Genki Kawamura “Non dimenticare i fiori” recensione di Salvina Pizzuoli

Una madre e un figlio, Yuriko e Izumi, lei maestra di pianoforte, lui cresciuto senza conoscere nulla del padre. Un momento di svolta nelle loro esistenze: Izumi presto avrà un figlio e nello stesso tempo lui non lo sarà più perché la madre è malata, si sta smarrendo nelle nebbie della memoria, il che comporta un’inversione di ruoli:

Yurico continuava a ripetere che il budino era squisito, e Izumi le puliva l’angolo della bocca col tovagliolo. Quand’ era piccolo Yuriko doveva aver fatto lo stesso con lui. Adesso molto semplicemente i ruoli si erano invertiti.

Pagina triste per entrambi, un mutamento mai indolore, quando si scopre di non essere più “figli”.

Il tema della maternità e della paternità è indagato e trattato con delicatezza e sensibilità, senza eccessi, ma abbinando pagine leggere di piatti giapponesi, ricordi, momenti di vita scanditi dagli impegni di lavoro e dalla gravidanza della moglie di Izumi, con gli eventi di cui Yuriko è protagonista inconsapevole e dagli interventi e dalle ansie e dalle malinconie di Izumi legati alla malattia della madre.

Brevi e intense pagine di diario, porteranno il figlio a scoprire nella madre la donna, insieme al segreto dell’improvviso allontanamento di lei dalla loro casa per un lungo anno, per poi ricomparire all’improvviso: una ferita aperta in entrambi che avevano però accettato di tagliare dalle loro vite quanto legato a quell’anno, un periodo cancellato per un tacito accordo e che a partire da quel momento avrebbero finto non c’era mai stato, sebbene si fosse materializzato in un piatto che entrambi non amavano, la minestra di miso, legata proprio a quel rientro. Pagine acute su quanto sia difficile avere consapevolezza dell’altro anche in un rapporto d’amore quale quello tra madre e figlio e su cosa significhi essere genitori, evidenziato proprio dal “perdersi” di Yuriko.

Brevi note biografiche da Giulio Einaudi Editore

Kawamura Genki nasce a Yokohama nel 1979. Dopo una laurea presso la Facoltà di Lettere della Jochi Daigaku, collabora alla produzione di film di successo tra cui Train man e Your name. Nel 2011 si aggiudica il Premio Kumamoto per giovani produttori cinematografici. Per Einaudi ha pubblicato Se i gatti scomparissero dal mondo (2019 e 2020), il suo primo romanzo diventato un successo globale, e Non dimenticae i fiori (2021).

Rufi Thorpe “La nostra furiosa amicizia” presentazione

Rufi Thorpe “La nostra furiosa amicizia”, traduzione di Claudia Durastanti

California, primi anni del 2000, una piccola città, North Shore, centro residenziale “incuneato nel corpo massiccio di Los Angeles”: Michael, voce narrante, e Bunny, altissima e atletica, giovanissimi, si incontrano.

“Casa di mia zia era circondata su ogni lato da ville enormi[…] Nella villa a sinistra viveva una ragazza con suo padre […] che aveva la mia età e con lei sarei andato a scuola per i sette anni successivi. Si chiamava Bunny Lampert, ed era la principessa di North Shore. E in qualche modo, quasi contro la mia volontà, sono diventato suo amico. […] a parte essere vicini di casa, c’era una straordinaria mancanza di supervisione da parte degli adulti con cui vivevamo.

Vivono due storie diverse, come lo è la loro estrazione sociale, ma sono accomunati da una crescita in abbandono: lui affidato alla zia, che lì vive, dopo che la madre era finita in prigione per aver accoltellato il padre, ma che si è poi dimenticata di lui. È gay, ne è consapevole, e ha imparato a usare la testa. Bunny ha un padre affarista e benestante ma è alcolizzato; è senza madre e, data la sua considerevole altezza, fa la pallavolista. E si scelgono e si legano con una profonda amicizia sullo sfondo di una società dove domina il denaro, la competizione, gli interessi e i pregiudizi. Le vicende che li riguardano li seguiranno fino ad un’età più adulta quando si separeranno: lei in prigione, lui all’università.

