
Un’anticipazione da La Repubblica
A questo link Il Saggiatore propone una scheda del libro e una rassegna stampa

su tuttatoscanalibri le recensioni a:

Biografie e storia
Alberto Angela “Cleopatra, La regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità”
Corrado Augias “I segreti d’Italia. Storie, luoghi, personaggi nel romanzo di una nazione”
Gianni Bonini “Il Mediterraneo nuovo”
A. Ferrini S.Pizzuoli “Fatti e Fattacci al tempo di Firenze capitale”
Luigi Grassia “Gli Italiani alla conquista del West”
Su D La Repubblica: Rosetta Loy “Cesare” recensione di Elena Stancarelli
Letteratura/ Società
Errico Buonanno “Falso Natale” da Il Venerdì La Repubblica recensione
Angela Borghesi “L’anno della Storia”
e anche:
Da La Repubblica: Anna Folli “MoranteMoravia. Una storia d’amore” recensione di Paolo Mauri
Liliana Dell’Osso Primo Lorenzi “Genio e Follia”
Roberto Calasso “I geroglifici di sir Thomas Browne”
Francois Cheng “L’anima. Sette lettere a un’amica”
Giorgio de Chirico “Lettere” a cura di Elena Pontiggia
e anche:
Riccardo Dottori “Giorgio de Chirico. Immagini metafisiche”
Sul Venerdì La Repubblica il saggio di Nicola de Blasi “Ciao”
Nadia Fusini “Una fratellanza inquieta”
John Leland “Scegliere di essere felici” recensione su La Stampa
Vittorio Lingiardi “Diagnosi e destino”
Franco Marcoaldi “Una certa idea di letteratura. Dieci scrittori amici” da Il Corriere Cultura
Esoterismo/Arte

Le cinque giornate è il titolo originale di Aprire il fuoco, edito nel 1969 da Rizzoli, l’ultimo romanzo pubblicato in vita dall’autore
Scritto nel marzo 1968 rivisita l’insurrezione antiaustriaca delle Cinque giornate di Milano, situandola in un tempo successivo, nel marzo 1959, intrecciando passato e presente; sedata la sommossa e tornati gli Austriaci a Milano, il narratore, che racconta in prima persona, si trova in esilio a Nesci in attesa di una nuova rivolta, pronto ad aprire il fuoco…

Copertina dell’edizione Rizzoli del 1976
“Vergogna è uccidere, vergogna è sudare, vergogna è morire di fame e chiudere la gente in prigione, o al manicomio. Vergogna è condannare. Vergogna è giudicare. Vergogna è comandare.” “Io guardo ancora dal finestrone, giù verso il gabellino, ma c’è più speranza che il segno mi venga? Una cosa è sicura, e io voglio che lo sappiano tutti gli Staatsanwalt degli Absburgo. Il Piat che distrusse i loro carri e i loro cannoni l’ho lasciato al deposito. Ma il vecchio Mauser che mi fu compagno nelle Cinque Giornate l’ho con me, nascosto. Se mandano qua un altro loro aguzzino, io sono pronto ad aprire il fuoco”.

Il lungo monologo di un insegnante che perde i genitori e divorzia, nel mediocre tran tran di provincia diventa un regolamento di conti con la storia nazionale, dalla morte di Franco ai nostri giorni
Vai alla recensione di Fernando Aramburu (traduzione di Bruno Arpaia)