Simonetta Agnello Hornby “Punto pieno” presentazione

Terzo romanzo della saga della Famiglia Sorci, blasonati palermitani, come in Caffè amaro e Piano nobile. In questo terzo volume la storia ha inizio nel 1955 con la morte improvvisa del barone Andrea Sorci e si concluderà con il delitto Falcone nel 1992,

Molti i personaggi che si muovono sullo sfondo della nuova pagina di storia nata dal secondo conflitto mondiale che vede sorgere speranze ma anche la mafia riprendere il posto occupato e molto più potente di prima tra collusione, privilegi corruzione politica, prepotenze e imbrogli: Vallo, il figlio illegittimo del barone, e le sue connivenze e le sue scelte d’amore, Rico il nipote del barone Andrea e la moglie di lui Rita Sala, le tre zie, le tre sagge, alle quali si lega il titolo del romanzo stesso, hanno infatti dato vita, nella sagrestia della chiesa dei Santi Scalzi, al Circolo del Punto Pieno nome di un preciso tipo di ricamo e ricamano dai corredini, alle tovaglie, e lenzuola e asciugamani, riunendo varie donne, di diversa estrazione sociale, che cucendo chiacchierano, si confrontano, incorrendo nell’ostilità di chi vede un “pericolo” in queste riunioni al femminile:

“Dalla nobildonna alla monaca di casa, alla prostituta, in quel “tripudio febbrile delle dita” si dà forma a una sorta di adunanza femminile dove si discute, si commenta, ci si consola, si offre una speranza di cambiamento e si rammendano traumi sociali e famigliari. È una nuova sorellanza basata su una “separazione dal mondo fuori che solo le donne, quando sono insieme, riescono a creare e a difendere”.( da Feltrinelli Editore)

E la saga continua…

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Simonetta Agnello Hornby e Maria Rosario Lazzati “La cucina del buon gusto”

Simonetta Agnello Hornby “Piano nobile” presentazione

Due presentazioni in breve: Donna Freitas “Le nove vite di Rose Napolitano” e Jodi Picoult “Il libro delle due vie”

Due romanzi che hanno in comune una medesima impostazione narrativa, anche se sviluppo diverso: quella del cosa sarebbe accaduto se … Si tratta di Donna Freitas e Jodi Picoult, due autrici americane, la prima con Le nove vite di Rose Napolitano e la seconda con Il libro delle due vie.

Entrambi in prima persona si differenziano nel proseguo ma entrambi hanno come protagoniste due figure femminili di fronte ad una scelta importante:

nel primo nove continuazioni e altrettanti finali diversi per la protagonista , originati tutti dal medesimo litigio nato il 15 agosto 2006 tra Luke, il marito fotografo, e Rose la moglie, sociologa che non desidera, come aveva ampiamente manifestato, avere figli per seguire la propria carriera mentre Luke, che prima aveva accolto la sua scelta, ha mutato parere. E così è Rose che cercherà soluzioni, nove scelte, per risolvere il pesante dissidio, nove modi diversi di vivere la propria vita, nove realtà alternative.

[…]“nove affascinanti ipotesi di donna. Tutte possibili, ognuna il frutto di una scelta da cui non si può più tornare indietro. Romanzo commovente e provocatorio sulle tante facce dell’amore, Le nove vite di Rose Napolitano è anche un atto di coraggio che esplora, con onestà disarmante, i misteri della maternità, del tradimento e della rinascita. È un viaggio intelligente e pieno di emozione alla scoperta di cosa significhi aprirsi, con rabbia o con fiducia, al cambiamento”. (da Rizzoli libri)

Il Libro delle Due Vie di Jodi Picoult si apre con un incidente aereo, nel quale è coinvolta proprio la protagonista, Dawn. Sopravvissuta all’atterraggio di emergenza si trova davanti due possibilità: riprendere la sua vita di Boston, con il marito Brian e la figlia Meret oppure volare a Il Cairo. È qui che ha studiato, conosciuto Wyatt, dove ha sognato di affermarsi come egittologa e completare la sua ricerca sul Libro delle due vie, il tutto rimasto interrotto dalla malattia della madre e dalla scelta di tornare. Nel romanzo non solo realtà alternative da esplorare, non due vite, ma una sola, una precedente e l’altra successiva, in un inatteso coup de théâtre per sottolineare quanto siano proprio le scelte a segnare l’unica vita che abbiamo.