Rufi Thorpe con questo romanzo è entrata nella cinquina del premio Pen/Faulkner

Dal Catalogo Bollati Boringhieri Editore

[…]Rufi Thorpe ci regala la storia bellissima e tormentata di due esseri umani che desiderano restare uniti, oltre le più disperate delle circostanze. E un’affascinante riflessione sulla complessità e l’urgenza delle migliori amicizie, sulla distanza che siamo disposti a percorrere per proteggere e difendere i nostri affetti e su che cosa succede quando certi legami vengono sollecitati fino al punto di spezzarsi.

Teresa Ciabatti “Sembrava bellezza” presentazione e la recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

Candidato tra i primi al Premio Strega, il romanzo ha per protagonista una scrittrice matura, che ha raggiunto il successo a 47anni, ma non è importante per lei solo come tale, ma è soprattutto riscatto da una lungo periodo della propria vita oscuro e tormentato e da un presente pieno di ombre; è in questa situazione che giunge la telefonata di Federica, compagna di liceo ma di cui ha perso le tracce da molti anni.

Se il successo fa uscire dal buio, dall’anonimato, notorietà effimera che paga finché dura, la telefonata dell’amica determinerà un ritorno a ritroso, all’età trascorsa e precedente, a un guardare il passato a distanza, quella creata dagli anni, dal trascorrere del tempo che lascia scorrendo molti segni. Guardare indietro a quell’età adolescenziale in cui non si sa ancora, quando si è ancora potenzialmente proiettati a un futuro che potrebbe realizzarsi, ma non in atto.

Tante figure femminili nel romanzo tra le quali la bella e invidiata Livia, sorella di Federica, cristallizzata per sempre nel passato con quell’invidiata bellezza ormai sfiorita, ma di cui non sa, non ha consapevolezza.

Da Libri Mondadori Editore

Sembrava bellezza è un romanzo sull’impietoso trascorrere del tempo, e su come nel ripercorrerlo si possano incontrare il perdono e la tenerezza, prima di tutto verso se stessi. Un romanzo di madri e di figlie, di amiche, in cui l’autrice, con una scrittura che si è fatta più calda e accogliente, senza perdere nulla della sua affilata potenza, mette in scena con acume prodigioso le relazioni, tra donne e non solo. Un romanzo animato da uno sguardo che innesca la miccia del reale e, senza risparmiare nessun veleno, comprende ogni umana debolezza.

e anche

la recensione di Maria Anna Patti di Casa Lettori

Hervé Le Tellier “L’anomalia”presentazione

L’anomalia, vincitore nel dicembre del 2020 del Premio più prestigioso in Francia, il Goncour, è un romanzo che anche prima dell’assegnazione, era stato pubblicato in agosto in Francia, aveva avuto un grande successo che lo stesso autore definisce inaspettato.

È merito del titolo, della tematica che affronta o perché è scritto seguendo le regole dell’ OuLiPo*?( Opificio di letteratura potenziale»)

La tematica è terrificante e nello stesso tempo ha il fascino di ciò che potrebbe essere: la volontà dello scrittore era quella, come afferma in una recente intervista (La Lettura Il Corriere del 14 marzo 2021), di mettere una serie di persone davanti a sé stesse e pertanto il romanzo presenta una grande varietà di personaggi di diversi paesi del mondo.

Come riuscirci? Un volo internazionale Parigi-New York con 243 passeggeri a bordo. Durante la traversata l’aereo s’imbatte in una forte turbolenza e per pochi minuti, che sembrano determinare la catastrofe, i passeggeri sono in balia di turbini e precipitazioni, ma grazie all’abilità del pilota riescono ad atterrare: non una ma ben due volte.

Come si spiega?

E se vivessimo dentro una simulazione digitale che per errore o per una variante ci raddoppiasse?

E così due aerei, due equipaggi identici, due realtà “vere” entrambe per ciascuno dei protagonisti e ciascuna con il proprio percorso.

Una teoria perfetta, formulata dal filosofo svedese Nick Bostrom, e utilizzata dallo scrittore perché ciascuno dei personaggi potesse “affrontare la questione del doppio”.

E se ciò potesse non bastare ecco entrare in opera lo “stile” compositivo: a ognuno dei personaggi uno stile diverso.

