Walter Veltroni “Buonvino e l’omicidio dei ragazzi”, presentazione

Copertina del giallo "Buonvino e l'omicidio dei ragazzi"di Walter veltroni, Marsilio

La nuova indagine di Buonvino, al commissariato di Villa Borghese, comincia con un suono misterioso. Buonvino, mentre con i suoi festeggia il ritorno di Ivano, il barista, al suo chiosco, sente qualcosa che lo inquieta, potrebbe essere una risata, un pianto, potrebbe essere anche un grido d’aiuto.(da Marsilio)

È la sesta inchiesta del poliziotto di Villa Borghese, Buonvino.
Un’indagine in un mondo che, come scrive Carlo Verdelli nella sua presentazione sulle pagine del Corriere del 25 gennaio 2026, “È anche un’incursione in un mondo diventato incognito, quello appunto dei ragazzi di oggi, che si conclude con più di una sorpresa e con la possibilità di un corso accelerato per meglio comprendere gli appartenenti a una tribù che parla una lingua diversa, ha codici indecifrabili, sembra aliena anche se, come vedremo, non lo è poi tanto”.
La vittima è Ludovica Cappelli, detta Ludo,  17 anni, capelli neri ricciuti, occhi di un azzurro profondo, trovata impiccata alle lancette del grande orologio ad acqua,  costruito nel 1867 al Pincio: legata con un filo alla lancetta lunga della mezz’ora è morta soffocata lentamente allo scoccare dell’ora, quando il filo ha raggiunto la massima tensione , ma  non ha sofferto, perché sedata da un potente sonnifero.
Bounvino è alle prese con uno dei casi più difficili che gli siano capitati  e  sente di dover trovare  velocemente la verità, perché “potrebbe essere sua figlia”, lui che con la sua compagna Veronica hanno deciso di non averne, “e gli assassini dei figli vanno trovati”.

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Buonvino tra amore e morte

Buonvino e il circo insanguinato

Michele Burgio “Il fumo e l’incenso”, presentazione

Link all’intervista di Alberto Genovese a Michele Burgio 
Michele Burgio "Il fumo e l'incenso", Bompiani e il link all'intervista di Alberto Genovese all'autore su Dialoghi Mediterranei

Il romanzo già pubblicato nel 2022 dall’editore Ianieri con il titolo il Mondo è stato, è riedito da Bompiani  con il titolo  Il fumo e l’incenso 

Sinossi

Il tempo sembra immobile a Serrapriola, minuscolo e sonnolento paese dell’entroterra siciliano dove da sempre tutto scorre uguale a sé stesso: padre Ramacca allena la squadra di calcetto della parrocchia, gli adolescenti del rione – i Megli – vivono la noia, l’amore e forse le prime esperienze con la droga, don Orazio Scuderi mantiene saldi gli equilibri, nell’interesse di tutti.
Per il resto, l’evento più clamoroso che possa accadervi è la sparizione del crocifisso restaurato con le offerte dei fedeli, che scatena il disappunto delle anziane comari. Almeno fino a quando, in un pomeriggio qualunque, un ragazzino del gruppo dei Megli scompare. A indagare sono chiamati il maresciallo Maira e il procuratore Ammirata, i quali non sono così disposti a scoprire una verità che temono scomoda.
Anche il disilluso Sergio Vilardo, ex giornalista d’inchiesta ormai votato al quieto vivere, sembra tenersi alla larga. Il suo intuito però non è ancora del tutto sopito, e lo conduce a intravedere una pista inattesa. E a ritrovare l’incoscienza di seguirla. Ma fino a che punto? Una storia intrisa di amara ironia sull’ineluttabilità del male. Una Sicilia torrida e assolata dove tutti sono innocenti, ma niente è innocuo. Una giustizia sghemba che, come nella lezione di Sciascia, è fragile e feroce espressione del potere.( da Bompiani)

L’Intervista di Alberto Genovese a Michele Burgio, “Di Sicilia, di libri e altre cartoline” in “Dialoghi Mediterranei”  periodico bimestrale dell’Istituto Euroarabo di Mazara del Vallo.

