Benedetta Gargano “L’invenzione della felicità”presentazione

Freschissimo di stampa, uscito in libreria per Solferino il 13 corrente mese, racconta una storia non comune, una storia generosa, la storia di una nipote che decide di salvare la nonna dalla Casa di Riposo dove i figli della novantasettenne hanno deciso di sistemarla. Un mini appartamento, un marito e una nonna si troveranno a convivere in poco spazio, con uno privato ricavato alla bell’e meglio per lei. Eppure ne deriverà una pagina allegra, leggera e piena di vita. Benedetta detta Bennussi’ fa la sceneggiatrice e non può avere figli, quelli tanto desiderati e mai arrivati. E la nonna è una donna energica, piena di iniziative che saprà trascinarla in nuove avventure che le trasformeranno la vita.

“Questa è una storia d’amore, tra una nonna e una nipote che rifiutano di farsi separare: dalle convenienze, dalle difficoltà della convivenza, perfino dalla morte. È una storia di formazione, quella di una donna che comprenderà come essere contenta non significhi accontentarsi. È una storia di cucina in cui l’ingrediente segreto esiste: è la generosità, la volontà di godere e di donare, in ogni attimo di ogni giorno”.(da Solferino libri)

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Brevi note biografiche:

BENEDETTA GARGANO, sceneggiatrice e autrice televisiva, da anni lavora per le più importanti serie italiane, come Un posto al sole e Il paradiso delle signore. Appassionata ed esperta cuoca, ha collaborato con Cook, inserto mensile di cucina del «Corriere della Sera»

E anche la recensione di Teresa Ciabatti su Il Corriere.

Nicoletta Verna “Il valore affettivo” presentazione e con la recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

La recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

Un esordio quello di Nicoletta Verna nato sotto i migliori auspici con la Menzione speciale della Giuria al Premio Italo Calvino 2020. Bianca è la protagonista e voce narrante, una giovane donna con un evento tragico che ne ha segnato il passato e il presente: la morte della sorella maggiore mentre lei era una bambina di sette anni. Un avvenimento che ha sconvolto con pesanti strascichi nel presente la vita di tutti i componenti la famiglia. È molto bella Bianca e con un’esistenza all’apparenza felice: la scopriamo nei diversi flashback ambientati nell’immaginaria cittadina di provincia di Gambrate, seguendola capitolo dopo capitolo con rivelazioni che sanno di thriller psicologico e che guidano il lettore lungo lo scorrere della sua vita e il segreto proposito che la anima che si svela a poco a poco.

“L’esistenza di Bianca si è sbriciolata il giorno in cui, da bambina, ha perduto sua sorella. Stella era pura, onesta, e manteneva le promesse. Ecco perché la sua scomparsa ha macchiato il mondo di colpa. Con un ritmo magnetico, che travolge e sorprende, Nicoletta Verna scrive un indimenticabile romanzo familiare, nel quale una giovane donna cerca ostinatamente una forma di redenzione”( Dal Catalogo Giulio Einaidi Editore)

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Brevi note biografiche

Nicoletta Verna (1976) è nata a Forlì ma vive a Firenze, dove si occupa di comunicazione e web marketing nel settore editoriale. È autrice di saggi e volumi su media e cultura di massa e ha insegnato Teorie e tecniche della comunicazione presso diversi atenei e istituti italiani. Il suo romanzo d’esordio Il valore affettivo ha ottenuto la Menzione Speciale della Giuria alla XXXIII edizione del Premio Italo Calvino.

Marco Balzano “Quando tornerò” presentazione

Una storia di migranti, al femminile, figure di badanti straniere che ormai viviamo come una normalità, ambientata in Romania.

Tra le pagine troviamo Daniela, Moma, come la chiama da sempre Manuel il figlio adolescente. Tre capitoli, tre voci narranti: Manuel, Daniela e Angelica, la figlia maggiore. La vicenda si riassume in breve, una storia già sentita che succede quando qualcuno, una madre, va lontano per risollevare le sorti economiche della famiglia. Chi resta, prima aspetta il ritorno, dopo un soggiorno che avrebbe dovuto essere breve e invece si fa sempre più lontano lasciando chi resta in un’attesa tradita. Il romanzo non costruisce solo immaginando quanto accade in quelle famiglie, nel loro mondo di affetti e legami che si sgretola, ma da una ricerca documentata, attenta e partecipe, nata da interviste, incontri, traslata attraverso la creazione di personaggi che, con le loro esperienze ed emozioni, portano il lettore a vivere e palpitare con loro immedesimandosi.