Da La nave di Teseo Editore

Nel marzo 2021, un Boeing 787 di Air France in volo da Parigi a New York incappa in una grande turbolenza prima di atterrare. Tre mesi dopo lo stesso aereo, con gli stessi passeggeri e un identico equipaggio, ricontatta i controllori di volo dell’aeroporto JFK. L’inspiegabile duplicazione preoccupa CIA, FBI e gli alti comandi dell’esercito, che dirottano l’aereo in una base militare. Le indagini degli Stati Uniti e delle altre potenze scatenano una caccia all’uomo planetaria per rintracciare i misteriosi doppi di tutte le persone a bordo. Ma durante quei tre mesi fatali, le vite di alcuni di loro sono cambiate per sempre: chi ha combattuto un male incurabile, chi ha raggiunto il successo soltanto dopo un gesto estremo, chi ha trovato l’amore e chi si è lasciato per sempre, chi ha finalmente affrontato le sue bugie. Tutti credevano di avere una vita segreta. Nessuno immaginava fino a che punto fosse vero.
In un romanzo imprevedibile – dove la letteratura sfida la logica, la scienza, tutto quello in cui crediamo – Hervé Le Tellier racconta la verità e i suoi inganni, alla ricerca dell’anomalia nascosta che può sfiorare la vita di ognuno di noi. Traduzione di Anna D’Elia.

e anche

Brevi note biografiche

Hervé Le Tellier è autore di romanzi, saggi e poesie e dal 2019 è presidente dell’Oulipo*. Con L’anomalia, in corso di traduzione in 34 lingue, ha vinto il premio Goncourt 2020. È stato inoltre finalista al Prix Renaudot e al Prix Goncourt des Lycéens, e selezionato da Prix Médicis, Prix Décembre e Prix Wepler.

Per saperne di più

*L’Oulipo: la creazione letteraria tra gioco e matematica

Il romanzo vincitore del Goncourt del 2019: Jean-Paul Dubois “Non stiamo tutti al mondo nello stesso modo”

Benedetta Cosmi “Orgoglio e sentimento” presentazione

Aumentano i partecipanti allo Strega, il numero definitivo lo conosceremo solo dopo il 5 marzo. Intanto sappiamo con certezza che il romanzo d’esordio di Benedetta Cosmi, saggista e giornalista economico, Orgoglio e sentimento, edito da Armando e proposto da Antonio Augenti, docente e già direttore generale del ministero della Pubblica istruzione, sarà tra i candidati.

È l’11 febbraio 2020 quando quattro giovani, Giannenrico, Adriana, Olimpia e Sonia, salgono su un treno, un Frecciarossa Milano-Roma, mentre imperversa “Ciara” la tempesta di violente raffiche di libeccio. In treno si raccontano. Un anziano giornalista ormai in pensione li ascolta. Nasce un’amicizia. Se l’inizio è presente e tempesta, mentre una ben peggiore incombe, quella che conosciamo ormai benissimo che ha imperversato e imperversa sopra e dentro le nostre teste, quella del lockdown, poi, come in un’ouverture, i fili avviati in viaggio si dipanano fino a diventare vita nel futuro e il viaggio un flashback.

L’ impegno sindacale e le inchieste su donne, lavoro, scuola, dell’autrice emergono attraverso le voci e il vissuto dei protagonisti che “descrivono, nel modo di affrontare le sfide di una stagione difficile, i caratteri di una generazione fragile, sguarnita, ma che avverte intimamente il bisogno di riscatto sulla linea di un’utopia che, come tale, evidenzia il rapporto tra desiderio e azione, tra scopo e difficoltà di conseguirlo” (da Antonio Augenti nella sua motivazione alla candidatura al Premio Strega ).

André Aciman “L’ultima estate” presentazione

Dopo il successo di “Chiamami col tuo nome”( 2008), da cui è stato tratto nel 2017 l’omonimo film di Guadagnino sceneggiato da James Ivory, cui ha fatto seguito “Cercami” (2019), Aciman ritorna in libreria per Guanda con “L’ultima estate”. E l’Italia con la sua incantevole costiera Amalfitana ricompare ancora protagonista nel nuovo romanzo, quell’Italia che è stata una delle sue tante terre d’approdo nella peregrinazione da Costantinopoli all’Egitto per concludersi in America.

Dopo il frontespizio una citazione tratta da La Tempesta di Shakespeare a introdurre il romanzo: Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e la nostra breve vita è racchiusa in un sonno

ad anticipare alcuni temi narrativi.

