Gigi Paoli “Il rumore della pioggia” recensione di Salvina Pizzuoli

Nel romanzo d’esordio del 2016, Gigi Paoli, nei panni del giornalista Carlo Alberto Marchi della cronaca giudiziaria del Nuovo di Firenze, racconta la redazione, la città e soprattutto il mondo che ruota e vive attorno al Palazzo di Giustizia, quello nato ex novo a Novoli,  che non piace a molti e dal protagonista ribattezzato Gotham per una certa somiglianza delle sue torri con i palazzi della città di Batman. Proprio nel Palazzo il cronista Carlo Alberto Marchi trascorre molto tempo della sua giornata alla ricerca di notizie e di casi, come quello trattato nelle pagine di Il rumore della pioggia: un delitto in via Maggio, la via degli antiquari, che seguirà con spirito di segugio.

E la vicenda scorre tra le pagine, lieve e ironica nel racconto di un toscano verace, tra gli impegni al giornale, non mancano scorci impietosi sulla nuova forma di giornalismo non dovuta solo agli addetti, e quello più oneroso di padre single. E vi si mescolano sapientemente gli ingredienti di un giallo che si tinge di nero, tra i misteri e per le strade della città “più bella del mondo”, riportando aneddoti e leggende legate alle sue antiche architetture, sotto un’incessante pioggia che solo a Firenze, a novembre, sa essere così ostinata e portatrice, come è avvenuto nel tempo, di veri disastri ad opera del suo fiume.

GigiPaoli (notizie biografiche  tratte dal sito Giunti Editore )

Gigi Paoli – (Firenze, 1971), giornalista, è stato dal 2001 e per 15 anni il responsabile della cronaca giudiziaria della redazione di Firenze del quotidiano La Nazione. Dal marzo 2016 è caposervizio della redazione di Empoli. Vive a Prato assieme alla figlia teenager, una gatta nera e tanti libri.

S.P.

Le pagine più visitate di tuttatoscanalibri nel mese di gennaio

 

Pina Bertoli “Infondate ragioni per credere all’amore”
Primo Levi “Se questo è un uomo”
I libri che verranno: Sono delle donne le pagine più attese, articolo
Ferdinando Paolieri “Il rimedio pei topi” da Novelle toscane 1913
Scrittori toscani? Sì, grazie…
Albert Camus “Il primo uomo”
Gulia Corsalini “La lettrice di Čechov” recensione
Alessandro Pagani “Breve racconto onirico” da “Io mi libro”
Autori toscani? Sì, grazie…
Giuseppe Conte “I senza cuore”
Concita De Gregorio “In tempo di guerra”
Salvina Pizzuoli “Il tempo smarrito. Memorie di un’ottuagenaria”

Scrittori toscani di oggi: Oreste Verrini “Madri.Sulle orme del pittore Pietro da Talada lungo l’Appennino Tosco-Emiliano”

Oreste Verrini “Madri. Sulle orme del pittore Pietro da Talada lungo l’Appennino Tosco-Emiliano”.

Lunigianese, è docente universitario della Facoltà degli Studi di Pisa, vive nei luoghi che da anni ama narrare e valorizzare in storie di viaggio. In “Madri” racconta un percorso in solitaria attraversando borghi sperduti, Barsigliana, Busana, Talada, alla ricerca delle Madonne di un pittore quattrocentesco, le Madri appunto. Un viaggio vero che attraversa luoghi reali e dove non mancano gli incontri, a volte particolari e “strani”,  risultato anche dell’effetto straniamento che il camminare da soli crea, che sanno comunque catturare e alla fine lasciare sereni perché il camminare o il viaggio a piedi è una terapia che sa trasferirsi dal corpo all’anima.

Qui il link alla recensione  di Salvina Pizzuoli su tuttatoscanalibri.com

e qui il link al Sito dell’autore, Zonzolando,  dove potrete leggere altri racconti di viaggio a piedi

Scrittori toscani? Sì, ancora… Renato Fucini “Il ciuco di Melesecche”

Gentili lettori, continuiamo la nostra rassegna letteraria sugli autori toscani di ieri e di oggi o che scrivono o hanno ambientato le loro opere in Toscana, con la novella di Renato Fucini

“Il ciuco di Melesecche”

che si aggiunge a

“Il rimedio pei topi” e   “Il Dodolo”  dalle “Novelle toscane” di Ferdinando Paolieri

e, per gli autori toscani contemporanei, al racconto di Alessandro Pagani “Breve racconto onirico”

 

E ancora…

sabato 1 febbraio un nuovo autore contemporaneo:

Oreste Verrini con uno stralcio da “Madri”

 

 

 

Non mancate e buona lettura a tutti !

