Pina Bertoli “Infondate ragioni per credere all’amore” recensione di Salvina Pizzuoli

 

Non è stato semplice essere tua figlia: non lo è stato da piccola, né da grande; non perché tu non fossi un buon padre, non saprei neanche come definire “un buon padre”. Eri mio padre e basta; non ti ho scelto, mi sei capitato.

La citazione che mi piace riportare in apertura mette in luce un concetto difficile da accettare: i padri non si scelgono, ma anche quanto sia oneroso questo mestiere, di padri da una parte e di figli dall’altra, come si precisa qualche riga più avanti

Spesso mi sono accanita nel volere giudicare i comportamenti degli adulti con cui sono cresciuta: ora ho capito che giudicare serve a ben poco, meglio provare a capire.

Una trama circolare caratterizza il romanzo che si conclude rileggendo le primissime pagine, dove il cerchio si può chiudere, quando diventano allora chiare al lettore anche le asserzioni citate e nelle quali si enuclea una delle possibili chiavi di lettura di questo racconto sfaccettato e composito, il cui tessuto narrativo, con personaggi ben calibrati, prende e cattura perché procede con maestria, anche quando sa far immaginare e in qualche modo temere l’eventuale prosièguo  delle vicende.

La storia è ambientata in anni ben precisati e inserita in un contesto geografico-storico che fa da sfondo e nel contempo ne è protagonista per la sua implicita connotazione socio-ambientale.

Ci muoviamo tra Lucca e il mare, quella Viareggio della metà degli anni ‘50 che la videro protagonista tra i principali centri di villeggiatura del secondo dopoguerra e poi del boom economico.

Il lettore scorre le vicende, a più voci narranti, dell’esistenza di Francesco, giovane studente fragile e indolente, a partire dal 1955 fino al 1998, che s’intrecciano con quelle della sua famiglia e di altre di agiati borghesi e con quella di Maria, figlia del contado, abituata al duro lavoro dei campi e di fabbrica.

Una famiglia, quella di Francesco, che con le sue convinte e perseguite convenzioni e convinzioni del proprio peso e ruolo sociale, saprà minare il tessuto famigliare e le scelte dei suoi componenti, vittime tutti, convinti e ribelli.

È in questo contesto che s’inserisce l’amore del protagonista per due donne, importanti ciascuna a suo modo, alle quali Francesco sa aggrapparsi in tempi diversi, giustificando spesso a se stesso con alibi e accuse le scelte che ha o non ha saputo operare nella propria esistenza. Un romanzo che lascia al lettore più interpretazioni e possibili risposte, a cominciare dal protagonista: un inetto e un superficiale o una vittima di circostanze imprevedibili e ingestibili? Un incapace o un ribelle? Un egoista o un innamorato che non sa rinunciare ancora una volta all’amore?

4 pensieri riguardo “Pina Bertoli “Infondate ragioni per credere all’amore” recensione di Salvina Pizzuoli

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