[…]“Delineando una storia avvolgente in cui si respira il fascino misterioso dell’Egitto mentre ci si lascia catturare da una sottile esplorazione della psicologia femminile, Jodi Picoult torna in grande stile: Il Libro delle Due Vie è un commovente romanzo sull’amore e sulla morte, ma soprattutto sulle scelte che cambiano per sempre le nostre vite”.(da Fazi Editore)

Costanza DiQuattro “Giuditta e il monsù” presentazione

Nell’ultimo romanzo della DiQuattro ancora la Sicilia protagonista e il mondo aristocratico di Ibla tra Ottocento e Novecento. Si apre nel 1884 e si chiude con l’inizio della Prima Guerra Mondiale. Ancora una famiglia illustre e il contorno di quella carovana di personaggi minori che la costellano. Un mondo, come afferma l’autrice in una recente intervista, di personaggi che ruota attorno ai protagonisti che riesce proprio per questo motivo a dare “la reale dimensione di dove ci troviamo, delle abitudini del luogo, del periodo storico” un po’ alla Verga che nei Malavoglia ricostruisce un universo umano variegato dando uno spessore corale al suo romanzo, ribadisce la DiQuattro.

Prende spunto da una storia raccontata e poi ovviamente romanzata dall’autrice ma partendo da quanto sentito: un amore difficile e sfortunato tra una giovane nobile, Giuditta, e il monsù della famiglia, Fortunato.

Ma chi è il monsù? È il “signore” della cucina, lo chef si direbbe oggi, un rappresentante della schiera dei cuochi arrivati in Sicilia dalla Francia durante il regno borbonico quando si diffuse la consuetudine di avere, nelle famiglie blasonate, cuochi francesi ( per saperne di più ) il termine deriverebbe dal monsieur francese, sicilianizzato.

A proposito della lingua anche in questo romanzo compaiono molti termini del siciliano della zona che, come tutti i dialetti ha le sue caratteristiche e le sue terminologie.

“Ibla, 1884. A Palazzo Chiaramonte, una notte di maggio porta con sé due nascite anziché una soltanto. Fortunato, abbandonato davanti al portone, e Giuditta, l’ultima fimmina di quattro sorelle. Figlia del marchese Romualdo, tutto silenzi, assenze e donne che non si contano più, e di sua moglie Ottavia,

Dopo Donnafugata, Costanza DiQuattro invita a sfogliare un nuovo album di famiglia, fatto di segreti inconfessabili, redenzioni agrodolci, e tanta, infinita dolcezza”.( da Libri Baldini e Costoli)

e anche

Brevi note biografiche

DiQuattro Costanza

Costanza DiQuattro (Ragusa, 1986), laureata in Lettere moderne all’Università di Catania, dal 2008 si occupa attivamente del Teatro Donnafugata, teatro di famiglia restituito alla fruizione del pubblico dopo sei anni di restauri, e nel 2010 ne assume la Direzione artistica con la sorella Vicky, dando inizio a importanti collaborazioni artistiche con prestigiosi teatri nazionali e compagnie teatrali di fama. Parallelamente alle stagioni di prosa, di musica classica e di teatro per bambini, coadiuvata da uno staff tutto al femminile, si apre alla organizzazione di festival e
mostre. Ha collaborato con «Il Foglio» e poi con alcune testate online siciliane. Il suo campo di scrittura spazia dalla critica sociale al costume, dal mondo della cultura a quello più strettamente legato al teatro. da Baldini e Costoli Autori)

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

“Donnafugata”

“La mia casa di Montalbano”

Un racconto per il fine settimana

BIP-BIP una storia vecchia

Potremmo iniziare con “Tanto tempo fa”, per quanto è vecchia questa storia, ma non importa il periodo in cui si è svolta, se non è più attuale intendo dire, la voglio raccontare lo stesso, perché a me è piaciuta. Non è necessario ambientarla, né collocarla precisamente in un arco temporale, potremmo dire che è avvenuta in una città senza nome e in un lasso di tempo imprecisato.

BIP-BIP era il nomignolo con il quale era stato simpaticamente battezzato il nuovo cervello elettronico installato negli uffici della grande fabbrica.

Tutti avevano aspettato con ansia il suo arrivo e la sua sistemazione nei vecchi locali, non solo perché aveva portato un po’ di trambusto nel tran-tran quotidiano, ma la presenza del cervellone dava anche lustro e prometteva di snellire il lavoro.

