Daniel Mosseri “Angela e Demoni” Paesi Edizioni

“Angela e Demoni”: quali sfide dovrà affrontare la Germania nell’era post Merkel?
Il giornalista Daniel Mosseri ricostruisce nel libro la vicenda biografica e politica della leader tedesca, i successi e le sfide ancora lontane dall’esser superate nella Germania di domani. Disponibile in libreria dal 16 settembre, a pochi giorni dalle elezioni per il rinnovo del Bundestag, il primo senza Angela Merkel dal 1990

Edito da Paesi EdizioniAngela e Demoni di Daniel Mosseri, è disponibile nelle librerie e negli store online a partire dal 16 settembre. Anche in formato Ebook.

Per maggiori informazioni paesiedizioni.it

Il prossimo 26 settembre, dopo 16 anni di governo di Angela Merkel, i tedeschi saranno chiamati alle urne per decidere il partito, o i partiti, alla guida del Paese. Qual è la situazione attuale nella politica tedesca e cosa accadrà nel prossimo futuro? Lo spiega Daniel Mosseri nel libro “Angela e Demoni. La fine dell’era Merkel e le sfide della Germania di domani”, che ricostruisce la vicenda biografica e politica dell’unica leader rimasta «del mondo occidentale», come definita dal New York Times, alla fine del governo Obama.

Un’affermazione che poteva sembrare incredibile al principio dell’avventura nel suo partito, da lei stessa ricordato con queste parole: «All’inizio della mia carriera politica, ero quattro volte minoranza nella Cdu: giovane, donna, protestante e tedesca orientale»

Lo stile asciutto, la formazione e l’atteggiamento da scienziata, e la predilezione per la sostanza delle cose sono state fra le chiavi del suo lungo successo. Ma non solo. Angela Merkel ha sempre seguito il buonsenso e i propri valori personali, forgiando un metodo di governance post-ideologico, poggiato sulla convinzione che la democrazia sia fondata sul dialogo fra le parti e il raggiungimento di un compromesso attraverso il negoziato. Merkel è diventata maestra di democazia e tolleranza pur avendo vissuto metà della propria esistenza in un regime autoritario.

Daniel Mosseri – fra i pochi giornalisti a cimentarsi col compito di raccontare la cancelliera agli italiani in una fase in cui un giudizio definitivo sul suo conto non può essere ancora dato a cuor leggero –  non si limita però a raccontare la parabola della giovane ossi (tedesca dell’est) scelta da Helmut Kohl nel suo quarto governo ma fotografa successi e sfide ancora lontane dall’esser superate nella Germania che si prepara al dopo-Merkel, affidandosi alle considerazioni di due economisti, un diplomatico e la femminista più nota del Paese.

«In queste pagine agevolissime e ricche di dati molto interessanti, si trova uno strumento utile per chi voglia farsi un’idea della complessità del tempo in cui viaggia oggi la locomotiva d’Europa, alle prese con la sfida ambientale, demografica, digitale e multiculturale. Enormi questioni in cui il successore della Bk non sarà certo solo, e che l’Italia condivide. E questo rende un libro sulla Germania e su Merkel di questi tempi necessario, oltre che intrigante» scrive Rosanna Pugliese, corrispondente Ansa da Berlino, nella prefazione.



Daniel Mosseri – Livorno, classe 1972, giornalista. Laureato in scienze politiche, parla cinque lingue ed è specializzato in politica internazionale. Ha lavorato per dieci anni all’agenzia di stampa nazionale Il Velino e ha collaborato con numerose testate italiane e straniere, fra le quali Sky Tg24, The Christian Science Monitor, The Jerusalem Report, Jüdische Allgemeine e Tichys Einblick. A Berlino dal 2012, ha realizzato una ricerca sull’immigrazione israeliana nella capitale tedesca per la Freie Universität Berlin. Le sue corrispondenze dalla Germania oggi si leggono su Il Giornale, Il Foglio, Libero, Panorama e si ascoltano su Radio 24.