Chris Ferrie “Fisica quantistica”. Baby scienziati. Ediz. a colori, articolo di Ilaria Amato da D La Repubblica

Storia del padre che insegna la fisica quantistica ai suoi bambini. E anche ai tuoi

Ha 38 anni, 4 figli e un contratto da ricercatore di fisica quantistica all’Università di Sidney. A rendere famoso Chris Ferrie è stata però l’ambizione di spiegare con termini semplici nozioni astruse ai piccolissimi con i libri Baby Scienziati, adottati anche da Zuckerberg per le sue figlie. Ecco i segreti di un padre divulgatore per crescere bambini amanti delle STEM (ndr.: La sigla STEM identifica quattro campi di apprendimento: scienze, tecnologia, ingegneria e matematica).

Donato Carrisi “La casa delle voci” di Lara Crinò da La Repubblica Cultura 19 gennaio

Appennini da incubo il thriller è senza sangue
Una bambina in un casolare di campagna, sola con i suoi genitori. Intorno, un Appenino quasi disabitato dove è facile perdere la cognizione del tempo e vivere come si viveva cent’anni fa. Ma non c’è niente di idilliaco né di pastorale nella scena — molto cinematografica — con cui Donato Carrisi dà inizio al suo ultimo romanzo, La casa delle voci, ai primi posti delle classifiche di vendita fin dall’uscita in libreria, avvenuta nella stagione d’oro editoriale che precede le vacanze natalizie. Perché già nelle prime pagine intuiamo che questa bimba, che i genitori hanno educato a diffidare di ogni estraneo, a inventare periodicamente un nuovo nome che nasconda quello vero fino a cancellarlo, a vivere in un’inquietante autarchia contadina, è destinata non alla felicità ma alla tragedia e forse a una sinistra preveggenza.
La ritroviamo infatti adulta, con l’identità (fittizia o reale?) di Hanna Hall, nello studio fiorentino dello psicologo infantile Pietro Gerber, specializzato nell’uso dell’ipnosi sui più piccoli, dopo che una collega l’ha convinto ad accettare il caso di questa trentenne nevrotica, affascinante e turbata, tornata dall’altra parte del mondo per ritrovare se stessa bambina, l’origine dei suoi traumi e quindi il luogo in cui l’utopia campestre si è trasformata in incubo.(Da Lara Crinò La Repubblica Cultura)

Pina Bertoli “Infondate ragioni per credere all’amore” recensione di Salvina Pizzuoli

 

Non è stato semplice essere tua figlia: non lo è stato da piccola, né da grande; non perché tu non fossi un buon padre, non saprei neanche come definire “un buon padre”. Eri mio padre e basta; non ti ho scelto, mi sei capitato.

La citazione che mi piace riportare in apertura mette in luce un concetto difficile da accettare: i padri non si scelgono, ma anche quanto sia oneroso questo mestiere, di padri da una parte e di figli dall’altra, come si precisa qualche riga più avanti

Spesso mi sono accanita nel volere giudicare i comportamenti degli adulti con cui sono cresciuta: ora ho capito che giudicare serve a ben poco, meglio provare a capire.

Una trama circolare caratterizza il romanzo che si conclude rileggendo le primissime pagine, dove il cerchio si può chiudere, quando diventano allora chiare al lettore anche le asserzioni citate e nelle quali si enuclea una delle possibili chiavi di lettura di questo racconto sfaccettato e composito, il cui tessuto narrativo, con personaggi ben calibrati, prende e cattura perché procede con maestria, anche quando sa far immaginare e in qualche modo temere l’eventuale prosièguo  delle vicende.

La storia è ambientata in anni ben precisati e inserita in un contesto geografico-storico che fa da sfondo e nel contempo ne è protagonista per la sua implicita connotazione socio-ambientale.

Ci muoviamo tra Lucca e il mare, quella Viareggio della metà degli anni ‘50 che la videro protagonista tra i principali centri di villeggiatura del secondo dopoguerra e poi del boom economico.