Un gruppo di giovani americani, per un guasto all’imbarcazione, soggiornano in un hotel sul mare insieme ad ospiti attempati e abitudinari; solo uno tra questi si distingue per l’eleganza, sempre in disparte, con la ferma intenzione di essere lasciato in pace. È Raul, un peruviano che compare subito nella prima pagina, e dà subito un’impronta con un gesto carico di significato: si avvicina a Mark che accusa un visibile dolore alla spalla e, posandogli una mano sul punto dolorante, gli dice “Questo ti aiuterà, vedrai”. E da qui ha inizio un incontro che renderà alcuni ammaliati, per i poteri fuori dall’ordinario del personaggio, altri meno propensi e fiduciosi nei suoi confronti. E, con un percorso nuovo e inusitato, sul filo di un realismo magico, Aciman trasporterà comunque il lettore in quel mondo fatto di sentire che sa indagare e tratteggiare egregiamente.

Dello stesso autore:

Chiamami con il tuo nome e Cercami

Ritorni: Cassola, Leavitt, Orwell

Carlo Cassola (1917-1987) torna in libreria per Minimum Fax che ripropone il saggio “Il gigante cieco” del 1976 con la postfazione di Matteo Nucci. Più conosciuto come romanziere che come saggista, si ricordano i molti racconti e romanzi ambientati in Maremma, tra i quali “La ragazza di Bube” trasposto poi nell’omonimo film di Comencini.

Negli ultimi anni si dedicò all’attività saggistica di impegno pacifista e antimilitarista, fondando la Lega per il disarmo unilaterale dell’Italia, di cui fu presidente dal 1979. “Il gigante cieco” sottolinea, come negli ultimi romanzi, una visione apocalittica per la sopravvivenza del pianeta: un “potere” poco sviluppato gestisce mezzi potenti, come l’energia nucleare, creati dall’”intelligenza”, pertanto solo un’alleanza, subordinando il primo alla seconda, potrà rappresentare l’unica salvezza contro un potere incapace di utilizzare correttamente quanto l’intelligenza sa creare e costruire.

“A rileggerlo adesso, questo breve trattato politico, storico e filosofico ci appare ancora esplosivo e spaventosamente attuale: solleva questioni di fondo, che non hanno avuto soluzione, e la posta in gioco è ormai la sopravvivenza della specie”(dal Catalogo Minimum Fax Editore)

David Leavitt (1961) con “Ballo di famiglia” del 1984, Leavitt poco più che ventenne esordisce nella narrativa americana con i nove racconti che costituiscono il volume. In questa nuova edizione, con la nuova traduzione di Fabio Cremonese, un testo inedito si aggiunge ai nove. I protagonisti dei racconti sono personaggi di alcune tipiche famiglie borghesi americane degli anni ’80 all’apparenza invidiabili: genitori, figli, amici, amanti con le loro verità nascoste, tanti tipi umani tratteggiati nella vita di ogni giorno; racconti a volte divertenti, altre teneri e commoventi. La casa editrice SEM, oltre a “Ballo di famiglia” ha in corso di pubblicazione tutte le opere dell’autore.

George Orwell (1903 – 1950 ) pseudonimo di Eric Arthur Blair .

“Sparando all’elefante ed altri scritti” , a cura di Stefano Guerriero, raccoglie sei brani, scelti dal curatore tra la vasta produzione orwelliana: riflessioni dell’autore su temi quali il nazionalismo e patriottismo, vocazione letteraria e propaganda, usi e abusi del linguaggio, lotta politica e ricerca della verità. Sei pezzi contro le ideologie imperversanti durante gli anni Trenta e Quaranta, ma dai quali si possono trarre riflessioni ancora di attualità.

Ai testi si aggiunge il racconto su un elefante e un rospo “che ci mettono paradossalmente in guardia dal pericolo di perdere la nostra umanità”.( da e/o Edizioni)

Susan Choi “Esercizi di fiducia” presentazione e la recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

La recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

Esercizi di fiducia, vincitore nel 2019 del National Book Award, è la storia, suddivisa in tre parti e a più voci narranti partendo da una base comune, di un gruppo di studenti di teatro e dei loro insegnanti ambientata negli anni Ottanta in una cittadina del Texas mai nominata, ma che ricorda molto Huston dove la stessa autrice aveva frequentato, proprio negli anni Ottanta, un’accademia d’arte drammatica.