Dal Catalogo Giulio Einaudi Editore

“Tre voci per un’unica vicenda: quella di una famiglia esplosa, in cui ciascuno si rende conto che ricomporre il mosaico degli affetti, una volta che le tessere si sono sparpagliate, è la cosa più difficile. Dopo L’ultimo arrivato e Resto qui, Marco Balzano torna a raccontare con sguardo lucido e insieme partecipe quelle vite segnate che, se non ci fosse qualcuno a raccoglierle, resterebbero impigliate nel silenzio”.

Marco Balzano torna con un racconto profondo e tesissimo di destini che ci riguardano da vicino, ma che spesso preferiamo non vedere.

Daniela ha un marito sfaccendato, due figli adolescenti e un lavoro sempre più precario. Una notte fugge di casa come una ladra, alla ricerca di qualcosa che possa raddrizzare l’esistenza delle persone che ama – e magari anche la sua. L’unica maniera è lasciare la Romania per raggiungere l’Italia, un posto pieno di promesse dove i sogni sembrano più vicini. Si trasferisce così a Milano a fare di volta in volta la badante, la baby-sitter, l’infermiera. Dovrebbe restare via poco tempo, solo per racimolare un po’ di soldi, invece pian piano la sua vita si sdoppia e i ritorni si fanno sempre più rari. Quando le accade di rimettere piede nella sua vecchia casa di campagna, si rende conto che i figli sono ostili, il marito ancora più distante. E le occhiate ricevute ogni volta che riparte diventano ben presto cicatrici. Un giorno la raggiunge a Milano una telefonata, quella che nessuno vorrebbe mai ricevere: suo figlio Manuel ha avuto un incidente.

Massimo Carlotto “E verrà un altro inverno”, Abigail Dean “La ragazzaA”

presentazioni in breve e le recensioni di Maria Anna Patti di CasaLettori

Provincia di Nord Est, una valle popolosa e produttiva, ricchi imprenditori e lavoro duro per tanti, una coppia, lui ricco imprenditore, lei erede di una dinastia d’imprenditori che da sempre regna e governa la valle; la coppia si trasferisce in paese dove lui è fatto oggetto di una serie di atti intimidatori su commissione; sarà quello sfuggito a due cugini a scatenare una serie di effetti a valanga. E una serie di personaggi minori che però giocheranno un ruolo chiave nel mutare il corso degli eventi.

“Massimo Carlotto strappa la maschera a personaggi avvelenati dagli inganni delle loro doppie vite, perché l’avversario è chi ti dorme accanto e il nemico è colui di cui ti fidi. Nel segno della fatalità sovverte la logica del poliziesco, mostrando senza reticenze la ferocia inconfessabile della brava gente e inchiodandoci all’enigma che nessuna detection può risolvere il mistero di chi siamo davvero”. (da Rizzolilibri )

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la recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

Romanzo d’esordio della britannica Abigail Dean, avvocatessa del team di Google, ispirato alla vicenda di cronaca nera dei Turpin, la coppia californiana che aveva torturato e abusato dei figli. La protagonista del romanzo è Alexandra Gracie, quella dei sette figli che una sera d’inverno, a 15 anni, riesce a liberarsi dalle catene nella casa-prigione: la polizia fa irruzione in una villetta e trova i fratelli incatenati; il padre si suicida e la madre viene incarcerata; ma la storia si costruisce soprattutto sul quanto accadrà “dopo” la terribile esperienza, quando Alexandra viene nominata dalla madre, morta in prigione, esecutrice testamentaria. Ormai laureata e con una carriera avviata a New York, deve tornare in Inghilterra: inizieranno così una serie di incontri con gli altri fratelli adottati da famiglie differenti, cui è dedicato un capitolo ciascuno.

Un thriller psicologico in cui l’autrice sa ben cogliere e tratteggiare stati d’animo e atmosfere.