Curzia Ferrari “L’ossessione delle Brigate rosse (1968 – 1974) la parabola della ‘propaganda armata’ ” Gammarò Edizioni

Prefazione di Dario Fertilio

Pagine 156, prezzo 16 euro. Gammarò edizioni

“Se oggi decido di riesumare le visioni legate in modo intramontabile agli anni Settanta – i cortei, i volantini nelle piazze, i subbugli studenteschi, la radicalità degli scontri politici e sociali tesi a far saltare le cerniere di istituzioni sempre più vulnerabili – è per la lunga e collaudata realtà che i conflitti per un qualcosa di diverso non si sono mai sedati. Dall’evolversi delle BR in Lotta Continua, in Potere Operaio e nella sua stessa seconda fase di sanguinosa guerra criminale allo Stato passata sotto la famosa sigla Anni di Piombo – fino alla strage di Piazza Fontana, al sequestro Moro e oltre – nella continua erosione delle tradizionali certezze, siamo giunti alla jihad profetizzata da Oriana Fallaci, una più totale guerra dell’uomo contro l’uomo – ovvero la metafora della destabilizzazione generale che sta avendo il XXI secolo”.

Scrive Fertilio nell’introduzione: «Questi appunti di Curzia Ferrari, dunque, sono come sassolini gettati nell’acqua: intorno ad essi, per chi ha vissuto quegli anni, si allargano i cerchi della memoria. C’e la genealogia delle sigle: oltre alle Brigate Rosse i Gap, i Cub, il Collettivo Politico Metropolitano, il Circolo XXII Ottobre. Ci sono i ritratti foschi, indimenticabili dei vari protagonisti: i Curcio, i Franceschini, i Lazagna, i Pisetta. E alle loro spalle gli altri, ormai sepolti nell’oblio, personaggi di secondo piano i cui nomi tuttavia sono capaci di resuscitare oggi associazioni mentali, emozioni sopite, persino deduzioni e ipotesi lasciate in sospeso all’epoca dei fatti».

Curzia Ferrari, allo stesso tempo giornalista e scrittrice, ci presenta i suoi appunti seguendo in apparenza le regole della nuda cronaca. Ma a volte la narrazione assume tratti letterari, si accende di dubbi inquietanti. E pone implicitamente l’interrogativo: quale è stato il vero significato di quella ossessione?

La biografia di Curzia Ferrari, giornalista e scrittrice, è ampiamente nota, come i suoi libri basati sui meccanismi della narrativa antropologica e che sono tradotti in tredici Paesi. Non mancano al suo curriculum l’esperienza delle grandi inchieste, gli sceneggiati radiofonici, la traduzione e la poesia. Ha ricevuto importanti riconoscimenti italiani e stranieri. È medaglia d’oro di benemerenza civica di Milano, dove è nata. Tra l’altro, ha curato le memorie della vedova di Rudolf Slànskij, e scritto una vasta biografia ragionata di Makim Gorkij con il titolo Gorkij fra la critica e il dogma.

Hope Jahren “Lab Girl. La mia vita tra i segreti delle piante” presentazione

Hope Jahren è una geobiologa americana; il suo saggio – romanzo è una pagina autobiografica dove racconta il suo desiderio di bambina di avere un laboratorio tutto suo per studiare le piante e per imparare a comprenderle: il loro percorso, dal seme all’impianto nel terreno, la lotta contro parassiti e animali, la loro crescita e il grande apparato di foglie con il quale regalano la vita. Sono infatti gli unici organismi che riescono a produrre zuccheri da materia inorganica consentendo così lo sviluppo e il mantenimento degli esseri animali e vegetali, quindi anche dell’uomo che, come purtroppo non è ancora stato compreso fino in fondo, con i suoi comportamenti può provocare seri danni a questi organismi perfetti. Un saggio romanzo in cui il lettore potrà trovare non solo lo spirito e la passione che hanno animato la vita della ricercatrice ma anche tanti insegnamenti che potranno aiutarlo a comprendere questo mondo vegetale che spesso non conosciamo.

“L’autrice ci accompagna dalla sua infanzia in una piccola città del Minnesota, dove giocava nel laboratorio dell’università gestito da suo padre, fino ai tanti viaggi sul campo, dal Midwest alla Norvegia e all’Irlanda, dai cieli pallidi del Polo Nord alle Hawaii. Le storie raccolte in questo libro – intime, appassionanti e molto divertenti – animano ogni singola pagina e raccontano le intuizioni e il lavoro necessari per scoprire la vita segreta delle piante”(da Codice Edizioni)

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Brevi note biografiche

È una geobiologa americana che si è specializzata a Berkeley, in California. Attualmente insegna all’Università di Oslo. Nel 2016 è stata inserita da “Time Magazine” tra le 100 persone più influenti al mondo. Il suo Lab Girl ha vinto numerosi premi ed è un best seller negli Stati Uniti.(da Codice Edizioni Autori)