Con grande ammirazione e deferenza avevano seguito le operazioni dei tecnici che con il loro camice bianco incutevano reverenziale timore, quasi come il medico al paziente che attende una diagnosi assolutoria.

Quel camice era simbolo di scienza, perfezione, ma anche di prodigio; spesso avviene infatti che tutto ciò che è eccezionale, nel senso che non si verifica tutti i giorni, ci sembri figlio di un portento.

Quando le operazioni furono terminate, BIP-BIP entrò in funzione: con regolarità, precisione instancabile, per giorni e giorni furono collocati nella sua memoria infallibile dati, termini, calcoli, operazioni. Imperturbabile, sembrava non dar segno né di stanchezza, né di saturazione, né di soddisfazione; l’unico tangibile segno della sua presenza e attività era contrassegnata da quel ronzio, costante, strascicato e monotono che gli aveva meritato il nomignolo.

L’impiegato che per mesi aveva seguito i corsi di formazione e specializzazione all’uso del calcolatore si chiamava Biagio Arrigoni.

Il signor Arrigoni era un ometto piccolo di statura, con una pancetta arrogante che si imponeva, sprezzante di ogni minimo senso dell’opportunità, tra bottone e bottone della camicia non disdegnando di straripare anche attraverso altri spazi.

Ma era il suo viso paffuto e quell’aria arguta, che traspariva dietro le spesse lenti degli occhiali, a conferirgli un aspetto giovanile e scanzonato nonostante l’età non più giovanissima.

Solo, senza famiglia e senza impegni si era dedicato anima e corpo allo studio dell’informatica che era divenuta amore e disperazione a un tempo.

L’incontro tra i due segnò per Biagio un vero e profondo cambiamento: poteva riversare tutta la sua dedizione e conoscenza su quel gioiello di perfezione informatizzata rappresentato da BIP-BIP.

Non gli sembrò quindi strano scoprire, con il passare del tempo, di nutrire sentimenti nei confronti di quella che a molti, dall’esterno, poteva apparire solo una macchina.

Gli parlava, si complimentava, restava interdetto dalla velocità di esecuzione o dalla risposta o dai rifiuti a proseguire o eseguire il comando se questo fosse stato registrato come errato. Lo colpiva soprattutto che non vi fossero mai inesattezze, ma solo risposte razionali alla mancanza di dati o di comandi inadeguati a concludere o proseguire le operazioni richieste.

Si era spesso divertito a prenderlo in castagna, come spesso rammentava a se stesso ripercorrendo le operazioni della giornata; macché, BIP-BIP non aveva mai un’esitazione, un cedimento.

Questo sodalizio stava però per concludersi tragicamente.

Un giorno Biagio scoprì una risposta erronea, di un errore banale e macroscopico; sembrava tirata a caso, come fanno spesso gli alunni sorpresi impreparati e sprovvisti del coraggio di ammetterlo.

Provò e riprovò, ma le risposte erano sempre diverse e via via più stravaganti.

Ricontrollò allora il programma, ripercorse tutte le operazioni di apertura e avvio, cercò nelle proprie fasi di svolgimento le eventuali sviste; nulla.

Fu a quel punto che avvilito e sempre più turbato cominciò a chiedersi se per caso non fosse stato contagiato da qualche malattia dei calcolatori.

Come una madre amorosa cominciò allora ad ascoltarlo, osservarlo, accudirlo e sostenerlo circondandolo di cure sollecite ed eccessive, quasi a sfogare l’inquietudine che si stava impossessando di tutto il suo essere.

Glielo avrebbero portato via? Lo avrebbero sostituito con uno funzionante? Era ancora in garanzia; che fare?

Mentire, tacere.

Quando però le pratiche cominciarono a restare inevase e il lavoro cominciò ad accumularsi troppo, fu per necessità costretto a denunciare il cattivo funzionamento del computer.

Il processo di revisione fu subito approntato e un tecnico della ditta costruttrice venne espressamente e sollecitamente a visionare tutti gli apparati: BIP-BIP venne letteralmente spogliato, sezionato e quindi ricomposto.

Il signor Biagio Arrigoni non si era allontanato mai e aveva seguito con trepidazione tutte le fasi di revisione e atteso con angoscia la diagnosi.

-Caro il mio signor Arrigoni – furono le testuali parole del tecnico al termine delle accurate indagini- la macchina funziona perfettamente!

Sollievo, grande sollievo, seguito subito dopo da una terribile ansia: e allora gli errori a cosa potevano essere attribuiti?

