Percival Everett “Telefono” presentazione

“Telefono” , l’ultimo romanzo di Percival Everett, edito in Italia da La nave di Teseo, traduzione di Andrea Silvestri, non è stato solo tra i finalisti del premio Pulitzer 2021, ma è un romanzo che si compone di tre romanzi, stesso titolo quasi stessa copertina, ma con finali diversi e ovviamente altri differenti dettagli.

Sono tre diversi svolgimenti del medesimo impianto narrativo.

Una forzatura, una ribellione, una stravaganza?

Sicuramente un gioco letterario che scardina l’univocità della creazione narrativa seguendo ipotesi possibili di sviluppo da un unico impianto.

Al lettore non resterà che leggerli tutti e tre?

A parte questa decisione tutta appannaggio del lettore, il romanzo affronta il dramma di un padre che scopre la figlia affetta da una malattia grave e dello stesso padre che cerca di affrontare il proprio dramma familiare e affettivo rispondendo, indagando e cercando di venire a capo di uno collettivo.

Ma chi è Zach Wells, il protagonista?

Si dichiara sin dalle prime pagine incapace di essere felice nonostante nulla appaia mancare nella sua vita. è un geologo, in particolare un paleobiologo e docente universitario che contemporaneamente ama dedicarsi alla ricerca, ha una bella moglie e una bella casa, ma ha una sola gioia, vera e appagante, sua figlia Sarah che scoprirà affetta da una malattia inguaribile. E poi quel biglietto trovato nel colletto di una camicia acquistata su ebay: “Ayudame” un grido d’aiuto proveniente da Ciudad Juarez, Messico, dove negli ultimi decenni sono scomparse centinaia di donne.

“ Un romanzo di sentieri che si biforcano, in cui le suggestioni paleontologiche e scacchistiche si fondono alle prove estreme di una famiglia e di un matrimonio, le domande esistenziali di un uomo al mistero delle donne scomparse nella “città del Male”. Finalista al premio Pulitzer 2021, Telefono è un’opera intensa ed emozionante sulla mancanza e la perdita, ma soprattutto sull’opportunità di riscatto che può nascere dalle difficoltà”. ( da La nave di Teseo)

da cui anche

Brevi note biografiche

Percival Everett (1956), autore e professore presso la University of Southern California, ha scritto numerosi libri, tra i quali: Cancellazione (2001), Deserto americano (2004), Ferito (2005), La cura dell’acqua (2007), Non sono Sidney Poitier (2009), Percival Everett di Virgil Russel (2013).
Ha ricevuto lo Hurston/Wright Legacy Award e il PEN Center USA Award for Fiction. Vive a Los Angeles.

Lanfranco Caminiti “Senza”, presentazione

Raccontare il dolore, raccontare l’assenza della persona amata. Non è facile senza cadere nell’ enfasi, ma raccontando con verità e delicatezza, quella derivata dal pudore che nasce dal sentimento. I ricordi si alternano alle terribili fasi del presente, i ricordi per rivivere momenti di quotidianità e solo dentro i quali chi non c’è più ritorna con tutta la vividezza del reale. Chi non c’è più fisicamente c’è sempre nella forza della memoria che come una prigione dorata sa mantenere in vita chi abbiamo amato.

Paura di perdere i ricordi? Cosa può spingere chi affronta il dolore a scriverne?

Non è facile raccontarlo ma dà sicuramente senso all’esistenza di chi è sopravvissuto. Un diario, quello di Caminiti, una pagina dedicata per accettare l’assenza, per colmare quel vuoto incolmabile?

“Si può scrivere del dolore in molti modi ma solo uno richiede, oltre al talento, anche coraggio: quello che non mira a descrivere per esorcizzare o a condividere per superare, ma piuttosto a scavare nella sofferenza fino a raggiungerne il nucleo incandescente per poi attraversarlo. Col rischio di bruciare e la certezza di uscirne comunque ustionati. (da Andrea Colombo, nella pagina Cultura del Manifesto on line.)