Il tema portante è quello della fiducia nei suoi molti aspetti e, ad esso collegato, quello dei rapporti tra potere, anche psicologico, e fiducia e tradimento della stessa. Si apre con la storia tra David e Sarah, due quindicenni, che si innamorano. Questa prima parte è scritta in terza persona. Nella seconda parte voce narrante è Karen: sono trascorsi quindici anni e Karen, amica di Sarah, non condivide la storia raccontata nel libro da lei scritto sulle esperienze vissute quando erano studentesse, ritrovandosi all’interno di un romanzo in un ruolo in cui non si riconosce. Nella terza e ultima parte, la storia viene ancora una volta rivisitata attraverso gli occhi di Claire che, alla morte della madre adottiva, cerca la propria madre biologica. Un “gioco” delle parti dove la memoria del passato si rivela molto personale: la versione di Sarah “tradisce” secondo Karen la fiducia dei suoi lettori e relega lei in un ruolo che non le appartiene, la sua storia, raccontata da altri… Nella terza parte forse la verità. Ma quale verità?

Da SUR Editore

Un romanzo a più voci che racconta l’amicizia, il desiderio, la fragilità e le ossessioni degli adolescenti, le dinamiche di sesso, potere e consenso, il delicatissimo rapporto fra insegnanti e allievi e l’attrito fra verità e finzione in ogni forma di racconto, dal teatro alla letteratura; appassionante e sorprendente, ricco di sottigliezza psicologica e colpi di scena, è l’opera che ha definitivamente consacrato presso critica e pubblico un’autrice già finalista al premio Pulitzer.

Susan Choi (1969) è nata negli Stati Uniti da padre coreano e madre ebrea americana. Vive a Brooklyn e insegna letteratura inglese a Yale. È autrice di cinque romanzi, fra cui American Woman (2003), finalista al premio Pulitzer, e A Person of Interest (2008), finalista al PEN/Faulkner Award e vincitore del PEN/W.G. Sebald Award. Esercizi di fiducia, che ha vinto il National Book Award per la narrativa nel 2019, è il suo primo libro tradotto in Italia.

Miriam Toews “Swing Low” presentazione e con la recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

La recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

Un’autobiografia diversa, un biografia in prima persona.

Scritto nel 2000 solo ora viene editato in italiano per Marcos y Marcos con la traduzione di Maurizia Balmelli con il titolo originale di Swing Low  che tradotto letteralmente suona dondola piano, ed è il titolo di una famosa canzone spiritual. 

Un padre, un uomo che nella sua vita è riuscito, nonostante la malattia maniaco depressiva, oggi nota con il termine di disturbo bipolare, da cui era affetto e che aveva scoperto in età adolescenziale, ad avere un amore, Elvira amata sin dai tempi della scuola, a sposarsi e a diventare padre di due figlie, di cui una la scrittrice, ed essere un ottimo insegnante.

Ce lo racconta proprio lei, immedesimandosi in lui, come su una pagina di diario personale, in prima persona quindi, l’autrice canadese Miriam Toews, con la volontà di rendere omaggio e presumibilmente anche di riscoprire il padre Melvin morto suicida.

Da Marcos yMarcos Editore

Quando Mel, a diciassette anni, si convince di essere un uovo, gli psichiatri non scommetterebbero un centesimo sul suo futuro. Decretano ‘psicosi maniaco-depressiva’ e prescrivono montagne di farmaci.
Eppure Mel riesce a sposare Elvira, vulcano di vitalità e progetti, a diventare un insegnante geniale e amatissimo, a crescere due figlie con personalità spiccate, a coltivare fiori magnifici nel suo giardino.
Consuma scarpe passeggiando all’infinito, organizza gare sui trampoli al chiaro di luna, accoglie con un sonoro buongiorno gli studenti davanti a scuola il mattino.
Mel sente forte il richiamo della vita e della scoperta, ma la depressione lo insidia con la sua rete vischiosa di silenzio; alla fine riesce a catturarlo e a fargli credere di aver sbagliato tutto.
La figlia Miriam, narrando la sua storia come avrebbe potuto raccontarla lui, con la comicità stralunata di un uomo dolcissimo e smarrito, ci dimostra che non è così.