Michele Burgio, scrittore palermitano, linguista di formazione, abilitato all’insegnamento universitario, si è laureato in Filologia Moderna nel 2007, nel 2012 ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Scienze del Linguaggio e della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Torino (sede consorziata con Palermo). È socio del Centro di studi filologici e linguistici siciliani, del cui Bollettino è membro di redazione. Dal 2003 partecipa al progetto dell’Atlante Linguistico della Sicilia, prima come raccoglitore sul campo e dal 2009 anche come membro del comitato redazionale della collana «Materiali e ricerche», per la quale ha pubblicato i volumi Vocabolario-atlante della cultura dialettale (con altri) e la monografia Vocabolario-Atlante dei dolci rituali in Sicilia

Gabriella Genisi “La specchia del diavolo”, presentazione

Una nuova avventura per Chicca Lopez, carabiniera ribelle che investiga il cuore nero del Salento. Fra amori spezzati, madri perdute, padri putativi e padri biologici, Gabriella Genisi scava ancora più a fondo in questa terra antica sospesa tra campagna e mare, dove il sangue si mischia alla magia e il tempo gioca a rimpiattino con l’eternità e il mistero (da Rizzoli)

Chicca Lopez, così diversa dalla più conosciuta  e affermata Lolita Lobosco: due protagoniste, due detective; se la prima è una giovane maresciallo dei Carabinieri che guida la moto, porta gli anfibi, è omosessuale, la seconda è una poliziotta, quasi un suo alter ego per la prorompente femminilità, così come nella trasposizione televisiva della serie che ne racconta e la vita e le indagini.
Anche l’ambientazione le colloca in un paesaggio diverso: Chicca Lopez opera nel Salento, non estivo ma, come sottolinea l’autrice durante l’intervista di Francesca Pellas (tuttolibri la Stampa 17 gennaio 2026), quello magico “pieno di luoghi particolarissimi, come la “specchia” luogo del delitto con cui si apre il romanzo e alla base della quale viene trovato cadavere Rami, il protagonista: “Lo spunto è stata la foto di un ragazzo dagli occhi chiari, vista a casa di una libraia che anni fa mi ospitò per una presentazione. Capii subito che non c’era più, e le chiesi di raccontarmi la sua storia: stava per inaugurare il suo laboratorio di oreficeria, e proprio quella mattina fu trovato morto, legato nella vasca da bagno; il caso venne archiviato come suicidio, cosa assurda. Nel libro l’ho trasformato in un giovane immigrato: per me è una metafora dei nuovi volti dell’Italia di oggi, ragazzi che sono come i nostri figli, ma che hanno vissuto enormi difficoltà e vengono ripagati con l’emarginazione”. 

Ma cos’é la specchia, il termine che compare nel titolo?

La specchia  è costituita da cumuli di pietra per realizzare un luogo sollevato, utilizzata dagli antichi abitatori del luogo come punto di avvistamento o di confine territoriale. Nel caso particolare il termine compare associato alla dicitura ‘del diavolo’ che apre a un immaginario mitico, arcaico, magico, clima già presente in  “Pizzica amara” dove fa la sua comparsa Chicca Lopez, salentina, giunta, in quest’ultimo romanzo, alla sua quarta indagine, che lotta per farsi spazio in un ambiente di soli uomini, determinata e cocciuta, alla ricerca della verità tanto da superare l’omertà che copre e nasconde anche delitti efferati.

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Giochi di ruolo

Pizzica amara

Terrarossa

Lo scammaro avvelenato e altre ricette

Le invisibili

Una questione di soldi

Leo Giorda “Giorni di piombo”, presentazione

In un riuscitissimo equilibrio fra thriller, giallo e commedia, Leo Giorda allestisce una trama irta di sorprese e inganni (da Ponte alle Grazie Editore)

Terzo caso per Adriano Scala, investigatore privato, detto “Woodstock” e l’ex vicequestore  Giacomo Chiesa che hanno fondato, per uscire dai loro personali intoppi di carriera, la Baskerville, agenzia investigativa: il primo, è dotato di straordinarie doti deduttive  ma si attivano col consumo di stupefacenti, l’altro ‘incorruttibile sbirro sembrava destinato a una brillante carriera
Due i nuovi casi che si intrecceranno: il rapimento di Veronica Attanasio, una nota escort dal nome d’arte Missy Litezia, e quello legato al recapito di una lettera minatoria firmata Nuove Brigate Rosse.
Sarà seguendo le tracce di Veronica che i due scopriranno il legame che unisce i due casi che riveleranno le connessioni tra criminalità e servizi segreti deviati le cui radici risalgono ad un passato della Repubblica. I colpi di scena non mancano anche fuori dallo stretto campo d’indagine