Dal Catalogo Giulio Einaudi Editore

Lex non vuole più pensare alla sua famiglia. Non vuole più pensare all’infanzia degli orrori. Non vuole più pensare a sé stessa come la Ragazza A, quella che era riuscita a scappare. Ma quando molti anni dopo sua madre muore lasciando la vecchia casa in eredità, la voragine del passato si spalanca di nuovo sotto i suoi piedi. Lex vorrebbe trasformare l’edificio in un luogo di pacificazione, ma per prima cosa deve fare i conti con i sei fratelli e con l’indicibile infanzia che hanno condiviso. Così, quella che comincia come un’adrenalinica storia di sopravvivenza e riscatto, diventa racconto di rivalità tra fratelli e alleanze ancestrali.

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la recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

Maria Grazia Calandrone “Splendi come vita” recensione di Salvina Pizzuoli

Tra i dodici finalisti al Premio Strega 2021.

Non è un romanzo, non è una lirica, ma una storia interiore raccontata in forma di lirica, dolce a tratti, struggente in altri, vera sempre, nata da un dolore profondo.

Sono caduta nel Disamore a quattro anni quando Madre rivelò Io non sono la tua Madre vera.

[…]Le ombre si accumulano in maniera massiva sotto i letti dei bambini non amati. Il Disamore avvolge i letti dei bambini tra le spire di un pianto non pianto. I bambini non amati non piangono”

E conosciamo Madremammavera, Madremammabionda.

Mammavera non c’è più e c’è solo mamma bionda, Madre, donna sola, insegnante dalla “parlantina brillante”, con il cruccio della privazione, della mancanza, di non essere la Madre. Si percorrono momenti fatti della pasta dei ricordi coagulati nella materia, quella degli avvenimenti, che riemergono in una sequenza non solo di fatti, ma come ci appartengono, in un vissuto che solo così è nostro.

Parole scelte e prescelte, che sanno dire e far penetrare nell’intimo di una vita che chiede solo amore, non un secondo abbandono, terribile e mortificante.

Un testo breve, da leggere e rileggere, per penetrare le parole che lo hanno creato e reso permeabile, dove anche la composizione grafica si fa comunicazione. Due donne, due vite in cerca d’amore e proteggersi dagli “insulti della realtà”

[…] allora non era colpa mia. Offendermi ti salvava dal dolore

in un finale che come tutto il testo coinvolge nell’analisi di quelle infelici risposte a protezione, complesse come ciascun essere umano, vittima della propria complessità.

Senza difese, torni

vita che splende,

senza difese, splendi come vita.

Niente da aggiungere, è solo da leggere!

Da Ponte Alle Grazie Edizioni

«Splendi come vita è una lettera d’amore alla madre adottiva. È il racconto di una incolpevole caduta nel Disamore, dunque di una cacciata, di un paradiso perduto. Non è la storia di un disamore, ma la storia di una perdita. Chi scrive è una bambina adottata, che ama immensamente la propria madre. Poi c’è una ferita primaria e la madre non crede più all’amore della figlia. Frattura su frattura, equivoco su equivoco, si arriva a una distanza siderale fra le due, a un quotidiano dolore, a un quotidiano rifiuto, fino alla catarsi delle ultime pagine. Chi scrive rivede oggi la madre con gli occhi di una donna adulta, non più solo come la propria madre, ma come una donna a sua volta adulta, con la sua storia e i suoi propri dolori e gioie. Quando si smette di vedere la propria madre esclusivamente come la propria madre, la si può finalmente “vedere” come essere separato, autonomo e, per ciò, tanto più amabile».
Maria Grazia Calandrone

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Brevi note biografiche

Maria Grazia Calandrone è poetessa, scrittrice, giornalista, drammaturga, autrice e conduttrice radiofonica per Rai Radio 3 e regista per CorriereTV. Ha vinto i premi Montale, Pasolini, Trivio, Europa, Dessì e Napoli per la poesia, Bo-Descalzo per la critica letteraria. Fra i suoi ultimi libri, Serie fossile (Crocetti,2015), Gli scomparsi. Storie da «Chi l’ha visto?» (Pordenonelegge, 2016), Il bene morale (Crocetti, 2017), Giardino della gioia (Mondadori,2019). Porta in scena il videoconcerto Corpo reale. Ha curato la rubrica di inediti «Cantiere Poesia» per Poesia (Crocetti). Suoi libri e sillogi sono tradotti in molte lingue. Tiene laboratori di poesia in scuole pubbliche, carceri, DSM. Il suo sito è http://www.mariagraziacalandrone.it.