Da Minimum Fax

«L’avrebbero vestita le sue nipoti. Io diedi loro l’abito che aveva comprato da poco e una camicia di percalle. L’abito era rosa antico e smanicato. E Paola non girava mai a braccia nude, le sembrava poco elegante».
Comincia così questo romanzo, con poche misurate parole che segnano l’ingresso di un uomo nel tempo che segue alla scomparsa della persona amata. E il tempo che segue è un elenco di luoghi, oggetti, libri, episodi. […]
Una lettera postuma, ma anche un’agenda del vuoto, lo stupore dei posti che sopravvivono, l’insofferenza per l’egoismo che si annida persino nel dolore. E, infine, un apprendistato della solitudine, in un mondo improvvisamente desertificato, dove tuttavia, attraverso la scrittura, l’amore sopravvive anche nell’assenza.

Lorenza Gentile “Le piccole libertà” recensione di Salvina Pizzuoli

Prende spunto da un’esperienza realmente vissuta dall’autrice nel 2011 nella libreria che fa da fulcro a tutta la narrazione: Shakespeare and Company. Il suo soggiorno, l’incontro come ultima tumbleweeds con George Whitman e Sylvia Whitman, come si legge nelle pagine dedicate ai ringraziamenti, non vuole però essere un testo autobiografico ma il lascito di un’esperienza “fondamentale” dalla quale è nato questo lavoro.

Parigi, una libreria storica, un appuntamento con zia Viv che non vede da sedici anni: il viaggio di Oliva, e non è un refuso ma proprio il nome della protagonista, è confezionato da zia Viv, ma lei non c’è. E incontri, e vite e sogni e libri. Il viaggio di Oliva è un’occasione per guardare la vita da un’altra angolazione, per scegliere e non rinunciare, in nome dell’essere accettati e ben aderenti alle aspettative del mondo di fuori, degli affetti importanti per non tradirli, anche tradendoci. Un viaggio non scelto, non deciso, durante il quale la protagonista sceglie di prendersi poche piccole libertà che, come diceva zia Viv “ci cambiano per sempre, per diventare padroni del proprio avvenire. Perché tante piccole libertà ne fanno una grande” E Oliva lascia tutto: il lavoro cui tiene nella speranza che si consolidi, l’apprezzamento dei suoi e la realizzazione delle loro aspettative nei suoi confronti, il futuro sposo e la bella casa che li attende, la dieta che non riesce mai a portare a termine neanche con l’aiuto delle sedute con la dottoressa Manubrio. Pochi giorni, una bugia e tante piccole libertà.

Giorni da favola in cui sperimenta anche se stessa e il proprio futuro sullo sfondo della vita in libreria e degli incontri con altri tumbleweeds, i rotolacampi, il nome che Whitman aveva dato ai suoi “inquilini” . E poi il risveglio, inatteso: la verità chiarissima e amara rivelata da Viv. Ma nonostante tutto le piccole libertà l’hanno davvero cambiata. Una lettura in leggerezza, con qualche forzatura narrativa, una favola che come tutte le favole ha un suo messaggio, non uno definito, ma quello che ciascun lettore troverà tra le righe, come sempre accade con la lettura di una trance de vie.

Lorenza Gentile (Milano, 1988) è cresciuta tra Firenze e Milano, è laureata in Arti dello Spettacolo alla Goldsmiths University di Londra e ha frequentato la scuola internazionale di Arti Drammatiche Jacques Lecoq di Parigi. Nel 2011 ha vissuto e lavorato nella celebre libreria parigina Shakespeare and Company, e da quell’esperienza è nata l’ispirazione per questo romanzo.
Ha pubblicato Teo (Einaudi Stile Libero, 2014; premio Edoardo Kihlgren, premio Seminara – Rhegium Julii e premio dei Giovani critici della Literaturhaus di Vienna), tradotto in Germania, Spagna e Corea, e La felicità è una storia semplice (Einaudi Stile Libero, 2017).(da Feltrinelli Editore, Autori)

Chi volesse saperne di più sulla libreria parigina:

Un articolo dedicato

e anche un libro

Sylvia Beach “Shakespeare and Company”