Miriam Toews

Autentica rivelazione della narrativa anglofona degli ultimi anni, Miriam Toews nasce in Canada, in una comunità mennonita di stampo patriarcale. A diciotto anni è già a Montréal, e scrivere è la sua ribellione. […] Un tipo a posto, il secondo romanzo, è pieno di tenerezza e comicità; Un complicato atto d’amore, best seller in Canada, viene tradotto in quattordici lingue. In fuga con la zia si aggiudica il Rogers Writers’ Trust Fiction Prize; Mi chiamo Irma Voth evoca la sua esperienza sul set di Luz silenciosa; I miei piccoli dispiaceri è già un caso letterario: […] Con Un complicato atto d’amore entra nel catalogo Marcos y Marcos anche lo splendido romanzo che ha portato Miriam Toews al successo internazionale; il primo in cui lei affronta il mondo ristretto e opprimente della setta mennonita in cui è cresciuta, e da cui è fuggita. Donne che parlano è il suo ultimo romanzo.

Lia Levi “Ognuno accanto alla sua notte” recensione di Salvina Pizzuoli

Tre storie per non dimenticare un’immane tragedia che, a differenza di quanto si potrebbe pensare, non ha riguardato solo gli ebrei, ma tutta l’umanità perché “gli ebrei sono state le vittime, lo sappiamo” ma, come afferma uno dei protagonisti “è tutta l’Europa che è stata ferita e non è ancora guarita. Altro che dramma ebraico, quello è dramma di tutti: laggiù non è morto solo l’uomo, ma l’idea di cosa è un uomo” (in corsivo nel testo).

Gisella, Doriana e Saul si incontrano casualmente, per Gisella e Doriana è stato un ritrovarsi a distanza di trent’anni e un riprendere a frequentarsi. Tre storie che riportano i tre narratori a tempi distanti dagli attuali in cui ciascuno vive, tre storie che sentono di dover raccontare, come si raccontano ai propri figli come memoria e come monito “Lo racconterai ai tuoi figli, dice il rito ebraico, ma ho capito una cosa – dirà Saul al termine dei racconti di cui il suo sarà l’ultimo – In questo momento “i tuoi figli siete voi”. “I tuoi figli” è chi ti ascolta e ti sente con cuore aperto”. Tre storie diverse per protagonisti e conclusioni, ma legate ad un periodo e ad un luogo ben preciso: Roma 16 ottobre 1943, giornata della retata nazista nei confronti degli ebrei, epilogo delle leggi razziali introdotte nel 1938. Nella storia di Doriana il commediografo Giulio Limentani è costretto a ricorrere ad un “prestanome” per pubblicare i propri scritti e sempre a causa delle leggi razziali anche la moglie Lucilla non insegna più nella Scuola pubblica; la seconda storia raccontata da Gisella è quella di un amore adolescenziale tra Colomba e Ferruccio, lei è una ragazza del ghetto, lui il figlio del fiduciario del Fascio; nella terza Graziano e la sua “ribellione” anche nei confronti della famiglia e del padre Vittorio Sabatello, consigliere della comunità ebraica. Le tre storie come il titolo del romanzo, tratto da un verso di Paul Celan ebreo rumeno nato in Bucovina allora territorio annesso alla Romania, sono legate e vogliono sottolineare la notte che ciascuno si porta dentro; come scriveva Primo Levi nella poesia che apre Se questo è un uomo, “Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore […] Ripetetele ai vostri figli”.

Dalle Edizioni e/o

Roma nel periodo delle leggi razziali. Come è possibile che Giulio Limentani, commediografo di successo, si trovi a seguire un proprio lavoro di scena in un teatro, nascosto in incognito in un angolo del loggione?
E come riusciranno a vivere il loro amore i due quindicenni Colomba e Ferruccio, lei ebrea e lui figlio di un gerarca fascista?
Infine un tragico dilemma: la classe dirigente ebraica di quegli anni è forse colpevole di aver sottovalutato il pericolo? E se è un figlio ad accusare di questa inadeguatezza il proprio padre?…

Lia Levi, di famiglia piemontese, vive a Roma, dove ha diretto per trent’anni il mensile ebraico Shalom. Per le nostre edizioni ha pubblicato: Una bambina e basta (Premio Elsa Morante Opera Prima), Quasi un’estateL’Albergo della Magnolia (Premio Moravia), Tutti i giorni di tua vitaIl mondo è cominciato da un pezzoL’amore mio non puòLa sposa gentile (Premio Alghero Donna e Premio Via Po), La notte dell’oblioIl braccialetto (Premio Rapallo) e Questa sera è già domani, vincitore del Premio Strega Giovani 2018. Nel 2012 le è stato conferito il Premio Pardès per la Letteratura Ebraica.