Ilaria Tuti “Figlia della cenere”, presentazione

Teresa Battaglia in questo terzo romanzo affronta un salto nel tempo, un passato richiamato alla memoria da un nuovo delitto: Giacomo Mainardi il serial killer che ben ventisette anni prima lei aveva fatto arrestare è evaso per commetterne uno nuovo e ora, costituitosi e tornato in prigione, chiede di parlare con lei, solo con lei. Un nuovo omicidio e un vecchio assassinio sono i punti di partenza di un nuovo percorso del commissario Battaglia, fatto di dettagli ancora non svelati di un passato lontano quando aveva solo trent’anni. Il Prologo si apre con il titolo “27 anni fa. Alla fine di tutto”:

Aveva poco più di trent’anni e si sentiva polvere […] Chiunque avrebbe potuto soffiare su di lei e spazzarla via. Un uomo che aveva amato aveva gettato le sue ossa su un altare nero. Teresa le sentiva ruotare, mosse dal soffio della vita, come a tentare di ricomporre uno scheletro su cui poter posare un nuovo principio. Scricchiolavano con la voce delle paure che la svegliavano in piena notte, Strepito d’ossa spezzate. Le sue.

Per concludersi con le parole rivelatrici di chi le cura le ferite del corpo:

“Eri polvere, ma la sofferenza è divenuta fuoco” […] Ti ha resa incandescente. E dalla cenere della tua vita precedente sei rinata. Questo è il destino dei comandanti, commissario Battaglia”.

Ora, in un nuovo momento drammatico della sua vita in cui è vicina a lasciare il suo lavoro per la malattia che mina la sua facoltà investigatrice, un vecchio caso torna a riaprire i ricordi e con essi quelle ferite che non riescono a rimarginarsi. E non solo, al centro del romanzo c’è Aquileia con la sua storia millenaria.

Da Libri Longanesi

«La mia è una storia antica, scritta nelle ossa. Sono antiche le ceneri di cui sono figlia, ceneri da cui, troppe volte, sono rinata. E a tratti è un sollievo sapere che prima o poi la mia mente mi tradirà, che i ricordi sembreranno illusioni, racconti appartenenti a qualcun altro e non a me.
È quasi un sollievo sapere che è giunto il momento di darmi una risposta, e darla soprattutto a chi ne ha più bisogno. Perché i miei giorni da commissario stanno per terminare.
Eppure, nessun sollievo mi è concesso.
Oggi il presente torna a scivolare verso il passato, come un piano inclinato che mi costringe a rotolare dentro un buco nero.
Oggi capirò di dovere a me stessa, alla mia squadra, un ultimo atto, un ultimo scontro con la ferocia della verità.
Perché oggi ascolterò un assassino, e l’assassino parlerà di me.»

Della stessa autrice:

Ninfa dormiente

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