Concetta D’Angeli “Le rovinose” Il ramo e la foglia Edizioni

COLLANA Romanzi
PAGINE 272
PREZZO € 17,00
Il ramo e la foglia Edizioni

Una lettera imprevista e inaspettata riporta Silvana, ormai adulta, alla giovinezza, alla turbolenta amicizia con Clara durante gli studi universitari e al tempo in cui vivevano in «un mondo tenebroso dentro e fuori di noi, dominato da passioni che non sapevamo decifrare e c’incalzavano». Muovendosi sul franoso terreno dei ricordi il romanzo ripercorre il passato delle due ragazze le cui vite hanno preso strade divergenti, intessendo con sapiente regia coloriti dialoghi, profonde riflessioni, brani di epistole ed eventi storici.
Le rovinose evoca la brutalità che colpì l’Italia durante gli anni di piombo, raccontando la storia di due amiche tra loro molto diverse per ideali, sogni e passioni. Aneliti autodistruttivi da un lato e necessità di emanciparsi dall’altro fanno da specchio a un paese in lotta con sé stesso, diviso e lacerato.
Armata di cinepresa, Concetta D’Angeli si accosta ai suoi personaggi con una scrittura curata e plastica capace di accendersi dell’ironica cadenza toscana o, all’occorrenza, di farsi distaccata e riflessiva. Lo stile duttile e al contempo delicato conferisce alla narrazione vivacità e veridicità, dando vita a un libro che è un’acuta e dolorosa incursione nei meandri della violenza e di come questa possa originare dagli stereotipi, in particolare da quelli di genere.

«Come successe che dalle rivendicazioni di partenza, sacrosante, generose, eravamo forse i migliori della
nostra generazione, come successe che prevalse la violenza? Perché fu quello, sai, l’intoppo che fece saltare
tutto. […] Successe, a un certo punto, e ancora non me ne capacito, che il terrore si trasformò in passione,
si sganciò dai suoi obiettivi, diventò fine a se stesso.»

CONCETTA D’ANGELI è nata a Cittaducale (Rieti) nel 1949, vive a Pisa dove ha insegnato Letteratura Italiana Contemporanea e Drammaturgia teatrale. Studiosa di Morante, di Calvino, di Pasolini, di Blixen, di Weil, ha scritto numerosi articoli su riviste letterarie italiane e straniere, e ha pubblicato i volumi: Il comico. Contro la morale, la ragione, la morte, Il Mulino 1999 (con Guido Paduano); Leggere Elsa Morante, Carocci 2003; Forme della drammaturgia, UTET 2004. Nel 2016 ha vinto il premio del concorso letterario “Edizione straordinaria”, della casa editrice Pacini di Pisa, con il romanzo inedito Tempo fermo.

Valérie Perrin “Tre”, presentazione

Fresco di stampa, Tre è arrivato in libreria alla fine dello scorso mese di giugno e va a diventare il terzo lavoro pubblicato dalla Perrin dopo il successo degli altri due e soprattutto di Cambiare l’acqua ai fiori. Un romanzo corposo ambientato a Le Comelle nel dipartimento della Saona e Loira nella provincia della Francia continentale. La storia di un’amicizia nata sui banchi di scuola tra Nina Beau, Étienne Beaulieu, Adrien Bobin, raccontata dalla voce narrante in prima persona di Virginie che si presenta sommariamente già in apertura del capitolo che porta la data 4 dicembre 2017.

Io sono abbastanza alta e ben proporzionata. Frangetta, capelli castano scuro di media lunghezza con qualche filo bianco che nascondo col mascara marrone. Mi chiamo Virginie, ho la loro stessa età. Oggi, di tutti e tre, Adrien è l’unico che ancora mi rivolge la parola. Nina mi disprezza. Quanto a Étienne, sono io che non voglio più saperne di lui. Eppure fin dall’infanzia mi affascinano. Sono sempre stata legata soltanto a loro tre. E a Louise.

I tre giovanissimi hanno storie pregresse molto diverse: Etienne è il bello e il facoltoso del piccolo gruppo, ha una sorella minore Louise
Adrien è timido, impegnato nello studio, vive solo con la madre abbandonata dal marito e padre di Adrien.
Nina vive con il nonno, il postino del paese, non ha mai conosciuto i genitori essendo stata abbandonata dalla madre appena nata, è bravissima a scuola.

Il testo procede alternando due periodi narrativi: dal 1986 fino agli anni Duemila, e il presente il 2017. Se il passato li ha visti uniti e indissolubili il presente li trova lontani, non si frequentano più.

Nel presente, trent’anni dopo, un’automobile riemerge dal lago, luogo che ha segnato l’adolescenza del trio, e ne emergono oltre alla carcassa di un’auto i resti umani che riaprono un vecchio caso, la scomparsa senza lasciare traccia e in dolce attesa della giovane Clotilde. Lo racconterà Virginie molto coinvolta nella storia lontana e attuale dei tre giovani: è lei a seguire le scelte di vita di Nina, rimasta sola e diventata guardiana in un centro accoglienza per animali abbandonati, un altro dei luoghi prediletti dall’autrice oltre i cimiteri e i caselli, i luoghi in cui ci si può rifugiare perché nessuno ci va, se non occasionalmente, e anch’esso luogo di passaggio.

