso” – appena pubblicato da La Nuova Frontiera (pp. 126, EUR 14,50) – della canadese Marian Engel, nata nel 1933 e scomparsa nel 1985, unanimemente considerata come una delle scrittrici più rappresentative della letteratura del Novecento canadese. Lou sull’isola non troverà solo documenti da archiviare e una natura selvaggia, ma farà la conoscenza anche di un orso che vive vicino alla casa e con il quale intreccerà una relazione sconcertante, al limite della perversione. Nonostante i numerosi refusi che complicano la lettura, il libro – benedetto dalle parole di Margaret Atwood, che lo ha definito «un romanzo insolito e meraviglioso» – è considerato fin dalla sua pubblicazione nel 1975 una pietra miliare della letteratura canadese. È una piacevolissima lettura, che guida il lettore alla scoperta di luoghi insoliti e della ricerca di un sé profondo, oltre i limiti della perbenista coerenza cui siamo tutti quanti sovente obbligati. —

Francesco Ceraudo “Uomini come bestie. Il medico degli ultimi” recensione di Maurizio Tortorella da Panorama Libri

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Claudio Fava “IL giuramento” recensione di Maria Anna Patti da Robinson La Repubblica

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A.Ferrini S. Pizzuoli “O.D.E.S.S.A. Caccia in Argentina”

un thriller di successo

sequel di Odessa L’ora della fuga (ma si leggono bene anche separatamente)

una storia, quella di Odessa, del recente passato ma con ancora ombre e verità da scoprire


 

Vai alla presentazione del thriller storico con l’Antefatto

e anche

ODESSA L’ora della fuga 

Le pagine più visitate nel mese di luglio

 

Le pagine più visitate

Delia Owens “La ragazza della palude”
Giuseppe Conte “I senza cuore”
Gulia Corsalini “La lettrice di Čechov”
Il vincitore del Premio Strega 2019: Antonio Scurati
Madeleine St.John “Le signore in nero”
Ottavio Fatica “Vicino alla dimora del serpente”
Silvia Cassioli “Il figliolo della terrora”
Thomas Savage “La regina delle greggi”
Bas Kast “La verità, vi prego, sull’alimentazione”
Annette Hess “L’interprete”
Gaia de Beaumont “Vecchie noiose” 
Andrea Camilleri: I 10 libri più belli
Carlos Zanon “Carvalho – Problemi di identità”
Hans Tuzzi “Polvere d’agosto”
Oreste Verrini “Madri. Sulle Orme del pittore Pietro da Talada, lungo l’Appennino Tosco -Emiliano”

Michele Pantaleone “Il sasso in bocca” recensione di Attilio Bolzoni da La Repubblica Cultura

 


Torna “Il sasso in bocca” di Pantaleone il libro che svelò la mafia agli italiani

 

di Attilio Bolzoni

Un libro sta per festeggiare il suo cinquantesimo anno ma sembra scritto ieri l’altro. Perché dentro le sue pagine c’è un sapere che va molto in profondità, intelligenza e intuizioni già mezzo secolo fa avevano spazzato via luoghi comuni e banalità su mafia e mafiosi, è un documento che racconta come Cosa Nostra aveva appena conquistato la Sicilia e si stava preparando ad assaltare l’Italia. Un best seller degli anni Settanta tradotto in 28 lingue (c’è pure una versione russa in braille per non vedenti), in questi giorni è tornato in libreria con un vestito nuovo ma con la stessa forza di quando in tempi piuttosto lontani nessuno voleva parlare e scrivere della mafia (e così a volte è ancora oggi) per quello che è. Potere, potere puro.

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Hans Tuzzi “Polvere d’agosto” recensione di Salvina Pizzuoli

“Polvere d’agosto” è l’ultimo dei Melis, il commissario, ora fresco di nomina a primo dirigente, creato da Tuzzi; lo troviamo al lavoro in un torrido agosto di una Milano semideserta alla fine degli anni ‘80 visto che si era era offerto “ben volentieri di presidiare la Questura nei giorni più gettonati dai forzati delle vacanze”.

E come sempre Tuzzi non delude mai con i suoi ingredienti ben dosati e riconoscibilissimi di quello che si può ormai definire lo “stile tuzziano”: l’uso inconsueto di lingue e linguaggi, abbinati a persone personaggi e comparse a loro volta delineati con tratti lievi e veloci o con sfumature e pennellate più ampie; nomi e nomignoli, un mondo, un’umanità variegata, molteplicità godibilissima e varia di numerose tipologie sociali; ambienti, delineati con acume sapiente, testi di canzoni, conoscenze tra le più disparate emergono anche dalle citazioni mai banali e perfettamente contestualizzate e messe lì non per mero sfoggio di cultura.