Leo Giorda (1994) è nato e cresciuto a Roma. A venticinque anni, dopo la laurea in Beni culturali e la specializzazione in Storia dell’arte, comincia a viaggiare per l’Italia e l’Europa mantenendosi con lavori vari e sempre coltivando il sogno della scrittura. L’angelo custode è il suo primo romanzo.

Matteo Speroni “Il grande buio”, presentazione

Bastano pochi giorni di interruzione di energia elettrica ad ampio raggio per fare precipitare la società nel caos: niente luce, niente acqua nelle case, niente telefoni cellulari, niente benzina, niente illuminazione pubblica e semafori, ospedali al collasso. Il caos diviene occasione per regolamenti di conti, mentre sullo sfondo si muovono il protagonista, il fotografo Luc Pontano, la sua amica e poi compagna Lucia (una giovane non vedente che parla al baracchino Cb, quello dei radioamatori), il pianista Ulrico (un artista ipersensibile che smarrisce la ragione perché sente vicina la fine del mondo), il vagabondo Adelmo (che si è stabilito in un magazzino del casone) e tante altre figure di diversa provenienza.( da Milieu Edizioni)

Il fenomeno del grande buio, come  titola l’autore il suo romanzo, paventato e a piccole dosi sperimentato nel mondo, atterrisce tutti noi così dipendenti dall’elettricità. Qui , in una situazione distopica, Speroni vaglia le conseguenze in una comunità ristretta che vive in una casa di ringhiera, un caseggiato tipico della Milano di periferia e nella quale restano ancora molti esemplari.
La casa di ringhiera altro non è che un caseggiato popolare la cui caratteristica sono i ballatoi interni muniti di ringhiera; il tipico abitato che contraddistingue i ceti meno abbienti che sfuggono nelle periferie ai costi elevati. Le case di ringhiera hanno il loro fascino per ambientarvi situazioni che sfociano poi nella violenza e nel giallo come ci ricordano i romanzi di Francesco Recami che in case di ringhiera ha ambientato una serie dei suoi.
Anche in quello di Speroni il grande buio  diventa l’occasione ideale per commettere un omicidio durante il freddo inverno metropolitano, una metropoli non meglio identificata ma che assomiglia molto a Milano, nell’immaginario quartiere di Acqua Antica. Ed è proprio il caseggiato il protagonista che, con i suoi quattro piani e i due cortili interni, ogni giorno mette in scena la quotidianità, come dentro un teatro elisabettiano.
Protagonista, insieme a molte figure di interpreti,  è Luc Pontano, 41 anni, fotografo freelance che mette a fuoco un  mondo, con curiosità e attenzione, attraverso  il  mirino della sua  vecchia reflex: è un’umanità variegata che va in scena con il carico di problemi con cui ciascuno deve fare i conti, le conseguenti preoccupazioni o le gioie che ne possono derivare, diventando protagonista nel saper reagire e intergire all’interno di una situazione eccezionale.

Matteo Speroni (Milano, 1965) giornalista del “Corriere della Sera” e scrittore.Per Milieu ha pubblicato I diavoli di via Padova e Brigate Nonni. Con Arnaldo Gesmundo ha scritto Il ragazzo di via Padova. Vita avventurosa di Jess il bandito (2014). È autore di spettacoli teatrali in forma di reading, realizzati con il cantautore, musicista e compositore Folco Orselli.