Gabriella Airaldi “Essere avari. Storia della febbre del possesso” Marietti Editore

 pagine 176, 18 euro, Marietti 1820

L’avaro è un individuo meschino, capace di ogni bassezza, insopportabile alla società in cui vive. La sua figura è avvolta in ogni tempo da biasimo e condanna, ironia e disprezzo. Una fisionomia che ha le sue radici nel mito e nelle sue più recenti riscritture: Creso, Euclione, Shylock, Arpagone, Ebenezer Scrooge, Paperon de’ Paperoni, Gordon Gekko. Nomi che si rincorrono nei secoli per disegnare un identikit spregevole. L’opinione comune di una vita che oscilla perennemente tra il vizio e la virtù, in una lotta costante, pone l’avidità, il febbrile desiderio di possedere, alla base del comportamento dell’avaro. Eppure, la vita non è un gioco di estremi e le sfumature sono molte. Avarizia è termine proteiforme, che può indicare diverse cose, in relazione ai tempi e ai luoghi. Quante sono le sembianze dell’avaro? In quanti modi si possono descrivere? E quanti significati racchiude il vocabolo “avarizia”? La questione resta aperta, come accade ai grandi temi di lunga durata.

Cosa significa essere avari? È un modo per sopravvivere, gestire potere, gestire risorse? O forse essere avari è una trincea per difendersi dalla sopraffazione dei disagi sociali con i soldi o addirittura con le armi? E inoltre, essere avari è una questione individuale o una questione sociale? O invece le due questioni si intrecciano finendo con l’imprimere significative svolte alla storia del mondo come è avvenuto in passato e avviene tuttora?

GABRIELLA AIRALDI, specialista di Storia mediterranea e delle relazioni internazionali, ha insegnato all’Università di Genova e in molte università all’estero. Con Marietti 1820 ha pubblicato Storia della Liguria (2008-2012), Gli orizzonti aperti del Medioevo. Jacopo da Varagine tra santi e mercanti (2017) e Il ponte di Istanbul. Un progetto incompiuto di Leonardo da Vinci (2019).

Gino Tellini “Palazzeschi” presentazione

Un’interessante monografia che presenta i diversi volti di un autore fiorentino che, nella sua lunga vita, ha attraversato tutto il Novecento: Aldo Palazzeschi, derivato dal cognome della nonna, è lo pseudonimo di Aldo Giurlani nato a Firenze nel 1885 ( morto a Roma nel 1974).

Ampia e variegata la sua produzione letteraria: esordisce come poeta, ma è stato romanziere, novelliere, nonché saggista, memorialista, aforista. Conosciuto dal grande pubblico con Il codice di Perelà, l’incredibile omino di fumo, e con il suo romanzo più famoso “Le sorelle Materassi”(1934).

Una fisionomia la sua alquanto complessa che il professor Tellini, come precisa in una recente intervista, ha cercato di ricomporre anche perché spesso si tende a considerare solo un settore e se ne parla “come se esistessero cinque o sei o sette Palazzeschi, invece Palazzeschi è uno solo”. L’ironia, l’autoironia, il gusto per il comico e l’antisoggettivismo sono gli aspetti peculiari di Palazzeschi, aperto “alla molteplicità del reale” con cui riesce a cogliere “ i risvolti più vari e diversi delle cose” con una inclinazione verso la diversità, legata anche alla sua natura omosessuale, per diventare valorizzazione della medesima.

Un autore poliedrico, senza possibili etichettature, sicuramente da conoscere e approfondire nel saggio di Tellini e ancora più sicuramente da leggere.

“Rio Bo («Tre casettine / dai tetti aguzzi»), La fontana malata («Clof, clop, cloch»), Chi sono? («Chi sono? / Il saltimbanco dell’anima mia»): giocoliere irriverente e spericolato, come l’aereo omino di fumo protagonista del romanzo Il Codice di Perelà, il fiorentino Aldo Palazzeschi (1885-1974) è autore poliedrico, poeta e narratore controcorrente. Dalle avanguardie storiche a inizio secolo, tra suggestioni crepuscolari (I cavalli bianchi) e futuriste (L’Incendiario), è approdato in piena maturità alla stagione tra le due guerre (Stampe dell’800Sorelle MaterassiIl palio dei buffi), per poi rinnovarsi, nel periodo della Neoavanguardia e dopo il Sessantotto, con una sempreverde energia inventiva”.(da Salerno Editrice)

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Brevi note biografiche

Gino Tellini insegna Letteratura italiana nell’Università di Firenze. Tra le sue opere più recenti: Il romanzo italiano dell’Ottocento e Novecento (Milano 1998, 2006). Presso la Salerno Editrice ha pubblicato Leopardi (2001), e Manzoni (2007).