Un testo che parla di amicizia e di adolescenza, di dolori e tristezze da affrontare, di giovani vite che dovrebbero avere sostegno nel loro cammino di formazione, ma spesso devono trovare da soli la propria strada, tra errori e dolori.

La sinossi su Edizioni e/o e varie recensioni

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Cambiare l’acqua ai fiori

Il quaderno dell’amore perduto

Due recensioni in breve:

Elliot Ackerman e James Stavridis 2034: A Novel of the Next World War

e

Alessandro Curioni Il giorno del bianconiglio

Due romanzi che guardano al futuro con prospettive distopiche, ma non lontane da scenari possibili, uno in lingua inglese, l’altro in italiano.

Il primo è “2034: A Novel of the Next World War” , Penguin, in lingua inglese che negli Stati Uniti ha già riscosso molto successo. Gli autori sono due ex ufficiali: il primo è Elliot Ackerman che, oltre ad essere un veterano dei Marines pluridecorato è giornalista e scrittore, autore di best seller, ha lavorato un anno nell’amministrazione Obama; il secondo, James Stavridis, è stato un ammiraglio e comandante supremo della Nato oltre ad essere nel 2016 tra i possibili candidati alla vice presidenza se Hillary Clinton fosse stata eletta, nonché segretario di Stato di Donald Trump nello stesso anno, autore inoltre di saggi e memorie.

Si presentano quindi come autorevoli conoscitori, avendo avuto le mani in pasta in esperienze nei palazzi della politica e della guerra. Sì perché, come recita il titolo, raccontano una guerra mondiale in un prossimo 2034 con armi molto sofisticate: il vecchio presidente dopo un unico mandato viene sostituito da una donna alla più alta carica. La candidata vincente oltre ad essere nuova per il genere cui appartiene si è presentata anche come indipendente. In uno scenario di crisi climatica che ha avuto le sue conseguenze sulla gestione del potere, gli Stati Uniti si scontrano con i nemici di sempre ma soprattutto con la Cina che reclama il possesso, da anni conteso, del Mar della Cina Meridionale.

Il secondo, in italiano, è scritto da uno specialista in cybersecurity, Alessandro Curioni. al suo esordio con Chiarelettere, In questo romanzo, Il giorno del bianconiglio, il protagonista, Leonardo Artico, è un consulente esterno di un colosso dell’energia; a quest’ultimo un gruppo di criminali decide di estorcere un ingente riscatto, mettendolo in crisi. Stretto collaboratore di Artico è Roberto Gelmi, un hacker che ha programmato un malware, ovvero un programma in grado di proteggere i clienti ma nello stesso tempo molto pericoloso soprannominato “bianconiglio”: la doppia faccia dei dispositivi elettronici.

 Il giorno del Bian­coniglio, ambientato a Milano, si ispira ad attacchi realmente verificatisi,  svela i segreti della rete e mostra quanto siamo vulnerabili.

Il romanzo si propone come il primo di una serie destinata, per quanto illustra, a modificare la nostra visione sulla tecnologia.

Su Libri Panorama la recensione

Pip Williams “Il quaderno delle parole perdute” presentazione

Le parole danno forma al mondo, chiamando quanto ci circonda e quanto ci appartiene dentro e, come tutto ciò che concerne le creazioni dell’intelletto, non sono neutre e possono dare a quanto chiamano e raffigurano una forma o un’altra, creando una mentalità, un modo di guardare e vedere.

Quando nel 1879 ebbe inizio la compilazione del più imponente dizionario storico della lingua inglese e antica e moderna, l’Oxford English Dictionary, con la direzione di Sir James Murray, le parole entrate a farne parte erano accompagnate da una cronologia che ne indicava la prima comparsa ed erano corredate da citazioni tratte dalla letteratura o da altre fonti. Un lavoro mastodontico che vide la sua pubblicazione quasi cinquanta anni dopo.