Il suo dilemma inespresso trovò risposta pochi giorni dopo: Biagio Arrigoni venne sostituito da un operatore mandato espressamente dalla Ditta per accertare il buon funzionamento della macchina, in attesa di un nuovo impiegato addetto.

Era accaduto ciò che da Biagio non era stato affatto previsto; la notizia lo scosse a tal punto che se ne ammalò e fu costretto a casa.

Durante i primi due giorni la sua assenza non fu molto notata anche perché BIP-BIP aveva ripreso a funzionare egregiamente, smaltendo l’accumulo precedente.

Fu al terzo giorno che accadde qualcosa di inaspettato.

I segnali di stranezze iniziarono con acuti stridii, seguiti da schermate intere di Error in tutti i caratteri in dotazione, procedendo quindi con la stampa di pagine e pagine, il tutto in modo automatico e imprevisto.

Furono gli stessi tecnici a scusarsi con Biagio Arrigoni chiamandolo a casa e comunicandogli che la macchina sarebbe stata sostituita al più presto. Biagio fu cortese e premuroso e chiese ragguagli precisissimi sui tempi della sostituzione; un chiaro progetto si era fatto strada nella sua mente.

Con il cuore in tumulto e il cervello in fermento, lucidissimo, elaborò un piano degno di un professionista.

Fu così che quella sera Biagio armato di guanti e di una grande borsa si introdusse con fare disinvolto nella stanza dove BIP-BIP era già pronto e inscatolato per la sostituzione.

Nessuno aveva fatto domande; non era anomalo che gli impiegati facessero gli straordinari.

Più difficoltoso fu trasportare i vari pezzi che componevano il computer, ma i viaggi erano stati ben concertati: la luce accesa in ufficio, viveri vari sul tavolo, luce accesa nei bagni, auto parcheggiata in posizione strategica e ben mimetizzata.

Anche nella sua nuova camera in pensione era tutto pronto.

Il salvataggio di Bip-Bip era avvenuto senza problemi ed era stata evitata una possibile rottamazione. Al progetto Biagio aveva dedicato tutto se stesso, incurante dei rischi e delle conseguenze. Non si era soffermato neppure a domandarsi se valesse la pena di buttare via tanti anni di lavoro e di carriera ineccepibile; lo aveva fatto e basta, spinto da una forza che non credeva di possedere.

Ancora oggi Biagio e BIP-BIP sono insieme, vivono nella casa in campagna che fu dei genitori di lui. Biagio gli racconta il variare dei paesaggi che mutevoli si susseguono davanti alla sua finestra nel mutare delle stagioni: i cipressi maschi svettanti e sottili e le femmine più paciose e piene che punteggiano ondeggianti i crinali dei colli e si stagliano nello sfondo a occuparlo tutto, le terre arate, nere di pioggia o grigie e polverose sotto i cieli d’estate, gli steli del grano verdeggianti e le gialle spighe pesanti, il volo pigro di uccelli e le fughe di stormi nei cieli neri d’autunno.

BIP-BIP continua con le sue stranezze; non c’è un grosso nesso tra le parole e i pensieri dell’uno e le stampe e le videate dell’altro, ma nessuno dei due se ne lagna.(da Corti e… fantastici di Salvina Pizzuoli)

Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di settembre 2021

Alessia Gazzola e la nuova trilogia con Costanza macallè

Juan Gómez-Jurado “Regina Rossa” 

Jorge Luis Borges “L’Aleph”

Fabio Federici “Il pigiama rosa”

E. Lee Masters “Antologia di Spoon River”

Flora Fusarelli “Le deboli”

Pia Rimini una scrittrice riscoperta

Djali Amadou Amal “Le impazienti”

Percival Everett “Telefono”

Hjörleifur Hjartarson, Rán Flygenring, Giorgio Vasta “Fuglar. Inventario non convenzionale degli uccelli d’Islanda”

Gianrico Carofiglio “Testimone inconsaoevole”

Roberto Piumini “Il piegatore di lenzuoli”

Guido Magenta “Il mondo su rotaia.” Gaspari Editore

Il racconto di quanto è avvenuto nel mondo sulle rotaie dei treni, dei tram, delle metropolitane, dagli inizi, con i sistemi ferroviari governati dall’alta tecnologia

Il libro definitivo su tutti i mezzi che scorrono su rotaia

Presentazione di Maurizio Gentile

“Questo volume completa il tema iniziato con i due precedenti libri intitolati I grandi eventi storici e I protagonisti degli episodi di cronaca raccontando non solo di treni, ma anche ponti storici, tram, metropolitane, funicolari, cremagliera e su ghiaccio in tutto il mondo.