Alberto Angela, la trilogia dedicata al grande incendio di Roma antica, della serie “La trilogia di Nerone” anche in audiolibro

Alberto Angela dedica una trilogia al grande incendio di Roma del 64 d.C., tristemente famoso e tramandato dagli storici antichi come Tacito che, in ordine di tempo, era stato il più vicino al devastante fuoco che ridusse Roma in cenere e da cui si salvarono solo pochi dei quartieri della città. Era il 18 luglio, nella notte tra il 18 e il 19, quando il fuoco per cause non ancora chiarite prese a divampare. Oggi a distanza di tempo e con i roghi che stanno interessando l’area mediterranea, ancora una volta, dalla Grecia alla Calabria e alla Puglia, non ci stupiamo purtroppo della terribile forza del fuoco. Ai tempi era imperatore quel Nerone che le cronache lontane tramandano tra i più incendiari, artefice egli stesso dell’incendio durato ben nove giorni. Con quali scopi? Quello di fare posto per realizzare propri progetti edilizi, sistema spesso utilizzato. Oggi gli storici moderni scagionano l’imperatore ritenendo che quanto tramandato fu frutto di una maldicenza nata in seno alla parte senatoria più conservatrice per screditarne il ruolo. Antiche maldicenze diventate storia, insegnano che il mondo non è poi così cambiato e che la società romana antica non è tanto dissimile nella sua evoluzione da quanto oggi viviamo in quella attuale. Nel primo volume “L’ultimo giorno di Roma” Angela conduce il lettore attraverso la città mostrandola nella sua fragile strutturazione urbana. La illustrano due dei vigiles che Roma aveva già come corpo stabile per la prevenzione e spegnimento degli incendi che spesso divampavano in una città prevalentemente di legno, con le vie strette, con palazzi affiancati, con botteghe piene di mercanzie ammassate e facilmente infiammabili. Nel secondo volume “L’inferno su Roma” racconta l’avanzata del fuoco e le sue distruzioni. Nel terzo, in uscita a novembre, affronterà l’indomani del disastro e la nuova ricostruzione.

“Con un approccio multidisciplinare, Alberto Angela ha individuato ogni possibile fonte che potesse aiutarlo a spiegare e descrivere questa immensa tragedia. Con questo suo libro ci offre una ricostruzione plausibile e minuziosa, un racconto storico avvincente e davvero straordinario” (da HarperCollins Editore)

“Nerone. La rinascita di Roma e il tramonto di un imperatore”

A questo link un interessante articolo (solo per gli abbonati) su La Repubblica di Alberto Angela sul disastroso incendio

Giulio Busi “Indovinare il mondo. Le cento porte del destino” presentazione

Per dirla con Busi:

È un viaggio tra mito, narrazione e quotidianità, tessuto con ricordi di amici, confessioni di scrittori, visioni, collage emotivi. Sono “sedute” divinatorie vere e proprie, o semplici presentimenti, che infilo secondo la casualità delle letture e del capriccio degli eventi. E della mia curiosità

Il futuro, conoscerlo o venirne a contatto quasi casualmente, chi non ha mai avuto la sensazione di aver squarciato il velo, di aver dischiuso una delle cento porte?

Va da sé – continua l’autore – che l’argomento è scivoloso, tortuoso, infido. Di ciarlatani è pieno il mondo […] Ma quella sola profezia che si avvera può svelarci una dimensione insondata dell’animo umano?

Tra mito e tragedia, “ma anche personaggi della storia recente o del nostro quotidiano, saranno i nostri compagni di viaggio, protagonisti enigmatici di vere e proprie sedute divinatorie, di misteriosi incontri con l’inesplicabile” si legge nella breve presentazione sulla pagina de Il Mulino.

La copertina simboleggia con la serratura su un cielo stellato questo viaggio avventuroso nelle storie che indagano il breve contatto nel divinare il futuro, da sempre desiderio dell’uomo.