Questa la storia vera del dizionario da cui prende spunto l’autrice del romanzo per raccontare delle parole “perdute”. Protagonista è la piccola Esme, figlia di un collaboratore di Murray, che raccoglie le strisce su cui sono scritte le parole scartate e così facendo le salva dalla distruzione. Ma perché sono importanti quelle strisce e da non perdere? Perché sono le voci delle donne, quelle che in un mondo in cui il pensiero era solo maschile, come anche la letteratura ne era appannaggio, significava costruire un dizionario che presentava un univoco punto di vista, nato dalla scelta di uomini con un’esperienza legata ad una precisa società, per colore ed età. Un dizionario delle donne: questo il desiderio della piccola Esme, non da contrapporre, ma da affiancare.

Un romanzo che oltre all’inatteso successo suggella una storia che sa di attualità: una manager italiana ha ottenuto che alcune espressioni sparissero in quanto offensive associate alla parola donna.

Se modifichiamo le parole possiamo davvero migliorare il mondo? Comunque anche una piccola riflessione non guasta.

Da Garzanti Libri

Oxford. Lo Scriptorium nel giardino segreto è il luogo preferito della piccola Esme. Lì, nascosta sotto un immenso tavolo di legno, ruba parole scritte su bianchi fogli. Parole che il padre lessicografo scarta mentre redige il primo dizionario universale. Più Esme cresce, più capisce che le definizioni che non compariranno nel lemmario ufficiale hanno qualcosa in comune: parlano delle donne, del loro modo di essere, delle loro esperienze. Parlano della sorellanza, dell’amore che non è solo possesso, dell’essere compagne in una lotta comune. Escluderle significa non dar loro una voce, guardare il mondo da un unico punto di vista, soffocare possibilità e speranze. Eppure c’è chi fa di tutto per farle scomparire per sempre. Anni dopo, Esme è determinata a fare in modo che questo non accada. Per tutta la vita ha collezionato quelle parole con l’intenzione di proteggerle, perché ha un sogno: scrivere un dizionario delle donne, che restituisca a ciò che è andato perduto il rispetto che merita. Per farlo deve combattere contro chi non la pensa come lei. Ma a darle coraggio ci sono tutte le donne che da secoli non aspettano altro che far parte della storia e non essere dimenticate.[…]

Pip Williams, nata a Londra, è cresciuta in Australia dove vive e lavora come scrittrice e giornalista.

Muriel Barbery “Una rosa sola” presentazione e con la recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

Muriel Barbery, autrice del romanzo L’eleganza del riccio, ritorna in libreria con un nuovo personaggio femminile, Rosa, una donna di quarant’anni, parigina, botanica, con una vita difficile sotto il profilo affettivo: non ha conosciuto il padre, un giapponese che vive a Kyoto, ed è cresciuta con una madre lontana perché chiusa nella propria tristezza. La sua vita trascorre piatta, senza entusiasmi, senza amori se non fugaci. Alla notizia della morte del padre accetta di recarsi a Kyoto per la lettura del testamento. Sarà un viaggio di trasformazione interiore complice l’atmosfera e le vie di Kyoto: grazie a Paul il segretario personale del padre nonché esecutore testamentario visiterà i templi, i vecchi quartieri, le sale da tè, i giardini perfetti, e conoscerà i rituali della cucina giapponese. E la bellezza si farà strada nel suo sentire conquistandola alla vita.

Da E/O Edizioni

Per le vie di Kyōto il viaggio intimo di una giovane donna alla ricerca di se stessa.

Con questo romanzo potente e profondo, un ritorno alla narrativa realista dopo la parentesi fantastica, un’avventura nelle travagliate metamorfosi dell’animo umano, ritroviamo con piacere l’inconfondibile voce dell’autrice dell’Eleganza del riccio.

La recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

E anche:

Della stessa autrice: I gatti della scrittrice

Simona Baldelli “Alfonsina e la strada” presentazione

Simona Baldelli racconta la storia di una donna singolare che nel 1924 riuscì a partecipare prima e unica alla più importante manifestazione ciclistica del nostro paese, il Giro d’Italia. Il romanzo racconta la storia di Alfonsina ricostruendone la biografia e colmando, dove i documenti dell’epoca erano insufficienti, con intuizioni immaginate. Alfonsina nasce nel 1891 nei pressi di Bologna, da una famiglia povera di contadini e con tanti fratelli e nella sua breve vita, morirà a 68 anni, nel 1959, attraverserà due guerre mondiali, la Marcia su Roma, la partecipazione incredibile al Giro d’Italia, otterrà varie onorificenze correndo sempre in competizioni maschili, gareggiando con nomi prestigiosi di atleti e vedendo crescere la fama di campioni come Bartali e Coppi.