Claudio Piersanti “Quel maledetto Vronskij” presentazione

Quel maledetto Vronskij è un romanzo che parla di una coppia, del loro amore, delle loro vite, vite comuni, che sono trascorse nell’ordinaria quotidianità, fatta anche di problemi, come il licenziamento di lui, Giovanni “tipografo”, o la malattia di lei la bella Giulia, o la figlia, “La Piccola”, ormai adulta e lontana da casa. Sono una coppia di cinquantenni che ha imparato a superare momenti avversi.

La notte precedente l’aveva trovata al buio sul divano. Aveva lo sguardo fisso, stava pensando[…] Aveva bisogno di stare da sola […] Sentiva che non gli diceva tutto, si teneva il peggio per sé e cercava di smaltirlo da sola. Del resto era ovvio che fossero cattivi pensieri, ma non conoscerli esattamente lo faceva sentire escluso da un mondo che fino a quel momento era stato comune.Questo gli faceva male: le loro vite si stavano separando

E poi Giulia, un bel giorno scompare, lasciando solo un laconico messaggio e Giovanni l’aspetterà. La loro casa perde le caratteristiche di un luogo piacevole e felice, come il giardino e i piccoli gesti quotidiani senza di lei non hanno più lo stesso valore. È la sua tipografia dove coltiva l’ attesa: lui, tipografo, legge Tolstoj, non perché sia un lettore, lo era Giulia, ma proprio per produrre un testo speciale, un libro importante per la moglie, un suo omaggio a lei, alla sua bellezza e alla loro vita in comune, quasi un tangibile segno di quanto c’era stato tra loro. E immagina sull’onda della lettura un maledetto Vronskij che gliel’abbia portata via. Sì, perché il romanzo è proprio Anna Karenina. Ma Giulia tornerà e Giovanni capirà che le paure che lo avevano tormentato, il sentimento di inadeguatezza che lo aveva assalito, non rispondevano al vero.

Da Rizzoli Libri

Dalla penna di un grande narratore, la storia di un uomo che non crede alla fine di un amore. Un romanzo irresistibile di ossessioni, tenacia e tenerezza. “Perdonami, sono tanto stanca. Non mi cercare.” Solo questo lascia scritto Giulia, prima di scomparire nel nulla. E suo marito Giovanni, nella casa improvvisamente vuota, si sente un naufrago. Il loro è un amore fatto di cose minime: la colazione al mattino, con le fette imburrate e la marmellata; un bacio volante prima di andare al lavoro e un altro più lungo la sera, quando lui torna dalla tipografia con le dita sporche d’inchiostro; abbracciarsi in giardino, tra le rose che lei ha potato con cura. Dopo una vita insieme, non hanno ancora perso la voglia di farsi felici l’un l’altra. O almeno, così credeva lui. Adesso Giovanni, in cerca di risposte, guarda tra i libri di Giulia e dagli scaffali pesca il più voluminoso: Anna Karenina. Comincia a leggere. E si convince che sua moglie abbia trovato un altro uomo, un amante focoso, un maledetto Vronskij.[…]

Brevi note biografiche

Claudio Piersanti, abruzzese, scrittore e sceneggiatore, laureato in Filosofia a Bologna, ha pubblicato molti lavori con la Feltrinelli, ottenendo vari riconoscimenti ( Premio Viareggio, Vittorini, Selezione Campiello) e i suoi romanzi sono stati tradotti in vari Paesi: tra questi ricordiamo nel 1997 Luisa e il silenzio, Il ritorno a casa di Enrico Metz, La forza di gravità (2018)