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Brevi note biografiche

Giulio Busi esperto di mistica ebraica e di storia rinascimentale, insegna Giudaistica alla Freie Universität di Berlino. Tra i suoi volumi: «Qabbalah visiva» (2005), «Giovanni Pico della Mirandola. Mito, magia, qabbalah» (con R. Ebgi, 2014) e «Città di luce» (2019), editi da Einaudi; «Lorenzo De’ Medici» (2016), «Michelangelo» (2017), «Marco Polo» (2018), «Cristoforo Colombo» (2020), editi da Mondadori. Collabora da molti anni alle pagine culturali del «Sole 24 Ore ( da Il Mulino)

Eugenio Borgna “In dialogo con la solitudine” presentazione e con la recensione di CasaLettori di Maria Anna Patti

In dialogo con la solitudine l’autore approfondisce il tema già affrontato in La solitudine dell’anima del 2010, presumibilmente scaturito dalla recente fase di chiusura totale che di fatto ci ha “isolato”, fenomeno dissimile e antitetico: se l’isolamento chiude, la solitudine apre perché essa è vitalità e va ricercata come osi nel deserto per consentire riflessioni e meditazioni in questo nostro mondo così iperconnesso da impedire questo viaggio interiore fondamentale. Niente di più necessario a mio avviso per ritrovarsi per scoprirsi, nel silenzio dell’interiorità.

Un testo interessante che offre molti spunti di riflessione anche presentando i molti contesti in cui possiamo sperimentala: la solitudine degli anziani e diametralmente dei bambini e degli adolescenti, ma anche della malattia e della morte, l’ultima solitudine. Aborrita e fuggita la solitudine acquista una nuova dimensione, da valutare e volendo sperimentare perché è un “dialogare” con essa.

Dal Catalogo Einaudi

Essere in dialogo con la solitudine significa entrare in relazione con gli abissi della nostra interiorità. In un mondo collegato continuamente in ogni suo aspetto, la solitudine rappresenta l’occasione per scendere lungo i sentieri che portano dentro di sé, e ascoltare le ragioni della immaginazione e del cuore. Eugenio Borgna ci indica in questo libro la direzione, molto spesso confusa e difficile, per aprirsi al dialogo con la solitudine. L’esperienza della pandemia, che ancora permane, ha posto tutti di fronte al significato della solitudine e a quanto essa sia un valido strumento per conoscere il mondo esterno, nelle sue luci e nelle sue penombre.

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Brevi note biografiche

Eugenio Borgna è psichiatra e docente. Per Einaudi ha pubblicato: Elogio della depressione (con A. Bonomi, 2011), La fragilità che è in noi (2014), Parlarsi (2015), Responsabilità e speranza (2016), Le parole che ci salvano (2017) – che raccoglie in un unico volume gli ultimi tre testi -, L’ascolto gentile (2017), La nostalgia ferita (2018), La follia che è anche in noi (2019), Speranza e disperazione (2020) e In dialogo con la solitudine (2021).

La recensione di Maria Anna Patti su CasaLettori

Alessandro Barbero “La battaglia di Campaldino” Editori Laterza

in ebook a 0,99 centesimi


11 giugno 1289 ben settecentotrentadue anni fa i fiorentini inauguravano con la vittoria sul campo una nuova epoca: l’egemonia guelfa in Toscana e a Firenze. Una battaglia raccontata da insigni “giornalisti” dell’epoca come Compagni e Villani alla cui Cronica, ricca di dettagli, il testo di Barbero aggiunge un valore in più a questa famosa pagina di storia: risponde a molti quesiti che potremmo porci leggendo le antiche croniche. La Storia quando diventa micro-storia apre un mondo perché ci fa vivere la realtà del tempo descrivendo tutte quelle che erano le effettive difficoltà, esigenze, necessità di quel preciso periodo storico. Scopriamo così che il costo di un cavallo per andare in guerra era davvero esorbitante, ma scopriamo anche le armi, le armature, come si svolgeva un assedio e tanti piccoli particolari che sanno però farci rivivere tempi così lontani.
Le pagine di Storia ci informano e documentano, la micro-storia ci avvicina agli uomini del tempo.
La Storia ci tramanda che nella piana di Poppi, come ancora oggi è segnalato da cartelli che compaiono lungo la strada che conduce al castello, in località Campaldino si affrontarono l’armata aretina ghibellina e quella fiorentina guelfa. Tra i vai cavalieri Dante Alighieri, il “ghibellin fuggisco” combatté tra le file dei guelfi.