Alessia Gazzola “Miss Bee e il giardino avvelenato”, presentazione

Questa volta più che mai, Miss Bee dovrà far ricorso a tutta la sagacia e a tutta la forza d’animo che la contraddistinguono per sciogliere i misteri del suo mondo, e soprattutto quelli del suo cuore. (da Libri Longanesi)

Ecco ancora Miss Bee, ovvero Beatrice Bernabò, alle prese con un nuovo enigma e non solo: dopo Il cadavere in biblioteca, Il principe d’inverno, Il fantasma dell’ambasciata, è nuovamente protagonista ne Il giardino avvelenato.
Agosto 1925, la giovane curiosa, audace, acuta  si trova in una nuova e pomettente situazione:  un invito inatteso per un soggiorno nel Norfolk, presso la storica dimora di un vecchio amico dell’ispettore Archer Blackburn, una residenza nobiliare immersa in un favoloso giardino .
Quello che si preannuncia come un piacevole soggiorno si rivelerà al contrario una situazione dai contorni foschi che riguarda da vicino una vecchia conoscenza. Ma anche la vita sentimentale della protagonista sarà coinvolta pesantemente: Julian Lennox, visconte di Warthmore, l’uomo che Beatrice ha cercato di dimenticare, farà una nuova comparsa.

L’incipit

Per la prima volta dopo tanti mesi, qualcuno stava aprendo il portoncino del numero 53 di Queen’s Gate, nella casa in stile georgiano che apparteneva a Minerva Ashbury e a suo figlio Christopher.
Ben due autovetture avevano affiancato la balaustra laccata di nero e, da quelle, fattorini dalla pelle bruna con tuniche di lino chiaro, gilet scarlatti e turbanti sul: capo stavano scaricando voluminosi bauli portandoli dentro l’edificio.
Beatrice Bernabò osservava la processione, lo sguardo oltre il bovindo. Nel petto sentiva qualcosa di imprevisto e fastidioso, come una vecchia frattura che fa male: quando cambia il tempo:
«Sembra che gli Ashbury siano tomati dall’India, dopo meno di un anno. Non è: strano?» disse alla sorella maggiore.
Clara le restitui uno sguardo neutrale.
«Forse hanno venduto la casa, di questi tempi non mi sorprenderebbe. Oppure anziché lasciarla disabitata l’hanno offerta a un amico di famiglia» prosegui, alzando brevemente il capo dal ricamo su cui era all’opera.
Si, quelle di sua sorella erano di certo le ipotesi più probabili. Beatrice aveva: sempre pensato che gli Ashbury non sarebbero tornati chissà per quanto tempo, dopo che Kit cra partito alla volta dell’India per occuparsi delle propric miniere.
Aveva ormai smesso di pensare con insistenza a quei vicini di casa troppo vicini, come invece faceva una volta, quando ribolliva per il modo in cui entrambi sembravano averla messa da parte senza rimpianti.
«Non dovresti tomare a casa tua a preparare la cena?»
Per certi aspetti, nonostante le proprie personali vicissitudini, Clara restava vittoriana nel midollo. Beatrice alzò gli occhi al cielo. Era sposata da aprile con:l’ispettore capo di Scotland Yard Archer Blackburn.

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Giorgio Scerbanenco “Traditori di tutti”, presentazione

[…]Lamberti ha un intuito speciale per scoprire quando le persone mentono, e in questa vicenda troppe cose puzzano di bruciato. Una coppia annegata in macchina nel Naviglio fuori Milano, in un modo che ricorda un omicidio accaduto diversi anni prima. Una valigia misteriosa che porta a un ristorante di provincia dove il piatto forte del menù non va molto d’accordo con la legge. Una storia di spie e tradimenti che riapre le ferite della Seconda guerra mondiale.[…](da La Nave di Teseo)

Dalla Prefazione di Cecilia Scerbanenco

Traditori di tutti, il secondo episodio delle avventure di Duca Lamberti, esce sempre nel 1966, molto atteso, dopo il grande successo – e scandalo – di Venere privata. Successo e scandalo che anche questo romanzo ripeterà, facendo vincere al suo autore il Grand prix de littérature policière, prestigioso e storico premio francese con una sezione per i libri stranieri. Essenzialmente, Traditori di tutti è la storia dell’amore di una ragazza americana per il padre morto in guerra in Italia. Scerbanenco, se fosse stato ancora in Rizzoli, avrebbe potuto scriverlo così, raccontando le drammatiche vicende di una giovane donna. Ma lo Scerbanenco noirista fa inciampare il suo investigatore Duca Lamberti nelle conseguenze impreviste della di lei vendetta. 