Michele Cecchini “E questo è niente” presentazione

Giulio, il protagonista e voce narrante, è un sedicenne e appartiene alla specie “infelici”, espressione con cui si voleva designare chi era tale per determinate menomazioni: è infatti un tetraplegico e pertanto vive, paralizzato di tutti e quattro gli arti e il torso, in un letto da cui osserva la vita di chi, normale, gli ruota attorno, costruendo una visione personale e un’analisi spietata e disarmante di chi lo circonda: il nonno, unico medico del paesino nella campagna fiorentina, e gli altri componenti il nucleo familiare. E poi un giorno, la storia è ambientata negli anni sessanta, arriva in paese un medico, di quelli che Giulio definisce “alla rovescia” perché è uno che i pazienti se li va a cercare, pazienti scomodi: è Adriano Milani, fratello di quel don Lorenzo Milani a cui non serve alcuna presentazione, neuropsichiatra e tra i primi in Italia a battersi perché la sanità si prendesse cura di questi bambini, senza confinarli in commosse etichette, ma restituendo loro la dignità di esseri umani di cui erano stati privati. Dopo lunghe battaglie, arrivò a dirigere a Firenze un istituto in cui confluivano bambini cerebrolesi a cui collaborò anche il padre dell’autore, Sergio Cecchini, neuropsichiatra e allievo di Adriano Milani, che poi aprì nel 1966 a Lucca un centro per bambini affetti da paralisi cerebrale infantile.

“La scrittura di Michele Cecchini, lieve e insieme cruda, invita a entrare con coraggio nei pensieri e nell’universo di chi non ha voce. Una fiaba senza fiabesco, dal tono mai patetico e a tratti scanzonato. L’esistenza raccontata da un bambino che non ha alcuna intenzione di rinunciare alla felicità e si lascia “amare dalla vita come viene viene” (Da Bollati Boringhieri Libri)

Brevi note biografiche

Michele Cecchini, lucchese, è docente di materie letterarie presso un Istituto Superiore di Livorno città in cui vive. Nel 2019 ha pubblicato sempre con Bollati Boringhieri Il Cielo per ultimo

Su mangialibri la recensione al romanzo “Il cielo per ultimo”

Alessia Gazzola “Un tè a Chaverton House” presentazione

Il volume si apre con una lettera per i lettori in cui la scrittrice racconta le fasi di stesura del romanzo spiegando di averlo scritto in un momento particolare che ormai conosciamo con il nome inglese di lochdown, un bel suono rotondo e veloce preferito forse perché sgomentasse meno di “chiusura totale”, e per trenta giorni ha inviato via email al gruppo di lettori preposti le parti così come via via si sviluppavano.

La breve missiva datata 27 giugno 2020 conclude con una conferma per l’autrice di come le storie per quanto semplici e senza pretese possano sembrare, uniscono, creano un legame consolano, salvano dai brutti pensieri” come nelle antiche veglie attorno al fuoco, storie spesso fantastiche o fantasticate e pertanto anche quella che va ad aprirsi nelle pagine successive ha il suo “antefatto” nell’operato di tre fate nel reparto maternità di un noto ospedale di Milano…

Tre i doni che le buone fate ritengono necessario donare ad una delle tante bambine nate quella notte: il buonumore, la docilità e per concludere un talento infallibile per i lievitati. Visto che i tempi sono cambiati così i doni, anche se non mancano tra le tre dovute “spiegazioni” e battibecchi sulla scelta di quelli assegnati. Ma le fate hanno fretta, sono tantissimi i bambini nati e i doni non si possono più cambiare.

Un inizio da favola in un mondo contemporaneo e nella città sorprendente, cosmopolita, da scoprire che è Milano e da lì nella campagna inglese

Da Garzanti Libri

“Mi chiamo Angelica e questa è la lista delle cose che avevo immaginato per me: un fidanzato fedele, un bel terrazzino, genitori senza grandi aspettative. Peccato che nessuna si sia avverata. Ecco invece la lista delle cose che sono accadute: lasciare tutto, partire per l’Inghilterra e ritrovarmi con un lavoro inaspettato. Così sono arrivata a Chaverton House, un’antica dimora del Dorset. Questo viaggio doveva essere solo una visita veloce per indagare su una vecchia storia di famiglia, e invece si è rivelato molto di più. Ora zittire la vocina che lega la scelta di restare ad Alessandro, lo sfuggente manager della tenuta, non è facile.” […]

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Alberto Cassani “Una giostra di duci e paladini” presentazione di Nazzareno Carusi da Libri Panorama