Il libro su una delle più importanti realizzazioni umane, illustrato e narrato in tutti i suoi particolari (da Gaspari Editore)”.

Una carrellata di storie, correlate da illustrazioni, su tutto ciò che è avvenuto sulle rotaie in tutto il mondo a partire dagli inizi con la locomotiva di George Stephenson, fino a oggi con i sistemi ferroviari governati dall’alta tecnologia: tram, metropolitane, tram a vapore, ferrovie funicolari, a cremagliera, a monorotaia, impiantate su ghiaccio, ecc. Il tutto inserito nel contesto storico perfettamente documentato. Il libro ha inoltre alcune appendici con approfondimenti tecnici. Sono riprodotte anche due serie d’epoca delle Figurine Liebig, che hanno avuto una irripetibile diffusione in tutta l’Europa dal 1875 al 2000.

Guido Magenta, ingegnere specializzato in trasporti, è tra i maggiori studiosi dei trasporti su rotaia e tiene lezioni didattiche e universitarie al Politecnico di Milano.

Maurizio Gentile Presidente del CIFI (Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani)

Pagine: 120 Prezzo: € 29,00 Formato: 21 x 29, ill. a colori e b.n.
In libreria il 30 settembre

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Sophie Dubois-Collet “La storia prende il treno”

J.Andersson “Storia meravigliosa dei viaggi in treno”

Il treno marchingegno sconvolgente del diciannovesimo secolo di Salvina Pizzuoli

Gunnar Gunnarsson “L’uccello nero”, presentazione

Ritorna in libreria nella traduzione di Maria Valeria D’Avino per Ipereborea il romanzo dell’islandese Gunnar Gunnarsson, scritto nel 1929 traendo spunto da un fatto di cronaca, un delitto commesso nel 1802.

Liberamente tratto, il romanzo racconta, attraverso la voce narrante in prima persona del giovane cappellano Eiúlvur, di due coppie che vivono in una fattoria isolata in Islanda: i coniugi Jón Torgrimsson e la bella Steinunn Sveinsdótter, Bjarni Bjarneson e la malaticcia lamentosa Guðrún Egilsdóttir.

Entrambe le coppie litigano spesso e le voci di una relazione tra Bjarni e Steinunn sono sempre più insistenti soprattutto quando Improvvisamente Jón scompare, caduto da una rupe nei paraggi della proprietà e quando, dopo poco, Guðrún si ammala gravemente e muore.

Successivamente il corpo di Jón viene ritrovato sulla spiaggia: le ferite non risultano però collegabili a una caduta ma a un colpo contundente. È a questo punto che il governatore Scheving indice un’indagine che sfocerà in un processo contro i presunti amanti.

Il romanzo, oltre a inaugurare il genere definito “noir nordico” (dal dizionario inglese Collins: la narrativa poliziesca scandinava con ambientazioni desolate e narrazioni sinistre), di cui l’autore è indicato come il capostipite, evidenzia le tristi dinamiche che governano le comunità piccole e isolate,

“Mentre gli interrogatori degli imputati e dei numerosi testimoni fanno emergere la drammatica inevitabilità degli eventi, il giovane cappellano vive un tormentato conflitto interiore, combattuto tra la necessità di dare conforto spirituale ai suoi parrocchiani e la ricerca di una verità che soddisfi la giustizia terrena, impersonata da un magistrato intransigente e spregiudicato. E proprio nel confronto dialettico tra il pastore e il rappresentante della legge si rivela la chiave del romanzo di Gunnarsson, una riflessione che indaga sul significato di colpa e di giustizia, di pentimento ed espiazione per arrivare a un senso profondo che coinvolge tutti, vittime e carnefici” (da Iperborea)

e anche

Brevi note biografiche

Gunnar Gunnarsson (1889-1975), plurinominato al Nobel, è uno dei grandi nomi della letteratura islandese. Nato in una famiglia povera ma deciso a seguire la sua vocazione di scrittore, si trasferisce in Danimarca dove riesce a terminare gli studi e comincia a scrivere romanzi che presto gli procurano fama internazionale e i più prestigiosi riconoscimenti. Tutte le sue maggiori opere sono state scritte in danese, tra cui Il pastore d’IslandaLa chiesa sulla montagnaL’uccello nero, e solo in seguito tradotte in islandese dall’autore stesso, che torna in patria nel 1939 per rimanervi fino alla morte. Il pastore d’Islanda ha avuto svariate letture e interpretazioni sia in Islanda che all’estero.(da Iperborea autore)