[…]La trama, per esempio, si fa sempre più violenta e noir; il linguaggio, che si avvicina sempre più al parlato nei dialoghi, e ricorre massicciamente allo scorrere dei pensieri, al susseguirsi di riflessioni in frasi separate solo da virgole. E lostream of consciousness, adottato dagli scrittori anche per romanzi intimisti, e che invece Scerbanenco piega ai rabbiosi pensieri di un arrabbiatissimo Duca Lamberti. Anche in questo è stato padre dei giallisti italiani contemporanei, perché ha mostrato quanto fosse possibile osare con l’italiano, facendo saltare le regole sintattiche e di punteggiatura, creando una lingua adatta all’azione e all’ira

[…]Questo romanzo è forse il meno citato dei quattro di Duca Lamberti, eppure sotto la storia apparentemente semplice ma avvincente, è il più ricco, quello che più ci restituisce la complessità del suo autore e dei primi anni ’60 a Milano

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Sara Bontempi “L’Educatrice”, presentazione

“L’educatrice”, il nuovo thriller psicologico di Sara Bontempi

Un romanzo teso, inquietante, che esplora le zone d’ombra della mente umana e il potere distruttivo della manipolazione psicologica.

Cosa accade quando la paura si annida nella mente, e la libertà diventa un ricordo?
Sara Bontempi trascina il lettore dentro un labirinto mentale fatto di suggestioni, inganni, seduzione psicologica e sopravvivenza.
Al centro della storia tre ragazze sequestrate, costrette a confrontarsi con una donna dall’apparenza irreprensibile, capace di trasformare la fragilità delle sue vittime in terreno fertile per un “percorso di rieducazione” disturbante e metodico.
L’apparente calma della sequestratrice nasconde un passato inconfessabile che l’ha plasmata in ciò che teme e venera allo stesso tempo: un’“educatrice”, convinta di salvare ciò che lei stessa spezza. Attraverso un crescendo di tensione e manipolazione, il romanzo scandaglia ferite invisibili, dinamiche di assoggettamento e una lotta disperata per riconquistare la propria identità.
“L’educatrice” è un thriller psicologico che non parla solo di prigionia fisica, ma soprattutto di quella mentale, di quanto facilmente la mente umana possa essere guidata, distorta, catturata.
E di quanto coraggio serva davvero per spezzare le catene più difficili da vedere: quelle che portiamo dentro.
Un romanzo potente, inquietante, emotivo.
Un viaggio nella psiche dove nulla è come sembra.

L’autrice

Sara Bontempi, nata in provincia di Varese nel 1979 e oggi residente nel Golfo dei Poeti, in Liguria, lavora come freelance offrendo servizi di promozione editoriale ad autori e artisti.
Ha partecipato a diversi concorsi letterari e i suoi racconti sono stati inclusi in antologie come Giappone Desire, Nippomania, Racconti Vol. 3 – Alcova Letteraria e Diventa ciò che sei di Atile Edizioni. Nel 2023 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Il bacio sulla fronte (LFA Publishing), premiato per “Spunti di analisi e dialettica” al XII Premio Letterario Internazionale di Poesie e Narrativa della Città di Sarzana.
Nel 2024 è uscito il suo secondo romanzo, Penny (Atile Edizioni).
L’educatrice è la sua nuova e più intensa prova narrativa, un thriller psicologico che conferma la sua voce originale nel
panorama contemporaneo.

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Penny
Il bacio sulla fronte
Il Golfo dei Poeti.A spasso per Lerici, San Terenzo, Tellaro.

Cristina Cassar Scalia “Mandorla amara”, nei commenti di Mar

Bentornata, Vanina!

Cristina Cassar Scalia dopo quella che forse è stata una pausa dalle vicende della sua protagonista, il  vicequestore Vanina Guarrasi, con il romanzo “Delitto di benvenuto. Un’indagine di Scipione Macchiavelli”, torna nuovamente a narrare le vicende professionali e non di Vanina con “Mandorla amara” e lo fa, come negli altri romanzi che l’hanno vista protagonista, con un intreccio narrativo accattivante e dinamico, una costruzione linguistica fluida che regala quel piacere unico e particolare che dà la lettura di un testo scritto bene e una capacità di mescolare le caratteristiche strettamente professionali di Vanina con i suoi aspetti più profondamente emotivi. 