La presentazione di Nazzareno Carusi da Libri Panorama

La sinossi da Baldini e Costoli Editori

Il giornalista Victor Costa è scomparso. Anche se è ormai sporadica la frequentazione che il professor Walter Savini ha con lui, la telefonata di Carla, l’ex moglie di Victor, lo mette in ansia. Forse perché sono tanti i ricordi che condivide con lui e con gli altri amici che lavorarono al progetto della Città del Teatro, che li aveva uniti all’incirca vent’anni prima. Poi ciascuno aveva preso un’altra strada, come spesso accade, ma avevano cercato di non perdersi di vista. Ancora scosso, Walter decide di chiedere aiuto ai suoi vecchi compagni e consiglio al loro mentore di allora, Amleto Coen. Basterà sentirli, perché le loro vite tornino a incrociarsi nella ricerca dell’amico scomparso.

Nel frattempo, sono già in tanti sulle tracce di Victor, persino i Servizi segreti. Lo cercano perché ha tra le mani delle informazioni che potrebbero danneggiare il governo. E il Capo, l’uomo che è tornato al potere impersonando lo spirito dei tempi e il destino della nazione, non può certo permetterlo.

In un susseguirsi di eventi, tra agenti che pedinano altri agenti, e convegni di aspiranti terroristi, mentre tragedia e farsa si rincorrono, Victor e i suoi amici cercano di non soccombere. In questa giostra di «duci e paladini», che sposta lo scenario della storia da una città di provincia del Nord Italia a Milano, poi a Parigi, fino a Bangkok, per poi tornare in Italia, a Roma e di nuovo nella cittadina di partenza, si intreccia e si dipana un intrigo che coinvolge politica, ambizioni, denaro, amicizie e passioni mai sopite né dimenticate.

Costruito come un romanzo dentro il romanzo, il libro unisce in modo ironico e originale fantapolitica e cronaca di provincia. E alla fine parla delle scelte che riusciamo a fare e di quelle mancate, e di come queste ultime possano poi diventare materia per il racconto.

Antonella Boralevi “Tutto il sole che c’è” presentazione

Dal 1940 al 1951, la storia è ambientata nella Toscana di quegli anni tra le varie residenze e le vicende dell’aristocratica famiglia Valiani: Verdiana, la voce narrante, una delle due sorelle, le figlie del conte Guido, chirurgo e podestà di San Miniato, storico paese sui colli tra Pisa e Firenze, la moglie Letizia e Ottavia la maggiore di quattordici e Verdiana di undici anni.

Verdiana quando racconta ha ormai compiuto novantuno anni: il suo è un racconto in cui si evidenzia la morbosa gelosia nei confronti della sorella maggiore, una quasi confessione di sé, così diversa. È Ottavia l’eroina, la bella e ricercata sorella, piena di spasimanti mentre a lei Verdiana, introversa e impacciata, il ruolo di spiare dall’ombra le vite dei tanti che la circondano mentre la guerra fa da sfondo e si abbatte sulle vite di tutti.

Da La nave di Teseo Editore

[…]Un affresco di destini e di emozioni dove le menzogne diventano verità e le verità bugie, tra ricevimenti e parate fasciste, balli sfrenati e imboscate, palazzi e casolari. In un brulicare di passioni proibite, ostilità segrete, tenerezza struggente, generosità e rancore, su cui sfolgora il fascino misterioso del bel Ranieri, l’amore di Ottavia. Mentre la Grande Storia compie il suo corso, le anime scure si fanno limpide e gli uomini sbagliati diventano giusti.
L’autrice ci rapisce dentro un romanzo che si vorrebbe non finisse mai. Scava nell’animo dei personaggi e nel nostro. Rovescia di continuo situazioni e caratteri, come fa la vita. E ci rivela il segreto splendente per ripararsi il cuore.

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Brevi note biografiche

Antonella Boralevi è autrice di romanzi, racconti, sceneggiature, saggi. Ha portato in televisione il talk show di approfondimento emotivo. Tiene rubriche su quotidiani e settimanali. Il suo Lato Boralevi esce ogni giorno sul sito della “Stampa”. Tra i suoi romanzi, Prima che il vento (2004), Il lato luminoso (2007), I baci di una notte (2013), Chiedi alla notte (2019), La bambina nel buio (nuova edizione La nave di Teseo, 2019). È tradotta in Germania, Francia, Giappone, Russia. Tutto il sole che c’è è il suo ventiduesimo libro.