I vincitori del Premio Viareggio-Rèpaci

Sabato 28 agosto è stato assegnato il Premio Viareggio-Rèpaci all’approdo turistico la Madonnina da Paolo Mieli, insieme al sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro e all’assessore alla Cultura, Sandra Mei, un Premio nato in Versilia nel 1929, per iniziativa dei tre amici Leonida Rèpaci, Carlo Salsa e Alberto Colantuoni, che era e vuole restare indipendente dalle influenze delle Case Editrici o clan letterari, come recentemente dichiarato dal nuovo direttore Paolo Mieli, e che consta di tre le sezioni di finalisti per la narrativa, la poesia la saggistica:

Narrativa

Edith Bruck Il pane perduto, La nave di Teseo

Gilda Policastro La parte di Malvasia, La nave di Teseo

Alice Urciuolo  Adorazione, 66thand2nd

Poesia

Andrea Bajani  Dimora naturale, Einaudi

Vittorino CurciPoesie (2020-1997), La Vita Felice

Flavio SantiQuanti (truciolature, scie, onde) 1999- 2019, I&L industria & letteratura

Saggistica

Alessandra Necci, Al cuore dell’impero. Napoleone e le sue donne fra sentimento e potere, Marsilio

Walter SitiContro l’impegno, Rizzoli

Gianni Sofri, L’anno mancante. Arsenio Frugoni nel 1944-45, il Mulino

Per la sezione di Narrativa si aggiudica il Premio Edith Bruck

Per la Poesia Flavio Santi

Per la Saggistica Walter Siti

Brevi note biografiche dei vincitori

Edith Bruck scrittrice ungherese naturalizzata italiana, è sopravvissuta alla deportazione nei campi di concentramento ed ha trascorso gran parte della sua vita a raccontare la terribile esperienza per mantenere viva la memoria. Il suo libro d’esordio è l’autobiografico Chi ti ama così del 1959; tra le suo opere  Quanta stella c’è nel cielo(2009, Premio Viareggio), Il sogno rapito(2014), La rondine sul termosifone(2017), Ti lascio dormire(2019), Il pane perduto(2021, Premio Strega giovani, È stata anche traduttrice, autrice teatrale e di poesie, sceneggiatrice e regista di tre film. Nel 2021 è stata insignita del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Flavio Santi docente universitario e traduttore nonché narratore del suo Friuli raccontato in poesia Rimis te sachete/Poesie in tasca (Marsilio, 2001), Asêt/Aceto (La barca di Babele, 2003), e nel memoir on the road Il tai e l’arte di girovagare in motocicletta (Laterza, 2011) . Nel 2016 è uscita la prima indagine dell’ispettore Drago Furlan, La primavera tarda ad arrivare (Premio La Provincia in Giallo).

Walter Siti, docente universitario è originario di Modena, vive a Milano. Come narratore esordisce nel 1994 con il romanzo Scuola di nudo, È il curatore delle opere complete di Pier Paolo Pasolini ed è autore di vari saggi letterari, Tra i suoi libri, Il canto del diavolo Resistere non serve a niente (Premio Strega 2013). Il suo ultimo romanzo è Exit strategy (2014).

Su Mangialibri il gioco degli incipit di dieci libri famosi, saprete riconoscerli tutti?

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“Ci sono Incipit di libri talmente famosi che subito, non appena ne leggiamo le prime parole, ci fanno venire in mente il titolo del romanzo al quale appartengono. Non importa se in realtà non lo abbiamo letto per intero o addirittura non lo abbiamo mai aperto. Quegli attacchi così potenti da attraversare i decenni li conosciamo ugualmente e non sapremmo dire bene nemmeno il perché.

Siete pronti a mettervi alla prova? Ma non barate! Guardate i link solo dopo aver provato ad indovinare. Poi, nel caso, decidete di leggere – se non lo avete mai fatto – uno di questi grandi romanzi e decidete se sono all’altezza dei loro notissimi Incipit.

Alla fine una sorpresa!” (da mangialibri a cura della Redazione)

E buon Ferragosto a tutti!

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