È questo mix ben architettato che mi piace e mi cattura nei Melis? Non so, ma so per certo che non me ne perderei uno.

E ovviamente il poliziesco prende le mosse dal mistero di una morte millantata da un personaggio “conosciuto” e da un’altra, due morti, come nei gialli che si rispettino.

Si apre con un incontro inatteso in uno scenario in cui anche il clima non è del tutto estraneo alla situazione:

Pantaloni del completo color paglia stazzonati, camicia azzurra alonata dal sudore, colletto aperto e giacca buttata sulle spalle, il primo dirigente Norberto Melis fulminò il giovane agente, un pivello fresco di Scuola Allievi che balbettò confuso: «Eh, quando è arrivato qui, lei era fuori, e dopo…» «Sì, va bene» troncò brusco lui. «E dov’è, questo tipo? E come si chiama?» Il ragazzo in uniforme indicò la saletta d’attesa e balbettò «Bottazzi, Rattazzi…» Melis scosse le spalle infastidito, quel nome non gli diceva niente. Di sicuro, se non una grana, una salute senza soldi. Per un istante pensò se recuperare la cravatta dal taschino, decise che no, infilò con fastidio la giacca e spalancò la porta. «Piedini!» «Dottore!»

E si chiude ad ottobre con la soluzione con cui Norberto Melis arriverà a sciogliere l’enigma:

E così, i misteri alchemici, le dotte letture sapienziali e le lunghe ombre del passato, l’ateniese festa dell’altalena e i misteri delle confraternite cavalleresche, tutto questo mondo a un tempo irreale e seducente ma iperuranio come l’ippogrifo, non sublunare come i dèmoni mediatori di male, tutto questo mondo certamente astratto, ma che volava alto, forse ingenuo ma tale, nel suo esoterismo, da poter persino contemplare la morte, svaniva in nebbia come i sogni, travolto dalla realtà […]

E tra questi due momenti una ridda di personaggi, un percorso intricato e … un finale imprevisto!

S.P.

Romanzi dello stesso autore:

Hans Tuzzi, Il sesto Faraone, Bollati Boringhieri Milano 2016

Hans Tuzzi “Il Trio dell’Arciduca”

Hans Tuzzi, Al vento dell’Oceano, Bollati Boringhieri Milano 2017

Hans Tuzzi La belva nel Labirinto, Bollati Boringhieri 2017

Hans Tuzzi “La morte segue i magi”

Hans Tuzzi “La vita uccide in prosa”

Cordelia Fine “Testosterone Rex – Miti di scienza, sesso e società” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno 22 luglio

Uomini, donne e stereotipi: viaggio nelle disuguaglianze
di Flavia Piccinni
Che differenza c’è fra un maschio e una femmina? Esiste qualcosa di biologico a segnare la diversità dei sessi o si tratta esclusivamente di presupposti (e pregiudizi) culturali?Prova a rispondere a queste epiche domande – con un linguaggio brillante e coinvolgente, utilizzando esempi concreti e molto del suo vissuto personale – Cordelia Fine, canadese classe 1975, docente di storia e filosofia della scienza all’Università di Melbourne.Il suo saggio “Testosterone Rex – Miti di scienza, sesso e società” appena pubblicato in Italia da La Nave di Teseo (pp. 330, 20 euro) è così un viaggio nella contestazione dello stereotipo che ancora segna il dibattito sui generi, all’insegna della convinzione secondo cui l’uomo e la donna del ventunesimo secolo siano frutto esclusivo alle pressioni evolutive del passato. Passando con agilità dai ruoli consolidati del genere (sessuali e culturali), scandagliando gli ormoni sessuali e analizzando i cervelli maschili e femminili, il lettore viene guidato nell’eterno consolidamento delle disuguaglianze di cui le donne sono costantemente oggetto: il finale sarà tutt’altro che scontato. E soprattutto molto scientifico.Cordelia Fine – che ha studiato psicologia a Oxford e si è specializzata a Cambridge – è già stata autrice del pluripremiato “Maschi = Femmine. Contro i pregiudizi sulla differenza fra i sessi” e adesso compie un ulteriore passo in una questione trasversale, costruendo un libro che dovrebbe essere letto nelle scuole superiori (o, quantomeno, dagli insegnanti nostrani). Il New York Times Book Review, una delle più prestigiose riviste al mondo, ha definito questo libro come «geniale e divertente». E se avrete modo di leggere questo straordinario saggio – che ci fa rimpiangere il paludato livello italico nella scrittura e nelle ambizioni – non potrete che essere d’accordo.