Simona Baldelli non si limita a ricostruire le fasi della sua vita ma si sofferma a tratteggiarla come donna e non solo come personaggio: sposa giovanissima di Luigi Strada, di cui mantenne il cognome nonostante il secondo matrimonio, come attrazione si esibisce nei circhi per poi trasferirsi a Milano aprendo un negozio per biciclette dove lavora aggiustando e allenando nuove leve.

Figura dimenticata riemerge in questo romanzo-biografia, un omaggio a chi seppe superare con caparbietà i limiti che le erano stati imposti dalla famiglia e dalla società.

Dal Catalogo Sellerio Editore

[…] Alfonsina è stata una pioniera della parificazione tra sport maschile e femminile. Simona Baldelli ha trovato lo sguardo e la voce per trasformare la sua epopea in un romanzo attento alle verità della Storia e sensibile alle sfumature dei sentimenti, creativo nella struttura e libero di intrecciare i fatti concreti con l’invenzione necessaria al gesto letterario.[…]

e anche

Brevi note biografiche

Simona Baldelli è nata a Pesaro e vive a Roma. Il suo primo romanzo, Evelina e le fate (2013), è stato finalista al Premio Italo Calvino e vincitore del Premio Letterario John Fante 2013. Il tempo bambino (2014) è stato finalista al Premio Letterario Città di Gubbio. Nel 2016 ha pubblicato La vita a rovescio (Premio Caffè Corretto-Città di Cave 2017), ispirato alla storia vera di Caterina Vizzani (1735) – una donna che per otto anni vestì abiti da uomo – e nel 2018 L’ultimo spartito di Rossini. Con Sellerio ha pubblicato Vicolo dell’Immaginario (2019) e Fiaba di Natale. Il sorprendente viaggio
dell’Uomo dell’aria 
(2020).

Bérengère Cournut “Di pietra e d’osso” presentazione

Bérengère Cournu,t che con questo romanzo nel 2019 ha ricevuto il premio Fnac, trasporta il lettore in un paesaggio inusitato, dagli orizzonti sterminati, bianchi, tra acqua e ghiaccio. Protagonista è una giovane donna, Uqsuralik, che apre l’incipit in tutta la drammaticità di quanto sta accadendo in un territorio dove la natura domina con le sue leggi, ostile a chi l’ ha scelto per trascorrevi la propria esistenza.

Come si legge nella Nota introduttiva siamo nelle terre dell’Artico tra gli inuit, cacciatori nomadi, le cui uniche risorse sono gli animali da cacciare, le pietre che emergono dalla terra congelata, piante e bacche che crescono al sole di mezzanotte. Un mondo in cui albergano gli spiriti, l’acqua, il vento, la nebbia, la luce degli astri nella notte. In questo paesaggio la protagonista resterà sola, vagando verso la terra ferma per tre giorni con l’unica difesa di una cagna, Ikasuk, la migliore tra quelle del padre e le poche cose che il genitore è riuscito a lanciarle mentre la banchisa si apriva e un corso d’acqua sempre più ampio la separava dai componenti la sua famiglia, risucchiati nella nebbia. Affronterà da sola un viaggio che la porterà a misurarsi con le condizioni estreme dell’ambiente e con sé stessa.

“[…]Uqsuralik perfezionerà le sue tecniche di caccia, si muoverà con le stagioni e vivrà con le tribú nomadi che abitano l’estremo nord, ma anche con gli spiriti e gli antichi elementi della sua terra.
Ispirandosi alle tradizioni della Groenlandia orientale e dell’Artico canadese, e intrecciando tra di loro animismo, sciamanesimo e folclore, Bérengère Cournut racconta una straordinaria storia di formazione che, attraverso il vagabondaggio nell’immenso bianco di una giovane donna, diventa anche un viaggio indimenticabile nel ricchissimo universo del popolo inuit”.( da Neri Pozza Editore)

e anche

Brevi note biografiche

Bérengère Cournut è una scrittrice francese.

Ha pubblicato il suo primo romanzo, L’Écorcobaliseur, nel 2008. Nel 2016 ha pubblicato Née contente à Oraibi, ispirato a un viaggio fatto sugli altipiani dell’Arizona per incontrare la tribú dei nativi americani Hopi. Nel 2019 ha ricevuto il premio Fnac per Di pietra e d’osso.