I capi ghibellini, tra i quali il vescovo Guglielmo degli Ubertini, Guido Novello dei conti Guidi, Buonconte da Montefeltro, decisero di attendere il nemico allo sbocco della vallata davanti a Bibbiena invece di intercettarlo in luoghi più angusti del percorso, forse per trarre vantaggio dalla geografia del luogo. Così quella mattina dell’ 11 giugno i due eserciti si schierarono sulla piana di Campaldino, nei pressi della chiesa di Certomondo; come scrive Alessandro Barbero, a differenza di quanto accade in epoca moderna, prima di iniziare una battaglia nel medioevo “i comandanti stabilivano una posizione difensiva, di solito appoggiata all’accampamento e ai carriaggi, e suddividevano le loro squadre di cavalieri in un certo numero di reparti o ‘battaglie’, decidendo quali impegnare subito e quali tenere di riserva, perché nello scontro le energie di uomini e cavalli si logoravano in fretta. I comandanti fiorentini selezionarono innanzitutto una forza di 150 ‘feditori’ destinati ad aprire lo scontro, fra i quali secondo la tradizione venne compreso anche Dante; i capitani di ogni sestiere scelsero i cavalieri migliori per questo compito, che era il più pericoloso …” (Alessandro Barbero, 1289. La battaglia di Campaldino, Laterza 2013).

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Inventare i libri

Matti Friedman “Spie di nessun paese. Le vite segrete alle origini di Israele”presentazione

In questo saggio, Matti Friedman, giornalista e corrispondente che vive a Gerusalemme, ricostruisce la storia oscura di quattro giovani ebrei, tra i venti e i venticinque anni, due nati in Siria uno nello Yemen e uno a Gerusalemme, nati quindi e vissuti nei paesi musulmani di cui conoscono la lingua e le tradizioni; sono i mista’arvim termine ebraico che designa “coloro che vivono tra gli arabi” che sono “arabizzati”; saranno così inseriti nel Palmach, un’unità con attività di guerriglia e di difesa, per fare le spie.

“Tra azioni spericolate e vicende profondamente umane, nei vicoli di Haifa o sui tetti di Beirut, Matti Friedman segue quattro di queste giovani spie dal gennaio 1948 all’estate 1949. Venti mesi cruciali per la nascita e la futura identità dello Stato ebraico”. (Da Giuntina Editore)

Yitzhak, Yakuba, Havakuk e Gamliel”, questi i nomi dei quattro giovani che torneranno in Israele quando il Palmach fu sciolto dal capo del neonato governo: arruolati da un’organizzazione prima che Israele esistesse erano tornati quando non la riconosceva più, spie di nessun paese.

Matti Friedman ha vinto con questo saggio il Natan Book Award nel 2018

Dal Catalogo Giuntina Editore

Il 14 maggio 1948 la nave Euryalus lascia il porto di Haifa. A bordo c’è l’ultimo Alto Commissario britannico per la Palestina. È la fine del dominio coloniale inglese in Medio Oriente. Da questo momento la tensione tra ebrei e arabi diventa incontenibile, abbandonando le forme più clandestine della guerra civile e trasformandosi in vero e proprio conflitto armato. Sul fronte ebraico, a svolgere un ruolo fondamentale in questa nuova fase furono le operazioni dell’Alba, meglio nota come «Sezione araba», un’unità formata da giovani ebrei provenienti dal mondo arabo e cresciuti a stretto contatto con la cultura islamica. I membri della Sezione «si distinguevano dagli ebrei europei per la tonalità sbagliata della pelle e per l’accento», e potevano così facilmente infiltrarsi nei paesi nemici e svolgere attività di spionaggio, raccolta di informazioni e sabotaggio. Erano i Mistaʻarvim, «quelli che diventano come arabi». Erano i primi agenti segreti di Israele, le radici dimenticate del Mossad.[…]

Matti Friedman collabora con il New York Times ed è stato corrispondente da Israele, dal Libano, dal Marocco e da Mosca. Scrive per numerose riviste ed è considerato uno dei più grandi esperti di storia del Medio Oriente. Nato a Toronto, vive attualmente a Gerusalemme. Di lui la Giuntina ha pubblicato Spie di nessun paese.