Insieme a lei il lettore ritrova alcuni dei protagonisti che ha imparato a conoscere nei loro tratti distintivi come, per citarne solo alcuni, il commissario in pensione Patanè, l’avvocata Maria Giulia De Rosa, il medico legale Adriano Calí, il magistrato Paolo Malfitano e l’insostituibile padrona di casa, Bettina. Il tutto senza mai tralasciare quel viscerale amore per la cucina siciliana, dispensatrice di  benessere fisico ed emotivo che l’autrice riesce a trasmettere al lettore.
Il romanzo ha una conclusione “aperta” che fa presagire che l’autrice ci regalerà presto, speriamo, un altro pezzo di vita professionale e umana di Vanina. 

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Cristina Cassar Scalia “Delitto di benvenuto”, nei commenti di Mar

Delitto di benvenuto

Sabbia nera

La logica della Lampara

Il talento del cappellano

L’uomo del porto

La salita dei saponari

La carrozza della santa

Il Re del gelato

La banda dei carusi

Il castagno dei cento cavalli

Scalia, De Cataldo, De Giovanni, Tre passi per un delitto

Le stanze dello scirocco

Raffaella Ferrari “La Falena”, Gammarò Edizioni

Gammarò

Dal 20 novembre in libreria

“La Falena” non è solo un night club, è l’epicentro di un’ossessione.

Tra le sue pareti vellutate, dove il fumo si mescola a segreti inconfessabili e peccati, si muovono le ombre di una notte infinita. Al bancone, Lucio, un cinico alchimista che non mescola solo cocktail, ma anche i destini di chi varca la soglia. Tra cortigiane dagli sguardi taglienti e figure equivoche, emerge la figura centrale di Nora, una donna tanto misteriosa quanto pericolosa, affilata come una lama di rasoio. 
In questo inquietante universo di perdizione si aggira persino un professore esperto di occulto, alla ricerca di verità dimenticate. Intanto, lontano dai neon e dal turbine del night, un vecchio ex imbalsamatore consuma le sue giornate. Prigioniero di un corpo stanco, vive tra i ricordi di un lavoro lontano e un amore perduto, con la sola compagnia di una badante devota. 
Due mondi apparentemente distanti, due storie che sembrano non avere nulla in comune. Eppure, in un labirinto di segreti, oscure sparizioni e passioni proibite, qualcosa di inatteso li unisce nell’oscurità de La Falena. Quando questo legame emergerà dall’ombra, svelerà un disegno finale più spaventoso di qualsiasi incubo.

Gli occhi di Nora, anche quando Nora non era in veste di cortigiana, avevano qualcosa di speciale. Non si chiudevano come quelli di tutte le altre, ma piuttosto somigliavano agli occhi delle tigri con le palpebre posizionate in modo da donare uno sguardo pigro e lento. Verso il naso sembravano uniti da un punto di sutura che li rendeva piccoli e con un che di lascivo simile a quella particolare espressione che ha una persona quando desidera ardentemente qualcosa. E questo eccitava gli uomini a prescindere che dividessero il letto con lei o che le stessero servendo un caffè al bancone di un bar. Infilò le scarpe di vernice nera dal tacco vertiginoso e uscì di casa. Ad attenderla davanti al portone c’era un taxi. Come tutti i venerdì sera.

Raffaella Ferrari vive e lavora alla Spezia. Si occupa principalmente di didattica. Oltre ad aver insegnato a tempo determinato ha collaborato con diverse scuole a vari progetti sull’introduzione alla lettura dei gialli e dei noir. Ha al suo attivo la pubblicazione di sette romanzi di cui uno, L’ultima magia è risultato vincitore del Premio Internazionale Pontiggia di Santa Margherita Ligure e l’ultimo, L’odore del diavolo si è aggiudicato nel 2024 il Premio di Alto merito nel Concorso Internazionale La Via dei Libri nell’ambito del Bancarella a Pontremoli. Numerose le collaborazioni con riviste letterarie e le partecipazioni ad antologie di racconti tra cui, per Gammarò Edizioni, Giallo come il Golfo, e Nero come la Luna.

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Giallo come il Golfo

Nero come la luna