Il lettore scorre le vicende, a più voci narranti, dell’esistenza di Francesco, giovane studente fragile e indolente, a partire dal 1955 fino al 1998, che s’intrecciano con quelle della sua famiglia e di altre di agiati borghesi e con quella di Maria, figlia del contado, abituata al duro lavoro dei campi e di fabbrica.

Una famiglia, quella di Francesco, che con le sue convinte e perseguite convenzioni e convinzioni del proprio peso e ruolo sociale, saprà minare il tessuto famigliare e le scelte dei suoi componenti, vittime tutti, convinti e ribelli.

È in questo contesto che s’inserisce l’amore del protagonista per due donne, importanti ciascuna a suo modo, alle quali Francesco sa aggrapparsi in tempi diversi, giustificando spesso a se stesso con alibi e accuse le scelte che ha o non ha saputo operare nella propria esistenza. Un romanzo che lascia al lettore più interpretazioni e possibili risposte, a cominciare dal protagonista: un inetto e un superficiale o una vittima di circostanze imprevedibili e ingestibili? Un incapace o un ribelle? Un egoista o un innamorato che non sa rinunciare ancora una volta all’amore?

Scrittori toscani di oggi: Alessandro Pagani “Breve racconto onirico” da “Io mi libro”

Gentili lettori, iniziamo la lettura delle pagine degli scrittori toscani di oggi con quelle di Alessandro Pagani tratte da “Io mi libro” pubblicato nel 2018.

 Breve racconto onirico 

dedicato al sogno, chiude la raccolta di freddure del volume.

Buona lettura a tutti!

Scrittori toscani? Sì, ancora… Paolieri con “Il Dodolo”

Gentili lettori, continuiamo la nostra rassegna letteraria sugli autori toscani di ieri e di oggi o che scrivono o hanno ambientato le loro opere in Toscana, con un’altra novella di Ferdinando Paolieri, fiorentino,  tratta da Novelle toscane pubblicato a Torino nel 1913. Pittore e poeta fu a lungo giornalista de La Nazione.

Dopo “Il rimedio pei topi” ,   “Il Dodolo” :

se la prima ritrae la figura del barrocciaio, la seconda quella del cenciaiolo, un altro personaggio caratteristico della campagna toscana tra Ottocento e Novecento.

Domani sabato 25 gennaio

arricchiremo le nostre letture con il racconto di un autore contemporaneo: Alessandro Pagani.

Non mancate e buona lettura a tutti !

Valeria Rossi “I segreti per avere un cucciolo educato” recensione di Flavia Piccini da Il Tirreno 20 gennaio

Diventare grandi amici del proprio cucciolo
di Flavia Piccinni
Esiste un adorabile libro di Charles M. Schultz che si intitola “La felicità è un cucciolo caldo”. In copertina c’è Lucy che abbraccia Snoopy. Ed è a questo meraviglioso libretto – ancora disponibile nell’edizione del 2002 di Dalai Editore – che penso iniziando l’utilissimo libro di Valeria Rossi “I segreti per avere un cucciolo educato” (Paco Editore, pp. 160). Rossi – savonese classe 1953, prematuramente scomparsa nel 2016 – è considerata nella cinofilia italiana come una delle più appassionate e competenti istruttrici; ha alle spalle 25 anni di allevamento e di addestramento, ha firmato oltre cento libri cinofili, curato la serie televisiva “I fedeli amici dell’uomo” e condotto il programma TV “Ti presento il cane”, che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è una rivista online. I suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia ed è in questo testo dedicato ai cuccioli emerge tutto l’amore per la creazione di un rapporto di amicizia con l’amico a quattro zampe, che deve essere alimentato da passione, voglia di stare insieme, comprensione e gentilezza. “Siccome il cucciolo non parla la nostra lingua (almeno per ora, poi in parte la imparerà) dobbiamo parlare la sua”. E Rossi insegna – passando da capitoli pratici, e dando consigli utili che trascendono spesso il rapporto con l’animale – come educare e stare insieme al proprio amico a quattro zampe, uscendo dal rapporto antropocentrico che spesso ha guidato il legame uomo/cane. Il ricavato dell’acquisto è devoluto al Fondo Amici di Paco, associazione nazionale senza fini di lucro nata per promuovere e sostenere attività a tutela degli animali e prevenire il randagismo. Motivazione in più per leggere. —